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Lauren Sexy: intervista "Sesso, nient'altro che sesso"

written by King Lear    - giovedì, maggio 31, 2007


Lauren Sexy

http://www.laurensexy.net



Sesso, nient’altro che sesso


Lauren Sexy
 

 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
 
1. Quand'è che l'hai fatto per la prima volta?
 
Avevo 17 anni
 
 
 
2. Hai avuti altri ragazzi primo del tuo attuale compagno? E fino a che punto ti sei spinta con i tuoi ex? e loro con te?
 
Ho avuto altri ragazzi e un matrimonio e non mi sono mai posta dei limiti se la situazione era accettata da entrambi.
 
 
 
3. E dopo il tuo attuale compagno? Intendo: hai mai pensato di tradirlo, e perché?
 
Non ho mai pensato di tradirlo perché penso che negli altri non troverei tutto quanto ho già trovato in lui.
 
 
 
4. Tu e il tuo partner, dopo anni e anni di convivenza, lo fate ancora?
 
Certo che lo facciamo ancora, costantemente.
 
 
 
5. Qual è la vostra posizione preferita?
 
Non abbiamo preferenze, tutto è affidato alla fantasia del momento.
 
 
 
6. Dov’è che vi piace farlo maggiormente? a letto, in ascensore, in cucina, o in quale altro luogo?
 
Il cosiddetto “outdoor” non ci piace, mentre in casa nessun luogo è off limits.
 
 
 
7. Oggi le ragazzine perdono la verginità a tredici anni circa: tu che ne pensi?
 
Penso che sia un passo fatto in un momento prematuro, troppo prematuro. Manca la consapevolezza e spesso è fatto solo per sentirsi “grandi” (fermo restando che ognuno è libero di decidere per sé stesso).
 
 
 
8. Se sei sposata, ti sei sposata vergine?
 
No, non ero vergine.
 
9. A tuo avviso, quant’è importante la verginità nell’attuale società?
 
Credo che ormai non sia più considerato un valore da difendere, anzi credo che a volte sia visto più come un ostacolo, un sentirsi inferiori agli altri.
 
 
 
10. Hai mai avuto il sospetto che il tuo partner potesse tradirti?
 
Con quello attuale assolutamente no.
 
 
 
11. Che cosa fai per mantenere acceso il sesso fra te e il tuo partner?
 
Cerco di sorprenderlo ogni giorno, usando la fantasia ed evitando la routine.
 
 
 
12. E’ dimostrato che mezz’ora di sesso al giorno fa bene al cuore: tu che ne pensi?
 
Che allora ho un cuore sanissimo!
 
 
 
13. Il sesso senza amore: la tua opinione in merito.
 
Personalmente non credo che potrei fare sesso senza amore. Forse perché non sono propensa al sesso come semplice sfogo di un istinto o di un bisogno. Non giudico né condanno comunque chi lo pratica.
 
 
 
14. L’amore senza il sesso: anche in questo caso la tua opinione.
 
Questo mi riesce più difficile da comprendere, a meno che penso ci sia di mezzo un problema fisico importante. Penso che comunque in un rapporto d’amore non si debba per forza arrivare sempre alla penetrazione o ad un rapporto completo.
 
 
 
15. Rapporto orale e anale: che ne pensi? Agli uomini piace di più l’ano femminile e la bocca alla vagina, come mai secondo te?
 
Non credo che all'uomo piaccia di più l’ano o la bocca, più semplicemente è attratto da questo tipo di pratica proprio perché non tutte le donne sono propense a farlo.


Lauren


16. Rapporti non vaginali: ritieni che si possano definire anche atti d’amore, o piuttosto sei dell’avviso che siano solamente “atti sessuali”, di lussuria?
 
Penso che in amore, qualunque atto più o meno erotico sia un atto d’amore se accettato da entrambi. Diventano semplici atti sessuali all’interno di un rapporto senza amore o contro la volontà di uno dei due partner.
 
 
 
17. Hai mai partecipato a un’orgia? Hai mai pensato a entrare nel giro degli scambisti? Motiva la risposta, per cortesia.
 
Non ho mai partecipato ad un orgia e non ho mai praticato lo scambismo per il semplice motivo che penso che l’intimità e la sessualità siano qualcosa di privato e personale. Dal mio punto di vista penso anche che lo scambismo sia solo una bella scusa dietro la quale le coppie si nascondono per non ammettere che il loro rapporto è in crisi e dichiarano che non è tradimento se il/la partner è d’accordo e condivide la situazione. Io invece penso alla classica frase “cornuti e contenti”, perché se il sesso con mio marito è soddisfacente, non ho bisogno di fare sesso con altra gente.
 
 
 
18. Sei mai stata in intimità con una persona del tuo stesso sesso? Che ne pensi dell'amore saffico?
 
Non ho mai avuto esperienze lesbo anche se mi dichiaro bisex. Diciamo piuttosto che ho delle curiosità, delle fantasie, ma che probabilmente non metterò mai in pratica. Credo comunque che l’amore saffico sappia dare esperienze e sensazioni che non si possono provare con un rapporto etero.
 
 
 
19. E che ne pensi dell’amore platonico? Credi che detta forma d’amore possa portare a qualche cosa nell’animo delle persone?
 
Penso sia deleterio e quindi porti solo all’idealizzazione e alla lenta distruzione.
 
 
 
20. Sei spaventata dal fatto che oggigiorno si parli così tanto di sesso? Perché?
 
Attualmente, essendo esibizionista, avendo un sito erotico e frequentando prevalentemente siti erotici in rete non ne sono spaventata. Diciamo più che altro che all’inizio mi ha un po’ meravigliata. Mi spaventa di più pensare, come hai detto prima, che attualmente le ragazzine perdano la loro verginità a 13 anni...
 
 
 
21. Hai mai pensato d’essere intrappolata nel corpo sbagliato? Hai avuto la tentazione della chirurgia plastica?
 
Assolutamente no e poi non credo di averne bisogno :)
 
 
 
22. Una donna che cosa ricerca in un uomo?
 
L’estensione di sé stessa e il suo completamento. Ovvero un uomo che abbia in fondo le sue stesse caratteristiche ma che allo stesso tempo le integri con caratteristiche proprie. Un uomo intelligente, che sappia capire quando essere dolce e quando essere rude. Quando deve cedere e quando deve perseverare. Un uomo che sappia dare il senso di protezione ma che allo stesso tempo non la faccia sentire sotto una campana di vetro.
 
 
 
23. Esiste l’uomo ideale, o ad un certo punto della propria vita si scende a compromessi con un uomo purché sia un uomo anche se è lontano dall’essere quello ideale?
 
L’uomo ideale esiste eccome. Io non sarei mai disposta a scendere a compromessi, ma di sicuro molte altre lo fanno pur di non restare sole.
 
 
 
24. Qual è, a tuo avviso, l’errore che gli uomini fanno più di frequente con una donna?
 
Quello di chiederle cosa vuole. L’uomo dovrebbe essere in grado di capire cosa vuole la donna che ha accanto.
 
 
 
25. E’ importante la lunghezza del pene per una donna in un rapporto sessuale? E’ solo la lunghezza a determinare l’orgasmo nella femmina, a tuo avviso, o intervengono altri fattori?
 
Purtroppo rischio di cadere nella retorica ma credo sia vero che non sia importante la lunghezza di un pene ma come venga usato. Inoltre non è solo la lunghezza a determinare l'orgasmo ma molti altri fattori: ambiente, affiatamento, preliminari...
 
 
 
26. A tuo avviso, l’attuale società è più delle puttane o dei puttanieri?
 
Credo sia divisa a metà, evidentemente se ci sono le puttane è perché ci sono quelli con cui andare e viceversa :)
 
 
 
27. Che ne pensi del sesso libero? Sì, proprio di quello che si propagandava a Woodstock nel Sessantotto o giù di lì.
 
Faccio una pessima figura se ti dico che non so quale sia il sesso che veniva propagandato a Woodstock? Comunque no, non fa al caso mio.
 
 
 
28. La prevenzione, quant’è importante: quali metodi contraccettivi ritieni essere più sicuri per la salute?
 
Penso che il metodo contraccettivo più sicuro sia quello di non passare da un letto all’altro come passare da un reparto all’altro in un supermercato :)) Bando agli scherzi, credo che attualmente il preservativo sia quello che maggiormente può preservare la salute anche se non dà una sicurezza al 100%.
 
 
 
29. Rapporti occasionali: sei a favore o contro? Motivare la risposta, grazie.
 
Come si può capire dalla risposta precedente, non sono favorevole. La frase “ho fatto una bella scopata” la lascio agli amici che si trovano al bar a fare gli sbruffoni (che poi magari se la sono pure inventata!)


