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chiedilo alla Sibilla

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, febbraio 28, 2007


Cybilla



chiedilo alla Sibilla
 
 

di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
 
Chiedilo alla Sibilla
 
 
 
Dovunque tu sia, Cybilla cara,
spero che in qualche modo questo mio pensiero possa arrivarti,
proteggerti soprattutto da tutto e da tutti
e da me anche che ti cerco invano
 
 
 
 
Lo sapevo che ti saresti di me dimenticata
D’altro canto il mondo è grande e rotondo
e due lacrime quasi mai fanno un arcobaleno
Il calendario mi ricorda i giorni insieme
E ogni dì muoio un po’ strappando la speme
dal sorriso che m’hai lasciato in eredità
 
La tua bocca così bella da baciare ora lontana
Ma non è questo che volevo quando ti ho baciata
Eppur sì, ti ho proprio spaventata e hai ragione
di restare nel tuo angolo di paradiso ritagliato
anche se sa di pizza e coca-cola a buon mercato
 
Quel pazzo che ti raccontava storie senza capo
né fine è ancora qui che aspetta che tu ritorni
sui tuoi passi: il coraggio di dire “è finita!”
non ce l’ha, ma poi cade in amore - in ginocchio
come chi in ritardo è stato strappato dalla croce
 
Ma dov’è il tuo sorriso, dov’è la tua nuda mano?
Ma dov’è tutto l’amore, dove tutta l’ubriaca rabbia
di quei giorni insieme sotto lo stesso cielo rosato?
E soprattutto dove sei tu oggi che è quasi la Pasqua?
E soprattutto dove sei tu oggi che ho finito i giorni
da strappare dal calendario?
 
Everybody says: “Chiedilo alla Sibilla, in ginocchio e cieco”
Everybody says: “Trova una preghiera più grande del tuo cuore”
Everybody says: “La felicità ce l’avevi e l’hai fatta fuggire”
Everybody says: “Che ti aspetti! Il peccato è solamente tuo”
 
Everybody, everybody says to me: “Until the end of the world”

Ma dov’è il tuo amore, dove, dov’è il gioco delle tue mani…
dov’è la tua pelle calda e nuda, dove sono le ombre cinesi?
Tutti ripetono che ho sbagliato, tutti me lo dicono in faccia
Me lo ripetono a ogni dì che sono pazzo a cercare una preghiera
più grande di me per far tornare a battere il tuo cuore sul mio
 
,,,più grande di me per far tornare a battere il tuo cuore sul mio
In ginocchio e cieco, ho peccato io, in ginocchio e cieco io
 
Everybody say, everybody says to me: “Chiedilo alla Sibilla”
Everybody say, everybody says to me: “Chiedilo alla Sibilla”
Everybody say, everybody says to me: “Chiedilo alla Sibilla”
 
 
 
 
 
There’s no God
 
 
Non ci sono più stelle
Non ci sono più parole
Solo questo vento
che strappa dagl’occhi il pianto
 
Ho perso il più bel fiore, l’amore
Ho perso tutto per una crudele paura
 
Non ci sono più verità o crudeltà
che possano portarmi bene o male
Non ci sei più tu, manca il futuro
su queste mie labbra di morte
 
Non ci sono più io
Non ci sei più, non siamo più noi
Così assurdo per assurdo
ti faccio ancora la corte
E se ti sembrerà stupido, è vero
Ma…
Non ci sono più stelle
Non ci sono più pallottole in canna
 
Tutto ho perso, l’ignoranza e la speranza,
il vestito della domenica e quello per il funerale,
la preghiera e la bestemmia, il futuro in blocco
 
Non ci sono più io
Non ci siamo più noi
under this blue sky
There’s no sex
Non ci siamo più noi
 
And there’s no war, there no peace
And I can’t turn the page
I can’t fly without you, without you
 
Under this blue, blue sky
tutto ho mandato al diavolo, without your eyes
 
Under this blue, blue sky, there’s no God
tutto ho mandato al diavolo, without your hands
 
Under this blue, blue sky, there’s no a place to go
tutto ho mandato al diavolo, without your madness
 
 
 
 
 
