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LUCE E OMBRA - INTERVISTA A G. IANNOZZI
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-
lunedì, agosto 30, 2004

Giuseppe Iannozzi
ANGELA DI DESOLAZIONE
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-
ANGELA DI DESOLAZIONE
di Giuseppe Iannozzi
Oh Angela!
Angeli di desolazione siamo.
Costruiamo un ponte
che unisca noi al paradiso
o all’inferno sognato,
agognato
come sola possibilità
di vita
o di redenzione.
Ma non sappiamo
che aspettarci
oltre il ponte:
siamo angeli
e cadiamo
sempre
negli stessi errori,
quelli che l’umanità
da sempre fa.
E non è un milione
di anni fa
o un milioni di baci
dati e mai tornati indietro.
E’ che ci facciamo male:
ci piace saggiare
il sangue e la pelle,
il calore liquido
e quello corporale,
per poi buttarlo
nel primo cesso
o nel primo sesso
che ci passa in mano.
Ma sempre sottomano.
Oh Angela!
Cadiamo così,
e non sappiamo
quanto profondo è
il blu, il cielo
o una tomba
due metri per due.
Ci prendiamo così,
ma rimanendo
angeli senza ali.
Ci inganniamo così,
ma saggiando
solo la saliva
che mastica
un perché.
Ma che non viene mai
al momento giusto,
con noi & per noi.
C’è sesso morto
in città
e nei vespasiani
che l’accolgono:
un po’ di piscio,
o un fiume
o un mare
e una porta aperta
per ricordarci
che abbiamo dimenticato
l’avviso,
l’uscita di sicurezza:
NON DISTURBARE
Oh Angelo!
O Angela!
E noi,
noi che facciamo!
Veniamo
o che altro?
Il tempo fugge:
si muore sempre
in tempo
scontando pena
al momento sbagliato.
No,
non sei un Angelo!
Sei Angela.
E anche questa volta
hai dato priorità
al tuo desiderio.
E sei caduta da sola,
prima che potessi raccogliere
una tua lagrima
o quella piuma di piombo
che scalfisce le tue fragili spalle.
Oh Angela!
Angela di desolazione!
Quando accenderai
la mia ultima sigaretta?
E quanta pena darai
alla condanna
che dovrò scontare
per colpa della tua bocca?
Qui c’è sempre
una porta aperta,
ma ha problemi suoi
e li chiude in me.
Così sai anche tu
adesso
che ho perso una donna,
una famiglia e un figlio
in un cigolio di ruggine,
in un cardine fuori posto.
Ma il vento sempre bussa
e fa sbattere la porta.
Aprendola.
Chiudendola.
Così continua tu
ad aprire,
a chiudere
questa poesia
con verso o due
che non so.
PRIGIONI DI DOLORE
written by
-
domenica, agosto 29, 2004