[c] Tutte le immagini per gentile concessione di Lauren Sexy. Vietata la riproduzione.


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 07:42 | amore, interviste, sesso | BlogNews | clicca per commentare commenti (29)



Scacco matto all'alfabeto di Marco Candida

written by King Lear    - mercoledì, maggio 30, 2007







Candida ira



scacco matto all’alfabeto di Candida
 
 
dialogo fra Iannozzi e Marco Candida
 
 
 

 
La presente discussione fra il sottoscritto, Giuseppe Iannozzi, e Marco Candida è ripresa dai commenti alla recensione “La mania per l’alfabeto” dove l’autore è intervenuto.
Il dialogo viene qui riportato integralmente nella sua forma più semplice, senza che siano state apportate correzioni sostanziali. Là dove è stato tagliato un pezzo sono stati messi dei puntini di sospensione fra parentesi quadre: perlopiù sono stati fatti fuori elementi estranei alla discussione.
Mi sono permesso di operare un leggero editing sui commenti lasciati da Marco Candida ma per i soli errori di battitura e su alcuni nomi di autori citati e scritti in maniera scorretta.
 
Questo è il risultato, non perfetto ma a tutti/e intellegibile.

Buona lettura.
 
g.i.


 
 
Marco Candida: Giuseppe, come scrivevo già nel blog di Lucio, mi dispiace che il tipo di narrazione che propongo non ti piaccia, e non ti sembri nulla di nuovo - o che ti sembri inutile. Mi dispiace perché, in fondo, veniamo da percorsi di letture simili, anche io come te essendo appassionato di horror e della cosiddetta letteratura di consumo.
 
A casa ho molte narrazioni che sono imitazioni - direi riuscite - dei King, delle Higgins Clark, dei Lawrence Sanders, e via così. Il problema è che proprio in quanto lettore mi rendo conto che riproporre quel tipo di storie, di scrittura, di plot, significherebbe riproporre qualcosa di inevitabilmente depotenziato. Perché quella letteratura funziona se ha una ambientazione esotica, lontana (America, Londra, Africa). Perché quella letteratura funziona se ha per protagonisti non il vicino di casa, ma un vicino di casa che sta in Nebraska (voglio dire: quando ci diciamo che King ambienta le sue storie nel quotidiano, ci raccontiamo una balla; King ambienta le sue storie in mondi lontani e che per noi non sono affatto quotidiani, per il motivo che sono letteralmente lontani mille miglia - e che non parlano di noi, e che, per questo, tutto sommato, più che tanto non ci infastidiscono); e poi, quelle storie uscirebbero depotenziate dalla mia penna, proprio perché ci sono cose che funzionano in un certo tipo di letteratura in certi contesti e cose che non funzionano in altri contesti (prendiamo per esempio lo scrittore ricco, strapagato e osannato dalle folle; questa non è un’immagine europea: questa è un'immagine dello scrittore americana; e infatti con difficoltà noi riusciamo a immaginare un corrispettivo di John Grisham o di Michael Crichton qui in Italia - e difatti non c’è: non con quelle caratteristiche precise, almeno, neppure Camilleri o Bevilacqua o Ammaniti...).
 
Nel momento in cui devo scrivere, a me verrebbe anche voglia di confezionare un blockbuster, una cosa splendida e perfetta come fanno gli statunitensi (che peraltro leggiamo appiattiti dalle traduzioni; così come al cinema ascoltiamo idealizzati dalle voci dei doppiatori), però come lettore so che ne uscirò deluso.
 
Come lettore, quando leggo un italiano, io voglio che mi racconti una storia strana, particolare, e, anche se non mi avrà soddisfatto come una storia statunitense, inglese, francese, io però cercherò di godere di quella narrazione per quel che essa rappresenta - considerando lo specifico milieu, cote (con la ^ sulla “o”), il brodo di coltura delle storia e di chi la storia la racconta.
 
Voglio poi aggiungere che Sironi Editore e la collana Indicativo Presente in particolare, presentano testi particolari (a volte sono testi fallimentari; mediamente, e anche più che mediamente, a me paiono buoni, buonissimi testi). Non a caso mi pare di capire che trovi più di tuo gradimento testi apparsi per la Collana Spore (dove le narrazioni hanno un taglio più tradizionale), e al caso tuo farebbero, credo, i testi apparsi su Questo e altri mondi (che sono proposte di letture più di consumo, per così dire, anche se di qualità, e molto belle). Un’altra casa editrice che potrebbe fare al caso tuo è Mursia. Potrebbe essere di gradimento, io credo, per te, un titolo come “All'inferno ci vado in Porche”.
 
 
Giuseppe Iannozzi: Caro Marco, sul primo punto ti sbagli.
 
Il mio percorso di lettura, grossomodo: Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Ungaretti, Cesare Pavese, Beppe Fenoglio, Louis-Ferdinand Céline, André Gide, Hermann Hesse, Thomas Mann, Bertolt Brecht, Virginia Woolf; i poeti maledetti Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, ecc. ecc.; e ancora i grandi maestri della letteratura russa, Lev Tolstoj, Fëdor Dostoevskij, Michail Bulgakov, Aleksandr Blok, Velemir Chelebnikow, Anna Achmatova, Boris Pasternak, Osip Mandel'stam, Marina Cvetaeva, V. Majakowskij, Sergei Esenin, ecc.; scrittori e poeti della Beat Generation, William S. Burroughs, Jack Kerouac, Gregory Corso, Allen Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti, ecc.; e tra gli scrittori contemporanei italiani e stranieri, Diego Cugia, Aldo Busi, Giuseppe Culicchia, Umberto Eco, Stefano Marcelli, Pino Cacucci, Maurizio Maggiani, Sebastiano Vassalli, Salman Rushdie, Oliver Sacks, José Saramago...
 
Ti risparmio i classicissimi, cioè quegli autori che a mio avviso sono basilari per chiunque, lettore o scrittore, quindi da Omero a Cesare, da Sofocle a Euripide, da Dante e Boccaccio fino a Cervantes, e così per altri centinaia di nomi. Centinaia ma assolutamente fondamentali.
 
Non disdegno la buona narrativa fantastica: da Philip K. Dick a Ursula K. LeGuin, così come amo J.R.R. Tolkien e Terry Brooks. Ma il primo libro, il primissimo che ho letto è stato di Sir Walter Scott, “I misteri del castello”. Credo d’averlo ripetuto sino alla noia. Giusto per mettere i puntini sulle “i”.
 
Poi, tu fai benissimo a difendere il tuo lavoro, con le unghie e coi denti.
 
Camilleri, Bevilacqua e Ammaniti mi citi tra i tanti italiani possibili: ti dico, sinceramente, Bevilacqua e Ammaniti, fossi io un editore, non li pubblicherei, soprattutto l’ultimo Bevilacqua noioso ombelicale, ritirato a ripetersi in eterno ripescando nei suoi romanzi migliori per dare alle stampe romanzi spacciati per nuovi ma che in realtà sono zibaldoni. Ammaniti preferirei lasciarlo a sé, a tenere compagnia ad Enrico Brizzi e a tanti altri scrittori “della domenica sportiva”. Ciò detto, per me sono altri gli scrittori che valgono, non solo perché pagati per ogni loro singolo libro: Umberto Eco, Aldo Busi, Sebastiano Vassalli. Non saranno pagati quanto uno Stephen King. Però sono a mio avviso le migliori penne italiane, e almeno Umberto Eco gode d’una fama d’oltreoceano. Meritatamente.
Stephen King mi è piaciuto, credo d’averlo detto in alcune occasioni, soprattutto per i suoi primi romanzi; oggi, per quanto osannato dalla critica come Re, io vedo solamente un povero nonno, ossessivamente ripetitivo, che forse si è reso conto d’esser stato doppiato da tanti altri scrittori più talentuosi e giovani di lui, ma incapace di ammetterlo. In tutta sincerità, imitare King e la sua scrittura – che ritengo in ogni caso riduttiva – mi fa sorridere, solo sorridere. Quindi, per fortuna che non hai imitato King e né ne hai l’intenzione: ci sono già troppi scrittorucoli che lo imitano e che mi danno il voltastomaco.
 
No, non ho il desiderio di scrivere o leggere un blockbuster, una minestra italiana che sembra americana. Preferisco o vedere un perfetto film di Fellini o un altrettanto perfetto film di Kubrick. Non m’interessano gli OGM.
 
Personalmente nella lettura cerco solo una cosa: una bella scrittura, di qualità e di essenza, al di là dei generi. Un libro o è bello o è brutto. Non ci sono libri bellini o bruttini, non per me.
 
