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un autentico flop, apocalittici appunti

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, novembre 30, 2006




Apocalittici Appunti
 
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
1. Già! Li lessi on line i Barbari di Alessandro Baricco: così ricchi di contraddizioni e di periodi incomprensibili - e non semplicemente sibillini - che non sapevo mai se ridere o piangere. Si spera che nell’edizione cartacea l’autore abbia provveduto a far chiarezza su tanti di quei punti, ma su tanti... impossibile per me enumerarli tutti... sarebbe come tentare d’arrestare un’emorragia cerebrale con un uncinetto e un filo.
 
 
2. Internet nacque come “strumento di comunicazione” militare. Poi la tecnologia fu adottata anche in campo civile.
E’ uno strumento potente: ma la sua potenza è il suo tallone di Achille. Tante informazioni accessibili in uno due tre click: ma la loro veridicità è minima. Su 100 notizie, diciamo che 10 possono essere passabili, forse plausibili. E non buone.
Ricordiamoci ad esempio il caso Wikipedia.
E comunque, in ogni caso, Internet non sostituisce il nostro bagaglio culturale. Concetto questo ribadito ultimamente anche da Umberto Eco.
 
 
3. Mai rinunciato alla mia, di opinione - e non fede, che tra l’altro non ho in nessuna forma politica o religiosa. La mia opinione è mia. Finita lì. Non la declino al volere altrui, per amicizia, per far piacere, per atto diplomatico. Non mi svendo, per farla corta.
 
 
4. Ognuno ha diritto alle sue proprie opinioni, criticabili, ma non per questo censurabili: altrimenti tanto varrebbe tornare sotto il giogo dell’Inquisizione cattolica, come ai bei tempi quando s’innalzavano roghi al cielo per un Giordano Bruno da Nola, etc. etc.
 
 
5. La morale non è uguale per tutti i 6 miliardi di persone che sono al mondo. Perlopiù con gli anni si sono accettati, in linea teorica, dei valori, che dovrebbero essere a tutti comuni. La storia ci smentisce poi sempre: basta guardare alla Russia, a cosa sta accadendo, Putin e il suo stalinismo capitalista che ammazza a bruciapelo chi si oppone alla sua tirannia. Giusto per portare un esempio attuale.
 
 
6. Spero di non incappare mai in uno che la verità ce l’ha scritta in fronte, come una luce incorporata: non vorrei proprio che testasse la mia onestà tirandomi una testata o peggio. Chi cerca la verità è umile e non parla mai e poi mai di verità parziali o assolute. Oggi si parla tanto di verità: e in nome di queste presupposte verità non ci si risparmia dall’ammazzare a destra a sinistra e al centro.
 
 
7. Pure io faccio il topo di remainders: ci si trovano libri usciti da 3 o 4 mesi appena, perché già vecchi, o perché autentici flop. Ma proprio AUTENTICI FLOP, così tanto che neanche nei remainders si riescono a vendere, né con lo sconto del 40% né a metà prezzo. Insomma, se si cerca un AUTENTICO FLOP, il posto giusto è nei remainders.
Ma meglio spulciare sulle bancarelle, in alcuni casi: perché riesci a tirare sul prezzo e ad avere un AUTENTICO FLOP a meno del 50% del prezzo (e non valore) di copertina. Mai sottovalutare la potenza anticulturale dei remainders: ci sono tante di quelle porcate che a leggerle tutte uno rischia di parlare come un lobotomizzato drogato perso. Sul serio. 
Venghino Signore e Signori, venghino!
 
 
8. Il copyleft è una cagata pazzesca.
Non sto scherzando affatto e neanche provocando. E’ proprio tutto quello che penso a proposito del copyleft. Una cagata pazzesca.
 
 
9. Penso che Nietzsche, ottimo filosofo ma poco buono nella pratica, alla fine è uscito pazzo: ha scopato una volta in un postribolo e poi basta. E dormiva 30 minuti al giorno, come le aquile. A 40anni è impazzito completamente, e per dieci anni ha mangiato i suoi escrementi. Strana stella danzante.
 
Sarai pure stato un “faro nel buio”, te lo concedo Wilhelm, ma il prezzo che hai pagato, per Dio! Avresti fatto meglio a farti qualche sana scopata e qualche sana dormita, senza tanto scavare, a lume di candela, nelle catacombe umane per un emergere che non si sa.
Eppur ti voglio bene, Friedrich.
 
