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Free Tibet

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Wu Ming 4, Stella del Mattino, New Italian Epic

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, maggio 13, 2008



Wu Ming 4


Stella del mattino



collana New Italian Epic, Harmony

in tutte le pornoteche
fino ad esaurimento scorte a solo 1 €


Wu Ming 4 - Stella del mattino


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:16 | libri, editoria, satira, erotico, ultime notizie, goliardia, new italian epic | clicca per commentare



mio bel giovinetto

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


mio bel giovinetto



mio bel giovinetto
 


di Giuseppe Iannozzi

 
 
 
a quel bel ragazzone
che risponde al nome di sPARTICOLARI,
perché a nudo siano alfine i sentimenti
come i nostri corpi
mai troppo piagati dall’amore!
 

 
Mio bel giovinetto
 
Ci confuse quel primo bacio
Ci circonfuse la luce del primo peccato
Da Sodoma a Gomorra indicati
vermi striscianti; eppur sì vero
che l’apostolo più amato fu Giuda
- povero Cristo, col piè nel Getsemani
crocifisso prima della Crocifissione
dal tumulto dei propri sentimenti
nel petto annidati, pronti a scendere
nei lombi per una fortuna
di nome Maddalena

Poco fuori
la Gerusalemme dei sogni traditi
degl’incanti perduti, coll’orizzonte
già ostaggio di bandiere di protesta
col sole a picchiarci dritto in testa
quel bacio, quell’unico bacio
ci ha traditi agl’occhi di Dio,
ma soprattutto ai nostri cori
che più d’un palpito l’hanno perso

Ecco noi animati d’un coraggio
da far invidia alle schiere celesti
e a quell’altre pronte ad avanzare
proprio come sotto la striscia di Gaza,
per quel singolo bacio tutti abbiamo sfidato

Non fu peccato, solo l’incontro del destino
dell’animale desio! Mio bel giovinetto
t’amo, ancor t’amo d’amore fermo e puro
 
 
 
Mio bel giovinetto (reprise)
 
Ci confuse quel primo bacio
Ci circonfuse la luce del primo peccato
Da Sodoma a Gomorra indicati
pervertiti immondi; eppur sì vero
che l’apostolo più amato fu Giuda
- Cristo baciato, col piè nel Getsemani
a leccarsi le labbra, a sentir sulla pelle
le ferite che di lì a poco, quasi soddisfatto;
ma Giuda impiccato prima del Nazareno
dal tumulto dei propri sentimenti
nel petto annidati, pronti a scardinare
la strozza per una fortuna di lacrime
di trenta danari
 
Poco fuori
la Gerusalemme dei sogni traditi
degl’incanti perduti, coll’orizzonte
già ostaggio di bandiere di protesta
col sole a picchiarci dritto in testa
quel bacio di festa, quell’unico bacio
ci ha traditi agl’occhi di Dio,
ma soprattutto ai nostri sessi
che più d’un getto l’hanno sparato
 
Ecco noi animati d’un coraggio
da far invidia alle schiere celesti
e a quell’altre pronte ad avanzare
proprio come sotto la striscia di Gaza,
per quel singolo bacio tutti abbiamo tradito
 
Non fu peccato, solo l’incontro del destino
dell’animale desio! Mio bel giovinetto
t’amo, ancor t’amo d’amore fermo e duro
 
 
 
Mio bel giovinetto (Intermezzo blues)
 
Quegl’angeli
che ci illustrarono alti
nelle nuvole immersi,
profondi di saggezza nel silenzio
di rado però sfiorati da piume di solletico
- hummingbird on my finger
& blues in my heart-
semplicemente non sono;
e oggi sei grande abbastanza
per conoscere tutta la verità: essi,
con o senza sesso, mai furono
né mai potrebbero esistere in futuro,
mio ingenuo giovinetto
 
Asciuga dunque le lacrime;
presto la rugiada sull’erba evapora
e solo l’odore acerbo del fieno
e del piscio dei cavalli nell’aria ristagna
Non vorrai mica sciupare
il sole occiduo sulle calve colline,
lasciare che i nostri corpi
non conoscano il solletico balsamico
dei prati in fiore?
 
