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IN VACANZA
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sabato, ottobre 29, 2005
in vacanza
IANNOZZI GIUSEPPE, INTERVISTA - A CURA DI DEACHIARA
written by
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mercoledì, ottobre 26, 2005

Iannox è un dono di Chatterly
Intervista a
Giuseppe Iannozzi
a cura di Chiara Demma (DeaChiara)
1) Chi è Giuseppe Iannozzi?
Difficile dire chi sono: nella più parte dei casi, un amico. Ma non nego che so essere anche nemico di me stesso, e per gli altri. Un tempo parlavo di me, maggiormente: oggi mi vengo a noia, da solo. Trovo che non sia né intelligente né interessante parlare di me. Sono uno dei tanti, ma animato da un forte narcisismo, dall’arroganza anche; però non ne ho mai fatto mistero.
2) Cosa hanno rappresentato per te gli anni della scuola?
Probabilmente niente, ma con il senno di poi. In verità ricordo poco di quegli anni, se non che ero perennemente con la testa fra le nuvole. Ma per finta.
3) Ti sei mai sentito diverso rispetto ai tuoi compagni?
No. Semmai ho guardato ai miei compagni con sospetto, spesse volte pensandoli da me diversi, inferiori. E’ quello che si può dire un errore di gioventù, ma che ripeterei.
4) Credi al male di vivere degli artisti?
Sì, credo che gli artisti spesse volte amano farsi del male. Ma lo stesso brutto vizio ce l’ha pure chi artista non è. Il male di vivere temo sia radicato in molti, senza che ci sia bisogno di andare incontro all’arte e alle sue velleità. L’artista soffre perché non viene riconosciuta la sua arte, o perché viene interpretata male; ma più spesso perché creando toglie qualcosa a sé stesso. Creare significa privarsi di un po’ di sé stessi per darlo in pasto al pubblico, o alle ortiche. Creare significa perdere molto della propria vita, significa accorciarla la vita nel tentativo - spesse volte fallimentare - di eternare sé stessi nelle opere create.
5) Credi in Dio? La tua famiglia è cattolica, praticante? Quanto ha influito la figura di Dio nella tua vita?
No, non credo in un dio.
Non mi sono mai preoccupato troppo delle credenze, o dei pregiudizi, della mia famiglia: sono liberi di credere in ciò che preferiscono.
Non credendo in dio, la sua figura non ha influito in/su di me se non in maniera molto astratta. Sono una di quelle persone che usa dio, che dice il suo nome, ma non invano: se dico dio è perché me ne servo. Mi dovrebbe esser grato, dio, a me.
Credo però in quello che viene detto suo figlio, in Gesù: ma in una misura molto laica umana e terrigena. Credo non sia da escludere l’ipotesi che centinaia di anni fa un uomo di nome Gesù fu fra di noi per filosofeggiare. Sì, per me Gesù un filosofo, non migliore non peggiore di tanti altri prima e dopo di lui.
6) Eros e letteratura… coppia vincente?
Tutta la letteratura è piena di eros. Quella contemporanea in una misura esagerata, inutile. Molti libri che oggi si stampano sono puro onanismo. Se fossero volgari, perlomeno sarebbero un minimo interessanti; ed invece così riescono a far scalpore solo per il tempo di una moda, poi vengono dimenticati. Troppi malfatti epigoni di Henry Miller e Charles Bukowski, troppi che pensano che scrivere figa e cazzo equivalga a far letteratura.
7) Il lavoro che maggiormente ti ha gratificato? E la vincita?
Non c’è un lavoro che mi ha gratificato… maggiormente. Ma i lavori che mi hanno dato anche di che mangiare mi hanno gratificato di più rispetto a quelli che sono stati presi d’assalto da vuote ammirazioni.
Ritengo sia già un gran bella vittoria poter dire che sto in piedi grazie alle mie sole gambe, senza stampelle. Non esser mai sceso a compromessi con nessuno e per nessuna ragione: questa la ri-vincita migliore e che vorrei replicare per gli anni a venire.
8) La collaborazione o l’intervista che ti ha lasciato dentro qualcosa?
Ho intervistato molti personaggi. Ma intervistare è sempre un’esperienza eccitante, per me; lo è un po’ meno per chi subisce i ferri delle mie domande.
L’intervista che mi ha lasciato qualcosa dentro… quella di chi non ha avuto il coraggio di rispondermi se non attraverso il silenzio più assoluto: una simile risposta, una di silenzio, la tengo in gran conto.
9) Chi può definirsi scrittore?
Chiunque brandisca una penna o una matita. I più poveri, i meno liberi, ancor oggi sono costretti a scrivere le loro proprie memorie con il sangue. Ma conoscere la grammatica non fa dell’uomo uno scrittore. Il più delle volte l’uomo che ha dalla sua solo la grammatica è sterile, inadatto a creare: di onanisti che si piangono addosso il mondo ne è pieno.
10) Quando hai scoperto d’esser un artista?
Io non mi sono mai detto né artista né poeta né altro: è sempre stato qualcun altro a dir di me, in vari modi. Sinceramente avrei preferito essere un pastore e vivere tra pecore e capre, in montagna, lontano dalle ripetute e durevoli scoregge degli uomini. Mi sono solo e sempre detto arrogante, narcisista, democratico tiranno in alcuni casi. Sì, sono dell’opinione che sarebbe stato meglio esser detto pastore o pecoraio.
11) Quando hai cominciato a scrivere il tuo primo pezzo?
Ero giovane e con molte fisime che mi ronzavano in testa: parliamo di tanti e tanti anni fa. Il mio primo pezzo non è più tra le mie mani… perso chissà dove. Non è un gran danno, tranne per lo sfortunato che un domani dovesse trovarselo fra le mani.
12) Torino, è la città che ti ha cullato e che continua a scorrere nel tuo sangue: quanto ha influito sul tuo talento, sui tuoi romanzi?
Torino ha influito molto su me, sulla mia scrittura. Scrittori quali Cesare Pavese, Beppe Fenoglio, Primo Levi, Nico Orengo, Mario Soldati, Guido Ceronetti, e molti altri ancora, hanno sicuramente contribuito a formare quelle che sono oggi le mie idee intorno alla Letteratura e alla scrittura.
Torino è una città fascinosa e che affascina: ha nel suo cuore tanta storia e cultura, e non sempre è facile capirla l’Augusta Taurinorum. E’ una Parigi in miniatura, o meglio è la Piccola Parigi: da vivere. Le storie che racconto sono perlopiù ambientate a Torino anche quando faccio muovere i miei personaggi tra le vie di Roma o tra quelle della più lontana Los Angeles. Più che sul mio talento – che è sempre in dubbio -, Torino influisce ogni giorno sulla mia vita, quindi anche sulla mia scrittura.
13) Il lavoro più complesso e più lungo che hai composto?
Complesso non lo è, lungo sicuramente: un romanzo fantasy che scrissi parecchi anni or sono, e che non ho mai fatto leggere ad alcuno. E’ un lavoro che spero rimanga nel cassetto, per sempre: quando lo scrissi ero eccitato, molto. Oggi mi fa solo un po’ pena… Però, con tutte le sue imperfezioni, quel fantasy scritto in età giovanile mi è caro, forse proprio perché mi induce a provar della pena.