 
10. L’intuizione da sola può portare a strane forme d’allucinazione. Come l’amore.
In strada, passa una bella: un signore (un maschio), un uomo getta su ella uno sguardo e s’immagina il di lei sorriso. Ma non immagina che pure lei sta immaginando il sorriso che gli farebbe a quel bruto, che la fissa, se solo osasse presentarsi davanti alla di lei persona.


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 11:01 | riflessioni | clicca per commentare commenti (16)



Monica: Mon Amour

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


Monica: Mon Amour


monica bellucci, mon amour

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:02 | diario | clicca per commentare



come Humphrey Bogart

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, novembre 29, 2006


Monkey Bogart


come Humphrey Bogart
 
 

di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
INSIEME A ME
 
 
Sono io l’uomo, quello che ti fa contenta
Sono io quello che paga i conti
e per i tuoi pianti al chiar di luna
E che alla sera poi piange strozzato
con il bicchiere vuoto in mano
Non mi puoi dire che...
Non mi puoi venire a dire che...
che te ne vai per sempre con quell’altro
Perché, se ci provassi sul serio, te lo giuro
ti prenderei, ti prenderei e ti bacerei
fino a soffocarti insieme a me
Insieme a me
Insieme a me
Insieme a me
 
Ma come fai con quegl’occhi
Per Dio! Mi mandi in paradiso
Mi fai dar di matto, di matto, di matto
Ma come fai ad essere così bambina
Per Dio! Mi danni sul soffice tuo petto
E’ per questo che sono il tuo uomo
Non ne puoi avere un altro
Quell’altro, se c’è, gli rifaccio il trucco
Perché sono all’antica, perché ti voglio mia
E’ una questione di gelosia, resta mia
Resta mia, resta, resta mia, resta mia
A quell’altro gli rifaccio il trucco
A quella scimmia, a quella scimmia
gli metto a posto il sorriso come dio comanda
 
Bambina, sono ancora io quello
che ti fa contenta,
che prende sul serio le tue smanie e gioie
No, non puoi andare, non puoi andare via
 
Con me vivrai, vivrai per sempre
Con me amerai, amerai e soffrirai per sempre
Non mi puoi venire a dire che…
che te ne vai via per sempre con quell’altro
solo perché ha sempre il sorriso sulle labbra
Glielo rifaccio io il trucco, poi capirai
che non puoi amare un altro che non sia io
 
Sono ancora io quello che paga i conti,
quello che torna tardi a casa la sera
e poi ti strappa la gonna per farti ridere
Sono ancora io quello che ti asciuga il pianto
e rimane incollato alla poltrona quando non ci sei
Non mi puoi lasciare, non puoi farmi questo
proprio adesso che avevo cominciato
a rigar dritto
 
Nei tuoi occhi, per Dio!, tutto il paradiso
Tra i tuoi seni in fiore tutto l’inferno
Tutto, tutto quello che amo veramente
Tutto, tutto quello che mi farà male sul serio
Tutto, tutto quello che mi serve adesso…
tutto quello che mi serve è baciarti
E’ baciarti per soffocarti per sempre,
per sempre insieme a me…
 
Per sempre insieme a me…
Per sempre insieme a me…
Per sempre insieme a me…
 
 
 
 
 
Humphrey Bogart
 
 
Non ti regalerò più niente
D’ora in poi voglio sentire la tua voce
che diventa di singhiozzi e lacrime
Non ti regalerò mai più una briciola
del pane che m’avanza nella màdia
Perché sono una scimmia cattiva
Perché sono un altro Humphrey Bogart
venuto tutto sbagliato
Quindi lasciami in pace e datti pace
Il nostro tempo è finito
sull’orizzonte delle mie labbra
 
Non ti regalerò mai più un sentimento
né un pentimento
perché tu possa farne il tuo pendente
da abbandonare in mezzo ai seni
 
Non ti darò più le mie labbra
Non prenderò più le tue tra le mie
 
Però sarai ancora in mezzo alle mie gambe
Ma come un apocalittico appunto,
giusto un segno rosso a matita sul calendario
Sarai ancora in mezzo ai miei giorni,
a quelli di lutto e a quelli che mi scappa un rutto
 