Della collana Spore, Sironi, ho apprezzato un solo autore: Marino Magliani. Per la sua scrittura. Marino potrà anche non essere d’accordo con me, ma io nella sua scrittura, nelle sue storie non ci leggo un genere, non ci leggo soltanto un noir, ci leggo invece una amalgama molto ben riuscita di spiriti, partendo dalle Langhe per lambire le coste della Liguria e arrivare a quelle del Grande Nord.
Questo e altri mondi è una collana interessante, ha lanciato Tullio Avoledo. Peccato che adesso sia in Einaudi, peccato per Sironi. Ho molto amato “Perceber” di Leonardo Colombati; peccato per lo scivolone con “Rio”, per Rizzoli. Che altro è apparso in questa collana? “Lo zar non è morto”, scritto da dieci fascisti, ma che sapevano come tenere la penna in mano: per questo romanzo occorre parlare di una riscoperta, il libro non è che non fosse mai stato pubblicato. Una bella riscoperta.
 
Sironi pubblica titoli che a volte sono fallimentari? Non penso che lo faccia con lo spirito di andare incontro a un fallimento. Pubblica nella speranza di lanciare un bestseller, o un autore. Gli è riuscito appieno con Tullio Avoledo. Ma la punta di diamante di Sironi è un romanzo capolavoro, con la “C” maiuscola: “La messa dell’uomo disarmato” di don Luisito Bianchi. Il seppur molto bravo Avoledo è narrativa, narrativa che funziona e che piace al pubblico…
 
Lucio Angelini ha usato un tono paterno operando una disamina di quelli che sono degli errori della struttura narrativa: con pazienza l’ha fatto ed ha fatto un buon lavoro. Non ha espresso un giudizio critico, tranne alla fine, in maniera molto diplomatica, asserendo che però il libro non gli è dispiaciuto.
 
Io ho letto “La mania per l’alfabeto” proprio come un critico: scritto male, per le ragioni che ho espresso in questa critica. Il canovaccio è banalissimo: era una storia che poteva stare in 150 pagine o meno. L’autore si è divertito a girare intorno agli accadimenti, ingigantendoli, riempiendoli di informazioni superflue nel tentativo di dar corso a qualcosa di letterario, per bibliofili. Non ci è riuscito, perlomeno a mio avviso.
 
Non mi esprimo sui giudizi portati dagli amici di Marco Candida. […] Però se io scrivessi un libro e lo pubblicassi, chiaro è che la più parte dei miei amici ne direbbe bene. Niente di strano. Ma io autore, se sono anche uno scrittore consapevole dei miei propri limiti, saprei riconoscere i complimenti sinceri da quelli falsi, e così forse mi renderei conto che non ho scritto niente di eccezionale. Questo nell’ipotesi che io pubblicassi un romanzo e che abbia degli amici pronti a darmi il loro sostegno.
 
Punto.
 
In realtà sì, “La mania per l’alfabeto” è una sorta di blog su carta. Non c’è assolutamente nulla di innovativo, né nella struttura grammaticale, né nel costrutto narrativo. La narrazione è d’una semplicità banale […]. Sul piano stilistico, niente: anziché dei capitoli abbiamo eventi, più o meno attinenti con la storia, che sono detti post-it. Post-it che non si legano fra loro, se non rarissimamente: la storia te la devi capire nei vari post-it. In effetti è come aver a che fare con uno scartafaccio, tanti fogli che una storia ce l’hanno e che il lettore deve ricomporla per leggerla, per capire che poi alla fine c’è un lieto fine nonostante tutto.
 
Non so: che l’autore volesse questo, proprio questo? Una narrazione estremamente minimalista, sfilacciata?
 
Il libro, alla fine, nel 304ma pagina se non ricordo male, porta diversi ringraziamenti: forse le stesse persone che hanno poi esposto i loro complimenti in pubblico a Marco Candida.
Non è importante, non per me. Trovo ridicoli i ringraziamenti. Trovo ridicolo metterli in coda a un libro, manco fossero i titoli di coda d’un film. E li trovo imbarazzanti. Parlo in linea generale: i ringraziamenti in qualsiasi libro li trovo assurdi. […]
 
Il mio è solo un giudizio. Non è “il” giudizio.
 
 
 
Marco Candida: Caro Giuseppe, mi sembra mio dovere intervenire in qualità di “autore”, e facendo uso di quel minimo di “autorevolezza” che possiedo, sia pure da esordiente, per contestare fortemente che la tua recensione sia bene argomentata - o anche solo argomentata. No, dico, non è così. Non è, il tuo, un esempio di buon testo argomentativo.
 
Non mi pare che si possa dire che per forza una recensione debba essere ben essere argomentata, che ogni affermazione vada sostenuta con argomenti che la giustifichino (cosa che di fatto tu in questo testo non fai mai). Va benissimo come hai fatto tu: tu avevi voglia di affermare che questo libro è brutto, che ha una scrittura minimalista, che è un diario zibaldone e lo hai fatto; che poi il libro sia brutto, abbia una scrittura minimalista (in senso deteriore), che sia un diario zibaldone, questo non è dimostrato (né più semplicemente mostrato) nel testo che sia vero. E infatti non è vero secondo me.
 
Lucio Angelini ha fatto un’operazione diversa dalla tua, ma non troppo diversa. Ha finto una sorta di super-ipotiposi, evidenziando parti dove, a suo dire, ci sono cose che non vanno (e quando non vanno si tratta di particolari veramente minuti, io credo, proprio da pelo nell’uovo; e credo anche che quel tipo di critica è più rivolta al lavoro di editing che al lavoro di scrittura del testo: perché a chi un testo lo scrive certe cose, piccolissime, possono sfuggire, ed è, al limite, chi si occupa di fare editing che dovrebbe accorgersene). D’altra parte, è un dato, converrai con me, che qualsiasi opera - ripeto: qualsiasi - a un esame lenticolare, mostra una serie di piccolissimi errori (dai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, al Faust di Goethe, alla Bibbia). Posso poi aggiungere che alcuni degli errori individuati da Lucio Angelini, non sono errori - lui sbaglia a valutarli così - oppure è opinabile che siano dei veri e propri errori. Poi lui prende in considerazione persino gli errori di stampa (come nel caso di quel unbelivable - e questo è affare degli stampatori del libro, e di chi ha curato l’editing). Il punto che però tu Giuseppe non vuoi considerare, è che Lucio Angelini ha fatto una satira, non è serio fino in fondo, non lo può essere, perché altrimenti i suoi appunti sarebbero ingiusti, eccessivi (in alcuni punti del tutto demenziali) - ed è lui il primo, io credo, a saperlo. Nemmeno, in conclusione, un testo iper-ostensivo come quello di Lucio, è un testo che ha un reale valore dimostrativo: è un testo parecchio divertente, è intelligente, ma mi pare chiaro che sia una collazione volutamente satirica, e soggettiva, di particolari minutissimi, che non dimostrano affatto che l’opera non va, non è fatta bene, eccetera. Tanto è vero che Lucio conclude con un giudizio globale positivo o non negativo:come lasciando sottintendere: “Fino a qui ho scherzato: e invece l’opera c’è, l’opera, globalmente, considerata nella sua totalità, merita di essere posta all’attenzione del lettore, non c’è dubbio”.
 
Mi sono astenuto dall’intervenire, e adesso puoi anche spolpare tutta l’opera alla ricerca di chissà quali cose che non vanno, sia con te che con Lucio perché mi sembra giusto che un’opera se la veda da sé, una volta che esiste, senza che il papà continuamente intervenga a difendere, e non sono intervenuto né con te né con Lucio, che sono in grado, ovviamente, di ribattere punto su punto, però questa volta sono intervenuto perché non mi pare che si possa sostenere che il testo che hai scritto sia ben argomentato - e, se non altro, non è un buon servizio culturale per le persone che arrivano su questo sito, vendere a loro certa paccottiglia come oro.
 
Cercare di argomentare bene un testo, tra l’altro, è uno tra i passi che meglio ci consentono di poterci proclamare, come tu a più riprese hai fatto qui, delle persone dotate di onestà.
 