14) La donna ti ispira? Se avessi poteri soprannaturali, quale delle dee passate ameresti?
Sì, sicuramente. Anche per le mie storie è importante la donna. Il fascino muliebre serve alla trama della vita e della morte in egual misura.
Di dee che appartengono al passato ce ne son tante: ma non erano dee, erano soltanto giovani e io ero un coglione a trecentosessanta gradi. Le dee del tempo che fu oggi sono tutte sposate, con figli o divorziate. Una è morta; e spero che un giorno il ricordo che ho di lei possa morire completamente: il passato è sempre fastidioso, sia esso innocuo o di dolore. Guardo al futuro: il passato lo posso raccontare per tradurlo in qualche cosa di concreto nel tempo presente, con un racconto ad esempio. E’ poco, ma è meglio di niente.
15) Cosa ti aspetti dal pubblico? E Dai tuoi ammiratori?
Niente né dal pubblico, né dagli ammiratori – che ti assicuro sono pochi assai. E spero che il poco pubblico che mi segue non si aspetti grandi cose da me.
16) Chi sono i tuoi scrittori, cantautori preferiti? E dimmi se influenzano il tuo lavoro…
Credo d’aver già detto quali i miei scrittori di riferimento, al punto dodici; aggiungo ora, giustamente, Umberto Eco, Valerio Evangelisti, Aldo Busi, il collettivo Wu Ming, Sebastiano Vassalli, Michel Houellebecq, Salman Rushdie… giusto per citare alcuni nomi di contemporanei. In realtà stilare una lista mi sembra piuttosto noioso e superfluo, come se mettessi all’asta uno scontrino fiscale. In genere mi piace chi sa scrivere bene. Ho un culto particolare per la letteratura russa soprattutto.
Il cantautorato italiano mi piace soprattutto per nomi quali Francesco Guccini, Roberto Vecchioni, Franco Battiato, Fabrizio De André, Giorgio Gaber, Ivan Graziani, Luigi Tenco, Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Luciano Ligabue, Alessio Lega, Giovanni Lindo Ferretti, Marco Masini, Angelo Branduardi, Umberto Tozzi… Tra i cantautori d’oltreoceano e d’oltralpe mi limito a citare: Leonard Cohen, Bruce Springsteen, Bob Dylan, Frank Zappa, Roger Waters, Jim Steinman, Freddie Mercury, Tom Waits, Lou Reed, Peter Gabriel, Neil Teinnant e Chris Lowe… Sono tanti, troppi per essere elencati.
Sicuramente influenzano il mio lavoro: sono abituato a scrivere con una base musicale che mi tiene compagnia. Degli artisti che ho citato condivido molte idee, ragion per cui è naturale che il loro pensiero musicale-poetico incida sul mio.
17) Oltre alla letteratura, quale arte abbracci?
Mi piace dipingere, disegnare: quando non scrivo, disegno. Ma sono una schiappa quando si tratta di fare dell’arte digitale. Sono vecchio, inutile negarlo: amo troppo i carboncini, gli acquerelli, i colori a olio.
Qualche volta mi spreco a stuprare la chitarra per due accordi appena: solitamente così nascono delle ballate, le loro parole…
18) Ammiri gli artisti interamente autodidatti? O li rimproveri?
Perché mai dovrei rimproverarli? Semmai li ammiro, per la forza, per il coraggio di non appoggiarsi a scuole, a idee spartane vecchie di secoli, che solo mortificano l’inventiva dell’artista.
19) Sei un autodidatta?
Sono un meticcio: per metà autodidatta, per metà formato da… In verità, non è importante chi ha contribuito a formare parte dell’Ego che è mio.
20) Ti consideri Narciso e Drella (un po’ dracula e cenerentola)?
Non è che mi consideri: sono un narcisista dichiarato. Drella era uno dei nickname di Andy Warhol. Io l’ho adottato per molto tempo, perché so anche essere dracula e ingenuo in tempi diversi. Il problema è soltanto quando sono dracula e cenerentola allo stesso tempo.
21) Il mondo della letteratura attraversa un periodo oscuro, negativo: è vero? Se sì, come mai? e cosa, eventualmente, dovrebbe cambiare?
Le arti, il mondo delle arti è in crisi da parecchio tempo. Praticamente da quando l’uomo ha iniziato a pensare all’arte e a farla – a crearla dal nulla, spesse volte a solo favore del più totale e assoluto Niente, quasi con la presunzione di dar concretezza al Niente, che è per sua natura impalpabile.
Oggi manca la qualità, soprattutto. Resisterà la qualità: l’inutile sarà dimenticato com’è giusto che sia. E’ sempre stato così, e sempre così sarà.
Si dovrebbe cominciare a pensare all’arte come a qualcosa che sia di qualità anche: sarebbe un buon inizio per non finire nell’oblio.
22) Come vedi il futuro letterario?
Come lo vedo io non è poi troppo importante. Ad ogni modo, sicuramente molto confuso, di lingue, di stili commisti: l’impressione è quella che saremo sempre più abituati a leggere “chi senz’arte né parte”. Già oggi la critica e i lettori non riescono a distinguere tra Italo Calvino e Ken Follett. Domani sarà peggio.
23) Pensi che gli artisti siano pazzi, o abbiano un loro atteggiamento tipico?
No. Penso però che possano andare incontro alla pazzia. Se crei, prima o poi una rotella la perdi. Se ne perdi una non è grave, anzi è naturale, forse necessario. Il problema è quando le rotelle cominci a perderle tutte.
L’artista – e chi si dice tale – ha, o può avere, degli atteggiamenti provocatori, spesse volte fini a sé stessi. L’artista è anche una caricatura di sé, ridicola e/o gradevole.
24) Chi può definirsi artista DOC?
Il giorno che incontrerò artista di origine controllata, me ne accorgerò.
Rispondendo più specificatamente alla tua domanda: nessuno.
25) In quali valori credi?
Non ho una scala di valori dove un valore è più importante di un altro. Non ho una scala. Mi piace pensare a me stesso come a un’anima salva, così tanto da escludere anche l’anarchia. Credo solo in ciò che vedo e che può essere dimostrato attraverso il raziocinio.
26) Riesci a vivere della tua sola arte?
Nell’immediato non ho intenzione di ridurmi a essere un pezzente. Pochi riescono oggi a vivere grazie alla loro arte.
Oggi, per essere dei falliti, basta dichiararsi artisti a tempo pieno. Io non lo sono a tempo pieno: la pancia mi piace avercela piena, poi magari scrivo che ce l’ho piena.
27) Il tema preferito nei tuoi scritti?
Mi piace affrontare tanti temi nei miei scritti, spesse volte adottando stili diversi.
Non ho un tema preferito, o un’ossessione.
28) L’amore... esiste?
Sì, è fumo d’una sigaretta. In questa forma volatile esiste.
29) Hai sogni?