Di brutto te lo dico
che non ti regalerò più un gesù
e nemmeno la parte più umana,
solo la scimmia che ghigna
Perché sono un altro Humphrey Bogart
venuto su tutto sbagliato
 
 
 
 
 
BELLA GIOIA
 
 
Meglio solo che male accompagnato
Mamma lo diceva sempre a mio padre
E io che sono suo figlio oggi seguo il consiglio
Non ti amo, preferirei un cane delle SS alle costole
Non ti amo, non ho scrupoli né cambiali
 
Mamma lo diceva sempre
che le donne belle portano solo guai
Me lo diceva sempre che quelle brutte
rimango brutte per tutta la vita
Mio padre taceva quasi sempre
Di rado mi raccomandava di stare attento
a quelle intelligenti, poi scoppiava a ridere
Era chiaro che mi prendeva per i fondelli,
lui non ci ha mai creduto alle donne in gamba
Mamma era una donna saggia
 
Preferirei baciare un cane con la rabbia
piuttosto che spremermi l’uccello per te
L’amore è un gioco solitario e non è amore
Mi hai disegnato sempre
e sempre male secondo i tuoi desideri
Mi hai messo seduto in poltrona davanti alla tv,
ti sei grattata la punta del naso per scacciare una mosca
e poi sei rimasta in silenzio a guardarmi
 
Mamma lo diceva sempre
che le donne sono delle gran puttane
Mamma era una santa come poche
Sapeva come si fa a tirar su un bordello dal niente
 
Preferirei scippare una vecchia troia ma non te
Abbiamo avuto il nostro momento imperfetto
L’abbiamo anche portato a letto per farci muro
Adesso è tempo di cambiar aria, Bella Gioia
Meglio solo che male accompagnato
Chi va con una troia un giorno rischia di accasarsi:
non è questa la vita che sognavo, mamma me l’ha detto
 
Me l’ha detto che ci vuole niente per un bordello
I tempi sono cambiati e mio padre l’hanno seppellito
Però lungo i marciapiedi a tarda notte ci stanno quelle
che te la danno per poco o tanto, basta che tu abbia soldi
Mamma era una donna saggia, sapeva tutti i trucchi
Mamma me lo diceva sempre di stare attento alle stelle
Mamma me lo diceva sempre che la notte è buia e brutta
Sapeva così tante cose, Bella Gioia, così tante
 
Mi ha messo all’erta, niente poesia, niente regali
Non sarai tu quella che mi farà morire seduto
Lo schiaffo te lo sei meritato, hai fatto la valigia
Non aspettavo altro, era già troppo tempo che mi puzzavi:
quelle telefonate a tarda notte, e poi gli orgasmi interrotti
 
Bella Gioia, che vuoi che ti dica? Sei una troia
Ma non ti preoccupare, non ne sono rimasto turbato
L’ho sempre saputo, però ora te la devi squagliare
Ti voglio ancora un pizzico di bene, dammi retta
Dammi retta e porta via le tue chiappe dal mio letto
 
Meglio solo che in compagnia dei tuoi amanti
Mamma lo diceva sempre a mio padre
E io che sono suo figlio oggi seguo il consiglio
Non ti perdono, preferirei un cane delle SS alle costole
Non ti perdono, ho mille donne nella notte
che mi aspettano per una scopata senza il chiar di luna
 
Ho mille donne nella notte, quasi uguali a te,
per una nottata senza il chiar di luna, senza la luna


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:28 | poesia | clicca per commentare commenti (11)



Jurij Družnikov su "RAINEW24", intervistato da Luciano Minerva

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, novembre 28, 2006






Jurij Družnikov


 
"Angeli sulla punta di uno spillo", edito da Barbera Editore, è a mio giudizio, non dico insindacabile ma quasi, il "romanzo più importante degli ultimi cinquat'anni": l'Autore, Jurij Družnikov.

Ho avuto l'onore di intervistarlo:

INTERVISTA a Jurij Družnikov (a cura di Giuseppe Iannozzi clicca per leggere)


Di seguito tutti i collegamenti per vedere e leggere l'intervista
di Luciano Minerva (RAINEWS24) a
Jurij Družnikov.

