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d'amore - di Romantica Vany & King Lear

d'Amore di Vany & king Lear


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Tanti Auguri, Lady Cy

written by King Lear    - sabato, settembre 30, 2006



ALL'ALBA
 

 
Lady Cy,
vengo che il crepuscolo
è già fatto ma requie no
non ha trovato l’alma mia
Sempre pensandoVi tutta notte
miro ora dalla solitaria finestra
il paesaggio di luci a spengersi
dei primi viandanti veloci
dei semafori fermi sul rosso
poi sul verde; ma le cispe
negl’occhi mettono in difetto
ogni cosa come se nebbia
abbia preso quel sentimento
che non oso di confessare
a Voi né all’Arcangelo in pietra
che con spada di fuoco
m’indica la via dall’alto
della chiesa vestita in viola




Lady Cy



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:11 | diario | BlogNews | clicca per commentare



Ninfette in libreria - tra un Don Giovanni e un Addio alle armi

written by King Lear    -






Ninfette in libreria


tra un Don Giovanni e un Addio alle armi
 


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
Guarda Amico mio, l’attempata Signora Erica Jong mi ha stretta la mano, ovviamente ben guantata la mia, e poi m’ha sorriso, quasi avesse una paresi sul lato sinistro del volto. Conseguenza: il sorriso che m’ha donato era proprio sinistro. Non contenta, poi, m’ha mollato un ceffone che però è stato bene ammortizzato dal pelo che c’ho sul volto, una barba oramai che farebbe invidia al migliore Allen Ginsberg anni Sessanta. Inutile dirti che sono scoppiato in “Urlo”, ma lei non l’ha mica capita la citazione poetica, e ci ha riprovato di nuovo ma non con uno schiaffo bensì con la bocca. Per miracolo, non so di quale dio se cristiano o che altro, le vola via la dentiera: mi dico che il pericolo è ormai evitato, che il demonio c’ha messo lo zampino, ma vuoi che non scivoli sulla dentiera e batta il capo a terra’ Quando mi son risvegliato ero coi pantaloni calati: un infermiere nerboruto mi stava facendo una iniezione nel sedere. Mi domando subito perché e gliela formulo a bruciapelo la domanda, ma quello tace. S’affaccia un dottorino, mi dice che non è stato nulla, che è solo la prassi, al che io gli domando “La prassi de che?” in tono romanesco e spaventato, e lui bello bello, “Oh, niente, la signora, sa...!” E poi se n’è andato via sghignazzando.
 
Amico mio, ho ancora il terrore addosso: non oso più guardare al di sotto della cintola, non oso immaginare cosa possa esser successo, anche se son certo che non può esser successo sesso se non per un fatto puramente meccanico. Ciò che mi dà il tormento è un certo prurito anale. Ecco: non capisco. Non vorrei che qualcuno m’abbia fatto uno scherzetto da prete, un ditalino: il diavolo è proprio un gran figlio de puta, e quando ci si mette ci si mette. E io che sognavo d’avere una avventura con la Melissa P. che a vederla in foto è tanto bellina.
E però, nella mia dura ingenuità, dimenticavo che il Diavolo veste rigorosamente Prada e mai una cosetta presa dai bancali del mercato all’aperto. Ma, con mia sorpresa, Lauren Weisberger è proprio bellina, una vera tenerezza di bambina, che dico!, di ninfetta: certo, quelle come lei hanno monopolizzato l’editoria tutta, basta che siano belline e neanche il diavolo le tiene a freno, vendite da capogiro. Di Lauren non ho letto una sola riga, però se trovo un’edizione del suo diavolo-prada con lei in quarta di copertina – ma che la foto sia bella e ad alta risoluzione, tutta acqua e sapone -, giuro che mi faccio il diavolo su due piedi senza pensarci su due volte. Cioè: questa Lauren, non solo veste Prada, ma è pure una bionda mozzafiato, alla faccia del femminismo stagionato dell’Erica Jong. E ricordando quel donnaiolo che fu Cecco Angiolieri: “S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,/ torrei le donne giovani e leggiadre:/ e vecchie e laide lasserei altrui”. La vecchia e laida Erica ve la lascio con il suo sdentato tentativo di sedurre ancora il demonio - che schifato se l’è battuta con la coda fra le gambe tutta triste come appendice strapazzata da fulmini e saette divine.
Se mi devo vendere, tanto vale che mi venda bene, alla Lauren, che ha un visetto tanto carino e tanto angelicato tutto acqua e sapone, che è quel tipo di ragazza che ogni ragazzo sogna di poter un giorno presentare a mammà dicendole: “Mamma, Lei è la mia ragazza e presto ci sposeremo”. Ed è inutile che te lo confessi, Amico mio: mi sono innamorato di questa ninfetta, Lauren, Lauren, Lauren; continuo a farmi scivolare il suo nome in bocca - non il cognome perché comincerei a sputare a destra e a manca causa s blesa -, e continuo e continuo e continuo. Sogno, sogno, sogno questa bellezza angelicata che farebbe invidia al sommo Dante Alighieri, invidia perché – ci metto la mano sul fuoco -, la Lauren è sicuramente più bellina della Beatrice che sta in quella Divina Commedia oramai vecchia e fuori moda. E che diavolo! Oggi l’Inferno non è più quello d’una volta, è di Prada. Non di Praga, di Prada: a Praga manco morto, lì ci stanno sicuramente degli stalinisti, poco ma sicuro. Ma Prada! Io non amo l’anima delle donne, come sottolinea la Erica Jong, perché direi una faloticheria e le dovrei dare pure ragione: io amo il corpo dell’anima delle donne, insomma amo la carne che è la vera anima delle donne. E per dirla tutta, senza ipocrisie: la carne è l’unica vera anima dell’umanità maschile e femminile. Perché se ami una persona, ami tutto il suo corpo, quindi anche il cervello: basta che poi non ti venga voglia di mangiarlo come fa il Dottor Lecter – creato da quel mezzo geniaccio di Thomas Harris - con le sue vittime. Che diavolaccio che è Hannibal Lecter!




- Lauren Weisberger -

 
Accanto a un’editoria disperata, il cui valore è pressoché uguale allo zero assoluto, per fortuna Josè Saramago, Premio Nobel per la letteratura, attraverso la Lectio Magistralis a Palazzo Reale per festeggiare i 25 anni del Premio Grinzane Cavour, spiega a un pubblico tenuto prigioniero da un silenzio quasi religioso: “Il mondo sarebbe più pacifico se tutti fossimo atei. Le religioni non sono mai servite ad avvicinare le persone. Io sono ateo, ma credo che se esiste un Dio deve essere uno solo, uguale per tutti, dunque, non capisco le lotte, gli scontri, lo choc tra le religioni, certo, ciascuna ha il suo modo di essere, ma Dio deve essere uno solo. E’ triste vedere che l’immagine di una trascendenza si è trasformata in intolleranza, in odio. Non si può uccidere in nome di Dio perchè se si fa questo significa trasformare Dio in assassino. Purtroppo lo abbiamo fatto fin dall’inizio e continueremo a farlo ancora perchè l’unico animale capace di torturare un suo simile è l’uomo”.
E sempre Josè Saramago, in occasione però della presentazione della piece “Il dissoluto assolto” (ovvero, il Don Giovanni: Saramago ne riscrive l’esito finale a cui siamo abituati per mandare al diavolo, speriamo per sempre, quello classico mozartiano) alla Scala di Milano, opera dello stesso Premio Nobel, ha avuto parole per il Papa Benedetto XVI - che non sa calibrare bene le parole quando parla dell’Islam, “stare più attento a quello che dice”: “Che faceva in fondo don Giovanni se non ubbidire agli istinti della carne? Non si può per questo punirlo mentre condanno l’ipocrisia che è sempre stata alla base del rapporto tra uomo e donna […] Io non voglio percorrere la strada del culto Mariano. Ci penserà il Papa cercando di stare più attento a quello che dice”.
 
