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parole in bocca a un collo spezzato

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, ottobre 31, 2006




- artwork di G. Iannozzi -



parole in bocca


a un collo spezzato
 



 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

1. La Letteratura è morta. Tutti ne parlano. La notizia è in prima pagina, tutti i quotidiani nazionali ne parlano. Gli scrittori ne scrivono senza posa da mane a sera: del fattaccio che la Letteratura, sì, è morta. 
 
 
2. La vita è una volgare puttana che parla sempre fino ad ammazzarti, senza mai usare con nessuno anche solo un profilattico da due lire.
 
 
3. Una vita di difetti e dispetti è una vita che val la pena d’esser scopata. Per tentare d’insegnarle un briciolo, uno solo d’amore.
 
 
4. La politica fa la democrazia? o è più giusto domandarsi il contrario? Non lo so. Ma la politica è poi solo a ben guardare un cesso otturato, il buco del culo d’un ubriaco perduto nel suo sogno di stuprare qualche giovinetto bello, di parvenza innocente.
 
 
5. Per me Vladimir Putin è, rimane un figlio del comunismo capitalista e non semplicemente del “capitalismo”: insomma un vero e proprio mostro. Come Stalin. Tra i due non saprei proprio dire chi peggiore. Due putrefazioni, due cancheri, due mostri per uguale morte.
 
 
6. Mi chiedono perché sono sempre nero in volto. E la risposta che gli suono da sempre negli orecchi, quasi gridando, quasi sottovoce, è una e una sola: perché diavolo continuate a ripetervi?
 
 
7. Meglio una donna bella a una che è bella e intelligente.
 
 
8. Dio è sicuramente un vecchio anarchico palloso, con gli occhi cisposi la sinusite e i denti tutti neri marci. E’ l’eterno perfetto ritratto del medio borghese.
 
 
9. In un mondo di buffoni dichiarati, mettersi a fare il serio sul serio conduce o al manicomio o all’obitorio.
 
 
10. Sono parole in bocca a colli spezzati. Ma la verità non gli appartiene e nemmeno la giustizia: gli impiccati infatti sono tutti uguali, sia quello che s’è pisciato addosso, sia quello che se n’è andato con il ghigno in faccia. E poi gli avvoltoi a strappargli occhi naso lingua, sempre insoddisfatti.
 
 
11. Hanno buttato pesci d’acqua dolce nel mare: e la chiamano scrittura creativa. Io, disperazione.
 
 
12. Scrivere (inventare) storie d’amore equivale ad amputarsi il cervello pezzo dopo pezzo con seghe di parole: una morte crudele molto in voga tra i cattocomunisti.
 
 
13. Lottare contro i mulini a vento è vana ingenuità. Lottare contro il solo vento è più pericoloso. Ma il risultato finale è sempre uguale, manicomio ospedale o una pietra tombale per sola verità.
 
 
14. Se oggi dici e domani ti trovi in contraddizione, sappi che non è tutta colpa tua: in fatto di revisionismi storici sociali politici c’è sempre qualcuno più avanti di te.
 
 
15. L’uomo politico è una brutta razza: si riproduce e mai che rischi l’estinzione.
 
 
16. Leggere dei libri è un’attività per pochi, per chi ha tanto tempo pazienza e cervello da buttare via.
 
 
17.Vivere o morire, questo è il dilemma! Ma oggi come oggi, per l’attuale momento storico che è di tirannia, siamo tutti morti viventi.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 08:35 | riflessioni | clicca per commentare commenti (29)