Finché vivo avrò dei sogni, come tutti. E’ inevitabile che sogni. E’ inevitabile che puntualmente non si realizzino: così è (quasi) per tutti, quindi non vedo perché dovrebbe essere diversamente per me.
Ho molte aspirazioni e tentazioni, soprattutto tentazioni.
Il mio sogno più grande: un’isoletta cubana, una macchina per scrivere, una donna. La variante: uguale quasi, ma in Canada, tra le montagne. Chiaramente, se il sogno si avverasse, sarei troppo felice per sentire la necessità di torturare la macchina per scrivere.
30) Cosa ti fa arrabbiare e cosa commuovere?
Ultimamente tutto mi fa incazzare, come una iena. La morte provocata per mano umana mi fa incazzare; ma non sarà con la mia incazzatura che l’uomo smetterà d’essere stupidamente uomo.
Le donne mi commuovono sempre, perché ben più intelligenti dei maschi. Mi piacciono le donne: stanno coi piedi ben piantati a terra sempre, anche quando su impossibili tacchi a spillo. Anche quando sculettano.
31) Esiste ancora il divario tra nord e sud? Come consideri il sud Italia… credi anche tu alle leggende dei veli neri, delle lupare e compagnia bella? Scriveresti mai un romanzo ambientato interamente in Sicilia?
Un divario tra Nord e Sud? Ieri forse sì, ma per ragioni economiche, di risorse terrigene. Oggi l’Italia è tutta nella merda: i più poveri sempre più poveri.
La mafia purtroppo è una realtà, ma non è un’esclusività dell’Italia del Sud, come poteva essere ieri. Alla mafia locale – italiana -, oggi si sono aggiunte quelle importate dall’Ovest, dagli ex paesi comunisti, dalla Cina. Ma c’è purtroppo da fare i conti anche con gruppi terroristici d’Oltralpe.
Conosco troppo poco la Sicilia per poter scrivere un romanzo in essa ambientato. Ma mi piacerebbe ambientarci una storia.
32) Hai un buon rapporto con la tua famiglia, coi tuoi parenti? Hanno mai capito il tuo essere artista? O t’hanno umiliato?
La mia famiglia è un po’ come un pesce d’aprile.
I parenti sono serpenti, in ogni famiglia che si rispetti e che si dica unita davanti agli occhi dei benpensanti.
Non mi sono mai spacciato per artista di fronte ai miei vetusti.
I parenti cerco di evitarli, e le rare volte che le nostre strade s’incrociano parliamo poco o nulla, ma mai di arte o altre cose così, essenzialmente inutili alla tasca. Se il discorso cade sull’arte è perché abbiamo bevuto troppo.
Non li ho messi mai in condizione di potermi umiliare. Però ci hanno tentato
33) Essere un artista per te è una rivincita in questa vita, uno schiaffo morale a chi ti ha fatto del male?
Come dicevo in risposta ad altra domanda, io non mi sono mai detto artista. Mi sono detto tante altre cose, ma mai artista o poeta. Esser ritenuto artista e/o poeta, molte volte, è pesante catena, in certi limiti piacevole.
Nessuno mi ha fatto del male. E se me ne ha fatto, ci sono passato sopra: non perché sia avvezzo a perdonare o dimenticare, ma solo perché sono un po’ smemorato verso chi non ritengo degno della mia stima o del mio odio.
34) Se tu non fossi un artista, cosa ti piacerebbe essere? Che lavoro vorresti fare?
Me la godrei un mondo a non fare niente, tra i monti canadesi, o al sole su un’isoletta cubana.
35) Per riuscire nella tua arte, nel tuo talento che hai portato avanti davvero con lode, quali sacrifici hai compiuto?
Ho speso soldi, molti soldi per comprarmelo il poco di talento che ho. Se ne è valsa la pena? Probabilmente no: avrei fatto bene a tenermi i soldi in tasca… a quest’ora potrei forse già essere vicino al mio sogno.
36) Hai gli anni di Cristo, e come mai già, ti senti vecchio, vissuto?
Oddio! Non amo parlare della mia età.
Mi sento vissuto perché ho visto abbastanza del mondo, provando nausea.
37) Sei un esteta?
Sì, ma non sino alle estreme conseguenze. Non credo nella perfezione dello stile. Sono dell’opinione che la presunta perfezione stilistica si accompagni a vuotézza di contenuti.
Giuseppe carissimo, grazie per il prezioso dialogo, per l’attenzione e la squisita disponibilità. Da amica e ammiratrice della tua arte, ti auguro un’immensa fortuna. Con stima.
Chiara Demma
Grazie a Te. E’ stato un piacere, un lungo piacere: trentasette domande, mi sento quasi una rockstar.
Stima uguale, augurandoti tutta la fortuna che meriti.
SOTTO LE ALI DELLA LIBERTA'
written by
-
lunedì, ottobre 24, 2005
Il blog di Chatterly: http://chatterly.splinder.com
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Sotto le Ali
della Libertà
della Libertà
di Giuseppe Iannozzi
Ora ecco la coda del diavolo, quella benedetta coda che si diverte a mettere sossopra tutte le buone intenzioni di cui è lastricato l'inferno, insinuandosi fra le commessure di esse, scoprendo il rovescio dei migliori sentimenti, mettendo in luce l'altro lato delle azioni più oneste, dei fatti che sembrano avere il motivo meno indeterminato.
da “La coda del diavolo” in "Primavera e altri racconti", 1877 - Giovanni Verga
AMOR DI LIBERTA’
a Chatterly,
Immortale Musa,
Artista e Anima Superba
Mi chiederai perché,
perché te e non un’altra
Ti risponderò che,
che mi sono innamorato di te,
dei tuoi occhi che sorridono al sole e alla luna,
perché più belli dei miei, perché persi e sognanti
la profondità delle stelle, dell’infinito perso lassù
Ti par buffo che,
che uno che va in giro a fare l’uomo,
che uno grande e grosso sia davanti a te
con una rosa soltanto e un sorriso d’imbarazzo
Ma è perché, perché sì, mi son giocata la fortuna
in un fulmine a ciel sereno, senza pensarci su
Senza mai, senza mai pensarci su
Ma tutte le fantasie che posso sono libere
come l’addio d’un poeta che porta nel cuore
una briciola di speranza e la passione per te
Per te che sei amor di Libertà, di libera Libertà
E ancora mi chiederai perché,
perché non arrendo il ginocchio a terra
E ancora vorrai sapere perché,
perché la mia faccia coltiva tristezza
cogl’occhi fissi su te in libertà
Senza mai, senza mai pensarci su
Ti dimostrerò che,
che mi sono innamorato di te
Che ho la mia parte di colpe
quando un bambino piange per fame,
quando un uomo sotto il nemico se ne va
E ti dimostrerò anche che,
che ho voglia di te, di te ma in libera Libertà
perché l’Angelo che è in te prenda il volo
Perché l’Angelo che sei libero voli per noi
lassù incontro al domani, senza pensarci su
MEMORIA
In un grande cielo di vuoto
giace un uomo impiccato
Ma non la sua libertà
che di bocca in bocca s’eterna
Ma non la sua vita di lotte
che di bocca in bocca vola,
perché sia forza e memoria
per tutti gli uomini di volontà
INCIDENTE IN PARADISO
per RosaRossa
Cercando tenerezza
venne presto tristezza
profonda uguale a violenza
Ma quale, quale vergogna
a chi resta, e che del pianto
solo avanza? Cristo!,
no che non c’è pentimento
perché ti ho amato
profondamente oltre quel cielo
che spreme lagrime e fortune
Perché ti ho amato con dolcezza
sfidando del destino i mari e i flutti,
cercando sempre d’esser più forte
d’ogni contrario vento
Di questo incidente in Paradiso
STELLA CELESTE
perché sempre porta via
il mio mal di testa
Su la spiaggia
me ne andavo bello bello,
cantando contro al sole
tutta l’infinita mia gioia;
e tosto m’apparisti tu bella
come la più dolce stagione;
sussurrasti parole di vento
all’orecchio mio, dicendomi
che m’avresti amato
per sempre, senza contar
degli anni gl’affanni.