Dopo le ammissioni del premio Nobel Günter Grass, che un po’ tanta pubblicità si tira addosso per il suo passato di giovane Waffen-SS – che però non ha mai fatto fuori nessuno -, il Signor Rainer Schmitz, giornalista per il settimanale “Focus”, mette l’accento su due lettere di Ernest Hemingway, nelle quali lo scrittore ammetterebbe d’aver ucciso ben 122 crucchi e d’aver provato piacere nel farli fuori. Con disprezzo, Ernest apostrofa i 122, crauti. Ma che Ernest Hemingway sia sempre stato uno spaccone abituato a spararle più grosse della sua vita non è una novità. Il machismo - che propagandava lo scrittore americano - era un marchio, una firma che in un certo qual modo autentificava la sua statura di uomo troppo umano per usare una formula nicciana.
Infatti non è strano, ma oggi non c’è nessun testimone che possa dire che quanto detto da Ernest corrisponda a verità. E con tutta probabilità nemmeno ieri. Mancano le prove, completamente: c’è solo la parola di Ernest, di un uomo che amava spararle grosse. Rainer Schmitz ha ben poco da esultare e non ha proprio alcuna ragione per apostrofare Ernest vile o in altro modo. L’unica persona di cui sappiamo per certo esser stata accarezzata dalle pallottole di Hemingway è Ernest, Ernest che il 2 luglio1961 sparandosi con un fucile da caccia della sua casa di Ketschum, nell’Idaho, diceva addio al “macho” e al “vecchio e il mare”, a l’“addio alle armi” e soprattutto a un corpo vecchio che non amava più e che disprezzava per la debolezza e la decadenza. Ma anche se avesse fatto fuori quei 122 nazisti – ipotesi assai remota per quanto Hemingway amasse la caccia e le passioni forti -, non gliene se potrebbe far poi una colpa: la guerra non conosce la ragione né la pietà, e chi ci si trova in mezzo, in qualsiasi ruolo la fatalità gl’ha assegnato, può solo tentare di portare a casa la pellaccia.
La lettera incriminata, quella che secondo Schmitz non ha mai avuto l’attenzione che avrebbe meritato, è quella che Hemingway scrisse il 27 agosto 1949, quattro anni dopo la fine della guerra, al suo editore, Charles Scribner: “Una volta ho ucciso un crauto-SS particolarmente sfrontato. Al mio avvertimento, che l’avrei abbattuto se non rinunciava ai suoi propositi di fuga, il tipo aveva risposto: ‘Tu non mi ucciderai. Perché hai paura di farlo e appartieni a una razza di bastardi degenerati. Inoltre sarebbe in violazione della Convenzione di Ginevra’. Ti sbagli, fratello, gli dissi. E sparai tre volte, mirando allo stomaco. Quando quello cadde piegando le ginocchia, gli sparai alla testa. Il cervello schizzò fuori dalla bocca o dal naso, credo.” Poi, il 2 giugno 1950 in una lettera all’amico Arthur Mizener, docente di letteratura alla Cornell University: “Ho fatto i calcoli con molta cura e posso dire con precisione di averne uccisi 122. […] Uno di questi tedeschi era un giovane soldato che stava tentando di fuggire in bicicletta e che aveva all’incirca l’età di mio figlio Patrick… gli ho sparato alle spalle, con un M1”
 
Günter Grass ed Ernest Hemingway, due Nobel, due scrittori, due uomini alla fin dei conti, due uomini pronti a uccidere per non venir uccisi, o solo da un fantomatico destino trascinati di peso nella possibilità di uccidere altri uomini?
La risposta la sa il vento.
 
Ma noi sappiamo con tutta sicurezza che la Jong e i suoi ricordi datati circa la fellatio non possono che interessare qualche nostalgico nonnetto e, perché no, anche qualche psicopompo. Lauren Weisberger invece è troppo acqua e sapone – una diavoletta in jeans ma tanto tanto bellina – perché le si possa sparare contro senza provare almeno un po’ di rimorso, tanto più che da “Devil wears Prada” è stato tratto un film presentato fuori concorso alla 63ma Mostra di Venezia, film che ha il merito d’aver rilanciato nel grande pentolone cinematografico hollywoodiano una non più giovane Meryl Streep.
 
E questo è tutto o quasi.
Fate l’amore e non la guerra.
Fate l’amore e non predicate alcuna fede religiosa e/o politica.
Fate l’amore e vestite Prada se vi va; però evitate la Jong se avete un minimo di buongusto.
Fate l’amore e leggete Saramago, Grass, Hemingway.
Di tutto questo c’è bisogno. Solo di questo.

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Silvio Muccino Carla Vangelista, 404 pagine da riciclare

written by King Lear    - venerdì, settembre 29, 2006


Silvio Muccino/Carla Vangelista


parlami d’amore


Muccino - Vangelista

 
404 pagine tutte da riciclare


 
di Giueppe Iannozzi
 
 
 
 

Questo libro è stato terminato la sera in cui l'Italia ha vinto i Mondiali di calcio.
 
Al loro primo incontro, i due autori hanno stabilito un’immediata sintonia perché avevano lo stesso orologio
 
 
“Parlami d’amore” della coppia improvvisata Muccino Vangelista: illeggibile.
 
404 pagine scritte, stampate con inchiostro nero più del nero su carta bianchissima.
404 pagine da destinare al macero.
 
Sprecare la carta è un peccato imperdonabile.
Imparare a riciclare la carta, insegnare alle nuove generazioni che la carta è un bene importante, prezioso.
Insegnare alle nuove generazioni, far capire a quelle vecchie possibilmente, che il disboscamento è una crudeltà che solo il genere umano usa, con l’arroganza poi di dirsi essere superiore e civile.
 
 
Note: Copertina plastificata.
Banali persino i risvolti di copertina che, solitamente, sono ben scritti ma non per questo libello qui.
 
 
Parlami d’amore - Silvio Muccino/Carla Vangelista - Rizzoli - Collana: 24sette - Pagine 404 - Anno 2006 - ISBN 8817012998 - € 16.00
 

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La Taverna & Altre Storie

written by King Lear    - giovedì, settembre 28, 2006


vampiresnight_bt_chatterly

La notte del vampiro è Opera di Chatterly



 
La Taverna



& altre storie
 
 

 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 



 
LA TAVERNA
(alla fine del mondo)
 
 
a Chatterly,
My Immortal Muse
 
 
Regalerò profumi eterni di morte
ai passanti, ai giovani ignari che qui
oggi posano il piede in questa taverna
da dio dimenticata dove soltanto la luna
pigra, di tra le commessure, fa capolino
con pallidi raggi a rischiar
per un momento appena
volti spigolosi, altri barbuti di denti marci
cui nemmeno la più sporca chellerina
oserebbe dar loro una timida carezza
Abominio del mondo, genti che vengono
di là dal mare o da deserti sconosciuti
qui si raccolgono a confabulare di delitti e lemuri:
straparlano bestemmiano gridano cavernose parole
che un senso non ce l’hanno
se non per pochi iniziati e chi a loro uguale
Ah, giovani, sempre troppo, che fate qui?
La morte andate corteggiando
come fosse la più ambita delle cortigiane:
qui, qui sol si mesce rosso vino
che soltanto gole ardite e vecchie di tumori
possono ingollare senza perire
Che fate, che cercate? La luna non v’è complice
né felice sarà la notte che avete scelto
perché vi faccia da ultimo letto
Non li sentite forse addosso gli sguardi,
non le vedete tutte quelle bocche spalancate
che gli basta un momento per cacciarvi
dal petto il cuore l’anima e la religione?
Ingenui che siete, nella fortuna confidate
come i ciechi di lunga data
che nella vita mari e monti hanno imbrogliato
senza incontrare pericoli più grandi
delle loro unghie incarnite negli alti stivali:
ma che poi un giorno si svegliano
e capiscono che il cappio gl’ha soffocato la parola
prima che ebbero modo di capire il perché
e il percome
 
Così questa notte, voi che entrate portando ingenuità
dipinta sui volti ancora glabri, di labbra mai baciate,
scoprirete dando al mondo il vostro sangue la verità,
la più elementare: che ogni uomo
da Caino ad Abele è un tagliagola incallito
che nella strozza non un rimorso o un nodo sente
Vengo da voi, col sorriso rosso e il generoso petto
bene in vista nella scollatura; vengo con le gonne
quasi alzate, perché almeno vediate per un secondo
tutta la lussuria che v’è nelle vene. E che mai,
che mai e poi mai consumerete
 
 
 
 
 
DURI A MORIRE
 
 
a Gail,
che s’è fatta lontana
funambola
 
 
Ti sento così distante
Così distante
che mi fa paura il vento
che porta il tuo profumo
 
Ti sento così lontana
che basta un mio sospiro
per lasciarti morire
 
Dov’è la ragazza pazza
che con me un poco giocava
nelle giornate d’inverno?
Dov’è quell’amore
che mi usavi reggendomi
il capo sulla dolcezza
del tuo bianco seno?
 
