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MORTE IN UNA ISTANTANEA

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, ottobre 30, 2004



Morte in una Istantanea
 
 
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
 
In audience I receive the media's pleas
They kiss my ring in interviews on bended knees
In victory I'm magnanimous and charming when
I speak exclusively at length to CNN

About power over people in a palace
with a permanent guard
and the flags unfurled
With devotion, dedication, celebration
not some cheap charade
I will rule the world
All of these delusions of grandeur
because they said 'We don't understand you'
and I want revenge

Ring the bells, tell everyone
Revolution can be fun
 
Neil Tennant, Delusions of Grandeur – Pet Shop Boys
 
 
 
 
 
NOTA: Questo racconto è già apparso su diverse testate: lo propongo oggi, nuovamente, alla Vs. attenzione, in quanto ritengo sia molto attuale. La versione qui presentata è leggermente diversa dalle altre, ma la sostanza non cambia. E’ un racconto a cui molto sono legato: pur non essendo perfetto, credo esprima bene il senso di disagio sociale che stiamo attraversando in questo momento storico.
 
Non a caso ho scelto un fotogramma dal film capolavoro “Metropolis” di Fritz Lang per illustrare il racconto. E non a caso ho usato le superbe parole di “Delusions of Grandeur”, canzone scritta da Neil Tennant dei Pet Shop Boys,  per sottolineare la pazzia degli uomini e la loro smania di potere.
 
 
 
Torino, 30 ottobre 2004
 
Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
 
 
 
Il cielo, forse grigio, si rifletteva nella sua anima.
Non era mai stato un poeta: la vita la conosceva semplicemente perché qualcuno si ostinava a ripetergli che lui era vivo, nonostante tutto.
Quando si guardava allo specchio, vedeva un volto ma non era sicuro che fosse il suo. E non sapeva dire se lo specchio fosse veramente una superficie riflettente. Però vedeva nello specchio la sua anima, qualcosa di grossolano e superfluo: un’oscenità. Erano tratti tracciati col carbone quelli che disegnavano Friedrich.
“Il mio sospiro sedeva su ogni tomba umana e non riusciva più a rialzarsi; il mio sospirare e chiedere facevano sinistri presagi e soffocavano e rodevano e si lamentavano giorno e notte: ‘Ah, l’essere umano ritorna in eterno! Il piccolo uomo ritorna in eterno!’”, amava ripetere Friedrich. Altro non sapeva, o meglio non ricordava. Del suo passato, ricordava solo questo frammento, ma gli era sufficiente a farlo sentire profondamente male: nella sua anima era stata conficcata una lama di vetro, e, adesso, questa sanguinava una impotente rabbia che non sapeva spiegare né a sé stesso né al riflesso che lo guatava dallo specchio. Il riflesso, con quella sua stupida aria saccente, gli diceva che ‘tutto’ era vero, ma Friedrich si ostinava a non riconoscere la verità, ammesso che una qualsiasi verità esistesse ancora, per lui.
 
Erano quasi le due di notte: un vento freddo avvolgeva il suo corpo mortale. Tra le labbra, una sigaretta accesa bruciava. Alzò lo sguardo al cielo e questo si capovolse nella sua anima sanguinante: ma neanche l’infinito riusciva a tamponare la sua profonda ferita, interna.
Si sorprese di sé stesso quando un alito di vento gli strappò via la sigaretta tenuta strettamente fra le labbra, perché il suo cervello era tornato ad elaborare pensieri. Da tanto, tanto tempo ormai aveva perso il vizio di pensare.
“Il corpo mortale è l’anima. Altro non ho. Altro non sono!”
Sorrise al nulla. Da un profondo ‘lontano’, l’eco parlava una lingua muta, eppure Friedrich ne comprendeva ogni singola parola. Era la fabbrica dietro alle sue spalle a proiettare sul suo corpo un’ombra di malvagità. Ebbe paura di sé stesso. Poi provò un sentimento di tenerezza: si sentiva fragile. Ma anche cattivo, cattivo come l’ombra della fabbrica.
Si accese un’altra sigaretta: lentamente, respirò ogni boccata di veleno. Pensare, un brutto vizio che credeva di aver perso con il passare degli anni sempre uguali a sé stessi.
Qualcuno lo chiamò, ma lui ignorò quell’identità che era solo una voce dietro alle sue spalle.
Ma era insistente: la voce lo chiamò di nuovo e lo svegliò da sé stesso. Friedrich ormai non poteva più tornare indietro, in sé stesso.
Friedrich ricordò l’“Io” del passato, quello che per colpa della voce era stato risvegliato.
La voce, la voce l’aveva violentato un’altra volta. Nell’intimo.
 
Il manganello si era abbattuto sul cranio come pesante immane sasso: sulla fronte si era aperta una ferita. Il sangue caldo gli scivolava sul volto. No, il sangue non gli faceva paura. Neanche il dolore. Ma il manganello, quello sì.
La piazza era tutto un brulicare di emozioni: “Fascisti di merda!”
La polizia aveva caricato la folla, tutti i manifestanti.
Friedrich fu sbattuto dentro a una macchina nera: attraverso le sbarre, con la coda dell’occhio, ancora riusciva a distinguere le cavernose bocche aperte dei manifestanti, che gridavano rabbia e dolore, tutti prigionieri della fragilità e dei loro ideali brutalmente calpestati.
Un altro colpo rovinò contro il suo cranio: fu il buio.
 
Quando si svegliò, il sangue rappreso era una maschera sul suo volto.
Vedeva il buio.
Si nettò gli occhi con le mani callose: non era cieco ma era come se lo fosse perché cacciato in un ‘dove’ a lui sconosciuto e segreto.
Un cigolio. Uno spiraglio di luce a mortificare il buio che lo avvolgeva. Una voce metallica.
Usando tutta la forza di cui disponeva, l’aguzzino l’aveva strappato da terra.
Friedrich cominciava a capire.
Un calcio in culo e si trovò nuovamente a terra, costretto a respirare il puzzo degli escrementi di chi prima di lui aveva abitato quel ‘dove’ di tortura.
Un ghigno. Ma non era il ghigno a ferire l’anima. Era il dopo. O più semplicemente, il futuro.
Entrarono altri due bravi: erano le camicie nere, lui lo sapeva.
Gli strapparono i pantaloni: una cosa meccanica gli fu dentro. Ripetutamente.
E ripetutamente le urla della piazza echeggiarono nel suo cervello. Queste sole gli facevano male.
Friedrich perse il vizio di pensare quando le urla divennero violente, troppo violente negli infiniti labirinti del cervello, forse più violente di quell’arnese che gli avevano cacciato in culo.
 
“Datti una mossa!”, berciò l’identità nascosta dietro di lui.
Friedrich si voltò ad incontrare l’uomo: lo conosceva, era di carne mortale come lui.
Subito gli fu addossò. Una gragnola di pugni si abbatté contro l’uomo.
Uomo contro uomo.
La fabbrica comandava questo: uomo contro uomo, fragilità contro fragilità.
 
I due corpi furono trovati il mattino dopo da un netturbino.
L’uomo era avvinghiato a Friedrich e viceversa.
I loro volti raccolti nell’eternità della morte erano l’uno lo specchio oscuro dell’altro.
Tratti disegnati con il carbone, tratti oscuri, eppure riconoscibili, osceni.
 