Ma presto ti confessai
che di quattrini sprovvisto,
e solo un gran cuore
palpitante dentro al petto;
così tu cambiasti la carta
dal mazzo della mia fortuna,
e il volto ti si fece di tempesta
lasciandomi livido sconfitto
come delfino su la spiaggia.
Mi lasciasti così, a morire
cullato solo da la triste eco
d’un salso mare ruggente,
col pianto amaro negl’occhi
ché mai più t’avrei rivista.
Così immensa la ferita,
irrimediabile al tempo
e ai nostri cuori oramai
presi in pallido lucore di luna
perso in grande lontananza.
FUOR DI SE’, IL SIRE!
a Insanesinner,
perché mi crede un Sire
Oh, Mia Regina,
Mia più Mia,
il Sire è stato cattivo,
tanto pervertito;
quasi perdevo
d’occhio la più bella,
la più dolce Regina
che questo mondo
abbia mai conosciuto
Così tanto fuor di me
non lo son stato mai,
e ancora
non me ne capacito
Ma come posso
ovviare al dolore
sì grande
che dentro al petto
m’arde incessante?
Mia più Mia,
il Sire è stato cattivo,
tanto pervertito;
quasi perdevo
d’occhio la più bella,
la più dolce Regina
che questo mondo
abbia mai conosciuto
Così tanto fuor di me
non lo son stato mai,
e ancora
non me ne capacito
Ma come posso
ovviare al dolore
sì grande
che dentro al petto
m’arde incessante?
Oh, Mia Regina,
domani moriremo
e sarà infrangere
eterna promessa
d’amore e di odio
Il Sire è stato cattivo
Ma tutto il resto
lo puoi dimenticare
prima che accada
di nuovo
Prima che di nuovo,
Mia Regina bambina,
fuor di te
Prima che di nuovo,
così di dispetto!
ZOLFO
Di bugia, di zolfo la coda del diavolo,
quasi sempre uguale a certe bocche
che ripetono al mondo intero
che si pentono, tempo un minuto,
e poi tosto ritrattano con la mala azione
a danno del povero cristo a sputar denti
sulla via mai calpestata da piedi santi.
ALLA FINE
A Chi ho dimenticato.
A Chi mi ha dimenticato.
Ma succede.
non c’è una ragione
né un perché
o un sorriso che valga
o al limite un pianto che,
che appeso rimane a sé
a volte ci si dimentica
di tutti, della vita anche
e si va avanti
senza dolore quasi
per il resto dei giorni
sol questo fa male
alla fine quando la fine
SULLA BELLEZZA
La bellezza passa per tutti, per ogni dio, per ogni dea. E questa verità – concedetemelo, senz’avarizia d’intelligenza, senza superflue lagrime! - è consolazione non da poco, che ha un suo specifico valore che tosto si fa poesia.
L’ANNO LUCE
perché fortuna abbia
da Aosta a Palermo
- Maura?
- Sì?
- Ce l’avresti d’accendere?
- Nooo...
- Come no? Non ti credo.
- Senti, qui il cielo lo spengono presto.
- ‘Fanculo.
- E io che c’entro?
- Tu m’hai regalato l’Ungaretti.
- E allora?
- Ci sta scritto bello bello: M’illumino d’immenso.
- Giuseppe, dimmi la verità: hai fumato parecchio oggi, non è vero?
- A te non si può nascondere proprio nulla. Ma questa sarebbe stata l’ultima, per stanotte.
- Sono anni luce avanti a te. Non mi puoi far fessa.
- E la modestia non è la tua qualità migliore.
- Lo vuoi un cannolo?
- Un cannolo? siciliano?
- Se butti via quella canna che ti fa il labbro leporino...
- E vada per il cannolo.
- E’ buono?
- ‘Ammazza se è bono! Non è che ce l'avresti un goccetto di Limoncello?
- Viziato che sei. Però sì, ce l'ho... un goccetto appena, altrimenti ti dà alla testa.
- Madonna, Maura! Qui s’accende e si spegne tutto allo stesso tempo. Par di stare in un luna park. Mo’ vedo pure il Papa: quant’è bello! Maura, madonna che zinne che c’hai! Madonna, quanto sei bona.
E vola un ceffone, e vola Giuseppe giù dalla sedia battendo la testa sul duro impiantito di marmo: davanti ai suoi occhi solo un’infinita buia distesa.
The End
IN SILENZIO
perché spezzi il silenzio
Non è servita la pazzia
né la gioia a salvarti
Non è servito dar via
ogni cosa per te
Perché sei rimasta in te,
sorda all’amore
per amarci in silenzio
PRIMO BACIO
Il primo bacio
un disastro,
un rompersi i denti
insieme, trentadue
contro trentadue
Meglio sarebbe stato
prendersi a cazzotti
E farla finita
senza la paranoia
di metterci saliva
amore dolore
- cazzate così
un disastro,
un rompersi i denti
insieme, trentadue
contro trentadue
Meglio sarebbe stato
prendersi a cazzotti
E farla finita
senza la paranoia
di metterci saliva
amore dolore
- cazzate così
APPUNTI E SPUNTI SPUNTATI SUI MINUTI *
Odio i videogiochi. Mi annoiavo col Commodore 64, figurarsi adesso che un gioco minimo lo paghi cinquanta Euro se appena uscito e novità. Insomma, robaccia per capitalisti (o figli di papà), ma già dagli anni Ottanta. Così credo che tosto andrò in oratorio a giocare a calcetto: costa niente. Ma se tu, Amica mia, vuoi a tutti i costi un gioco, che sia in video o diversamente, un modo lo trovi per giocarci, magari andando a casa d’un amichetto più fortunato di te, tanto per portare un facile esempio. Alla fin dei conti, rimane poi sol più il problema della merenda, che diventa relativo, giacché in casa altrui ci penserà il padrone di casa a darti la merendina, e forse anche due. Amica mia, se tu sapessi quante merendine ho scroccato con la scusa di voler giocare pure io con l’ultimo Dragons Liar. Però vuoi metter con l’oratorio: ti fai tanti amici, vieni alle mani per un nonnulla, senti il primo dolce sapor del sangue in gola - e t’inorgoglisci tutto per il primo naso altrui rotto, ma anche per la prima volta che a te. Ma il bello viene davanti al prevosto che t’obbliga a confessarti... Questi sì che son brividi, che spaccano la schiena.