La RealtĂ  in Trasparenza, Le lettere di J.R.R. Tolkien

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, ottobre 30, 2006





La Realtà in Trasparenza


Le lettere di J.R.R. Tolkien
 



 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 


 
La realtà in trasparenza è una selezione di lettere dal 1914 al 1973 di J.R.R. Tolkien a cura di Humphrey Carpenter e Christopher Tolkien. Il volume si contraddistingue per l’ampia scelta di lettere, molte volte personali, altre strettamente legate al lavoro di Tolkien come creatore di mondi fantastici. La realtà in trasparenza si lascia leggere come il migliore dei romanzi: anche nelle missive il professore oxfordiano Tolkien non lesina sullo stile e sulla chiarezza, e questa raccolta di lettere ne è la prova. Ben presto, leggendo il volume, ci si rende conto che è come se si stesse ascoltando la viva voce di Tolkien che racconta la propria vita investendola di una forte carica umana ma anche di una forte componente fantastica: John Ronald Reuel spiega con estrema delicatezza il suo rapporto con il mondo reale, con quello fantastico e lo fa senza assumere pose dottorali bensì con tutta umiltà, la stessa che caratterizza i suoi scritti sulla Terra di Mezzo.
La felice cernita delle lettere operata da H. Carpenter e C. Tolkien ci restituisce un uomo che giorno dopo giorno affronta la vita non senza interrogarsi su di essa: la fantasia e la vita per Tolkien sono fra di loro legate e non poche volte in risposta a colleghi, semplici ammiratori o contestatori del suo lavoro, J.R.R.T. risponde sempre con gentilezza spiegando i motivi che l’hanno portato a inventare la Terra di Mezzo e come essa funziona. Ma Tolkien non è soltanto il creatore del Signore degli Anelli, è anche un uomo con i piedi ben piantati a terra e quando si tratta di spiegare le ragioni del suo credo politico non esita a liquidare il nazismo come pura follia; è spesse volte critico nei confronti di quanti hanno ravvisato nelle sue opere una fede religiosa (o politica) reale, e avverte questi sprovveduti che la fantasia può essere tale solo quando è intesa come un mondo fantastico con delle sue precise regole che non sono, e non devono essere, necessariamente quelle del mondo reale.  
Francia, fronte della Somme, marzo 1916, le truppe britanniche sono acquartierate fra casematte e trincee fangose, è un triste pomeriggio piovigginoso ma un ventiquattrenne ufficiale dell’11° fucilieri del Lancashire stanco e annoiato di leggere pubblicazioni militari quasi si estranea dal mondo della guerra e ritocca e perfeziona un linguaggio di sua invenzione, la lingua delle fate.
La saggezza quotidiana di John Ronald Reuel Tolkien lo conduce sempre ad accantonare le argomentazioni puerili, goffe, la vita mondana, per ricercare realtà autentiche e perenni, ovvero gli elfi, le fate, gli alfabeti fantastici, i poemi d’amore. Tuttavia la guerra, lo sconvolgimento del mondo civile, ben presto lo vedrà costretto suo malgrado a schierarsi contro le pazzie politiche di Hitler: il mondo fantastico è quello che maggiormente interessa Tolkien anche quando la civiltà impazza per l’arianesimo, il suo atteggiamento nei confronti degli accadimenti politici è quasi apparentemente distaccato, un distaccamento apparente che in futuro gli avrebbe creato una fama postuma politica non proprio felice e assolutamente erronea. Quando nel 1970 il Signore degli Anelli venne pubblicato in Italia da Rusconi, editore prettamente interessato a opere culturalmente di destra, molti videro in Tolkien un uomo del proprio partito politico. Per anni si sono consumate diatribe intellettualmente noiose e futili per accertare con una certa arroganza che Tolkien poteva essere o solo di destra o di sinistra; tuttavia la verità è che il professore oxfordiano era semplicemente un uomo gentile, un gentleman un po’ bizzarro, un accademico colto, che condannava la guerra e l’arianesimo e leggendo La realtà in trasparenza questa verità emerge in tutta la sua inconfutabile chiarezza. In una lettera indirizzata a Christopher Tolkien del 1944, J.R.R. Tolkien fa il punto circa la politica di moda dei suoi giorni: “Non riesco a vedere differenze fra il nostro stile popolare e i decantati ‘idioti militari’. Sapevamo che Hitler, oltre ad altri difetti, era un piccolo furfante volgare e ignorante; ma sembra che ce ne siano molti altri che non parlano tedesco, e che, nelle stesse circostanze, mostrerebbero di avere molte delle altre caratteristiche di Hitler.” A dirla tutta, J.R.R. Tolkien era inorridito dall’eventuale utilizzo ideologizzato dei mondi fantastici da lui creati; Tolkien nutriva una profonda convinzione dell’Eternità, del confronto fra il Bene e il Male. Le favole, a suo avviso, avevano tre volti interpretativi: quello mistico che guarda al soprannaturale, quello magico dedicato alla natura e infine lo specchio di scorno e di pietà che offrono all’uomo.  
Chi pensa a J.R.R. Tolkien come personaggio della Terra di Mezzo è in errore: quello è il porto della fantasia e come ogni porto finisce per essere autonomo: “Io in realtà,” scrive Tolkien a Amy Ronald nel 1969, “non appartengo alla storia che ho inventato, e non voglio appartenervi.”
Chi era veramente J.R.R. Tolkien? Come viveva nella realtà di tutti giorni l’uomo capace di far parlare le fate, innamorare gli elfi e di perdersi negli intricati labirinti della Terra di Mezzo? In questo volume abbiamo finalmente la possibilità di scoprire Tolkien che parla di sé con assoluta onestà, e così Tolkien è un ragazzo entusiasta che durante la guerra, nel 1916, scrive alla fidanzata per comunicarle di aver inventato la lingua delle fate, ma è anche uno genio artistico che nel 1934, mentre in Inghilterra le discussioni sono tutte imperniate su Hitler, riesce a regalare al mondo Lo Hobbit, la quintessenza della capacità di sognare nonostante tutto, la poesia tradotta in immaginazione umana quanto fantastica. 
La realtà in trasparenza non è una semplice raccolta di lettere, è soprattutto la vita di un uomo e di un maestro che non ha paura di mostrare al pubblico la sua genuina umiltà e la serena ingenuità ma colta per le faccende della vita reale e per quella fantastica. Per quanti non hanno ancora compreso la levatura morale e artistica del grande scrittore, La realtà in trasparenza è uno strumento indispensabile per conoscere Tolkien da vicino, ma è anche, e soprattutto, un testo che dovrebbe essere letto da quanti oggi gridano a gran voce, con assoluta arroganza littoria, di conoscere vita morte e miracoli del professore che seppe regalare al mondo la più bella storia fantasy mai scritta, quella del Signore degli Anelli. Le parole di Tolkien in queste lettere non lasciano scampo e spazio a quelle cattive interpretazioni così tanto di moda oggi di chi lo vorrebbe ridurre a una semplice icona di partito. Tolkien è Tolkien, non appartiene a nessun partito, se non a quello dell’umiltà, questo è il messaggio più alto che emerge da La realtà in trasparenza
 