Niente più è rimasto
Sparito ogni ardore
nessuna eco né rumore
per questo stanco cuore
che ostinato in petto
resta come una malattia
- che mai può guarire
 
Eppur mi reggo in piedi
 
Affronto la vuota orma
dei tuoi dolci fianchi
un tempo addormentati
su queste seriche lenzuola
di vergini orgasmi duri,
duri a morire negl’istanti
proiettati verso l’ultimo
orizzonte
 
 
 
 
 
TRASPARENZA
 
 
a Barbra (B.B.),
che è Zingarella
 
 
Così bianca, così silente
nelle assenze portate
dimostrate
con quel sentimento
sospeso
nelle lacrime alla loro alba
e la voce che dalla gola
non sa d’uscire in leggero rantolo
 
E già è il tempo di dormire
con occhi
che il mondo l’han visto
prima vicino
uguale a graffi sulla pelle
poi sol più lontano, velato
di forme e movimenti
in trasparenza quasi
 
Però i pugni stretti
bianchi tanta la forza
che è del dolore, mio Amore
 
 
 
 
 
ZAR
(di tutte le Russie)
 
 
Come osi, Stella del Nord
che nel mio vasto regno
hai sconfinato,
portando i tuoi piedi piccini
infangati d’amor e tacchi alti,
dir allo Zar di tutte le Russie
“Non sei tu il Re che io cerco!”
 
Nella neve alta hai camminato
sfidando lo schianto della bufera
e il gelo profondo della via:
potevi perire in un batter di ciglia
E sarebbe stato forse meglio!
 
Se tu Stella del Nord non mi vuoi
nessun altro potrà mai e poi mai
averti al suo fianco per sempre
o anche solo per un’unica notte:
perché io, innamorato come sono,
non ci penso mica su due volte
a farti sbattere nel più freddo
dei recessi di questa grande regione
Lì rimpiangerai, rimpiangerai
di non avermi amato
almeno un momento
per il tempo d’una menzogna,
per l’attimo che ti sarebbe bastato
a portare avanti quel tuo sogno
che io nel tuo cuore ho scorto
e che ora rivelato è ai quattro venti
perché nessun valore abbia
all’orecchio di chi la eco ne raccoglierà
 
Stella del Nord, Stella del Nord,
mia unica gioia e grande pena,
oramai già giaci fredda, senza vita
più del mio gelido cuore
che in petto resiste in dolore
 
 
 
 
 
SONNAMBULI
 
 
a Lady Cybilla,
che sa delle albe
dei tramonti
 
Di tutte le gioie cantate all’alba
che rimane? Questa pallida luna
aspettando un altro tramonto
rosso, uguale a umana eternità
che sin troppo bene conosco
e che non m’affida libertà
né voglia di spendere o spiare
sulle lancette il batter lento
monotono del tempo – del sogno
 
 
 
 
 
NESSUN RIMPIANTO - AFORISMI
 
 
1. Nessun rimpianto, nessun rimorso: dolore sì, ne ho sperperato e ne ho ricevuto. Ma non cambierei una virgola del mio passato; forse solo metterei qua e là qualche puntino di sospensione per dar vita alla possibilità d’una pioggia improvvisa nell’oggi, nel futuro che, bene o male, mi aspetta. Disordine e disordine, in fondo, hanno un uguale Padrone o Padre che dir si voglia: di nome fa Caos. E’ il Caos da ben prima che l’uomo rovinasse tutto, la sua stessa vita compresa, con la smania di voler correggere questo e quello, con la pazzia di voler trovare a ogni cosa animata e inanimata una collocazione.
 
 
2. L’amore è un coltello alla schiena.
Si soffre nella misura che si sa amare e quindi sopportare.
 
 
3. Il diavolo non fa i coperchi, così almeno si dice. Ma le donne fanno le pentole e i coperchi, in taluni casi le corna. Gli uomini si toccano soltanto i coglioni per scongiurare la possibilità d’un tradimento.
 
 
4. Non credo che esistano le streghe e possano farmi o del bene o del male. Credo però nelle donne. Spesse volte credo anche alle minacce che le donne...
 
 
5. Oh! Ladies and Gentlemen, ma io credo d’esser ben oltre l’esser Sommo, probabile che oramai sia l’Onnisciente. No, di più, troppo divino per potermi lasciar dire divino da chi mi ama e da chi odia. Nel mio nome nessuno si può permettere di muoversi guerra..
 
 
6. Non facciamola così catastrofica. I fantasmi sono poi la parte migliore degli uomini e di chi li gestisce, ovvero altri uomini. Niente di nuovo sotto la cenere che s’accende e si spenge più volte al giorno, come una lampadina malata di sé.

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Silvia Baraldini è finalmente una donna libera

written by King Lear    - mercoledì, settembre 27, 2006



Libera.




Silvia Baraldini è finalmente

una donna libera.

 
__________________
 
 
Signore/i,
 
sì, non è una illusione, finalmente, dopo anni di sofferenze, di ingiustizie che noi solo possiamo immaginare ma alla lontana, Silvia Baraldini è una donna libera.
 
Lasciate qui impressioni, considerazioni, atti d’amore: li raccoglierò poi in un post in segno d’omaggio a Silvia Baraldini, alla Libertà che per troppo, troppissimo tempo le è stata ingiustamente negata.
 
Una sola raccomandazione: i commenti che a mio avviso dovessero risultare in qualsiasi forma e modo lesivi, offensivi, razzisti, inutilmente provocatori, verranno cancellati dal sottoscritto, Giuseppe Iannozzi. Tutti gli eventuali commenti ingiuriosi dicevo verranno cancellati, e gli eventuali provocatori non riceveranno alcuna risposta né qui né in privato né altrove.
 
Buonsenso e libertà.
 
Giuseppe Iannozzi


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Nicola Tassoni - Prospettive. quasi una storia d'amore

written by King Lear    - martedì, settembre 26, 2006


Tassoni Nicola - Prospettive


Prospettive



“quasi una storia d’amore”


Nicola Tassoni
 


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 



 
“Il tutto, lo so, è di una normalità spaventosa. Quello che non so è come mai, a questo punto del racconto, comincio ad incazzarmi.”
 