Che dici? troppa violenza? Com’è vero!
Dovrei proprio smetterla di romper nasi ai prevosti altrui: è un passatempo passato di moda, come il Mezzogiorno di Fuoco. Ma speriamo che il Rock’n’Roll non sia troppo antiquato e violento, perché per alcuni è una religione quasi. Però anche le bocce non mi dispiacciono: è solo che te ne basta una di testa per andare al Creatore senza troppi complimenti. Amica mia, lascia che ti racconti: un mio amico - che senza la sua testa non si fidava, un intellettualoide per dirla tutta - un giorno l’ho portato a bocce; ne ha prese due, ci si è infilato dentro, tra le due, con la faccia praticamente. Non c’è stato più verso di scollarlo; i libri non li guarda più nemmeno di striscio. Un maniaco m’è diventato. Come? che dici? Ma quale poverino e poverino!
Semmai beato bukowskiano, con la testa sempre fra le bocce altrui. Sì, è diventato una testa di cazzo, come s’usa dire, ma la sa usare - almeno così si dice in giro. E se il paese è piccolo e la gente mormora, io sospetto ci sia del vero.
Musica, musica maestro? Ma che ti comandi? Ah, vuoi un po’ di Sting.
Sting, quello col pungiglione? Cioè, quello che alla moglie la mette sotto tortura per sette e passa ore nel suo personale oratorio - ma solo a sentire lui nelle interviste... Mah, ti confesserò: non è che sia vecchio, non così tanto: sicuramente meglio di tanti giovinastri che credono di saper suonare. Perlomeno Sting la voce ce l’ha ancora, e ha fior di musicisti alle spalle. Però ti confesserò, ma non in ginocchio sui ceci, che preferisco di gran lunga Queen e Meat Loaf - ma i Queen quelli autentici, perché con Paul Rodgers fanno un po’ tanto schifo, così tanto che non sono più i Queen. E mi fa un po’ ridere l’ultimo Boss, per non dire poi di Bono Vox: per colpa loro ho rivalutato persino i Doors, che non mi sono mai piaciuti granché, essendo che io Frank Sinatra. […]
No, non c’è motivo di preoccuparsi, mi sto preparando: il Prevosto Massimo finirà tra le mie grinfie, prima o poi, e spero solo di non far grama fine come nel famoso romanzetto di André Gide, che comunque si sta rivelando ottima preparazione per il mio grande piano. Mon Dieu, non mi far parlar oltre, lo sai bene che non posso inumarmi nell’aldilà… non posso proprio addentrarmi nei suoi sotterranei, non ora comunque… e poi ogni cosa a tempo debito!
Musica, ancora musica!
No, Casadei no: al massimo posso sopportare gli 883, ma solo se non mi si costringe a ballare come uno scemo. Possiamo venirci incontro, musicalmente parlando, per la colonna sonora: Ennio Morricone. Come? Troppo... Si vede che sono un po’ schizzinoso, o che l’orecchio me lo tratto bene.
Amica mia, allora un tango, un tango? O un lento, con Sinatra in sottofondo?
Mi dici di no, mi ripeti mille e mille volte giammai. Ma tutta colpa di Sinatra, del vecchio Frank. E pure mia, in quanto essere (r)esistente, di naso aquilino. Ma niente battute sul naso: è già rovinato di suo, un po’ storto e un po’ grosso. E poi dicono che il fascino latino! Mi toccherà il solito tango col prevosto: speriamo abbia messo le scarpe col tacco alto… non sopporto che mi pesti i piedi coi carrarmati che è solito portare.
Che fai? parti, vai via, per sempre? Mi lasci da solo coi miei pensieri?
Ah, non con i miei pensieri, ma con Pensiero. Hai fatto bene a fare il punto, hai fatto proprio bene: rimango da solo, con Pensiero.
Mi dici di no, mi ripeti mille e mille volte giammai. Ma tutta colpa di Sinatra, del vecchio Frank. E pure mia, in quanto essere (r)esistente, di naso aquilino. Ma niente battute sul naso: è già rovinato di suo, un po’ storto e un po’ grosso. E poi dicono che il fascino latino! Mi toccherà il solito tango col prevosto: speriamo abbia messo le scarpe col tacco alto… non sopporto che mi pesti i piedi coi carrarmati che è solito portare.
Che fai? parti, vai via, per sempre? Mi lasci da solo coi miei pensieri?
Ah, non con i miei pensieri, ma con Pensiero. Hai fatto bene a fare il punto, hai fatto proprio bene: rimango da solo, con Pensiero.
No, Pensiero caro, non lo so come mai il giochino allegato non ti funziona... Io sono rimasto fermo alle cassette del Commodore 64, che puntualmente, dopo un’ora di loading, niente: schermo vuoto. E io a tirar su una bestemmia, ma nell’intanto mangiavo le merendine del mio amico con la scusa che ero incazzato. Insomma, poi l’amichetto s’incazzava pure lui, ma perché gl’avevo ripulito le scatole con le merende dentro. E il gioco del C64, boh!, non se lo cagava più niuno. Poi, Pensiero, guarda, giacché l’Amica mia m’ha lasciato da solo con te e il prevosto ha preso una storta - colpa dei tacchi a spillo -, Pensiero caro, non è che ti daresti via in un tango con me? Niente Sinatra in sottofondo, te lo giuro sul crocefisso a testa in giù che tengo schiavizzato al mio orecchio. Solo un po’ di Ricky Martin.
Pensiero, lascia perdere, non giocare più col tuo giochino… tra l’altro non funziona. Donne? Dici di portare delle amiche?
Spiacente, solo amiche con la barba. Pensiero, aspetta, una coi favoriti ce l’ho: ha pure un neo come Marilyn Monroe, e di piede un misero quarantasei. In pratica è quanto di più femminile sono disposto a offrirti, senza privarmi del mio. Ma tranquillo, Pensiero: non si crede una cenerentola, e non ti chiederà di raccoglierle una scarpetta di cristallo per poi fargliela provare. E’ una con la testa sulle spalle, tranquillo. Scalcia come un cavallo pazzo solo se non la tratti come una signora. Ma non è una cenerentola, o una biancaneve. Come? non ti garba? Vabbe’, facciamo che le ragazze le porti tu, Pensiero caro; io penserò soltanto a rilassarmi. Ma solo per questa volta, giacché anche quella coi favoriti ha favorito darsi a qualcun altro che non siamo noi, a qualcuno che c’ha le mani in pasta nell’industria automobilistica, tanto per esser chiari. Insomma una drag queen così non si dispone per tutti: è quella che si dice una signora.
E se tutto ciò non è d’impronta sniffatamente sociale, davvero non so cos’altro!
Per Belzebù!, or ora mi son reso conto che questa chiacchierata qui è una sorta di catartico affondo nei tempi moderni che, nostro malgrado, siamo costretti a vivere - a subire.
