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se ci abbandoni ci fai schifo - di G. Iannozzi

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, giugno 30, 2006



se ci abbandoni ci fai schifo - by G. Iannozzi

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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 16:51 | riflessioni, satira | clicca per commentare commenti (19)



Diabolus, Aldo Busi, Seminario di Letteratura Busiana - Cristian Porcino

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, giugno 29, 2006


Diabolus - Cristian Porcino su Aldo Busi





Diabolus




Seminario di Letteratura Busiana



Cristian Porcino


 
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 


 
Cristian Porcino è un giovane studioso ma il suo primo lavoro letterario è già robusto e procede, in questo saggio “Diabolus – Seminario di Letteratura Busiana”, ad un’analisi schietta e incondizionata dell’Autore Aldo Busi.
Numerosi i percorsi trattati da Cristian Porcino: il ruolo degli scrittori, la presenza della televisione, la forza della parola e i pregiudizi su di un Autore che ha una sola colpa, quella d’aver capito che essere scrittori e non apparire significa non esistere. Ecco perché il titolo: il Diabolus, anagramma di Aldo Busi, Autore, Scrittore autentico.
 
Nulla deve giustificare Aldo Busi del suo operato, egli è uomo del nostro tempo e vive benissimo il “palcoscenico catodico”.
 
Parlare di Aldo Busi è difficile se non impossibile: difficile perché per parlarne bisogna aver letti e compresi i suoi libri, che non sono biografia come in molti sono tentati di credere. Il punto è: per parlare di Aldo Busi bisogna parlare dei suoi libri senza cercare in alcun modo di emulare – o copiare – quel “Seminario sulla gioventù” che fece conoscere al pubblico e alla critica lo Scrittore Aldo Busi.
“Diabolus” è il primo organico studio critico intorno alla Letteratura di Aldo Busi: ne è autore Cristian Porcino, giovane critico che per la prima volta pone rimedio a una lacuna senza precedenti; infatti, sino ad oggi, non esisteva alcun lavoro specifico che guardasse da vicino alle Opere di uno dei massimi scrittori contemporanei, Aldo Busi. Com’è noto, l’intellighenzia italiana non brilla né per acume né per altro: si preoccupa - ahinoi - di tergiversare e d’indagare nel frivolo e nell’inutile dando risonanza ad autori e a libri il cui valore è pressoché pari o vicino allo zero, dimenticando (volontariamente) quegli Autori - con la A maiuscola - che invece danno vita a Opere immense e per stile e per contenuti.
In un’Italia prima troppo democristiana, poi berlusconiana, adesso cattocomunista, la critica ha saputo imporre la sua censura sull’Opera di Aldo Busi senza mai interessarsene da vicino. Tuttavia non tutti i mali vengono per nuocere, difatti sarebbe stato assai inutile che una critica acritica si occupasse dello Scrittore solo per dirne con vuote parole di convenienza o sconvenienza.
Dall’esordio di Aldo Busi nel panorama letterario italiano, di tempo ne è passato: mi pare quasi superfluo ricordare che “Seminario sulla gioventù” è una pietra miliare della Letteratura Italiana e che non è l’autobiografia dell’Autore. Eppure, in molti, ieri come oggi, hanno creduto di poter ravvisare in “Seminario sulla gioventù” la vita, virgola per virgola punto per punto, dello Scrittore, ignorando che il romanzo è l’introduzione (o l’incipit) ad un lavoro molto più vasto, che l’Autore Busi ha indefessaménte portato avanti nel corso degli anni attraverso i suoi romanzi.
In questi anni, ovvero a partire dalla morte di Pier Vittorio Tondelli sino ad oggi, la più parte degli scrittori – interessati soltanto a dar sfogo al loro proprio egotismo - si sono impegnati in una fiera delle vanità senza precedenti, una fiera così sgargiante di autocelebrazioni che avrebbe fatto impallidire persino Wlliam M. Thackeray - che, notoriamente, si sa, non è mai stato uno stinco di santo. Tutt’altro: Thackeray era in forte competizione con Charles Dickens, e quando uscì “La fiera delle vanità” gongolò non poco, e Dickens temette che la sua fama venisse oscurata dal successo ottenuto dal suo rivale presso il grande pubblico. Dicevo: nell’arco d’un ventennio, Aldo Busi ha contribuito non poco nel ridar vita al romanzo italiano, dando alle stampe Capolavori come il già citato “Seminario sulla gioventù”, e poi “La delfina bizantina”, “Sodomie in corpo 11”, “Vendita galline Km. 2”, “Paté d’homme - La vergine Alatiel” e altri ancora per arrivare ai più recenti “Suicidi dovuti”, “La camicia di Hanta”, “Un cuore di troppo”, “E io, che ho le rose fiorite anche d’inverno?”, e l’ultimo “Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo”.
Ciò nonostante quella che oggi si lascia dire - e pretende d’esser nomata critica - ha snobbato bellamente la scrittura di Busi: siamo forse di fronte a un atto di censura pensato programmato e applicato? No. Molto più semplicemente siamo in Italia, in un paese che nonostante l’alternarsi dei governi - di altalene e di portaborse -, in vent’anni non è stato mai capace di rinnovarsi né in meglio né in peggio: in questa terra dei cachi, l’indifferenza è stata la pietra scagliata contro lo Scrittore. Fondamentalmente ci troviamo in un paese che è per metà cattocomunista e per l'altra un guazzabuglio di federalismi impossibili e fascismi risorti. In una italianetta così non è difficile immaginare perché non ci si è occupati criticamente della scrittura di Aldo Busi e del pensiero busiano. Carattere della Letteratura busiana è “l’assoluta non ripetività”, ogni libro è sì parte di un tutt’uno, ma ha una sua specifica identità artistica e comunicativa: ecco la ragione precipua per cui ogni libro di Busi è diverso da quello precedente; l’Autore non sfrutta la ripetività e i cliché per dar vita al flusso narrativo, ma ogni volta impiega cervello sudore cuore e tutt’e dieci le dita delle mani per scrivere. L’abitudine che si è consolidata nell’ultimo ventennio è quella di scrivere tanto per scrivere impiegando esclusivamente le dita, e spesse volte neanche tutte: il risultato è quello che abbiamo sotto i nostri occhi, libri che si ripetono all’infinito, dove cambiano i nomi dei personaggi lasciando però intatte le scenografie, librettini inutili scevri di contenuti e di storie, ovvero pagine incollate e rilegate con una copertina patinata o pseudo avanguardista.
Le librerie sono letteralmente infestate da libri vuoti in ogni senso: il vuoto, il niente, sono l’oggetto e il soggetto fintamente letterario che viene spacciato ai lettori italiani - che comunque non si sono mai distinti per essere assetati di conoscenza. In un panorama così tanto desolante, dove la critica è al servizio di librettini - di regime cattocomunista o cattofascista - che vendono per una stagione e basta, Cristian Porcino si è occupato dell’Autore per eccellenza, Aldo Busi, forse il migliore Scrittore contemporaneo. E’ fuor di dubbio che Aldo Busi è oggi, insieme a pochissimi altri autori italiani, nel numero di due o tre, non di più, il rappresentante migliore e più completo della vera Letteratura italiana, quella che non è di frasi fatte, quella che non è abituata a farsi tappeto rosso per nessuna fazione politica o salottino segaiolo.
In una recente intervista a “La Libreria Dora” Aldo Busi ha dichiarato senza mezzi termini che a venticinque anni dalla morte di Pasolini il rapporto tra gli “gli intellettuali non organici (a un potere, a un partito, a un’industria) non esistono più, non sono mai esistiti (non in Italia)…”, ed aggiunge che lui è l’unico vero intellettuale italiano, ed è questo il motivo per cui da dieci anni a questa parte la stampa ha decretato il silenzio sulla sua persona; e stando a quanto dice lo Scrittore, questo silenzio lui non può che interpretarlo come un onore. Aldo Busi non ha paura di essere querelato per delle cause giuste, infatti continua a parlare a voce alta e gli avvocati se li paga da solo, anche se ammette che per qualche causa editoriale a giustificare i suoi comportanti interviene l’editore. Inoltre fa notare con severa dignità che i giornali non riportano le sue opinioni e che intorno alla sua persona circolano un sacco di voci false. Per Aldo Busi non è poi molto importante essere di Sinistra o di Destra: è sua opinione che oggi gli italiani dovrebbero scoprire quanto c’è di busiano in loro, sempre che qualcosa di busiano gli italiani abbiano nella loro formazione culturale. Ad Aldo Busi non piace Pier Paolo Pasolini: “…Pasolini: puzza troppo di sangue e sperma e peccato e mea culpa e acqua benedetta (ottima per i bidet della mistica che cade) per i miei gusti.” E: Aldo Busi, molto onestamente, ha avuto modo di dire, senza peli sulla lingua, che se scrivesse in un paese non italiano, cioè non in un paese di bigotti dove anche Dio è cattofascista e cattocomunista, forse riuscirebbe a godersi un po’ di (e la) vita. In questa terra dei cachi – ovviamente tutti andati a male dai tempi del cucco – il solo a dire dell’Italia in maniera netta è stato Aldo Busi: giorno dopo giorno, siamo infatti dissanguati nei lager cattofascisti e cattocomunisti. Par strano – ma neanche poi tanto – che il solo a rendersene conto sia stato l’Autore del più impietoso ritratto senza veli della inciviltà italiana, “Suicidi dovuti”.
 