 
La realtà in trasparenza: lettere – J.R.R. Tolkien – a cura di Humphrey Carpenter e Christopher Tolkien – Traduzione dall'inglese di Cristina De Grandis - Collana I libri di Tolkien – Bompiani – ISBN 88-452-9130-8 - 530 pagine - 17,50 Euro

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 08:28 | recensioni | clicca per commentare commenti (18)



eccetera

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, ottobre 29, 2006






eccetera
 



di Giuseppe Iannozzi
 
 
 


 
la destra fa le pulci alla sinistra
la sinistra fa le pulci alla destra
il centro cerca di far centro
o se non altro un altro buco nell’acqua
ma che sia permanente
intanto le signore fanno la coda
per fare quattro chiacchiere dal parrucchiere
e c’è invece chi muore davanti alla porta della toilette
tirando giù una bestemmia
mentre l’amico accanto
si sbizzarrisce in un gioco di equilibrio
con una scoreggia uno sbadiglio
e un sacrosanto sbaglio - come una scimmia
però in tv danno un programma interessante
la classifica aggiornata di chi ha venduto di più
quel libro sulla liberazione o quello su gesù?
 
quel tizio era uno promettente
non se la tirava mai e mai un grido
poteva, sì, diventare uno scrittore di grido
ma l’hanno preso alle spalle in stazione ieri sera
non ha nemmeno esaltato l’ultima preghiera
prima d’andarsene via da questo mondo di pazzi
però la sua ragazza è così carina
che di sicuro domani entrerà in redazione
per una tribuna politica o un calendario
 
ma la destra si gratta con la sinistra
e la sinistra si gratta con la destra
e un gattaccio nero intanto attraversa la strada
e non uno che lo metta sotto con una sgommata
tutti a toccarsi e a guardare quella lì tutta nuda
però in tv danno uno spogliarello interessante
la messa al bando di chi ha venduto di più
giuda con la liberazione o la morta vita di gesù?
 
una scoreggia uno sbadiglio uno sbaglio
destra sinistra centro, centro sinistra destra
eccetera eccetera eccetera  

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:39 | satira | clicca per commentare commenti (8)



