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ANIME SALVE, ROMANZO IN PROGRESS - CAP. VII

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, settembre 30, 2005


Anime Salve, un romanzo in progress di Giuseppe Iannozzi


 

ANIME SALVE
 



CAP. VII


 
di GIUSEPPE IANNOZZI
 
  
 




______________________________________________
 

Avvertenza:

 

Questo è un romanzo in progress, una bozza. Lo pubblicherò a puntate su questo blog, ovviamente solo se qualche lettore si dimostrerà interessato, altrimenti tornerà nel nulla, che è poi il luogo che più gli conviene.


Info essenziali

indice di affidabilità: 6 (forse sono stato troppo generoso con me stesso)

stato: bozza passibile di drastiche modifiche

 

Giuseppe Iannozzi


CREDITS:


>>>
Un grazie particolare, di tutto cuore, all'Amico TRESPOLO (LA TESTA DELL'ACQUA)
, che ha individuato con pazienza certosina alcuni refusi nei capitoli sino a oggi qui postati.
I refusi sono stati oggi corretti su tutti e cinque i capitoli.
(Torino, 22 agosto 2005)

Come segnalato nell'Avvertenza, il romanzo è in fase di bozza e qualche refuso può scappare al mio vigile occhio, ma è anche grazie ad Amici come TRESPOLO che il romanzo in progress, "ANIME SALVE", diventa, giorno dopo giorno, se non perfetto, almeno pienamente leggibile, forse godibile. 

Giuseppe Iannozzi <<<



LEGGI ANCHE

IL PROLOGO
IL PRIMO CAPITOLO
IL SECONDO CAPITOLO
IL TERZO CAPITOLO
IL QUARTO CAPITOLO
IL QUINTO CAPITOLO
IL SESTO CAPITOLO



______________________________________________

 

 