Proditoriamente, approfittando di questa recensione intorno al lavoro di Cristian Porcino ma anche sulle Opere di Aldo Busi, lancio un appello che spero venga accolto dal maggior numero di persone possibile: lasciate perdere la paccottiglia dei thrilleristi di turno che si spacciano per alternativi, per pasolini redivivi impegnati in una inesistente epica battaglia contro la dittatura della Destra, lasciate perdere chi oggi proclama sé stesso combattente militante per la libertà. Il perché è presto detto: siamo in un paese succube del cattocomunismo e del cattofascismo, in una terra dei cachi che fa solo i suoi sporchi interessi per mettere a morte chiunque osi dire a chiare lettere che l’unica libertà esistente è quella data da una pallottola vagante però destinata a conficcarsi nel cranio di chi scomodo. Con la vecchia guardia degli intellettualoidi acritici è ormai tardi: i lupi perdono il pelo ma mai il vizio di mettere in mostra la loro ignobile nudità. Ma per le nuove generazioni non tutto è perduto, non ancora: il libero pensiero di Cristian Porcino in “Diabolus – Seminario di Letteratura Busiana” è fulgido esempio di quella speranza reale e concreta che i giovani si spera possano imparare. Si spera che i giovani abbiano il coraggio d’un cuore di troppo, di strappare le ragnatele dei tanti suicidi dovuti che sono in questa italianetta. Il futuro è nelle mani di voi che siete giovani e non ancora indottrinati dallo Stato, dalle Chiese: non c’è libertà più grande e veritiera di quella d’imparare a pensare con la propria testa.   
 