Oh Pensiero, Pensiero caro, Pensiero mio, non c’è più Dio a cui votarsi, ma solo un giochino d’avanzo che non funziona!
* Questo “zibaldone” è sostanzialmente una serie di commenti che lasciai sul blog Lipperatura di Loredana Lipperini. Prendetelo come tale, senza troppe pretese.
SILVIO BERNELLI, PURO VELENO
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sabato, ottobre 22, 2005
Puro Veleno
Silvio Bernelli non è un Borgia
di Giuseppe Iannozzi
Esistono libri il cui contenuto è inferiore allo zero assoluto, la cui trama è praticamente inesistente, ma che nonostante ciò hanno la spregiudicatezza di avere un autore: di libri così il mercato editoriale ne è pieno. E in questo momento di crisi letteraria, presunta o reale, par quasi si faccia a gara a chi riesce a (im)mettere sul mercato l’inutile e il superfluo. “Puro veleno” ha un autore, ha un editore anche, ma non una trama che si possa dire decente: scrivendo queste quasi duecento pagine, Silvio Bernelli ha tentato una strada cinica, tondelliana, generazionale, avanguardista? La sensazione prepotente che s’insinua nel lettore è che l’autore, pensando alla ciambella, abbia concretizzato solo il buco ma non il suo contorno - la sostanza. Arrivati alla fine di “Puro veleno” la tentazione forte è quella di suicidarsi tra le pagine d’un elenco telefonico, o di sciuparsi, anima e corpo, in un anonimo cinema parrocchiale per vedere l’ennesima replica d’un vecchio kolossal made in Hollywood, uno di quelli che sopravanzano di buonismo.
Protagonista di “Puro veleno” è un certo Davide Corradini, non un duro, né un nichilista o un cinico, solo un povero sfigato, più di tutta quell’umanità che incontra, suo malgrado, sotto i portici delle strade del Centro, di quello torinese. Davide è uno sfigato, per giunta cornuto, fortemente innamorato della moglie che l’ha tradito; Liliana passa dieci anni della sua vita insieme a Davide, poi, un giorno, decide di darsi a un avvocato, anzi decide proprio di levar le tende, andando oltre la scopata per distrazione. A Davide cade letteralmente la mascella per terra tanta è la delusione: quella donna l’aveva conosciuta che “torreggiava in cima alla scalinata di Palazzo Nuovo, la sede delle facoltà umanistiche, con capelli e spolverino scompigliati dal vento. Fronteggiava da sola il vice questore e una trentina di poliziotti in divisa…”
La Torino che Bernelli ci descrive sommariamente è più di immaginazione che non di realtà sociali: appena abbozzata, la città appare estranea ai personaggi stessi che abitano il libro di Bernelli, una città che è solo detta per nomi di vie e di palazzi, che esiste come una scenografia tristemente stinta. La città è scenografia accessoria ai personaggi che sono in “Puro Veleno”, personaggi che comunque esistono solo in ragione d’una prepotenza kitsch che li rende all’occhio del lettore buffi quanto patetici. Davide, il personaggio chiave di questo lavoro, parla come un mezzo dandy lobotomizzato, cercando indarno di risultare convincente al suo stesso riflesso nello specchio: par quasi un mannequin, al quale sia stato affidato, da un pessimo regista-demiurgo, un ruolo davvero troppo grande. Davide Corradini dovrebbe recitare il ruolo del cattivo: recita sì, pessimamente. Collaboratore de La Notizia, giornale dell’hinterland torinese (!), Corradini tiene sul quotidiano una sua rubrica, Curaro, dove stronca inesorabilmente la più parte delle uscite cinematografiche. Il successo è tale che la fantomatica Radio Staff contatta Corradini, affinché vada in onda con un suo programma il cui titolo Puro veleno è già stato deciso dal leader maximo del network. L’idea è quella di replicare il successo di pubblico che ha (avuto) Curaro in una versione radiofonica: Corradini, che dalla testa non gli riesce proprio di togliersi Liliana, accetta la proposta, decide di tentare il grande salto di qualità. In testa cominciano a frullargli un po’ di idee, ma una a una finisce col scartarle tutte. Ma per sua fortuna incontra un ex amico, o meglio una conoscenza dei tempi dell’università, un certo Andrea Beccia, il cui nick è Gandhi. Gandhi racconta a Corradini d’aver fra le mani una grossa star: Barbara Davis. Corradini riesce a strappare la promessa a Gandhi che la Davis parteciperà al programma radiofonico Puro Veleno, e nell’intanto cerca pure di stare dietro alle veloci gambe di Liliana che appare e scompare davanti agli occhi di Davide, giocando il gioco della preda, del fantasma in carne e ossa, della vittima e del carnefice. Non manca il lieto fine, alla fine non manca proprio: il cuore di Silvio Bernelli è uguale a un panetto di burro, e non si può dire che abbia in petto - nella penna - il veleno dei Borgia. Si arriva alle ultime pagine presagendo, cercando a stento di rattenere una lagrima, perché il finale fa concorrenza al più mieloso Harmony che abbiate mai sognato o letto in vita vostra. Riassumendo, o meglio condensando, la trama è questa: uno sfigato perde la moglie e se la ritrova fra i piedi in odor di santità o desiderio di maternità, ma solo fino alla prossima tempesta. Sì, in mezzo c’è Puro Veleno, ovvero c’è Davide - che prima d’essere uno sfigato è, molto più semplicemente, uno stupido totale -, c’è il network radiofonico, ci stanno le sveltine dei colleghi di Corradini e le loro ansie, insomma c’è una generosa, troppo generosa dose di ketchup, così rossa da coprire tutto il sapore della poca carne avvelenata che è in “Puro Veleno”. Silvio Bernelli ha tentato una strada che non è né cinica né tondelliana, né generazionale o avanguardista; però è riuscito là dove tutti riescono, è riuscito a dar sfogo a un innocuo buco con il niente intorno.
Questa recensione mantiene fede “al giuramento che ho fatto il giorno in cui sono diventato giornalista: scrivere tutta la verità e nient’altro che la verità. Persino più della verità. Anche se è una verità di merda in un barattolo di vetro.”
REMIXES II
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giovedì, ottobre 20, 2005
Il blog di Chatterly: http://chatterly.splinder.com
Chatterly su DA: http://chatterly.deviantart.com
Il sito di Chatterly: http://chatterly.altervista.org
REMIXES II
- per un suicidio rimandato -
di Giuseppe Iannozzi
DE PROFUNDIS
Ultimo volo per Parigi!