Nel pozzo nero
 
 
Nel pozzo nero ci butto i desideri
Morta la speme e la degna sua sorella vendetta
Dei sogni che ad occhi aperti sognavo
più non rimane che cenere e forse neanche
Tutto è andato perduto
ogni bene, ogni malizia
E tu che mi fosti ieri amica fedele
ora mi disconosci, in me vedi un ladro
che solamente lo sputo merita e poi la gogna
perché niuno abbia a dimenticare
che pur io son stato tra i vivi ma nato sbagliato
 
 
 
 
 
Ophelia
(Peter Hammill – traduzione G. Iannozzi)
 
 
Quel segno d’arresto sulla tua sigaretta,
quel ben conosciuto volto in fiamme...
potrebbe essere qualcuno
che non riuscite proprio a dimenticare,
qualcuno che hai imparato ad ammirare.
Ed è strano come si estingue un sentimento.
Tutto cambia –
lungo il fiume Ophelia scivola via.
 
Ti tieni a galla, la difficoltà è ripida,
dici che farai fronte a ogni cosa;
hai fatto delle promesse che non puoi mantenere,
getti tutta te stessa contro il muro,
getti tutta te stessa contro il muro.
Ed è strano come si estingue un sentimento.
Tutto cambia –
lungo il fiume Ophelia scivola via.
 
Hai sentito un rumore dalla griglia del fuoco,
dai un’occhiata per vedere chi va là –
è proprio lo straniero, arrivato troppo in ritardo
e impreparato
nel trovare la credenza così vuota.
Ed è così strano come si estingue un sentimento
Tutto cambia –
lungo il fiume Ophelia scivola via.
 
 
 
 
 
Angelo Mio
 
 
Ad Angelika Karamella
 
 
E’ oggi che Vi scrivo,
dolce, dolcissima mia Sorella,
con l’anima che stilla lacrime e sangue:
gioia non è più di questo frale corpo
che conoscete, ma non bene
come invece dovreste,
perché - è ora che lo sappiate -
la mia schiena accoglie mille cicatrici
e ogni respiro che tengo dentro
è un passo in più verso la morte
Ma poi, noi tutti dobbiamo morire
un giorno o l’altro; e però, dolce Sorella,
ce l’avevo pure io quel desio
di vedere l’alba rosata, un nuovo dì
per poi abbandonarmi alle garrule risa
di quei figli che, ahimé, non ho avuto in sorte
Come ben sapete, mia unica Sorella,
ho passato la vita in solitudine estrema
così tanto che rischiavo di prendermi in pazzia;
e poi l’Angelo m’apparve in un mattino radioso
Parea che tutt’attorno null’altro ci fosse
se non la sua luce, gli occhi suoi sì belli
che a guardarli non ci riuscivo quasi;
e rimettevo il capo sul petto
vergognoso d’aver incontrato sguardo tanto virgineo
estraneo al peccato ma non scevro di passione
 
Dell’Angelo
tosto mi presi in innamoramento:
e per quanto germani e persone
a me più o meno vicini dicessero
che stavo sbagliando,
ch’ero avviato al più crudele tormento,
io a quelle chiacchiere non diedi alcun peso
e tenace prosegui per la mia strada,
abbandonando ogni oro e ferro,
ogni palmo di terra
che m’avrebbe garantito una vita serena
e probabilmente assai più lunga
di quella d’un miserabile qualunque
 
Et ora invece m’appresto a tacere
 
L’ultimo respiro, dolce Sorella,
vorrei dedicarvi con l’anima tutta,
ora che il mio spirito è sicuro
che si dipartirà da queste molle carni
E oggi l’ultimo bacio, dolcissima Sorella,
vorrei darvelo colle mie labbra
e nell’orecchio pria d’andar per sempre
sussurrarvi “Coraggio Angelo, Angelo Mio!”
 
