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OSCENA LAMU' - …tra Mitopoiesi, Priapismo e Letteratura Fai da Te

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, gennaio 31, 2005



OSCENA LAMU’!
 
 
Oh, primo amor di mano, di prima mano, quanto ancor t’amo!
 
…tra Mitopoiesi, Priapismo e Letteratura Fai da Te
 
 
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
 
Sì, lo ammetto, ammetto d’esser (stato) una vittima vitaminizzata e consapevole, in pratica un Onanista e non un Pentito, perché la “glande vita” l’ho scoperta a costo di rimaner cieco. Però m’è andata bene, o quasi: ho solo rimediato un po’ di astigmatismo e tanto piacere almeno in gioventù, quindi ringrazio Dio, ringrazio e m’inchino davanti a quella madonna dagli occhi verdi, Lamù, unica figlia del capo del popoli Oni.
Si vocifera che il nome Lamù derivi da Agnes Lum, una cantante pop di Hong Kong molto famosa in Giappone negli anni Settanta; c’è però chi dice che Agnes Lum era una modella a cui Lamù assomiglierebbe. Sinceramente non m’interessa approfondire simili dettagli: io so solo che con Lamù ho avuto le prime vere sincere gioie della vita - forse le sole -, nonché il primo grande incontro con la Mitopoiesi. Quelli erano tempi, tempi che purtroppo non torneranno mai più. Lo so ora, adesso, e forse è già troppo tardi. Ma per mia fortuna, ho quasi tutti gli episodi di Lamù in Vhs e quando mi sento troppo giù, allora caccio una videocassetta dentro il videoregistratore e subito mi sento meglio.
 
I problemi si presentano solo quando mi squillano dabbasso il campanello e m’annunciano che devo scegliere di che morte morire: Mitopoiesi o Priapismo? Ed io rispondo che se fosse ancora come ai bei tempi quando la Mitopoiesi non era ancora stata banalizzata, allora potrei pure morire per lei; ma visto che oggi Mito è sia Lamù che una frasca ingiallita di sedano, non vedo per quale motivo dovrei. Poi spunta il Prete Nero che mi parla e mi parla della fedeltà e di altre torture simili tipo la Fine o The End di Jim Morrison, e così alla fine sempre mi presenta la Bibbia o il solito sedano ingiallito ed è come se m’invitasse a morire di Priapismo. Ed allora io comincio a tirare giù bestemmie a tutto spiano, ma tanto non serve perché quello gioca truccato: c’ha in testa tutto il repertorio degli Squallor e anche il The very best OFF, così attacca e mi spara addosso una giaculatoria fulminante, che quel capellone yuppie di Gesù Cristo manco se prega il Grande Fratello di Saranno Famosi gli viene!
 
Ad ogni modo, o mano, un giorno - me lo ricordo bene - sono in libreria. Sì, ho rischiato che i miei parenti-serpenti chiamassero la Neuro… mi dicevano impazzito.
 
Ad ogni mano che mi tocca per distrazione o che altro, io ringhio. Non avrei mai immaginato che una libreria fosse tanto affollata: non c’è un solo angolo libero, neanche tra gli scaffali dedicati alla spiritualità e alla Ferrarelle con le bollicine. Un mare di non-lettori che… ‘na vergogna. Poi m’avvicina una tipa e mi fa: “Brava a letto!” Io la guardo e capisco che non è Lamù: “Signora, non l’avrei mai detto guardandola!” Quella un po’ se la piglia, è chiaro, e m’attacca: “Guardi, Signore, che io parlavo del libro.” E me lo mette sotto il naso. Annuso. Tiro. Quasi svengo. Non so come, ma mi ritrovo con la testa in mezzo alle poppe di quella, e quella non dice nulla, anzi continua, continua a spingermi la testa dentro. Alla fine è dovuto intervenire un commesso: le ha piazzato in faccia una copia di un libro micidiale, Va’ dove ti porta Porta a Porta, e quella è scappata urlando, manco l’avessero minacciata con un film di Walt Disney. Ma non sono ancora fuori pericolo: difatti il commesso mi minaccia di non importunare le clienti, altrimenti sarà costretto a seppellirmi sotto tutto l’Inveduto che va sotto il titolo La verga di Aronne di uno che non ho mai sentito nominare in tutta la mia vita, un certo David Herbert Lawrence. Inutile: cerco di spiegargli che io sono senza peccato come l’Agnello di Dio, ma quello continua a minacciarmi. Fuggo e trovo rifugio tra una Guerra agli umani e New Thing. Ingenuamente mi credo al riparo da tutto il male del mondo, dei non-lettori, quando appare uno che mai ho visto; mi prende di peso e mi sussurra in un orecchio: “Lei, che ne dice di Io uccido?” Mi strappo via da quel tipo strano e dalla sua minaccia, inciampo e finisco a terra lungo disteso, ma subito vengo seppellito da La montagna incanta di Thomas Mann: per il mio bene, decido che è proprio il caso che me ne stia calmo sepolto sotto la montagna, perché sempre vero è che se la Montagna non va da Maometto… insomma, mi par chiaro. Non lo so neanche io quanto tempo sono rimasto sotto la Montagna, ma ad un certo punto sento il bisogno di provare a respirare ancora: con un sforzo immane mi traggo fuori e subito vengo tramortito da La qualità dell’aria… un non-lettore impazzito, una sorta di kamikaze occidentale, ha pensato bene di darmi ‘na bella botta in testa. Incespicando come un ubriaco, con la schiena piegata e la testa dolorante, riesco a raggiungere un signore ben vestito che fraternamente m’accoglie fra le sue braccia gridando Noi saremo tutto. Lo capisco da me che rischio di finir male quando veniamo investititi da uno che pare Oliver Stone: scoppia un gran casino, volano botte e libri. Alla fine, quello che sembra Oliver Stone mi ha con sé e io capisco che è un invasato. Attacca a parlarmi di Alessandro Magno, il Macedone o la Macedonia - non ricordo più bene - e non fosse stato per HAL, per la sua voce in lontananza che ha seminato panico e terrore in tutta la libreria, oggi non vi racconterei né di Lamù né della Mitopoiesi. Ma la mia Odissea non può dirsi terminata dopo il panico seminato da HAL: Gandalf è davanti a me ed è pronto ad usare la sua arma più micidiale, La Trilogia della Fallaci. Un commesso inferocito, o solo terribilmente spaventato, si getta all’improvviso addosso a Gandalf: in mano ha una copia de Il Codice da Vinci. Le pagine della Fallaci e di Dan Brown fanno scintille. Comincio a pregare, non posso fare altro: “Ho appena assistito allo scontro mitologico fra le pagine della Fallaci e quelle del Codice di Dan Brown/ Io ero proprio nel mezzo dello scontro/ Sono ancora frastornato/ Un pazzo sta cercando di ficcarmi un paletto dentro al cuore/ gridando come un ossesso che “il tempo è venuto!”/ e che devo scegliere di che morte morire/ Ma se mi ridate indietro Lamù e i suoi occhi verdi/ e un po’ di Onan (No, Conan il Barbaro non mi piace)/ posso pure scendere a patti/ e provare a riscaldarmi come una lucciola in C.so Unità d’Italia/ Alla faccia del termosifone!” La mia preghiera viene ascoltata… Col cavolo, e vi assicuro che la Litizzetto non è Lamù. Praticamente ormai so d’esser spacciato e che la mia preghiera non è servita, o se è servita… non lo so più. Ma la rabbia è forte, è grande dentro di me.  
  