 
DiabolusCristian Porcino – Kimerik edizioni – 86 pp. – ISBN: 8860960037 - 8 Euro

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:08 | recensioni, speciali | clicca per commentare commenti (42)



OltrePo Lit Festival - comunicato stampa

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, giugno 28, 2006


Eumeswil Edizioni




OltrePo Lit Festival
 



Ricevo il seguente comunicato stampa e volentieri pubblico, invitando i lettori di questo blog a diffondere liberamente.

g.i
 


Eumeswil Edizioni
, organizza, con il patrocinio del Comune di Broni, l’Associzione Promozione Territorio del Bronese, il Festival Letterario Oltrepo lit-festival che vedrà, ogni mercoledì, alternarsi scrittori, giornalisti, poeti nella suggestiva cornice del mercatino notturno di Broni Blue Night.
L’iniziativa si inserisce e corona gli sforzi che da più di tre anni Eumeswil Edizioni, sempre in sinergia con le Istituzioni, sta reiterando per porre il territorio oltrepadano e in particolare il suo prodotto “vino” al centro del palcoscenico culturale italiano. Dopo tre anni di attività Eumeswil è ormai una casa editrice conosciuta a livello nazionale, una realtà giovane, dinamica, che pur facendo narrativa e saggistica ormai di carattere non più solo regionale e provinciale, non ha dimenticato le proprie radici. Le conoscenze e le amicizie che in questi anni abbiamo potuto sviluppare con scrittori, giornalisti, critici, bloggers ci hanno invogliati ad organizzare in Oltrepo un festival letterario che speriamo di anno in anno possa crescere e diventare un vero e proprio punto di riferimento per tutti coloro che in oltrepo amano leggere e scrivere.
Le conferenze e gli incontri si tengono per il mese di Giugno nell’isola pedonale di via Emilia, mentre da Luglio presso villa Nuova Italia (via Enzo Togni, 2)
 
Eliselle e Gabriele Dadati rispettivamente autori di “Laureande sull’orlo di una crisi di nervi”(Effedue) e “Sorvegliato dai fantasmi” (Pequod) apriranno il festival Mercoledì 21 Giugno con una serata a tema “Giovani sull’orlo di una crisi di nervi. Università, lavoro, futuro” interverranno Andrea Borghi, professore presso l’Università di Pavia.

Il 18 Giugno, sarà la volta del giornalista e critico letterario Gian Paolo Serino (La Repubblica, Il Giornale, Stilos, Rolling Stones) che nella serata “Maledette Bandiere. Letteratura e terrorismo” parlerà del suo “Usa & Getta. Fallaci & Panagulis: Storia di un amore al tritolo” (Aliberti) che ripercorre la love story tra Oriana Fallaci e il rivoluzionario greco Panagulis.

Il 5 luglio Eumeswil presenterà l’antologia in corso di stampa “Storie d’acqua dolce” che vede oltre alla presenza di autori pavesi (Piercarlo e Natale Malinverni, Laura Motta, Lino Veneroni, Pierbartolomeo Pedrazzi, Paola Mazza) anche una selezione di autori esordienti e non di rilevanza nazionale come i fratelli Nicola e Roberto Tassoni, Gabriele Dadati, Eliselle, Nunzio Festa. L’antologia è curata da Andrea Nobili.

Il 12 Luglio: “Il viaggio come avventura letteraria, il viaggio come libro, conoscenza, carta, intrecci di mail”, Letizia Cherubino e Jonny Triviani presentano Villaggio Vacanze (Eumeswil) e Aquattromani (Eumeswil).

Il 19 Luglio: “Tra Fiction e realtà. Narrazioni sul presente”. Davide Bregola, presenta La cultura enciclopedica dell’autodidatta (Sironi). Interviene Giulio Mozzi noto agitatore culturale, apprezzato scrittore e massimo esperto italiano di scrittura creativa.

Il 26 Luglio: “Una festa a lungo attesa. Tolkien Lewis, Lovecraft creatori di mondi”. Serata con Paolo Gulisano sulla fantasy. L’autore presenterà la sua vasta produzione su Tolkien e Lewis e sulla fantasy in genere.

Il 2 Agosto: “Scrivere la bassa. Reading di Brera, Angelini, Guareschi, Malinverni”. Interviene Nicola Tassoni e presenta “Prospettive – quasi una storia d’amore” nell’occasione, in antemprima, la riedizione di Storie di Terra e di ombra dell’indimenticabile scrittore pavese Natale Malinverni che viene ripubblicato da Eumeswil sotto il titolo diSangue del mio sangue, parole e silenzi sotto i cieli della bassa.
 

Durante tutte le serate sarà attiva la Libreria itinerante di www.editoriaindipendente.it nell’ambito del mercatino che riscontra un successo sempre maggiore.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 22:21 | generico | clicca per commentare



Ammazzare il tempo - Teresa Regna

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, giugno 27, 2006


Teresa Regna - Ammazzare il tempo



Ammazzare il tempo



Teresa Regna
 


 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
 
Teresa Regna (Casagiove, 1961) scrive sin dall’infanzia, ma ha deciso soltanto da alcuni anni di tentare la scalata al successo. Ha vinto numerosi premi sia per la poesia che per la prosa, e collabora con diverse riviste letterarie. Di professione insegnante, è anche critico letterario e traduttrice per una casa editrice di Trento. Ammazzare il tempo è la sua decima pubblicazione individuale: hanno preceduto quest’opera, Yesterday, Neve all’alba, Imperativo categorico, La congiura, Briciole di poesia, La torre della via, Il pettine e il flauto, Tempo senza tempo, La regina delle illusioni.
 