7. ANCORA E’ INCUBO
 
 
Mi svegliai. Temetti d’aver di nuovo la febbre, ma non mi sentivo bruciare. Ero invece fresco e riposato. Ma la fantasia è da sempre la peggiore malattia degli uomini, e io, neanche io ne sono immune, purtroppo.
Mi dico che devo fare qualcosa per fuggire da Torino: con la raccolta del cartone non sarei mai riuscito a trovare un altro dove dove ripararmi. Non sono mai stato un marchettaro, ma dopo tutte quelle innaturali fantasie che lo spirito torinese aveva insufflato nel mio io, avevo preso in seria considerazione di dare via il culo nei cessi di Porta Nuova. Mi sarei dato una sistemata, avrei fatto un bagno, aggiustato i capelli ormai lunghi e scomposti, e tutti i finocchi di Torino di passaggio alla stazione sarebbero stati miei. Ma di dare via il culo non ci avevo proprio voglia. A dire il vero, ci ho tentato, ma poi le cose sono andate diversamente.
M’ero pulito e profumato - si fa per dire! – e la sera mi recai davanti alla stazione di Porta Nuova. Saranno state le 23:00, un orario ottimo per chi ha bisogno di soddisfare certi vizi. Non ero convinto che le marchette fossero l’unica via per raggranellare del danaro, ma ormai ero lì e tanto valeva che provassi a fare la puttana. I cessi erano a portata di mano: entrai nella stazione, girovagai per un po’, poi mi cacciai dentro una toilette: il puzzo del piscio subito m’assalì il naso, ma non ci feci caso più di tanto. Tirai fuori una sigaretta che avevo trovato in terra e me la cacciai in bocca, ma non la accesi subito. Feci finta di fumare per un paio di minuti senza pensare a nulla di particolare. Poi l’accesi con l’unico cerino che m’era rimasto e aspirai avidamente il fumo. La consumai nel giro d’un minuto. Entrò qualcuno, mi vide e se ne andò. Passò un altro minuto e un altro fece il suo ingresso: un prete.
“Salve.” La sua voce non aveva nessuna sfumatura particolare. E subito capii che non aveva il vizio e che da lui non avrei avuto una lira.
“Che fa qui, padre? E’ un’ora tarda…”, e nella mia voce c’era nascosta tutta la malizia di cui ero capace.
“Affari, fratello.”
“Ahhh…”
“E tu?”
“Io… Io lavoro qui.”
Il prete non disse nulla, ma si sfilò il colletto bianco. Quello che credevo essere un prete si sedette sulla tazza del cesso senza calarsi i pantaloni e subito prese a fissarmi con occhi sospettosi. Poi, in ultimo, disse con piena naturalezza: “Tu sei un Caino come me. Nessuno ti amerà mai. Ma penso che questo tu già lo sappia. E suppongo che te l’abbiano già detto, magari una donna. Sbaglio!”
Ero sorpreso. Feci cenno affermativo con il capo.
“Allora non stiamo a raccontarci frottole. E passiamo al sodo.”
La mia sorpresa aumentò sensibilmente: quello non mi si voleva inculare, era chiaro, glielo leggevo in faccia. Aveva in mente qualcosa… E non mi sbagliavo.
“Io non sono un prete, non in senso canonico, comunque.”
Studiai quel prete non prete: sul rubicondo, il volto severo ma neanche poi tanto - ma gli occhi gli brillavano d’una luce animale -, la bocca sottile, e il naso un becco foruncoloso, e i capelli neri come il petrolio e pettinati con il gel. Un tipo da galera, ecco l’impressione che ne ebbi.
“Tu non sei un marchettaro come io non sono un prete. Ed entrambi siamo come Caino: la società ci odia e non ci può sopportare”, esordì il tizio. “Il mio nome non ha importanza. Chiamami come diavolo vuoi. Lo stesso farò io con te. L’importante è che siamo della stessa razza.”
“Va bene”, dissi io. “Ma ora passiamo al sodo. Che vuoi da me?”
“Forse sei tu che vuoi qualcosa da me.”
Silenzio.
“Non capisci. Mi spiego subito. Quando avevo più o meno la tua età entrai in una specie di setta. Gli Azraeliani mi hanno tenuto con loro per molto, molto tempo. Al tempo non sapevo chi fossero e neanche oggi ti saprei dire chi o cosa siano veramente. Degli invasati che aspettano un essere superiore che si manifesti qui sulla Terra! Tutte cazzate, ovviamente, ma pericolose. Ho fatto parte della loro setta per molti anni, ho fatto quello che mi hanno ordinato. Poi li ho traditi e oggi sono qui a raccontartelo. Ti stai chiedendo perché, non è vero? Perché siamo simili. Sono entrato nella setta perché ero uno senza nerbo e la vita di strada non mi sembrava tanto attraente. Avevo bisogno d’una casa, una qualsiasi, così scelsi di unirmi agli Azraeliani. Lì non mi odiavano perché… Beh, non è importante. Insomma con gli Azraeliani i rapporti furono amichevoli, diciamo così. Il fatto è che la setta pubblicizzava l’idea che dovesse venire un messia da un altro pianeta. Ma la verità è che lì si era tutti viziosi, pedofili. Ecco cosa. A ogni modo, quegli stronzi hanno un sacco di soldi che neanche ti puoi immaginare: ogni adepto, per poter entrare nella setta, deve rinunciare ai suoi beni materiali e consegnarli nelle loro mani. Io stesso diedi tutto quello che avevo agli Azraeliani. Forse per questo facevano finta di non odiarmi. Comunque. Non è che avresti una sigaretta?”
Scossi la testa.
“Lo immaginavo. Peccato! Con un po’ di nicotina nei polmoni la storia te l’avrei raccontata meglio. Ho avuto culo io con gli Azraeliani.”
Ero seccato: perché cazzo non si decideva ad arrivare al punto?
“Senti, non me ne frega niente di questi azra e qualcosa. Arriva al punto!” Ero minaccioso, ormai non ero più nello spirito di fare la puttana smorfiosa per rimediarmi un patetico cliente.
“Ti capisco. Questa situazione è assurda. E poi, da un momento all’altro potrebbe entrare qualcuno, uno sconosciuto. Bene arrivo al sodo, anche perché ti devo confessare che ho poco tempo. Gli Azraeliani, dopo il tiro che gl’ho giocato, saranno sicuramente sulle mie tracce e se m’acchiappano è finita. Quindi le cose stanno così: ho fregato un bel gruzzolo a quei figli di puttana e…”
Entrò qualcuno ma se ne pentì subito, perché mi gettai addosso all’uomo con un impeto animale tale che questi se la fece sotto e scappò via come se avesse visto il demonio in faccia. “Quello l’ho sistemato, ma col prossimo te la vedrai tu, quindi vedi d’arrivare al punto e basta con le cazzate.” Era un ultimatum.
“Il punto… Che ne diresti di prenderti una parte del gruzzolo?”
La cosa mi puzzava.
“Perché dovresti darmi dei soldi?”
“Perché ho bisogno di qualcuno che mi protegga le spalle. E che non si prenda troppo cura delle mie palle!”
La cosa diventava di battuta in battuta più sporca.
Caino non ama un altro Caino, così vanno le cose al mondo.
“Cosa dovrei fare per te?”
“Spogliarti dei tuoi vestiti e passarmeli. Io ti darò i miei e se qualcuno è sulle mie tracce le perderà perché tu li porterai lontano da me.”
Mi sorrise.
“Non funzionerà mai: siamo troppo diversi.”
“Diversi? Puzziamo allo stesso modo. Siamo Caino entrambi. E’ abbastanza per quei finocchi di Azraeliani. Servirà a confonderli.”
“Anche ammesso che funzioni, io rischio molto di più del culo se le cose stanno effettivamente come mi dici.”
“Avrai la tua parte.”
“Quando?”
Il finto prete ex azraeliano ignorò la domanda: “Non ce l’hai proprio una sigaretta che ti avanza?”
“Quando?”
Silenzio. Caino s’illudeva di poter tirare un colpo gobbo a Caino: illuso.
“Quando ci saremo scambiati i vestiti, ti darò la tua parte. Ti sta bene?”
“Come faccio a sapere che ce li hai davvero i soldi di cui vai blaterando?”
Qualcuno stava entrando nel cesso, ma io fui più veloce e bloccai la porta prima che questa potesse essere aperta. Il tipo provò a spingere ma senza risultato alcuno. Desistette ben presto. Probabilmente avrà pensato che qualcuno stava facendo le sue cose.
L’ex azraeliano mi mostrò una valigetta ammanettata al polso. Non ci avevo fatto caso. L’aprì per un breve istante sotto i miei occhi: un mucchio di soldi, sufficienti a sistemare un uomo per il resto della vita
“Sei convinto ora?”
No, non ero convinto: i soldi ce li aveva, ma io non avrei mai visto la mia parte. Caino non aiuta Caino, neanche quando ha bisogno d’un complice che gli copra le spalle.
“Va’ bene. Scambiamoci i vestiti. Ma ci spogliamo insieme. Non voglio scherzi, capito?”
“Ok, amico!”
Cominciammo a spogliarci, lentamente. L’ex azraeliano aveva un po’ di difficoltà a sfilarsi i panni di dosso: non s’era staccata la valigetta ammanettata al polso. Anche lui non si fidava di me. Avrebbe fatto bene a staccarsela quella maledetta valigetta… Stava lottando con i pantaloni: la testa gli si era quasi incastrata in mezzo alle gambe, quando gli saltai addosso mezzo nudo. Gli tappai la bocca con una mano, poi un colpo secco contro il bordo della tazza, del cesso. Un copioso rivolo di sangue gli mascherò il volto mentre perdeva i sensi: i suoi occhi rabbiosi mi fissarono un attimo prima di spegnersi. L’avevo fregato. Non mi restava che strappargli la valigetta, rivestirmi e squagliarmi. Non potevo stare a guardare troppo per il sottile: gl’afferrai il polso e cominciai a tempestarglielo di calci. Niente da fare. Il polso a pezzi, ma la valigetta non si scuciva: la mano grassoccia impediva che la manetta si sfilasse. Per un momento mi dissi che stavo facendo una cazzata. Poi ebbi l’illuminazione divina! In fretta e furia calzai le mie scarpacce. Un rantolo. Si stava riprendendo.
‘Niente da fare amico!’, dissi fra i denti, e gli assestai un calcio in piena faccia e lo spedii di nuovo nel mondo dei sogni. Gli stritolai la mano sotto il peso di ripetuti colpi di tacco. Ma anche così la valigetta rimaneva attaccata all’ex azraeliano. Provai a strappargliela, ma di staccarsi dalla mano ormai ridotta a una poltiglia non ne voleva proprio che sapere. Maledette manette! A quel punto o gli staccavo la mano all’altezza del polso o lasciavo perdere. Ormai dovevo giocare il gioco fino in fondo. La situazione era assurda ma sono cose che accadono, per quanto incredibili. Ma anche a volergli segare il polso, non avevo i mezzi necessari. Continuai a tempestargli la mano a forza di colpi di tacco. Tirai la valigetta… il sangue fuggiva copioso dal polso brutalmente fratturato: alcuni frammenti di osso avevano aperto la viva carne e il sangue oliò le manette, per così dire. La valigetta se ne venne fra le mie mani. Non avevo tempo per interrogarmi su quello che avevo fatto. Finii di rivestirmi e nascosi la valigetta coi soldi degli Azraeliani sotto l’impermeabile e mi squagliai non prima però d’aver bloccato la porta del cesso con un pezzo di legno che incastrai nella serratura. Non avevo fatto un lavoro pulito, ma non potevo permettermi d’esser un professionista. Non lo sono mai stato. Dopo un minuto un urlo belluino echeggiò nella stazione. Ma io ero già lontano.
Una volta a casa, nascosi la valigetta nell’unico posto sicuro che mi potevo permettere, ovvero sotto il letto. Ero su di giri. Tirai fuori un paio di centoni dal gruzzolo e uscii in strada, di notte con l’adrenalina a mille nelle vene. Avevo intenzione di farmi una gran scopata, altro che dar via il culo. E l’indomani avrei lasciato la città.
E a puttane andai senza rimorso alcuno e con una slava m’addormentai usando il suo bel culetto bianco e sodo come cuscino. Dormii come una pasqua e al mattino accompagnai la puttana che non capiva una sola parola di italiano a fare colazione in un bar, poi la liquidai e me ne tornai a casa per prendere i soldi e lasciare Torino. Finalmente.
Aprii la valigetta e cominciai a tirar fuori le banconote, ma c’era la sorpresa: circa tre milioni di lire in banconote di piccolo taglio nascondevano un pacco di titoli di credito.
“Diavolo!”, gridai come una scimmia impazzita. “Tre fottuti milioni e obbligazioni. Che cazzo ci faccio io co’ ‘sti pezzi di carta? Che cazzo ci faccio?”
Non potevo più rimanere: presi il malloppo di cartaccia e lo cacciai dentro a quello che doveva essere un lavandino, poi gli diedi fuoco. Raccolsi i tre milioni, me li cacciai in tasca e mi squagliai da lì. Ormai non potevo più rimanere. Troppo pericoloso. Me la svignai da Torino a piedi e solo a notte fonda mi concessi un’ora di riposo. Sentivo una stanchezza incredibile addosso e sognai. Sognai cose che non avrei mai dovuto sapere.
 