Temo sia una bella giornata di sole atomico
La fruttivendola urla in piazza,
e la chiesa risponde sorda come una campana
Un ritornello di giovani voci
che vanno e vengono
Ultima preghiera per Verlaine,
ultimo volo per Rimbaud
L’altro giorno aprendo il frigorifero
ho intravisto un orto in putrefazione
All’imbarco girava un disco di quelli vecchi
Ma c’erano comunque tante luci colorate
che non si poteva davvero non essere allegri
Soltanto in certi casi ci si accorge
che bisogna stare sul chi vive
Ma le donne urlano le loro canzoni
mentre i giapponesi scattano istantanee
La Svastica sul Sole
avrebbe cambiato il corso della Storia
- cagnolini ben tosati e ville in collina
Ma le gambe delle donne sono farfalle
Ma le grigie nubi fanno piangere i padroni
armati fino ai denti di collari e fruste di rito
Il sole risplende nelle pozzanghere fotografate
e tutti sorridono al terrore, al cieco orrore
Ultimo volo per Hiroshima, ma la gru muore
fra le fragili mani d’una bambina
Qualcosa non funziona nel motore – l’avevo detto
Non io posso spiegare cosa sia la passione
Qualcosa va a puttane
anche se in strada fermenta la rivoluzione
Odio doverlo dire adesso che butta male
Però l’avevo detto molto tempo fa:
siamo vivi sì, ma su piaghe da decubito
Qualcosa non funziona
nella passione della fotografia in volo:
un ciccione ha mollato una scoreggia,
un bambino un pianto, e la pancia ha ancora fame
E’ triste ammettere d’avere ciò che non si può avere
Ultimo volo per Parigi!
Ultimo volo per Hiroshima!
Ultimo volo, ultimo volo, ultimo volo
Verlaine ha una pistola
e Rimbaud un cancro ad ore trentasette,
così mi pare, ma non ci metto la mano sul fuoco
Qui non funziona come dovrebbe,
men che meno l’addio alle armi
La tratta degli schiavi è la sola morale in bocca
a quel febbricitante dandy che si dà alla gruccia
E le pallottole farfalle da regalare alla storia
Ultimo volo per andare incontro
alla terra dei bambini a due teste
Ultimo volo per la maledizione
Ultimo volo - un sorriso prego! -
prima l’educazione, poi il resto
Ultimo volo per la meditazione
La confusione fa origami
e ospedali d’accampamento
Ultimo volo!
Non domandarmi cos’è la passione
Non domandarmi
se ancora sono sull’ultimo volo
Non domandare
Non volare, non domandare, non volare
Sull’ultimo volo De Profundis
BUSINESS AFFAIR II
Ultima chiamata Ultima chiamata Ultima chiamata
Rimani appeso Rimani senza perché Rimani una chiamata
Al fronte, “Addio alle armi”- ultima vita appesa alla tragedia
Hemingway suicidò la sua poesia con un colpo di fucile dopo i sessanta
Così lascia stare, dico non ne vale la pena
Anche se dicessi il vero, anche se riconoscessero la verità,
la Verità ti dichiarerebbe Colpevole
Ultima chiamata per l’uomo libero che vorresti essere…
Come potresti dire al tuo miglior amico che è un fesso seduto sul cesso?
Come potresti dire alla tua donna che è vecchia e fa la bambina?
Come potresti dir loro di piantarla con le manie quando è tutto quello che hanno?
Come potresti sbattergli in faccia che è tutto ciò di cui hanno bisogno?
Saresti così crudele? Posso crederlo?
Posso esser crudele
solo per il gusto
di non far male veramente?
A parole sembra facile, ma i fatti sono grezzi e tendono alla volgarità
E quando il moralismo è l’imperativo di casa,
e nello Stato e nella Casa e nella Chiesa
allora stai pur certo che l’unico ad essere fuori luogo,
quello sei tu
E NON QUANTI IL LORO POCO CE L’HANNO
PER LORO DANNO
Si gira la Ruota della Fortuna, si Striscia la Notizia, la vita….
…nella vita te le fanno sempre girare - ti costringono a strisciare
C’è il tuo Padrone che è un tale Arpagone
che suda per te pur di risparmiare
C’è il tuo Specchio che è così riflessivo
che invecchia lui per tuo conto
C’è la Mattina che si sveglia per te
lasciandoti a letto come un Angelo Caduto
C’è la Notte che si scomoda a mettersi il vestito della sera per tuo conto
e poi fa la puttana
C’è l’Odio che si traveste e l’Amore che si traveste
- si odiano segretamente l’un l’altro
C’è la Fede che si butta giù dal Golgota con le sue sanie
e va a godersi la vita al posto tuo
C’è il Governo che semplicemente governa
e mi sembra abbastanza, anzi troppo
C’è il Povero che elemosina per te
C’è il Ricco che elemosina per te
C’è sempre qualcuno
che ti guarda le spalle,
ma sempre quelle,
il Sadico!
C’è sempre qualcuno su cui puoi contare
di dover contare alla fine di tutto questo
Perché sai, sai come si dice, “Chi ti guarda le spalle,
guarda sempre troppo
dabbasso!”
Ma tu rimani appeso a non so cosa
Ieri Oggi Domani
Ieri suonavi vecchi dischi
perché ti facevano sperare bene per il futuro
Oggi non suoni più niente
e del Domani non sai oltre la scienza dei Tarocchi
Al mattino i Fondi di caffè sono l’unica certezza decaffeinata
Le Effemeridi suppurano come cicatrici,
e cangiano in labbra fantasma nella notte
Ma tu non ti preoccupare:
oggi fanno gli Sconti e Domani,
con un po’ di culo, i Saldi
Sai bene che, prima o poi, verrà il tuo momento
Te l’ha detto la Fattucchiera della Tv di Stato
e te l’ha confermato quella Privata
Già, così quando verrà il grande momento sarà “punto e basta”
E scoprirai che l’ellera e la mandragola sono giardino dell’Eden
E inventerai un’altra scusa per ricusar l’ottimismo
E propaganderai il nazionale motto
“MI CONSENTA!”
che è tutta una Finanziaria
E ginnastica in Tv e giù così,
Destra ancora Destra ancora Destra
Oh, lo sai bene che sarà così,
è l’unica cosa certa
Ti renderai conto che qualcosa gira per il verso sbagliato
- e non sono le tue palle!
Oh, lo sai bene che sarà tutto
così come te l’eri immaginato
Ieri-Oggi-Domani!
E ginnastica in Tv e giù così,
Sinistra ancora Sinistra ancora Sinistra
Ti renderai conto che ti stanno sbattendo da una parte all’altra
Ti renderai conto che “le parti sono il perimetro cieco di un cerchio”
Ma non te ne darai troppa pena perché in fondo, in fondo è di moda
…fa così trend vivere il proprio individualismo
e scambiarlo secondo il Gusto della Stagione
E ginnastica in Tv e giù così,
sempre più giù,
sempre di più fino a che la schiena si spezza
E “Mi consenta!
Centro e ancora Centro e ancora Centro
E ti renderai conto d’aver sbagliato mira
e che è tutto fuor del cesso con tanto di griffe Pozzi Ginori
…perché questa volta ti hanno proprio spiazzato,
tu sempre abituato a Destra o a Sinistra
Oh, lo so che lo capirai quando
ti avranno cecchinato alle spalle
- impiccato per le palle
Oh, lo so che ci sarà un tempo
che più non ti domanderai
se ti tira a destra o a sinistra
…al mattino solo perché è bello
esser bambini ogni tanto
e giocar la vita con simili cazzate
Ieri ha fatto il suo corso
Oggi è una scommessa alla Borsa dei Taccheggiatori
Domani non è un altro giorno, Rossella Oh Sahara!
