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Carol Castro nuda con rosario censurata in Brasile ma Playboy le regala una fama inattesa

written by King Lear    - venerdì, agosto 29, 2008





Carol Castro nuda con rosario

censurata in Brasile



Ma Playboy le regala una fama inattesa




di Giuseppe Iannozzi




Carol Castro è seminuda sull'edizione brasiliana di Playboy: è stata censurata senza pietà, manco si fosse nel Medioevo più oscuro e profondo. Il motivo? Carol Castro è seminuda e regge in mano un crocifisso proprio sul seno. Bollata subito con un'ingiusta 'lettera scarlatta', Carol Castro per una innocente foto in Brasile è stata bandita, dichiarata blasfema e oscena. Il giornale O Globo, il movimento cattolico "Juventud por la Vida", ha dichiarato guerra all'immagine da esso ritenuta blasfema, ottenendo dalla magistratura il divieto di diffusione della rivista. Ma la rivista va a ruba, è già diventata un pezzo da collezione introvabile.

Carol Castro
non poteva immaginare - o forse sì - che una immagine tanto innocente potesse suscitare le ire dei soliti benpensanti. Ma se Dio non l'ha voluta aiutare, l'ha però aiutata il Diavolo, per così dire, facendo per lei pentole e coperchi: il risultato, un successo senza precedenti per la bella Carol Castro, che compie 33 anni. L'edizione brasiliana di Playboy sta facendo il giro del mondo, suscitando dibattiti e polemiche. Che però credo interessino davvero poco la bella Carol, sicuramente al settimo cielo per così tanta popolarità.

La censura si rivela un'arma a doppio taglio. Per l'ennesima volta - non che ce ne fosse realmente bisogno - siamo di fronte al dato di fatto che la censura mette in ridicolo soltanto chi la adopera, mentre chi ne dovrebbe subire gli effetti negativi si ritrova protetto e proiettato al centro dell'attenzione. Forse ieri, quando non ci si spingeva oltre le colonne di Ercole, allora la censura poteva chiuderti e sbranarti in silenzio. Oggi non più. Il mondo è rotondo e le colonne di Ercole sono cadute in frantumi per riposare in fondo al mare.


Sul suo blog, Carol Castro spiega: "Non era mia intenzione offendere nessuno. La fotografia è legata al contesto del servizio, omaggio allo scrittore Jorge Amado, e alle sue donne sensuali e religiose allo stesso tempo. Quello scatto in particolare s'ispira a Dona Flor". E' un po' dispiaciuta che alcuni brasiliani non abbiano capito, ma è giustamente felice per la fama incontrata.

In Brasile il fanatismo cattolico ha dato il via a una vera e propria crociata contro l'immagine ritenuta dissacrante pubblicata su Playboy, chiedendo alla giustizia di bloccare le vendite della rivista.

Il veto del tribunale è subito scattato, ciò nonostante si fanno carte false nelle edicole per ottenere il numero di Playboy con Carol Castro. Playboy rischierebbe sanzioni pecuniarie molto onerose! Tuttavia la rivista non si ferma, perché "La notifica ufficiale non è ancora arrivata". A dirlo è l'editore che procede spedito nella distribuzione, quindi lui è in regola, Playboy è in regola, nessuno rischia niente.

Mezzo Brasile grida "allo scandalo", i più furbi si godono le curve della bellissima Carol Castro e ringraziano il Diavolo che, di tanto in tanto, in questo mondo così brutto si ricorda di lasciare alle nostre cure un suo focoso angelo.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 20:16 | cultura, riflessioni, donne, polemiche, anniversari, personaggi famosi, arte, spettacoli, blog, religione, eros, cronaca, editoria, breaking news, primo piano, ipocrisia, sexy, hard, happy birthday, critica, costume, erotico, nudo, bellezza, women, censorship, censura, prima pagina, attualità, libertà, bimba, artisti, società, femminilità, curiosità, intolleranza, modelle, bigottismo, edicola, stupenda, ladies, oscurantismo, luci rosse, scandali, honey, vm 18, fanatismo, playboy, top model, bellezza femminile, in edicola, notizieflash, last news, dalla parte delle bambine, editoriale di g iannozzi, bimbissima, puritanesimo, stupendissima, go baby go | clicca per commentare commenti (1)



Cristiano Ferrare, 1967, Hacca edizioni

written by King Lear    -



Cristiano Ferrarese

1967


cover di Maurizio Ceccato

Pagine:
160
Prezzo: 12,00
ISBN: 978-88-89920-18-3
Anno: maggio 2008

Hacca edizioni


HACCA è il nuovo e dirompente marchio per la varia di Halley Editrice (specializzata in editoria giuridica e professionale) teso a raccogliere i segnali dell’antropologia del presente.

