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accoppiamento di serpenti

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, luglio 23, 2008





accoppiamento di serpenti
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 

 
 
 
Un animo debole, per quanto buono possa sembrare, non è da escludere che un domani diventi pericoloso più di un serpente a sonagli nelle mutande.
 
 

 
 
I buonisti
 
 
 
codardi, cinici, giuda, lecchini, portaborse, serpenti,
stronzi e teste di cazzo, machiavellici e voltagabbana,
coglioni d’ogni età credo politico e religione,
buonisti dell’ultimo minuto,
a tutti voi che non meritate
neanche vi si auguri di bruciare all’Inferno,
io in ogni caso un pensiero ce l’ho per voi
e ve lo dedico con tutto il cuore ora e per sempre
 
 
 
I buonisti stanno appostati agli angoli delle città
con la bocca pronta a sparare slogan e manifesti di fratellanza
Alti e bassi, magri e grassi, ti mettono alle corde
dicendoti che di razza ce n’è una sola, quella umana;
peccato, peccato, peccato che se ne ricordino
una volta all’anno quando le disgrazie sono già piovute
fra capo e collo, quando i cieli sono ormai pesanti di ceneri
Ti dicono, “alzati e cammina!”, ti invitano alla loro messa,
ti presentano a quel parroco tanto buono che ha fatto tanto;
una volta all’anno ti ricordano che anche tu sei cristiano
e guai a te se rifiuti di prendere in bocca quell’ostia maledetta
Non ti perdoneranno mai un rifiuto perché loro l’hanno mandata giù
ogni benedetto giorno, tu non puoi essere da meno o diverso,
te l’hanno fatto capire senza mezzi termini che o così o niente
Hanno maschere per ogni occasione ed età,
vanno in palcoscenico con la lacrima facile
e non disdegnano l’applauso del pubblico pagante
Come scimmie, come scimmie, come scimmie sanno il fatto loro
e guardano solo all’interesse comune se per caso è in comune
a quello personale, e di tutto il resto non gliene frega e lo ignorano,
e di tutto il resto che eppur c’è dicono che non è affar loro
E tutto il resto che eppur c’è lo lasciano alla Provvidenza
E tutto il resto che eppur c’è lo calpestano coi tacchi alti
per cadere infine con gran fracasso al centro del palcoscenico
 
 
 
 
 
Sette
 
 
Non domandarmi da dove vengo
chi sono
che cosa ho fatto di me
o della mia vita
Non mi domandare niente
Ho già tanto sofferto
Ma se è il sale sulla ferita
che vuoi assaporare
allora bacia queste mie labbra
Domani non sarà un giorno migliore
La Stella Nera si allarga in noi,
nelle viscere ci scava
senza mai toccare la Fine
Il buio 
- che abbiamo dentro il ventre
sin dalla nascita - è più grande
di qualsiasi Fato
Per tutto questo che ora sai nero
su bianco, sei ancora convinta
sia buona cosa dare le tue labbra
alle mie? Non ti converrebbe forse tacere,
tacere e amare di me l’immagine preconcetta?
 
Per ogni immagine che finisce in schegge
sette anni di condanna, mia piccola brunetta
Sette anni e non uno di meno
 
 
 
 
 
Una fata e un diavolo
 
 
a Vany,
perché di spirito felice
sempre sa innalzarsi al di sopra
delle chiacchiere e dei presuntuosi
con leggerezza e bontà d’animo
 
 
Una fata e un diavolo
si accompagnano mano
nella mano
dimentichi di chi fa il bene
e di chi fa il male
I loro occhi tanto diversi
puntano però
là dove c’è uno spiraglio vuoto
che non sia di luce,
che non sia di buio,
che non sia eterno
Due esseri scagliati nella vita
a loro insaputa
si tengono per mano:
niente esiste né mai esisterà
a parte il calore che sentono
attraverso le dita intrecciate
 
 
 
 
 
Revolution


Troppo giovane per la rivoluzione,
troppo per morire come un coglione
senza arte né parte
Vecchio codardo, alzala tu la bandiera,
non chiederlo a me che ancora non so
che volto avrà il figlio che vorrei
 
 
 
 
 