 
 
Giuseppe Iannozzi: Come ho detto anche in altre occasioni, non amo stroncare i libri: ci impiego danari e tempo, le recensioni che faccio le faccio senza nulla pretendere in cambio, non un solo centesimo. Ricevo in compenso insulti a gogò. Ma, par strano, non dagli autori affermati: ricordo un signore gentilissimo, un autore grande, di cui non faccio il nome, che mi ha scritto in privato ringraziandomi di prestare sempre attenzione alle sue opere nel bene e nel male. La cosa mi ha spiazzato, perché da un autore come lui ricevere un ringraziamento non è cosa di tutti i giorni. Ogni tanto capita che l’autore sia anche un uomo e un Signore con la S maiuscola.
Ciò detto, il libro di Marco Candida al sottoscritto Giuseppe Iannozzi non è piaciuto per i motivi che ho esposto. […]
 
Vero: molti blog diventano libri. Non è il caso di Candida. Il suo libro piuttosto è scritto come un blog. O meglio, con dei post-it. In ogni caso, in libreria appaiono sempre più di frequente libri che in realtà poi sono blog, e il peggio è che il più delle volte a trovare un risconto cartaceo sono blog così e così. Non mi addentro, tanto basta fare un salto in libreria per vedere quali blog sono diventati dei libri.
Il romanzo, non lo nego, può essere anche sui generis, sperimentale: io sono uno che ama alla follia autori come Jack Kerouac, Andy Warhol (chi ha letto “A” di Andy? Chi ha letto i suoi diari?), Allen Ginsberg, Giorgio Manganelli, ecc. ecc. Autori che non sono propriamente abituati a una prosa limpida, immediata, che ha da subito un inizio definito e una fine che la capisci che è proprio una fine. Insomma, autori che a qualcuno potrebbero risultare un po’ ostici. […]
 
Mi piacerebbe che non si facesse una questione intorno a una stroncatura. Marco Candida troverà certamente altre critiche, forse più favorevoli. E glielo auguro.
 
E in ultimo, non mi pare che questa stroncatura gli abbia fatto male: anzi! L’attenzione si è concentrata intorno al libro, e qualcuno ha persino espresso il desiderio che comprerà il libro proprio perché io l’ho stroncato. Tutta pubblicizzazione che all’autore viene gratuitamente, come l’impegno che profondo nel rispondere.
 
Che Lucio Angelini abbia fatto una satira? Mah! Allora se ha fatto una satira non faceva ridere per niente. Non lo vorranno mai a Zelig, per nostra fortuna. :-) Una disamina quella di Angelini che non è lenticolare, né presenta tutte le imperfezioni del testo, solo quelle più macroscopiche e che sono saltate all’occhio di Lucio o che per suoi motivi ci ha tenuto ad evidenziare. Insomma, per te non è una recensione, non è una critica, ma una satira quella di Lucio. Se lo dici tu, caro Marco. Chissà se Lucio Angelini confermerà che così è. Sinceramente non m’interessa. A me interessa, come ai lettori, la disamina che ha fatto: che poi fosse serio o meno, ha comunque “evidenziato”. L’atto d’aver evidenziato delle strutture narrative e dei punti nel costrutto che non reggono e se reggono reggono male, questo solo è importante, al di là del fatto che Lucio abbia inserito il tutto in un contesto di pura satira.
 
Non esiste l’opera perfetta, nessuna opera è perfetta, così come non esiste la verità assoluta, tranne che per i tiranni che la ragione la vogliono con la forza. […]
 
(Marco) puoi difendere il tuo “La mania per l’alfabeto” con le unghie e con i denti: sono stato il primo a dirlo in maniera esplicita, che è un tuo sacrosanto diritto. Puoi dire che la recensione non l’accetti, che non accetti il giudizio critico in esso: altro tuo sacrosanto diritto.
Ma quando arrivi qui pieno di prosopopea per urlarmi “non è un buon servizio culturale per le persone che arrivano su questo sito, vendere a loro certa paccottiglia come oro”
 
Io non ho venduto niente come oro: tant’è che ho detto che il mio è “un” giudizio e non ”il” giudizio. La differenza è sostanziale. E’ un giudizio di uno. Non è il giudizio universale, né quello che altri hanno dato sul tuo lavoro. Quindi la mia rimane una critica negativa in mezzo a tanti pareri invece positivi e a una satira (?!), di Lucio Angelini. Non vendo niente perché il lavoro che faccio è assolutamente “free, gratis”. Tu non mi hai pagato, l’editore neanche, nessuno mi ha pagato per parlare del tuo libro. Proprio nessuno. Amen. Se vuoi difendere la tua opera, così com’è giusto che un autore faccia se vuole intervenire, bene. Se vuoi negare la libertà di stampa e di espressione per mezzo della diffamazione, allora è tutto un altro paio di maniche. Se ogni autore dovesse piccarsi come te per una critica negativa – e ne ho stroncati e non pochi di autori affermati e grossi -, passerei la mia vita a giustificarmi. […] Ricordo a te, come a chi di poca memoria:
 
Chiunque ha il diritto alla libertà d'opinione e d'espressione; il che implica il diritto di non essere turbato a causa delle sue opinioni e quello di cercare, ricevere e diffondere, senza considerazione di frontiere, le informazioni e le idee attraverso qualunque mezzo di comunicazione.
 
Probabile che il tuo romanzo incontri altre critiche, magari più favorevoli rispetto alla mia. Te lo auguro. Ma fossi in te, terrei in preventivo che anche ad altri il tuo libro non sia piaciuto, così come fa ogni autore, sia esso internazionale, sia esso regionale.
 
 

Clicca su “La mania per l’alfabeto”: un inutile esordio per Marco Candida per leggere la recensione.


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 11:39 | riflessioni, editoria | BlogNews | clicca per commentare commenti (16)



Chatterly, Arte e Sentimento: intervista all'Artista

written by King Lear    - martedì, maggio 29, 2007


Ice Colors by Chatterly



Intervista a



Chatterly



Arte e Sentimento
 


 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 
 


 
1. Una domanda facile, giusto per iniziare, che però è anche difficile: chi è Chatterly l’artista?

Domanda complessa più che facile o difficile. In linea di massima posso definirmi una visionaria, idealista, romantica, malinconica, vampiresca, ironica e, all’occorrenza, demoniaca persona.
 
 
 
2. Come hai iniziato ad interessarti all’arte digitale? C’è stato qualcuno che ti ha spinto a provare o che ti ha insegnato i primi rudimenti di questa arte, a mio avviso non poco difficile?
 
C’è da premettere che da sempre ho avuto inclinazione per il disegno e la pittura, da che io ricordi penne, matite colorate, pennarelli e pennelli hanno fatto parte del mio mondo. Il mio primo disegno a tempera su cartoncino risale all’età di 3 anni. La scoperta della grafica digitale ha rappresentato per me una sfida, un modo nuovo ed illimitato per esprimermi e creare, senza lasciarmi influenzare da guide o manuali o per meglio dire, usando il gergo di internet, smanettando. All’arte digitale vera e propria mi sono avvicinata nel 1996, iniziando con primi semplici lavori, comprendendo da subito l’importanza della conoscenza approfondita dei programmi di grafica. Per questo non mi sono fermata all’apprendimento di un solo programma ma ho voluto imparare ad utilizzarne il più possibile scoprendo così, dal confronto delle caratteristiche di ogni prodotto, le loro prerogative migliori. Attualmente, grafica 3D a parte, sono in grado di utilizzare 7 software differenti e di ciascuno cerco di sfruttare le sue peculiarità, mi piace nei miei lavori ottenere il miglior risultato possibile. Certamente la parte tecnica è più facile, perché a forza di provare e riprovare prima o poi si acquisisce, per i contenuti invece quello è tutto un altro discorso, lì serve l’ispirazione.
 
 
 
3. Quali artisti, contemporanei e non, ti hanno dato di più a livello emozionale e perché? Attraverso le loro opere, attraverso il godimento dell’arte che hai saputo in loro apprezzare, hai imparato… che cosa?
 
Innanzi tutto direi che l’influenza artistica maggiore proviene dalla mia città, Roma. Senza dubbio molta importanza l’ha avuta anche l’apprendimento della storia dell’arte al liceo. Direi quindi che la mia è una formazione classica di base che ha permesso di apprezzare le bellezze dalle quali sono circondata da mattina a sera. Crescendo ho scoperto (e riscoperto) artisti che hanno contribuito alla mia personale ricerca d’espressione. Primo tra tutti Leonardo, per me genio indiscusso del passato e presente. I pittori fiamminghi come i due Bruegel o Rembrandt, l’uso della luce nei loro quadri ha senza dubbio influenzato la mia fantasia. Sono sempre stata attratta dai giochi di luce ed ombra dei dipinti, un grande maestro in questo senso è Caravaggio. Il mio amore per i pittori francesi Gauguin, Utrillo, Toulouse-Lautrec, Manet, è innegabile come anche adoro Dalì e Picasso per la loro genialità. Per quest’ultimo poi nutro in particolare una grande ammirazione,
Inoltre è noto a chi mi conosce il mio amore/odio per Gottfried Heinwein, tanto per nominare un artista dark contemporaneo.
 
 
 
4. Le tue immagini digitali sono prevalentemente dark e/o gothic. Ammetto la mia ignoranza: qual è la differenza fra dark e gothic? Credo – e temo – ci sia ancora molta confusione, e ignoranza, quindi un chiarimento è più che mai necessario.
 