SING THE SORROW
Stanotte c'è qualcosa di sbagliato
nell'aria e nel mondo.
Stanotte non voglio essere qui,
voglio volare al di là del mare
per giungere in tempo
a sentire quanto a lungo
riesci a tenere una nota.
Voglio sentir vibrare l'aria
con i tuoi effetti che conosco,
non più soltanto per ascoltare
ma per annusare finalmente
l'odore della tua musica.
“Sing the Sorrow”, immagine e versi
sono Opera di Chatterly
Il Blog di Chatterly: http://www.chatterly.splinder.com
Il Sito Ufficiale di Chatterly: http://chatterly.altervista.org
La Deviant Home: http://chatterly.deviantart.com
PRIGIONI DI DOLORE
di Giuseppe Iannozzi
NEL MIO NOME! (*)
Questa l'ho scritta per Te, sfidando
A Chatterly
Ho inventato lo sguardo tuo solare
per non dimenticarti nell’amore:
questo giorno, ora vivimelo nell’anima.
O condannalo ad esilio infinito. Prima.
Questo giorno, conducilo nell’anima.
O mutilalo in una corona di spine. Prima.
Ho rivoltato il sangue nelle vene,
perché potessi suggerlo dal mio petto,
perché potessi abbandonarti in me,
pensandomi Cristo o Giuda.
Ma sempre nel tuo amore condannato.
Ma sempre dalle tue gambe legato
in preghiera o in croce. E tu, nuda!
Le rondini in cielo disegnano voli e spazi:
io solo posso colmarli di speranza e attesa,
tracciando l’ideale profilo del sole
che m’acceca. Poi, si fa rabbia il giorno
e il mio funerale, quando notte s’appresta.
Ho inventato lo sguardo tuo lunare
per non condannarti nel dolore:
questa notte, ora vivimela nell’anima.
O inceneriscila nell’impeto del vento. Prima.
Questa notte, conducila nell’anima.
O riducila in un infinto nonritorno. Prima.
Non ho niente, tranne questo giorno
e questa notte prima che sia il mio funerale.
Ma te ne faccio dono: non ho che questo
per dimostrarti quanto è grande l’amore
vissuto, spremuto, fino all’ultima goccia
di sangue. Di dolore. Ma te ne faccio dono,
perché tu non debba più soffrire né per me
né per chi – dopo di me – ancora ti dirà:
“Nel mio nome! Nel mio nome, vivi l’Amore!”
(*) Nata sul blog di “Chatterly”: http://chatterly.splinder.com/
PASSEROTTO IN PRIGIONE (**)
a Chatterly
Oh, all’Amore, all’Amore! Quante
le volte che t’hanno gridato,
quand’io ero coll’anima lontano,
perso in chissà quale strana prigione.
Ma sempre cantavo a te, Amore,
che avevo un diavolo per capello
e che i coperchi mi riuscivano male.
Quel passerotto che t’amava tanto
ora non fa più male alle tue lagrime:
sol più asciuga le tue pallide gote
con una becchettata o due, posando
sulla tua stanchezza la sua piumata
morbidezza. E t’ascolta quand’invochi
degli dèi l’Ira perché spazzi via
ogni umana vanità! E t’ama pei giochi
che fai alla sua gabbia con ombre cinesi
inventando impossibili voli di libertà.
Oh, all’Amore, all’Amore! Quante
le volte che t’ho cantato stonato!
Ma sol ero una piuma, un cuore
piccino, che seguiva dell’arcobaleno
i colori nei tuoi occhi riflessi, persi
a sognar un battito più grande
del mio pigolare ch’era prigione.
Ma per te, una pioggia di pianto
nata da due lagrime. Ma solo per te.
(**) Nata sul blog di Niobe: http://niobe76s.blog.excite.it
ME E ME (***)
Arrivata
in un buon momento,
ritrovo qui
quell'abbraccio
che avevo sentito
la prima volta.
L'abbraccio
dell'inverno.
La ricerca
di un corpo
che riscaldi
il corpo.
E l'anima.
Nonostante
il sole sia ancora
cocente, Fuori,
Dentro
cominciano già
ad aprirsi distese
enormi di freddo.
Incessante.
A volte,
ingombrante.
E si espande
amara e dolce
quanto l'Attesa.
E ancora lì
nello specchio,
il mio specchio,
l'imago comandata.
“Specchio! Specchio!
Sono la più bella?”
Ma quanto,
quanto ancora
durerà la richiesta?
Paura,
dolce tortura.
Mi scoprirò uguale
a mille altre,
ed allora arriverà
la morte:
non quella del corpo,
quella si consuma
in fretta,
ma arriverà
una morte
più lenta,
sofferta.
In vita come in morte,
sarò il prodotto
della mia morte.
Nulla più.
Lo Specchio
si rompe.
L'attesa
lo spezza.
Non ho risposta:
ho solo me.
Come chi,
diversa da,
- che importa...? -
me e me.
Solo il mio Urlo.
Quello che danza,
che danza frenetico
nel silenzio.
Che nel silenzio
non si consuma
a squarciagola.
Ma la gola
la squarcia.
Me e me.
Ma
è sempre
emozionante
leggerti
i giorni.
Viverti.
(***) Questi versi sono di Apsara (Angela): li ha abbandonati, per così dire, in un commento sul mio blog. Me ne sono impossessato, ma non mi appartengono. Io solo mi sono permesso di accomodarli per conferir loro un po’ di assonanze. In qualche caso ho operato sui versi delle correzioni, secondo il mio capriccio artistico.
In pratica, questa poesia che avete letto è di Apsara. E a Lei appartiene.
Il blog di Apsara (Angela): http://aphsara.blog.excite.it
SULLA NEVE, L’AMORE
E ti seguo,
ti seguo
di nascosto,
pensando che,
che ho anima
da consumare
e censurare
nelle deboli tracce
che sulla neve
abbandoni.
Per me. Per te.
Amore,
l’amore così è:
soffre con noi.
Cercandoci.
AFFOGARE
In cascata
rovesciata
in tumulto,
io scivolo
portando meco
la risata tua
cristallina.
In cascata
sconvolta
in singulto,
io ti annacquo
nell’affogare
tacito
che è mio.
COI MIEI MORTI
Rimango qui
in ascolto
tra le nuvole
dove l’amore
tormenta arpe
e corde di dolore.
Rimango qui
in prigione:
dabbasso
non è meglio
l’eco dei fiumi
coi suoi annegati.
Rimango qui
coi miei morti:
mi raccontano
la vita
che facevano
sul marciapiede
o in macchina
a scassarsi i lombi.
Ma per niente.
Sempre.
Rimango qui,
dimenticato,
come loro.
QUANDO L’ADDIO (****)
Adiosu
in bon'ora!
Si cade solo
per cadere.
Si cade solo
per rialzarsi.









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