L’ultima parola
 
 
a Cinzia,
che conosce la coerenza e la forza
di non arrendersi a nessun Fato
 
 
Per Fato
o distrazione
prima o poi
tutti noi
che oggi ci beiamo
di questi nostri polsi allegri-infelici
di battiti, di bracciali e di manette,
domani pagheremo
con la vita,
e in un momento
la testa
ciondolerà pesante
sul petto fisso
immobile
freddo al pari
delle pietre tombali
E vanità sarà
l’ultima parola scolpita
sulla nostra vita terminata
imprigionata fra due date
 
 
 
 
 
Notte d’amore di sesso
  
  
a Vamy,
perché sono io l'unico e solo suo Orsetto
  
 
Stanotte ci abbiamo dato
che ci abbiamo dato
Si sentiva solo l’eco delle molle
del materasso che arrivava
fin sulla spiaggia incantata
dall’argento della Luna
I tuoi gridolini erano il pigolio
d’un uccellino eccitato d’amore
Che concerto, che concerto stanotte!
Non eri mai sazia di mordere
le mie labbra con i tuoi dentini
bianchi e affilati come lame di rasoio
Le tue unghie hanno saputo graffiare
la robusta mia schiena di orso
E solo quando convinta d’aver dato
e ricevuto ti sei addormentata
innocente con la testa nascosta
nel cavo della mia spalla,
mentr’io rimanevo ad ascoltare
del mare le urla gonfie di gelosia






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Pechino 2008: non è ancora troppo tardi


Boicottiamo insieme le Olimpiadi

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d’apertura delle Olimpiadi di Pechino 2008



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Ashley Harkleroad nuda per Playboy

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, luglio 22, 2008


Ashley Harkleroad
fonte delle foto di questo collage: internet



Ashley Harkleroad



nuda per Playboy





di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Ashley Harkleroad è nuda per il numero di agosto di Playboy.
La promessa l’aveva fatta a maggio. L’ha mantenuta. Si è spogliata degli abiti da tennista per mostrarci le sue curve che non sono poche e tutte perfette.
Con questo servizio Ashley Harkleroad si è aggiudicata l’ammirazione di tutti i suoi fan, per lo meno di quelli di sesso maschile, poco ma sicuro.

Nella sua carriera tennistica, Ashley Harkleroad non ha mai realizzato un grande successo. Non ha mai vinto un torneo Wta, pur raggiungendo otto volte la finale. In classifica Ashley al massimo è stata numero 39, ora è al 72esimo. Chiaro che ad Ashley Harkleroad non rimaneva che una cosa da fare: spogliarsi per poter vincere.
 
La bella 23enne Ashley Harkleroad ha capito di non avere polso per il tennis e quindi ha appeso il gonnellino da tennista al chiodo per mettere a nudo le sue grazie naturali: E così questa volta è finita dritta in copertina, su Playboy, sul numero di agosto per giunta: per lei sarà un po’ come aver vinto il Grande Slam.
 

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nessuno ascolta il grido dei monaci tibetati assassinati

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -



nessuno ascolta il grido


dei monaci tibetati assassinati






ecco le vere Olimpiadi di Pechino 2008






Anche tu sei un assassino?

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SOS per Messina e dintorni: cuccioli abbandonati hanno bisogno di aiuto

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, luglio 21, 2008



SOS per Messina e dintorni


Appello


Cuccioli abbandonati hanno urgente bisogno
di un padrone che ama veramente gli animali





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Pechino 2008: non è ancora troppo tardi, boicottiamo insieme le Olimpiadi