“Morte in una istantanea: lo scandalo del futuro ‘presente’”, gridava in strada il ragazzo dei giornali. Il sole non era mai stato così incerto, un nuovo giorno appena abbozzato: non era né luce né buio. Ma non era neanche il grigio ad illuminare la fabbrica. Era la luce del futuro. Una luce impossibile, inintelligibile. La folla sciamava lungo le strade: colletti bianchi e operai confusi nella stessa massa umana, indefinita. Tutti provavano fastidio: tutta colpa del ragazzo dei giornali che urlava, un ragazzetto rachitico, malaticcio, bagnato di freddo sudore. Ma la sua voce era possente, troppo possente, nonostante la malattia del vivere. Nonostante la fragilità del corpo.

 


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 20:52 | racconti | clicca per commentare commenti (15)



RAGNATELA DIMENSIONALE DI ANNARITA PETRINO

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, ottobre 29, 2004

Ragnatela Dimensionale - Annarita Petrino

LA RAGNATELA DIMENSIONALE

 
DI ANNARITA PETRINO

  

di Giuseppe Iannozzi


 

Forse qualcuno ricorderà Frankestein di Mary Shelley, o se non altro il mito letterario che intorno gli è stato costruito: il mostro, il diverso, ha ricoperto il ruolo d’essere il primo cyborg letterario degli ultimi due secoli. E’ stato detto più volte, da più parti, che la Fantascienza non gode di buona salute: con un po’ di amaro sarcasmo si potrebbe dire che trattasi di “un genere in via d’estinzione”. Gli scrittori, anche quelli che si erano detti adepti della science fiction, oggi hanno quasi tutti rinnegato la loro fede per sperimentare altri territori espressivi, spesse volte con risultati ben più che tragici. Valga un nome per tutti: Thomas M. Dish, grande negli anni Settanta, oggi sistematicamente ridicolo, impegnato a produrre cultura dark “politicizzata” decisamente trash. Ma non è questo il punto: voglio invece evidenziare che la fantascienza dishiana è precipitata nella tromba delle scale e si è rotta l’osso del collo. E si è rialzata e si è trasformata (riciclata) in una strega poco credibile e perfino in un prete maledetto ancor meno possibile. Se Dish ha abbandonato, anche Kurt Vonnegut ha gettato la spugna e ben prima di Dish: “…dopo Le sirene di Titano, più che uno scrittore di Fantascienza, Vonnegut è un esponente della ``narrativa pop'', cioè di quel gruppo di scrittori che usano spunti e immagini della narrativa popolare per mostrare l'effetto dei mass-media sulle coscienze.” (Riccardo Valla, Kurt Vonnegut: L'illuminista misantropo) La tentazione è quella di asserire che oggi la Fantascienza o è morta o si è riciclata attraverso altri generi narrativi che spaziano dall’horror all’avant-pop. Ma la situazione italiana, com’è? Sarebbe più semplice dire come “non è”, infatti a scrivere sf pura sono rimasti in pochissimi. Inutile citare chi oggi ancora resiste nonostante tutto. Ad ogni modo giusto è evidenziare che a scrivere science fiction, oggi, sono soprattutto i giovani: e forse i giovani le daranno nuova vita, o la seppelliranno una volta per tutte.

 

Protagonista di “Ragnatela dimensionale”, il primo romanzo di Annarita Petrino. è una giovane per metà essere umano e per metà cyborg: Shine. Il romanzo è una “ragnatela” narrativa abilmente costruita, che conduce il lettore in quegli spazi dell’intelligenza artificiale che già da tempo sono stati disegnati da Isaac Asimov e William Gibson. L’Autrice però conferisce maggiore umanità e profondità ai suoi personaggi rispetto a quelli più famosi dei già citati padri della Fantascienza moderna: è questo un azzardo, ma che la Petrino riesce a reggere con maestria. Shine è capace di provare sentimenti, ed inizia una relazione amorosa con Alan il cui ruolo importante è quello di “umanizzare” Shine. All’inizio del romanzo, Shine è una ragazza fredda, frigida: solo la morte dei genitori innesca in lei un meccanismo di ribellione che è però gelido, “occhio per occhio, dente per dente.” La ribellione, che spinge Shine a dar battaglia a chi ha ucciso i suoi genitori, è essenzialmente dettata dalla meccanicità, è risposta automatica ad un accadimento tragico. L’eroina, di sé troppo inconsapevole perché estremamente giovane, si vede così costretta ad accettare le sue proprie responsabilità e diventare protettrice della Galassia. Quando dei cyborg cominciano a sparire dalla sua dimensione, Shine decide che è venuto il momento di far luce sul mistero perché non è più possibile tenere gli occhi chiusi, far finta che tutto vada bene. E’ così che s’inoltra in una dimensione il cui controllo è nelle prepotenti mani di un Programma, il PDSU (Programma Digitale Sanità Umana): scopo precipuo del PDSU è di rapire gli abitanti delle varie dimensioni e poi modificarli geneticamente, affinché assumano carattere ermafrodita. Il PDSU è il nemico che Shine deve affrontare per il bene della Galassia. Mentre s’imbatte nel Programma Digitale, incontra Alan che ha non poche colpe sulle spalle, in quanto il PDSU è nato anche a causa sua. Ed è incontrando Alan che Shine diventa, o si accorge, d’essere “un essere emozionale” e non semplicemente una macchina.

 

Stranamente “Ragnatela dimensionale”, il romanzo di Annarita Petrino, è stato inserito nella Collana I Delfini indicandolo come un'avventura adatta ad un pubblico giovane; ma io ho i miei dubbi che un romanzo così possa essere adatto ad un pubblico di soli ragazzi; è un romanzo divertente e ricco di colpi di scena abilmente orchestrati che riesce a tenere ben sveglia l’attenzione del pubblico tutto. Contrariamente a tanti romanzetti di Fantascienza usa&getta, malamente scritti (o tradotti), “Ragnatela dimensionale” è scritto con genuina verve e notevole passione: lo stile è adamantino, e seppur la trama sia “una ragnatela di accadimenti”, l’Autrice grazie alla limpidezza della sua scrittura riesce nel non poco difficile compito di emozionare il lettore incollandolo alle pagine della storia, riga dopo riga.

 

Annarita Petrino dà un nuovo soffio di vita “emozionale” ad un genere letterario che sembra esser stato dimenticato da molti autori che si dicevano “puristi della science fiction”. Ed è questo un contributo notevole per la Fantascienza , in quanto se c’è una possibilità di rinnovamento e continuazione di questo genere culturale, questa possibilità è tutta nelle mani e nella fantasia di chi oggi scrive science fiction, nelle mani d’una nuova generazione di scrittori come la Petrino.    

 

 

Ragnatela dimensionale - Annarita Petrino - Collana: I Delfini n. 2 - Delos Books  -Pagine 302 - Euro 15,50 -  ISBN 88-89096-02-0



 

“Ragnatela dimensionale” è ordinabile solo su Delos Store:

 

DELOS STORE

 

Il sito ufficiale di Annarita Petrino:

 

http://www.mooncity.it/

 

Annarita Petrino

Intervista

 
ad ANNARITA PETRINO

 

 

a cura di Giuseppe Iannozzi



 

1. Cosa ha significato per te scrivere "Ragnatela Dimensionale"? Leggendo il tuo romanzo, si ha l'impressione, forse erronea, che molto del tuo universo immaginario sia costruito riprendendo quei temi che furono cari a Isaac Asimov. Puoi spiegare ai lettori di queste pagine come è nato il romanzo, quale l'ispirazione principe che ti ha portata a scriverlo?