Non t’abbattere
come fragile salice dal vento piegato
Stringi invece la mia mano felice
e… diamoci sotto!
 
 
 
Mio bel giovinetto (dichiarazione finale)
 
Mio bel giovinetto godi della giovine età
Domani non sarà più
Mio bel giovinetto, se Giuda o Gesù
soffrì di più per quell’unico bacio
è ancor oggi mistero; ma in terra rimase
una donna a piangerlo per eterno amore,
ed ebbe lacrime più sanguinose della madre
Una donna pianse per il Nazareno
e pianse colla vagina fino a consumare
ogni stilla di fertilità
Mio bel giovinetto, tu che nell’ingenuità
ancor t’inganni pensando che più grande
pianto non ci sia di chi ti gettò nella vita,
sappi che così non è; l’amante salvata
e subito abbandonata, lei sola si consuma
d’istinto, come animale umano
 
Mio, mio bel giovinetto, così vizioso
ci confuse quel primo bacio, così ingenuo
Da sempre t’amo d’un amor animale,
di femmina in calore col duro membro
per dolorose erezioni, come in preghiera
Mio, mio solo unico bel giovinetto  
Ci circonfuse la luce del primo peccato
 
Del primo peccato, perché così tanto t’amo

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:44 | poesia, amore, amicizia, dediche | clicca per commentare commenti (22)



la morte vi salverà tutti - do ut des

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -



do ut des - la morte vi salverà tutti

la morte vi salverà tutti - do ut des


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 08:20 | dark, artedigitale | clicca per commentare commenti (8)



Mara Venuto. Leggimi nei pensieri. Cicorivolta edizioni, collana i quaderni di Cico

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, maggio 12, 2008


Mara Venuto - Leggimi nei pensieri



Mara Venuto


Leggimi nei pensieri



(In 15. Donne, uomini, ragazzi, vecchi,
una bambina: brainstorming in libertà)


collana i quaderni di Cico



ISBN 978-88-95106-16-8
© aprile 2008 - euro 11,00 - pp. 121
in copertina, “City” (china e collage su carta) di Claudia Venuto,
elaborazione di Phab Postini



Mara Antonia Venuto è nata nel marzo del 1978. Vive a sud.
Per studio e professione è abituata ad ascoltare. Le viene molto difficile, perciò, parlare di sé. Ama i film a episodi. Legge di tutto; in particolare i romanzi non gialli di Simenon e, dopo anni di letteratura sudamericana, la linearità e gli accenni silenziosi degli scrittori giapponesi.
Sta lavorando al suo primo romanzo e alla sceneggiatura di una graphic novel.

1. Sandra, una mamma giovane che desidererebbe non esserlo mai stata.
2. Fra' Giorgio, un frate semplice che vive nella pace.
3. Franco, poeta finito in strada.
4. Djionis, adolescente albanese nella sua nuova patria.
5. Santiago, violinista estatico ribattezzato ad una nuova fede.
6. Tati, un lungo, doloroso silenzio con il suo fratello gemello.
7. Ramòn, "furbetto del quartierino" in fuga nel circo.
8. Arianna, diciottenne già grande, pronta a iniziare lontano una nuova vita.
9. Matilde, una donna ormai anziana che ha avuto il suo riscatto.
10. Piero, studente fuori corso coca-dipendente.
11. Tommaso, adolescente impazzito per l'hip-hop.
12. Raina, badante bulgara senza più illusioni.
13. Carlotta, una bambina con un segreto.
14. Eugenio, un maturo omosessuale, nato senza coraggio.
15. Nina, la fine della vita con un amore nel cuore.

Questa raccolta di "voci" è stata concepita per costituire un racconto corale di storie diverse, còlte, apparentemente a caso, nelle maglie della strada con, a fare da collante, solo l'appartenenza all'umanità più viva e contemporanea. Dice Mara Venuto: "Ho immaginato un respiro di riflessioni dei protagonisti sulle proprie vite e sulla propria storia, alla luce della quale dare una ragione al presente".