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -





Pechino 2008: non è ancora troppo tardi

Boicottiamo insieme le Olimpiadi

 
di Giuseppe Iannozzi



Sino a poco tempo fa si reclamava a gran voce “Tibet libero!”, anche i paesi occidentali, di solito chiusi nella loro indifferenza capitalistica, sembrava fossero rimasti inorriditi dalla violenza della Cina nei confronti dei monaci tibetani. Oggi che le Olimpiadi di Pechino si faranno tutti hanno fatto dietrofront, compresi Nicolas Sarkozy e Carla Bruni che furono tra i primi a dichiarare che loro non avrebbero presenziato ai giochi. Sarkozy oggi dice, con candore innocentista quasi, che non si possono boicottare 1,2 miliardi di cinesi.
Nell’intanto il Théâtre du Soleil, storica compagnia teatrale francese, in segno di protesta contro la mancanza di diritti umani in Tibet, per sostenere il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino, ha creato dei video che sono delle provocazioni molto forti nei confronti dell’ipocrisia occidentale e non. In un clip si vedono Nicolas Sarkozy e Carla Bruni; i due stanno guardando una gara delle Olimpiadi di Pechino. Lui sembra oltremodo nervoso: prova a fare una chiamata con il cellulare ultramoderno e ultrapiatto, poi giocherella con l’orologio al polso. In quel momento appare un manifestante. “Tibet libero!”, urla, con una bandiera in mano, finché non viene freddato da un colpo di pistola. E uno schizzo di sangue macchia il braccio della Première Dame. A questo punto, su uno sfondo nero, appaiono le parole che fanno capire come tutto questo sia solo un film. Parole che sono rivolte proprio alla coppia presidenziale francese: “Tranquilli, non vedrete mai questa scena. Sarà già avvenuta prima della vostra partenza”.
Sono stati realizzati in tutto tre clip di denuncia.
Il primo ci mostra la coppia presidenziale francese. “A Sarkozy chiediamo, almeno, di non presenziare alla cerimonia d’apertura. Ha detto che ci andrà perché non si possono boicottare 1,2 miliardi di cinesi. Ma questa è disonestà intellettuale: il boicottaggio non sarebbe stato al popolo, ma ai dirigenti cinesi. Che sui diritti umani hanno fatto mille promesse, senza mai rispettarne alcuna”. Un secondo video, invece, è diretto agli atleti: si vede sul trampolino un atleta pronto per fare il grande tuffo, quando all’improvviso irrompe un manifestante che subito viene aggredito dalle forze dell’ordine e ridotto al silenzio. L’atleta dovrebbe fare il tuffo: è già pronto e ben bilanciato sul trampolino, però ha visto con i suoi occhi quello che è accaduto proprio sotto di lui e non riesce a essere indifferente. Alla fine prende la sua decisione: volta le spalle alla piscina e al trampolino, decide di non tuffarsi in segno di protesta, perché anche lui ha una coscienza e non se la sente proprio di essere colpevole assassino al pari delle autorità cinesi. Sceglie di non giocare allo sporco gioco delle Olimpiadi di Pechino, sceglie che non è umano mostrare cieca indifferenza nei confronti del Tibet martoriato dalla tirannia del governo cinese. In un terzo clip si vede un monaco tibetano seduto a gambe incrociate sulle piste da corsa: lo vediamo di spalle. Lo stanno per caricare la polizia e gli organizzatori delle Olimpiadi di Pechino. In meno di un niente i manganelli si abbattono sulla schiena del monaco insieme ai calci e i pugni degli organizzatori. Il monaco viene pestato sulle piste da corsa, ridotto a uno straccio e subito preso di peso e portato via.
“Certo, perché prima di esser campioni, sono cittadini. Hanno una coscienza. In passato ci sono stati sportivi che si sono esposti, e con forza (basti pensare a Carlos e Smith sul podio del Black Power, ai Giochi di Messico ’68, ndr). Perché non lo si può fare oggi? Nessuno può andare innocentemente a questi Giochi. Che sia atleta, capo di stato, o semplice turista”. Così spiega Mnouchkine, fondatrice e anima del Théâtre du Soleil.
I tre filmati sono frutto di uno sforzo collettivo: a idearli, insieme ad Ariane Mnouchkine sono stati tra gli altri dissidenti cinesi, rifugiati tibetani e Reporters sans Frontières. “Non è mai troppo tardi per reagire. Questi Giochi restano un palcoscenico per poter difendere i diritti umani in Cina». Dopo la forte mobilitazione al passaggio della fiaccola, infatti, “c’è stato un momento di stasi, dovuto al terremoto in Cina. E’ stato normale, lo imponeva la decenza. Ma ora è giunto il momento di rilanciare il movimento”. Così ha spiegato al quotidiano francese Libération la 69enne Mnouchkine, fondatrice e anima del Théâtre du Soleil.
 