L'impressione non è affatto erronea se pensi che a 13 anni, mentre tutte le mie coetanee leggevano giornaletti per teenager io mi immergevo nel fantastico viaggio proposto da Asimov in "Destinazione Cervello" e ti posso assicurare che a quell'età non è per niente una lettura semplice. C'è sicuramente molto di Asimov in quello che scrivo, ma non è una cosa che faccio intenzionalmente. Forse se mi mettessi a scrivere con l'idea di imitarlo verrebbe fuori una vera schifezza. Ad ogni modo è stato proprio lui l'ispiratore della mia attività di scrittrice. Dopo aver terminato la lettura del Ciclo dei Robot, infatti, mi sono chiesta se anch'io sarei stata in grado di scrivere qualcosa di così avvincente. Con questo non voglio dire che avessi in mente di produrre qualcosa al suo livello, dato che questo non credo sia possibile, ma sicuramente volevo scrivere qualcosa che ci si avvicinasse. Così ho cominciato a dare sfogo alla mia fantasia inventando storie avventurose che avevano me come protagonista. Dovete sapere, infatti, che la madre di Shine, Lory ero io nelle avventure che scrivevo all'epoca. Poi, con il passare del tempo, sono arrivata a "Ragnatela Dimensionale" che invece è un romanzo più maturo e più profondo rispetto a quelli che lo precedono. Ma l'ispirazione principe, per voler usare una tua espressione, è stata quella di voler trasformare le avventure di una ragazzina in qualcosa che avesse più spessore.


 

2. La tua eroina è una contestatrice o è più giusto dire che è fondamentalmente nichilista? E rispecchia, almeno in parte, le idee di Annarita Petrino, dell'Autrice?


Né l'una né l'altra anche se a prima vista potrebbe apparire l'esatto contrario. Shine è una ragazza cyborg adolescente e queste tre cose già bastano a spiegare il suo comportamento. L'impressione che dà Shine è quella di una ribelle che non crede in nulla, ma non è così. Deve semplicemente maturare sia mentalmente che emozionalmente. Quello a cui Shine cerca di opporsi è una visione razzista della Galassia da parte degli esseri umani, solo che lo fa con una tale forza da passare spesso dalla parte del torto. Il riscatto per lei arriverà solo alla fine. Per quanto riguarda le mie idee, Shine mi assomiglia solo nell'irruenza e nella radicalità del modo di pensare, quanto poi a metterle in pratica siamo completamente diverse.




3. Forse erroneamente, in copertina, "Ragnatela dimensionale" viene indicato come un'avventura adatta ad un pubblico giovane. Io non sono dello stesso avviso: credo invece che il tuo romanzo ponga bene in evidenza tanti problemi sociali e politici, in chiave metaforica, che sono del nostro tempo storico. Potresti spiegare il motivo per cui "Ragnatela Dimensionale" è, prima di tutto, un libro di Fantascienza adatto ad un pubblico che non è solo quello dei giovani o giovanissimi?


Quando l'ho scritto non avevo intenzione di creare un romanzo per ragazzi, ma solo un romanzo di Fantascienza. Come hai giustamente sottolineato, ci sono temi più che attuali che lo rendono invece adatto a tutte le fasce d'età. Sono sempre stata convinta del fatto che se fosse stato letto e apprezzato, sarebbe stato per quello che narrava, più che per il modo in cui lo faceva. "Ragnatela Dimensionale" parte dai problemi di un'adolescente, è vero, per arrivare poi a problemi di dimensioni cosmiche che a ben guardare sono gli stessi che abbiamo noi oggi. E' in virtù di questo che ritengo questo libro in grado di interessare tutti e non solo i giovani.




4. Ricollegandoci alla precedente domanda, "Ragnatela Dimensionale" è un romanzo che propone anche dei valori sociali, civili e/o politici? O, più semplicemente, si tratta di un'avventura il cui scopo precipuo è quello di catturare la fantasia del lettore per tradurlo in un universo immaginario ma possibile?


Non si tratta solo di fantasia, dato che come ho detto molte problematiche sono tristemente reali. Si, ci sono dei valori sociali, civili e perchè no? Anche politici, quelli di una Galassia che fatica a costruire la pace e a mettere da parte i pregiudizi. Quello che propongo è senza dubbio un universo immaginario, ma che benissimo potrebbe essere il futuro di un Governo, che nel corso degli anni abbia imparato a mettere al primo posto il rispetto e a prestare attenzioni alle reali esigenze dei cittadini.
E' così difficile da immaginare?


 

5. Questa è probabilmente una domanda che già ti è stata posta mille e più volte, ma, ogni tanto, ripetersi un po’ non guasta mai, dunque chi è Annarita Petrino?


E’ una  ragazza di 27 anni con tanta tanta immaginazione ed una passione sfrenata  per tutto ciò che esula la realtà presente. Le piace immaginare il futuro e sognare un mondo che al momento non esiste. Chi mi conosce lo sa… che in tutto quello che dico c’è sempre un piccolo riferimento al futuro. Ho semplicemente voluto provare l’emozione di riversare il mio sconfinato immaginario in qualcosa che gli altri possano leggere, apprezzare o detestare.




6. Quali altri autori investono il tuo immaginario oltre all’indiscusso maestro Asimov?
 

Contrariamente a quanto si può pensare non leggo solo di Fantascienza, ma spazio anche in altri generi. Per esempio ho un’autrice che stimo tantissimo anche se non appartiene alla sf. Si tratta di Patricia Cornwell creatrice della patologa più famosa della letteratura contemporanea. Mi piace molto il suo stile e la sua capacità di descrizione degli stati d’animo. È una qualità che apprezzo in un autore. Tornando alla Fantascienza dopo Asimov viene sicuramente Gibson che mi dà una visione più apocalittica e cyperpunk della realtà. Il suo “Aidoru” è stato per me una rivelazione.


 

7. L’intelligenza artificiale, o AI, quanta ce n’è in “Ragnatela Dimensionale”?  Non è da poco tempo che si trascina un dibattito fiume sulle AI: la tua opinione in merito facendo riferimento al tuo romanzo.


Quando sento parlare di intelligenza artificiale mi viene in mente il robot positronico di Asimov [ ovviamente :-) ]. Al momento siamo molto lontani da una simile perfezione, ma siamo su una strada a scorrimento veloce dalla quale non è possibile scendere. Nel mio romanzo i Terrestri sono stati quasi completamente distrutti da un programma per computer di loro ideazione. Si tratta di una intelligenza artificiale che ha superato quella del suo ideatore ed è sfuggita al suo controllo. Il buon vecchio mito di Frankestein torna a farsi sentire con un avvertimento: fare le cose con un certo criterio. Poi ci sono i robot ed i cyborg. Anche le loro intelligenze sono derivate da quella dell’uomo, però non costituiscono un pericolo per lui, e anzi convivono più o meno in modo pacifico. Ho voluto mostrare le due facce della medaglia. Non mi ritengo in grado di fornire una soluzione al problema, ma volevo mostrare quali possono essere i vantaggi e gli svantaggi.


 

8. Come hai affrontato l’atto creativo, mentre pensavi di scrivere – e scrivevi – “Ragnatela dimensionale”? Avevi già tutta la trama in testa o l’hai sviluppata passo dopo passo?


Secondo alcuni scrivere un libro è faticosissimo, ma per me è una cosa molto naturale. “Ragnatela Dimensionale” è nato dopo un’immagine che mi si è proiettata in testa. Una ragazza correva perché aveva qualcosa di urgente da fare. Da lì è nato tutto e mano a mano che scrivevo la trama prendeva forma. Avevo in mente solo le linee essenziali e intorno a quelle ho costruito l’intero svolgimento della vicenda.




9. A
tuo giudizio, esistono dei modi o delle tecniche particolari per scrivere della buona Fantascienza? E perché scrivere science fiction piuttosto che mainstream?