Mai Rivoluzionari

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -



- artwork by G. Iannozzi -
 


Rivoluzionari
 


di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
MAI RIVOLUZIONARI
 
 
Ma i rivoluzionari si fanno i fari lungo i viali a tarda sera
C’è chi ti dice “Adesso scava, trova la verità, fatti la tomba”
E c’è quella che c’ha gl’agganci in politica e in televisione
poi porta il visone che le ha fatto quella talpa del suo kapò
E non manca il solito che ascolta Stalin e Lenin e Baglioni
e non manca Benito vestito di tutto punto di mussolina
che si gratta i coglioni
e un po’ per gioco e un po’ per finta grida ai quattro venti
che qualcuno era comunista perché stanco d’esser comunista
 
Però la televisione, che gran bella invenzione:
stasera si fanno due o tre piste di bianca, e la uno bianca
e la strage di Capaci, ma quanti mostri rapaci
tra Bulli e Pupe, però va avanti il buon costume
quello solito di non starsi a lamentare, di star a guardare
le star come diventano polli d’allevamento
 
Ma i rivoluzionari si strappano la parrucca, si danno alla nera
Li ritrovi poi al mattino nudi, mezzo ammazzati in un dirupo
All’assemblea di condominio poi ti dicono che il pogrom sì
è un gran casino per i giornali ma che s’ha da fare per il bene
della nazione, in memoria della Grande Madre Russia
 
Però la rivoluzione, che gran bella invenzione più della Luna
E poi che si scopre! che il primo allunato era uno allupato
che aveva stuprato la cognata e le figlie ma quattro anni ancora
prima della pensione; però la rivoluzione che gran matrioska
 
Se compri i giornali, guardati le spalle, c’è chi ti fa l’occhiolino
T’ammazza dentro al primo portone in nome della rivoluzione
Se rilasci una ricevuta fiscale, toccati le palle, c’è chi ti si vuol fare
perché gl’hanno detto che c’hai un gran bel culo e non sta bene
 
Ma i rivoluzionari che gran bel tradimento, una tradizione
che si porta avanti col fazzoletto rosso di padre in figlio
Ma i rivoluzionari che strana, che strana illusione, uguali
a un non mai stanco attacco di prolungato meteorismo
praticamente un fatto piccolo di nessuna importanza
Signore e Signori, la rivoluzione si sa, cattiva digestione
 
Ognuno pensa ai propri sogni di pietra, ognuno pena di non pensare
Mai per il tricolore, mai per la falce e martello, mai per il nero
Io non sto dalla vostra parte, non faccio le parti di nessuno, non sto
Tanto, qui tutti rivoluzionari sì, ladri pirati o spie e mai uno di spirito
Ognuno pensa ai propri sogni di pietra, ognuno pena di non pensare
 
Ognuno pensa ai propri sogni di pietra, ognuno pena di non pensare
Mai per il tricolore, mai per la falce e martello, mai per il nero
Io non sto alla vostra corte, non faccio le sniffate di nessuno, non sto
Tanto, qui tutti rivoluzionari sì, mangiapatate e mai uno di spirito
Ognuno pensa ai propri sogni di pietra, ognuno pena di non pensare
 
Ma i rivoluzionari si fanno i fari lungo i viali a tarda sera
C’è chi ti dice “Adesso scava, trova la verità, fatti la tomba”
Ma la rivoluzione, oddio oddio!, che pazza punizione
 
E ‘fanculo, questo non è un bordello non è quello che tu dici in tv
E ‘fanculo, questo non è un reality show per dannati e drogati
E ‘fanculo, questo non è la tua donna non è quella che tu chiavi
 
 
 
 
 
I’M A SINNER
 
 
I’m a man of the world
but you don’t protect me
from what I want
‘cos I’m a sinner
and I’ll bring you
all my flowers and tears,
never my fears
 
Look me,
look me in the eye
There’s a pale sun
and in my mind
you can find
all my fantasies
and the Moonshadow
 
Design me, imagine me
And brush my soul
an’ burn my face
And start to pray
for a new screaming day
 
For god’s sake!
Don’t, don’t protect me
from what I want
I’m a word 
in the night confusion
 
 
 
 
Serietà
 
 
Prendersi sempre troppo sul serio, per apparire in pubblico facendo finta che non si sta facendo un’apparizione pubblica ma solo diplomatica, è un atto stupido quanto inutile e vile.
 