La sabbia della clessidra si è eclissata
Hai rubato una fiaba da raccontare a tuo figlio
Perché è pur sempre tuo figlio anche se si spara le pere
Anche se è ha più buchi lui che Cristo in Croce
Sai che non puoi farne a meno
Alla fine, che tu sia il Drogato o lo Spacciatore
non conta poi molto… non conta niente
Alla fine Ogni Dipendente è Dipendente dal Suo Padrone
Alla fine Ogni Dipendente è Padrone di quel Poco che ha
Alla fine Ogni Padrone è Dipendente di quel Tanto che ha
Tre del mattino
L’ultimo tempo dell’Ultimo Spettacolo
L’ultimo film triste con Rossella, con Lolita, protagoniste da sogno
L’ultima lagrima prima del suicidio nell’insonnia
nonostante le pasticche
Ah, sei un tipo così romantico!
(Se fossi appena appena un po’ diverso da come sei)
Ah, metteresti quasi voglia di sbadigliare per dodici ore, tutte in un sol tiro!
Grilli per la testa e bagni di camomilla nel week-end peggiorano la tua calvizie
Ti fai il riportino che è tanto di moda, ma l’ufficio ti soffoca…
… con la sua aria condizionata, questo non te l’avevano detto al momento dell’assunzione…
… in Cielo!
Ma tu guarda! Verlaine e Rimbaud, Van Gogh e Gaugain…
amici-nemici, stampelle a coppie
Oggi le amputazioni sono molto chic tra ricchi e borghesi,
tra poveri in Canna!
Oggi non ti dànno mica più un bel paio di grucce,
oggi ti formalizzano con il Matrimonio
Oggi ti propagandano, oggi ti stordiscono con l’ossigeno
assuefatto come sei allo smog
Oggi ti danno un cellulare aziendale
Oggi ti danno tutto quel poco che hai per farti incazzare
Eh già, perché tu ti devi incazzare – è la regola! – ma solo un pochino
Eh già, il trucco è sottile, ti dànno un aiutino
e poi ti gambizzano per bene
Così tu passi in Centro,
e la città di vetrine ti costringe a comprare per essere felice
Eh già, il trucco è grossolano, è un trucco da ortolano
Eh già, al mercato, il contadino mette i broccoli belli sopra a quelli brutti
Eh già, ma quando compri,
il contadino pesca dal mucchio
e il mucchio è brutto al novanta per cento
L’ultimo tempo dell’Ultimo Spettacolo,
cosa credevi fosse mai?
Programmato pure quello…
Non ti credere: tutto ha una ragione
Non ti credere, la Fisica di oggi è
TUTTO SI CREA E TUTTO SI DISTRUGGE
E tu devi stare attento a quel
POCO CHE HAI PER TUO DANNO
Sai!, l’Ostensione è tutto un affare di miliardi,
di fedeli alla Guerra s’intende!
Altrimenti come si potrebbe continuare a dire che
“Ognuno ha la sua Croce da portare!”
Ma tu pensa… non c’havevo quasi mai pensato,
non con la mia testa almeno…
E’ proprio vero che l’Ossigeno mi dà alla Testa!
Le riviste oggi propagandano “la pubblicità occulta”:
se non c’è il negretto mezzo morto in copertina, sai!, la tiratura rimane bassa
se non c’è Naomi nuda in copertina, sai!, la tiratura rimane bassa
se non c’è la foto di tuo fratello che muore nel Terzo Mondo, il giornale si fotte
se non c’è quello che davvero laggiù c’è, il giornale mica viene in edicola!
I quotidiani sono ancora peggio: il giornalista più serio è pedofilo di sicuro
E pensare che appena ieri andava di moda il timido Clark Kant
Che se era in “vena” ti sparava come minimo
un pezzo per Micromega su Immanuel Kant
O se gli buttava male, comunque Trainspotting
te l’avrebbe riscritto imitandoti Dante
Giù in Meridione fare la soppottiera è ancora un mestiere che rende…
…ma in Padania il Mestiere è Arte allo stato puro
tant’è che qualcuno in vena di scherzi…
…pare abbia scoperto una “vena celtica” a testimonianza dell’Ariano
che nel Settentrione scorre…
Ed io che pensavo – ingenuo che sono! – che tutto il Mondo è Paese!
Oggi in Tv c’è un nuovo programma che promette lagrime
Pare venga dall’America
Pare sia anche meglio di Nixon alla sbarra
E che qui pure le Vergini e le Madonne
e altri cristi in cielo di tal schiatta
romperanno le Acque
per partorire il Logos della Verità!
Ma tu, amico, dammi retta…
Continua a rimanere attaccato… a qualsiasi cosa
Se non sai come si fa, imita le scimmie che tanto loro imitano noi
Ultima chiamata Ultima chiamata Ultima chiamata
Rimani appeso Rimani senza perché Rimani una chiamata
Ultima chiamata Ultima chiamata Ultima chiamata
Rimani appeso Rimani senza perché Rimani una chiamata
Ultima chiamata Ultima chiamata Ultima chiamata
Ultima chiamata
Rimani appeso…
Rimani appeso…
Rimani appeso…
Al tuo Business Affair!
BUSINESS AFFAIR III
Il colpo gobbo – tocca gobbo che porta fortuna!
Attento a non lasciare le tue impronte sugli specchi
In campana, sull’attenti, fermo
E vedi di darti una mossa là in trincea
Sai!, sbattono la merda tutta qui perché dicono che si fa così
Un giorno uno è morto con un sorriso
ucciso dal suo buon cuore:
la colpa è stata tutta sua,
doveva pensarci per tempo
anche se tempo non gliene davano
da vivere
Negli ospedali è come in fabbrica:
pezzi di ricambio, donazioni di sangue infetto
Si fa la vita, si è solo cavie da laboratorio
Attento a non schiattare prima
che te le comandi il dottore,
perché lui ce l’ha la chiave per l’Aldilà
e paga tangenti per tenersele ben strette
dentro la patta dei pantaloni
Ti daranno una sedia a rotelle
Vorranno le tue gambe;
del tuo cervello non sanno già adesso
che farsene
Ti dicono che sei soltanto un pezzo di ricambio
Ti misurano addosso i loro sporchi progetti
Ti mandano a letto con una puttana
ma solo per spiare che effetto ti fa
Ti schiacciano, ti schiacciano, ti schiacciano,
perché sono imprenditori votati alle Risorse Umane
Amico, non c’è motivo di lamentarsi:
ricordi il Vietnam? e la Guerra del Golfo? e Praga?
Ricordi com’era la vita… dimenticala perché oggi è peggio
tra gobbi e folletti a girar nei trip dell’ecstasy
Il venerdì sera i drogati e gli industriali
che smascellano per una dose di troppo:
sono le stragi del Sabato Sera, sono i figli di papà,
sono tutto quello che odi e che ti dicono di essere
se vuoi esistere nella vita
Amico, ricordi com’era la vita
quando gli uomini erano uomini,
e loro si domandava quante tacche sulla Colt?
e quante verginità vissute tra le lenzuola
sempre intatte
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