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manituana, wu ming: in esclusiva fronte e retro della copertina censurata

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, marzo 31, 2007



in esclusiva la copertina censurata


manituana
- wu ming



manituana per fumati al fronte!

manituana per fumati in trincea!


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 08:10 | satira | clicca per commentare commenti (9)



Tanti Auguri a Me & blablà di Rito

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, marzo 30, 2007





Tanti Auguri a Me



& blablà di Rito




by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:32 | diario | clicca per commentare



Cherry Lips

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


Madonna, like a prayer - elab. grafica by. G. Iannozzi
Madonna: elaborazione grafica by G. Iannozzi
 



cherry lips
 



di Giuseppe Iannozzi
 
 




Cherry Lips
 
 
a quella ciliegina
di Dolce Follia (Semra)
 
 
L’hanno cantato
Lo spettacolo deve andare avanti
Ma io no, io non m’arrendo all’idea
e metto le pallottole in canna
Oh Cherry Lips, ho già pronta la pistola
e in testa un lungo lungo tunnel nero
 
Non mi pensare sentimentale
Ho già visto tutto questo
- Le Porte della Percezione
e il vecchio Dulouz piangere -
Niente oramai mi può portare
a farmi il fegato di dolcezza o fiele
Certo è stata una sorpresa
scoprire una mosca nel whisky
proprio nel momento
che credevo d’aver vinto tutto
Però non ci farò su una malattia
La pistola ha voce tonante
più forte cento volte della mia
 
Oh Cherry Lips, tu ami tante cose:
lo sciroppo d’acero e quello di ciliegie,
il caffè caldo per svegliarti al mattino, il sole
e le stampe giapponesi di fiori samurai e geishe
e petali, petali di ciliegio nel vento
Tu sì, ami molte cose
E forse hai ragione,
non avrei il coraggio di metterti in ginocchio
con un colpo: nonostante tutto il dolore
rimani pur sempre la bimba che ama,
che troppo ama vivere e tradire i miei sogni
Così non ti preoccupare: ho già scritto a ma’
perché quando non mi vedrà più
mi riservi un posto accanto a pa’
 
Sono al di là dell’amore
Sono nell’aldilà dell’amore
Sono nel dolore ma uomo d’onore
perché l’amore non compra amore,
ma i danari sì, basta averne tanti
Così sono oltre l’amore
forte abbastanza per aprirmi un tunnel
nero e cieco da tempia a tempia,
ma debole abbastanza per perdonare
quelle tue labbra rosse, di ciliegia
 
Ti perdono ogni cosa di oggi di domani
Non disperare per me, il caffè l’avrai domattina
come sempre: solo saranno altre mani a farlo
e saranno altre labbra a incontrare il tuo sorriso
 
Lo spettacolo deve andare avanti
Ma io no, io non m’arrendo all’idea
e metto le pallottole in canna
 
Oh Cherry Lips, temo che...
che c’è una furtiva lagrima sul viso
 
 
 
 
 
Vieni come sei
 
 
a quella ciliegina
di Dolce Follia (Semra)
 
 
La felicità
è come l’incesto:
tutti la vogliono,
tutti ne hanno paura
Siamo poi
in fondo
vittime del futuro
che ci attende
oltre l’orizzonte
che i nostri stessi occhi
hanno segnato
 
Se avessi danari in abbondanza
ti comprerei la felicità
e tu saresti felice
coccolata
dai fumi della vodka
e dall’odor di tabacco,
dalla stanchezza d’un uomo
che ama
e non può avere amore
E quando la violenza
avrebbe ragione
del tuo bel corpo bianco,
puro come un petalo
dal vento strapazzato
per qui e altrove,
quell’uomo capirebbe
finalmente
che ci ha provato pure lui
al pari di tanti altri
a vendere il mondo
al primo alieno di passaggio
 
Capirebbe d’essere
caduto in errore,
di non avere ancora abbastanza
per poter comprarti l’anima in blocco
e sciogliersi di dosso la stanchezza
 
Come
As you are
As you were
As I want you to be
As a friend
As a friend
As a known memory *
 