 
 
 
BENE E MALE: L’ANIMA COME PENSIERO
 
 
Non credo nella felicità, in quella dell’anima: l’anima, quel poco che c’è, per me è una amalgama di elettricità cerebrale e di chimica un po’ tanto alla boia d’un giuda. L’anima è questa: una cosa che sta nella testa, il pensiero in definitiva. Non c’è altro, non ci sono 21 grammi di una non meglio identificata energia che farebbe l’uomo immortale perché dotato di anima, manco questa fosse una sorta di airbag (salvavita) compreso nel prezzo del corpo mortale che ce lo teniamo finché dura, poi sottoterra, i più fortunati sotto due metri di buon terriccio con un epitaffio, molti in fosse comuni o peggio ancora. Far del male o del bene è solo una sfumatura nell’educazione del pensiero umano: la cultura d’un popolo, d’un clan, d’una razza anche, hanno i loro propri concetti di Bene e di Male. Un tempo la prostituzione era considerata un privilegio sacro, un dovere, un avvicinamento agli Dèi, e non da ultimo un onore: quindi era un bene, rientrava nella sfera “far del bene al prossimo” prostituirsi. Ammazzare senza pietà i neonati deformi, gettarli, sacrificarli, era ritenuto un atto necessario: il bene era far in modo che la società non avesse degli storpi da sostenere. E il cannibalismo: alcune tribù non vedono affatto del male nel mangiare brani sanguinolenti dei propri simili. La felicità è una forma di libertà, un pensiero tanto evoluto da rendere invalidi quei tabù che le nostre culture ci hanno inculcato nel corso dei secoli? E’ una possibilità. In fondo la differenza fra un Charles Manson e un Gesù Cristo è infinitesimale: a loro modo entrambi, alla fine, sono stati felici delle loro proprie scelte.
 
Forse l’uomo ha dato una definizione di etica al di là d’ogni possibile antropologia culturale. Ma ne siamo realmente sicuri? Non è che ci stiamo ingannando? Forse vogliamo essere ingannati dal nostro intelletto nonché da quel nostro sentimento per ciò che diciamo essere reale. Che poi l’uomo sia riuscito a tradurla l’etica in atti concreti nella realtà quotidiana, be’, è a mio avviso ancora da provare. Vecchio cliché del constatare, non senza amarezza, che tra “il dire è il fare ci sta di mezzo il mare”. Eppure temo ancora che ciò che per me è un valore al di là del mio little garden non lo sia già più. Mi sa che l’erba del vicino è sempre più verde: forse solo un difetto visivo, che è nel mio occhio che guarda.
 
 

- artwork by G. Iannozzi -
 
 
 
SENZA FUTURO
 
 
 
Ieri, era soltanto ieri che dicevo a me stesso che forse un filo di speranza a un filo c’era stata restituita a noi che siamo nostro malgrado italiani. Ma con il Governo che abbiamo, che abbiamo voluto, che anch’io ho voluto, e che ha tradito tutte le promesse che in campagna elettorale, ebbene non vedo nessun futuro né adesso né per un domani.
Credo che lo spirito di solidarietà fra disperati e disperati, fra precari e precari, fra derelitti e derelitti, alla fine si risolva in un atto nobile, d’amicizia in certi casi, ma nella sostanza temo rimanga un “puff”... un sassolino buttato nel mare in tempesta, o forse solo un palloncino tutto bello e colorato, e bucato solo perché lo si è pensato un po’ neanche poi troppo intensamente.
Se qualcosa potrà cambiare per chi oggi “senza un futuro”, se qualcosa si potrà fare sarà perché finalmente matura l’idea nobile e civile d’una sollevazione popolare non violenta gandhiana ma che metta in ginocchio il Governo italiano.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:01 | poesia, riflessioni | clicca per commentare commenti (9)



Jesus saves All of Us.