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Una voce maleducata grida per tutto il 1967, da un manicomio, la sua storia (o leggenda?) o-scena e malsana. Gesù il Cristo come unico referente delle sue azioni e una poliziotta cicciona e sempre ubriaca come propria nemesi… 1967 è la continua deviazione senza sosta della cattiva coscienza collettiva che esploderà muta nell’anno seguente… il devastato 1968… La bellezza per me è anche nella follia. Nel trovare il coraggio di “esporsi”, in questo meraviglioso Museo che è la nostra vita, e diventare così un’unica e irripetibile “Opera d’arte”. Simone Cristicchi

Cristiano Ferrarese è nato a Busalla (Genova) nel 1970, vive e lavora in provincia di Mantova… questo è il primo pezzo di un puzzle temporale…

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 15:54 | cultura, libri, fiction, editoria, autori, narrativa, comunicati stampa, narrativa italiana, primo piano, in libreria, promo, scrittori, preview, avanguardia, novità in libreria, notizieflash, last news | clicca per commentare commenti (1)



Barack Obama chiude la Convention democratica tra applausi lacrime e sogni di rinascita

written by King Lear    -




Barack Obama alla Convention democratica

tra applausi lacrime e sogni di rinascita




Quarantacinque anni dopo "I have a dream" di Martin Luther King, il candidato democratico ha proposto all'America in crisi il suo sogno di rinascita in nome di una "nuova promessa": "che ciascuno di noi è libero di vivere come vuole ma che abbiamo anche l'obbligo di trattarci l'un l'altro con dignità e rispetto".

Barack Obama ha parlato allo stadio di Denver davanti a 84mila persone e ad almeno 30 milioni di spettatori tv, che sventolavano bandierine a stelle e strisce, che sbandieravano cartelli con la scritta "Change", che lo interrompevano con ripetute standing ovation, che si commuovevano fino alle lacrime.

"America, siamo migliori di come siamo stati in questi ultimi otto anni. Siamo un Paese migliore di così".

"Che cosa pensate di qualcuno convinto che Bush ha ragione in oltre il 90 per cento dei casi? Non so quale sia la vostra impressione, ma io non sono disposto ad avere solo un 10 per cento di cambiamenti".

"McCain è tutto tranne che indipendente. Dice che la nostra economia ha fatto 'grossi progressi' con George Bush. Dice che i fondamentali dell'economia sono solidi. E quando uno dei suoi consiglieri ha parlato delle preoccupazioni degli americani l'ha fatto chiamandoli 'una nazione di frignoni' e ha detto che il vero problema è 'la recessione mentale' di chi la abita e non la crisi che gli Stati Uniti stanno attraversando. Una nazione di frignoni? Andatelo a dire ai lavoratori dello stabilimento del Michigan che, pur avendo scoperto che la fabbrica avrebbe chiuso, hanno continuato ad andare al lavoro perché sapevano di essere le persone su cui la gente contava. Andatelo a dire alle famiglie dei nostri soldati, che si sono fatti tre turni in Iraq. Non sono frignoni, sono l'America che conosco".

"Fatemi spiegare esattamente cosa significherà cambiamento se divento presidente: indipendenza dal petrolio mediorientale in dieci anni, lavorando ad eliminare gli sprechi ed investendo sulle energie verdi; tagli fiscali alla classe media e non ai più ricchi e alle multinazionali che portano il lavoro fuori dall'America; un'istruzione di livello per tutti i bambini e un sostegno economico agli studenti per pagare l'università; impedire che le assicurazioni sanitarie possano discriminare chi è malato; ritirare le truppe dall'Iraq e concentrarsi nella battaglia contro i terroristi in Afghanistan, con l'obiettivo di catturare Bin Laden. [...] McCain dice che andrà a prenderlo inseguendolo fino alle porte dell'inferno, peccato non siano andati a cercarlo nelle caverne in cui si nasconde".