Delirante, vengo portato via in barella. Mi tiene compagnia l’eco della mia voce, che continua a ripetere, a ripetermi: “Oh, primo amor di mano, di prima mano, quanto ancor t’amo!” In lontananza, mentre vengo tradotto dentro l’ambulanza, la minaccia continua da sé: “Ci penso anche se è difficile, ho un altro passo di scrittura. Farò un romanzo che inizia e sai già come va a finire e intanto ci sono dialoghi bellissimi. Ma poi quando sento gli scrittori che dicono: ‘Mi isolo, sento le cicale, mi deprimo’. Io combatto col termosifone”.
 
Sono convalescente, molto più di là che non nell’aldiqua. Ho le mie videocassette, quelle ce le ho ancora, quasi tutti gli episodi dell’Oscena Lamù. Li guardo e prego, prego, prego con Furia à la Salman Rushdie nonostante l’astigmatismo.  
 
Non provateci neanche per sogno a toccarmi Lamù! Mi tocco già da me, da solo! Non ho bisogno d’una mano. Sia chiaro: dei sedani ingialliti non me ne frega un piffero… non ne voglio che sapere.
 
Lo so che non è ancora finita…
 
 
 
 
Maggiori informazioni, contrordini, aggiornamenti, varie ed eventuali,
 
su Lipperatura (Cicale) di Loredana Lipperini
 

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 14:11 | satira | clicca per commentare commenti (25)



VIVERE IN UN LAGER

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, gennaio 30, 2005

 
 
Vivere in un Lager
 
 
 

 

di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
 
 
 
Despite all my rage I am still just a rat in a cage
Then someone will say what is lost can never be saved
Despite all my rage I am still just a rat in a cage
Now I'm naked, nothing but an animal
But can you fake it, for just one more show
And what do you want, I want to change
And what have you got
When you feel the same
 
Bullet with Butterfly Wings, Mellon Collie & The Infinite Sadness (1995), Smashing Pumpkins
 
 
 
 
 
DENTI D’ORO
 
 
Andato all’Obitorio. Mi hanno detto che… che la cura non è possibile. Allora subito alle Pompe Funebri sin tanto che il corpo non ancora disfatto, freddo.  
 