 
 
 
 
Ultimo bacio
 
 
ad Asjetta
che è streghetta
 
 
A tutti i costi un ultimo bacio
altrimenti strozzo il pretaccio
e pure lo struzzo nero
con la testa nella sabbia
Non ti ho detto
che potevi lasciarmi
con un pugno di sabbia
e l’anima in cenere
sotto il sole cocente d’agosto
Hai visto l’uomo nero
e ti sei messa una fretta del diavolo
Ma quando da quel cielo
che ora guardi con occhi di cielo
verrà giù il freddo e la pioggia,
voglio proprio vedere come te la caverai
Voglio proprio sentirle le tue lacrime cadere
sulla mia pelle nuda e sconfitta
 
Ed allora lo capirò che mi ami
Che ancora non riesci a dimenticare
tutto il dolore che ti ho donato
 
 
 
 
 
Ri-membri
 
 
a quella tutta matta di Nad
 
 
Rimembri il membro,
quello lungo e snello
che ti disse in fallo?
Ah, certo che sì:
tu lo rimembri il membro
ampolloso - sborroso -
che veniva e veniva e veniva
mentre tu gridavi l’ossesso
che il sesso t’aveva messo
nell’alma vorace,
nel ventre ferace
Et allora più non potesti negare
ch’eri nata per godere
 
Dicevi sempre a tutti
ch’eri ‘na suora,
che mai l’avresti fatto
così su due piedi:
e poi, rimembri che nell’androne,
nella tromba delle scale
fin su lo zerbino?
 
E gridavi, dio quanto gridavi!
 
Ah, tu rimembri il membro
quant’era bello,
delizia di Venere
e del palato pure
Che membro quel membro,
mai una volta in fallo:
una volta provato,
io rimembro
che non volevi affidarlo
al Fato
che crudele
- poco ma sicuro -
te l’avrebbe portato lontano,
sì, anche dall’ano
 
E gridavi, per dio se gridavi!
 
Poi alla fine gridai io:
evirato fui, a tradimento
per un piccolo
ma proprio piccolo tradimento
con quella tua bella sorella
 
Ah, lo rimembro anch’io il membro
E nient’altro, nient’altro
 
 
 
 
 
Nel ventre tuo
 
 
a Cinzia,
con l’augurio che la colite passi presto
Di tutto cuore e intestino
 
 
Quando son sceso
giù da basso
ove stanno i rifiuti organici più putridi
certo sapevo che andavo incontro
a infame destino
Però non potevo immaginare
che così avverso mi fosse:
calato che fui
quasi svenni
per indotto sonno ferale
La puzza era tale
che manco il male incarnato!
Eppure là qualcuno ci viveva
come nulla fosse
e i bisogni li espletava
tirando a sbadigliare
ma più spesso a scoreggiare
Colle gambe molli
ammetto che il coraggio
m’è venuto meno
e rischiando di rompermi l’osso del collo
ero già pronto a rapida ritirata
Tuttavia rimasi
per scoprire quale essere poteva mai
dar luogo a sì tanta flatulenza:
alle pareti trovai lo sguardo maligno
di quelli che un tempo furono di Destra
e che perirono nel sogno
di non tagliarsi più i coglioni da soli
Ovunque gettassi lo sguardo
scabre pareti incontravo,
a volte nude altre no: manifesti corrosi dal tempo
e più avanti, a ogni passo, l’aria mefitica
s’infiltrava nei miei polmoni squassandoli
Messo com’ero
avrei fatto bene a darmela a gambe,
ma la tosse mi squassava;
eppure ammetto che quella gola raschiata
fu per me il solo sollievo,
mi risparmiò difatti di respirare
più del necessario
Dopo immane sacrificio,
finalmente:
era lei, con il solito attacco
Lei e la sua colite
seduta col ghigno satanico in faccia,
sulla tazza d’un cesso
preso dalla gromma e dal piscio di anni e anni
Quella visione inaccettabile all’umana comprensione
fece di me un essere annichilito
Come poi ne fui fuori, non so dire
Forse per intervento divino
Forse per atto di bontà di qualche diavolo in paradiso
Io oggi so solamente
che laggiù in quel loco fetente mai più
 
 
 
 
 
Come ogni coglione
 
di Cinzia
 
 
a Giuseppe Iannozzi
che sì, a volte è proprio così: un coglione
 
 
Come ogni coglione
di cui tale realtà fa bandiera e maglietta
nella merda altrui fa finta di soffocare.
La verità come sempre nasconde,
vendendo per coraggio una sottile invidia
per chi non trattiene quel che è
e che le scariche non patteggia né vende
ma orgogliosamente sa sue.
Anche il divino vilmente scomoda
mimetizzando la sua vergogna,
mascherandolo da diavolo
nell’eterna stupida vigliacca illusione
che ciò che vede nel suo cesso
non meriti una tirata di catena.