"Non avrò esitazioni a difendere questo Paese e, se necessario, invierò le nostre truppe ma con una missione chiara e il sacro impegno di dare a loro l'equipaggiamento di cui hanno bisogno in battaglia e l'assistenza che meritano quando torneranno a casa".

"Sarò un presidente che guarda al futuro e non al passato. Ma ricordatevi, queste elezioni non sono su di me ma riguardano voi tutti".

Anche i media, solitamente avari in politica, si sono infiammati di sentimento per Barack Obama.
Per Carl Berstein (premio Pulitzer del Watergate) quello di Barack Obama è stato "il discorso più impressionante forse mai fatto a una convention" dopo la grande serata di John Fitzgerald Kennedy nel 1960 a Los Angeles. Lo dice alla Cnn, ed è solo uno degli entusiastici commenti che i network americani dedicano al candidato democratico alla Casa Bianca. Tre sono i fattori cruciali: che abbia parlato di politica estera e di difesa tracciando un futuro diverso per gli States; che sia riuscito a parlare alla gente con semplicità; e soprattutto che abbia attaccato a testa bassa e con efficacia il rivale John McCain smentendo le accuse di troppo morbidezza che gli sono state rivolte nelle ultime settimane. "E' tempo di cambiare l’America": la frase ad effetto diventa il titolo del Washington Post. Anche il New York Times parla della spettacolarità della scenografia dello stadio di Denver ma il titolo principale è lo stesso: "Obama prende di mira McCain e Bush con un forte appello a cambiare l’America". Il Los Angeles Times: "Obama accetta la nomination promettendo un cambiamento". Un discorso, scrive l’analista Don Frederick, che non somiglia a quello pieno di buoni sentimenti con cui si fece conoscere 4 anni fa alla Convention democratica e forse non ha avuto un’accoglienza altrettanto elettrica, ma oggi quel che gli premeva "era mostrare che ha addosso il fuoco che serve per competere al livello più alto nella politica americana".

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 10:57 | cultura, politica, esteri, cronaca, uomini, speciali, rassegna stampa, democrazia, libertà, società, ultime notizie, società e politica, notizieflash, last news | clicca per commentare commenti (3)



Santa Lipperini - Io appoggio la rana di Martin Kippenberger

written by King Lear    -



Santa Lipperini

Nera Signora della Censura





Santa Lipperini

Nera Signora della Censura








Santa Lipperini Nera Signora della Censura

sempre metti a tacere il libero pensiero
al tuo contrario, e non perdonarci mai!


http://www.lipperatura.it









Io appoggio la crocifissione della rana

opera dell'artista tedesco Martin Kippenberger



di Giuseppe Iannozzi



"La rana crocifissa dell'artista tedesco Martin Kippenberger resta regolarmente esposta fino alla fine della mostra". Questo il telegrafico comunicato che il Museion, il museo di arte contemporanea di Bolzano, ha diffuso, lasciando a becco asciutto l'insolenza del Vaticano che vorrebbe censurare l'Opera d'arte per "opportunità politica".

La richiesta dei vertici della politica altoatesina era arrivata a seguito della lettera che Joseph Ratzinger aveva inviato allo stesso presidente Durnwalder, in cui stigmatizzata l'esposizione della rana crocifissa, ritenuta blasfema nei confronti dei sentimenti religiosi della maggioranza della popolazione. Fin dall'inaugurazione del nuovo Museion l'Opera di Kippenberger è stata oggetto d'una pletora di proteste immotivate - perlopiù dettate da un evidente spirito oscurantista -, nonché di raccolte firme, petizioni varie, manifestazioni e di digiuni persino.

In Alto Adige la tensione è alta, altissima ancor oggi: la polemica fa venire un diavolo per capello a più d'un benpensante incartapecorito. Dopo tanto gracidare da parte dei baciapile d'ogni bassezza e umana natura, una soluzione di compromesso era stata trovata di recente con lo spostamento della rana crocefissa dall'atrio d'ingresso al terzo piano del Museion. Il Cda del Museion - composto in maggioranza da rappresentanti della Provincia Autonoma che aveva chiesto la rimozione dell'Opera d'arte - ha ieri deciso "a chiara maggioranza" di respingere le pressioni politiche e di difendere le scelte della direttrice, la svizzera Corinne Desirens.


la diabolica furia di Ratzinger


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life is a bitch

written by King Lear    -



life is a bitch




life is blonde, life is too much short

and god is just a blowjob



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 01:06 | pensieri, dark, aforismi, senza categoria | clicca per commentare commenti (9)