Questi racconti/monologhi di Mara Venuto sono semplicemente gente; trasmettono la freschezza della presa diretta, vale a dire del tempo attuale comunque sia. Potranno essere letti fra dieci, venti o trent’anni e avranno sempre il valore umano e il fiato della testimonianza: patrimonio universale e individuale allo stesso modo.

(Paolo West)




(Brano tratto da "LEGGIMI NEI PENSIERI")

Raina


Sono andata avanti a morsi di adattabilità. Strofinandomi le spalle ai muri per non disturbare e appiattendomi per ricevere il dovuto. Imparando il silenzio e le fattezze degli altri affinché avessero uno specchio, all’occorrenza.
Che è vero, che sopravvive chi si adatta, lo posso giurare ogni giorno sulla mia vita.
Mai visto un animale mimetico da vicino, ma lo porto qui, sigillato sotto la pelle: sono andata avanti solo così.

Sono arrivata su un autobus bianco con una scritta rossa ripassata che, nella mia lingua, dice “Autolinee dell’Est”. Niente di più comune, ma negli occhi rivolti contro di noi, durante le soste, leggevo domande, ipotesi sul suo significato e soprattutto su che lingua fosse e che Paese venisse a lasciare i suoi scarti di miseria che rende poco e niente.
L’autobus “Autolinee dell’Est” viaggiava molto lento, per via del rimorchio con i bagagli di tutte le persone che arrivavano per fermarsi parecchio; tutti poveri certo, ma la pancia del bus non bastava, da solo, a contenere tanti ricordi e radici e pezzi di vite da trapiantare così lontano.

Le mie cose finirono nel rimorchio e così quelle della donna che avevo accanto, ma non c’era un bambino con me che passasse tutto il tempo del viaggio girato, a controllare che il loro passato non si sganciasse e rimanesse indietro, lasciandoli senza storia e senza più legami... non avevo nessun figlio che mi chiamasse a una responsabilità nell’immediato futuro, che mi obbligasse a scavare la forza e le risorse da dentro, perché fossero di conforto a un piccolo che aveva il diritto di non ingoiare disperazione così presto.

La miseria, di sicuro, quel bambino l’aveva già assaggiata tutta, la sua amarezza forse no, perché quando si è in tanti, costretti nelle medesime angustie, ci si sente meno sfortunati. Ancor più se si è piccoli, e molto di quello che ai grandi manca da non poterne più non può interessare.
L’acqua calda? Ma quale bambino, che non sia costretto, ama fare più di un bagno la settimana? La casa scrostata di due stanze e un letto da dividere in troppi? Da piccoli la solitudine raggela più degli inverni che, comunque, si affrontano meglio riscaldandosi uno contro l’altro. Il forno elettrico, la lavatrice, la TV, i vestiti e le scarpe nuove, la carne o la frutta fresca? Scompaiono se hai un bosco in fondo alla strada, animali da cortile con cui giocare e insetti da osservare, vecchi vagoni di treno abbandonati come terra di conquista, calzoni già lisi che anche strofinandoli per terra non impressionano nessuno con un rammendo in più.
Non è la miseria dell’adulto che quel bambino avrà sofferto, io lo so bene, ma la rabbia dei suoi genitori, la furia e l’angoscia di chi guarda a un altro mondo, a un’altra vita, offerta senza un chiaro perché a chi si direbbe non la merita più, poiché si è ingozzato fino a scoppiare e non vuole nessuno alla sua tavola, neppure a raccogliere poche briciole.
Avrà imparato l’odio diffuso che avvelena la sua casa e il rancore per tutti coloro che usano il di-sprezzo come difesa dalla paura. [...]

Credo solo in me stessa e, grazie al cielo, ci credo molto.
Il cuore sento che si ammorbidisce un po’, e temo vacilli, in un solo momento: apro gli occhi nel silenzio, ogni volta ore prima che sia il momento, e immagino davanti a me il mondo.
Mi appare infinitamente bello, ogni cinismo è morto perché so che è domenica.