Il mondo era grigio e io ero completamente nudo, ma nel futuro che sognai sembrava che la norma fosse vestire la propria nudità. La città era scavata nel cuore della Terra e il cielo era una sorta di proiezione su un enorme schermo. Non esistevano appartamenti o costruzioni in questo futuro: si viveva tutti immersi in una natura creata artificialmente e si dormiva e si mangiava e si facevano i propri bisogni dove capitava. La temperatura era mite e tutti vivevano in perfetta armonia, come se il male non fosse mai esistito nel mondo.
Una giovane bionda mi avvicinò baciandomi la bocca e carezzandomi il sesso, senza malizia.
“Questo non è il futuro che tu credi di sognare. Questo è il passato del futuro!”
Io non sapevo che rispondere e soprattutto non ero sicuro che sarei stato in grado di parlare lo strano idioma di quella creatura. Ma parlai…
“Che significa?”
Lei non disse nulla. Mi prese per mano e mi fece capire che dovevo seguirla. Non mi feci pregare due volte. Mi condusse da un vecchio incartapecorito completamente nudo, calvo, cieco, e con una lunga lunghissima barba bianca che gli toccava i piedi e che gli copriva il sesso. Era seduto nella posizione del Loto: non so come facevo a saperlo, ma lo sapevo. Il vecchio mi fece segno di accomodarmi nella sua stessa posizione. Ubbidii.
La fanciulla era scomparsa come risucchiata nel nulla.
“Tu vuoi sapere?” Non era una domanda, era una affermazione.
Feci un cenno con il capo.
“Questo è il passato del futuro. Ne sei già stato informato.” La sua voce aveva un che di falsamente angelico, però non dispiaceva all’orecchio, almeno nel sogno. Nel sogno non avevo nessuna tentazione rabbiosa o violenta: ero come il più mite degli agnelli. Il mio ‘io’ era in pace, o almeno quello che io credevo fosse il mio vero ‘io’. Ma era dentro di me un altro ‘io’, un ‘io’ prepotente che mi suggeriva che il mio vero ‘io’ doveva ribellarsi. Ma il mio vero ‘io’ era pacifico come un agnello. Eppure… Eppure… Eppure forse dentro di me non un solo ‘io’ gemello si ribellava: un coro di ‘io’ gridava “IO SONO IO!”… Il coro di ‘io’ faceva ressa dentro il mio ‘io’. Eppure ero lucido. Lucido. Lucido. Eppure io ero io. Ne sono sicuro.
Ero ‘io’.
Io ero…
Non lo so chi ero io.
Io ero…
“Ora ti racconterò una storia. Ascoltami!”
E l’ascoltai.
 
[continua]

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LA LUNA DEL PAZZO

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, settembre 29, 2005


Life is a Killer

- W.S. Burroughs in 1972 -
 

 
 
La Luna del Pazzo
 
 

 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 



 
[ Anche queste non portano dediche, ma Voi le sapete. (g.i.) ]
 
 



 
LA LUNA DEL PAZZO
 
 
come condivisione
d’illusione
si spezza la Luna
specchiandosi
nel profondo del pozzo,
chiedendo al pazzo
- che ad alta voce
la chiama e la chiama -,
quale il suo nome
 
e che sia per sempre,
come stranieri
ammutinati nella notte
 
 
 
 
 
CADERE IN AMORE
 
 
bella ragazza, a che… che diavolo pensavi
quando l’altezza ti ha presa in vertigine
per spingerti a baciar l’asfalto e il sangue?
 
bella ragazza, cader in amore schianta
così ti ho dimenticata sotto il lenzuolo
dando il passo oltre l’ultimo tuo bacio
 
 
 
 
 
UN COLPO
 
 
di poesia si vive
più facilmente per morire
sotto i colpi dei fucili
 
 
 
 
 
SULLE SPALLE
 
 
Ce l’ho avuta anch’io la mia dose
Non ero preparato, ma non lo si è mai
Quando delusione bussa alla porta,
si mostra interessata a te e solo a te
 
E si fa scimmia sulla schiena
E si fa luna di fiele, sempre
 
Ce l’ho avuta anch’io in sposa
Ma vedi bene che sono ancora qui
che tengo il silenzio, come morto
 
Ce l’ho avuta anch’io dalla mia parte
e non sono mai riuscito a liberarmene
E’ ancora sulle mie spalle, per il fiele
 
E’ tutto quello che io ho, è tutto
E’ tutto quello che m’è rimasto
E’ proprio tutto il meglio di me
 
 
 
 
 
FACCIA A FACCIA
 
 
Cosa provo? Io, io se provassi qualche cosa sarei costretto ad ammettere che esisto, che ho un corpo. E questo non lo posso proprio fare, per via della mia congenita pazzia e per tutto quello che non è lecito confidare neanche a sé stessi. Ma tu pensa se la pazzia fosse l’anima, la sola che conta veramente. Ma tu immagina se la pazzia fosse la sola soffocante realtà che hai disposizione, allora questa pazzia sarebbe l’unica religione di cui avresti veramente bisogno per sentirti in prigione nella scatola biologica - altamente deperibile - che è la vita. Cosa provo? Io so solo che ho voglia d’iniziare il mio lavoro: senza pietà tagliare cordoni ombelicali, per poi poter finalmente affacciare la mia faccia di fantasma nel camerino d’un dozzinale manifesto pubblicitario.
 