No al niqāb nei luoghi pubblici

written by King Lear    -





No al niqāb nei luoghi pubblici


Dura lex sed lex


 
di Giuseppe Iannozzi
 




Filippo Pedrocco, il conservatore del museo, profondendosi in indebite scuse nei confronti della signora musulmana invitata a non entrare con il volto coperto: “Si è trattato della libera iniziativa di un guardiano, che ha commesso un grave errore. Prenderemo provvedimenti». Per questioni di sicurezza, a Carnevale, per esempio, le persone che entrano mascherate vengono invitate a scoprirsi il volto, ma la regola va interpretata e in questo caso, la signora aveva tutto il diritto di visitare il museo”.
 
“Bene ha fatto quel guardasala quando ha deciso di chiedere informazioni sul da farsi di fronte a una donna ‘invisibile’”. Così il governatore del Veneto, Giancarlo Galan, che difende a spada tratta, e più che giustamente, il custode di una delle sale del museo di Ca’ Rezzonico. L’addetto ha bloccato una signora musulmana coperta dal niqāb. “Due eccessi contemporaneamente sono di troppo, due veli contro la ragione sono per davvero inaccettabili”, prosegue Galan, facendo fermo richiamo a “decoro e rispetto quando si entra in un museo”. “Subito c’è chi parla di provvedimenti disciplinari contro colui che ha bloccato la signora in niqāb islamico. Pare anche che il direttore del museo abbia detto ‘bastava un po’di buon senso’. Ma di che buon senso stiamo parlando, quando si tratta di garantire sicurezza e dignità nel corso di una visita in un museo?” Il governatore Giancarlo Galan parla senza peli sulla lingua. Galan ricorda inoltre che “in Italia esistono leggi e circolari ministeriali che, tra il 1975 e il 2000, hanno, con spirito di tolleranza, normato una questione assai delicata: ogni genere di copricapo va bene, ogni genere di velo può essere accettato purché l’indumento mantenga il volto scoperto. […] Sia chiaro, simili usi e costumi non appartengono ai doveri imposti dalla religione islamica. Rientrano in alcune tradizioni”. In Francia, ad esempio, “ormai da tempo si accede alle zone museali solo se ci si sottopone al metal detector”, e così in altri paesi occidentali. Lo riferisce il governatore del Veneto. “Noi dobbiamo rispettare gli usi e i costumi degli altri, in cambio però gli altri rispettino le nostre leggi. Se fossi un guardasala del Topkapi a Istanbul non farei entrare gente vestita in modo sommario, trasandato. E questo perché se posti di fronte a opere d’arte ci si comporta e ci si veste con dignità e rispetto dei luoghi”. Sempre Giancarlo Galan porta un’altra considerazione: “Una mia cara amica mi ha raccontato che quando decise di visitare l’Iran, partendo in aereo da Parigi, prima ancora di salire sull’aereo islamico le fu imposto di indossare il velo. Tanto per dire che noi dobbiamo rispettare gli usi e i costumi degli altri, in cambio però gli altri rispettino le nostre leggi. Ovviamente non dico una sola parola sulla dignità della donna offesa dal tradizionale niqāb”.
E il ministro della Cultura Sandro Bondi: “Ci sono tante regole che devono essere osservate, ma la prima è quella del buon senso”. Per il ministro “in questi casi il buon senso, la ragionevolezza, ci salvano nel momento in cui dobbiamo prendere delle decisioni, così si evitano degli errori”.
 
Parrebbe comunque che il giovane custode non sia andato incontro ad alcun provvedimento, come è giusto che sia. Secondo Gianni Curti, presidente della cooperativa Verona 83, che fornisce il personale ai musei lagunari, Diego Lupo non ha mai rischiato il licenziamento: “Nessuno ha mai chiesto il suo allontanamento, tanto meno i responsabili dei Musei Civici Veneziani. Ho nuovamente parlato con lui e mi ha ribadito di non aver mai detto alla donna di uscire, ma solo di averle fatto notare quanto previsto dai regolamenti”.
 
Il conservatore del museo Filippo Pedrocco, portando delle scuse non necessarie alla signora musulmana coperta dal niqāb, ha solo fornito l’immagine di un paese, l’Italia, che non conosce le proprie leggi e che quando per puro caso le applica se ne vergogna senza motivo. Questo non-caso della signora coperta dal niqāb invitata a rispettare il regolamento del museo mette in luce in maniera allarmante che alcuni italiani sono così tanto pavidi da dichiararsi razzisti anche se non lo sono.