Bella domanda. Io non ho seguito alcun corso di scrittura e mi sono rivolta al genere fantascientifico perché era quello che più amavo. Forse un giorno mi indirizzerò altrove, non so. Comunque era quello che più si avvicinava al mio immaginario e alle mie esigenze di espressione. Dunque ho scritto quello che intendevo narrare. A mio avviso qualunque libro può essere ‘buono’ indipendentemente dal genere, purché venga scritto con la passione e l’irruenza dell’idea iniziale. È solo una mia opinione, ovviamente, perché è così che scrivo io.




10. La questione è abbastanza annosa e più volte portata all’attenzione del pubblico: si dice che la SF sia morta. La tua opinione in merito? Soprattutto quando si parla di Fantascienza italiana, si dice che non ha più nulla da regalare al pubblico. Eppure, leggendo il tuo romanzo, mi sembra che la sf abbia ancora ottime possibilità espressive.


È un’opinione abbastanza diffusa, molto legata secondo me al fatto che è considerata un sottogenere e spesso viene confusa con il fantasy. A volte mi fermo ad osservare gente con i telefonini palmari, auricolari che sembrano caschi, computer portatili sempre più maneggevoli e funzionali… e mi chiedo: “Quanti di loro amano la Fantascienza ?”. Probabilmente meno della metà. Eppure sono proprio quelli che stanno usando tecnologie spesso e volentieri suggerite da questo genere. La mia opinione è questa: la Fantascienza è un genere scomodo, perché induce a riflettere. Alla gente non piace vedersi propinare futuri apocalittici e invenzioni che esulano qualsiasi immaginazione, perché c’è la segreta consapevolezza che un giorno tutto ciò potrebbe avverarsi. Vedi “Terminator 3”. Dunque viene posta in un cantuccio dal quale non può dare più di tanto fastidio. Il mio è un genere fantascientifico che si mischia al fantasy, ma che, come abbiamo già detto, affronta temi più che attuali. Per quanto riguarda la Fantascienza italiana forse la sua unica colpa è di non contare tra le sue fila mostri sacri conosciuti a livello internazionale che riescono dunque ad assicurare a questo genere una buona fetta di mercato.




11. A
questo punto è d’obbligo farti una domanda un momento cattiva, forse antipatica: chi, a tuo giudizio, oggi, fra gli autori italiani, sa ancora scrivere della buona Fantascienza?

Qui purtroppo devo ammettere la mia ignoranza in materia. Per anni mi sono nutrita dei libri di Asimov, spaziando occasionalmente con libri di altri autori stranieri e tentando anche altri generi. Contemporaneamente è arrivato il cinema. Per quanto riguarda la Fantascienza italiana, non ho ancora un bagaglio degno di nota e non posso esprimete giudizi; dunque la cattiveria della tua domanda rimane fine a sé stessa. :-)




12. “Ragnatela dimensionale” è un romanzo a sé stante, o piuttosto trattasi del primo capitolo d’una saga che in futuro proseguirà?


Proseguirà eccome se tutto va come dico io. Esso già si pone al termine di un’altra minisaga e vede dopo di sé altre avventure con Shine come protagonista. E’ solo il primo capitolo di una serie che vi terrà col fiato sospeso fino alla sua conclusione. Garantito.




13. Non è che potresti anticiparci qualcosa a proposito degli eventuali futuri capitoli delle avventure di Shine?


Perché no? Quello che ho intenzione di realizzare [e che è già tutto nella mia testolina] è un’epopea che ha come tema centrale la lotta tra il Bene e il Male. Posto questo, Shine si troverà a dover svelare i misteri del luogo dove tutto ha avuto origine e che in questo primo capitolo viene solo accennato: “Stella Universale”. Intorno ad essa gireranno i destini dei vari personaggi e vicende secondarie si uniranno alle principali. Per soddisfare la vostra curiosità posso dirvi che i legami di sangue porteranno Shine a dover prendere una decisione importante, dalla quale dipende la sopravvivenza di tutte le forme di vita dell’Universo.




14. A
chi è indirizzato “Ragnatela dimensionale”? Perché si dovrebbe leggere il tuo romanzo? Cosa aggiunge, secondo te, a quanto è già stato detto intorno ai cyborg e all’avventura? Domanda imbarazzante, ma non puoi sfuggire. ;-)


Eh eh. Molto semplice e per nulla imbarazzante per me che credo ciecamente in questo romanzo. Lusinghe a parte, innanzitutto è un’avventura che ti tiene con gli occhi incollati fino all’ultima pagina. Un brodo primordiale di tematiche e personaggi che si intrecciano lungo lo svolgimento della vicenda ed ognuno dei quali apre capitoli futuri e si riferisce a quelli passati, senza però intaccare la piena comprensione di questo primo libro. Il discorso cyborg è il punto forte del romanzo. Il cyborg qui non viene inteso solo come umanoide metà uomo e metà macchina, ma come essere emozionale. Che cosa intendo? Una creatura semimeccanica che si trova a dover fare i conti con un’eredità di sentimenti ed emozioni vecchi di milioni di anni in una struttura del DNA completamente nuova. Ne viene fuori un essere superiore all’essere umano dal punto di vista fisico, ma con un bagaglio di emozioni che non sempre riesce a gestire e che il più delle volte vince la sua natura in parte meccanica.




15. Shine, la tua eroina, è una cyborg: quali dissidi interiori vive? E perché? E come cerca di risolverli?


In primo luogo Shine è un’adolescente alle prese con l’inevitabile confronto con la madre che appare ai suoi occhi perfetta ed insuperabile. In secondo luogo è un cyborg nato dall’unione di un robot umanoide dotato di poteri speciali e di un’entità benigna discendente di una potente stirpe. In più ha nelle sua mani il controllo della Galassia. Tutto questo le provoca dissidi che appaiono insormontabili a cominciare dai tentativi si strapparle il comando alla scoperta dell’amore. Shine unisce il tutto in una soluzione che non lascia respiro fino alla fine. La sua natura di cyborg a volte aiuta e a volte ostacola la sua maturazione ma l’eroina che incontriamo alla fine del romanzo non è sicuramente quella delle prime pagine.




16. Il tuo romanzo è stato pubblicato da DelosBooks. Hai mai pensato di tentare altre vie, magari partecipando al Premio Urania?


Devo proprio dirlo: Ragnatela Dimensionale ha già partecipato al Premio Urania, ma non ha vinto. :-) Poco male, non mi sono certo arresa. Per quanto riguarda il futuro, non so ancora che cosa mi proporrà. Una cosa è certa: ho intenzione di proseguire su questa strada e di marcarla a fuoco.




17. Sicuramente non ti ho posto delle domande importanti, quindi, come sono solito fare, ti lascio tutto lo spazio che vuoi per parlare del tuo romanzo, “Ragnatela dimensionale”, nella maniera e nella forma che preferisci. Quindi, fatti sotto, e raccontaci qualcosa di più di questo tuo esordio narrativo, che fa ben sperare per il futuro della Fantascienza nostrana.


Credo di aver già detto tutto di questo libro o almeno lo spero. È stato il mio esordio narrativo, è vero, il parto di una mente che aveva tanto da dire e che ha voluto farlo nel modo a lei più consono… scrivendo. Tra tutti quelli che avevo scritto l’ho trovato il più adatto per essere pubblicato, perché arrivato dopo un salto mentale ed una maturazione non indifferente. Ragnatela Dimensionale è solo un gradino, che però io reputo importantissimo e che mi servirà per arrivare al secondo e da lì alla cima. Ci ho creduto così tanto da desiderare che altri lo leggessero e lo apprezzassero e sono già enormemente soddisfatta dei risultati che ho raggiunto.