 
Video
Intervista
2006, Mantova
[adsl]
Approfondimenti
Il testo integrale dell'intervista
Bio-bibliografia
Versione originale
Družnikov: i video in lingua originale
Links
Sito ufficiale (in russo, inglese, francese, polacco)
Il Palazzo Te di Mantova

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:29 | interviste, speciali | clicca per commentare commenti



Cinzia Pierangelini, "Eraclito e il muro"

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


Cinzia Pierangelini, "Eraclito e il muro"


Intervista a

 
Cinzia Pierangelini



“Eraclito e il muro”
 


 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 
 


 
Cinzia Pierangelini, messinese, violinista, insegnante, scrittrice agli esordi. Ho pubblicato la raccolta di racconti “Dall'ultimo leggio” ed. traccediverse, sono nelle antologie: “Il mio mare” ed. La Mandragora, “Libera uscita” ed. Delosbooks,“Quindici passi nel buio”ed. Traccediverse. Il suo primo romanzo“Eraclito e il muro”, ed. Gbm.; e in uscita il racconto “La signora Rosa” per i tipi Delosbooks e la poesia “Quando jasmine sciolse la sua treccia”, per Aletti editore. La rivista Writersmagazine nr. 6 ospita il racconto “Non c’è musica”.
 
 
 
 
1. Una domanda semplice, ma difficile per alcuni: chi è Cinzia Pierangelini?
 
Ecco, è una domanda difficile, ho già riscritto tre volte la risposta... in realtà non mi sento ancora definita, credo; però, se penso a me, immagino una bambina.
 
 
 
2. Quali gli autori che maggiormente ti hanno aiutata a maturare un tuo proprio stile linguistico, e, soprattutto, perché?
 
Questa è una domanda semplice, invece: non lo so. Ho molto letto e continuo a farlo nel tempo che mi rimane libero dalla scuola, la scrittura, la famiglia, i concerti e le faccende domestiche; ma ho anche dimenticato tutto e non sto scherzando. Quello che posso dire è che gli scrittori siciliani continuano ad avere un enorme fascino su di me: Pirandello, Sciascia, Brancati, Camilleri (soprattutto il primo) e anche gli attuali: Alajmo, Silvana Grasso e Russello, appena scoperto. Però io ho cominciato a pensare alla scrittura appena due anni fa e l’ho affrontata senza alcuno studio, direi senza impegno; la mia vocina, il mio stile (se vogliamo un termine altisonante) era lì, pronto, definito. Non ho dovuto far altro che scrivere, nessuna ricerca, insomma; né muse ispiratrici.
 
 
 
3. So che ami visceralmente la musica, non a caso sei anche una violinista, e da quel che mi è stato riferito sei piuttosto brava: ne approfitto dunque per farti una domanda un po’ particolare, che rapporto c’è fra la musica e la scrittura? E se ce n’è uno, tu come lo vivi questo rapporto, in maniera conflittuale, simbiotica e/o sensuale?
 
Non sono brava, lo metto subito in chiaro: sono una violinista affidabile, non una solista. Sono anche una musicista sui generis, non ho scelto liberamente questo mestiere ma spinta dai sogni di mio padre e ho vissuto questa carriera con amore e odio. Certo la musica è bella e suonare è sì un’esperienza sensuale, fisica, piacevole. Ho sempre molto curato la bellezza del suono, e amo il mio strumento antico, dolcissimo;  suono e insegno  col cuore e con generosità, questo sì. La scrittura è sempre stato il mio vero sogno però, e credo di aver imparato, in trent’anni di musica, a imprimere un ritmo molto “musicale” ai miei scritti. Inoltre il primo racconto che ho messo giù, l’ho scritto mentre ero in tournee con Nicola Piovani e il primo complimento per la scrittura mi è venuto dal maestro Annibale Rebaudengo (famoso didatta e pianista). Insomma alla musica devo tanto e da quando scrivo ho i sensi di colpa perché, per forza di cose, mi esercito di meno.
 
 
 
4. Inutile che cerchi di negarlo: so che sei anche una discreta, anzi ben più che discreta, fotografa. No, non mi dire che sei una dilettante… Però voglio sapere, come per la precedente domanda, quale rapporto c’è fra la fotografia, dunque fra le immagini - che il tuo occhio vede perché ne rimane particolarmente colpito -, e la scrittura. Il tuo occhio fotografico, per così dire, quanto e come ti ha aiutata a ritrarre l’ambiente, le atmosfere che sono nei tuoi racconti, nel tuo romanzo “Eraclito e il muro”?
 