“Teresa Regna immagina, e ci trasporta nella propria immaginazione attraverso le pagine dei suoi racconti. Più che racconti, anzi, quadri in movimento, animati dalla passione dell’autrice. La passione, insieme, alla fantasia, è il filo conduttore che lega queste sei storie scritte in un linguaggio ricco e gradevole, impreziosito da raffinate descrizioni… Esse comunicano le emozioni che raccontano, l’amore come l’odio, il dolore come la gioia, l’affetto come la vendetta, poiché quello che prova il nostro cuore non è meno importante di quel che il corpo sperimenta con i sensi… E non si possono non cogliere i collegamenti con la mitologia: come non paragonare a Prometeo Odyllia e il suo amante che, sdegnando la punizione divina cui andranno incontro, scelgono di ribellarsi alle leggi dell’alba del mondo? E come non immaginare la donna de ‘La montagna’ quale un Orfeo al contrario…?In questi racconti la componente fantastica, magica, viene scoperta, raccontata e vissuta come naturale tanto dall’autrice e dai personaggi quanto dai lettori. Per non farci dimenticare che, una vita senza fantasia, è vita soltanto a metà.” (dall’introduzione di Mariagiovanna Modoni alla raccolta di racconti di Teresa Regna)
Ammazzare il tempo è un libro di poche pagine, ma ogni pagina colpisce al cuore come un dolce amichevole pugno. Raramente, sempre più raramente, la narrativa italiana riesce a dar corpo ad autentiche passioni, a genuine riflessioni sugli stati dell’umano animo; infatti, spesse volte, gli autori italiani si limitano ad abborracciare una poesia stereotipata e volgarmente commerciale nel vano tentativo di rappresentare il sentimento della società e del momento storico, e come tutto risultato il mercato editoriale pullula di sentimenti ‘usa e getta’ basati esclusivamente sull’indagine dell’immagine del sentimento che i mass media propongono per mezzo di foto patinate. Il sentimento così come l’immaginazione sono stati tradotti in pura immagine e gli scrittori italiani si sono adeguati alla moda: fantasia e sentimento sono stati fatti prigionieri di una immagine cucita loro addosso, una immagine questa che è assolutamente scevra di un qualsiasi contenuto se non quello della mera apparenza. La letteratura contemporanea è bella che morta e Pier Vittorio Tondelli è stato forse l’ultimo grande rappresentante e investigatore delle passioni umane degli anni Ottanta, un interprete che non si è piegato al capitalismo dei sentimenti, all’ipocrisia dell’immagine; Tondelli ha sfruttato l’immagine per dar addosso all’immagine. Oggi, soprattutto la letteratura fantastica risente di una volgarizzazione commerciale, che affonda le sue radici in usi e costumi degli anni Ottanta, anni da medioevo fintamente culturale e tragicamente drogato di una fittizia cultura scientifica: se ieri la fantasia era un mezzo espressivo, nel Duemila essa è sol più un investimento tutto dedicato a produrre effetti speciali convertiti in parole, parole sempre più vuote. Teresa Regna non ha nulla a che fare con la falsità dell’immaginazione e del sentimento: i suoi racconti sono scritti con genuina verve fantastica dove il mondo onirico è realmente onirico, il sentimento è reale sentimento e non un brutale prodotto ‘usa e getta’. Ciò che maggiormente colpisce nei racconti di Teresa Regna è la sincerità disinteressata nell’indagare l’Es, l’Ego, l’Atman dell’individuo che non è mai un singolo individuo perso nelle latebre della sua individualità, bensì è sempre un personaggio che nella sua solitudine e dolore cerca, con spirito d’avventura, la comunione con i suoi simili, per quanto questi possano sembrare, o essere, di primo acchito distanti nel tempo e nello spazio.
I racconti: La montagna, L’incanto, Con i pugni chiusi, Elodea, Lotta all’entropia, Ammazzare il tempo.
Da La montagna: “Un tradimento c’è stato, in un tempo lontano, o forse in un altro mondo: persone prive di scrupoli avevano approfittato dell’ingenuità della donna, della sua mancanza di malizia, della sua scarsa conoscenza dei sentieri della vita, per carpirle una parte del suo mondo e appropriarsene. Era un ricordo vago, evanescente come il sospiro della luna che si eclissava poco a poco.”
Il primo racconto, La montagna, mette in evidenza, senz’ombra di dubbio, un mondo dominato da forze aliene, quasi che l’essere umano prigioniero delle sue passioni non sia altro che il manifesto prototipo dell’alieno-umano inserito in uno spazio ostile da cui è possibile fuggire solo attraverso la presa di coscienza che il male esiste e deve essere osteggiato con la forza della volontà. L’ingenuità non è ammessa se non entro un limite ben ristretto, quello della consapevolezza che l’ingenuità può essere motivo di redenzione sociale/religiosa a patto che l’ingenuità riesca ad accogliere nella sua ragion d’essere un pizzico di genuina malizia. Il tono blandamente lovecraftiano de La montagna conferisce alla storia un tono onirico che ricorda un ‘quadro in movimento’ delle umane passioni: onirico, romantico quanto basta, il mondo fantastico ha il sapore surrealista tanto caro a Salvador Dalì.
Da L’incanto: “Avrebbe pianto, se avesse potuto: ormai il sonno che non ha mai fine si stava impadronendo del suo cuore, imponendogli di cessare. Stanca di combattere contro il destino ineluttabile, decise di lasciarsi andare alla dolce morte che la chiamava con voce suadente. La resa incondizionata le pareva l’unica soluzione accettabile.”
Ne L’incanto, secondo racconto che apre la raccolta Ammazzare il tempo, è possibile distinguere il leit motiv comune a tutti gli scritti di questo lavoro di Teresa Regna, ovvero il dolore, la solitudine che ad esso si sposa: par quasi che il fato sia ineluttabile e ad esso si debba soggiacere senza possibilità di replica, ma tosto la ‘dolce morte’ diventa stimolo per una nuova sopravvivenza, una sopravvivenza possibile solo attraverso la poesia della fantasia.
Da Con i pugni chiusi: “Sheila aprì le dita, dischiuse le mani alla carezza del sole, e sentì il calore rinfrancare il suo cuore spezzato. Il dolore fluì lontano da lei, come una corrente che dall’acqua risaliva fino alla montagna alle sue spalle, fino all’alba dei tempi, fina a Sharla e Marek.”
Anche in questo scritto il dolore è il tema dominante, ma la fantasia che è ‘come una corrente d’acqua’ riesce a strappare la protagonista all’ineluttabilità del fato: la redenzione è possibile solo nel momento in cui si è pronti ad ammettere che esistono spazi e mondi sconosciuti. In definitiva, il messaggio ultimo è che occorre nutrir fede perché l’ignoto è una realtà possibile e reale quando si ha il coraggio di sognare e affrontare le proprie paure; ma anche i timori che l’anima umana allatta al suo seno sin da quando il primo uomo apparve nella desolazione ostile di una terra barbara.
Da Elodea: “Elodea aveva smesso di piangere. La sua anima lacerata era stata ricucita dall’amore di una bimba, come un vestito strappato e successivamente rammendato con cura. La sua non vita di pregiata statuina da collezione era terminata, ed era iniziata la sua quasi vita di giocattolo. Mentre Ersilia si trastullava con il simulacro della strega, la sua nuova amica si trastullava con il tocco delle manine e lo schiocco dei baci, con le storie che la bambina le raccontava e con il dondolio carico d’affetto che la cullava. E faceva la guardia alla finestra ogni notte di luna piena.”
In Elodea l’autrice ammette che il male è radicato nell’animo degli esseri viventi e attende solo di essere risvegliato: sembrerebbe una verità scontata ma neanche poi tanto. L’autrice ci ricorda che anche l’innocenza può essere agente del male quasi a decretare che essa non è cosa connaturata nello spirito, ma deve essere conquistata attraverso l’esperienza e la conoscenza del mondo esterno ed interiore.
Da Lotta all’entropia: “Il pericolo non si acquatta né si cela alla vista quanto i sensi sono all’erta e la mente è vigile, bensì acquisisce forma e sostanza quando la stanchezza prende il sopravvento sulla prudenza. Il vero pericolo risiede nella nostra debolezza di esseri umani. Anche essere superiori, in una certa misura, a quelli umani, tuttavia, se condividono le umane debolezze, corrono il medesimo tipo di pericolo.”
In Lotta all’entropia è chiaro che il ‘vero pericolo risiede nella nostra debolezza di essere umani’, ma questa debolezza non è l’incarnato vizio del mortale, bensì è anche parte integrante degli esseri superiori, quegli esseri che l’uomo dispone come icone religiose, pagane, per tentare di risolvere i suoi propri dissidi interiori. Il mortale così come l’immortale vanno incontro agli stessi rischi esistenziali nonostante l’abissale (apparente!) distanza che li divide .
Da Ammazzare il tempo: “Si sentiva solo, triste e privo di volontà. Osservava senza eccessivo interesse il cielo oscurato dalle nubi grevi; le stelle che gli ammiccavano, di tanto in tanto, gli parevano le fiammelle lontane come la speranza di una vittoria. Aveva osato tentare l’inconcepibile, e ne pagava lo scotto con l’incertezza e il dubbio, insieme ad un sottile filo di malinconia che lo teneva avvinto come una catena.”
Ammazzare il tempo, ultimo racconto di questa raccolta, è un po’ la summa di quanto l’autrice ha esaminato nelle sue storie: la solitudine, il dubbio, l’incertezza, la magia dell’eterno e dell’infinito si eternano nell’incertezza che il dubbio stesso sia realmente in dubbio.
In definitiva, tutti i racconti bene rispondono all’indagine avviata dall’autrice intorno al mondo delle passioni tradotte in un registro fantastico fortemente leopardiano, onirico, surrealista ma soprattutto lovecraftiano: il mondo è dominato da forze oscure, ma queste possono essere conosciute e interpretate in una proiezione di un futuro più o meno felice, un futuro tutto da costruire, purché si abbia voglia e volontà emotiva di conoscere l’inconcepibile. Unico appunto al lavoro di Teresa Regna, potrebbe essere un ‘osare di più’: un po’ di spregiudicatezza linguistica in più conferirebbe ai racconti una forza vitale poetica eterna, assai originale.
 