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, ottobre 28, 2006



Jesus saves All of Us.


outside collage


all of us
- collage by G. Iannozzi -



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 20:34 | riflessioni | clicca per commentare commenti (6)



doveri di un critico (in forma di lettera e domande)

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -



Vulcano incatena Prometeo, 1623, by Dirck van Baburen
(Dutch,b. ca. 1590, Utrecht, d. 1624, Utrecht)
 


doveri di un critico


(in forma di lettera e domande)



 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 



 
Come una Lettera a un amico
 
 
Sì, Amico, infatti, te lo sogni che il critico, io compreso, vada in libreria a comprare il libro e poi a recensirlo pure: non c’ho scritto sulla fronte “croce rossa, avanti, chi vuol esser il primo cecchino a spararmi addosso! Avanti, coraggio, è facile prendere la mira: sono qui per questo”. Per quanto mi riguarda, ringrazia a mani giunte il tuo dio, chiunque esso sia o non sia, se leggo e poi impegno il MIO tempo a farti una critica anche di sole due righe due. Tutti vogliono fare gli scrittori, tutti vogliono pubblicare, tutti vogliono essere recensiti e criticati: e se muovi una critica negativa, o un pelino negativa contro un autore italiano, per dio!, vien giù come minimo San Pietro e tutti gli amici suoi borgatari a prometterti in un orecchio, perché solo tu possa saperlo, “Che fai, hai deciso per le stampelle?”
E se non sono le stampelle, mettici le mani, entrambe, sul fuoco che è l’ostracismo più vile e bieco, e nei casi più fortunati indifferenza totale per quel critico che ha osato dire che quel libro lì è proprio una cagata pazzesca più de “La corazzata Potemkin”.
 
1. un libro che costa 15 euro, che viene dalla penna di un esordiente o meno, è caro, carissimo; quindi evviva i pocket e gli allegati ai giornali a prezzi popolari;
 
2. il critico non è “il pronto soccorso” degli scrittori né un buon samaritano né un santo né altro: non sperare che vada in libreria a comprarsi tutte le nuove uscite che in questo Paese e che le paghi di tasca sua, che non dia da mangiare al figlioletto e alla mogliettina, perché lui c’ha la testa non fra le nuvole ma fra i libri che poi recensisce perché è un Candido, cioè un emerito pezzo di cretino. Per fortuna nostra, i pezzi di cretini sono inflazionati da tempo e soprattutto estinti da tempo;
 
3. per me, quegli editori o autori che s’illudono che tutto gli sia dovuto, pure la recensione senza copie promozionali, per me possono far la fame, anzi possono proprio avviarsi per il fallimento: perché non hanno imparato a relazionarsi né coi giornalisti né coi critici;
 
4. vogliamo far fuori un mezzo tabù? Allora, ci sono innumerevoli “rivistine” che per farti solo una segnalazione – o meglio una mezza sega - sul loro bollettino, ti chiedono l’abbonamento sostenitore, cioè circa 100 Euri, che tu scuci, poi su tiratura 2.000 copie del bollettino, ecco segnalato che il tuo libro è uscito. Bene, questi qui sono dei ladri; ma sapessi quanti e quanti scrittori in erba pagano l’abbonamento sostenitore per una segnalazione, neanche per una critica. A questi del libro gliene frega niente, perché non se lo leggono né mo’ né mai;
 
5. io la lettura me la godo sì, è un piacere, ma quando decido io di investire 15 o 20 o 30 o 100 o 200 Euri in libri, per i libri che dico io, e non perché ci devo far su una recensione, fosse anche al mio più grande amico; quindi, se leggo un libro che mi arriva perché è stato l’editore o l’autore a spedirmelo, magari scopro che è bello, magari scopro che è una cagata, in entrambi i casi, come ben puoi leggere (e forse ben sai), non mi faccio proprio problemi a dire “bello, brutto, ‘na cagata pazzesca”. Se un editore pensa di non mandarmi copie promozionali, ne deduco che: uno, l’editore non ha fiducia in me, quindi perché io dovrei aver fiducia in lui, non sono il babbo natale di nessuno, ecco; due, se non manda copie promozionali a me però a XL (per esempio, soltanto per esempio, manco l’ho mai comprato un numero uno di XL) sì, che poi gli stampa la quarta di copertina sulle ultime pagine, evidentemente gli sta bene che il libro non venga letto ma solo segnalato su pagine che hanno altissime tirature;
 
6. se l’Editore X mi manda 5 cagate io le dico 5 cagate: chi mi legge non deve esser imbrogliato da me, non propongo recensioni diplomatiche, non ci tengo affatto ad aver su anche solo il sospetto di essere una mezza Vanna Marchi, quindi se c’ho 5 cagate in mano, tali le dico, sempre secondo il mio metro di giudizio che è umano quindi fallibile; ma non svendo la mia onestà né la mia deontologia; vorrà dire che il prossimo anno l’Editore X o Y o chiunque altro non mi invierà copie promozionali... A perderci è comunque l’editore che non glielo dico manco più che pubblica perlopiù cagate: meglio una recensione onesta negativa a un silenzio assoluto;
 