Questa domanda è inaspettata! Mi cogli favorevolmente alla sprovvista, nel senso che mi dai spunto per una riflessione mai fatta. La fotografia mi ha molto appassionato da giovane, quando giravo per la città con una Yashika manuale in cerca di angoli poetici. Con l’avvento delle macchine elettroniche e delle incombenze da donnina responsabile ho perso un po’ di smalto tecnico, ma amo ancora le foto di angoli e particolari apparentemente insignificanti, proprio come nella scrittura amo dipingere il miracolo della gente semplice. Stesso occhio dunque.
 
 
 
5. Matteo Micciché, un critico musicale solitario e non poco inviso, recensisce per il Gazzettino gli spettacoli lirici del teatro locale. La sua penna è tagliente, troppo perché passi inosservata e soprattutto perché in paese venga da tutti tollerata. Chi è Matteo, Matteo il Critico?
 
Non è retto Miccichè, è invidioso del talento altrui e non è onesto nelle sue recensioni.
 
 
 
6. Il personaggio Micciché è un folle come la gente in paese lo descrive, o piuttosto è il piccolo paese, borghese e bigotto, a essere da tempo immemore a bagno in una pazzia velenosa (ma connaturata) che non sa riconoscere né accettare?
 
Miccichè è un personaggio grigio, nel senso che non è bianco o nero, come tutti noi d’altronde. Non è folle ma si ammala di panico e ammalato è nell’orgoglio anche, dal giorno in cui ha capito di essere un musicista fallito. Però il male non è tutto di qua o di là, il paese ha le sue gravi colpe, la sua piccola anima dannata.
 
 
 
7. Matteo Micciché, dopo una serie di eventi (programmati ai suoi danni), diciamo pure che perde il lume della ragione. Insomma, impazzisce. E’ più una specie di oscuro Eraclito, o potrebbe anche essere una sorta di Orlando Furioso?
 
Il personaggio di Eraclito non è in funzione di Miccichè, non nelle mie intenzioni almeno. Eraclito e il “Tutto scorre” si trova in opposizione a certa Sicilia che invece non cambia, che rimane statica nei ruoli di potere, nelle forme e spesso anche nei significati.
 
 
 
8. “A chi discende nello stesso fiume sopraggiungono acque sempre nuove. Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento, si disperde e si raccoglie, viene e va. Negli stessi fiumi scendiamo e non scendiamo, siamo e non siamo. (DK 22 B 49 a)” Quando finalmente rinchiuso in manicomio, Matteo scopre l’amore: si può dire che rinasce, che abbandona la sua vecchia esistenza per abbracciarne una nuova… che per pochi momenti riesce ad essere uomo tra gli uomini senza dover vestire l’oscura maschera del misantropo del critico, di un Eraclito?
 
Fatta salva la figura di Eraclito come sopra, direi che sì: l’amore è la catarsi di Miccichè, ciò che avrebbe potuto salvarlo; perso quello torna il meschino che era e senza neanche più sogni di vendetta.
 
 
 
9. Matteo incontra l’amore, lo trova nella persona che in manicomio lo cura. Però anche chi cura è vittima, del sistema sociale-politico si potrebbe azzardar di dire… La domanda è questa: quanto è importante l’amore per Matteo, per la sua malattia, e perché proprio l’amore lo conduce, seppur per poco, in una dimensione dove la felicità è possibile?
 
Dove non arriva l’amore arriva la psicanalisi? O magari il contrario?
 
 
 
10. La pazzia sfocia in Micciché per una banalità: anziché il suo panama si ritrova fra le mani una coppola, tipicamente siciliana. Quale il ruolo delle coppole nel destino di Matteo, anzi dei personaggi che come satelliti gli ruotano intorno?
 
Be’ il gioco dei cappelli, come tutto il libro d’altronde, è nato da solo, in maniera divertente. D’altronde quale simbolo migliore, per mettere paura a uno come Miccichè “Che nordico, straniero si sentiva, in quella terra d mafiosi”.
 
 
 
11. E quale il ruolo del muro? Matteo Micciché sta in un paese siciliano, senza nome: vive per scrivere articoli al vetriolo; e sul muro del teatro, dove fanno bella mostra di sé le pubblicità della stagione lirica, il malaffare paesano viene riassunto con brevi frasi - che in un certo qual modo ricordano la mordacità delle pasquinate.
 