18. Quali i tuoi progetti per il futuro in campo artistico e creativo?


Sicuramente proseguirò la saga di Shine, di cui ho già pronto il seguito, ma ho anche intenzione di dedicarmi ad altri romanzi, sempre di sf che esulano dalla saga. Inoltre ho per le mani un progetto oserei definire titanico, di cui non posso anticiparvi nulla perché non sono ancora sicura che andrà in porto. Se lo farà, sono certa che ne sentirete parlare!




19. Cara Annarita, sei stata gentilissima e davvero molto paziente a rispondere a tutte queste domande, alcune non poco impegnative. Da parte mia, ricevi il più sincero augurio di grande fortuna.


Io ringrazio te Giuseppe, non solo per l’intervista me per la disponibilità e la gentilezza che hai sempre dimostrato nei miei confronti. Per aver creduto nelle mie possibilità sin dall’inizio.


Grazie davvero. Di cuore.


Annarita

 


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 21:20 | interviste | clicca per commentare commenti (12)



TRE BLUES & LA LUNA

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, ottobre 28, 2004


Tre
Blues
& la Luna
 
 
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
 
 
 
BOURBON STREET BLUES
 
Questo blues è nato sul Blog di Chatterly
e a Lei ne faccio dono
 
 
Sì, ho scialacquato la mia tenerezza
sfidando il bagno dell’argento
e la bellezza della Luna in cielo.
 
Come uno che solo ha l’impeto delle ore,
ho dimenticato la mia piccola Bambina
tra l’indice e il pollice per un plettro d’avorio,
qui a New Orleans, Bourbon Street Blues.
 
Se gli annegati hanno mute labbra,
non io che stono questo Mississipi
nota dopo nota, raggio di luna ripetuto
all’infinito. Ma invano.
 
Oh, la mia piccola Bambina, il suo incanto,
il suo riflesso sullo specchio dell’acqua:
come ho potuto esser tanto crudele?
 
Come una pioggia che solo ha il suo dolore,
sono scivolato nei tombini della dimenticanza,
qui a New Orleans, Bourbon Street Blues.
 
Se gli amanti hanno mutevoli anime blu,
come ho potuto esser tanto infantile?
Oh, la mia piccola Bambina, il suo infinito,
il suo amore, un fiore di luce fra le labbra!
 
Menando una pallida vita d’illusioni,
suonando una chitarra che fosse solo mia,
ho scialacquato tutta la mia dolcezza
per raccogliere una manciata di foglie d’autunno
e il mistero di un’eclissi di Luna sotto la pioggia,
qui a New Orleans, Bourbon Street Blues.  
 
 
 
 
 
LA CADUTA DELL’INNOCENZA
 
 
Non seguire la cattiva strada, segui queste note invece:
perderai tutti i denti, perderai il rispetto della tua donna,
e ti terrà il tempo l’abbaiare d’un cane rognoso,
ti ricorderà che sei nato bastardo con la luna di traverso.
 
Non c’è altro da sapere. Non c’è altro jazz.
 
Non seguire la cattiva strada, segui queste note invece,
quelle d’un trombettista dannato, d’un grande condannato:
in una notte di primavera, in volo planando
sul selciato, da una finestra d’albergo di Amsterdam,
la caduta della vita nella tromba d’un’altra vita.
 
In una notte di primavera, non leggere come me
le note sul pentagramma, la caduta dell’innocenza.
 
Non c’è altro da sapere. Non c’è altro jazz da ballare.
 
 
 
 
 
QUESTA NOTTE, CON QUESTA LUNA
 
 
Questa notte lasciami andare dalla mia bella:
le ho fatto una promessa di pentole e coperchi
e lei ha scommesso il suo vestito più tragico
su di me. Su di me, il suo nudo vestito. Su di me.
 
Con questa luna di sangue nella mia testa che sballa,
con questa luna svestita, lascia che tocchi con mano
se è vero quello che si dice in giro mentre sono via
nel tremore disperato d’un whisky a tarda sera.
 
Questa notte, con questa luna, un'altra solitudine.

 


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:37 | blues e beat | clicca per commentare commenti (12)



COME TI SEI VENDUTO!

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, ottobre 27, 2004



Come Ti sei VendutO!
 
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
 
 
"Attraverso di me voci lungamente mute,
Voci di interminabili generazioni di schiavi,
Voci di prostitute e di gente deforme,
Voci di infetti e di disperati, e di ladri e di nani."
 
Walt Whitman, Foglie d'erba 1855
 
 
 
 
INVERNO
 
 
sì, qualcuno credeva in te
com’è che ti sei venduto?
 
in un girotondo di convenienze
ora vendi il giorno e la notte
e a tutti vai dicendo
che è stato facile inciampare
alzare lo sguardo e andare avanti
 
ma l’inverno ti gela il culo
come ti sei venduto
 
 
 
 
 
LETTERA
 
 
Amore, ti scrivo queste poche righe, perché piccolo è stato l’amore che ci ha visti insieme. Non ho molto in tasca e le parole che vorrei liberare è meglio tacerle.
 
Amore, qui è quasi primavera e la mia vita ha cambiato dolcezza. Non ha senso chiedersi perché ti sei venduta. Non ha ragione d’esistere la possibilità di rimanere amici.

Amore, ti lascio così. Ma ti auguro che un giorno tu possa perdonarci tutte le carezze sciupate e le frottole bevute in quel caffè.  
 
Arrivederci Amore, avevi gli occhi belli. Arrivederci Amore, avevi l’Anima presa nell’eterna stanchezza d’un’aritmia di speranza per un dolore diverso da noi.
 
 
 
 
 
SUPERFLUO
 
 
C’è che sono stanco: non è colpa tua. Ma avevo tanti progetti in corso. Poi c’è che sono calmo. Ma non è per te: ho solo voglia d’un ritiro. C’è che devo proprio vendere il superfluo al primo sconosciuto che mi capiterà a tiro. Solo che tu, tutto questo non lo puoi capire perché non ci sei mai stato dentro come me.   
 
 
 
 
 
IN AUTUNNO
 
 
Sembri un’anima in pena: il tempo non t’ha cambiata. Al bruno dell’autunno ti sei venduta. Ma del resto, forse è stato meglio così: non avevi un sogno per cui vivere, né un satiro che baciasse il tuo capo bruno.
 
 
 
 
 
LA VITA E’ MONETINE
 
 
La vita è monetine: passa di mano in mano, cade dalle tasche. Come giocare alla roulette russa dormendo su un cuscino di rose, come riposare la testa sul culetto d’una venere bionda o bruna, come sognare un mondo migliore a un tiro di schioppo, la vita è monetine. O un soldino annegato nel Pozzo dei Desideri.
 
 
 
 
 
AMA TE STESSO
 
 
Ieri m’avevi chiesto perché. Oggi ti rispondo perché no!
Ama te stesso: non è forse così che si dice?
 
Vietato l’accesso. Ma prima, vietato il decesso,
il suo eccesso. E’ tempo di vivere l’Adesso.
 
 
 
 
 
ALTO E BASSO
 
 
“Sei un deficiente!” - così il fratello aveva urlato addosso al compagno, ma tenendo bassa la testa quasi timoroso.
“Non meriti risposta. O insulto.” – si limitò a sentenziare l’offeso, ma a testa alta senza assumere atteggiamento di superiorità.
 
E si separarono. Per sempre.
 