Premesso che il concetto di dark è più vasto del significato di gothic o goth, cercherò di spiegare iniziando da quest’ultimo: “goth”, termine nato per definire un tipo di musica, ha finito però per individuare tutto un movimento artistico e di pensiero che, a partire dagli anni ’80, è arrivato sino ai giorni nostri anche se nel tempo ha subito, com’è naturale, delle evoluzioni, ad esempio attualmente esiste un genere musicale definito goth-rock che prima non esisteva. In massima parte il popolo goth è caratterizzato da una forte creatività in campo artistico, sono ottimi grafici ed artisti digitali, abilissimi nella conoscenza dei computer e di internet.
Alla base del loro credo c’è una religiosità atea, il romanticismo oscuro è parte preponderante di questa cultura, possono esibire simboli religiosi come espressione di dolore ed espiazione, la loro eleganza nel vestire e nelle movenze, oltre ad un caratteristico modo di danzare, li differenziano dal popolo dark, più eterogeneo. Trovano collocazione nel contesto goth anche “vampiri e succubi”.
In genere un goth non passa inosservato, suscitano sempre molta curiosità intorno a loro ma poi finiscono con l’emarginarsi per difesa.
Il significato di Dark invece è molto vasto, abbraccia una molteplicità di pensieri, stili di vita e generi musicali. Un dark è tendenzialmente una persona che ama il colore nero in tutte le sue implicazioni, che pensa anche in nero, non come farebbe una persona depressa, ma con una visione oscura della realtà circostante, poiché un dark vede sempre le tenebre anche in piena luce, mai il contrario.

 
 
5. Che io sappia, hai iniziato a pubblicare le tue opere digitali prima sul blog, poi sul tuo sito, per approdare su DeviantArt. Perché la Rete? Ovvero: che cosa ha saputo darti in più il Web rispetto alle riviste cartacee?
 
No no, questo non è esatto. Le mie prime fotomanipolazioni hanno trovato spazio nel mio sito su Altervista, dove infatti c’è tutt’ora la mia vecchia galleria ( http://chatterly.altervista.org ). Avevo deciso di metterle in rete via via che imparavo. Le riviste non è che non mi interessano, tanto è vero che un intero numero di Next, la rivista del Movimento Connettivista italiano, è stato illustrato con le mie immagini. Inoltre, con pazienza certosina, sto preparando il catalogo dei miei lavori migliori che spero di pubblicare il prossimo anno.
La scelta della rete è avvenuta principalmente per comodità e per la grande visibilità che consente ovunque nel mondo.
Il mio blog è nato piuttosto tardi rispetto al sito, a quasi un anno di distanza. Avevo un “journal”, sempre sul sito, però non era interattivo così ho sentito il bisogno di comunicare e confrontarmi con le persone, ricevere critiche e commenti è tutt’ora fondamentale per me perché rappresenta il bilancio della mia attività.
Proprio per l’importanza che attribuisco al confrontarsi, avevo deciso tempo fa di iscrivermi ad una comunità americana per specialisti di grafica digitale. Il sito funziona in questo modo: l’autore inserisce in quello spazio una sua creazione e poi riceve commenti, critiche, incoraggiamenti e suggerimenti oltre a ricevere voti che, se superano un certo numero, lo faranno entrare di diritto nel gruppo di esperti di quel sito. Di certo un bel riconoscimento. Ebbene, dopo soltanto 5 giorni che avevo postato “Green Days” ho ricevuto tanti voti da superare persino artisti americani famosi. Evidentemente il fatto che una italiana sconosciuta avesse preso tanti punti non è piaciuto ai gestori del sito e, con una scusa davvero banale, hanno dichiarato fuori dalle regole la mia immagine ed invalidato le votazioni. Si può immaginare quale sia stata la mia delusione.
Da quel momento ho imparato che le comunità “artistiche” virtuali non sono diverse dal reale mercato d’arte con il quale ogni giovane artista esordiente è costretto a confrontarsi.
Attualmente continuo ad interagire con le persone soltanto attraverso il blog e DeviantART, dove non ci saranno propriamente espertissimi o guru, ma sicuramente la gente è più genuina.
Non è da dimenticare poi che senza la rete non avrei mai incontrato Deathrimental, con il quale è nata una collaborazione artistica piuttosto stretta e di recente la band australiana Inertia, permettendomi così di diventare la loro artista ufficiale.
Sempre attraverso internet collaboro in via amichevole anche con altre due band italiane esordienti.
 
 
 
6. Solitamente le riviste cartacee non sono ben disposte ad accettare lavori da parte di esordienti. Io so che hai pubblicato anche su rivista: vorrei che mi parlassi di questa tua esperienza, ma soprattutto avrei piacere che mi esponessi che idea hai tu della condizione di essere (considerato) un/a esordiente nel mondo delle arti.

Dunque le esperienze con le riviste ne ho avute finora due: la prima (come già ho accennato) è stata con “Next” rivista del movimento connettivista italiano e devo dire che ha rappresentato davvero una soddisfazione personale con ben 32 delle mie immagini pubblicate. L’altra esperienza è stata con la webzine (stampabile) “Chiamata alle Arti” dove è stata pubblicata una delle mie immagini (il cui titolo è Ballerina) più altre fatte in collaborazione con Deathrimental.
Per quel che riguarda la mia esperienza come esordiente nel mondo delle arti devo dire che finora è stata positiva, con molti riscontri favorevoli e la bellissima sensazione di sentirmi amata dalle persone. C’è un rovescio della medaglia però: alcuni speculatori hanno trafugato diversi miei lavori da DeviantART per rivenderli come stampe su siti del genere di Photobucket, tanto per citarne uno dove ho trovato la bellezza di 53 mie immagini!
 
 
 
7. Sul tuo sito personale ( http://chatterly.altervista.org ), tra le altre cose, scrivi “non sono in polemica con l’insegnamento artistico, dopotutto le Botteghe d'arte hanno una lunga tradizione in Italia, sono però scettica sull’insegnamento di ‘fare arte’. Penso infatti che chiunque si senta in vena di creare possa farlo avendo o no la tecnica necessaria…” Potresti approfondire questo concetto, per cortesia? E soprattutto: a tuo avviso, la tecnica quanto è importante per riuscire a dare un’anima all’opera che si intende portare a termine?
 
La tecnica ed il talento (o anima) sono due cose che è difficile fare andare d’accordo. Un lavoro può essere tecnicamente perfetto ma non avere “un’anima”, non trasmettere emozioni e non stimolare la mente di chi lo guarda. Questo è un caso abbastanza diffuso oggigiorno, basta assistere ad alcune mostre cosiddette d’arte ed a ciò che insegnano nei certi Istituti o Accademie. E’ un po’ come volersi laureare con il CEPU! Possiamo ottenere una laurea ma dopo non siamo assolutamente in grado di svolgere una professione.
In ultima analisi per fare arte, a mio parere, occorre trovare il giusto equilibrio tra creatività e tecnica, senza che quest’ultima pregiudichi la spontaneità derivata da quel magico momento che è l’ispirazione.
 
 
 
8. Creare: un termine forse un po’ tanto abusato. Creare dovrebbe essere un atto che solo un dio può. Noi siamo umani, attraverso l’arte cerchiamo di emulare Dio e il suo Creato, tentiamo di assurgere al suo stesso livello. L’arte che l’uomo fa, o crea, in che misura è divina e perché? La tua opinione in merito, motivandola.
 
La creatività e la creazione senza dubbio esaltano la mente, sia in positivo che in negativo. L’Artista vero quando crea si sente molto vicino ad essere un dio, anche se non tutti sono pronti a confessarlo! Del resto sfido chiunque a non esaltarsi immedesimandosi in uno scultore che da un blocco di marmo, seguendo la vena, crea una magnifica statua come può essere la Venere di Milo!
Si può immaginare l’autore, ad opera finita, accarezzare le curve perfette dalla sua creazione, chi potrebbe mai riconoscere in quelle meravigliose sembianze il grezzo blocco di marmo originario? C’è da meravigliarsi se poi quello stesso artista, rivolto alla sua opera, chiede: “Perché non parli?”, A quel punto si renderà conto dell’imperfezione della sua creazione e patirà la frustrazione di dover ammettere che soltanto Dio (o Madre Natura) è Artista perfetto.
Alla luce di quanto detto, è mia opinione che nel momento di massima ispirazione l’artista non sia divino ma semi-divino.
 
 
 
9. Proprio dalla Rete – che è anche luogo di ritrovo per troll e millantatori – una svolta importante: gli Inertia hanno scelto le tue opere per illustrare il booklet del loro prossimo CD e DVD. Vorrei mi raccontassi del tuo incontro e sodalizio artistico con gli Inertia.
 