Il muro è un altro teatro, quello dove si recita la vita vera, quella che non si può dire a voce alta, quella che però si vuol fare conoscere. Il muro è davvero l’anima del paese, la sua storia, la sua voce.
 
 
 
12. Come hai sviluppato l’idea di “Eraclito e il muro”? Ti sei ispirata al quotidiano, a delle esperienze tue personali, o quanto raccontato nel romanzo è tutto frutto della tua fantasia?
 
Tutta fantasia, ma l’input all’inizio l’ha dato un articolo di giornale in cui un critico faceva a pezzi (persino in retrospettiva) un solista di fama che aveva avuto la sventura di una cattiva esecuzione. Questa cosa mi aveva mandata in bestia, c’era una tale mancanza di generosità, una tale dose di fiele che ho sentito l’esigenza di sedermi al pc e ho scritto “Il critico”, che era il nome originale del mio romanzo. Ma l’influenza è finita lì, il resto è fantasia.
 
 
 
13. Oggi come oggi, a tuo avviso, ha ancora senso leggere gli autori contemporanei, che perlopiù sono tutti presi a inventare (a immaginare) thriller gialli noir insipidi, dove la lingua e la reinvenzione linguistica non esistono, dove il contenuto finale è poi sempre lo stesso, tanto sangue e nessun messaggio che si possa dire, anche solo alla lontana, sociale morale politico?
 
Mi pare che abbiano molto seguito, io non leggo letteratura di genere, però; eccettuato Camilleri ché mi diverte, e che ha uno stile personalissimo intriso di ironia tutta sicula. Io penso che ci siano grandi autori anche oggi e spero di scoprirli tutti, un po’ per volta, tempo permettendo. Credo che molti esordienti si buttino sulla letteratura di genere perché vende e perché sempre più case editrici le danno spazio. Per me lo stile è quasi fondamentale in ogni caso, mi piace la bella scrittura, raffinata; non amo invece gli sperimentalismi. Diciamo che amo qualche gradino più in giù di Consolo, ecco.
 
 
 
14. Chi o che cosa leggi oltre ai classici della Letteratura (da Dante a Verga a Pirandello, da Cervantes a Hemingway…)? Perché, e che cosa ti danno in termini emozionali, di arricchimento interiore?
 
Be’ intanto non sono mai riuscita a leggere Hemingway (mea culpa... che dire?) perché mi annoia; scrittori come De Luca, Bassini, Grasso, Alajmo mi fanno pensare che c’è ancora un mondo di valori a cui aggrapparsi, che c’è ancora qualcuno che non si è perduto, che crede e spera e lotta... e che mantiene uno sguardo vigile, critico. Ne ricavo sollievo a essere sincera...
 
 
 
15. Conia uno slogan per promuovere “Eraclito e il muro”. In pratica: perché il lettore moderno dovrebbe leggere il tuo romanzo?
 
“Avvocati e critici popolano i tuoi incubi? La vita passa e niente si trasforma? Fatti almeno due risate!”
 
 
 
16. Quali i tuoi progetti nell’immediato o anche più in là? Un altro romanzo? Io spero proprio di sì, perché “Eraclito e il muro” è un gran romanzo, nutrimento per la psiche e l’anima.
 
Il secondo romanzo è già pronto ed ha avuto il benestare della casa editrice, attualmente si chiama La jatta, ma so già che il titolo sarà diverso in uscita. Credo che vedrà la luce il prossimo inverno, l’ho scritto davvero col cuore cercando d’interpretare i desideri, i sogni di una minoranza di persone che... ma basta, non posso dirti altro. Il terzo ho già iniziato a scriverlo ma l’argomento è così strano che forse non me lo pubblicherà nessuno... pazienza, tanto scrivere e creare nuovi mondi è già abbastanza divertente di per sé.
 
 
 
Grazie infinite, Cinzia Pierangelini. Sei stata molto gentile: non nutrivo alcun dubbio in merito. Ti auguro ogni bene.
 