Non è ancora troppo tardi. Non essere anche tu complice assassino insieme al governo cinese.
Fa’ sentire la tua voce, boicotta la cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Pechino.
Informa amici, conoscenti e chiunque abbia voglia d’ascoltare, spiegagli cosa sta realmente accadendo in Tibet. Non lasciare che un solo uomo si trinceri nell’ignoranza e nell’indifferenza di fronte al barbaro stermino dei monaci del Tibet, che la Cina sta operando con selvaggia inaudita crudeltà  Non ti viene chiesto molto, solo di provare a portare un po’ di informazione con i mezzi che hai e se ne hai.
 
Chi oggi mostra cinica indifferenza di fronte al dramma del Tibet ha le mani sporche di sangue al pari delle autorità cinesi.
Chi oggi si barrica dietro la diplomazia è colpevole assassino allo stesso modo del governo cinese.
Chi oggi si mette di fronte alla tv per guardare le Olimpiadi di Pechino è uno sporco assassino che tollera la violenza e corrobora la tirannia cinese.
Chi oggi tace e passa avanti è colpevole, perché chi tace acconsente.
Chi oggi pensa di non poter fare niente pensa male: ognuno di noi può fare qualcosa.
E non da ultimo: gli atleti che intendono partecipare alle Olimpiadi di Pechino, anche loro saranno per sempre considerati complici colpevoli assassini.

Una piuma non potrà mai rimettere al mittente una pallottola sparata a bruciapelo, ma milioni di piume insieme possono mettere in ginocchio chiunque abbia venduto l’anima alla brutalità della violenza. Pensaci prima di dire che non è vero.
 
 
I clip si possono vedere sul sito Théâtre du Soleil:
 
http://www.theatre-du-soleil.fr/
 
 
Aggiornamenti in tempo reale e petizioni su Reporters sans Frontières.
 
http://www.rsf.org/
 
 
Free Tibet

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d’apertura delle Olimpiadi di Pechino 2008


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Loredana Lipperini e Gianni Biondillo, Passione fetale

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, luglio 20, 2008



Loredana Lipperini & Gianni Biondillo

Passione fetale




Dall'autore di "Con la morte nel cuore"
finalmente l'attesissimo seguito

Gianni Biondillo: "Loredana, io per te ucciderei chiunque,
a sangue freddo..."

Loredana Lipperini: "Oh Gianni, mio solo e unico sanguinario amore...
vita e morte hanno un senso grazie a te!"



In libreria
Edizioni indiane, collana Copertine patinate



Lipperini e Biondillo, Passione fetale






A questo amore sbocciato in questa calda estate
dedichiamo questa canzone di Edoardo Bennato, Ok Italia



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Hella Wenders e Luca Lucchesi sul set - Il truccatore dei morti di Zingales

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -



 
© immagine di copertina di Marco Scalici




Hella Wenders e Luca Lucchesi sul set

In anteprima “Il truccatore dei morti” di Zingales
 
 


 
A breve uscirà il nuovo romanzo di Vito Benicio Zingales, “Il truccatore dei morti”, prima parte di una trilogia noir esoterica. Il countdown è iniziato, l’uscita è prevista entro fine luglio: il nuovo lavoro di questo superbo scrittore è stato affidato alle amorevoli cure di Armando Siciliano Editore.
Vito B. Zingales ultimamente ci ha sorpresi con il romanzo “Cosa di Noi”, edito da Edizioni Clandestine. Oggi torna con una trilogia che vi lascerà senza fiato. Non siamo di fronte a uno dei soliti noir scontati cui ci ha abituato l’editoria moderna. Siamo invece di fronte a un lavoro a trecentosessanta gradi che si configura per essere Opera Magna, che scava nel malcostume italiano, non senza sofferenza, con una forte incisività epica propria di chi racconta il Presente Storico. “Il truccatore dei morti” è la prima parte di una trilogia: la seconda e terza parte hanno per titolo rispettivamente “La città dei maschi” ed “Inservibili resti”. Di cosa si parla? Di follia e del Cristo tra lastre d’obitorio e centurie di mosche in una città fatta di coca, di mafia e piccole puttane travestite da Dèi. La copertina del libro è stata realizzata dal grafico pubblicitario Marco Scalici, anch’esso palermitano come Zingales.
 