Verità sacrosanta. In questi dodici anni di permanenza in internet di avventure e disavventure ne ho vissute parecchie, come penso un po’ tutti. Con gli Inertia tutto è avvenuto casualmente. Una notte l’ispirazione aleggiava nell’aria, avevo in mente di creare un’immagine avente come tema l’inerzia,
avevo bisogno di musica così digitai la parola “inertia” in versione inglese su YouTube. Tra i molti video mi saltò agli occhi Separations degli Inertia. Confesso che lo ascoltai frettolosamente, però da quel po’ che afferrai sembrava un buon sound e lo segnalai al mio amico Christian Rosenkreutz. Il giorno dopo il video era sul suo blog, lo ascoltai con più attenzione e quella musica mi conquistò. A tutto pensavo fuorché all’email che dopo due giorni era nella mia casella. Si trattava del leader degli Inertia, Steve Coon, che rocambolescamente era riuscito a trovare l’indirizzo email sul mio sito di Altervista, circostanza davvero fortuita dal momento che Steve non conosce una sola parola d’italiano (a parte Ciao).
Da lì tutto è avvenuto in fretta, Steve mi tempestava ogni giorno di email poiché lui e gli altri del gruppo si erano invaghiti delle mie immagini su Deviantart ed avevano una certa fretta dal momento che i lavori del loro nuovo album stanno proseguendo speditamente. Alla fine è nata la collaborazione con la band australiana per il loro prossimo cd e dvd “Skeletons in the Closet”, che vedrà sei delle mie immagini nel booklet, più una per la cover ed un’altra per il poster.
Inoltre c’è da dire che la band si autoproduce, infatti il loro leader, Steve, è proprietario della BC Productions.
E’ di queste ore la notizia che una tv australiana (la TMT, Total Metal Telivision) ha chiesto di poter trasmettere due dei video degli Inertia.
Si, sono proprio felice di aver creduto nel loro progetto musicale!
 
 
 
10. So che c’è una storia, diciamo un po’ avventurosa e particolare, dietro a “Skeletons in the Closet”, il nuovo album degli Inertia, di cui hai curato il booklet. Vuoi raccontarcela questa storia?
 
Avevo preventivato di scrivere la storia sul mio blog perché è davvero singolare, però considerata l’amicizia che nutro per te, la racconterò in queste righe.
Premetto che la copertina di “Skeletons in the Closet” si intitola The Golden Moon, un’immagine che ho creato nel gennaio 2006, una delle mie solite visioni fantastiche dove una donna bellissima ed elegante, dalle movenze aggraziate, prende da un armadio un teschio, lo porta con sé in un terrazzo rischiarato dall’intensa luce di una luna dorata, dando luogo così ad un dialogo tra la Vita (la donna elegante) e la Morte (il teschio). L’attimo che ho fermato nell’immagine è il momento del dialogo.
Fin qui nulla di strano (a parte le mie visioni!); eppure qualcosa di strano c’è se a distanza di tempo, dall’altra parte del globo, una ragazza australiana di nome Erin (una delle gemelle della band Inertia, forse la più artisticamente dotata delle due) faceva un sogno simile alla mia visione e da quel sogno, parlandone con Steve, nasceva l’idea del cd Skeletons in the Closet.
Si può anche immaginare la sorpresa di Erin quando, su suggerimento del leader degli Inertia, iniziò a surfare nella mia galleria su DeviantART e si trovò di fronte a The Golden Moon, l’immagine esatta che aveva visto nel suo sogno. Altrettanto stupore ho avuto io venendo a conoscenza dell’intera storia!
Coincidenze? Predestinazione?
 
 
 
11. Le opere che illustreranno il CD degli Inertia sono in tutto cinque, se non vado errato: A beautiful Demon, The Golden Moon, Kill Me, Gothic Narcissus e Broken Life.
Sul tuo blog ( http://chatterly.splinder.com ) scrivi: “Tutte le illustrazioni del progetto musicale degli Inertia, che comprende il cd e dvd di Skeleton in the closet, sono le mie, la band ha voluto così nominarmi Inertia Official Artist in Rome :)” Ora ti chiedo: su che base è stata operata la scelta delle opere che diventeranno il booklet del nuovo lavoro degli Inertia?

Per la copertina del cd, come ho detto precedentemente, la scelta è caduta obbligatoriamente su “The Golden Moon”. Per le altre immagini invece sono stati Steve ed Erin a decidere quelle che più li ispiravano. Ora però se ne è aggiunta un’altra, Skullfield, che a quanto pare è stata la Musa per un altro pezzo degli Inertia, pezzo misterioso di cui al momento so poco o nulla.
 
 
 
12. Dopo la collaborazione con gli Inertia, hai già pronti altri progetti, delle idee, dei desideri che vorresti concretizzare?
 
Come ho accennato prima, la cosa che mi preme realizzare al più presto è il mio catalogo, sto lavorando da tempo su di esso, ma ho visto che è davvero difficile decidere quale inserire e quale no delle 181 deviazioni pubblicate su DeviantART, più quelle inedite.
A parte i progetti personali, mi piacerebbe anche dar vita ad una comunità virtuale di artisti, qualcosa però non di strettamente tecnico ma allargata a critici e stimatori d’arte non professionisti.
Inoltre ho il desiderio di effettuare un lungo viaggio, e chissa? Forse proprio in Australia!
 
 
 
13. Spesso affianchi alle tue immagini digitali dei versi scritti di tuo pugno e altre ancora di famosi poeti. La poesia, la letteratura, la narrativa: come agiscono sul tuo immaginario, che cosa ti colpisce in uno scritto perché bruci in te il fuoco sacro per una tua immediata, o futura, opera-immagine?
 
Generalmente i miei versi, per così dire, non rispecchiano alcun canone poetico o metrica, sono soltanto parole che seguono il ritmo della mia anima. Di poesia, a parte i classici ed alcuni autori moderni che amo particolarmente (qualcuno appartiene anche al mondo dei blog!), preferisco non leggerla per non esserne influenzata. Non ho mai preteso di poetare e mai lo pretenderò, non è la mia forma d’espressione migliore. Le parole a me servono soltanto per interagire con le immagini, per quel legame ciclico di continuità che permette all’immagine stessa di sconfinare nelle parole e viceversa.
 
 
 
14. E’ luogo comune pensare che l’arte nasca da un dolore profondo nell’anima. A tuo avviso, l’arte gioca un ruolo salvifico per chi la fa e per chi ne gode?
 
Un tempo avrei risposto che l’Arte nasce esclusivamente dal dolore e dal tormento interiore.
Attualmente sono su posizioni leggermente diverse. Senza dubbio i migliori artisti hanno avuto una vita travagliata ma questo non li ha di certo resi “più artistici”. 
Non credo neanche all’effetto catartico dell’arte, come invece sosteneva Freud.
Ho potuto verificare che in molte persone fare arte può essere fonte di tensione e frustrazione (considerata l’estrema sensibilità che ogni vero artista possiede), basti pensare a Van Gogh che si mutilò un orecchio poiché non riusciva a dipingerlo bene nel suo autoritratto.
Annientarsi in nome dell’arte per me non ha ragione d’esistere, così come è altrettanto sbagliato distruggersi nel corpo e nello spirito ritenendo che sia quella la via per raggiungere livelli eccelsi d’ispirazione. Forse parlo da “visionaria” qual sono: penso di essere fortunata a non aver bisogno di droghe o alcol per provare sensazioni che altri si procurano artificialmente né di essere costretta a nutrirmi di frutta marcia.
Ovviamente vorrei rassicurare quanti mi stanno leggendo in questo momento (forse uno o due) che non sono ancora giunta al delirio! Perché la mia fantasia si scateni ho bisogno dell’atmosfera giusta per creare al meglio di me stessa, confortata essenzialmente dalla musica che amo e dalla mia superaccogliente cripta.

 
 
15. Davanti allo specchio, il tuo alter ego ti pone una domanda e ti chiede di divinar responso.
 
Esiste la felicità? La felicità non è per gli umani.
 
 
Grazie infinite, Chatterly.
Hai avuto una pazienza della madonna a star dietro a tutte le curiosità
che da tempo immemore intendevo estirpare dall’alma tua.
In bocca al Vampiro… :-)


Grazie - by Chatterly


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Lucio Angelini - L'èra post-atomica, il nuovo romanzo per Quack Edizioni

written by King Lear    - lunedì, maggio 28, 2007



Lucio Angelini - L'èra post-atomica

Lucio Angelini

Il nuovo romanzo di Lucio Angelini esce per Quack Edizioni.


Non un semplice romanzo ma una vera e propria inchiesta
che scava nelle radici dell'anonimato post-atomico in Rete.



Maggiori info su Lucio Angelini Cazzeggi Letterari.