Con amicizia e stima,
 
 
Cinzia Pierangelini - Eraclito e il muro - Ed. GBM , Messina, 2006 -  Pp. 155 - ISBN 88-7560- 010-4 -  € 12



Stefania Mola

leggi anche su Squilibri la bella recensione di Stefania Mola

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 07:13 | interviste, speciali | clicca per commentare commenti (29)



per le tue gambe

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, novembre 27, 2006


sono la tua rosa

La Tua Rosa è un altro sentito omaggio
di Angelika l’Incantatrice a G. Iannozzi
 

 
per le tue gambe
 
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
 
ad Angelika l’Incantatrice,
perché è tornata
ad essere la mia bimba di latte e miele
solamente per me
 
 

 
le tue gambe
 
 
SONO IL TUO DIO
OGGI E PER SEMPRE
IL TUO DIO
CHE S’ARRENDE
E NON SI DIFENDE
DAI GRAFFI
DELLE TUE UNGHIE
DALLA STRETTA
DELLE TUE LUNGHE
LUNGHE GAMBE
 
 
 
 
 
LA SUA PARTE
 
 
costretti a morire,
a sanguinare in silenzio
quando l’amore pretende
la sua parte nella storia
che immaginavamo tutta
tutta nostra
 
 
 
 
 
CANZONE D’AMORE
 
 
La mia canzone d’amore
fra le tue gambe
La mia bocca
un’armonica che suona
la vita
nel segreto tuo velluto
 
Questo letto ha voce
Ha orgasmi più infiniti
del paradiso
Questo amore
che non si consuma,
questo amore
così indecente
è tutto per colpa tua
 
 
 
 
 
COSI’ TANTO
 
 
La mia rosa
deposta
esposta
sul tuo petto
Di gelosia
muoio
cercando
il conforto
del bianco
tuo seno
di latte
profumato
 
Tu, mia rosa
così tanto
t’amo
 
 
 
 
 
AMANTI
 
 
Come vedi, mio Amore
oggi vado in giro cieco
senza fiato
tenendo però alto il morale
Forse fingo un po’ male
quando vien giù la pioggia
e bagna i miei pensieri
di tristezza piagnucolosa,
però piantata in asso
in un momento soltanto;
ma al bordo del marciapiedi
c’è una carina che mi digerisce,
ascolta e ascolta il mio umore,
poi mi dice pagliaccio
e m’abbraccia come un pupazzo
E allora io le sussurro
in un orecchio che di lei sono pazzo,
che sono la sua puttana che ride
E lei mi abortisce in uno schiaffo:
cinque dita belle nude
sulla mia faccia stampate

Come vedi, mio Amore
non possiamo far proprio a meno
d’incontrarci senza riguardi,
impudenti perché amanti
 
 
 
 
 
COME UNA BAMBOLA
 
 
Dove vai, dove
se tanto lo sai
che sei il peccato incarnato!
Chi baci, chi
se tanto lo sai
che sei carne e poca preghiera!
Dovunque tu vada
chiunque tu baci,
ricordati che sei stata felice
fra le mie braccia, per un momento
come una bambola senza volontà
 
Dovunque tu vada
troverai altre braccia
e altre labbra
E se oggi ti sembra cosa buona,
domani forse ti ricorderai di me
quasi fossi stato lamette
sui tuoi piccoli capricciosi polsi
 
 
 
 
 
VELENO
 
 
Non hai saputo immaginarmi crudele
Ma anch’io nutro un cuore mortale!
 
 
 
 
 
AL MATRIMONIO
 
 
Vennero proprio tutti
dal vicino al prete, dal santo al becchino:
tutti avevano le loro pistole ben cariche,
era difatti il giorno del nostro matrimonio,
Amore mio che sorridi e piangi e deridi
E io reggevo la colt e la fede con la mano
che in un dì non lontano cercò la verità
- la tua verginità fra le tue nere mutandine
 
Vennero proprio tutti
a darci l’estremo addio
 
 
 
 
 
NELLA TOMBA
 
 
Il tuo amore
uguale a un bubbolio
di tempesta in lontananza,
di disfatti orgasmi
dimenticati
dentro a un milione di tombe
senza il nome
 
 
 
 
 
SOLTANTO TE
 
 
Di tutte le carezze
Di tutte le botte
Di tutte le pazzie fatte
e di quelle sol sognate
Di tutto questo tutto
io ricordo soltanto te,
Mia Rosa

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 07:17 | poesia | clicca per commentare commenti (15)



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