 
 
 
 
NODO ALLA GOLA
 
 
Bella Bimba, mi dici, così, senza mezze misure, che ti faccio gola. Capisco: in pratica mi vedresti realizzato con un cappio legato al collo a mo’ di cravatta, soprattutto se tu a stringere bene il nodo per darmi la fine. Ma io ho la pelle sensibile, quella intorno alla gola in particolar modo: ogni donna ha cercato di realizzarmi a sua immagine e somiglianza. Ecco com’è che è andata. Impressionante, nevvero?
 
 
 
 
 
UN PENSIERO
 
 
un pensiero soltanto:
giorno di luce e di buio
per giocare al dottore,
per fare l’ammalato
e amare un’infermeria,
una, purché tutta bella
 
nel corpo e nell’anima
 
amore e dolore così,
sempre legati; sul letto
distesi pronti a morire
 
 
 
 
 
[ SENZA TITOLO ]
 
 
il giorno e la notte
si sognano mano nella mano,
e aspettano soltanto
che tu dia loro un nome
che li possa legare
colla forza dell’amore
- della disperazione
 
 
 
 
 
scimmie
(un cut-up poetico!)
 
 
NON CE L'HO PIU' QUELLA FORZA
    CHE MENAVA CONTRO
    CHE TENEVA CONTO E POI NO
        SENZA DARSI ALLA CORSA
 
EHM, NON CE L'HO PIU'
 
FORSE FU GIOCO QUELLO
      FORSE FU UN FORSE
MA L'UMANO E' SEMPRE UGUALE
   E PER QUEL CHE VALE
  
RIVOLUZIONARIO GIOCO
               BELLO
 
SE RICORDO RIMANE
DIRLO NON SO,
“STELLA AVVELENATA!”
 
“SE AVESSI PREVISTO TUTTO QUESTO”
                        E QUELLO:
    DECLINAZIONE MONTALIANA,
    SUICIDIO IN SONNIFERO
    D'UN DIAVOLO SULLE COLLINE
MA SE VI AMO ANCORA
E' NELLA PERSA RADICE IN QUELLO
 
E' PERDER TEMPO
COME SCIMMIE SU SCIMMIE
A GUARDARSI IL CULO!
 
 
 
 
 
MORIRE OGGI
 
 
Stanchezze inutili,
perplesse.
E gli sguardi
sempre uguali:
specchi di sangue
gli occhi
che spiano noi.
Ma non sanno,
cosa tentare
o chi cercare.
 
Belli uomini,
quelli uomini
belli imbelli!
 
Solitudini
al muro espresse.
E si piange.
Sangue
e pallottole.
 
Belli uomini,
quelli uomini,
belli imbelli!
 
Quello che quelli
hanno fatto,
che hanno ripetuto,
non lo sa la storia.
 
E’ continuo
morire,
oggi…
vita assassina!
 
 

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:17 | poesia | clicca per commentare commenti (25)



INTERVISTA A WU MING 1, NEW THING - QUINTA PUNTATA

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, settembre 28, 2005


"NO TRESPASSING", "KEEP OUT!"

Intervista a



 
Wu Ming 1



 
“NEW THING



 
 
 
[ QUINTA PUNTATA ]


 
 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
13. La critica è morta nel 1975; no, la critica è viva…: quanto c’è di vero, se del vero c’è? Chi oggi, a tuo giudizio, sta portando avanti un discorso realmente critico: perché? Chi invece sta affossando la critica: perché? 
 
Vedi, di questo dibattito mi frega ancor meno che dell'altro, non sono l'interlocutore giusto per conversare di fine della critica, trahison des clercs etc. "Tradimento" rispetto a quali promesse, poi? Io, come cittadino della repubblica dei lettori, non ricordo di aver mai votato alle elezioni della critica, non ho mai appoggiato candidature a qualche parlamento o consiglio, ragion per cui non pretendo il rispetto di alcun "vincolo di mandato", i critici facciano quello che vogliono, se nessuno si illude sul loro ruolo non ci saranno aspettative da tradire, e forse ne verrà fuori qualcosa di buono, ogni tanto. Non raccolgo firme per revocare deleghe, perché non ne ho mai date, se fanno cazzate le fanno "Not in my name", per cui non mi sento tradito. Non mi faccio coinvolgere in lotte di fazione inter-castali, alterchi fra mediatori spacciati per rivolte antiautoritarie. La mia vita e i miei consumi culturali si svolgono altrove, felicemente, proficuamente.
Sono abituato a muovermi in territori non ancora (o non più) cartografati, seguendo "vie dei canti" lontane dai tracciati, pianure a perdita d'occhio, ogni dettaglio è una sagoma nitida, è scolpito nel paesaggio, anche i massicci lontani che zavorrano l'orizzonte, là in fondo... Saranno almeno cinquanta chilometri, giorni di cammino, eppure vedi ogni cresta, ogni anfratto, ogni buco, come fosse la faccia della luna. Vedi il profilo di un alberello, sottile come un pelo di mosca, interrompere il profilo di un monte. Nel mezzo di quelle praterie e savane, tra le dune di quei deserti, sul limitare di quelle foreste, abbiamo incrociato viandanti, pellegrini che avevano perso la strada, eremiti, viaggiatori accampati nel nulla in attesa del passaggio di una celebre cometa (come Jünger in Australia)... Nessuno ci si è mai presentato come un "critico".
Certo, a volte tocca occuparsene, di alcuni critici. Tocca per forza dire qualcosa. Ma è legittima difesa. Certe prese di posizione sono aggressioni alla comunità aperta dei racconti, servono a mettere bandierine su alcune tematiche, per "privatizzarle" e mettere i cartelli "NO TRESPASSING", "KEEP OUT!", come di fronte al deposito di Paperone. Ancora, il "nientismo" di cui parlavamo poco fa: di fronte a una simile mancanza di rispetto per il lavoro di tante persone, occorrono nervi di pietra per non reagire con un salutare VAFFANCULO! Anzi, se mi permetti, vorrei approfittare di questa intervista per salvare dal semi-oblio alcune considerazioni che regalai in forma di commenti al blog Lipperatura, qualche mese fa:

Loredana Lipperini

- Loredana Lipperini -

Quando Consolo esordì in letteratura, sicuramente c'era qualcuno che si lamentava perché non c'erano più gli scrittori di una volta. Certi discorsi si facevano uguali identici quando Consolo era ancora nella pancia della mamma.
Certi discorsi si facevano uguali identici quando il nonno di Citati era in fasce. Certi discorsi si facevano uguali identici mille anni prima che Luperini occupasse la sua cattedra. Si sono sempre rivelati falsi e campati in aria, ma è una pratica inestirpabile, ha a che fare col desiderio inconscio e irrealizzabile di andarsene sapendo che non ci si perde nulla di interessante. Ha a che fare con la presunzione di aver vissuto il periodo più fecondo della storia della cultura et après nous le déluge! A pensarci, è un atteggiamento irresponsabile: noi presto tireremo le cuoia, di quelli come noi si è perso lo stampo, la nostra generazione era la migliore, a voi che venite dopo lasciamo solo macerie, e mo' so cazzi vostri. Irresponsabile, e sconfittista. Ragionamento da falliti: se NOI abbiamo appena cominciato e già ci sono solo macerie (cosa non vera, ma facciamo finta di sì), vuol dire che VOI, voi che c'eravate da prima, avete distrutto tutto. Chi rompe paga e i cocci sono suoi, non di altri. VOI Citati, voi Luperini, dovreste pagare per questa rovina, non noi. Ma viviamo in tempi di scaricabarile...
[Sono] affari (e gusti, e scazzi) di Citati e Luperini. Tuttavia, diventano anche affari *nostri* (e qui intendo: di noi lettori, tralasciando il mestiere che faccio) quando Lorsignori, imbellettano i propri gusti (e rimpianti, e livori, e coccoloni) e approfittano del loro favellare ex cathedra (cathedrae pagate coi nostri soldi, if I'm not wrong), presentandosi come latori di constatazioni oggettive, alta teoria, enlightenment, non-può-che-essere-così. [...] Suvvia, è roba stagnante, è sempre la stessa melma. Oggi non ci son più Pasolini e Calvino. Ai tempi di Pasolini e Calvino non c'era più qualcun altro. Ogni generazione di autori ha dovuto sfondare muraglie umane di menagrami che dicevano: "Vedrete, fra trent'anni non se ne parlerà più, di questi qui". Risalendo la china, arriveremo al quadri-quadri-quadri-quadri-quadrisavolo di Luperini, il quale, verso la fine del neolitico, si lamentò della nuova generazione di sciamannati sciamani, o tempora! La storia della letteratura e delle arti è stracolma di giudizi sbagliati, inutilmente impazienti, intempestivi, apocalittici, ridicoli. Di Kerouac si disse che il suo non era scrivere, bensì mero "battere a macchina" e che presto di lui non si sarebbe più parlato. Celeberrimo il giudizio su un Fred Astaire a inizio carriera dato da un direttore di casting: "Slightly bald. Can't sing. Can dance a little". I critici "seri" dissero che i Beatles non avevano futuro.
[...] Parafrasando Proietti sulla nave da crociera: a te ti spiaciue, a me ME PIACE! Lamentatevi, lamentatevi, qualcosa resterà (ma non di vostro). Prot!
 
14. Quali i tuoi progetti per il futuro? E quelli del collettivo Wu Ming? Qualche anticipazione, se puoi e se vuoi.
 
Dalla primavera 2004 stiamo lavorando al nuovo romanzo collettivo, che consegneremo all'editore nel gennaio 2007. E' il nostro progetto più ambizioso, si svolge negli anni Settanta... del diciottesimo secolo, durante la guerra di indipendenza americana, su entrambe le sponde dell'Atlantico. Siamo completamente immersi in questo lavoro, sui fondali della storia imperiale con scafandri da palombari, ma non posso dirti molto più di questo. Nel 2006 uscirà l'ultimo romanzo "solista" di questa fase, Free Karma Food di WM5. Io, personalmente, sto curando una compilation di free jazz degli anni Sessanta, tutto materiale selezionato dal catalogo ESP, sto scegliendo i brani e la scaletta, e sto scrivendo il testo del booklet. Dovrebbe uscire come doppio cd all'inizio del 2006.
 
Grazie infinite, Wu Ming 1 (Roberto Bui). A Te, un forte abbraccio d’amicizia, di stima, con piena sincerità.
 
De nada, de nada...
 
 
Ed ecco a Voi la quinta e ultima puntata dell'intervista a Wu Ming 1. Parliamo di critica, ma sarà completamente vero? Ad ogni modo parliamo di quel moloch che dice d'esser critica critica. Per l'occasione, Wu Ming 1 ha riesumato - udite udite! - alcune considerazioni che lui stesso regalò (abbandonò!) sul blog di Loredana Lipperini, salvandole così da quasi sicuro oblio. E poi, poi il "nientismo": cosa sarà mai? Fossi in Voi ripasserei le puntate precedenti di questa intervista.

E anche questa lunga e bella intervista (in realtà, una vera e propria inquisizione) è finita. Ma avete ancora da leggere la domanda n. 14... In realtà credo l'abbiate già letta se siete arrivati sino a questo punto, quindi oramai sapete tutto, anche delle prossime uscite letterarie (e non) a nome Wu Ming, Wu Ming 5 e Wu Ming 1.

Grazie a Wu Ming 1, che è finalmente tornato alla sua famiglia e ai suoi impegni. E grazie a Tutti/e Voi che ci avete seguito.

(g.i.)

 

 
QUI LA PRIMA PARTE
 
QUI LA SECONDA PARTE
 
QUI LA TERZA PARTE
 
QUI LA QUARTA PARTE
 
 


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Qui puoi downloadare tutti i libri

e gli scritti a firma Wu Ming



http://www.wumingfoundation.com/italiano/downloads.shtml


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L'intervista a Wu Ming 1

è anche QUI, su INTERCOM



IntercoM SF - Il Grande Portale della Fantascienza



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e su

New Thing - oggetto narrativo: News

Wu Ming Foundation - The Official Website

in New Thing - oggetto narrativo: News



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INTERVISTA A WU MING 1, NEW THING - QUARTA PUNTATA

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, settembre 27, 2005


Wu Ming - This revolution is faceless

Intervista a



 
Wu Ming 1



 
“NEW THING



 
 
 
[ QUARTA PUNTATA ]


 
 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
10. Rispetto a “54” e a “Q”, che sono il lavoro di più menti, “New Thing” è un lavoro solista: è più facile scrivere come collettivo o facendo affidamento solo sulle proprie forze, capacità, idee?
 