 
 
 
 
Piangi per me
 
 
ad Acquetta Salata
che piange sempre
 
 
Piangi
Piangi quanto ti pare
Non sei la mia storia d’amore
Non sei tu la spina nel fianco
 
Piangi
Piangi perché mi piace saperti nel dolore
Piangi più forte
Non risparmiare gli occhi
Piangi finché non avrai più lacrime
Piangi
& piangi ancora, con occhi aridi
svuotati d’ogni umore
Piangi, non voglio sentire storie
 
Non ho bisogno di baci
né delle tue mani nelle mie
Non sei il mio amore
Non sei altro che acqua e sale
che poi vien la pioggia e porta via
Non sei la canzone del mio jukebox
né la beffa e la sberla del dolore
Sei solamente una fra tante
Così puoi solo fare una cosa per me,
continuare a piangere senza sosta
 
Puoi solo continuare a piangere
Non c’è altro
che m’interessi in questo momento
 
Immagina il tuo funerale e il mio
Immagina due casse da morto
che vengono ricoperte di terra;
e immagina tutti a ridere di noi,
di come l’abbiamo buttata via la vita
Non ti sembra abbastanza?
 
Avanti, non farti pregare
Non ho bisogno d’un’altra croce da portare
 
Piangi
& piangi ancora, con occhi aridi o no
L’importante per me è vederti piangere
fino a che sarai esausta
di morire ogni giorno un po’
 
 
 
 
 
Preghiera per il Padre
 
 
Mi sveglio ancora
Ancora
nel cuore della notte
con il petto tremante
e la voce strozzata
che dalla gola
non se ne vuole dipartire
Mi sveglio ancora
come presa sotto
da zoccoli di cavalli in corsa
 
Mi sveglio ancora,
Padre
Non te l’avevo detto,
ma io sì, mi tormento
e il tuo volto estraneo
m’appare, lo posso toccare
- sentire sotto il calore
della mia pelle ch’era d’agnello
e che tu hai offeso
fino a farti odiare
 
Mi sveglio ancora
Ti ho davanti, Padre
E le vedo quelle tue mani
grandi come badili mulinare
E lo sento il dolore
di Lei che vola
più leggera d’una farfalla
per baciare infine il duro
pavimento
E le sento ancora vive
e vive più di ieri
le carezze della mamma
a calmarmi i singhiozzi,
e lo sento quel suo pianto muto
sul volto devastato preoccupato
di non vedermi piangere per lei
 
Padre,
non chiedermi di perdonarti ora
Posso solamente fare quel che sento,
restarti accanto fino all’ultimo istante
E poi continuare per la mia strada
cercando di giorno in giorno
d’allontanare il tuo spettro
uguale a interminabile attacco di panico
 
Padre,
sono stata tua figlia:
ho visto
e non ho dimenticato
che c’eri solamente
per far del male
a me e alla mamma
Ma tu, Padre,
tutto questo
tu non l’hai mai capito
Così questo tuo non capire
ti auguro sia il rimorso ultimo
che seppellirà per sempre
l’ignoranza del corpo
e dell’anima che non hai
 
Così sia
 
 
 
* Versi da “Come As You Are”, Nirvana  

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 08:40 | poesia | clicca per commentare commenti (28)



Il Rifugio dei Moai: articoli da leggere

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, marzo 29, 2007


Il Rifugio dei Moai


Casi Fantascientifici (R. F. Jones, I. Watson, M. Bishop)

Le Foibe: una tragedia negata

La poesia del cantapensiero Francesco Guccini

Neil Gaiman: un ritratto



Tutti questi pezzi che portano la mia firma sono gentilmente ospitati su

Il Rifugio dei Moai

E' sufficiente che clicchiate sui titoli degli articoli per leggerli.


Ma soprattutto ricordate che non ci sono solamente i miei articoli.
C'è molto altro da scoprire
, quindi Vi invito a navigarlo bene questo sito


Il Rifugio dei Moai


perché sono tantissimi gli interventi interessanti.