Il volume può essere richiesto a
 
ilfoglio@infol.it
 
 
Ammazzare il tempo (prefazione di Mariagiovanna Modoni) - Teresa Regna - Collana Autori Contemporanei/Narrativa Italiana - Edizioni Il Foglio - Pagg. 54 - Euro 5,16

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:30 | recensioni | clicca per commentare commenti (25)



la luce delle donne

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, giugno 26, 2006


rosa bianca - by Franca
 
- © “rosa bianca” per gentile concessione di Franca -



la luce delle donne
 
 

 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
 

 
RITRATTO DI DONNA
 
 
a Semra,
perché mi ama,
perché la amo
Lei Follia, io la sua Follia
 
 
oramai non ho più paura, sai
non ho pause né baci in sottofondo
oramai dormo poco e sogno tanto
oramai nasco sulla bocca
come un fiore partorito da una tomba
riportata alla luce del sole
oramai non ho più parole
da darti in pasto per farne concime,
per sbriciolarle in quel che fu l’epitaffio
del nostro amore
 
oramai mi sembra tutto così normale
che sia finita così, con il mio dolore
e la tua completa indifferenza
 
metto su quel vecchio disco di bob dylan
che ti piaceva tanto e canto
non sento più niente, non sento più niente
da quando ho imparato che il sogno è tutto
e tutto il resto è destinato a marcire
 
l’uomo della pioggia non si stanca mai
domani bel tempo, dopodomani lacrime e sudore
il telegiornale mi sveglia al mattino puntuale
c’è una guerra in corso e c’è un uomo in fuga
e un altro l’hanno accoltellato alle spalle in un vicolo
perché sapeva troppo sul conto di quel parrucchiere
questo mondo non cambia mai nonostante gli anni
 
quando conosci l’inferno non sai dov’è la luce
né la desideri per un’ipotesi di futuro alla boia d’un giuda
quando capisci che non hai più paura non ce l’hai più
e tutto passa, e non t’importa come, se veloce o lento
 
oramai mi sembra tutto così normale
che sia finita così, con il mio dolore
e la tua completa indifferenza
ma berrò alla tua salute un goccio di vino rosso
l’ebreo errante è ancora in pista col suo tormento
non aspetta l’inverno o un’altra stagione
l’uomo della pioggia gl’ha spiegato tutto da un pezzo
 
oramai non ho più paura, sai (non ho più paura, sai!)
non ho pause né baci in sottofondo (non ho più te, sai!)
oramai dormo poco e sogno tanto (non ho che me)
 