E' senz'altro più facile scrivere insieme, perché c'è la verifica e l'editing in tempo reale di tutto quel che si scrive, c'è meno spazio per i dubbi angoscianti, i tormenti, le paranoie, e si scongiura il "blocco dello scrittore" (quello che tu non hai mai, sei un po' il Lovecraft o l'Edgar Wallace della blogosfera italiana :-)). E' improbabile che cinque scrittori vadano in crisi tutti assieme, c'è sempre chi continua a tirare la carretta aspettando che chi è bloccato riesca a ripartire. Il lavoro non conosce interruzioni, il brainstorming e la ricerca sono incessanti, i compiti vengono divisi equamente, si lavora in armonia, ci si aiuta, volano critiche, suggerimenti, la riscrittura di ciò che non convince avviene senza intoppi, è un grande gioco di ruolo, i nostri personaggi sono seduti intorno al tavolo con noi, è un'assemblea convocata al di sopra di epoche e luoghi, un fenomeno medianico. Scrivendo da soli, tutto questo viene a mancare. Scrivere da soli è come "sentire le voci" dentro la testa (Wu Ming Uno! / La senti questa voce? Vaf-fan-culo!"), è un roveto irto di dubbi acuminati, tutto si fa più arduo. Va però detto che anche i romanzi solisti - seppure in minor misura - si avvalgono dei consigli e della collaborazione dell'intero collettivo. Ad esempio, un'intera sottotrama di New Thing è frutto di un'improvvisazione a due, io e WM5 un mercoledì sera, in un locale che oggi non esiste più. Le stesure provvisorie di Havana Glam, Guerra agli Umani, New Thing e dell'imminente Free Karma Food (uscirà per Rizzoli nel marzo 2006) sono state lette da tutti i Wu Ming, che hanno indicato pregi e difetti, suggerito modifiche ecc. La differenza cruciale tra romanzi collettivi e romanzi solisti non sta nel numero di mani intervenute, ma proprio nella natura dei progetti. Mi è molto piaciuta la definizione data da un lettore su IBS: "versioni beta, momenti in cui si azzardano sperimentazioni utili o meno per il futuro". E' esattamente questo il punto: i romanzi solisti vanno in avanscoperta, battono piste che in seguito percorrerà l'intero collettivo (forse, dipende).
 
11. Una domanda atipica, almeno per me, perché è la prima volta che la presento a qualcuno: Wu Ming 1 (Roberto Bui) come, con quali parole, recensirebbe “New Thing”? Sì, ti sto chiedendo di autorecensirti, possibilmente senza avarizia di autocritica, di parole.
 
Rispondo con entusiasmo segnalando che in rete, grazie al blogger Lorenzo Cassata di Salgalaluna, esiste già da un po' un generatore automatico di stroncature di New Thing! Basta cliccare qui: http://salgalaluna.clarence.com/permalink/178570.html. Alcuni esempi?

Ho letto il romanzo di Wu Ming1, New Thing: qualcosa tra Quanti anni hai? di Vasco (strafottente), l'ultimo di Oriana Fallaci (dice tutto e il contrario di tutto) , con una punta di Superman (la forza della giustizia) e un cucchiaino di snobismo (vi parlo di modernariato: so pure che cos'è un Butoba!). Intollerabile.
 
Ho letto il romanzo di Wu Ming1, New Thing: qualcosa tra la musica di Iva Zanicchi (allegra ma sempre uguale),  Fahrenheit 9/11 di Michael Moore (paranoico), con una punta di Carlo Azeglio Ciampi (mucchi di retorica) e un cucchiaino di sono uno storico (e vi sciorino le date). Anacronistico.
 
Ho letto il romanzo di Wu Ming1, New Thing: qualcosa tra Mistero Buffo (è quasi un monologo teatrale a più voci), un trattato di anatomia (sviscera piano piano), con una punta di Susanna Tamaro (nel personaggio di John Coltrane) e un cucchiaino di edonismo reaganiano (lo stile dagospia insegna). Stramaledettamente stupido.
 

Vincenzo Maria Ostuni e Basile Pesaro Borgna

- Vincenzo Maria Ostuni e Basile Pesaro Borgna -

 
12. Si sta facendo un gran parlare intorno al ruolo della letteratura, intorno a quello della narrativa. La mia domanda è dunque questa: la tua idea di letteratura? e quella di narrativa? sei dell’opinione che letteratura e narrativa siano un tutt’uno?
 
E' un dibattito che non mi appassiona, anzi mi annoia, e lo trovo anche inutile, se non nocivo. A me non dà niente, credo che nemmeno ai lettori dia alcunché, non cambia le carte in tavola né usa quelle che ci sono per portare avanti la partita, non scommette su alcun esito praticabile e quando lo fa perde (e non paga il debito!). Tutto questo strepitare alla Restaurazione, per esempio. Anzi: alla Restaurazziune (cfr. VMO). Mi sembra uno stracco espediente per attirare l'attenzione e conquistarsi - sgomitando come per salire sull'ultimo treno - una nicchia di mercato, lo stesso mercato che a parole viene snobbato. Troppo comodo fare gli apocalittici dalle colonne dei rotocalchi, in articoli insadwichati tra pubblicità di gadget e telefonini. Troppo comodo fare gli apocalittici in conferenze a pagamento nel contesto di kermesses letterarie ormai ridotte a fabbriche di autografi. Davvero ipocrita parlare di "restaurazziuni" ex cathedra (letteralmente), dentro il mostruoso universo tardo-feudale dell'università, luogo di privilegi intollerabili e precarietà senza futuro, trita-anime che porta ad anoressie e suicidi ed è molto più alienante e falso del più scrauso reality show o comparsata televisiva di un autore di best-seller. E tutto questo auspicarsi - da parte di schiere di zombies accademici - la "morte della letteratura", fingendo però di rammaricarsene... Questo enorme e al contempo patetico tentativo di portare sfiga al proprio prossimo, questo inequivocabile disprezzo per il divenire, identificato tout court con la decadenza... Posso solo augurarmi che la pratica reale della lingua e del racconto, quel racconto incessante che è la vita nella comunità umana, spazzi via tutti questi parassiti.
 