Due maniglie di ottone. Io le volevo d’oro massiccio. Erano finite. L’Impresario Funebre mi ha spiegato che questi non sono proprio Tempi Morti e che oggi si fanno buoni affari davvero: basta non fare la mano morta con qualche Vedova troppo in vista, troppo curata dalla società. Io l’ho guardato strano, ed allora lui subito mi ha spiegato che tra americani, forze di pace inventate e fondamentalismo islamico e cristiano a tutto spiano, i cadaveri piovono che è una bellezza, come la manna dal cielo praticamente.
“Caro Signore, dopo i ghetti di Varsavia e di Roma, una simile abbondanza era insperata. Ma Dio ci vuole bene, Dio ama tutti. Anche noi poveri becchini!”: così mi ha detto mentre mi stringeva la mano e ci accordavamo per una bara non troppo di lusso, ma neanche povera.
“E’ per lei, la bara?”
“Oh! No, non si faccia strane idee. Questa è per una persona che è morta.”
“Non lo metto in dubbio. Per una persona. Mica per un Can Malfusso!”
“Le confesserò che ho provato una cura. Ma tutto inutile.”
“In questi casi, l’unica è una buona sepoltura.”
“Sì, forse è così. Solo che non mi rassegno. Però, se dovesse andar male anche così, c’è sempre la Riesumazione…”
“Certo. E’ tutto specificato nel Contratto.”
“Ma non ci vuole un Permesso speciale per la Riesumazione?”
”Una volta era come dice Lei, ma oggi le pratiche le gestiamo noi delle Pompe Funebri.”
“Sì, credo di capire.” Gli stringo la mano: è fredda. Molto. Una smorfia sul viso, quello mio. L’Impresario si accorge presto del mio disgusto.
“Qualcosa non va?” - suggerisce con freddezza. Ma subito cerca di correggere il tono in un tripudio effeminato di socievolezza: “Sono a sua completa disposizione, Signore!”
“Mi è solo parso che la sua mano…” - balbetto confuso.
“Ah! Capita a tutti la prima volta. O la seconda. O la terza… Poi ci si fa l’Abitudine.”
“Peccato per le maniglie” - dico distrattamente - “le avrei preferite d’oro. Non si sa mai.”
”Purtroppo le maniglie d’oro, finite. Ma quelle di ottone offrono dei vantaggi…”
“Sì, me l’ha spiegato. Forse ha ragione. Così non c’è rischio che rubino la bara insieme al corpo che conterrà.”
”Infatti. Ha molte capsule d’oro in bocca?”
”No… Cioè, io non una carie. Neanche capsule. No, io trentadue denti perfetti.” Sospiro. “Purtroppo così non è per il corpo… per il Cadavere. Già, a quest’ora sarà già cadavere.”
“Vuole sottoscrivere un’Assicurazione? Oggi i ladri che circolano nei Cimiteri…”
“Non aggiunga altro. Ha ragione. Non si sta in Pace neanche sottoterra. Ma in fondo sono morti, tutti.”
”Sì, ma è un oltraggio cavargli di bocca l’oro… E quando non ci riescono, si portano via tutto il corpo.”
”Una disgrazia. Terribile. E’ successo a uno che conosco… Cioè che conoscevo. Terribile davvero. La famiglia, non le dico quanto ha pianto sul fattaccio.”
“Allora, la facciamo questa Assicurazione?”
”Non ho soldi, non abbastanza. Fosse stato per le due maniglie d’oro, ma l’Assicurazione è cara. Non me la posso permettere.”
Mi stringe la mano, quasi con compassione, quasi schifato. “Quand’è così… A presto!”
”Spero non troppo presto.”
I baffetti  Hitleriani dell’Impresario Funebre tremano: lo noto che è agitato, molto agitato. Ha un Diavolo per capello.
“Non si sa mai!” - ringhia fra i denti.
“Addio!” E me la squaglio.
 
 
 
 
 
AMANTI DI NIENTE
 
 
“Mi ami?”
”Come un fratello. Quando facciamo l’amore, io ti amo. Come un fratello, per pietà, perché tu mi ami d’un amor sincero. Tu sei il fratello amante, io la sorella. Solo questo. Ma per te è importante anche il poco che è questa unione di corpi. Sì, tu mi ami d’un amor sincero così tanto egoistico che io mi devo arrendere per non ferirti. Per non lasciarti morire in te.”
“Non vorresti morire in me?”
“Invertire i ruoli?! Io la sorella amante, e tu il fratello. Potrebbe esser divertente. Ma inadeguato. No, non funzionerebbe. Dovresti amarmi d’un sincero amor altruistico. Com’è imbrogliato il cuore umano!”
 
* * *

”Mi ami?”
”Come un sorella. Perché è eccitante.”
”Solo per questo?”
“Perché? In amore, è tutto. Ma com’è imbrogliata la mente d’una donna… o ad esser imbrogliato è il suo cuore. Non lo so. Ma è tutto un imbroglio… la donna e l’amante! Come in un lager!”
 
 
 
 
DELIRIO AD AUSCHWITZ
 
 
“Dimenticate Dio. E’ morto con una pistola puntata alla tempia. Era troppo preoccupato di sé stesso per poter badare ai vostri inutili lamenti. Dimenticate Dio. Ha affari più urgenti a cui badare: si sta scavando la fossa con le sue proprie mani. In fondo, è un narcisista e ci tiene ad una sepoltura onorevole, anche se mai nessuno di voi andrà a depositare un solo fiore sulla sua tomba. E’ inutile che preghiate: credete forse - ancora - che vi salverà? Illusi o disperati… No, siete solo degli animali. Dio è morto, ve lo ripeto, altrimenti non avrebbe permesso che la mia pallottola mettesse fine alla lurida vita di quel vecchio. E neanche avrebbe permesso che le mie mani strangolassero subito dopo la nipote. E’ caduta prima che potessi leggere dentro ai suoi occhi la morte. E voi avete visto com’è stato facile. E voi non avete mosso un dito, ma avete pregato. E a cosa è servito? A niente. Ve lo ripeto, Dio si sta scavando la tomba: è un narcisista e un egoista, non ha più tempo - non l’ha mai avuto - per pensare a voi. Li vedete quei muri? Certo che li vedete. Già mille come voi sono caduti: è bastato puntare loro una pistola alla testa e sono stramazzati al suolo. Credete forse che le loro lagrime di sangue saranno seppellite insieme al cadavere di Dio? Se lo pensate veramente, siete più animali di quanto i nostri dottori hanno dimostrato al mondo intero. Ma che facce funeree! Sembra quasi che siate stati invitati al vostro funerale. Ma in fondo non posso darvi torto, perché lo sapete bene che per voi solo pochi attimi ancora e poi sarà il buio totale ed infinito. Potreste almeno tirare un sorriso, e d invece niente. Presto sarete nel buio eterno… volete davvero farmi credere che solo desiderate spegnervi così…? Siete assai peggio di quanto i nostri amati dottori hanno dimostrato, siete inferiori, degli animali incapaci persino di un sorriso prima di tirar le cuoia. Che dite? Qualcuno di voi bastardi ha osato respirare? Chi è il colpevole? Chi è il colpevole? Che si faccia avanti - o per Dio! - vi faccio secchi uno ad uno… Non desiderate forse vivere un attimo in più? A guardarvi, si direbbe proprio di no. Ci tenete dunque così poco a quella cosa che chiamate vita? Non posso darvi torto. E’ stato dimostrato che non siete buoni a niente. Persino i generali non sanno che farsene dei ninnoli ricavati dai vostri corpi. Persino la colla ricavata dalla vostra inutile vita puzza di ebraismo. Quando bruciate, il fumo nero che producete ci dà la nausea. Siete un errore di Dio… è per questo che ha preferito farsi ammazzare. Ma forse ricordo male: si è suicidato da sé. Chi è che frigna? Scommetto che è lo steso animale che poc’anzi ha osato respirare. Animale, animale, animale! Due passi avanti o per quant’è vero che Dio è morto, vi accoppo subito.”
Una bambina, uno scheletrino praticamente, fece due passi in avanti: i suoi occhi erano gravidi di aride lagrime.
“Dunque… tu sei l’animaletto che ha osato…” - berciò rabbioso quello delle SS - “tu, un animaletto…” - e prese a cachinnare violentemente. Smise quasi subito. E la canna della pistola, fredda e maniacale, fu in un baleno sulla fronte della bambina.
“Che hai da dire prima che ti dia la fine?”
Balbettando: “Noi moriamo quando ci sparate… come te…”
Quello delle SS prese a ridere a squarciagola e il dito sul grilletto era già a metà della sua corsa, quando, improvvisamente, il cielo si rischiarò: una lama di luce penetrò attraverso il buio che le nuvole proiettavano sul campo di sterminio.
Quello delle SS rimase con la risata congelata dentro alla strozza. Indarno cercò di farfugliare una bestemmia. Fu come se avesse ingoiato una pallottola. Cadde in ginocchio, lasciando scivolare a terra la pistola: la risata si tramutò in orrore, in una smorfia di indicibile dolore. Cerò indarno di portare una mano al petto, ma prima che la mano colpevole di tante morti potesse toccare il battito già fermo del cuore, quello che era stato un pezzo di merda delle SS era già morto in ginocchio di fronte alla faccia di Dio. Infarto secco e fulminate disse il dottore delle SS.
 