7. magari gli puoi anche chiedere una fettina di culo al povero critico in erba!
La nota spese ha un limite, quindi il critico preferisce per sé - e vai a dargli torto - far fuori i din din per autori rinomati e poi scrivere un elzeviro piuttosto che comprare l’esordiente e promuoverlo, che poi a lui non gli viene manco un ringraziamento ma al massimo uno sputo in un occhio. E per un free-lance è il giornale per cui in quel momento sta scrivendo l’articolo che gli propone una ristrettissima rosa di libri; o se li paga da sé e poi li propone al giornale, ma se il giornale dice che quel libro non gli interessa, l’articolo non gli viene pagato e nemmeno rimborso spese;
 
8. in biblioteca - e non tutte sono fornite delle novità - ci vado, ma per affari miei, come in libreria, t’è chiaro il concetto?
 
Direi che sì, chiarezza l’ho fatta.
Ma più per me che per tutti gli altri, chiunque essi siano.
 
 
 
 
Domande uguali a delle risposte
 
 
1. Perché uno scrittore dovrebbe pagare un abbonamento come sostenitore per vedere la quarta di copertina del suo libro su una “rivistina” che quando va bene tocca la tiratura di 2.000 copie e viene distribuita a muzzo, nei casi più fortunati abbandonata in biblioteca?
 
2. Non è forse meglio parlare di un libro, criticamente, anche portando un giudizio negativo piuttosto che farlo passare sotto silenzio? E’ il silenzio a uccidere la pubblicizzazione di un libro e non il giudizio più o meno positivo espresso da un critico o da un semplice lettore.
 
3. E ancora: meglio una recensione di grido, da parte di una penna affermata, o più recensioni, magari da parte di critici meno conosciuti ma che godono di una certa stima?
 
4. E’ sempre vero che il critico legge i libri che gli arrivano? Per mia esperienza, ho visto tanti critici, affermati e molto, recapitarsi libri che a loro dire “io non gliel’ho mai chiesti, ma questi continuano a mandarmeli... e io continuo a buttarli in cantina... ho i miei di libri, quelli degli altri non mi interessano...” Eppure sono in molti (editori e autori) a mandare libri a testate giornalistiche e scrittori affermati che di recensire libri proprio non gli passa per la testa, o solo se ne possono trarre una qualche convenienza.
 
5. Gli scrittori non leggono libri: è una generalizzazione e una provocazione nello stesso tempo, (te) lo dico sin da subito, onde evitare confusioni. Ti chiedo: è vero che gli scrittori non li leggono i libri, che solo sono impegnati a scriver di sé, a promuoversi, a non tener da conto il lavoro dei colleghi? Tu, Amico, in veste di scrittore, firmeresti mai la prefazione a un libro di un esordiente, e se sì perché? perché convinto del buon lavoro del collega scrittore o per altri motivi...?
 
6. Credi che una prefazione griffata a un romanzo, sia questo d’un autore più o meno affermato o di un esordiente, possa servire a far vendere il libro o perlomeno a far circolare (maggiormente) il libro tra critici giornalisti e addetti ai lavori (uffici stampa, editori, redazioni giornalistiche, ecc. ecc.)?
 
7. Come andrebbe scritta una recensione che sia anche un giudizio critico e non solo un invito a comprare il libro inteso come prodotto? Tu, Amico, perché una recensione ti soddisfi su di un piano critico e promozionale, quali qualità dovrebbe avere in sé?
 
8. A mio avviso, la grande editoria si sta affannando a dar voce ad autori inventati: mi spiego, se sei del mondo dello spettacolo ad esempio, anche se non sai scrivere il tuo nome però hai velleità artistiche, un editore ti offre un contratto perché tu scriva quel che ti passa per la testa, poi ci penserà l’editor a rendere grossomodo leggibili i tuoi pensieri gettati sulla carta alla rinfusa. Dopodichè gran battage pubblicitario e poi i giornali tutti affannati a dire che quell’uomo o quella donna di spettacolo sì, già, è pure artista, sicuramente.


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 01:05 | riflessioni | clicca per commentare commenti (15)



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