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i Tedeschi amano i Würstel belli grossi e duri

written by King Lear    - giovedì, agosto 28, 2008



i Tedeschi amano i Würstel

belli grossi e duri





parola del loro Führer







http://bioii.blog.excite.it

Se vi siete persi qualcosa, è tornato Iannozzi in the Mirror.


Il blog ospiterà nuovi interventi, comunicati stampa, iniziative,
recensioni e racconti cult, critica, rassagna stampa,
nonché buona parte dei migliori post già apparsi su questo blog.



Non spaccarti la testa contro il muro,
sii furbo e porta le chiappe su Iannozzi in the Mirror.




il bannerino per Iannozzi in the Mirror

iannozzi in the mirror




by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 14:34 | satira, umorismo, provocazioni, politically scorrect, demoni, iannozzi in the mirror | clicca per commentare commenti (4)



Santini da collezionare - Saint King Lear

written by King Lear    -



Saint King Lear




Saint King Lear





il santo dei pirati

     by   Romantica Vany

http://romanticavany.splinder.com




Meat Loaf - If this is the last kiss



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4 chiacchiere con Giulio Mozzi: intervista raccolta e sbobinata da Iannozzi Giuseppe

written by King Lear    - mercoledì, agosto 27, 2008


Giulio Mozzi in edizione South Park

- Giulio Mozzi in edizione South Park -




4 chiacchiere con


Giulio Mozzi




intervista raccolta e sbobinata *
da Iannozzi Giuseppe





- Buongiorno Signor Giulio Mozzi.
- I miei salamelecchi!
- Cominciamo bene.
- Niente comincia, niente finisce.
- Come vuole lei.
- Ovvio che sì. Mica come vorrebbe lei.
- Signor Mozzi, lei che fa nella vita?
- Adesso prendo un caffè.
- Non intendevo in questo momento.
- Non l’ha specificato.
- D’accordo… di solito lei che fa nella vita?
- Tutti i giorni?
- Per la maggior parte dei suoi giorni nell’arco dell’anno, Signor Mozzi, lei a quale attività si dedica?
Andy Warthol - a. un romanzo- Visto che non era così difficile fare la domanda esatta! Però… però…
- Può rispondere ora?
- Sto bevendo il caffè.
- Dopo che avrà bevuto il suo caffè.
- Lei fuma?
- Ho smesso, grazie al cielo.
- Io no. Dopo il caffè mi piace fumare.
- Vorrà dire che mi risponderà mentre fuma. Io ascolterò.
- No, non è possibile.
- Perché mai?
- Lei è un ex fumatore e io no.
- E con questo?
- Non intendo invadere il suo spazio vitale con il fumo della mia sigaretta. E’ una questione di rispetto. Adesso mi lascerebbe bere il caffè in santa pace, nel nome del reciproco rispetto?
- Certo. Beva.
 