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:53 | satira | BlogNews | clicca per commentare commenti (16)



la russia stalinista di putin

written by King Lear    -


 - la russia stalinista di putin -

la russia di putin


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ti sei perso qualcosa? è su King Lear Officina Avanguardie

written by King Lear    - domenica, maggio 27, 2007


King Lear Officina Avanguardie



ti sei perso qualcosa?


è su King Lear Officina Avanguardie


http://kinglear.go.ilcannocchiale.it/




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Due vie una destinazione

written by King Lear    -




Two Ways è Opera di Chatterly
 
 

Due vie una destinazione
 

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Incipit.
 
Le labbra belle
paiono
Rosse appaiono
Eppur non si sa
se val la pena
di sfiorarle con un dito
e metterle a tacere,
o con due polpastrelli
intimar loro
di dischiudersi
per farsi nudi petali
 
 
 
I.
 
Ti voglio bene
E’ banale
Basta un niente
per dirtelo
 
Le aquile alto
tengono il volo
fra le nuvole;
gli avvoltoi uguale
Che differenza c’è?
 
Ti posso solo dire
che ti voglio bene
per tutte le note
incastrate
tra i tasti d’un piano
in bianco e nero
di jazz e whisky
 
 
 
II.
 
Solo baci?
Non si potrebbe esser
un po’ più diretti
e finire dritti a letto
fino a che i lombi
ce la fanno a darci
il languore e l’umore
di cui abbiamo bisogno?
 
 
 
III.
 
L’Unicorno delle mie fantasie
con l’inganno catturato,
dalla malasorte imbrigliato
col capo chino
sullo specchio dell’acqua
gli occhi chiude in attesa
che il sangue tutto sgorga
dall’aperta ferita in fronte
 
C’è la Puttana di Babilonia
che al terso cielo alza risate
di gioia senza vergogna
 
Morte di sangue e sogni
in larghi rivoli si scioglie,
e tenere onde sugli scogli
nella cornice d’un verde
senza confini né pietà  
 
 
 
IV.
 
Chissà se l’hai mai sospettato
che morto sono nato
Che così sono cresciuto
di alba in alba di tramonto in…
 
Dubito che ricordi l’affanno
Ma io i tuoi fianchi rammento
Non passa momento
che ricordando un po’ contento
alla fine poi in ginocchio vengo
 
 
 
V.
 
Una bianca lupa,
vergine come il destino
ancora tutto da scrivere,
mi venne accanto
mentre ero perso
in un qualche mio incanto
di cui memoria non serbo
 
Venne e mi lappò le ferite
che non sapevo d’avere 
per troppo amore abusato
presto troppo spesso dato
con ingenuità
 
 
 
VI.
 
Sempre giovane e vecchia
non sbaglia mai la vigliaccheria,
attecchisce addosso a chiunque
le dimostri con un cenno della mano
o più spesso del capo muto
la propria prontezza all’immobilità
 
 
 
VII.
 
Peggio di noi nessuno
Fu abbastanza
perché ogni angolo del mondo
condannato a un girotondo
in catene di sospiri di piombo
 
 
 
VIII.
 
Verità è una pornografia
venuta su male,
oscena persino alla Morte
 
 
 
IX
 
L’amore sta sotto
Quasi mai sopra
L’amore è infernale,
quasi sempre eterno
ma abusato
 
 
 
X.
 
Posso assaporarti immaginando
Ma preferirei averti sotto di me
languida, debole e un po’ offesa
dal mio ardore, che non tiene conto
delle tue dita a graffiarmi la schiena
 
Nato per prendere di te il piacere
e non concedere niente al dolore
Nato per morire sui tuoi bei seni
stremato senza più una goccia
di vita nei lombi dentro ai tuoi;
cercando però sul tuo viso in estasi
l’umbratile desio di donarmi la fine
con una nuda carezza o uno sguardo
 
 
 
XI.
 
Venisti male
Venisti a metà
 
Venisti vipera
non gentile non nuda
col capo mozzato dal resto,
seppur biforcuta e lunga
la lingua per ognuno
che credesti potente
al potere destinato
 
Venisti e fosti di censura
e mai per un’altra via
 
 
 
XII.
 
Spiriti deboli
nei rimasugli
dei loro sentimenti
stanno raccolti:
serpenti avvoltolati
su pallide malate uova
Trema la campana
Con sconquasso immane
si stacca dal campanile;
‘na bomba esplosa pare
I villani bestemmiano
ma altri a mani giunte
ringraziano
ché poteva esser disgrazia
peggiore assai
E invece solo Dio
s’è suicidato producendo
grottesco rumore
come da un’eternità
è sua abitudine
 
Poi domani
tutto torna normale;
e le donne a fare la spesa
al mercato rionale
per comprare poco
e vendere ancor meno
a gambe aperte
in un qualche buio androne
 
 
 
XIII.
 
Facile trovarsi di fronte a due vie di fuga
Così tanto difficile decidersi
né per l’una né per l’altra e dritti proseguire
anche se strada percorribile non c’è segnata
 
 
 
Epilogo.
 
Stanche stanze d’ubriachezza
occupano dell’uomo l’alma
 
Domani ci si sveglierà
col capo pesante e il cuor troppo lento,
traditi molli, alla vita alla morte inutili

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:39 | poesia | BlogNews | clicca per commentare commenti (22)



Le strade di Napoli: 2.700 tonnellate di rifiuti

written by King Lear    - sabato, maggio 26, 2007


2.700 tonnellate di rifiuti





situazione tragica


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:00 | cronaca | BlogNews | clicca per commentare commenti (4)