Sono certo che seguirete il mio consiglio. E sin d'ora Vi ringrazio (g.i.)





by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 20:02 | generico | clicca per commentare



Giulio Mozzi fuma

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


Giulio Mozzi, 2006


Giulio Mozzi fuma
 

di Giuseppe Iannozzi
 


 
con amicizia
a Giulio Mozzi
 


 
Giulio fuma.
Eccome se fuma.
Un gran fumatore.
Fuma tantissimo.
Sempre nervoso.
Una ciminiera
praticamente.
Gliel’ho detto,
“fuma meno.”
Ma lui duro,
mai una light,
solo le Nazionali
quelle puzzolenti
e maledettamente pesanti.
 
Insomma
Giulio Mozzi fuma.
Ma fuma di brutto,
mica scherzi!
Non una e nemmeno due:
un pacchetto intero almeno.
 
Ricordo un giorno
non lontano:
si era a parlare
faccia a faccia,
e il Mozzi
a un certo punto mi fa
“vado per sigarette.”
 
Sono
ancora qui
col mio Ego
che lo aspetto.
Mai più tornato.
Quando esce
per le sigarette
- mai una volta
che vada a donne -
è capace di muoversi
su un altro pianeta.
Terribile, già:
il vizio del fumo.
 
Giulio Mozzi fuma.
Tantissimo.
Una tira l’altra.
Non smette mai.
Fuma:
tutti i libri
ce li ha ricoperti
di cenere puzzolente.
Per forza!
Sempre le Nazionali,
e mai una light.
Giulio fuma
più di tutti quanti:
ascolta tutti,
però c’ha ‘sto vizio.
Sì, fuma.
Quanto?
Tantissimo.
Compra più sigarette
che libretti.
E’ il vizio,
non è Giulio
ad esser malato!

Giulio, perché?
Perché lo fai?
Puoi rinascere
quando vuoi…
lo cantava
anche Marco:
non Candida,
Marco Masini.
Giulio, perché?

Ma la verità è una
e una sola: Giulio
non torna più.
Oramai
ha un solo pensiero:
fumarsi la testa
fino a trovare
il Nirvana
o un suo surrogato.
 
Coraggio!
Puoi farcela,
abbandona il mozzicone:
schiaccialo sotto il tacco.
Dàgli tutto il peso
della tua statura:
senza paura
prendi il timone
della tua vita,
come un Napoleone,
scuoti le vibrisse
come un gatto
e butta la sigaretta
accesa
che ti spegne
le parole in bocca.
 
Coraggio!
Puoi farcela
se solo lo vuoi,
Giulio.


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 14:31 | poesia, riflessioni | clicca per commentare commenti (10)



R. F. Jones, I. Watson, M. Bishop: casi fantascientifici

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -





R. F. Jones, I. Watson, M. Bishop


Casi Fantascientifici
 


 
di Giuseppe Iannozzi
 

 
 