Procede a ritmo serrato la sceneggiatura del film tratto da un altro, e nuovo, romanzo di Zingales, “Da Mezzanotte a Zero”: Hella Wenders e Luca Lucchesi stanno facendo un lavoro eccellente. Non mi posso sbilanciare troppo, ma è sicuro che vi terrò aggiornati sulle riprese del film, non avete che da seguirmi su queste pagine.  

In anteprima assoluta vi presento qui un brano tratto da “Il truccatore dei morti” nonché quella che sarà la copertina del libro, realizzata appositamente per questo romanzo di Zingales dal valentissimo Marco Scalici.
 
 
Giuseppe Iannozzi
 


 
Da “Il truccatore dei morti”
di Vito Benicio Zingales


Proprio nel mezzo di quell’afoso sperticare spiovente di muri, s’allunga una stanza. Tra il cesso e la camera di “quelli”, sorge quest’involucro invertebrato di aria e di tramezzi. Da quando abito casa, la stanza di mezzo l’ho vista sempre ferma e sprangata. Fuori, in alto, incollato ad una leporina cornicetta, campeggia borioso un numero: il 48.
Io so che là dentro ci vive una specie di storpio. Un corpo venuto a metà. Lo so perché lì le puzze è come se ristagnassero, di zolfo e medicinali. I suoni rilasciati da quelle mortifere zaffate evocano dolore.
La stronza sofferenza di un paralitico semovente.
Una volta mi capitò di spiarne il contenuto. Era sera. Ma lì, al buio, non gliene frega di ricompattare i testicoli. Il buio s’abortisce nel suo rumore. La stanza s’informa su uno squallido tragitto di rettangoli rovesciati. Un’impertinente congruenza di lati e diagonali appesi ad un piscio d’aria. Pare ridisegnarsi su di un involontario centro, scandito, qua e là, da una lampada epilettica ed orba. Le pareti scorrono il giallo e l’arancio avanzando su un prostituirsi rosso languido di mattonelle ai piedi. Il tetto alla fine divarica su uno schifoso scrosciare di grigio che dissolve. La stanza è un ripieno susseguirsi di acquosi mobili e di leccornie in porcellana, di smancerie e coloranti stronzate riciclate alle pareti. Là incistata è perfino una finestra che immagino scosci fino al veneggiare turrito dei palazzi di fronte e sotto “Uhm”.
Quella volta tanta fortuna mi sorprese. “Lui” era là. Nudo. Anche se di spalle ed immerso in una grumosa tonsilla di luce. Mi stupì. Nonostante fosse appiccicato alla sua sedia, quel corpo era in tutto verosimile al mio. Il corpo dello storpio sconosciuto somigliava alle mie circostanze. Il taglio schiantato della nuca, le spalle disegnate in basso, le braccia scivolanti a pendola, i capelli tinteggiati di nero… e i guanti. Ne indossava un bel paio nero lucido. Quel paralitico mi era quasi identico.
Quando feci per averlo in mezzo agli occhi mi ritrassi dal buco incarnito nella serratura. E scappai. I miei intestini schiodarono. Verso la mia stanza, dieci metri aldilà tra le parti declive di casa.
Da quella volta non ebbi più modo di spiarmelo. Anche quella schifezza di stanza.
Io, a quello, nei giorni e negli anni, non ci pensai nemmeno.
Ero un altro, io.


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Berlusconi e Bossi, ovvero il Gatto e la Volpe!

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, luglio 19, 2008



Berlusconi e Bossi, ovvero il Gatto e la Volpe





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in aborto

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


Kurt Cobain






† in aborto †


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 


Ti porterò in riva al fiume
dove il sole tramonta sui giochi,
su tutti i sogni affondati di brutto, di peso
insieme alle piccole pietre piatte lanciate
dai bambini sul grande specchio azzurro,
azzurro sì ma non dolce né vergine
Troppe lacrime di sangue l’hanno
negl’anni violentato nel centro in aborto
Nel centro in aborto, nel centro in aborto
 