45 minuti dopo
 
- Le chiedevo prima…
- Prima quando?
- Prima prima.
- Non capisco. Sia più chiaro.
- Mentre si stava accingendo a bere il caffè.
- L’avevo già assaggiato il caffè?
- Non ci ho fatto caso. Ma è così importante?
- I particolari fanno la differenza.
- Comunque non ho prestato attenzione a questo particolare, a mio avviso insignificante.
- Se mi ha disturbato mentre già stavo centellinando il caffè allora non è un particolare di poca importanza.
- D’accordo, le chiedo scusa per l’eventuale disturbo che forse le ho arrecato poc’anzi.
- Io non ho detto che mi ha disturbato.
- L’ha fatto intendere.
- Mi citi dove e quando, e poi perché e come mi avrebbe disturbato. Iannozzi, non mi metta in bocca dichiarazioni che non ho fatto.
- Mi perdoni…
- Il perdono è divino.
- Sono d’accordo. Però uno ci deve credere a quel tipo lassù, altrimenti il perdono non può essere divino ma solo umano.
- Il perdono è divino, punto e basta, non c’è niente da discutere. Lo sanno anche i sassi. Iannozzi, non è colpa mia se lei non ha letto la Bibbia.
- Ma io non ho scagliato nessuna prima pietra!
- E invece l’ha fatto.
- Io volevo soltanto sapere che fa nella vita.
- Invasione della privacy.
- Ma lei è un consulente editoriale...
- E chi gliel’ha detto?!
- E’ scritto.
- Dove?
- Sul sito dei tipi Sironi: “La cura di indicativo presente è affidata a Giulio Mozzi: un narratore assai apprezzato anche per la sua sensibilità di talent scout”.
- Vede che non è come dice lei! “La cura…”
- Appunto, “la cura”.
- Non c’è scritto “consulente editoriale” come lei vorrebbe far credere.
- Ma io…
- Niente “ma”, qui comando io e solo io.
- E’ scritto sul sito che lei cura…
- Io curo, è diverso, non c’è scritto “consulente editoriale”.
- Come vuole lei.
- Si capisce.
- Dunque, stavo cercando di chiederle che cosa fa nella vita…
- Tutti i giorni dell’anno solare o di quello lavorativo? Iannozzi, la privacy.
- Ma?!
- Non mi prenda per i fondelli.
- Non mi abbasserei mai a un simile livello, Signor Mozzi.
- Non faccia dello spirito.
- Quale spirito?
- Alludeva alla mia altezza.
- Ma che va pensando mai! Lei è una persona tutta d’un pezzo, nonostante il suo metro e cinquanta scarso.
- Vede che fa dello spirito. L’ho colta sul fatto. Mi chieda scusa.
- Ma…
- Niente “ma”. Mi chieda scusa.
- Non posso, non sono all’altezza.
- Vuol farmi forse credere che non sa porgere delle sentite scuse?
- Per l’appunto: non mi sento in dovere morale di porgere delle scuse per aver detto la sacrosanta verità, quindi non lo farò.
- Iannozzi, lei non mi piace.
- Signor Mozzi, se la cosa la può rendere in qualche modo felice anche a me lei non piace affatto.
- Perché?
- Sono due ore che cerco di avere una banalissima risposta a una domanda e lei continua a girarci intorno, o meglio ancora: saltella da un piede all’altro, peggio che se avesse le tarantole sotto i piedi.
- Io non nicchio.
- Non l’ho detto.
- L’ha pensato, ne sono certo.
- E come fa a essere certo di una cosa che io non ho pronunciato?
- Aristotelismo.
- Credo di non capire.
- La cosa non mi stupisce. Lei è un razzista.
- Cosaaaa?
- Non faccia il furbo. Con me non attacca.
- Io non faccio il furbo e non sono razzista.
- E invece sì.
- E di grazia, per quale assurdo motivo?
- Perché sono io che lo dico che lei è razzista, quindi non può che essere così. Non c’è niente da capire. Lei è razzista, punto e basta.
- Ma lei è fuori di testa!
- La mia testa è sulle spalle.
- No, è sul collo attaccata. E in ogni caso il fatto che ci sia una testa attaccata al collo non significa che la sappia usare nel modo più conveniente.
- Ecco la prova che è razzista: ce l’ha su con me perché non sono particolarmente alto.
- Non usiamo eufemismi. Diciamo la verità: lei è basso.
- Razzista.
- Insomma, o risponde o non risponde: che fa nella vita?
- In quale vita?
- In questa?
- Lei ammette dunque di non credere in una vita dopo.
- A lei, scusi, che gliene frega?
- Razzista.
- Mi dica semplicemente una cosa semplice semplice: se uno volesse pubblicare un libro…
- ALT! Non dica più niente.
- Perché?
- Lei conosce qualche assessore, è mio amico, appartiene al nostro club, è un affiliato dichiarato delle mafiette letterarie?
- Niente di tutto questo.
- Allora il libro è sicuramente brutto.
- Ma non conosce l’autore, non l’ha letto, non conosce neanche il titolo, per Dio!
- Non è importante. E’ un brutto libro, poco ma sicuro.
- Ma lei è un consulente editoriale!!!
- Uno, io sono uno che cura la pubblicazione di alcuni libri; due, il mio è un giudizio di valore, ma non pretendo che lei o chiunque altro lo accetti. Sono dell’avviso che i giudizi di valore non si possano motivare. E questo è quanto.
- Mi faccia capire: se non sono uno delle mafiette letterarie, se non ho un assessore che mi spalleggia, se non sono un suo amico intimo o occasionale, semplicemente non mi devo rivolgere a lei né in prima persona né per conto terzi.
- Io non l’ho detto. Le ho fatto una domanda e gliela ripeto: “Lei conosce qualche assessore, è mio amico, appartiene al nostro club, è un affiliato dichiarato delle mafiette letterarie?” Le sembra che abbia forse asserito che lei deve far parte di mafiette ecc. ecc.? Iannozzi, non metta in giro falsità sul mio conto.
- Ma io non sono riuscito a ottenere risposta ancora alla prima domanda che le ho posto oramai più di due ore or sono, come potrei spacciare notizie false sul suo conto se non ha risposto a una domanda una?
- Questa è già un’altra domanda.
- Poi dicono che i giornalisti si drogano!
- Che bofonchia? Guardi che la sento, Iannozzi. La sua voce arriva anche qui in fondo in basso da me, se non se ne fosse reso conto.
- Non lo metto in dubbio, la voce si propaga nell’aria.
- Ecco, colto in flagrante: lei sparge in giro voci sul mio conto.
- Io ho solo detto che la voce umana, di chiunque, si propaga.
- Allora non è l’unico a mettere in circolo cattive voci su di me. Ammette d’avere dei complici, ma lo sospettavo. Da un brutto ceffo come lei c’è da aspettarsi questo e altro.
- Giuro che non ce la faccio più. Lei è la persona più stressante che abbia mai incontrato in vita mia.
- Questo è un suo giudizio.
- Di valore.
- In che senso?
- Nel senso che è un giudizio di valore, e ci aggiungo pure che lei è una persona pericolosa per la cultura italiana, per l’editoria e anche per chi le sta accanto durante i suoi tanti viaggi in treno.
- Prenoto sempre due posti, uno per me, l’altro sempre per me, così sono sicuro di non venire scocciato da personaggi non pertinenti e impertinenti.
- Povere zecche di Stato, dev’essere una vera sofferenza per loro esser costrette a viaggiare su di lei.
- Porco. Maiale. Infame. Stronzo. Bastardo. Pezzo di merda secca. Io ci sputo addosso ai razzisti come lei.
- E riesce a prenderla bene la mira dalla “sua” altezza?
- Che insinua?
- La verità: che è alto due mele o poco più, quanto un puffo.
- I puffi sono blu e comunisti. Io sono bianco e democristiano e cattolico fondamentalista. Iannozzi, lei è un razzista di merda, mi fa solo schifo. Schifo, schifo, schifo…
- La sente?
- Eh?
- La canzone?
- Quella che sta passando.
- Dove?
- Alla radio.
- Siamo in un bar.
- Sì, però il barista ha la radio accesa in filodiffusione e adesso sta passando quella famosa canzone di Gino Paoli.
- Mai piaciuto quello, un anarchico. Io sono fondamentalista.
- Ascolti!
 