Gli Ebrei condannati a morte furono nuovamente allineati addosso al muro: un altro carnefice delle SS prese il posto e il compito di quello infartato. Non disse una parola, solo puntò la pistola e prese a sparare aprendo un terzo occhio sulla fronte di ogni Ebreo.
I cadaveri furono accatastati frettolosamente e subito bruciati.
“Qui Dio è morto.” - sentenziò il porco che aveva sparso benzina sui cadaveri per bruciarli. “Inutile farsi illusioni. Dico giusto?” Il fumo nero della morte si alzava in larghe spire oscurandolo tutto. Poi, quasi in un sussurro, aggiunse: “Dio sa che siamo nel giusto e ci ha già perdonati tutti.” Parlava a sé stesso, non c’era anima viva al suo fianco. In risposta ottenne solo l’eco confusa del panico che ad Auschwitz si stava diffondendo. Gli parve di capire che erano arrivati gli Americani. Ma non poté esserne sicuro, perché non ebbe tempo di… Cadde a terra lungo disteso, morto, con gli occhi ancora lacrimanti a causa dell’acre fumo dei cadaveri a bruciare.
 
 
 
 
 
E’ QUESTO IL MONDO
CHE ABBIAMO CREATO?
(Freddie Mercury, Brian May – traduzione by G. Iannozzi)
 
 
Pensate a tutte quelle bocche affamate che dobbiamo sfamare
Guardate tutta la sofferenza che provochiamo
Così tanti volti solitari tutt’intorno
Alla ricerca di quelle cose di cui hanno bisogno
 
E’ questo il mondo che abbiamo creato?
Per che cosa l’abbiamo fatto?
E’ questo il mondo che abbiamo invaso?
Contro la legge
Così sembra alla fine
E’ questo quello per cui oggi tutti noi viviamo?
Il mondo che abbiamo creato
 
Sapete che ogni giorno nasce un bambino bisognoso
Che ha bisogno di cure amorevoli in una casa felice
E da qualche parte un uomo ricco siede sul suo trono
Aspettando che la vita passi
 
E’ questo il mondo che abbiamo creato? L'abbiamo fatto noi stessi
E’ questo il mondo che abbiamo devastato? Ridotto all’osso
Se c’è un Dio in cielo che guarda giù
Cosa può pensare di quello che abbiamo fatto
Al mondo che Lui ha creato?

 


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:06 | racconti, di voce e di rabbia | clicca per commentare commenti (31)



TUTTO & NIENTE

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, gennaio 27, 2005

 

 
TUTTO & NIENTE
 
 
 
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
 
 
 

 

SOTTO I CIELI DEL NOSTRO AMORE
 
 
Tutti i cieli urlano il tuo nome
attraverso la mia voce
Sono lontano mille miglia
dall’amore e dall’odio
Ma è nell’aria il tuo sapore
che non so dimenticare
 
Che ci posso fare? Davvero non ricordi
che sono semplicemente un uomo?
Davvero non puoi capire
che ogni respiro, che ogni sospiro
che tiro a campare è solo per te?
 
Tutti i cieli urlano il tuo nome
Ci ricordano l’uno all’altra
come eravamo belli abbracciati nel sole
sotto la pioggia delle nostre lacrime
 
Tutti i cieli urlano che non è giusto
che l’amore si sia perso nella pioggia del tempo
 
Lo sanno tutti, tutti lo sanno
che se sono un uomo lo devo solo a te
a te che hai dimenticato la bellezza
delle domande senza risposta, senza pietà
 
Tutti lo sanno che eravamo una preghiera in cielo
Lo sanno tutti che eravamo vuoti a perdere, ma felici
di nasconderci sotto le lenzuola della luna
E’ per questo che i cieli urlano ancora il tuo nome
E come sempre ogni mattina ha il tuo sapore
che si spande al di là di ogni lontananza
 
Siamo sotto i cieli del nostro amore
Lo sanno tutti, tutti lo sanno che è così
(Che l’amore si sia perso nella pioggia del tempo?)
Siamo sotto i cieli della nostra assurda tenerezza
Lo sanno tutti, tutti lo sanno che è così
(Che l’amore si sia perso nella pioggia del tempo?)
 