 
Questo è un Romanzo. Esordire così, per un giudizio che è di valore, colpa di Nicola Tassoni, poeta-ferroviere, che ha dato alle stampe “Prospettive”, una quasi storia d’amore. Nicola Tassoni è nato nel 1962 nella grassa, saggia, dotta, godereccia e un po’ busona Bologna; ha vinto per due volte il Premio Nazionale di Poesia Elios del DLF Messina, il Premio Letterario Alessandro Fantazzini di Anzola Emilia (racconti brevi).
No, niente smanie di capolavorismo: ma c’è che in un mercato editoriale sempre più inflazionato da novità sostanzialmente vuote e inutili, “Prospettive” di Nicola Tassoni si aggiudica, per meriti conquistati sul campo (di battaglia), l’elezione a Romanzo, perché brillante d’una trama solida sempre proiettata verso squarci di poesia, perché in una lingua che è semplice ma mai banale. 
C’è Bologna, c’è anche lei busona, in “Prospettive”: ma non è quella Bologna fintamente rossa e rivoluzionaria a cui ci ha abituato Enrico Brizzi, è piuttosto una città fetale, quella che ha cantato Francesco Guccini e che ha superbamente ritratto in romanzi quali “Croniche epafániche”, “Vacca d’un cane”, “Cittanova blues”. E’ la Bologna fra la Via Emilia e il West, è un trionfo di chimere e di incazzature a muso duro, di amori che corrono veloci; e per nostra fortuna lontani dagli stereotipi ridanciani e scontati che possiamo – ahinoi! – trovare in quei film da botteghino di Leonardo Pieraccioni, in quel “suo West” da cui dovremmo tenerci ben distanti, da quel West che è peggio di una sciagura in celluloide firmata dai fratelli Vanzina. Scrive Francesca Mazuccato sul suo blog, “Books and Other Sorrows” recensendo “Prospettive. Quasi una storia d’amore” di Nicola Tassoni: “Un protagonista diviso fra vari amori, con una famiglia affettuosa e perennemente presente, una scrittura ironica, sapiente, coinvolgente e che tiene, dalla prima all'ultima pagina, senza cadute, con personaggi plausibili che, sarà perchè il romanzo è ambientato a Bologna o perchè Tassoni è davvero bravo a tracciare figure che sono ‘manichini riconoscibili’ , caratteri che combaciano con altri, rintracciabili nelle nostre vite, personaggi che mi sembra di conoscere da sempre, di poter incontrare proprio adesso,scendendo di casa a percorrere le stesse strade. E’ un libro sull'amore e sulla sua ricerca, sui piaceri, sul branco, sul femminile e sul maschile( e, devo dire, l’autore ha un occhio e una penna delicatissima e raffinata che indulge con maestria soprattutto sulle donne che ci racconta.)” (leggi tutta la bella recensione di F. Mazuccato)
Nicola Tassoni ha davvero una gran bella penna, nettamente superiore a tanti scrittorucoli blasonati per mere questioni diplomatiche e quasi mai per meriti: di primo acchito si potrebbe pensare alla scrittura di Tassoni come a della narrativa rosa, lad lit, à la Nick Hornby. In verità, se proprio dobbiamo provare ad accostare la scrittura di Nicola per dirla anche lad lit, molto meglio guardare al più completo e raffinato Jonathan Ames, autore di almeno un romanzo memorabile “Io e Henry”, che non scrive letteratura rosa per maschietti né per omosessuali, ma che invece ci dà a una dimensione letteraria, commedia umana à la Honoré de Balzac. In verità la lad lit è iniziata, perlomeno in Italia, con altri autori: basti citare Andrea De Carlo, ossessivamente ripetitivo, fino ad arrivare a Federico Moccia che era forse il più giovane rappresentante di una letteratura piuttosto spicciola. La palma del più giovane gli è stata strappata da Silvio Muccino. Per fortuna, Nicola Tassoni non ha niente di questi autori, se non molto marginalmente: la differenza fra Tassoni e un Muccino è di sostanza, difatti il secondo è solo un’idea commerciale, Nicola Tassoni è invece in una naturale vocazione di qualità a fare anche della lad lit.
Una doverosa digressione: il novanta per cento della narrativa contemporanea fa letteralmente schifo: un buon motivo per non leggerla. Forse di più: il novantacinque per cento. Ma i Classici, quelli li dovrebbero leggere tutti: perlomeno quei “tutti” che non ci tengono ad essere degli ignoranti cafoni, camalli d’Abissinia tra Babele e la Grande Mela. Se oggi non si legge l’autore contemporaneo, colpa del sistema scolastico, della famiglia, dell’ambiente che si frequenta: una serie di congiunture che portano l’individuo a non leggere niente, a parte le istruzioni per la carta igienica e il solito giornaletto porno. Il critico è, il più delle volte, nel novantanove per cento dei casi, una persona poco pulita che promuove un libro solo perché non deve dispiacere né all’editore né all’autore, altrimenti il critico non mangia più manco uno spaghetto uno. Però: se uno non vuol leggere, che non legga. Tutto di guadagnato, alla fin dei conti... Ci sono intere collane promosse da grandi editori che vanno bene solo per i roghi, o meglio per le industrie della carta riciclata. Però i roghi fanno più effetto in pubblico, ma non aiutano contro il disboscamento selvaggio di cui noi tutti siamo colpevoli vittime. E mettendo i puntini sulle “i”: il novantanove per cento dei libri su carta riciclata andrebbero riciclati di nuovo, usando lo sbiancante per la carta almeno questa volta.
“Prospettive” di Nicola Tassoni è un Romanzo che parla d’amore, con raffinatezza, passando da una dolcezza a una incazzatura, da un innamoramento a uno scioglimento dell’anima: è l’amore, una falena che consuma le ali su una colonna sonora ideale, la “Canzone quasi d’amore” di Francesco Guccini, “Tutto questo lo sai e sai dove comincia/ la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia/ perchè siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni/ e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri,/ saggi, falsi, sinceri... coglioni!/ Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata? […]” Una farfalla che cerca la luce, sia essa lontana vicina possibile o diversamente: l’importante è che la cerca per tutta la sua breve esistenza consumandosi le ali, lasciando dietro di sé una scia di magia che è impalpabile sentimento chimerico di rimpianti, di rimorsi anche.
“Prospettive”, questo è un Romanzo, di Nicola Tassoni, che si fa leggere con naturalezza, la stessa che il poeta, che l’autore, che l’umile poeta-ferroviere ha tradotto in ogni pagina, in ogni situazione. Non c’è peccato né spreco alcuno di sentimenti o sentimentalismo: l’unico peccato sarebbe quello di lasciarsi sfuggire l’occasione di leggere un Romanzo leggero sì ma raffinato, che parla d’amore, che parla di noi, del vivere in provincia, e del sentirsi un po’ coglioni alla fine di una storia.
 
 
Prospettive. Quasi una storia d’amore – Nicola Tassoni – Collana: Immagina - Eumeswil Edizioni – 304 pagine - Euro 14.50
 
 
Disponibile anche su:
 
http://www.editoriaindipendente.it
 
 
 
Andrea Nobili  introduce  Nicola Tassoni

La prefazione al volume “Prospettive”
 

 
Un diario delle piccole cose: ecco che cos’è questo romanzo. Non nel senso banale del termine ovviamente, ma anzi, nel senso più raffinato, alto, pieno e tenero. Ci si ritrova tutto ciò che è una vita in queste pagine di Nicola Tassoni. Vita che è amori, crisi, sprofondamenti e rinascite, apnee, incazzature, rabbie, felicità varie e uniche… prospettive. Già: ci si volta a guardarla questa commedia della vita, da punti diversi, in tempi diversi, ed ecco che subito acquista nuove luci, o forse ombre. Prospettive che danno e che prendono, che disegnano confini a volte labili, a volte spigolosi e ruvidi. Il cristallo che plasma la realtà, il miracolo che colora le cose, che le scalda e le raffredda, che le fa belle o brutte, che abbatte ogni barriera e libera lo sguardo facendolo volare oltre, dove prima si era fermato, è l’amore. Una chimera un po’ busona che «scappa da tutte le parti e che sembra spesso una grande, colossale illusione. Amore: «cinque piccole lettere, quattro in inglese». Amore: Jé t’aime.
 