Eravamo quattro amici al bar
che volevano cambiare il mondo
destinati a qualche cosa in più
che a una donna ed un impiego in banca
si parlava con profondità
di anarchia e poi di libertà
tra un bicchier di coca ed un caffè
tiravi fuori i tuoi perché e
proponevi i tuoi farò…
 
- Brutta.
- E perché mai?
- E’ un giudizio di valore. E poi se lo pronuncio io ha più valore ancora.
- Vada a farsi friggere. Passo e chiudo!
 
 
* Eventuali ambigui refusi sono stati lasciati vivi durante la sbobinatura e il riversamento dell'intervista su foglio di scrittura elettronico, per tener fede a una declinazione artistica à la Andy Warhol, come nel suo famoso romanzo “a”.

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Fabrizio Corselli - Enfer Lettres Libertines su Lulu.com per il download gratuito

written by King Lear    -




Fabrizio Corselli



Enfer Lettres Libertines



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Stampato: 45 pagine, 6.14" x 9.21", rilegatura saddle-stitch, inchiostro per l'interno B/N

Descrizione:
 
Enfer è un'opera a carattere libertino che pone il lettore di fronte alla consumazione di uno dei più cruenti crimini del cuore, a opera del dissoluto Duchamp. Un incontro con una giovane fanciulla di nome Madeleine, presso le carceri di Saint'Ange, che darà inizio a una torbida e brutale storia d'amore. L'opera non presenta alcuna censura, essendo destinato a un pubblico adulto.

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Santini da collezionare - Santa Vanessa

written by King Lear    - martedì, agosto 26, 2008



Santa Vanessa




del sorriso donaci l'intimo fiore sempre



          Romantica Vany


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