Siamo sotto i cieli del nostro amore
Lo sanno tutti, tutti lo sanno che è così
(Davvero non ricordi che sono semplicemente un uomo?)
Siamo sotto i cieli della nostra assurda tenerezza
Lo sanno tutti, tutti lo sanno che è così
(Che l’amore si sia perso nella pioggia del tempo?)
 
Sono lontano mille miglia… dall’amore e dall’odio
Sono lontano mille miglia… dall’amore e dall’odio
Sono lontano dall’amore e dall’odio… dall’amore
Sono lontano dall’amore e dall’odio… dall’amore
 
E’ nell’aria, è nell’aria il tuo sapore, il tuo sapore
Siamo sotto i cieli del nostro amore
Toccami - Accarezzami - Baciami - Insaporami
(Tutti i cieli, tutti i cieli urlano il tuo nome)
E’ nell’aria, è nell’aria il tuo amore, il tuo amore
Siamo sotto i cieli della nostra assurda tenerezza
Toccami - Accarezzami - Baciami - Insaporami
(Tutti i cieli, tutti i cieli urlano il tuo nome)
 
Sono lontano mille miglia… (E’ nell’aria il tuo sapore)
Toccami - Accarezzami - Baciami - Insaporami
Sono lontano mille miglia… (E’ nell’aria il tuo amore)
Toccami - Accarezzami - Baciami - Insaporami
Dall’amore e dall’odio… (Lo sanno tutti che è così)
Toccami - Accarezzami - Baciami - Insaporami
Dall’amore e dall’odio… (Tutti lo sanno che è così)
Toccami - Accarezzami - Baciami - Insaporami
 
Siamo, siamo sotto i cieli del nostro amore…
 
 
 
 
 
@ VOGLIOTUTTOENIENTE
 
 
Sono così spiacente…
sapere che il bianco t’invade la verginità
e la smaschera, che ogni cosa ha un sapore strano
 
Il cervello mi va in acqua a forza di schiaffi,
a forza di violetto, di lussuria
 
Ma le tue labbra dolci e rosse
non le so dimenticare in un bicchiere di barbera
e in uno di tiepide lagrime
 
Sono così spiacente…
sapere che l’amore è una cosa così che oggi c’è
e domani non è più lo stesso creduto, sofferto
 
Il cuore mi si spezza in due
sotto il suono delle cornamuse,
sotto il bronzo delle campane
quando il cielo si tinge di vespertino
 
Il mio corpo si piega sul tuo
Resto adagiato al cancello: un bianco fantasma
E il tuo leggero peso morto su di me
ricordando com’era bello fare all’amore
in un sussurro
 
 
 
 
 
@ BB_2004
 
 
Esco, oggi esco
Prenderò qualcosa che sia per me,
un giorno di sole e uno di pioggia
e una storia di venti caldi e freddi
 
Ho un appuntamento:
sotto l’Arco di Trionfo
aspetta un cuore pulsante
che è la mia vita temuta e bramata
da sempre; così credo che uscirò
a prendere tutto quello che voglio,
nonostante i venti e i tempi
che cambiano sempre all’improvviso
 
Esco, oggi esco
Vado ad incontrare il mio viso,
l’età che ha, gli occhi e la bocca
in un raggio di sole, in uno specchio
di acqua piovana
 
 
 
 
 
@ SILVIA (STELLINA 41)
 
 
Se intorno ti guardi
e occhi amici non scorgi,
allora tendimi la mano
anche se non sai chi sono:
andremo lontano, lontano
prima che il mondo
s’accorga di noi,
della nostra follia d’amare
nonostante io sia solo un’ombra,
prima che il tempo
mi faccia tomba
sul fiore del tuo sorriso appena
sbocciato, appena nato
nonostante tu sia impossibile
da credere, per me troppo bella
 
 
 
 
 
@ JASMINE
 
 
Nasino a patatina,
ma quanto sei bellina
quando mi sfiori piano
piano la mano
 
Nasino a patatina,
in cielo c’è una stellina
quando mi soffi via
il dolore dal cuore
 
Così dammi un bacino
e ti bacerò sul nasino
 
No, non mi starnutire via
Lo sai, lo sai 
che amo ingravidare
la tua vita con la mia,
perché tu sei nasino,
perché tu sei patatina
 
 
 
 
 
@ VIANDANTE
 
 
Guarda questo mondo, poi guarda me
E dimmi quale la differenza, se c’è
 
Guarda, guarda com’è facile cadere
e rialzarsi sempre annegando lagrime
nella stessa pozza che ci ha visti
dentro al Tutto e al Niente
 
Guarda, guarda questo giorno
che non c’è, che non è
Eppure noi sediamo a un tavolino francese
e centelliniamo un succo amaro e uno dolce
dallo stesso bicchiere, dallo stesso amore
 
Guarda te, poi guarda me
E dimmi quale la differenza, se c’è
 
 
 
 
 
LADY LUSSURIA
@ EVA72
 
 
Amore, dimmi se amore è
o solamente la mia speranza
 
Amore, danza, danza per me
per il cieco mio egoismo
 
Dentro una lagrima ti chiamerò:
fino a straziarmi l’anima tutta
e il corpo tutto t’invocherò
 
Ti dirò cuscino, seno
d’incandescente lussuria
per l’amante mio cuore
Ti dirò poesia e tragedia,
perché mai sei stata mia
se non nel caso dei sogni miei
 
Ti dirò Lady Lussuria:
ti farò zolletta di zucchero
dentro al caffè caldo,
caffè zingaro ladro come me,
come me nero e di più
quando il verno troppo freddo è
 
Amore, Lady Lussuria,
perché ho scelto te
e non un’altra più simile a me?
 