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:15 | poesia, satira | clicca per commentare commenti (33)



a mio modo sono pure io un figlio di dio

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


a mio modo pure io sono un figlio di dio





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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 07:15 | satira | clicca per commentare commenti (4)



essere una blogger oggi: lasciate che ve lo spieghino loro

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, febbraio 27, 2007


Pasion - by Angelika Karamella

Pasión è un regalo di Angelika Karamella
 

 
essere una blogger oggi


lasciate che ve lo spieghino loro




con lo zampino del diavolo
Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
Bloggare… neologismo davvero brutto.
Postare: eccone un altro, forse più brutto ancora.
Blog e Blogger: non starò a dire né che cos’è un blog né chi è un/a blogger.
Preferisco che siano le bloggers stesse a spiegarvi, con un po’ di ironia, con tanta semplicità e simpatia, quindi niente intellettualismi che, spesse volte, servono solo per dire aria fritta quando non si hanno idee da esporre.
 
Ovviamente non posso non invitarvi a scoprire i blog di queste ragazze: vi basterà cliccare sui nomi delle bloggers e farete così la loro conoscenza. Scoprirete così che, ad esempio, Pralina è tenuta sotto stretta sorveglianza dal Vaticano, incontrerete poi Acqua e Sale che non sa più che fare tra cacca e cimiteri; ed ancora la Viscontessa che finalmente ci svela qualcosa di lei di inedito (forse!), e poi Eliselle che ogni tanto si sfoga e fa tremare le pareti di paradiso e inferno nonché la Rete tutta, e Angelika che con molta ironia ci introduce nel mondo delle playgirls…
 
Ladies and Gentlemen a Voi.
 
g.i.
 
 
 
Cinzia Pierangelini (Cochina63) - Sono una blogger di 43 anni con l’animo d’una bimba insoddisfatta che crede ancora ai sogni; e sono una blogger poco tecnologica, casinista, imbranata. ora che mi ci fa pensare: sono una blogger?
 
 
Eliselle - “Non” sono una blogger, non nel senso stretto del termine. Tengo un blog che è più piattaforma per pubblicizzare eventi che mi piace pubblicizzare, e fare conoscere quello che faccio. Ogni tanto mi sfuggono sul blog poesie e brevi pensieri e sfoghi sinceri, ma capita raramente. Insomma: sono una blogger non blogger appassionata e costante.
 
 
Fokina - E io che blogger sono? Allora, quando mi sono iscritta a siti come Blog-show o BlogItalia, veniva richiesta una categoria in cui inserire il proprio blog (e, di conseguenza, anche me stessa). Personale? Miscellanea? Beh, un po’ entrambi. Mettici qualche notiziUola ogni tanto. Un blog è un diario. Chi decide di renderlo pubblico, chi privato. Io non ho niente da nascondere, al massimo ometto. Sono una blogger, una giovincella, e sono contenta se qualcuno viene a leggere e si può, magari in parte, rispecchiare con ciò che dico. Soddisfatta di quello che scrivo, anche se aspiro sempre a migliorare. E tu, che blogger sei?
 
 
Asjetta – “…una blogger incostante e instabile come nella vita. Che appare e scompare.
Che a volte dice e altre lascia dire. Che si mostra e non si mostra. E soprattutto che si lascia cullare con le tue dolci sexy dediche. E poi tu oramai lo sai come sono. Ci convivi con le anime delle streghe. :-)
 
 
Cinzia (dog) - che blogger sono? rompiscatole!!! hahaha
 
 
Dora - Che blogger sono? Sono come nella realtà, senza maschere. Diretta, coerente, aperta alla conoscenza, senza preclusioni di sorta. Mi piace scrivere del mio mondo ma non troppo di me, questo si ricava da ciò che scrivo. Mi piace scherzare e stuzzicare ma nei limiti e con le persone giuste. Penso che il blog, se usato correttamente, sia un buon mezzo per la comunicazione.
 