 
 
 
 
DUE AMICI
 
 
“E’ stato un completo disastro.”
“Solo perché non hai voluto darmi retta.”
“Adesso la colpa sarebbe mia!”
”E di chi altri, allora?”
“No, non mi puoi fare questo.”
“Io non ti sto facendo proprio nulla. Hai fatto tutto da solo.”
“Come sarebbe a dire?”
“Ci sei andato tu a letto con quella. Mica io!”
“Sì, ma tu me l’hai presentata quella.”
“Ma ti ho anche detto chi era e cosa voleva.”
“Avresti dovuto dirmelo meglio.”
Entrambi rimangono in silenzio. Riflettono.
“Una birra?”
“Vada per la birra. Però paghi tu, questa volta. E non pensiamoci più.”
“E così sia. Non pensiamoci più, amico.”
 
 
 
 
 
UNA MERDA D’UOMO
 
 
“Finalmente l’hai piantata con i tuoi grazie per ogni sciocchezza. Ma non t’aspettare che ti ringrazi per questo.”
“Ma io non m’aspetto proprio niente.”
“Meglio così. Non ti reggevo più, vederti sempre a testa bassa e poi ringraziare. Mi facevi sentire una merda d’uomo.”
 
 
 
 
 
RISPETTO DI SE’
 
 
Mi sbarberò, farò il mio volto nudo, un giorno accadrà. E tu dimenticherai di depilarti le gambe. Oh, è così che succede in tutte le storie che di sé non hanno rispetto.
 
 
 
 
 
LORO
 
 
Prese il giornale in mano. Veloce lo sguardo arrotondò le pagine fino ad incontrare quella che gl’interessava: aveva trovato la sua firma e l’articolo amputato. Il disgusto era il sorriso che poteva permettersi dopo aver presentato le sue dimissioni al Capo Redattore. Non era pentito ma neanche orgoglioso, perché la firma, quella c’era; e gli altri non lo sapevano mica che lui non c’era stato al loro sporco gioco. Tutti avrebbero pensato che invece sì, che lui era sporco quanto loro, leggendo quel fottuto giornale dove ancora campeggiava la sua firma, anche se non gli apparteneva più.    
 
 
 
 
ALL’INFERNO
 
 
Amore, ti presento le mie Condoglianze.
Amore, ti presento la mia nuova Fiamma.
Amore, mi seppellirai ancora nel tuo Calore?
 
Amore, Inferno e Paradiso sono all’Asta:
Lagrime e Risate al migliore Sofferente,
al migliore Offerente. A chi come Noi.
 
 
 
 
ANALE
 
 
Mi pensasti, poi dimenticasti
la mia essenza, e diventasti
una che parlava nella manica:
ero per te un’altra Liala
e non la Penna e il Calamaio.
Com’è che non t’accorgesti ch’ero
sesso anale? tutte le stelle
a cielo scoperto di Whitman?
 
 
 
 
IL SEME
 
 
E tu, tu che ora piangi
il diario di Anna Frank
come un Giuda,
tu che ora fingi
come sempre,
da che parte stai?
 
Io, un deragliato,
eiaculazione precoce;
tu, un fanatismo,
figlio d’un seme atroce.
 
 
 
 
SCRIVERE
 
 
Qualcuno vorrebbe sapere il mio perché?
Scrivo perché vivo, per essere eroe inviolato,
bambino meravigliato. E non il contrario.

 


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:21 | riflessioni | clicca per commentare commenti (23)



LA NEBBIA CEREBRALE DI ANDREA GOTICO

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, ottobre 26, 2004

 

LA NEBBIA CEREBRALE



DI ANDREA GOTICO





a cura di Giuseppe Iannozzi




 

Andrea Gotico nasce nel 1972 a Torino, città in cui vive e lavora. E' fotografo, scrittore e fumettista. Suoi articoli e sue fotografie sono apparsi su molti giornali. Insieme ad altri tre ragazzi è ideatore e realizzatore del progetto Autori Esclusi. Nel 2001 vede la luce il suo primo romanzo: Nebbia cerebrale edito da Autori Esclusi. Un suo racconto, Kafka, è apparso nell’antologia AIGAM (AE), e nell’antologia I pionieri dell'anno 3000, Andrea Gotico ha dato il suo contributo con il racconto Katakumba. Dopo l’ottimo successo di Nebbia Cerebrale, che è alla seconda ristampa, l’autore ha già pubblicato il suo secondo lavoro per i tipi de Il Foglio Letterario, Le avventure di Padella (arricchito dalle illustrazioni di Pierpapolo Rovero).

Ciò che maggiormente stupisce nel lavoro di Andrea Gotico è la semplicità, una semplicità complessa che non ricerca motivazioni razionali agli eventi della realtà e dell’irrealtà che l’autore descrive con poetica precisione. Difficile, se non impossibile, specificare il genere letterario di una opera come Nebbia Cerebrale: è un lavoro che rifiuta le etichette e che si lascia leggere tutto d’un fiato. Lo stile, poetico, spesse volte fumoso, descrive l’anima della realtà per tradurla in irrealtà; ma chi di noi può dire con certezza assoluta cosa è reale e cosa invece non lo è? L’autore sembra quasi suggerirci, attraverso la sua storia, che reale e irreale appartengono ad una stessa dimensione esistenziale. E’ una ricerca spirituale dove il protagonista è avvolto dalle nebbie reali/irreali di una Torino magica, una città che nasconde se stessa agli occhi di chi non ha fantasia, ma anche una città crudele dove si incontrano i nostri pensieri, le nostre fantasie, i nostri dubbi, i nostri amori, e tutti assumono la concretezza di spiriti materiali, palpabili. Eppure, alla fine, anche questi spiriti palpabili si dissolvono, entrano, o meglio escono dalla nebbia che li avvolge, per tornare ad essere liberi, e libero diventa Tiboldi, il protagonista di Nebbia Cerebrale.

Andrea Gotico pur negando uno stile adamantino, riesce, attraverso la sofferta costruzione di archetipi onirici, a dar vita ad una realtà cerebrale, onirica, perfettamente credibile. Alle volte si ha la sensazione che la storia avvolga il lettore in un mare di fumosa nebbia, eppure ogni volta il lettore riesce ad emergere da questa nebbia e lo spirito si inebria respirando a pieni polmoni. La fumosità della storia è solo apparenza, perché il costrutto narrativo è sostanza, e questa è la materia espressiva che interessa l’autore.

Nebbia Cerebrale è un romanzo delicato, sensibile, inquieto, profondamente introspettivo che non manca di entusiasmare il lettore con la forza dell’immaginazione, e proprio questa disegna le mille contraddizioni dell’uomo moderno sempre più chiuso in se stesso e quasi mai disposto a prestare ascolto al prossimo. Andrea Gotico evidenzia tutto ciò attraverso atmosfere sognanti, attraverso le inquietudini che ognuno di noi cova dentro al proprio spirito. E’ un romanzo che tratteggia un ottimismo disperato, mai banale o vittimista: la ricerca dell’Ego è affidata alla poesia, quella popolare, quella spontanea che nasce dal vivere ogni giorno la realtà, una realtà che non è mai tale e che per essere compresa necessita di essere indagata con la forza dell’immaginazione.

Posso definire Nebbia Cerebrale come un romanzo allegorico, ma non sono in grado di appiccicargli addosso nessuna etichetta letteraria: non è fantascienza né fantasy o horror, molto più semplicemente è un romanzo che si pone a metà strada tra letteratura classica e letteratura di genere.