Oh no! Non dirmi che,
che solamente l’avanzo siamo
dell’eco di note lette, suonate
e dal leggio allontanatesi
per sempre via, per sempre
perse nel buio delle vie
 
Amore, danza, danza per me,
per l’incurabile mia lussuria
 
Amore, spogliati delle sottane,
andiamo a letto, o dal cuore
questo sogno strappami;
o una volta per sempre umiliami
sotto il peso dei rosei tuoi malleoli
così simili a gitani bambini persi,
confusi in una guerra che non finisce mai,
confusi in una danza che non finisce mai
 
 
 
 
 
BOHEMIAN RAPHSODY
(Freddie Mercury - traduzione by G. Iannozzi)
 
@ ZOESTYLE
 
 
Questa è la vera vita?
O è solo fantasia?
Travolto da una frana
Senza scampo dalla realtà
Aprite gli occhi
Alzate lo sguardo al cielo e capirete
Sono solo un povero ragazzo
Non ho bisogno di comprensione
Perché mi lascio trasportare, sono un indolente
Un po’ su, un po’ giù
Comunque soffi il vento, a me non importa
A me
 
Mamma, ho appena ucciso un uomo
Gli ho puntato una pistola alla testa
Ho premuto il grilletto ed ora è morto
Mamma, la vita era appena iniziata
Ma ora l’ho lasciata e l’ho buttata via
Mamma ooh
Non volevo farti piangere
Se non sarò tornato a quest’ora domani
Va avanti, va avanti, come se niente fosse stato
 
Troppo tardi - è venuta la mia ora
Rabbrividisco
Il corpo mi fa male in continuazione
Addio a tutti - devo andare
Devo lasciarvi tutti ed affrontare la verità
Mamma, ooh - (comunque soffi il vento)
Mamma, non voglio morire
Qualche volta vorrei non essere mai nato
 
Intravedo una fuggevole silhouette d’uomo
Smargiasso, smargiasso vorresti ballare il Fandango?
Fulmini e saette - molto, molto spaventoso
Galileo, Galileo
Galileo, Galileo
Galileo, Figaro - magnifico
Ma sono solo un povero ragazzo e nessuno mi ama
E' solo un povero ragazzo di povera famiglia
Risparmiate la sua vita da questa mostruosità
Mi lascio trasportare, sono un indolente, mi lascerete andare?
Bismillah! No, non ti lasceremo andare
Lasciatelo andare!
Bismillah! Non ti lasceremo andare
Lasciatelo andare!
Bismillah! Non ti lasceremo andare - lasciatemi andare
Bismillah! Non ti lasceremo andare - lasciatemi andare
No, no, no, no, no, no, no
Mamma mia, mamma mia
Mamma mia, lasciatemi andare
Belzebù ha messo da parte un diavolo per me, per me per me
 
Così pensate di potermi lapidare e sputarmi in un occhio
Così pensate di potermi amare e lasciarmi morire
Oh tesoro - non puoi farmi questo - tesoro
Devo solo uscirne - devo solo uscire, senza esitare, da qui
 
Niente veramente importa
Chiunque può capirlo
Niente veramente importa - niente veramente m’importa
 
Comunque soffi il vento...
 

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:36 | poesia | clicca per commentare commenti (41)



PAUSA CAFFE' - GIORGIO FALCO

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, gennaio 26, 2005

 

GIORGIO FALCO
 
 
PAUSA CAFFE’ PER I CO.CO.CO
 
 