Amorecemento, amorecretino, amorecieco, amorefurbesco, amoresordo e un po’ balordo. Ci si annusa. Ci si accompagna. Per un po’, ci si illude. E poi, quando la prospettiva cambia… ci si perde. «Peccato!» avevamo solo preso una cantonata. E ci si lascia così, magari avvolti in una sciarpa di lana anche se si è allergici alla lana, nel freddo di un inverno che di colpo sembra ridere di noi. Per arrivarci a quel momento, al momento delle certezze che crollano, quanta fatica, quante notti, quante domande. Lo si era costruito a lungo o lo si era trascinato a forza fin lì quel momento sospeso tra il tempo che passa e il cuore che stride: si erano attraversate le piccole cose, le cose che nei film non vorresti mai vedere perché troppo banali, troppo ordinarie, troppo appunto, piccole. Cose che non si raccontano, che non fanno notizia. E in mezzo agli altri che sembrano tutti avere le risposte, tutti essere felici, in mezzo alle sfighe quotidiane e alle mille domande più grosse di noi, enigmi e/o scioglilingua senza senso, ci si tormenta e un po’ ci si perde. Vorremmo essere tutti eroi, tutti protagonisti. Ma in quel casino di gente che c’è al mondo siamo granelli di sabbia in balia di quei bei giorni che vanno via in sordina. Poi, senza dire niente, proprio in uno di quei bei giorni del cazzo appunto, in mezzo alla felicità degli altri che avevamo giurato di invidiare, c’è anche la nostra di felicità, solo che eravamo talmente occupati a inseguire falene che l’avevamo persa di vista: avevamo sposato un’altra prospettiva. Quell’amore-falena che sembrava irraggiungibile era lì, a due passi da casa, richiuso nell’altro cancello. Aveva labbra e mani conosciute, parole già dette, occhi già visti. C’era sempre stato: solo che eravamo troppo impegnati a scrutare l’orizzonte. Dovevamo forse restringerla, la nostra prospettiva, e allora l’avremmo trovato l’amore: era lì a pochi metri, sepolto da tutte quelle piccole cose. Le nostre domande poco a poco trovano una risposta perchè «forse non ci stiamo perdendo, ci stiamo solo ritrovando». Prospettive appunto. Prospettive e campi di calcio. Prospettive e serate cubane e colli bolognesi e funghi e fiumi di birra e litigate con Giulia e incazzature con Silvia, e computer che si rompono, e e-mail interrogative e lettere su carta pergamenata… Prospettive e cani corsi, e gemelli e sere di luglio profumate di lavanda e Madonne di S.Luca, e imberiaghi sopiti dalla calura agostana. Prospettive e poi Guccini e Santana, e film, e sceneggiature da scrivere, e serate macrobiotiche, e sigari, e canederli, e rifugi, e grappe di Müller Thürgau. Prospettive e cielo di dolomiti: un po’ come la vita, questione di cieli sereni e di giorni del cazzo.
 
 
 
 
TASSONI – FRATELLI DI PENNA
 
Due fratelli che condividono la stessa passione per la scrittura. Fratelli di penna. Nicola Tassoni, che si è guadagnato il soprannome di "poeta-ferroviere", ha esordito con Prospettive, una "quasi storia d'amore" un po' tragicomica, carica di speranza e di tenerezze, di luci e di ombre, la storia di un trentenne che matura grazie all'amore. Roberto Tassoni ha debuttato con Quando c'erano i Qdisk, che racconta di un ragazzo che dalla vita ha avuto tutto, e che improvvisamente vede la sua esistenza rivoluzionata da un incontro inaspettato e alquanto particolare con una splendida, misteriosa ragazza. I due autori si raccontano in un’intervista doppia in esclusiva per Delirio.NET.

Delirio.NET : Chi ha iniziato per primo ad appassionarsi di letteratura, chi ha iniziato a scrivere, chi ha trainato l’altro?

Nicola: Mi prendo l’onere di essere stato il primo a mettere su carta le idee che mi passavano per la testa, anche per una questione anagrafica, ma ho sempre scritto racconti brevi e poesie, poi quando, devo ammettere con sorpresa e gioia, Robby mi ha detto che aveva scritto un romanzo e aveva trovato un editore che lo pubblicava, ho tirato fuori dal cassetto il mio romanzo, quello che avevo iniziato e mai finito. Eumeswil Edizioni ci ha creduto è ed nato.
Credo proprio che senza la spinta di Robby Prospettive, quasi una storia d’amore sarebbe rimasto dentro quel cassetto tanto tempo, forse sempre.

Roberto: La passione per la letteratura credo sia congenita, Nicola ha iniziato per primo a scrivere, io penso di avere spinto in qualche modo Nicola a cimentarsi con qualcosa che fosse più "corposo" di poesie o racconti brevi, ma in fondo credo che ognuno di noi abbia percorso la sua strada.



Leggi su DELIRIO.NET, Tassoni – Fratelli di penna


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:03 | recensioni | BlogNews | clicca per commentare commenti (36)



Berlusconite - perché non sono né con la Sinistra né con la Destra

written by King Lear    - lunedì, settembre 25, 2006






Berlusconite
 

 
 
 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 
 


 
Il peggio è che c’ha ragione su tutti o quasi i punti.
Ma c’è però che io non sto con l’attuale Sinistra e men che meno con la Destra. Non parlatemi poi di un fantomatico partito di Centro: quelli lì non esistono e i pochi che si dicono di centro, o moderati, non fanno mai un canestro nemmeno se la palla gliela servono nel basket gli avversari, chiunque essi siano, forse dei fantasmi riciclati un po’ a destra e un po’ a manca.  
 
E tuttavia credo anch’io che l’attuale Sinistra stia in piedi per puro miracolo, grazie a un ben misero collante, quello dell’antiberlusconismo.
 
Voglio soltanto illudermi d’essere ancora un uomo libero. Mi basta l’Illusione in un Paese che ha preso in ostaggio la Libertà per impiccarla, senza processo alcuno, a un Albero della Cuccagna da tutti dimenticato e probabilmente mai esistito.
 
E per quanti si ponessero l’inquietante interrogativo: “Non sarà mica un anarchico?”
No, non lo sono. Sono troppo libero per legarmi a una lettera, alla A che è a capo di tutto l’alfabeto, dello spirito più inquieto dell’umanità. Troppo libero per vivere l’inquietézza del Caos e del Caso.
 
Ho le mie Idee e mi bastano.
 
  
Giuseppe Iannozzi
 
______________________
 
 
 
“Non fatemi parlare, perché oggi proprio non ne ho voglia. Non certo per fare sconti al centrosinistra quanto perché ancora oggi l’antiberlusconismo resta l’unico vero collante del centrosinistra”.
 
 
“Se c’è una cosa che non faccio mai è il politico, anzi in questo periodo mi riesce ancora più difficile”.
 
 
“Non sottolineate abbastanza che a Napoli è nata la prima ferrovia, il primo ospedale pubblico e la più grande tradizione musicale del mondo”.
 
 
“Credo che imploderanno, le loro contraddizioni sono così forti che ho fiducia che non arriveranno al termine della legislatura e avremo presto l’occasione di nuove elezioni, il che vorrà dire vittoria della libertà”.
 
 
“C’è poco da dire. Basta e avanza quello che fanno loro. A noi non resta che stare in Parlamento a fare opposizione dura. Imploderanno, le loro contraddizioni sono così forti che ho fiducia che non arriveranno al termine della legislatura e avremo presto l’occasione di nuove elezioni, il che vorrà dire vittoria della libertà: La Casa delle Libertà è in testa, ha effettuato il sorpasso ed è sopra di sei punti”.
 
 
“C’è anche il problema dei partiti di centro che sono ostaggio della sinistra massimalista. Tutto quello che sta succedendo io l’ho ampiamente denunciato in campagna elettorale e puntualmente si sta verificando ciò che avevo pronosticato”.
 
 
“Stanno nascendo nuove voglie di libertà e democrazia. C’è chi sta preparando il nuovo manifesto per il Partito della libertà. Io ci credo perché c’è già un popolo unico, gente unita. Questo grande partito della libertà è già una realtà”.
 
 
“Stanno nascendo nuove voglie di democrazia e di libertà. C’è un gruppo di uomini di cultura che sta preparando un testo per tutti gli elettori che votano per noi, per gli amici di An, per la Lega, per l’Udc di Casini. Tra loro in Italia già formano oggi un popolo unico, di gente che vuol essere unità”.
 
 
“Se ci sarà necessità sapremo manifestare nelle vie e nelle piazze d’Italia in modo assolutamente democratico, e penso che la prossima finanziaria ci darà modo per opporci”.
 
 
“Questo governo è pericoloso per l’Italia. Ci opporremo in Parlamento e fuori, in maniera democratica e se sarà necessario riempiremo anche le piazze”.
 
 
“Non sono un grande esperto di calcio, ma il presidente che nella storia del calcio internazionale ha vinto di più”.


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 17:27 | riflessioni | BlogNews | clicca per commentare commenti (6)



A.A.A. il Critico si vende, Ladies and Gentlemen

written by King Lear    - domenica, settembre 24, 2006




- elaborazione grafica by G. Iannozzi -
 



 
A.A.A.