Dall’Introduzione di Alessandro Del Gaudio: “Andrea Gotico è uno scrittore che non ha mai avuto vita facile con gli editori. Il suo primo romanzo ha ottenuto un buon successo di pubblico e critica eppure prima di essere pubblicato da Autori Esclusi ha ricevuto numerosi rifiuti. Si può dire che l'avventura di AE sia nata dalla sua idea di autoprodursi, pubblicando a proprie spese il libro e puntando sulle proprie qualità. La risposta non si è fatta aspettare, il termine Nebbia Cerebrale è diventato un sinonimo diffuso del disagio esistenziale, superarla significa risollevarsi dalla depressione. Fin dal suo primo libro emerge la particolarità dello stile di Gotico, scarno ma efficace, semplice ma azzeccato. Quest'autore non cerca la raffinatezza, sarebbe tempo sprecato. Per poter colpire con le sue storie ha bisogno di comunicare in modo affettato la propria idea, di elevarla a slogan. Il suo genere è fortemente allegorico, racconta favole molto singolari, ma parla di cose vere. La scrittura è la sintesi di tutta la sua produzione, che si esprime anche nel fumetto e nella fotografia. I suoi miti sono tutti quei personaggi che escono dai canoni, le voci fuori dal coro: Umberto Verdirosi, William Wallace, i Sepultura, per citarne alcuni. Malgrado questo a Gotico non piace essere etichettato, una sua storia può piacere o no, ma si distingue sempre per l'originalità e quel tocco di genialità che sono un po' il suo marchio di garanzia.”

Nebbia Cerebrale è un lavoro coraggioso, innovativo che non si lascia violentare dalla critica. Chi legge un romanzo come quello di Andrea Gotico, può solo amarlo, ma non è escluso che qualcuno possa rimanere indifferente. Eppure, anche chi rimarrà indifferente alla poesia immaginifica dell’autore non sarà capace di odiare né l’autore né il suo romanzo. La grande forza espressiva di Nebbia Cerebrale è proprio questa: non lascia spazio all’odio, forse all’indifferenza, ma non all’odio. Eppure, per certi versi, anche l’indifferenza, che uno scritto come questo può suscitare nel lettore, è comunque una indifferenza cerebrale, perché in fondo al cuore, nelle latebre dello spirito, una corda, almeno una, viene toccata, scossa, vibrata. Un’ottima prova per un giovane autore, che, non nutro dubbio, in futuro sarà capace di emozionarci ancora. Il rinnovamento stilistico ed espressivo delle nuove leve di scrittori italiani ha trovato in Andrea Gotico un valido, umile esponente.


Nebbia Cerebrale (La seconda ristampa è arricchita dalle bellissime illustrazioni di Gianpiero Ferrari) – Andrea Gotico - Autori Esclusi - pp. 86 - Euro 6.50 - ISBN 88-900838-7-5

 

 

 

 

INTERVISTA AD ANDREA GOTICO

 

 

a cura di Giuseppe Iannozzi




 

 

 

1. Vorresti presentarti ai lettori, a quanti ancora non ti conoscono?

 

Guarda, molto semplicemente, anche perché non sono in grado di presentarmi, sul mio sito dico di essere un’aspirante scrittore, fotoreporter, pittore e bla bla… ma in realtà mi reputo un essere vivente che prova ad esprimersi come crede, c’è chi lo fa facendo il pane e chi facendosi saltare in aria in un bar…

 

2. Allora, Andrea, una domanda di rito: come hai iniziato a scrivere? Chi o cosa ti ha spinto a diventare artista?

 

Diciamo che in qualche forma l’ho sempre fatto ma principalmente per una delusione d’amore… e scrivere mi aiutato ad uscirne vivo.

 

3. Hai recentemente pubblicato un ottimo romanzo breve, Nebbia Cerebrale, per i tipi Autori Esclusi: è un condensato di forte immaginazione, un viaggio spirituale… ma è anche cerebrale e nebbioso come i migliori lavori di William Burroughs. Vorresti spiegare il perché e il percome di questo tuo lavoro?

 

Ti ringrazio per il complimento. Nebbia Cerebrale è nato da sé, nel senso che ho sentito il bisogno di scriverlo ed è venuto fuori così, senza pensarci troppo su, l’ho iniziato senza neanche sapere come sarebbe finito… Nebbia Cerebrale è un viaggio che ho fatto in diretta con esso (non so se mi sono spiegato).

 

4. Leggo in quarta di copertina che l’hai scritto in cinque indimenticabili notti: perché scrivere avvolto dalla magia della notte?

 

Per l’appunto questo viaggio è durato cinque notti e devo dire che le ricordo come tra le cinque  più belle… mi sono divertito un sacco. E comunque di notte è più facile scrivere, c’è più silenzio e soprattutto non c’è la luce, e nel buio stranamente si riescono a vedere le cose con più chiarezza.

 

5. Nebbia Cerebrale, pur essendo un romanzo di genere, non disprezza uno stile alto, letterario; è piuttosto raro che un autore adotti uno stile preciso come il tuo per un genere che, solitamente, ricusa tratti umanistici, eppure il risultato è ottimo, superiore alla media, un romanzo che si lascia leggere tutto d’un fiato. Cosa ne pensi?

 

Guarda francamente non so cosa dire e sono costretto a ripetermi perché in questo libro non c’è nulla di premeditato… è un libro scritto tutto d’un fiato e sono felice quando qualcuno mi dice che si legge tutto d’un fiato. 

 

6. Nebbia Cerebrale è un intelligente delirio della mente ma anche dell’anima: in alcuni passi, non ho potuto fare a meno di riconoscere un forte concentrato introspettivo, spirituale. Quanto è importante l’introspezione per rendere credibile una storia? i personaggi che vivono dentro alle pagine di un romanzo?

 

Sicuramente quando uno scrive è difficile che non emerga qualcosa di lui e della sua spiritualità… c’è chi non ama romanzi troppo autobiografici, ma di fatto chi sente il desiderio di scrivere in primo luogo lo fa per se stesso, per esigenza personale. Se poi questo ha la fortuna di essere pubblicato, letto e apprezzato tanto meglio, anche perché credo che (almeno nel mio caso) scrivo per me stesso… ma da lì il passo è breve di sentire l’esigenza che altri lo leggano… in sostanza sarebbe come imprecare contro un muro… lì per lì ti sfoga però imprecare contro qualcuno da più soddisfazione… 

 

7. Perché hai deciso di ambientare Nebbia Cerebrale a Torino? Torino, nel tuo romanzo, diventa una città gotica avvolta dalla nebbia, quasi medievale, quasi mistica, quasi da favola: quali autori hanno influenzato questa tua visione letteraria della città?

 

In realtà non è ambientato in nessun luogo specifico è una miscela immaginaria di posti che ho amato e vissuto nella mia infanzia e Torino è sicuramente uno di questi. E Torino in fondo è tutto quello che hai detto… la magia di questa città secondo me non ha eguali… è una città stimolante all’ennesima potenza anche se pochi lo notano… per il resto l’unico libro ambientato a Torino che ho letto è quello di Culicchia. Tutti giù per terra, che tra l’altro trovo bellissimo… ma credo che centri poco.    

 

8. I personaggi di Nebbia Cerebrale, chi, o cosa, cercano?

 

I personaggi di Nebbia sono spesso surreali, ma in fondo non così tanto e credo che rappresentino gli amori, le paure e gli interrogativi della vita di molti, ma non di tutti.   

 

9. Trovi che ci sia una netta differenza fra narrativa di genere e quella che molti critici definiscono cultura alta (o umanistica)?