[continua]
 
 
Ed ecco a Voi la quarta puntata dell'intervista a Wu Ming 1. Ormai ne parlano tutti, be', diciamo che ne parlano anche i ragazzi di Blogdiscount.org: dove? Qui. Inutile dire che sono parecchio invidiosi dell'intervista che Wu Ming 1 m'ha concesso. Sì, decisamente c'hanno tatuato in faccia un livore di quelli! Cercano d'arginare il dolore mettendo sul piatto i dischi di Coltrane, e non possono fare a meno di rileggere New Thing, ovviamente piangendo, spargendo grande commozione in ogni angolo della blogosfera. ^___^ Ma ormai dovrebbero saperlo che... Leggete attentamente la domanda n. 10 - questo è un narcisismo in piena regola. ;-) Ma non limitateVi, e andate oltre il narcisismo, quello mio, e leggete, leggete, leggete sino in fondo.

E che c'entra Lorenzo Cassata (salgalaluna) con New Thing?
Scopritelo alla domanda n. 11.

Ma non basta, non basta mai, così ecco che tornano i più grandi critici della blogosfera, Vincenzo Maria Ostuni e Basile Pesaro Borgna, meglio conosciuti come V.M.O. Wu Ming 1 li tira in ballo per approfondire il discorso, senza mezze parole, intorno alla "Restaurazziune", e non solo.

E il quinto appuntamento? No, questa volta nulla, le mie labbra cucite sono. Però Vi avevo messo in guardia che questa quarta puntata sarebbe stata una giornata di fuoco; e io nutro sentore che la quinta sarà a dir poco pirotecnica. (g.i.)

 

 
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AL LIMITE

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, settembre 26, 2005


kamasutra

- rielaborazione grafica by G. Iannozzi -





Al Limite
 
 

 
 
di Giuseppe Iannozzi
 

 


 
[ No, non portano dediche, ma Voi le sapete. (g.i.) ]


 
 
 
AL LIMITE
 
 
alla fine tutto passa
tutto ti passa accanto
di striscio
 
e tenti d’afferrarlo
in velocità
 
ma la verità è una sola
ti passa accanto tutto
e non ti resta mai niente
in mano
 
alla fine è così
passa pure questo
fuggevole pensiero
 
 
 
 
 
VOCE
 
 
Voce, per essere bugia
e lama di rasoio,
quella mia.
Voce sì, ma soltanto
per non essere
fermo a quel bivio
che da sempre si taglia
in essere o non essere.
 
 
 
 
 
IN PUNTO DI MORTE
 
 
Vengono gli anni vengono
E li temiamo, e ci illudiamo
che li teniamo in mano
Però gli anni
non sono mai abbastanza
E li amiamo
E ci temono
 
E in punto di morte
si fa viva la sorte
 
E tremano le ossa e le unghie:
si è per morte improvvisa
nel vuoto d’una stanza
 
Ma un fiore di cinismo
si farà bello alla faccia degli anni
che vanno e vengono
Sì, fiorirà alla faccia nostra
per suggellarci nella fredda terra
 
E ci temono, gli anni temono
che la nostra putrefazione
possa dargli profanazione
 
Così gli anni
Così simili agli uomini
 
 
 
 
 
KAMASUTRA
 
 
Ma perché resti sulle tue posizioni,
come una Gerusalemme sconfitta
per l’ennesima volta in una vecchia favola,
che nessuno ha ancora scritto con il sangue
dalla sua prigione di silenzi e di urla?
Perché resti così, con il cuore chissà dove
e la mente che spazia al di là di tutto,
come un kamasutra braccato dalla fama?
 
Perché al mattino il solito caffè
e un po’ di nebbioso affanno
che mi fa dolceamàro lo sguardo
sul mondo. Che non conosco bene.
Ma che so immaginare, tanto per.
 
 
 
 
 
FOGLIE D’AUTUNNO
 
 
Amore, m’hai dimenticato!
Con le mie scarpe di fango
a lungo ho camminato;
disperato, in selva ho vagato
sognando il tuo tenero seno;
e all’ombra d’un nudo albero,
per caso, un dì m’hai trovato
per sempre addormentato.
 
Amore, così, senza scampo:
ero in te, una lattiginosa lagrima
che solo aspettava di piangersi
per perdersi sulle brune foglie
d’un inquieto autunno di vento.  
 
 
 
 
 
NESSUNO
 
 
c’è nessuno…? Miss, no, quello no, te l’ho già detto che non si può, no, e come te lo devo dire?, non si può fare, ti dico di no, cioè se è no è no, ma perché insisti!, io non capisco, e va bene, mi arrendo, andremo al concerto travestiti da hippies e metteremo a tutti paura, però no, quello no, quello proprio no, nooo... hai dato fuoco alla mia chitarra, Miss, perché? perché? c’è nessunooo…?
 
 
 
 
 
RISCHIO DONNE
 
 
Le donne sono pericolose sempre e in ogni caso, in vicinanza e in lontananza. C’è inoltre da dire che né i maschi né le femmine possono farne a meno. Par proprio che si nasca per rischiare la propria vita su una donna.
 
 
 
 
 
INCIPIT
 
 
L’avevo guardata con sospetto, che il mattino era già spento, e lei china sul diario aperto esposto alla luce d’una lampada, ma il volto nascosto dai suoi stessi capelli a scenderle su gli occhi e oltre. Pareva quasi sorridesse, e questo mi convinse che tramava qualche cosa, mentre il dito lo attorcigliava per un cernecchio e una punta di nervoso. Dalle labbra di A. un respiro appena, come a chi un dente molle, e immutabili due nomignoli, Ginevra e Lancillotto.
 
 
 
 
 
DI TRADIMENTO
 
 
Odor di polvere da sparo
E tu ridi forte come niente
E ti prendi l’ultimo alito
della vita mia nella gola
 
Ingoi sì tanto profondamente
quel mio scomposto amore
che t’apparve di tradimento
 
E nell’aria resta leggera eco,
una scia appena di dolore
 
 
 
 
 
SEPOLTO NELLA NEVE
 
 
Cogl’occhi qui sepolti,
che dovrei scriver ora?
 
Copre la neve l’intero
e solo un debole sole
mette su me una croce. 
 
Passano avanti gl’anni
e son d’altri gl’affanni. 
 
 
 
 
 
NUOVO AMORE
 
 
Tu ti dài allo specchio,
poi ti spremi gli occhi.
 
E io attendo il tuo nuovo gagà
per seppellirlo nella mia faccia.
 