 
Angelika Karamella - Il Blog per me è sperimentare, comunicare, condividere.
Detto questo e entrando nel merito della tua curiosità.
Metaforicamente parlando,Essere una bloggers oggi per me potrebbe essere... affacciarsi, curiosare, giocare e gustare.

Le Nove Porte
è una casetta, modesta, ma calda e accogliente. Tutt’intorno vi è un giardino di rose rosse come la passione e rose bianche come la purezza, e profumi antichi che emanano l’essenza della mia femminilità.. Un cielo limpido con nuvole di zucchero a far da cornice. Percorrendo a piccoli passi il sentiero, si giunge alle mie segrete stanze ove sono custoditi i miei tesori. Dalle finestre filtrano raggi di luce che si posano sulle pareti disegnando sfumature dai colori intensi, dalle quali cogliere incanto, emozione, fantasia, amore...vita.
 
§^,*§ La Blogger Angelikaramella, Le Blogblog Girls
 
 
Acqua e Sale - Come faccio a fare la seria? Io sono seria… Le cose che ti ho scritto erano serie… erano me... Come faccio a definirmi blogger? ho un blog io?
Ti pare un blog il mio? Ormai le persone nei commenti scrivono e scrivono: pare un distaccamento della neuro… - altri proprio non capiscono di cosa si stia parlando - altri ancora fuggono senza commentare - poi ci sono i tuoi commenti... prima poesie lugubri da far spavento… e ora... ode alla cacca... Che blogger mi sento? depressa… disperata… ahahah… dai scherzo… mi piace giocare… per me il blog è gioco… gioco di parole… gioco di immagini… e il gioco è una cosa molto seria… non dimenticarlo mai...
 
 
Lux In Tenebris - Che blogger sono... ^_^ Sono io, senza dubbio, una o molte delle tante voci che passano per la mia testa. Ho un lato scuro intimo forse più umano, e un lato chiaro più irriverente. Separati nel www, ma nella vita si mescolano giornalmente come dissolvenze tra un fotogramma e un altro. Non scrivo tutto, talvolta neanche tutto l’importante e... lo ammetto: ho il terrore che qualcuno mi trovi. Se qualcuno mi riconoscesse spero non esca mai allo scoperto per non inquinare questo piacevole angolo che mi sono ricavata per me.
 
 
Pralina - Cerco di essere casta. Questo è il punto. Non ho molte altre finalità. Pazienza se non mi riesce quasi mai.
 
Pralina Monaca
 
 
Rael is Real - Sono blogger perché ho scoperto che la cura dei mali del mondo è modificare l’html dei template.
Che poi ci siano anche i post e i commenti, beh, non tutte le ciambelle riescono col buco.
Sono blogger perché devo giustificare l’abbonamento a Alice flat 4 mega.
Sono blogger perché se non sono sul web non esisto.
Ma siccome il web non esiste allora io ho un’esistenza inesistente.
 
 
Viscontessa - Secondo me è proprio il termine ad essere fastidioso. Non sono una blogger, sono già tante di quelle cose da cui non posso esentarmi che non voglio essere etichettata anche come blogger.
Tengo un blog, ho un blog come molte altre persone e mi piacerebbe che i blog non avessero sesso ma solo anima. Certo sono una donna e questo non lo nascondo neanche sul blog, ma l’essere donna nel caso specifico non è a mio avviso rilevante.
Ammetto che preferivo di gran lunga quando dietro ad un nick non sapevi chi ci fosse e ancor di più quando non capivi dal nick se dietro alle parole c’era un uomo o una donna....
Ma sono sempre una nostalgica dei vecchi tempi e un’individualista sfrenata poco incline alla socializzazione. :-)