La mania per l’alfabeto: un inutile esordio per Marco Candida

written by King Lear    - venerdì, maggio 25, 2007


La mania per l'alfabeto


La mania per l’alfabeto


un inutile esordio per Marco Candida
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
“La mania per l’alfabeto” di Marco Candida, al suo esordio in libreria, è uno zibaldone, scritto da un simpatico ragazzo volendo: ma niente che si possa avvicinare anche solo lontanamente a una categorizzazione letteraria. Molti pensieri, alcuni pregevoli, scritti in una prosa elegante, a tratti minimalista – come purtroppo è segno dei tempi - ma slegata nell’essenza, tutto ciò nel vano tentativo di dare l’illusione d’una continuità narrativa.
Quando scrivo “niente che si possa avvicinare anche solo lontanamente a una categorizzazione letteraria”, mi par apodittico che sottolineo il fatto che il libro di Candida non è letteratura; “La mania per l’alfabeto” non è neanche narrativa, piuttosto è un diario, investito di pretese intellettuali, in chiave solipsista. Un diario-zibaldone che non poche volte evidenzia come lo scrittore – scrittore nella sua accezione più pura, quindi uno scrivàno che penna alla mano scrive parole e pensieri – abbia messo nero su bianco pensieri che risentono di forti forzature, quasi non sapesse dove andare a parare. Un filo d’Arianna strappato, sfilacciato, in più punti, quello che è in la “La mania per l’alfabeto”. O meglio ancora, tanti post-it malati di auto-referenzialità su più pagine che tracimano parole e pensieri e che non riescono mai a sposarsi assieme, nemmeno per un istante o una pagina che sia. Marco Candida ha i limiti di un ragazzo, la cui cultura è solamente per sentito dire, non data dall’esperienza diretta. Non è di certo l’Umberto Eco de “La misteriosa fiamma della regina Loana”, né è un novello Carver – di cui purtroppo l’editoria è stracolma fino all’ottusità. Né serve l’espediente fin troppo abusato d’una risoluzione onirica, o come vuole la moda critica, lisergica: realtà e fantasie vivono in mondi separati, sono a sé stanti, l’autore ha tentato una amalgama e il risultato è un diario-zibaldone. L’ennesimo libro inutile.  
Qualcuno potrebbe ribattere che “un libro non è mai inutile”, ed allora spiego, a costo di scadere in una pleonastica banalità: inutile è il superfluo. E nella scrittura di Candida c’è soprattutto del superfluo. Dacché l’umanità ha inventato la stampa, si sono stampati milioni di libri: se ne sono sopravvissuti solo alcuni è perché tutti gli altri erano inutili, o comunque non fondamentali. La nostra memoria è selettiva: il cervello dell’uomo ricorda solo un tot di dati, gli altri li scarta. Li scarta perché non c’è posto, li scarta perché non li ritiene utili alla sopravvivenza e maturazione dell’individuo. Coi libri accade più o meno la stessa cosa, essendo che proprio questi sono la storia (la memoria) dell’umanità: ciò che non serve alle generazioni future, il tempo presente lo cancella quasi fosse uno spazzino. La generosità nel giudizio negativo che ho portato all’esordio di Marco Candida è nella misura della mia onestà di critico: avrò forse sbagliato! Ma sono dell’opinione che è meglio stroncare piuttosto che illudere l’autore dicendogli che ha fatto un buon lavoro. Un encomio o un giudizio diplomatico non servirebbero né a lui autore, per migliorarsi in futuro se vorrà continuare a scrivere, né ai potenziali lettori. Poi ognuno è libero di leggere il lavoro di Marco Candida e di farselo piacere: ci mancherebbe.
La trama è quella di un giovane, del venticinquenne Michele, che guarda caso è un lavoratore precario, uno dei tantissimi che oramai hanno finito con l’invadere anche la carta stampata e le idee trite e ritrite degli scrittori. Michele è un addetto alla Qualità in una anonima ditta che produce conglomerato bituminoso. Chiaramente il protagonista non è che abbia sognato per tutta la vita di arrivare a realizzarsi in qualità di addetto a una miscela di idrocarburi, difatti ha un sogno più ambizioso: quello di imbrattare le vergini bianche pagine con la sua scrittura, per un libro che rovesci il mondo delle patrie lettere. Un sogno infantile per certi versi, quasi che lo scrittore possa esser paragonato a un eroe, a un grande condottiero o a un messia. Il protagonista scrive in maniera disordinata, neanche poi troppo singolare: post-it su post-it che sono la tappezzeria in casa come in ufficio. Foglietti che tracimano dai cassetti, che gli escono dalle tasche: Michele è convinto, come i bambini al loro primo giorno di asilo, che in futuro quegli appunti confluiranno in un testo coerente dove realtà e finzione si mescolano, si aiutano, si fanno dèmone dostoevskiano. Una illusione, null’altro che questo. E’ un sognatore: no, più semplicemente è un illuso che non ha saputo fare i conti con la realtà, così, non di certo di punto in bianco, la realtà gli viene sbattuta direttamente sul naso e Michele finisce col sedere per terra, disoccupato, inviso alla famiglia – che lo vede come uno che le rotelle non ce l’ha tutte a posto -, ma soprattutto odiato da Savemi, la ragazza che amava! Non abbastanza, perché il dèmone della scrittura Michele lo ama molto di più. Le illusioni diventano ben presto il solo mondo accettabile e possibile per questo giovane misantropo. E’ scontato che Michele perda la bussola: finisce con il vivere il contenuto a volte ironico, altre ancora debolmente amaro, che i post-it racchiudono. Il mondo reale non ha più posto davanti agli occhi del protagonista. Nel mondo di illusioni, che lui stesso ha creato, tutto è un caleidoscopio che muta le immagini secondo il desiderio di Michele. Tentando una strada che è per metà onirica e per metà kafkiana, Marco Candida mette in campo eventi assurdi, che nella macchina della realtà non sarebbero possibili.
Come il protagonista di questo romanzetto con il quale Marco Candida esordisce, anch’io ho fatto molte orecchie alle pagine del libro, inequivocabile segno questo che la scrittura ombelicale di Candida mi ha fatto annoiare producendo secchezza delle fauci e lunghi sospiri in luogo di bestemmie. Così tra tante citazioni, tra una di Carmelo Bene e una di Tiziano Scarpa, e persino una di Emanuele Severino, si arriva finalmente alla fine, all’ultimo post.
“La mania per l’alfabeto”: drammatico e paradossale che si abbia avuto il coraggio di mandarlo in stampa.   
Io credo in una critica che prima di essere pubblicizzazione del libro sia soprattutto analisi della scrittura, quindi una analisi che possa risultare utile tanto allo scrittore quanto ai potenziali lettori. Non starò a sollevare polveroni, forse inutili; però una critica che si limita a sponsorizzare un libro è altro, in quanto non ha in sé niente di analitico.
Non giudico i libri dalla copertina; si può dire almeno nel mio caso che sono l’ultima cosa che mi interessa e a cui do un peso solo quando create da degli artisti. Rimango sempre dell’opinione che si dovrebbe essere capaci di scrivere per il presente ma soprattutto per i posteri. Per lasciare in eredità a chi dopo di noi la nostra conoscenza, sia essa artistica sia essa scientifica. Se si scrive solo per diletto, bene, rimane niente dopo il momento della moda. Scrivere impegna la mente quanto il corpo; scrivere seriamente, se si è dotati di spirito artistico, significa sottoporsi a uno sforzo estremo. Scrivere tanto per calarsi nel ruolo dello scrivàno non serve. 
Se c’è dell’accanimento nel sottolineare i difetti di un lavoro - e forse c’è -, soprattutto di un esordiente qual è Marco Candida, è soltanto perché non amo la diplomazia para-critica: non ho il coraggio di spezzare anche una sola lancia a favore d’un libro, che è brutto, perlomeno secondo quello che è il mio metro di giudizio, umano e quindi fallibile. Se è brutto rimane tale; se è bello sono il primo a riconoscerlo bello. Non mi piace stroncare i libri e i loro autori: in fondo ci investo del tempo e non poco, tra le altre cose. Tuttavia è giusto, deotologicamente parlando, stroncare piuttosto che scendere a compromessi con quello che penso. E’ una questione di rispetto per l’autore - che spero sempre sappia accettare anche le critiche più negative -, per chi legge e non in ultimo per me stesso, a costo di risultare un po’ troppo duro. 
“La mania per l’alfabeto” di Marco Candida avrebbe avuto bisogno di un serio ridimensionamento. Fossero state centocinquanta pagine anziché delle tracimanti trecento e passa, dopo un pesante editing da parte d’un editor esperto, con tutte le limitazioni e le egocèntriche smanie tipiche degli editor, forse questo scartafaccio – perché altro non è – sarebbe stato persino carino. Così com’è stato mandato in stampa il primo lavoro di Candida è un cumulo di fogli (trecentoquattro, per la precisione) tenuto insieme da una bella copertina dai tanti colori, tutta di post-it disegnati su uno sfondo asfaltato e lindo – che pare uscito dalla fantasia d’un cartoon.
 
 
 
Una nota di Marco Candida
 
…quella critica ferocissima di Iannozzi secondo me è la chiave di tutto. Mi rimprovera di aver scritto uno zibaldone, un diario, un ammasso di testi, e invece Iannozzi si sbaglia, e sono sicuro che se non butta via il libro (o non lo regala al suo peggior nemico), col tempo, a una lettura più tranquilla, se la vorrà fare, se gli capiterà di farla, si accorgerà che quello è un romanzo (addirittura in casa editrice quando mi hanno fatto la bandella mi hanno proposto di mettere romanzo di formazione; e io non ho accettato; ho accettato invece quando Giulio, che negl’anni è sempre stato molto generoso di aggettivi con me - lo fa per proteggermi?, forse; lo fa perché gli faccio pena, e sovradimensionandomi, mi aiuta nell’inevitabile scontro con gl’altri? forse; lo fa perché ci crede che sono un tipo particolare? forse; lo fa per altre migliaia di ragioni che possono essere dedotte come buone o come ciniche? forse - ha scritto quella parolina che ormai è buona per bandelle e strilli in quarta di copertina), dicevo, si accorgerà, Iannozzi, che quel libro è un romanzo, e che cerca di essere un’opera di finzione, un po’ sui generis. Forse si può dire che quello è anche uno zibaldone, un ammasso di testi, ma questo succede perché si tratta di un romanzo, e un romanzo è oggetto vario e un po’ indefinibile (nel senso che si presta a molteplici definizioni). Il romanzo è come quegli oggetti che tu guardi da un’angolazione e ti sembra una cosa e la guardi da un’altra angolazione e te ne sembra un’altra. Che cos’è? E’ la somma delle impressioni oppure è la sottrazione di tutte le impressioni che si hanno su quell’oggetto?
 
Quando dico che è il romanzo è sui generis, non dico mooolto sui generis, ma dico che, essendo io un esordiente, ed essendo ancora un po’ giovane, magari la casa editrice cerca di proporre giovani che tentano narrazioni un po’ particolari. In Indicativo Presente, la collana presso la quale il libro è uscito, spesso si presentano testi un po’ particolari. Come se l’editore dicesse: “E di questo, cosa dite? Questo modo di raccontare così? Questo modo di scrivere così? Cosa vi sembra?”
 
(Marco Candida, il 24 maggio 2007 – commento scritto e lasciato sul blog di Lucio Angelini)
 
 
La mania per l’alfabeto – Marco Candida – Sironi editore – collana indicativo presente - ISBN: 978-88-518-0086-4 – 304 pp. - € 14,00

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Paul McCartney, il nuovo video Dance Tonight su YouTube

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Paul  McCartney


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Paul McCartney


E' stato lo stesso Paul a diffondere in Rete, su YouTube,
il suo ultimissimo video per la regia di Michel Gondry, Dance tonight.

Non resta che goderci la canzone e il video
in attesa dell'imminente uscita dell'album Memory Almost Full.




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