 
 
 
 
MY DARK LADY
 
 
a Semra,
perché mi ama,
perché la amo
Lei Follia, io la sua Follia
 
 
Hai buttato all’aria le buone maniere
Adesso sei pronta per essere,
per essere una dark lady
Adesso bruci le chiese e le preghiere
con un semplice innocente sguardo
Hai già il rossetto rosso su
Alla sera canti stonata un blues della Joplin
Al bar da uno dei tanti ti fai offrire un whisky
ma allungato con un tot di coca-cola
E ti sei abituata a fumare una lunga sigaretta
mentre lasci che ti apra la portiera del taxi,
poi lasci scivolare fuori le lunghe gambe
e lo sai che mi farai impazzire come De Niro
prima che noi si sia su da te – prima che sia su te
E’ questo che hai tentato di dirmi, Dolce Follia
 
Ma io sono pronto ad accettare le tue briciole
Però devo metterti sull’avviso:
non sono un santo, ho solo il tiramento
No, non sono un angelo, sono taxi driver,
non puoi immaginare, ho un diavolo per capello
 
Give me your body, give your mouth
Babe, it’s ok, give me your tongue
Spin my tongue, my dark dark lady
 
I’m yours, but don’t make me fool
Don’t loose your head, give me your mouth
And hand to mouth, All I need is your body
Give me, give me all your love tonight
And hand to mouth, and spin my tongue
 
 
 
 
 
LUCE
 
 
ad Isabella (Isabeldifronzo)
 
 
Perché mi guardi
con quegl’occhi,
con quegl’occhi che ho amato
e che fulminano la luce,
la poca che arde dentro ai miei?
 
Mi guardi
come per chiedermi se t’amo,
se ancora sono dalla tua parte:
ma ti reggi la testa fra le mani
tenti un sorriso, lo spazzi via
quasi a significare che niente è
e niente è stato
Perché quegl’occhi mi accecano
fino alla verità?
 
Sei sempre la solita bambina
Gli anni son riusciti a passare avanti
ma tu sei rimasta uguale
quasi felice di credere che il mondo
non potesse esser cattivo più di me
E ora mi guardi così, mi fissi
e lo so che cadrò in pazzia
ai tuoi piedi
cercando di capire dov’è che ho sbagliato
 
Ma ti ho amata dal primo giorno
l’ultimo me lo darai tu
con quegl’occhi che mi guardano così,
nell’intimo che mai t’ho svelato
 
 
 
 
 
IN DUE
 
 
le donne non si toccano
gli uomini lo fanno
di continuo col pipino in mano
a letto al cesso o dove capita
gli uomini diventano ciechi
in fretta
ma le donne non si toccano
nemmeno con un fiore
fu così che le tirai un cazzotto
in piena faccia
da farle ballare tutti i denti in bocca
e fu così che lei mi baciò
lasciandomi senza fiato
strizzandomelo con una mano
mentre io le ricambiavo la cortesia
cercando di metterci uguale foga
 
 
 
 
 
BELLA FANCIULLA
 
 
E tu chi sei, Bella Fanciulla
che nel mio camposanto
hai portato con nudo piè leggero
l’odore estremo della tua beltà
e tutto il dolore dell’amore
che a zonzo, senza più la ragione,
se ne va? Tu, chi sei tu?
 
Due monete d’oro sui miei occhi
Non ti sentire offesa, ma ti chiedo
se ora potresti mettermi a nudo
la vista che ha dormito per mille
e mille anni: sono qui da prima
che gli uomini uccidessero gli dèi,
Bella Fanciulla
 
Ti ho aspettata a lungo, non puoi sapere
Ti ho aspettata alieno a tutto il mondo
 
Dammi una possibilità
 
 
 
 
 
DAMMI UN TANGO
 
 
a Roberta (Cybilla),
che mi crede poeta
e scrittore
 
 
Dammi un tango
una rosa rossa
una goccia di sangue
una lacrima di sale
dammi la mano
e lasciati guidare
conducimi oltre
oltre i passi
al di là del peccato
Dammi la bocca
Abbandonati
Sono qui
per un tango
e vado a tempo
Non sbaglio
se ti guardo
negl’occhi
Non sbaglio
se la passione
ci uccide un poco
passo dopo
passo
Stiamo qui
per noi
Stiamo dando
fondo
a tutto il sudore
al dolore
all’amore di sempre
 
 
 
 
 
ROULETTE RUSSA
 
 
a Cabram,
che non vive per me
 
 
No, la roulette russa l’ho già prenotata
Ha un unico colpo che m’aspetta
Non puoi prenderti tutto di me
Non puoi lasciarmi fiorire nel niente
Sei la solita egoista, prendi ogni numero
e tenti la fortuna
Non te lo lascerò fare questa volta
Questa volta dormirò prima di te
e sognerò in eterno la luna
più alta della mia inutile anima
 
che quaggiù se ne sta tutta sola
a macerarsi nel ricordo d’un amore
di un deserto di una clessidra senza pace
di sabbia
 
 
 
 
FIRE OVER ME
 
 
La mente
non s’inganna,
mi prende fuoco
a ogni istante
 
Guardo avanti
per un passo indietro
 
Fuoco: lo lascio
per orme nell’immenso
sottoterra che percorro
 
Fire, fire over me
Fire, fire in the sky
Fire, fire in my mind
Fire, fire in my footsteps
My world is on fire
 
 
 
 
 
UN SOFFIO DI LUCE
 
 
a Soffio di Luce,
che non sa domande
né risposte certe
 
 
Soffio, soffio di luce
sto morendo nel caldo
Non ce la faccio
Io muoio nell’affanno
T’amo così tanto
ma tu sei troppo generosa:
m’abbracci, mi stringi
e io soffoco
Dici che sei frettolosa
Dici che gli esami
t’aspettano a braccia aperte
Dici e dici e dici
Ma io qui soffoco
al solo tuo pensiero
Al solo tuo desiderio
 