Francesca Ferrara - Essere Blogger oggi? Semplicemente essere sé stessi, così come nella vita reale, anche in rete: non far uso di maschere, di filtri e di false identità perché un blog può essere anche un gioco ma è soprattutto la condivisione di un “qualcosa”, con il prossimo, che si replica all’infinito.
Prima di essere una blogger sono una donna, che per carattere tende all’estroversione, anche se non mancano i momenti di timidezza, e per indole sono una sanguigna e passionaria.
Esisto in rete perché è la mia seconda culla: è dalla rete che è iniziato il mio cammino giornalistico e alla rete che, prevalentemente, lo dedico. Il blog è come un ‘amante’, c’è quando lo desidero, quando ho voglia di lui: non pretende e non chiede mai nulla, ascolta, riceve e diffonde, in base alla mia volontà, sempre pronto ad esaudire i miei desideri. Il blog è anche scrigno magico di custode di piccoli gioielli, o tesori nascosti che grazie alla rete si possono mettere in mostra e far conoscere ai più. Io sono una blogger che si adagia all’offerta tecnologica della rete: se la gode, se la coccola; è l’abbraccio stretto e carnale di un uomo (il blog) alla sua donna, l’amplesso infiammato di un fresco e giovane amore. Sono una blogger che si proietta nella rete e che in essa trova una collocazione agli oggetti e ai materiali che sono sfrattati altrove. Mi ritengo sia nella Vita, nella Rete che nella Blogosfera una donna impegnata a costruire non solo il proprio futuro professionale ma anche ad apportare un valore aggiunto, in maniera etica, al mondo dell’informazione e della comunicazione.
Nel blog ho riconosciuto una seconda casa, che arredo a mio piacimento, il piacere di “un’eclettica mente e variegata entità narrante, errante per il web”.


Dilhani - Mmm dunque, che blogger sono?
Non sono sicura di essere una blogger: sono una che scrive, un po’ dove capita, compreso il blog! Devo condividere le emozioni e per fermare la mia mente ho bisogno di scriver-la da qualche parte, nero su bianco…. o fucsia su nero o….vabbe’. Sicuramente qui sono anonima, ho un nick, beh si, ma in realtà sono anonima solo nel nick, nelle parole sono io sempre io, a meno che non invento una storiella, ma forse sono cmq sempre io! Certo, solo una parte di me... quella scritta!!! Ma cmq sempre romantica, riflessiva, chiacchierona, stressata, idealista, rompiballe... si quello sempre!
 
 
Nadia - Io, a casa, non posso dire CAZZO! Allora lo dico nel blog. Per me bloggare è poter dire “cazzo” quando mi pare e piace. Ahahaha, ovviamente alla parola dò un termine vario e pieno di altri concetti che vanno al di là del viril membro.



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:27 | interviste, speciali | clicca per commentare commenti (21)



Belinda Carlisle - Voila, out now

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, febbraio 26, 2007



divina Belinda Carlisle


Voila - Belinda Carlisle


voila - out now


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Michele Pellegrini - "Disertori"

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


Michele Pellegrini - Disertori


Michele Pellegrini



D I S E R T O R I

 
tra partigiani, camicie nere e foibe

 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Michele Pellegrini è nato nel 1960 a Trieste. Ha pubblicato Memorie di un bambino filocinese (Stampa Alternativa, 2002), Grand Tour (Fernandel, 2003), Dimissioni (Fernandel, 2004). Fa il bibliotecario.
 