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p.iva 01110090451

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 15:08 | libri, letteratura, anticipazioni, editoria, comunicati stampa, in libreria, ultime notizie, preview, novità in libreria | clicca per commentare



Daniela Gambino. Abbi cura di te. Barbera editore

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


Daniela Gambino - Abbi cura di te


Abbi cura di te


Daniela Gambino


non è ancora pronta per i pantaloni
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
E’ questo un libro che appartiene al più classico (e freddo) filone lialesco, o se vogliamo essere più generosi e attuali coi tempi una storia à la Federico Moccia, pur non accogliendo in sé le isteriche potenzialità di un libro commerciale come “Tre metri sopra il cielo”.
Meglio mettere i puntini sulle “i” sin dall’inizio: Daniela Gambino è un’autrice con grandi potenzialità, di sostanza e di stile, come ha già ampiamente dimostrato nei suoi precedenti lavori; tuttavia questo suo ultimo “Abbi cura di te” non convince, non del tutto comunque. Poteva essere un romanzo completo, ed invece è una bozza, che restituisce poche emozioni al lettore, che lo coinvolge poco o niente nella storia. Se l’autrice ci avesse lavorato su, probabilmente sarebbe riuscita a sfornare un polpettone strappalacrime commerciale (vedi Moccia); non sarebbe stato un capolavoro della narrativa italiana, ma perlomeno avrebbe fatto sognare gli animi più sensibili e facili ad emozionarsi. Un peccato! “Abbi cura di te”, con più lavoro, avrebbe avuto in sé le qualità necessarie per dare all’autrice una bella soddisfazione commerciale tutta al femminile.
Messo in chiaro che non siamo di fronte a un capolavoro commerciale, possiamo accennare a quella che è la trama di questo “Abbi cura di te”, il cui stile - minimale purtroppo come impone oggi la moda scrittoria - non sostiene emozioni dionisiache ma au contraire una certa freddezza analitica. In alcuni tagli, la Gambino riesce ad essere come assente, quasi che gli eventi descritti siano solamente funzionali alla scrittura, estromette dunque l’emozionalità lasciando intatta la sola freddezza: i personaggi vengono fotografati in un lampo, l’ambiente che li contiene pure, ma sarebbe sbagliato asserire che la Gambino tenti un’operazione avantpop di polaroid à la Douglas Coupland, come nell’insuperato “Generation X: Tales for an Accelerated Culture”; e non è neanche possibile dire con troppa superficialità critica che l’autrice è l’ennesima vittima della Mtv generation perché non corrisponderebbe al vero. Daniela Gambino è al di sopra del semplicismo esplicato dalla Mtv generation, come ben dimostra in “Bukowski e babbaluci” e in “Macho macho”, nonché in alcuni racconti; tuttavia in questo “Abbi cura di te” non riesce a bucare la pagina, nonostante i rapidi e repentini cambi di scena, quasi degni di una sceneggiatura televisiva. E’ sì un libro che rientra nel lialesco, ma in quel filone algido e scevro di autentica passionalità. Se Federico Moccia è riuscito a tradurre sulla pagina l’isteria di una gioventù affamata di affetti a buon mercato, la Gambino, forse nel tentativo di non risultare isterica al femminile, ha dimenticato di dar l’afflato vitale ai suoi personaggi. Troviamo dunque Manuela, in piena crisi con sé stessa, incapace di tenere un lavoro ma soprattutto lontana dalla società, una alienata; poi un giorno qualsiasi un incidente la costringe in un letto d’ospedale, quindi l’inevitabile guardare al passato, l’altrettanto inevitabile battersi in pectore; ed ancora un fastidioso cercare di scoprire immobilizzata com’è quale sia l’identità del ragazzo che l’ha investita fuggendo, senza prestarle soccorso. Ed ancora Manuela si interroga sul volto di un uomo, che incontrava ogni mattino al semaforo. La storia di Manuela prosegue, o meglio si estende come una metastasi non prevista in quella di Michele e Sonia. Michele è da poco scomparso, nessuno sa che fine abbia fatto, e Sonia, la sua fidanzata, indarno cerca di sapere dov’è finito, se nel letto di qualche ex o triturato da chissà quale perverso meccanismo della società. Convergono altre microstorie dentro alle due principali, a volte sono proprio dei lampi e niente di più, però ci sono e sin tanto che non si arriva alla fine del romanzo non si può dire se erano veramente necessarie. Tanti accadimenti, troppa carne messa a cuocere al centro d’un freddo fuoco lialesco, dove si intuisce la fragilità dei personaggi ma più evidente è quella del costrutto narrativo.
Daniela Gambino non è ancora pronta per i pantaloni, ma forse meglio così, perché di Lara Cardella che subito bruciò le tappe oggi non sappiamo più nulla, mentre è nostro desiderio che la Gambino resti nel panorama letterario, al femminile e non, per crescere ancora e mettersi in discussione. Abbi cura di te, Daniela.
 