“Ladies and Gentlemen”



Mi Vendo
 
 
 



 
Critico ancora ben lontano dalla quarantina, non fumatore ma ex, che usa sempre il profilattico nei rapporti interpersonali maschili e femminili, la presenza quella che l’Iddio gli ha dato, offre recensioni altamente professionali - cioè senza peli sulla lingua, quindi pessime nel giudizio sostenuto quando il caso lo richiede - su misconosciute riviste letterarie nazionali fasciste staliniste e di centro (ma il centro, sappiate sin d’ora che è una Illusione, l’Utopia, insomma il canchero della Diplomazia che va ben unto nelle sue ruote tutte affinché se ne possa venir fuori a testa alta con in faccia stampata la soddisfazione d’aver ricevuto una raccomandazione del tipo “Questo romanzo non è né carne né pesce, però è proprio bello!”, insomma una sorta di moltiplicazione di bigoli e di pesci in autentico stile cristiano evangelico) a giovani e non più giovani, Ladies and Gentlemen.
 
Pagamento secondo formula bukowskiana, che va dalla sana scopata a ‘na bella ubriacata.
 
Nessuna serietà se non quella gentilmente offerta dallo sponsor vaticano, la Provvidenza.
Si esclude assolutamente qualsiasi forma di riservatezza anche minima.
 
Benvenuti i perditempo ma pure quelli che c’hanno intenzioni e tensioni serie dabbasso, o nella mano per cui gli scappa ‘na sega o l’insana voglia di scrivere l’ennesimo romanzetto piatto piatto più d’una modella anoressica sul punto di venire, pardon!, volevo scrivere sul punto di morire in passerella.   
 
Astenersi quelli/e che già hanno raccomandata l’anima a Dio o che l’hanno data via a un qualche diavolo che ce l’ha più grosso e duro del sottoscritto.
 
Non esitate a contattarmi: è l’occasione della vostra vita, quella che aspettavate da un’Eternità.


Lasciate anche qui, nonché in pvt, le vostre proposte indecenti.

Le più belle e originali, tanto per cominciare, verranno ospitate
in questo post a testimonianza dell'impegno preso.

Non abbiate alcun timore: io sono qui per Voi
e per valutare fino a che punto mi volete bene
e quindi fino a dove osereste arrivare per dimostrarmelo.



 
LE PIU' BELLE
 
PROPOSTE INDECENTI




Questo King! - by Chatterly


Chatterly con "Questo King! Una ne fa e cento ne pensa!"


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:06 | satira | BlogNews | clicca per commentare commenti (32)



Viaggi & Visioni

written by King Lear    -






Viaggi & Visioni


 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 



 
IN VIAGGIO
 
 
a Cybilla,
in viaggio da ‘ognidove’ a me
 
 
Piango piango piango tanto
Come ago in un pagliaio mi sento
Così stanco di tutto, del senso
che non trovo in questo viaggio
Sol veggio quel che Voi, Lady Cy
m’avete insegnato, l’amor
et l’onestà che l’alma diletta
e tutta la proietta verso la Luce,
quella che vive nei Vostri occhi
belli e accecanti più che mai
quando sposati dentro ai miei
 
Mancate Voi, Lady Cy, manca tutto
La vita il volo delle rondini e delle colombe
Mancate Voi al mio vuoto bigio cielo
 
Ma Vi attendo sempre su queste spiagge
sì tanto solitarie che manco un cane
Vi attendo e non mi dimentico un bacio almeno
al vento affidato, a quel dio cui non credo
e che però ho scorto nella Vostra bellezza
 
 
 
 
 
MIO CIELO
 
 
a Cybilla,
in viaggio da ‘ognidove’ a me
 
 
Cielo Stellato, Mio Cielo, Luce
manchi al battito del mio cuore
Così oscuro da quando sei partita
Non c’è motivo per aprir gl’occhi
stamattina, Cielo, Mio Cielo Stellato
 
 
 
 
 
LADY GIADA
 
 
a Giada Zenardi,
che ha un bel cappellino
 
 
Non chiedermi il permesso, Giada
Oggi vado a zonzo fra edere
e smorte gramigne
Un cielo bigio mi frana addosso
mentre poso lo sguardo sul vuoto
che è l’intorno eccetto per due corvi:
neri, han becchi e occhi umani
che spezzano le ginocchia
al sol guardarli
Ma in questa landa sì tanto desolata
non altro desio si può sperare
se non quello d’un presto morire
Eppure qualche forza a me ignota
mi spinge a portare il piè avanti:
non saprei dir per quale scherzo del destino,
però il sangue nelle vene va al cuore
 
Quei corvi! Ah, così umani e neri
incuterebbero paura al diavolo in persona
se solo avesse un’ombra da proiettare
su questa ignuda Valle di Lacrime
 
Giada, mia Eternità, ti ricordo pallida
chiusa sulle pagine d’un libro di poesie
da tutti dimenticate; ti ricordo
che carezzavi il mio volto smunto
per poi scendermi con l’indice
sulle mie mute labbra esangui quasi
 
Sarà per questo che ancora veggio
e morte non m’è data: non avrebbe senso
perire qui beccato dai corvi
e forse nemmeno senza prima
ritrovare le vostre labbra di sangue
 
 
 
 
 
IL RITRATTO
 
 
a Giada Zenardi,
che ha un bel cappellino
 
 
Ti fanno anche il ritratto
su tela, colori su colori
Perplesso rimango a mirar
quel cappellino un po’ maschio
con la banda salmone
che la destra del volto
tutta ti copre
- quasi una maschera
sull’occhio tuo bello
E le carni delle labbra sì turgide:
io allor mi domando se son vere
o inganno
 
Però muto rimango
 
 
 
 
 
PUTTANA
 
 
Poi mi scappa un vaffanculo
per quella, se l’è tirata un’altra volta
Ma ci sta quell’altra che ride
Non le piacciono i fiori né le rose
E’ quella che si dice ‘na signora
E’ quella che te la dà, una puttana sì
ma di qualità
 
Una gran scopata, da vero signore
 
Una puttana che ride sì, una bontà
di qualità
che mi rimbocca le vergini lenzuola
E’ lei sì, la donna che amo
 
E a chi le dice una sola parola contro
per dio, lo giuro, gli spacco il grugno
perché è lei la mia dolce malattia,
quella gioia che le altre non danno
e non sanno
 
 
 
 
 
DE ROMA
 
 
Non ci credo a quella storia
più vecchia del cucco
che dice una donna per amico
 
Gli amici, quelli, che malandrini!
Basta dargli un dito
che ti gambizzano per bene
se addirittura non ti prendono
di dietro
a tradimento come fa il vento
E poi ti tocca camminare a novanta
come un vecio col bastone
e il fondoschiena scosso e rotto
 
Prova a star con una donna
e la libertà è di regime, o a due
Provaci a stare con una donna
tu te che sei donna e poi capirai
il male che l’amore in un’unica soluzione
 
Se poi scrivo non mi consolo
La parola è una prole
che me s’attacca ai pantaloni
per farmi fare la figura dell’imbecille
nei migliori dei casi,
o quella del pastore preso a calci in culo
da tutta Roma e pure dalla Lupa
che l’ha allattata non si sa quanti anni fa
 
Poi io che scrivo sempre,
sempre di donne e di libertà,
ti dirò in tutta sincerità
che son finito in un guaio sì
in uno che assai più grande di me
 
E tu felice oggi ti sposi
Io invece, sai, mi seppellisco
dentro alla folla d’un funerale
che non è il mio, che non è il mio
 
Ed è tutta questa la verità, la verità
 
 
 
 
 
ALLA FINE DEL MONDO
 
 
Sei un po’ distante
e un po’ latitante
La sabbia s’ammonticchia,
acceca gl’occhi
 
C’è un vento
che non cessa
Si ferma a me addosso
soltanto per un momento
ma il danno lo fa grande
M’acceca,
si mischia alle cispe
del sonno della noia
d’una giornata dura
 
Ma poi fermo il mio viaggio
per un ristorante a me dappresso
che sta eretto alla Fine del Mondo
e prendo a pensare, e prendo
quel che fra le mani mi rimane
poco o niente
 
E ti sorrido
col vento che mi sferza la faccia:
immaginandoti 
 
 
 
 
 
IN MEMORIA
 
 
Un poeta è un’inflazione
uno scherzo un buffone
un epitaffio e una cambiale
a vuoto
 
Un poeta non si dice tale
né si pensa migliore
di quel cuore che ha in petto
e che tutti al mondo
bene o male abbiamo
 