 

Credo che le differenze possano essere solo soggettive… poi  qui tocchi un tasto dolente, perché già il fatto che un critico abbia la presunzione di giudicare il lavoro di un altro per me è sbagliato, perché può essere vero che un libro sia più bello di un altro o più profondo, più divertente o chessoio, ma resta comunque una cosa soggettiva, perché un libro che a noi non dice nulla sta magari salvando un’altra persona dall’altra parte del globo… è un ragionamento utopico lo sò ma è solo una questione di punti di vista…Poi se pensiamo che i critici sono spesso politicizzati o pagati dai grandi editori mi sembra chiaro che forse non dicano neanche più quello che è il loro pensiero, ma mi fermerei qui perché rischio di diventare a mia volta critico verso gli altri e non mi va… e tra l’altro non so se ho risposto alla tua domanda.

 

10. Una tua definizione di narrativa di genere…

 

... posso fare una telefonata a casa?

 

11. E una per la narrativa umanistica… potrebbe essere…

 

Ma… un aiuto dal pubblico?

 

12. Credi che la letteratura di genere possa incontrare la cultura alta in una unica soluzione narrativa adatta ad esprimere al meglio fantasia e tormenti, contraddizioni e passioni, dell’umano esistere?

 

Mi stai mettendo a dura prova… mi sento molto ignorante di fronte a queste domande, posso giocarmi il Jolly?

 

13. La fantascienza, a tuo giudizio, cosa può esprimere e cosa non è in grado di esprimere al lettore moderno? Quali romanzi di fantascienza hanno maggiormente influito sulle tue convinzioni artistiche e letterarie?

 

Probabilmente la fantascienza oggi come oggi si scontra troppo con la realtà ed è sempre più difficile immaginarsi dei mondi possibili, o meglio forse è troppo facile farlo, perché l’uomo sta agendo in modo tale da rendere prevedibile il proprio futuro… se continuiamo ad affamare consapevolmente o meno la maggior parte della popolazione mondiale è chiaro che quest’ultima lotterà in tutti i modi per cambiare le cose e non bisogna chiamarsi Asimov per immaginarlo. Detto questo non credo di essere stato influenzato troppo dalla fantascienza anche perché ne ho letta davvero poca… forse più da quella cinematografica… Matrix sicuramente è un film che mi ha influenzato, anche se più che altro credo che abbia riacceso in me delle convinzioni che già avevo.

 

14. Pensi che un giorno scriverai fantascienza? Tu, se dovessi scrivere un racconto di sf, come lo scriveresti?

 

Ho partecipato ad una raccolta di racconti curata da Emiliano Maramonte per il Club Ghost intitolata I PIONIERI DELL’ANNO 3000 con il racconto dal titolo Katakumba, che immagina un mondo diviso letteralmente in due a causa delle guerre religiose.  Certamente è ambientato nel 3020 circa però a volte faccio fatica a definirlo un racconto di fantascienza… forse è più un racconto d’attualità.

 

15. La letteratura fantastica: penso a Tolkien, a Terry Brooks e al più metafisico e letterario Michel Rio. La fantasia, come e da dove nasce? Perché c’è l’esigenza di scrivere di e la Fantasia ?

 

Credo che la fantasia sia un dono e non credo che nasca dall’uomo, nei quadri di Umberto Verdirosi è sotto forma di un suggeritore e io credo che ci sono persone che sentano una sorta di voci dall’alto … o dal basso, è una questione di sensibilità personale, e di un differente modo di esprimerla, si può essere fantasiosi in ogni cosa che si fa… anche pulendo i cessi! Ma spesso la fantasia nasce semplicemente per evadere da un qualcosa che non ci piace o da un qualcosa che ci piace da morire!

 

16. Tornando a parlare di Nebbia Cerebrale, il tuo romanzo d’esordio è già alla seconda ristampa: la ricetta per ottenere un risultato tanto positivo è… tanta buona volontà? O c’è dell’altro?

 

Non c’è altro… oltre al culo, c’è solo l’impegno personale, ho ricevuto decine di rifiuti da case editrici che mi hanno risposto e non risposto in modi più o meno carini… ma io credo in me stesso e penso di poter dire qualcosa… anche se sarebbe meglio dire che sento di voler dire qualche cosa allora ho deciso di auto-produrmi, il che comporta un enorme sforzo personale… insomma ti tocca fare tutto quello che dovrebbe fare una casa editrice seria… ovvero avere tanta buona volontà.

 

17. Nebbia Cerebrale fa parte di un progetto più ampio e ambizioso: Autori Esclusi. Quali gli intenti, i propositi di Autori Esclusi?

 

Una sera dopo l’ennesimo rifiuto da una casa editrice  parlando con Federica (la mia ragazza). abbiamo deciso di auto-produrre Nebbia Cerebrale, e con lui è nato il progetto più ampio, quindi se vogliamo vederla con un’ottica positiva tutti questi rifiuti hanno portato ad un qualche cosa. Autori Esclusi ha il sogno di produrre autori al primo romanzo, con i quali solitamente nasce prima di tutto un’amicizia seguita da un battersi con loro per farsi conoscere. Cerchiamo persone principalmente motivate, che credano prima di tutto nelle proprie capacità e abbiano voglia di mettersi in gioco. Noi non chiediamo contributi all’autore ma chiediamo di comprare almeno 100 copie del libro (ovviamente a prezzo di stampa) e secondo me è diverso dal chiedere soldi a prescindere…è un modo di credere in due nella stessa cosa. Poi se un giorno avessimo i mezzi per produrre completamente un autore… allora forse sarebbe diverso… ma si vedrà.

Nel mio caso mi sono messo da parte i miei soldi, mi sono impaginato il libro e me lo sono fatto stampare…e come tu sai bene non costa  neanche la metà della metà di quello che molti editori ti chiedono…  poi dopo sta a te metterti in gioco… passare da una libreria all’altra, contattare riviste… insomma cercare di farsi conoscere e quando riesci a rientrare della spesa… bè per me è già stata una vittoria… di certo vivere scrivendo è un sogno e per ora resta tale…  

 

18. Una tua critica all’editoria moderna: cosa rimproveri agli editori che, ieri come oggi, disprezzano e non prendono in considerazione i nuovi talenti artistici?

 

Qui si potrebbe scrivere un poema, ma brevemente dico che gli editori moderni se ne sbattono di cercare nuovi talenti, l’importante è fare soldi, non c’è quella curiosità di vedere se dal cilindro possa uscire un nuovo fenomeno… ma credo anche che la televisione stia mietendo vittime e la gente ha perso il senso critico e ha perso la propria individualità e la capacità di ragionare con la propria testa… voglio dire, la televisione sta crescendo una generazione convinta che se non ha l’ultimo modello di cellulare è tagliata fuori… e la cosa triste è che ci sta riuscendo alla grande. Se non è fantascienza questa (vedi Matrix)… Quindi perché comprare un libro di Alessandro Del Gaudio, di Emiliano Maramonte o di Luca Pizzolitto, quando entro in libreria e non riesco neanche ad entrarci perché davanti alla porta c’è un men hir (si scrive così?) di libri di Bruno Vespa e Maurizio Costanzo?!  Per carità va bene però il sistema non aiuta in nessun modo i giovani autori… a che serve ci sono già dei cavalli vincenti su cui giocare… e se posso esprimere un piccolo giudizio che mi esce dal cuore Alessandro Del Gaudio è meglio di Bruno Vespa… però giustamente vi chiederete chi sia mai Alessandro Del Gaudio… per forza c’è un Men Hir di Emilio Fede davanti alla porta!  

 

19. Come consiglieresti di muoversi ai tanti giovani autori di talento che non riescono a trovare un editore?