Daniela Gambino è nata a Palermo nel 1969. Scrive su La Repubblica. Ha pubblicato Macho macho (Castelvecchi, 1998), Cosa ti piace di me? (Castelvecchi, 2000), Bukowski e babbaluci (Edizioni Interculturali, 2005). Suoi racconti sono apparsi in varie antologie: Italiane Duemilaquattro (La tartaruga, 2004), Peccati venali (Coniglio Editore, 2004), Essere magri in Italia (Coniglio Editore, 2005), Tua, con tutto il corpo antologia di racconti erotici al femminile (LietoColle, 2005).
 
 
Abbi cura di te - Daniela Gambino - Collana: Aiko – Barbera editore – 1a ediz. aprile 2008 - ISBN: 978- 88-7899-217-7 - € 9,90
 
 
 
I blog di Daniela Gambino:
 
http://danielagambino.splinder.com
 
http://www.myspace.com/danielagambino
 
 
Il sito ufficiale:
 
http://danielagambino.altervista.org





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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:23 | recensioni, libri, letteratura, editoria, scrittura, autori, in libreria, al femminile, prima pagina, scrittori, novità in libreria, jujolcom, dalla parte delle bambine | clicca per commentare commenti (11)



LINEA GIALLA ONLUS: DESTINA IL 5 PER MILLE A CHI NE HA BISOGNO

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, maggio 11, 2008





AVRETE TUTTI RICEVUTO A CASA LETTERE DA PARTE DI ASSOCIAZIONI ONLUS
CHE CHIEDONO IL 5 PER MILLE. TUTTAVIA CE NE SONO ALCUNE
CHE ANCORA NON HANNO LA POSSIBILITA' ECONOMICA DI INVIARLE.


FRA QUESTE VI E' LINEA GIALLA






  WWW.STAZIONEMILANO.SPLINDER.COM


Per cui ho pensato bene di riportare qui i dati necessari:


   LINEA GIALLA ONLUS C.F 97462100153   




A buon intenditore poche parole.





Per favore, diffondi questo messaggio di solidarietà
sul tuo blog o sito: te ne saremo grati. Grazie.


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 11:44 | appelli, blogosfera, blogger, solidarietà | clicca per commentare commenti (14)



La New Italian Epic è una cagata pazzesca

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -



La New Italian Epic è...

Cazzeggi letterari di Lucio Angelini

Questo blog solidàrizza con cazzeggi letterari
di Lucio Angelini che ha l'unica colpa
d'aver detto senza peli sulla lingua
quello che pure noialtri pensiamo,
e cioè che la New Italian Epic
buttata giù dal collettivo Wu Ming
è sostanzialmente una cagata tremenda
usando un lessico puro e fantozziano.