Quella che si racconta in “Disertori” di Michele Pellegrini è una storia dallo stile secco: niente virtuosismi per rendere icastici i personaggi e le situazioni, bensì rapide pennellate per dire quello che c’è da dire, senza inutili fronzoli. E’ una storia amara da digerire, ammesso che ci sia qualcuno disposto a digerire, senza batter ciglio, il dramma di quanti nella Seconda Guerra Mondiale furono infoibati, giustiziati sommariamente, ammazzati perché c’era la guerra e non si poteva fare altrimenti. In “Disertori” c’è la storia di un uomo il cui passato non è proprio pulito e di cui una sola persona sa i particolari. C’è un grande punto interrogativo che macchia di sangue innocente ogni pagina: davvero non fu possibile fare diversamente? era necessaria tutta quella crudeltà contro tutti, contro vecchi giovani donne, semplici ragazze e ragazzi?
Tutto comincia, o meglio finisce in una camera d’ospedale dove sta Alvise Preda, oramai preso dal cancro e dalla morfina: però la sua mente è lucida, quasi serena. Al suo capezzale i due figli, Federico e Dorina, nonché l’arrivo inopinato d’un anziano signore più vecchio del padre e che è stato amico di Alvise. Lui è l’Argentino, l’ultima persona al mondo ancora in vita che può dire qualche cosa di Alvise Preda. I figli di Alvise sanno solamente d’aver avuto un padre, d’averlo amato, ma non sanno chi è stato. E’ con l’arrivo de “l’Argentino” che inizia la storia, traducendo Federico e Dorina in un tempo d’inverni e di lupi neri, in cui loro non erano ancora stati concepiti nemmeno come idea. Federico e Dorina non possono che rimanere ad ascoltare la voce dell’Argentino, mentre Alvise, ridotto a una larva umana, li prega d’ascoltare anche se lui dormirà. Obbediscono.
Volenti o nolenti i due fratelli vengono tradotti in Albania, in Montenegro, in Dalmazia. L’Argentino gli racconta di come si sono incontrati, dei boschi che hanno percorso insieme, e a suo modo tenta pure di spiegare loro che cosa significava essere dalla parte giusta. E mentre l’Argentino racconta, noi si ha come l’impressione che una parte giusta non esista, non in guerra, perché la guerra è sempre sporca di sangue innocente che è sempre di più di quello delle camicie nere. E poi bisognerebbe capire chi è una camicia nera perché gliel’hanno comandato e non si poteva proprio rifiutare, e chi invece ci crede veramente nell’abominio dell’arianesimo. All’indomani dell’8 settembre i due Alvise e l’Argentino decidono insieme a una dozzina di fascisti di tentare il rientro in Italia – in Patria. Si sono messi contro tutti: contro i comunisti e gli slavi, contro gli italiani così e così forse traditori e forse no, contro i tedeschi invasori. Hanno davanti a sé un territorio ostile, qualcosa come quattrocento chilometri da fare a piedi. Una marcia serrata per mettere piede in Istria attraverso le montagne e i boschi. La compagnia, durante la marcia, si dimezza: è la guerra che uccide gli uomini, sono gli uomini che uccidono gli uomini. Sarà una partigiana croata a chiedere loro - dalla tomba -, per colpa della barbara uccisione a cui andrà presto incontro, da che parte state adesso? Alvise e l’Argentino catturano una partigiana, la convincono a fargli da guida, ma poi qualcuno ci prova a metterle le mani addosso: Alvise non lascia che la giovane croata venga oltraggiata, però non riesce ad evitarne la barbara uccisione. A questo punto Alvise, con fredda rabbia, spara e ammazza tutti, eccetto l’Argentino. Il resto del cammino da fare d’ora in poi sarà solamente per loro due, l’inizio di un altro inferno. I figli di Alvise ascoltano in silenzio: non fanno domande, cercano di capire chi è stato quell’uomo che li ha generati. E anche per loro è un viaggio all’inferno: solo adesso che il genitore sta morendo cominciano a sapere di lui, veramente, chi è stato e che cosa ha fatto.
Quello di Michele Pellegrini è un romanzo duro: molte le pause, tra una pennellata di parole e l’altra, pause per riflettere, per cercare un perché o almeno per tentare. “Disertori” è una ferita che non si è rimarginata: è aperta e suppurante, ogni giorno qualcuno rivanga la Storia, la mette a sconquasso, tenta un vergognoso revisionismo di comodo assolvendo e condannando i morti di ieri, e non c’è alba che almeno uno su questa terra non ricordi un partigiano caduto o un infoibato. Un romanzo che non fornisce soluzioni: non c’è questa arroganza da parte dell’autore, perché, parafrasando Bob Dylan, la risposta la sa, o la porta, il vento, e spesse volte anch’esso è solamente vuoto vento senza parole né echi da destinare a chicchessia.
 
 
Disertori - Pellegrini MicheleBarbera Editore - Collana Radio Londra – 134 pagine - € 15,50

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essere una blogger oggi - Intervista alla Bloggers

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, febbraio 25, 2007


essere una blogger oggi



e tu che tipo di blogger 6?






raccontami come 6 in 10 righe o poco più



non si vince nulla, solo la soddisfazione
d'aver contribuito anche tu a



Intervista con le Bloggers



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