 
 
 
 
LIBERIAMOLA
 
 
io piango
tu piangi
egli no, non piange
è quello là, di liberiamola
la censura
ma essi (loro) piangono tanto
a dirotto praticamente
e non c’è mai la quiete
dopo la tempesta per loro
ma solo un guaio, il lontano abbaiare
d’un cane solo alla catena
che nel profondo della notte si dispera
per un padrone assente presente
soltanto secondo il suo capriccio
 
senza ritegno loro piangono tante
lacrime di sangue ma non son santi
 
 
 
 
 
AMOR ANIMALE
 
 
a Nadia,
che m’infiamma
 
 
Così mi fai venir animale:
d’erotico amore in frenetico
abbandono, innaffi le lacrime
che non so raccontare
a quell’amore nostro
che fu e si consumò
più presto del sole
dentro all’imbrunire
là dove le verdi colline
bruciano ancora roghi
su croci e incensi d’età
mai del tutto consumate
 
ed è terra di fantasmi
il letto che ci tocca in sorte
per unirci come nulla fosse
in animale fertilità
quasi mai sprecata
sicuramente mai sbagliata
 
 
 
 
 
MALE
 
 
Piccolo fiore
che hai fatto
del miele
che stillavi
dì dopo dì,
tutto il male
che or mi lasci
qui!
 
 
 
 
 
CALVARIO
 
 
Vivo una croce rovesciata,
il miei testicoli non stillano miele
la mia anima è per il mai ma non è male
 
Ho visto il vigile volo dei gabbiani
inarcarsi sopra i bianchi spruzzi del mare,
ho scavato con le mie mani nella terra
che mi ha dati i natali
E oggi posso dirlo che non è stato invano
 
Così accendi la candela, ho un posto per te
Ho prenotato da tempo immenso questo incontro
Guarda la mia bocca di fuoco fumo e parole
e poi fissa il tuo sguardo nel mio e dimmi cosa vedi
Sono pronto a lasciarmi andare questa notte
perché un uomo non è mai da solo,
la sua ombra lo segue fin giù, in fondo all’inferno
 
Oggi posso dirlo che non è stato invano morire
Era da tempo che aspettavo di toccarti con mano
Non farmi aspettare oltre, oltre il desiderio
Sono giusto un uomo con la sua nera ombra,
un condannato che ne trascina il peso in ogni dove
Sono soltanto uno fra tanti ma di me ce n’è uno
Non ti è chiaro, non ancora? Vivo una croce rovesciata
Non ho nulla da perdere o da rimpiangere
Non ho lacrime facili al perdono o alla pietà
 
Da dove vengo io a cena c’è sempre un gatto nero
Da dove vengo io c’è sempre una tempesta di polvere
oltre le deboli mura della Casa degli Specchi
 
Da dove vengo io le poesie si scrivono per i morti
Do dove vengo io si prega cavandosi gli occhi 
dalle orbite, poi si dà il bacio al primo straniero
incontrato
 
Non mi dire che hai paura
perché io vivo sul Calvario a testa in giù
 
Accendi la candela, ho un posto libero al mio fianco 
Ho prenotato da tempo immenso questo amore - questo!
Accendi la candela, voglio conosce la tua ombra
Accendila, siediti a me accanto, restiamo insieme
  
Oggi posso dirlo che non è stato invano morire
Vivo su una croce rovesciata piantata a fondo nel Calvario
Viso su una croce bene in vista a tutti, e non perdono più

____________________


e non dimenticare

Un battito d'ali - concorso di poesia a cura di Odilia Liuzzi
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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:09 | poesia | clicca per commentare commenti (43)



Un battito d'ali, concorso di poesia - a cura di Odilia Liuzzi

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, giugno 24, 2006


Un battito d'ali - concorso di poesia a cura di Odilia Liuzzi





Un battito d'ali



concorso di poesia




introduzione di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Che accade quando la poesia diventa un battito d’ali?
Bene o male noi tutti siamo poeti, nel cuore soprattutto. E chi di noi, almeno sui banchi di scuola, non ha provato a scrivere i suoi pensieri più intimi dolci tristi per farne poesia?
Ognuno di noi ha fatto poesia, a suo modo, spesse volte evadendo dalle rigide regole della classicità per mettersi alla prova con l’istintività, sacrificando forse la musicalità, ma dando così “le ali” ai propri sentimenti.
 
La poesia: masticatela con l’anima questa parola, lasciate che rotoli sulla vostra lingua più e più volte, fate in modo che l’orgasmo vi corra lungo la schiena e abbandonatevi ad esso senza alcun timore. State volando, siete un battito d’ali, quello d’una colomba, d’un corvo, d’un’aquila, e quello d’un angelo e d’un diavolo. Siete un battito di cuore, un’accelerazione di vita. Non c’è niente di cui aver paura.   

Prima di lasciarvi alle parole di Odilia Liuzzi, vorrei ricordare questa idea di Leonard Cohen sulla poesia: “Nella sua forma più pura, la poesia è come il polline delle api. Ecco la mia idea della poesia. Il miele della poesia è dappertutto. E’ negli scritti del National Geographic, quando un concetto è assolutamente chiaro e bello; è nei film; è dappertutto, perché ciò che noi chiamiamo ‘poesia’ ha un significato davvero universale. Poesia è quando qualcosa suona in maniera particolare. Forse non sempre possiamo definirla poesia, ma quel che sperimentiamo in determinati momenti è poesia. E’ qualcosa che ha a che fare con la verità e il ritmo e la fede e la musica. Da ragazzino ero completamente affascinato da questa materia. Me ne innamorai nel momento stesso in cui ne feci la conoscenza. Quando m’imbattevo in qualcosa che era espressa in modo particolare, mi sentivo capace di abbracciare il cosmo intero. Non soltanto il mio cuore: ogni cuore ne veniva coinvolto, e la solitudine svaniva e mi sembrava di essere l’unica creatura triste nell’universo. E questo dolore era... giusto! Non solo era giusto, ma mi permetteva di raggiungere il sole e la luna. Più tardi mi dedicai alla musica pop perché capii che in quella sfera meglio avrei potuto manifestare tali sensazioni. Scrivere non mi bastava più: io la poesia volevo viverla.”
 