Non esiste difatti nessuna svolta narrativa,
né una rinnovazione del concetto di narrativa
- o di letteratura che dir si voglia.
Esiste invece una collettiva smania onanistica
nel voler a tutti i costi ottenere
un miracolo sottovuoto
da Nostra Signora di Lourdes.





qui la discussione in corso a Neo Epiche Reazioni

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 11:09 | segnalazioni, satira, blogosfera, critica, blogger, solidarietà, bullshits | clicca per commentare



poesie a mano

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, maggio 10, 2008






poesie a mano
 



di Giuseppe Iannozzi
 


 
Questo scritto, che è a mio avviso puntuale e precisa critica, è stato lasciato nel box dei commenti da Lord Ninni. Non meritava di rimanere recluso nel box, ragion per cui mi sono permesso di liberarlo e portarlo in questo post, ringraziando con profonda stima e amicizia Ninni Raimondi.

g.i.




Mi è sembra opportuno parlare di poesia introspettica leggendo la tua raccolta, caro Giuseppe. Concetto che tanto fascino esercitò sulla fantasia dei post-romantici e troppo spesso dimenticata da noi tutti. Inizio subito dicendo che credo fermamente non esista un tipo di poesia che si possa definire ingenua, cioè un dettato poetico popolare immediato, privo di ogni riferimento culturale. L'equivoco potrebbe sorgere dalla mancata definizione del concetto di cultura. Per troppi secoli sotto questo vocabolo si è celata la tradizione scritta classica, scientifica, storica e filosofica, per cui esso divenne sinonimo di tutto quel bagaglio di pensiero consegnato alla posterità dai libri.

Questa visione è parziale: ogni famiglia, ogni clan, ogni popolo possiede una sua cultura: il linguaggio stesso ne rappresenta una forma embrionale così come i modelli di comportamento, il pensiero religioso, le fiabe, i racconti, gli indovinelli, le stornellate, i canti, le filastrocche, gli usi, i costumi e le cerimonie che riguardano i diversi momenti dell'esistenza. Si tratta solo di livelli diversi. Per questo motivo è improprio parlare di popolo immediatamente poeta, di Naturpoesie ossia di poesia di Natura contrapposta a poesia di cultura, Kulturpoesie. Sarebbe meglio parlare di tradizione culturale diverse, di diversi tipi di figure, di diverse forme metriche. Nel passato sono state considerate originali alcune opere soltanto perché si sono sviluppate in settori culturali sconosciuti, come i poemi omerici, le Chansons de geste medioevali, i Lieder o canti popolari, la poesia dialettale ecc. Al contrario la metrica o le figure retoriche sono state ritenute sinonimo di cultura.
Non concordo con tale ipotesi, perché la metrica preesiste e crea la cultura ufficiale e non viceversa.

Mi ricordo di alcuni versi che la nonna di un mio amico mi ripeteva quando ero ragazzo: Non si era mai occupata di problemi di metrica né di figure retoriche, come quella dell'equivoco, ma era consapevole dei risultati che si proponeva.

Si deve, dunque, concludere che anche gli antichi cantori, bardi, trovatori e giullari possedevano un determinato grado di cultura, come lo possiedono anche le persone che non sanno né leggere né scrivere e che non sono venute a contatto con le lettere ufficiali. E questo concetto va riferito anche ai cosiddetti popoli primitivi. Il carattere di spontaneità che vi possiamo trovare è determinato dal fatto che essi si esprimono in modi diversi da quelli per noi consueti.
Lo stesso concetto deve essere applicato allo sviluppo culturale di una persona: verso i sei o sette anni già si raggiunge un livello tale di conoscenze che, quando si vuole esprimere un pensiero, inevitabilmente si ricorre alla cultura appresa. Soltanto il particolare rapporto determinato dalla psicologia infantile causerà accostamenti che possono sembrare nuovi.

Come ogni realtà dell'uomo, anche la cultura poetica è contemporaneamente mezzo e strumento e a questa condizione non si può sfuggire. Il grande spirito saprà servirsene per esprimere il proprio mondo, il vero poeta, il cantore, il bardo che in te alberga, supplisce alla superficialità che ci circonda ricercando l'eccentricità e non la banalità, che diviene fonte d'ispirazione da raggiungere e regalare in una condivisione di immagini al tuo cuore prima, ai lettori affezionati e a quelli che, passando velocemente, si fermano ammirati da tanta proprietà e sincerità evocativa di sentimenti palesi o sottaciuti, ma troppo spesso dimenticati.