Stavo così bene, ma così bene stamattina
Non mi sembrava vero, morire così su due piedi
ascoltando la parrucca sifilitica di Mozart alla radio
pensando però a quel fanatico che fece fuori
il genio di John Lennon
Che mondo, che mondo meraviglioso che è questo
Che mondo, che mondo meraviglioso
I camini perdono fumo
L’aria si fa pesante di sogni e nostalgie
Le donne ridacchiano sculettando in centro città
ma poi in segreto piangono senza un perché
I ragazzi partoriscono castelli in aria,
qualcuno si perde per strada e si unisce al Branco;
soltanto un paio di stupidi sono già preti per metà
Stavo così bene, così bene stamattina
 
La Callas ha dilapidato tutta la voce e il cuore
per un vecchio d’argento; di tutto l’amore
sprecato in anni e anni di soffocata carnalità
le è restato un brivido di niente, giusto un aborto di sangue
senza respiro che la luce di Dio non ha nemmeno toccato
A che è servita la voce e la classe, a cosa?
Jacqueline ha schioccato le dita e tutto il vecchiume
di Onassis le è caduto ai piedi, occhiali compresi nel prezzo
Per dove viaggiano ancora le tue ceneri, Maria?
La risposta la sa il vento, la risposta è sottochiave
tra l’inferno e il paradiso
Pensare che non avevo alcun pensiero
quando l’alba mi ha sorpreso su due piedi:
sarebbe stato così leggero morire per una sega,
ed invece tutta questa santa amarezza
 
Stavo così bene, ma così bene stamattina
Non mi sembrava vero, morire così su due piedi
Mimì non si rassegna, gli uomini non cambiano
Tim e Jeff vivono nella grazia delle loro tragedie,
l’Eco li canta agli Dèi che in silenzio ascoltano il Fato:
il Wolf River è sempre scuro adagiato in un eterno tramonto
da quel ventinove di maggio millenovecentonovantasette
Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah…
Un’altra botta di eroina, un altro giro di Goodbye and Hello
Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah…
Un’altra botta di Miles Davis, non chiedeva altro il povero Tim
 
Battisti in un tumore, Faber in un tumore
E Dio è rimasto a guardare, distratto da faccende più gravi
grevi di nuvole e di ipotesi per il futuro; ed intanto
la vita era già finita senza neanche una smorfia in aborto
Che mondo, che mondo meraviglioso che è questo
Che mondo, che mondo meraviglioso
 
Stavo così bene, ma così bene stamattina
Non mi sembrava vero, morire così su due piedi
Gi autostoppisti si danno appuntamento ai semafori
sotto la luna dell’Alaska, sotto il sole del Sahara
Loro sì, sanno già tutto di ogni piede calpestato
e di tutti i crocefissi appesi e muti alle pareti degli ospedali
Il male è eterno, il male è eterno, è eterno in ogni uomo
A Kurt bastò un colpo di fucile alla testa per farla finita
e un elettricista di passaggio che scoprisse la bellezza della Fine
La Regina si spense per essere l’ultimo Highlander
E’ meglio morire che spegnersi lentamente, si sa che è così,
che al pubblico non gliene deve fregare niente se sei vivo
o pronto per perdere la testa; però Lady D. ha preferito l’orgasmo
ad alta velocità contro un pilone di cemento francese
Che mondo, che mondo meraviglioso che è questo
Che mondo, che mondo meraviglioso
 
Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah…
Che mondo, che mondo meraviglioso
Che mondo, che mondo meraviglioso che è questo

Ti porterò vicino al cimitero
dove il sole seppellisce le ingenuità 
Ti porterò dove potrai cantare a squarciagola
Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah…
Ti porterò dove potrai abortire in santa pace
Ti porterò in riva al fiume
dove il Buddha che ride aspetta
che i salmoni risalgano la corrente
Ti porterò nel grembo del Dèmone
che regalò ad Adamo la prima chitarra
 
Ti porterò in aborto
Ti porterò sulla strada del Diavolo
Ti porterò da dove veniamo tutti, in aborto
Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah…
 
Ti porterò in aborto
Ti porterà a giocare alla Roulette Russa
Ti porterò da dove veniamo tutti, in aborto
Hallelujah, Hallelujah, Hallelujah…
 
Ti porterò in aborto
Ti porterà dove non hai mai osato
Ti porterò da dove veniamo tutti, in aborto
In aborto
In aborto
In aborto









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