Oggi Odilia Liuzzi ci offre la possibilità di viverla la poesia, in un battito d’ali, con il concorso poetico che Lei stessa, in prima persona, ci illustra.
 
A me non resta che augurarvi di trovare l’ispirazione per mettere le ali alla libertà, alla poesia.
 
g.i.

 




Benvenuti al CONCORSO

indetto dal blog letterario
"Un Battito d'Ali"
   VolObliquo
- edizione 2006 -

Ho aperto il blog
"VolObliquo" parecchi anni fa con l'intento di valorizzare l'arte dello scrivere e cercare di raccogliere l'essenza dei vostri versi.

Nel corso degli anni tanti sono stati i successi di questa iniziativa sia in Italia che all'Estero. Numerose le segnalazioni ricevute sulla stampa e sui vari siti e portali di carattere artistico - culturale. Molti di Voi hanno partecipato e continuano a partecipare con l'eleganza di poesie e scritti letterari.

Ringrazio tutti immensamente ma ora il mio più grande desiderio è quello di porre maggiormente in luce questi Vostri pensieri, dettati dal dolore, dalla gioia, dall'amore, dalla passione e da qualsiasi altra emozione che fa battere il cuore. Così ho pensato di ampliare la nostra passione per l'arte della poesia, creando un Concorso che ho intitolato
"Un battito d'ali" e che è così concepito.

Ogni due settimane, verranno scelte, tra tutti i versi postati sul
VolObliquo, 10 poesie tra le più belle e significative. Queste 10 poesie verranno in seguito riportate, per una più attenta consultazione, in questo spazio web: "Un battito d'ali":

http://www.odilialiuzzi.com/un_battitodali/index.php

Qui verranno da voi votate attraverso un sistema molto semplice di votazione nel corso della terza settimana.

Al termine della terza settimana verrà notificata la poesia che avrà ottenuto il maggior numero di voti. L'autore di questa poesia sarà citato sia su
"Volobliquo" che su "Un battito d'ali" nella pagina POESIE VOTATE. A fine anno, con una "super votazione finale", verranno giudicate e votate tutte queste singole poesie vincitrici bisettimanali e sarà eletto il VINCITORE ASSOLUTO, lo scrittore o la scrittrice più bravo/a che con la sua opera avrà ottenuto il massimo consenso da parte dei lettori.
I nominativi dei vincitori annuali, quindi di ogni singola edizione del concorso, verranno riportati invece nella pagina
POESIE VINCITRICI ANNUALI .
L'edizione 2006 sarà più breve rispetto alle altre future. Terminerà infatti a dicembre per lasciare il posto alla nuova del 2007 cha avrà durata regolare di 12 mesi.

Le regole del Concorso sono le seguenti:


1) Si può partecipare esclusivamente con opere di Poesia (evitando erotismo e volgarità).

2) Non saranno ammesse Poesie in lingua straniera (a parte qualche espressione che sarà intesa come licenza poetica)

3) Le poesie dovranno essere scritte esclusivamente dai partecipanti quindi essere frutto concettuale degli stessi.

4) La giuria per i primi mesi sarà composta da
me e dalla mia collaboratrice Irispupille ma nei mesi successivi daremo a tutti la possibilità, uno alla volta, di far parte di questa giuria. Al momento opportuno potrete richiederne l'inserimento tramite contatto e-mail.

5) Possono partecipare al concorso solo coloro che hanno un blog o un sito personale e che hanno da me ricevuto l'invito per scrivere su
VolObliquo. (Chi non fosse in possesso del suddetto invito potrà sempre richiederlo scrivendo a unbattitodali@virgilio.it specificando il proprio nome e l'indirizzo del proprio spazio web.)

6) Occorre inserire il banner del Concorso nel vostro blog o sito personale per una più facile consultazione e per veicolare l'iniziativa dando ad altri la possibilità di partecipare. I banner disponibili al momento sono questi:



Il codice per inserirlo è il seguente:

<a href="http://www.odilialiuzzi.com/un_battitodali/index.php">
<img border="0" src="http://www.odilialiuzzi.com/un_battitodali/immagini/
unbattito3.jpg ">



Il codice per inserirlo è il seguente:

<a href="http://www.odilialiuzzi.com/un_battitodali/index.php">
<img border="0" src="http://www.odilialiuzzi.com/un_battitodali/immagini/
unbattitodali_banner.jpg ">


7)
Su VolObliquo tutti gli autori possono scrivere le loro opere ogni volta che avvertono la necessità di esprimere il loro stato d'animo, basta segnalare però nell'apposita casellina se la poesia partecipa al Concorso oppure no. Compito della giuria sarà quello di scegliere e selezionare le liriche di ognuno in base alla validità del testo. Si può continuare a presentare materiale poetico anche avendo già avuto una segnalazione e di conseguenza si può partecipare più volte per vincere nelle singole votazioni bisettimanali. Tuttavia le poesie candidate alla finalissima di dicembre 2006 non dovranno apparire in nessun altro concorso di poesia organizzato in rete ma solo ed esclusivamente nel concorso "Un battito d'ali" pena l'esclusione immediata dal concorso. Questo per garantire l'esclusività e l'originalità degli scritti.

8) Le 10 poesie prescelte che verranno pubblicate ogni due settimane potranno essere comodamente commentate su questo stesso sito
"Un battito d'Ali".

Spero di aver fatto cosa gradita e di aver regalato un altro sogno a tutti coloro che con
"Un battito d'Ali" continueranno a volare nel cielo del cuore.

in fede

Odilia Liuzzi
 

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:30 | speciali | clicca per commentare commenti (8)



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