Ninni Raimondi (aka Lord Ninni)

Ninni Raimondi


 
Poveri e felici
 
a Vany
 
 
Pesciolina, preparati
Ti porto al mercato
sul mio bel motorino
Fatti bella
Legati bene dietro
Vedi di non cadere
Non ho l’assicurazione
Legati alla mia vita
Con le mani
però non mi fare
il solletico,
altrimenti cadiamo
l’uno sull’altro
e domani avremo
come minimo un’altra
bocca da sfamare
Io ho solo il motorino
di mio padre
Siamo poveri,
poveri in canna mia cara
Ma così tanto felici
 
 
 
 
 
Pioggia di te
 
 
Piovimi addosso
come una pioggia
o una cascata di sole,
e ti raccoglierò
fra le braccia
rubandoti a Dio,
alla sua superbia
di crederti sua
 
 
 
 
 
Viola
 
 
a Vany
 
 
Mi sovvengono sempre storie
mentre attraverso i tuoi giardini
di rose di crisantemi, di gioie
sospese fra torpori e dolori.
 
Il capo chino tieni sull’arcolaio;
piano il disegno va formandosi
di te giovane sposa, bianco cigno
perso nelle profonde note del lago.
 
Il piè accosto alla tua porta,
col pugno basso busso ma il core
in petto forte batte, d’aguglia
sulla tenera preda tiene il desio.

Osa sì tanto l’amore quando meno
viene ‘l coraggio della povera mente;
e sono già accanto al tuo rossore
sulle gote diffuso, proprio come ieri.
 
Imperituro il sentimento che ci lega
al di là del tempo dello spazio, Viola.
 
 
 
 
 
Eternità diabolica
(di G. Iannozzi e Chatterly)
 
 
Così vengo,
dal sogno cangiato,
in punta di piedi
nella notte nuda
eppur scura,
grembo dove ogni cosa
poco o niente dura;
umano affetto
o semplice diletto
ugual sorte all’alba
urleranno,
e non è detto
che flebile eco
di loro vivrà
in eterno
o per un momento
soltanto.
Ma dicevo...
che complice la notte
vengo,
vengo innamorato
seguendo del tramonto
la linea sottile
di sangue rossa,
lasciando
che ‘l suono delle campane
i sensi inebri;
vengo
e nascosto rimango
coll’orecchio pronto
a carpire dell’amore
i lamenti e i vagiti
più profondi,
oppur mi mostro alle vittime
togliendo
di mezzo la speme
spremendo
presto loro il core,
perché Diavolo, sì, io sono
e innamorato
- per Dio! -,
sì, innamorato
di tutto quello
che per l’eternità
ho combattuto.
Condannato
a non avere,
a non ricevere,
che mi resta
se non questa
vendetta
di dilaniare
coll’unghie e coi denti
i corpi belli, assopiti
dopo l’agitato
congiungersi delle membra
e dello spirito?
Cos’altro mi resta
se non questo?
 
Sbalordito il Diavolo
rimase quando
comprese quanto
osceno fosse
il Bene e vide
la Virtù
nello splendore
delle sue forme
sinuose...
 
Ma eccolo
l’epitaffio scritto
sulla mia tomba
col mio stesso sangue!
Anche questa volta
dal Bene raggirato.
 
Anche questa volta!
 
Di me,
di me ora non resta
niente di niente, non l’eco
né il suo spreco.
 