 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
 
Provate ad immaginare un mondo migliore, provate per un attimo ad immaginarvi slegati dall’oppressione del lavoro. Non ci riuscite: la nostra è una società basata sul ‘lavoro’, anche se sarebbe più corretto dire che è fondata sui ‘lavoratori precari’. Non era molti anni fa: Nanni Balestrini era in piazza con romanzi forti, “Vogliamo tutto”, “Gli invisibili”, “L’editore”. Ci ricorda Aldo Nove nella presentazione a “La grande rivolta”: “Prendete la Storia. Il suo perpetuarsi attraverso orrori e soprusi. Toglietene l’agiografia dei vincitori. Quello che resta è l’altro volto del presente.”  Il ‘volto del presente’ ce lo descrive ‘oggi’ Giorgio Falco attraverso “Pausa caffè”. Siamo di fronte a una silloge di racconti: l’autore, con penna impietosa quanto amara, ci descrive il microcosmo allargato e smisurato del precariato, ma anche la spersonalizzazione dell’individuo, dell’uomo che viene privato della sua quiddità di ‘essere’ per ‘non essere’ fra le pulegge tritatutto della ‘mercificata tratta dei lavoratori’. Cantava John Lennon in Working Class Hero: “Dopo averti terrorizzato per venti assurdi anni/ Si aspettano che tu scelga una carriera/ Quando in realtà sei così pieno di paura che non puoi ingranare/ Devi diventare un eroe proletario”  In “Pausa caffè” c’è la paura dell’uomo messo di fronte al terribile meccanismo del mercato del lavoro, che prende risorse umane e le traduce in numeri, in business, in co.co.co. C’è la consapevolezza che diventare un eroe del proletariato è impresa impossibile, perché il proletariato non esiste più: oggi si è tutti co.co.co. e il lavoratore non è necessariamente un proletario, perché se sei un precario non metti su famiglia né fai figli se sei furbo. Il co.co.co. è uno che viene detto capace di svolgere (un) qualsiasi lavoro; però può essere sostituito in ogni momento per la dura legge della democrazia. La voce di Giorgio Falco è epica con un piglio donchisciottesco, ma anche poetica e disincantata come nello “Spoon River” di Edgar Lee Masters: in “Pausa caffè” c’è tutta una rassegna di voci, di precari, di ambizioni normali congelate nel tempo, di speranze gridate e poi arrestate dentro a un amaro caffè, c’è tutto un mondo di libertà deliberatamente negate, tramortite, annientate dal veleno dei padroni che fanno della vita dei lavoratori un ‘niente’, che, dall’oggi al domani, può essere tranquillamente spazzato via. Ecco che “Pausa Caffè” diventa “un tavolo anatomico sul quale sta distesa, in tutta la sua nudità, la vita dei lavoratori e delle lavoratrici precari, temporanei, interinali, a termine, a contratto”: Giorgio Falco opera un’attenta autopsia sociale dentro e intorno al cadavere ancora vivo che è la società del lavoro. Un narrare che coinvolge perché, bene o male, dentro alla società ci siamo tutti, e tutti siamo apocalittici, integrati o interinali.
Difficile dire se siamo di fronte a un capitolo narrativo o piuttosto nelle budella della letteratura: ma sicuramente siamo a contatto, pelle a pelle, con quel giorno - tremendo nell’incertezza che offre di sé stesso – che è l’oggi, l’attualità.  E di questi tempi non è poco, è molto più di quanto ci si possa aspettare da un autore e dalla sua opera: la verità senza la maschera dell’ipocrisia. Buoni motivi dunque per meditare su “Pausa Caffè”, per dar credito a Giorgio Falco, autore che già molto ha fatto per svelare le molteplici verità intorno alla tratta dei lavoratori, per mettere a nudo cosa significa vivere la condizione d’essere un ‘contratto a termine’.
 
 
Pausa Caffè - Giorgio Falco - Collana indicativo presente - Sironi editore - prima edizione 2004 - 343 pp. – 14 euro

 


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:57 | recensioni | clicca per commentare commenti (20)



PENSIERI, SOLO DEI PENSIERI

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, gennaio 24, 2005

 
Pensieri, solo dei pensieri!
 
 
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 

 

 
 
BRILLO UBRIACO
 
a Francifra, praticamente una Principessa
 
 
I lampioni, sparo ai lampioni
di notte, perché m’illuminano
sempre troppo quando sono buio in volto,
sempre troppo poco quando brillo ubriaco
come una stella.
 
 
 
 
 
OCCHI DOLCI, OCCHI DI CIELO
 
 
a Silvia, ai suoi Occhi di Cielo
 
 
Occhi dolci, occhi di cielo,
immensi come la smania che ho di te,
imperdibili come una festa di arcobaleni,
tu, un giorno, mi dicesti che m’amavi
tu - e non era tanto tempo fa – m’assicurasti
ch’ero l’unico che aveva fatto risplendere i tuoi occhi
Ed allora perché stasera mi sento così solo
e ogni lampione trova solo la mia ombra
annichilita in una pozzanghera di lagrime?
Perché solo ho voglia di fare a botte
con uno sconosciuto o con quel fanfarone di dio?
No, non avresti dovuto abbandonarmi
proprio quando stavo cominciando a vivere di te
Sai che questo mai te lo potrò perdonare
Però spero che almeno tu potrai perdonarmi
se ancora ti canto e ti dico amore
mentre la luce dentro ai miei occhi si fa cieca
 
 
 
 
 
BUON COMPLEANNO
 
ad Apsara (Angela), che soffia sulla Primavera
 
 
Soffierò dentro un dolce flauto
Una melodia antica e una nuova
Per non dimenticare che gli Angeli
Ancora si tengono per mano
Mentre da basso impazza la guerra
Di chi si vuole forte e bello come Achille
Di chi invece vorrebbe far del mondo un finimondo
Ma noi che siamo mortali e semplici così
Solo amiamo soffiare via le stanchezze del giorno
E nella notte un poco almeno riposare ed amare
 
 
 
 
 
IL TUO BIANCO SENO
 
a VoglioTuttoeNiente, che forse mi starà leggendo
 
 
Una mattina mi son svegliato
Ho trovato la neve attorno a me
Ho trovato il tuo bianco seno
E una rosa di sangue appuntata
sul mio petto
Sembrava strano
che potessi ancora respirare
Sembrava dolce
che non dovessi ancora morire
 
 
 
 
 
ATTORI RIMANIAMO
 
ad Arden, sublime Poeta
 
 
Sempre invalidi attori rimaniamo
seppur grandi e di più ci crediamo;
come un’invincibile sconfitta
si fa la nostra vita diritta
ma piegata, piagata.
 
Sempre indarno ci interroghiamo
perché il mondo dal cuore amato
e dalla mente invece disprezzato;
solo tra i gorghi dell’Io remiamo.

 


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 23:57 | poesia, generico | clicca per commentare commenti (20)



SULLA PUNTA DELLA LINGUA

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, gennaio 22, 2005

 
 
Sulla Punta della Lingua
 
 
 

 

di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
 

 

 

PIU’ ECCEZIONI CHE REGOLE
 
 
Schifato
Italiani…
più eccezioni che regole!
 