Raymond F. Jones con Man of two worlds (Renaissance) ha scritto la bibbia della science fiction classica e moderna: l’opera di questo grande autore è un vero miracolo di sapienza narrativa, in esso ci sono così tante idee che se oggi venissero degnamente sviluppate dai moderni scrittori di fantascienza americana e non, forse si riuscirebbe a produrre qualcosa di interessante per il pubblico e la critica. Tuttavia la science fiction riconosce a Raymond F. Jones il suo genio, ma ho il serio dubbio che non l’abbia ancora compreso, comunque non del tutto, quindi si limita a esaltarne la grandezza ma non si preoccupa di andare oltre. Il genio di Raymond F. Jones, non esito a dirlo ad alta voce, è nettamente superiore per forza stilistica, poetica e letteraria a quella di mostri sacri della fantascienza moderna e non come P. K. Dick, K. W. Jeter, Ursula Le Guin, Greg Bear, Ian Watson, Gregory Benford, ecc. Se questi autori sono (o sono stati) dei grandi lo devono a Raymond F. Jones che con L’uomo dei due mondi ha praticamente scritto tutti i grandi temi cari alla fantascienza.
R.F. Jones ha scritto un romanzo che è un autentica bibbia di idee, un romanzo di geniale fantasia non scevra di forti implicazioni morali, religiose, filosofiche e politiche: se P. K. Dick ha scritto allucinanti storie sui simulacri lo deve a F. Jones, se Jeter ha scritto ottimi romanzi sulla scia di Dick deve moltissimo a F. Jones, se Ursula Le Guin ha condotto la fantascienza nel territorio tabù della politica e dell’indagine sociale deve ringraziare sempre F. Jones, se Gregory Benford ha scritto fantascienza umanistica deve ancora una volta ringraziare F. Jones… Potrei continuare così all’infinito e non mi sembra il caso. La realtà incontrovertibile è che Raymond F. Jones ha creato quasi dal nulla la fantascienza moderna con una singola opera immortale, L’uomo dei due mondi: in questo romanzo l’intelligenza è così alta, divertente, blasfema, provocatoria, profetica, che ben difficilmente oggi un autore moderno di SF riuscirà anche solo a eguagliare. Insomma Man of two worlds di Raymond F. Jones sta alla fantascienza come la Divina Commedia di Dante sta alla nascita della cultura italiana. E non è poco davvero. 
Un accenno alla trama, solo questo mi posso permettere, e anche così mi sembra di commettere un crimine nei confronti della genialità di F. Jones: nella terra di Kronweld, nessuno, prima del leggendario Igon, aveva osato sfidare la Landa dei Mille Fuochi, al di là della quale si ergeva l’inaccessibile Pinnacolo, che rappresentava la salvezza dell’umanità. Dopo mille tara la civiltà dei Ricercatori di Kronweld stava morendo: nessuno, dopo il leggendario Igon, aveva osato sfidare i misteri della Landa dei Mille Fuochi che tingeva di fiamme violette il cielo notturno della Città, né aveva cercato di penetrare il mistero della vita nella selvaggia Landa Oscura. Ma Ketan, un ricercatore, forse una sorta di reincarnazione di Igon, sfidando ogni falsità della Karildex, la perfetta macchina che integra la volontà di tutti i cittadini di Kronweld, si è opposto con ferma volontà al Consiglio dei Ricercatori. Ketan vuole scoprire il motivo per cui le nascite sul pianeta sono calate drasticamente: Ketan sa solo che tutte le nuove creature umane uscivano già mature dall’inaccessibile Tempio della Nascita situato sull’orlo del Confine che si erge come una muraglia di tenebre, e che è regno esclusivo delle Signore, sin dai tempi della Prima Donna. E Ketan nutre il serio sospetto che gli esseri non possono nascere da un tempio ed essere consegnati al mondo già maturi biologicamente e intellettualmente; Ketan, grazie alla sua perspicacia, intuisce che la nascita è tutt’altra cosa, non è una cosa divina, piuttosto è l’incontro di due esseri, l’unione del maschio alla femmina. Ma quando Ketan rende partecipe il Consiglio dei Ricercatori di questa sua intuizione (scoperta), subito viene tacciato di eresia e condannato. Per Ketan inizia un viaggio dantesco attraverso mille verità e mille falsità tutte intercambiabili. Ketan ha una visione ricorrente che è come un innesto nella sua memoria, nella sua coscienza di essere umano: l’immagine di un deserto pieno di onde di sabbia bianca e scarlatta, in mezzo al quale c’è un maestoso solitario edificio
dal quale una Voce chiama, e Ketan segue la Voce per scoprire la verità, o meglio le verità sulla nascita, sull’origine del mondo, sulla religione, sulla politica, sulle credenze, su il Tutto che è l’Universo.
L’uomo dei due mondi di Raymond F. Jones è un capolavoro assoluto al quale è impossibile dare un giudizio sereno senza peccare di presunzione critica: un lavoro come questo non meriterebbe un giudizio, una critica, molto più semplicemente andrebbe accettato come capolavoro, punto e basta. Grandissimo e superlativo, ed è sempre troppo poco. E’ il miglior romanzo di fantascienza che abbia mai letto, credetemi.
 