Un poeta è una scoreggia
uno con la penna e niente coraggio
Non è umile mai ma sempre inutile
E’ un po’ di carne tenuta insieme
con lo sputo e un’avemaria
E’ quel tizio che vedi al mattino
che non gli riesce proprio di digerire
la luce, che non crede in dio
ma che bestemmia per darsi un tono
 
Un poeta è una lapide,
è la stupidità dell’umanità
di credersi bella
attraverso gli occhi di uno
che è meno di tutti

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:27 | poesia | BlogNews | clicca per commentare commenti (21)



Jong, King, Madonna, Minogue e Lucio Angelini - la de-generazione delle favole

written by King Lear    - venerdì, settembre 22, 2006


la de-generazione delle favole

- collage by G. Iannozzi -
 

 
Jong, King, Madonna, Minogue

e Lucio Angelini



 
la de-generazione


del mondo delle favole


 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Erica Jong, classe lontano 1942, ha scritto quella che si suppone potrebbe essere la sua biografia, “Come sedurre il Demonio”: 250 pagine, Bompiani, 16 euro. L’autrice di “Fear of flying” (1974) e di una biografia su Henry Miller, nonché di diverse raccolte di poesia, questa volta ci racconta di sé, della letteratura anche ma solo vagamente qua e là, una sorta di rovinosa distrazione che ci distrae dall’argomento principe, la fellatio. Sì, perché la fellatio è tutto quello che c’è da leggere e da sapere su Erica Jong, sul suo rapporto con la letteratura e il mondo maschile. Quello femminile, di mondo non c’è, se non per distratti accenni: comunque parrebbe che la Jong sia una grande ammiratrice di Sylvia Plath ma non del suo suicidio. Per i pochi che non lo sapessero la fellatio è un semplice coito orale, ovvero un pene che il partner prende in bocca per succhiarlo fino a provocare (nel maschio) l’orgasmo, che si manifesta con un getto di seme: secondo le preferenze della coppia, o di lui o di lei, può esserci l’ingoio.
Oggi Erica Jong ha la bellezza di sessantaquattro anni, tanti libri pubblicati alle spalle e tanti, tanti amori travagliati, forse solo fatti di parole orali. Un libro che non ha ragione di esistere: il diario di una ultrasessantenne che non riesce proprio a dimenticare, con un po’ d’amara ironia ebraica, quel periodo splendente di quand’era giovane e bella, dagli uomini concupita.
“Come sedurre il Demonio”, soltanto un macabro tentativo, peraltro fallito, di scrivere un manuale di scrittura. Ma “Come sedurre il Demonio” è anche un ritratto banalmente femminista, di tanti cliché: un fallimento nel fallimento, diario noioso incentrato sulla fellatio, e un manuale di scrittura che non c’è nelle duecentocinquanta pagine stampate con generosa interlinea. 
 
C’è solo una cosa da leggere in “Come sedurre il Demonio”, scritto da una attempata sessantaquattrenne, Erica Jong, che in copertina si fa vedere bella e patinata e che invece è più andata di mia nonna nella tomba. Dicevo, una sola parola da leggere, e non c’è bisogno che sia la Jong a firmarla la parola, e non c’è affatto bisogno del libro. La parola magica è: fellatio. Tutto il resto - quale resto? - non c’è: lo scandalo è pubblicare simili emerite cavolate - per non dir in altro modo forse più efficace ma sicuramente più da ubriaco marinaio - e poi spacciarle per letteratura e femminismo.
 
La Jong, diciamocelo pure senza mezze misure con tanto di pleonasmi, com’è giusto che sia, meriterebbe solo un bel calcione nel deretano. E però, poi fa pena – e mai un pene: ché il marito il Viagra mica lo può prendere dopo l’accidente che gl’ha preso (un aneurisma aortico) e che a momenti se lo portava all’altro mondo. Povera, povera Jong: molto frustrata. E manco una frustata come ai vecchi tempi. Non le resta che scrivere di sé e di quante volte l’ha succhiato il bel turgido bigolo, quando i denti non avevano ancora una carie e i capelli gl’erano color del grano maturo, mentre ora sono sol più colorati e pure malamente:
 
Mi rimprovera benevolmente Lucio Angelini, autore di diversi libri per ragazzi (ed. Libri Molto Speciali, disponibili su IBS), nonché traduttore di oltre cento libri tra cui gli ultimissimi di Christian H. Andersen (O.T. Un romanzo danese e Il violinista) per Fazi Editore: “Il motivo della progressiva corruzione della carne è una tua ‘cifra letteraria’ ossessiva.”
E io gli rispondo: è solo una cifra. Letteraria, non so.
Ma c’è che la Jong è decisamente ridicola: racconta, racconta, racconta di quant’eran belli i pompini d’una volta, ma di vera scrittura non c’è traccia, non un’(c)acca, non ci dice assolutamente un cazzo sulla letteratura, tranne il fatto che parrebbe che per andare avanti, se sei donna, devi prendertelo negli orifizi - in tutt’e tre -, altrimenti non ti pubblicano manco se hai simpatie ebraiche o sei ebrea certificata. Insomma, un po’ di vittimismo a parte, un po’ tanto, forse voleva scrivere un manuale di scrittura sulla falsariga di “On Writing” di Stephen King (che m’è molto piaciuto, a parte il mio non essere d’accordo con la sua idiosincrasia per gli avverbi), ma il risultato è una autobiografia penosa, di cliché. E meglio ancora: d’una società che sappiamo, che non è diversa né in America né qui, con la non poco grande aggravante però che oggi tu o io o lei (una lei ipotetica quest’ultima) pubblichiamo solo se diamo via un nostro orifizio (o più di uno) a un pederasta, o ci tagliamo i coglioni per andare incontro a chi vorrebbe da noi altri favori, non necessariamente legati alla carne.
 
Rimane il fatto che “Come sedurre il Demonio” è uno di quei libelli che occupano tanto spazio in libreria e che vengono promossi in maniera oltremodo vergognosa: un libraccio che è in tutte le vetrine, che è sugli scaffali migliori, che è proprio bene in vista in ogni libreria. E adesso che la Kylie Minogue è guarita dal cancro al seno, ha tirato giù una bella favoletta per bambini, che in Inghilterra è già stata presentata in occasione - manco a dirlo – d’una sfilata di moda, dove la Minogue s’è gentilmente prestata a far anche da modella per alcune griffes. La favola della Minogue s’intitola “The Showgirl Princess”, e la storia, per quel che se ne sa, è indirizzata soprattutto a bambine di età compresa tra i 5 e gli 8 anni; e ovviamente si racconta di una cantante alla ricerca febbrile delle sue scarpette smarrite prima dello show.
Così dopo la Veronica Ciccone, in arte Madonna, con le sue fiabe per bambini, adesso pure la Minogue: speriamo solo che nessun editore qui in Italia si prenda la briga di portarci la favoletta della principessa Kylie che sogna di diventare una rockstar.
 
Io ho perso una scarpa (scarpetta!), non è di cristallo, non è preziosa, è però molto grossa, diciamo pure senza mezze misure che è uno stivaletto maschio con un paio di buchi ben in evidenza sulla suola: se qualcuno dovesse inciamparci per caso destino distrazione o per una sua smaniosa pazzia, mi faccia la cortesia, lo rimetta all’Ufficio Oggetti Smarriti. Io, prima o poi, da quelle parti ci passo e me lo raccolgo da me tirando su un generoso vaffanculo a cenerentola!