 
 
 
 
Nel tuo cielo
 
 
a Gail
 
 
Sei ancora lì
come allora
che mi aspetti
Sei ancora lì,
piccola
uguale a un uccellino
che ha perso le ali
volando
 
Ti ho lasciata ieri
che eri già donna
E ti ritrovo oggi
bambina
uguale a un uccellino
che aspetta
a bocca aperta
il cielo, il suo destino
 
Ti ho cercata tanto
Per molto poco
sono caduto
Non te lo nascondo,
mi sono ferito
a un ginocchio
e ho pianto tanto;
non per il male
né per la caduta,
ma per quel tuo bacio
mai arrivato
a curare l’egoismo
d’averti a me accanto
 
Sei ancora che aspetti
Io mi lecco come posso,
fingo amori a più non posso
poi a sera mi chiudo in me
stanco - accendo l’illusione
che per un po’ sei stata mia,
che per un giorno almeno
hai amato il mio volto
e non il nome che porto
e non sopporto
 
Seno ancora qui,
solo più vecchio
uguale a un povero diavolo
che ha perso le ali
cercando il cielo
per arrivare da te
 
 
 
 
 
Un poeta
 
 
Il poeta illude - e s’illude -,
uguale a un giocoliere
più spesso a un prestigiatore
che con la bibbia in mano
crede di poter far miracoli
e altre stramberie così.
 
Gli vengono presto gl’anni
a reclamare il pesante dazio
per gl’istanti di gioia portati
in illusione a un po’ tutti,
quasi non avesse mai avuta
coscienza et esperienza
che dare per dare è inutile,
inutile vanteria. Così il capo
infine china, più piccolo
d’un clown, e in solitudine
egli attende che la falce
gli porti via dalle pupille
le lacrime gentili.
 
 
 
 
 
Poesie a mano
 
 
a Vany
 
 
Porcellina mia, sono innocente
Mi credi, non mi credi? Sono nudo
mentre qui te lo confesso
che non ti ho fatto niente
Accanto mi sta la doccia fuori uso
Puzzo più di Giuda, come un serpente
morto per colpa del suo stesso veleno
Tengo il sesso moscio cascante
in mezzo alle gambe, e questo è quanto
Te lo giuro sul buon Bambin Gesù
che sono innocente, che non ho sprecato
il mio amore per darlo in pasto ai maiali
Perché il mio amore è troppo bello
per sprecarlo a tarda notte davanti alla tivù
Certo tu mi rimproveri che non ho perle
né diamanti da portarti in dono,
ma solo scalcagnate poesie
d’infima qualità, scritte a mano
con l’aiuto dell’amica Federica
pensando però sempre e solo a te;
è tutto quel che ho, tutto quel che ho
Accettalo, accettalo, prendilo, prendilo!
Sono il meglio che ho le poesie a mano
Sono il meglio che ti posso promettere
Per tutto il resto, Porcellina mia,
ci sta il sesso il teatro e la felicità
 
 
 
 
 
Luna Cattiva
 
 
a Lady Luna
 
 
Cattiva Luna
Luna cattiva
Ti pensavo buona
Invece ami un altro,
un altro Valentino
che non sono io
Così sono costretto
a lasciarti
al tuo pallore
Sognerai ogni notte
quel tuo Valentino
da strapazzo
in impennate mozzafiato;
ma di me non saprai più
se ancor vivo perché e con chi,
per che cosa butto via
il mio fiato

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:20 | poesia, amore, amicizia, dediche, critica, duets, iannozzi and friends | clicca per commentare commenti (18)



Giulio Mozzi nell'esercizio delle sue funzioni e il Ricettario di Cucina Creativa

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, maggio 09, 2008



Giulio Mozzi nell'esercizio delle sue funzioni
a dir poco napoleoniche









E il "Ricettario di cucina creativa"
dove spiega per filo e per segno
come ottenere da una tenera cagnetta
un prelibato manicaretto.


credits: Napoleone Bonaparte per aver abdicato
in favore di Giulio Mozzi (ma questa informazione segretissima
non la troverete scritta in nessun libro ufficiale di storia!);


Furby, la cagnetta di Cinzia, che ha prestato la propria immagine
nonché la carne per questo controverso ricettario;


tutti i ragazzi dell'Osservatorio Italiano Salute Mentale
che stanno facendo di tutto per curare il povero Giuseppe Iannozzi

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:33 | satira, umorismo, goliardia, fotomontaggii | clicca per commentare commenti (25)



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