“Ho iniziato a scrivere sf come una specie di meccanismo psicologico di sopravvivenza per far fronte al future shock indotto dal vivere a Tokyo verso la fine degli anni ’60…” estratto di una intervista a Ian Watson per Ic.Spec.Uno
Ian Watson, autore inglese, negli anni 80 ha dato vita ad una vasta produzione fantascientifica: nel corso degli anni ha saputo crearsi un proprio stile narrativo perfettamente riconoscibile, poetico, romantico, quasi estremo.
Ian Watson incanta il lettore con storie che spaziano in vari generi: fantasy, hard sf, sf classica. Nato nel 1943 nel Nord dell’Inghilterra si iscrive ad Oxford e si sposa durante il secondo anno dei suoi corsi di studio; maturata la tesi nel 1965, dopo un lungo viaggio in Europa, si trasferisce in Tanzania ma dopo poco più di due anni decide di spostarsi a Tokyo, un paese che gli appare come la descrizione post apocalittica di molti romanzi di fantascienza, come ebbe a scrivere Ernesto Vegetti. Nel 1970 pubblica su New Worlds, una rivista giapponese, un importante articolo che getta le basi per definire alcune linee stilistiche e di contenuto di quello che sarà poi negli anni Ottanta il cyberpunk. Ritornato in Europa si è abbandonato alla vita provinciale del Northamptonshire entrando nel partito Laburista; oggi è una delle figure locali di maggiore spicco del laburismo provinciale. Le opere più importanti di Ian Watson sono: The Embedding (1973 – apparso in Italia nel 1979 con il titolo Il grande Anello), Cronomacchina molto lenta (pubblicato in Italia nel 1979), Il libro del fiume (1983), Il libro delle stelle (1984 – pubblicato in Italia nel 1988), L’ultima domanda (1996 – pubblicato in Italia nel 1997). Recentemente ha scritto il soggetto cinematografico di A.I. di Steven Spielberg, film assai discusso e criticato.
Michael Bishop, nato nel 1945, è uno dei maggiori scrittori inglesi di SF: fra i suoi romanzi di maggior successo è giusto ricordare almeno Il segreto degli Asadi (1979), Il tempo è il solo nemico (1982), L’alternativa (1992), Fragili stagioni (1994).
Il mistero dei Kyber, scritto a quattro mani, è la storia dell’equipaggio dell’astronave Heavensbridge che orbita intorno al pianeta Onogoro, un pianeta aspro, apparentemente inadatto alla vita, un mondo di una stella doppia. Una spedizione internazionale capitanata da HSI ha il compito di indagare sul pianeta: Andrik Norn, xenologo e Keiko, linguista, sono i principali personaggi del romanzo. Una volta giunti su Onogoro la spedizione incontra i Kyber, una strana forma di vita, per metà biologica, per metà cyborg. Né lo xenologo né gli altri componenti della spedizione sono sicuri di cosa siano in realtà i Kyber: sicuramente esistono, ma è per loro difficilissimo dire se sono degli ‘esseri viventi’ a tutti gli effetti. Ben presto nascono i dissidi: Sixkiller, pilota dell’astronave, è pronto a giurare che i Kyber non sono una forma di vita, ma non è dello stesso parere lo xenologo; fra i due inizia una violenta diatriba che a stento gli altri membri dell’equipaggio riescono a contenere nei limiti del civismo. Dopo vari esperimenti di contatto, Keiko riesce ad insegnare ad un cyborg la lingua umana. Il cyborg si rivela subito un ottimo studente: apprende tutto con una facilità straordinaria e nel giro di pochi mesi è in grado di comunicare correttamente con gli esseri umani. Tuttavia quando gli si rivolgono domande circa il suo ‘popolo’, il Kyber si rifiuta di rispondere. All’improvviso, un giorno, il cyborg non si presenta più volontariamente alle lezioni di Lady Keiko; presto viene approntata una spedizione per rintracciare sul pianeta alieno il cyborg. Onogoro è inospitale sotto tutti i punti di vista: dopo una faticosa cerca, finalmente