 
 
 
 
AIUTAMI E SPARAMI
 
 
Aiutami e sparami
E non dire una parola
Tu la sai la verità,
la mia vita è solo un crimine
Per questo è così divertente
Ma il mio tempo è al termine
 
 
 
 
 
PIUME DI DIO
 
 
fossi stato bello o ricco
sarei stato frale talento,
un naturale vaffanculo 
 
e invece impastato
nell’umano imperfetto
da solo sbando ebbro
affondando col mio battello,
però picchiando ben forte
col mio martello di piume
- di nuvole rubate al cielo -,
ogni anima che osa
il passo suo avanti al mio
 
oh sì, da solo sbanco ebbro,
ma uguale al suicidio di dio
 

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 21:33 | poesia | clicca per commentare commenti (2)



INTERVISTA A WU MING 1, NEW THING - TERZA PUNTATA

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


Malcom X and Martin Luther King

Intervista a



 
Wu Ming 1



 
“NEW THING



 
 
 
[ TERZA PUNTATA ]


 
 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
 
7. A mio avviso, nel tuo lavoro è forte ed evidente un’impronta politica: se sì, potresti spiegarmela? Si può dire che il tuo lavoro è un jazz against fascism?
 
All of me is against fascism! Tutto quel che fa Wu Ming è fortemente politico e civile. Il che non significa che scriviamo romanzi "a tesi", e nemmeno "a chiave". Non è che mi metto a pensare: adesso scrivo un oggetto narrativo che parli del free jazz a New York per parlare della strategia della tensione in Italia, che parli del 1967 per parlare delle guerre imperiali in Afghanistan e Iraq etc. Non è che parti con le idee così chiare... Se provi a farlo, il libro verrà una schifezza. Questo prendere-forma accade, viene da sé, va sans dire. Io sono una persona che ha opinioni e cerca di farle valere, che si schiera, che milita (la militanza è la vita degli uomini sulla Terra e in orbita, Juri Gagarin era un militante, John Glenn era un militante etc.). Le cose che scrivo si nutrono di questa mia attitudine, ne traggono linfa (o liquame, direbbe un fascista). Wu Ming è anche un gruppo politico, non solo per le campagne a cui prendiamo parte, ma perché - come scrivemmo nella vecchia dichiarazione d'intenti - "Chi crea non può in alcun modo astrarsi, evitare di intervenire. Scrivere è già produzione, narrare è già politica. C'è chi lo capisce, poi c'è la legione dei reazionari, consapevoli o meno". Wu Ming è politico perché sa che si scrive sempre per gli altri. Non fidatevi di chi afferma: "Scrivo solo per me stesso". Se uno scrive, lo fa perché vuole/si aspetta/spera/non esclude che qualcun altro legga. Scrivere è già intervento civile, e questo vale per chiunque lo faccia. 
 
8. Chi è Sonia Langmut che stava dalla parte dei leaders della protesta, la cui più fedele e semplice arma (di denuncia, di critica) era un registratore a bobine di fabbricazione tedesca?
 
Sonia Langmut c'est moi, verrebbe da dire. Ma è più complicato di così. Me ne sono accorto scrivendo, verso la fine della penultima stesura: Sonia è la memoria degli anni Sessanta americani, e più in generale dei movimenti radicali americani del XX° secolo. Quando Valerio Evangelisti ha letto New Thing, stava per uscire Noi saremo tutto. E' rimasto a dir poco turbato dal fatto che, senza mai parlarci dei rispettivi libri, avevamo parlato delle stesse cose! Diverse le epoche, diverso il taglio, diversa la tecnica narrativa, ma in entrambi i casi si racconta la guerra sporca del governo USA contro i movimenti, dagli anni Venti al nostro presente, passando per gli anni Settanta. Tra un libro e l'altro sono possibili innumerevoli rimandi e rimbalzi. In entrambi i casi, poi, si racconta della memoria di quelle stagioni, di quei cicli di lotte. Memoria rimossa, mistificata, rimontata come fosse una puntata di blob... Infine, in entrambi i casi si racconta l'America ma si parla di noi qui e ora, delle nostre guerre sporche, dei nostri movimenti, della nostra memoria delle lotte. Sonia è tutti noi, quindi. E infatti Sonia è l'Europa: figlia di socialisti tedeschi in fuga dal Terzo Reich, cita autori europei (tra cui Marx), ha un rapporto simbiotico con un registratore di marca europea, un Butoba MT5... Sonia Langmut c'est nous.
 
9. A quali dischi, a quali saggi, a quali letture ti sei ispirato per poter scrivere “New Thing”? Ci sono stati dei dischi o dei libri che ti hanno aiutato, che ti hanno illuminato per portare a termine il tuo lavoro?
 
Per scrivere New Thing ho letto decine e decine di saggi e centinaia di articoli, raccattato remote annate di riviste jazz, ascoltato centinaia di album, scaricato migliaia di file audio (non soltanto musicali, anzi, quasi tutti di spoken word: Malcolm X, Martin Luther King, Eldridge Cleaver, Richard Pryor, Eddie Murphy, Chris Rock... Ho cercato di dare una vaga idea di quel percorso nei "Titoli di coda" del libro (+ bibliografia). Sicuramente, un libro che invito a leggere (purtroppo non è stato tradotto in italiano, e forse non verrà mai tradotto) è Ready For Revolution, la monumentale autobiografia di Kwame Ture a.k.a. Stokely Carmichael, pubblicato cinque anni dopo la sua morte grazie al durissimo lavoro del suo amico Ekweme Michael Thelwell. Una cosa che invito a fare è ascoltare i discorsi di Malcolm X, il migliore oratore di un secolo che ne ha avuti di davvero notevoli. Digitando "Malcolm X mp3" su google, escono un po' di siti da cui è possibile scaricare quei file.
I dischi: ho già nominato The Olatunji Concert. Compratelo, o copiatelo. Prima di decidere se vi piace o no, ascoltatelo almeno tre volte. La prima, come semplice sottofondo mentre fate altro (non è adattissimo per il sesso). La seconda, con attenzione, dalle casse dello stereo o del computer. La terza, ascoltatelo in cuffia, camminando per le strade della vostra città. Fate in modo di essere in un luogo elevato, con vista panoramica, durante l'assolo di basso di Jimmy Garrison che apre My Favorite Things. Se vivete a Torino, la Mole è perfetta. Se vivete a Bologna, salite sulla Torre degli Asinelli (ma solo se vi siete già laureati, chi è iscritto alla Dotta sa di cosa parlo). 
 
[continua]
 
 
Ed ecco a Voi la terza puntata dell'intervista a Wu Ming 1. Volete un consiglio? Rileggete le prime due puntate dell'intervista a Wu Ming 1, con attenzione. E seguite i suoi consigli, tutti quelli che sono qui.

E il quarto appuntamento? Riprendete in mano "Q" e "54" del collettivo Wu Ming. E sì, si potrebbe azzardar di dire che sarà una giornata di fuoco. Lo sarà sicuramente, perché c'è ancora la necessità di parlare del ruolo della letteratura, della narrativa. C'è bisogno di far chiarezza. Non potete mancare alla giornata di fuoco. (g.i.)

 

 
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