Datemi una bibbia:
solo quando ne ho una in mano
mi sento sicuro di me stesso,
ottimo oggetto contundente,
ottimo per gambizzare uomini
e animali
O datemi un po’ di mitopoiesi
ma surgelata:
al supermercato
la svendono come l’inflazione,
a prezzo di costo
 
Mi depilerò le gambe a secco,
avrò pelle di seta e di serpente,
e venderò lupini come i Malavoglia
a prezzo di costo,
perché gli Italiani…
più eccezioni che regole
 
Amore mio bello, senza cervello,
verrò anche a questo party,
ma con la pistola o niente da fare
Sette colpi in canna, o almeno sei,
o niente da fare
E’ ora che si cominci a sparare,
e se qualche passante resterà ferito
per caso disgrazia distrazione,
tanto peggio,
perché io vendo lupini con le gambe
rigorosamente depilate a secco
 
Mi farò rifare il seno,
lo imbottirò di silicone
e venderò ricette anestetiche,
a prezzo di costo, al pari d’un bagarino,
perché gli Italiani…
più eccezioni che regole
 
Sarò un dentifricio strizzato,
sarò breve come Pipino,
sarò un brufolo sul culo del Mondo
sempre cercando un avanzo di sesso anale
 
Sarò la vostra Vergogna,
sarò umiliato e offeso come Dino Campana,
sarò un libro disfatto e stracciato
sempre cercando un amore sincero
o una menade
 
Sarò nebbia viola
quando il settimo giorno la festa:
mi troverete sempre al mio posto
a vendere lupini o ricette anestetiche
a prezzo di costo, a costo del disprezzo,
perché gli Italiani…
più eccezioni che regole
 
Schifato perché gli Italiani…
più eccezioni che regole:
l’irreale in termini mitologici… merceologici
Nauseato perché gli Italiani…                                                        
più eccezioni che regole:
l’irreale in termini mitologici… merceologici
Disturbato perché gli Italiani…
più eccezioni che regole:
l’irreale in termini mitologici… merceologici
 
Schifato nauseato disturbato
perché tutti in ginocchio a strizzare l’occhio
al primo di passaggio che non è dio, che non è dio
 
 
 
 
 
TESTIMONIANZE
 
 
Quando l’Errore consumato
a nulla serve il rimpianto
edificante, seccante
 
Ammettere gli errori:
confessioni su confezioni
E tante già sono
per il mondo sparse
a far mostra di sé:
aperte testimonianze
 
 
 
 
 
FULMINE
(Nero Corvo)
 
 
Ricordo mio padre
- giovane e bello -
andato
a farsi monaco,
ma tornato
sempre umano
troppo umano,
un fallimento e
un’ossessione di vecchiaia
 
Io saltavo sulla biciancola
per toccare colla punta della lingua
l’elettricità d’un fulmine,
ma solo cadevo
al suolo
prima che fosse folgorazione
l’Io
 
Le Suore di Carità ridevano
di me,
baciando un rosario di castità
spezzate
Io le guardavo torvo in viso
e gridavo loro contro
“ecco che arriva il Nero Corvo!”
Ero solo un altro
che, sprezzante, mordeva sabbia e polvere
 
Il mio compagno di giochi
era la mia Ombra
e sapeva già tutto di tutti, 
di Voltaire Schopenhauer Nietzsche
e dell’Erotismo, ma anche del due di picche
 
Ma quante Sabbie del Tempo perché capissi
che mai avrei trovato scampo all’Ingegno
delle Stagioni che passano e non tornano più
 
Ed ora tu mi chiedi
se ho voglia di schiacciare quell’Ombra
così tanto simile ad un Nero Ragnetto
Ed ora tu mi chiedi
se ho voglia di fare a pugni ancora una volta
Ed io ti assicuro
che sono matto, che aspetterò insieme a te
una Nuova Occasione di Redenzione Animale
 
 
 
 
 
IN ROTA
 
 
Di illusioni viviamo,
di confessioni ci facciamo
quando in vena o in rota
Ed allora
che il cielo piova l’azzurro
o il nero o un vuoto immenso:
per noi, per noi che soli siamo,
nessuna significativa differenza
sapere che il Vivere continua  
a dispetto degli affanni
vivi o morti che siano
                   [in una svista
 
 
 
 
 
SOGNATORE
 
 
Sempre
ho dato a piene mani
moltiplicando pochi pani;
in cambio ho ricevuto
un mare di pesci in piena faccia.
Solo per amore mio ho deciso
di rimanere un sognatore,
quello che si dice
un disturbatore della quiete
pubblica,
restando fedele alla mia opinione
originale…
imprevedibile come l’alta
e la bassa marea.
 
 
 
 
 
AL DI LA’ DI VENERE
(al di là di Marte)
 
una inedita idiozia, giugno 2004
 
 
Avevo io le mie ragioni,
tu le tue inibizioni
Ti guardavo, ti dicevo scema,
ti sapevo lontana, una gran dama
Però ti avevo tutta nel cuore
e ti disegnavo suprema ambizione;
tu invece mi annegavi tutto
in un fiume di disamore
 
Ti guardavo, ti dicevo scema,
ti sapevo lontana, una gran dama
Eri donna ormai, eri al di là di Venere,
eri ormai al di là della mia ambizione
più perfetta e scostumata
 
Eri bella, una statua, eri la mia sconfitta
perché di marmo avevi il cuore
ed io solo potevo sottostare
all’eterno inverno del tuo amore
Ed io, pazzo, dovevo lasciarmi annegare
nel freddo impeto del biondo tuo fiume
 
Eri donna ormai, eri al di là di Marte,
eri ormai al di là della mia finzione
più segreta e amata,
perché io avevo le mie stupide ragioni
e tu le tue radicate convinzioni
che l’amore è bello solo quando si è giovani

 


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 20:18 | di voce e di rabbia | clicca per commentare commenti (38)



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