il cyborg viene rintracciato ma sembra esser morto o meglio è sprofondato in una sorta di coma volontario, la Kybertrance. Solo la voce di Lady Keiko riporta in vita alcuni Kyber: tutti conosco la lingua che la linguista aveva insegnato ad uno solo di loro, questo fatto lascia un po’ tutti sconcertati. I Kyber è ormai chiaro che sono in grado di trasmettersi le informazioni. Viene loro spiegato che il pianeta è in procinto di morire, ma i Kyber si dimostrano refrattari ad ascoltare qualsiasi argomentazione: abbandonare il pianeta per loro è una cosa inaudita. Un cyborg strappa un pezzo del suo tessuto biologico e ne fa dono, per così dire, a Sixkiller che disgustato lo getta a terra; Keiko lo raccoglie e come suggeritole dal Kyber prova ad assaggiarlo; il sapore è disgustoso, ma nessun effetto allucinogeno produce nella sua mente e nello spirito. Intanto Andrik Norn è rimasto totalmente rapito dalla cultura dei Kyber e quando si tratta di abbandonare il pianeta Onogoro, dopo aver malamente dato l’addio alla sua amante Keiko, decide di rimanere sul pianeta alieno e condividere il destino dei Kyber. Una volta che il capitano HSI si rende conto che lo xenologo ha abbandonato la Heavenbridge monta su tutte le furie; subito una spedizione parte alla ricerca di Andrik, ma quando lo trovano è ormai un uomo perso. I Kyber stanno officiando il loro rito ‘sacro’: milioni di informazioni vengono trasmesse da un cervello all’altro compreso quello dello xenologo che non regge all’intensità dell’afflusso di dati. A stento Keiko, il capitano HSI e Sixkiller riescono a mettersi in salvo. I Kyber sono convinti di riuscire a controllare la metamorfosi in nova di Dextro, uno dei due soli Onogoro e far si che il loro secondo sole assicuri nuova vita per il pianeta. Non ne sono convinti, ne sono sicuri. Ormai Andrik è perso. La Heavenbridge è pronta ad abbandonare per sempre l’orbita di Onogoro, ma un gruppo di Kyber chiede asilo: dopo molte resistenze, il capitano HSI accorda che alcuni Kyber salgano a bordo, ascolta le loro motivazioni e decide di portarli sulla Terra. L’astronave torna sulla Terra con il suo carico. Durante tutto il viaggio di ritorno i Kyber cadono in un coma tanto profondo che sembra esser proprio la falce oscura della morte. Sulla Terra un Kyber viene sottoposto ad accurati esperimenti scientifici, gli altri vengono esposti come prodotti alieni morti. Gli anni passano e Keiko ha ormai raggiunto una veneranda età e quasi si è dimenticata dei Kyber, ma un giorno un Kyber viene esposto nella sua città: lei va a trovarlo e non può fare a meno di percepire negli occhi dell’alieno della vita. A questo punto le è chiaro che i Kyber non le avevano mentito; in un qualche modo erano riusciti a rimetter in sesto il loro pianeta di origine, quindi la razza Kyber era più che mai viva: “Keiko guardò il Kyber, ma l’alieno non si mosse. Eppure, mentre lei veniva trascinata oltre, le parve che una delle pupille laterali si fosse per un attimo dilatata, e avesse cominciato a brillare, riflettendo le stratificazioni d’oro delle statue del Padiglione. Keiko sarebbe tornata. La promessa, sì, c’era.”
 
Solo fantascienza dunque?
Sì.
Ma in alcuni casi questi libri di fantascienza offrono alcuni utili spunti per riflettere sulla scienza, sulla politica e la religione e la teogonia, sull’eugenetica. E qualche volta le teorie avanzate dagli scrittori di fantascienza hanno anticipato il futuro, l’oggi che noi viviamo e che cinquant’anni fa pensavamo fosse roba buona solamente per un romanzetto di sci-fi.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 08:45 | recensioni, riflessioni | clicca per commentare commenti (9)



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