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 16:55 | recensioni, riflessioni | BlogNews | clicca per commentare commenti (16)



Sogni d'Oro, My Love

written by King Lear    - giovedì, settembre 21, 2006


Sleeep Well_by_Chatterly

“Sleep Well”
è Opera di Chatterly

 
 

 
Sogni d’Oro, My Love
 

 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 

 
SOGNI D’ORO, MY LOVE
 
a Chatterly,
My Immortal Muse
 
 
 
Lo posso sentire sulla tua pelle il brivido
Abbandonati, non c’è niente che non vada
E’ solo giunto il tempo di dormire
E’ solo giunto quel sogno che ci farà morire
Lo posso vedere nei tuoi occhi, My Love
 
Tutti i giorni in strada incontro gente felice
Tutti i giorni vado con qualcuno
che non ha più nulla da perdere o da perdonare
I giornali fanno a gara per dare il numero vincente
La Ruota della Fortuna è su tutti i canali
Gli anchormen ripetono come un mantra
di mantenere la calma, di mantenerla in ostaggio
Tutti, tutti i giorni penso a come sarebbe stato
Penso al nostro amore carnale al punto giusto
Tutti i santi i giorni scendo in strada e piango
 
Lo posso sentire sulla tua pelle il brivido
Scorre come un Serpente che cerca la foce
Non si arresta un solo momento, abbandonati
E’ solo giunto quel Dio che ci unirà per sempre
Lo posso toccare, è la tua anima palpitante
ancor viva, così bellamente viva d’orgoglio
 
Tutte le mattine guardo l’alba che arrossisce vergine
Si spande dal fiume alla montagna, un vero trionfo
Tutte le cose che dispongo, tutto quello che faccio
Oh, non c’è miracolo più grande che tu possa toccare
Così sol ti chiedo di lasciarti andare, di lasciarti a me
Perché non c’è un altro al mondo che ti amerà meglio
 
Ho visto uomini sconfitti da buste di plastica e case di cartone
Ho sentito profeti declamare la fine del mondo in Central Park
Ma in televisione continuano a ripetere che La Ruota gira e gira
Ci credo – gira come un satellite sul punto d’esplodere
Ci credo – domani diranno il numero che farà la diversità
Ci credo, ci credo, è solo una questione di calma
Ci credo, ci credo, è solo una questione di abilità
Ho visto così tanto, ho visto così tanto che ho perso la memoria
Sono colpevole, sono colpevole?
 
Abbandonati, non c’è niente, non c’è niente
Abbandonati, tutto andrà a posto per tempo
Puoi fidarti, My Love – Puoi fidarti, My Love
E’ solo giunto quel sogno che ci farà perfetti
E’ solo arrivato il momento di tacere le paure
Puoi fidarti, My Love – Puoi fidarti, My Love
E’ solo una questione così, la sento la tua anima
La sento correre come un brivido nella mia
Abbandonati, abbandonanti, non è sbagliato
 
Lo posso, lo posso divinare nei tuoi occhi, My Love
Lo posso, lo posso capire dai tuoi occhi, My Love
Lo posso, lo posso vedere nei tuoi occhi, My Love
 
E’ solo giunto quel grande momento
del numero vincente, solo questo, del vincente!
Sono colpevole, sono colpevole?
 
 
 
 
 
STASERA LE RAGAZZE
 
 
a Chatterly,
My Immortal Muse
 
 
Stasera le ragazze hanno qualcosa di speciale
Si portano lungo le buie strade con sorrisi
da far impallidire pure l’ombra di dio
Stasera le ragazze hanno un sorriso luminoso
Hanno intenzione di conquistare il mondo
 
Nessuno, nessuno potrà farle tacere o scomparire
Hanno su tacchi numero dodici e calze nere
Stasera, stasera vi faranno vedere loro com’è
che si fa ad innamorare un uomo per poi lasciarlo
su due piedi senza provare dolore o pietà, per dio
 
Mamma me l’aveva detto che avrei sofferto
Non le ho dato ascolto, le ho chiuso la porta
Lei lo sapeva che stasera sarei caduto in ginocchio
E per due occhi di ragazza son diventato pazzo
Per due occhi azzurri ho dimenticato che una donna…
Oh, ho fatto finta che una donna non sa far del male
 
Stasera le ragazze hanno occhi luminosi più della luna
Gli gira come gli gira, non guardano in faccia nessuno
Hanno deciso che metteranno il mondo ai loro piedi
Vestono alla moda, profumano di vita, non hanno altro
Non hanno davvero bisogno d’altro per il loro piano
 
Uno prende un drink, un altro fuma con Fred Buscaglione
Un altro ancora ci prova a fare l’occhiolino a quelle due
Oh, non lo sanno ancora quanto possono fare due occhi
Non immaginano come ci si può ridurre per una ragazza
Ma la festa è appena iniziata stasera e non finirà tanto presto
 
Non finirà in punta di piedi tra ubriachi e morti ammazzati
Stasera le ragazze hanno deciso di fare le ore piccole piccole
Non lasceranno nessuna traccia del loro passaggio, né lacrime
né baci di rossetto, né piccoli uomini che all’alba potranno dire
d’esser stati messi in ginocchio
Non lasceranno che accada, porteranno via il bello e il brutto
Resterà soltanto un soffio di vento e non un solo sospiro
in sospeso, e non un battito di cuore a metà tra la pietà e la verità
 
Stasera, stasera le ragazze faranno impazzire tutti i ragazzi
che le seguiranno per innamorarsi d’un sogno – d’un batticuore
Stasera, stasera le ragazze hanno qualcosa di speciale
che vi farà male, che vi farà male, che vi farà male fino al mattino
 
 
 
 
 
AMOR CREPUSCOLARE
 
a Cybilla,
che mi vuole bene
 
 
Cercavo poi solo un’identità
che un poco mi rassomigliasse
se non nella perfezione
perlomeno nell’ideale d’un confine
delineato tra apparenza e realtà
 
Fu così che m’imbattei
all’ora del più tardo crepuscolo
in un caffè da tutti i Signori evitato:
non feci a tempo di pensare
al possibile rischio
che già ero accomodato dentro
a centellinare un liquore amaro
Però la chellerina che m’aveva servito
era ancora sulla liquida superficie
e ai miei occhi ella appariva
come la più bella delle creature
 
Come caduto in deliquio
l’alma mia non trovava requie:
seppur intravista per un momento
quell’apparizione m’era più cara
della mia stessa vita
Con lo sguardo la cercai intorno
ma indarno: ogni mio sguardo
si disperse tra i fumi e le nebbie
dei tanti avvinazzati ai tavoli
Dalle loro larghe bocche
si dipartivano voci roche
di catarro e bestemmie ovvie
che non ho cuore di ripetere
 
All’alba mi portai all’aperto:
ma l’aria m’era pesante in petto,
a ogni sospiro morivo un poco
passandomi la mano inguantata
sul volto non rasato e stanco
Il bronzo delle chiese un’eco
che spezzava di netto le gambe
ai primi insonnoliti viandanti
 
Ma ai bordi, con l’alba addosso,
sui marciapiedi ancora resistevano
Allegre Signore coi rossetti disfatti 
 
 
 
 
 
LIBRO DI POESIE
 
a Cybilla,
che mi vuole bene
 
 
Lady Cy,
con me Lei è troppo generosa davvero
Io sono solo un piccolo miserabile
che si trascina da mane a sera per le strade
cercando un finale un poco originale
alla storia che è la vita
Ma alla fine mi tocca di mettere su
il solito che sapete, un bicchier di rosso
e fra le mani un vecchio libro di poesie
mentre scoppietta nel camino l’anima mia
 
E si fa l’Inverno
 
 
 
 
 
COME DONNA
 
a Dora,
dalla voce sexy
 
 
Conosco bene Saffo
Conosco l’Amor delle Donne
Vi abbracciate, vi baciate
Mi fate invidia così gioiose
Così giocose, e lontane
Impossibili da sfiorire
Verginità
che nascono all’Alba
e muoiono al Tramonto
e tornano il dì appresso
 
Vi conosco, Donne
Così perfette, così piene
di maturità di affetti succosi
Di labbra rosse
che sfiorare è peccato
 
Vi amo così tanto
Possibile che non lo capiate!
 
 
 
 
 
IL TUO PROFUMO
 
a Francy,
perla smarrita
 
 
Sì, sei un pochetto assente
Come quella gente
che si perde nella confusione
e poi strilla l’amore che ha perso
L’amore che ha dato in dono via
a chi più sfortunato, a chi senza niente
 
Così assente, il mondo tira storto
Si porta avanti così, più non ti guarda
E tu - che fai! - continui come sempre
a dirti che non è possibile
che nessuno ti abbia più a cuore
 
Così, così assente tra la gente
che è tanta, più di te, più di te
 
Così, proprio così, come un profumo
che nell’aria si perde per catturar
la gente e tra la folla lentamente
poi morire

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:06 | poesia | BlogNews | clicca per commentare commenti (34)



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