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una candela per il Tibet
a qualcuno piace censurarlo: krauspenhaar ci prova gusto
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venerdì, giugno 29, 2007
l'anotema: a qualcuno piace censurarlo

franz krauspenhaar ci prova gusto
colonna sonora: "Dreamer" perfomed by Ozzy Osbourne

E.T. l’extra terrestre
siamo tutti bambini extraterrestri
di Giuseppe Iannozzi *
Il regista, Steven Spielberg
Steven Spielberg è nato a Cincinnati, Ohio, il 18 dicembre 1946: regista, produttore e attore americano, sposato in prime nozze con l’attrice Amy Irving dal 1985 al 1989, dal 1991 la sua compagna è Kate Capshaw. Diplomato all’Arcadia Hight School di Phoenix, laureato all’Università della California, Spielberg considera l’attore (e amico) Richard Dreyfuss il suo alter-ego. Steven Spielberg dice di se stesso di “essere un fervente democratico”, motivo per cui ha donato volontariamente al partito la non esigua somma di 100 mila dollari. La carriera di Spielberg come artista/regista è molto lunga: ha subito alti e bassi, film impegnati così come pellicole d’intrattenimento. Il suo migliore lavoro commerciale d’intrattenimento (ma anche di un certo pregio artistico – per gli effetti speciali almeno) è sicuramente E.T. The Extra Terrestrial;
tuttavia nel 1977 il regista aveva firmato un lavoro assai più bello a mio giudizio, Incontri ravvicinati del Terzo Tipo, un film che avrebbe meritato un serio restauro invece di dedicare tanta attenzione, impegno e soldi per E.T., quest’ultimo un personaggio che negli anni Ottanta ha rappresentato l’Harry Potter di oggi.
Steven Spielberg è personaggio da sempre sensibile è attento al problema dell’Olocausto: a tutt’oggi il suo capolavoro (artisticamente e politicamente impegnato) rimane Schindler’s List (1993), anche se non sono mancate le critiche in negativo anche su questa pellicola soprattutto da parte degli esponenti dell’AvantPop, che hanno visto nel film un tentativo di spettacolarizzazione della tragedia ebrea a puri fini commerciali. Nel 1994 il regista americano fonda Survivors of the Shoah Visual History Foundation, una fondazione con sito Internet dedicata alle vittime dell’Olocausto. Al Festival del Cinema di Venezia 1998, Spileberg presenta la pellicola Salvate il Soldato Ryan, un kolossal sullo sbarco in Normandia, il doloroso D. Day, un film interpretato da Tom Hanks e Mat Damon; il film è ben accolto, ma non riesce ad eguagliare il successo ottenuto con Schindler’s List. Nel 2000 la sua casa di produzione, la Dreamworks decidere di mettere sotto contratto il giovane regista teatrale Sam Mendes e il risultato è la nascita sullo schermo di un film piuttosto noioso American Beauty, che, tuttavia, ottiene ampi riconoscimenti di critica e pubblico (tre Golden Globes, Miglior Film, Regia e Sceneggiatura e tre Nomination). La sua ultima pellicola A.I. (2001), un omaggio a Stanley Kubrick, la cui sceneggiatura è stata tratta da un racconto breve di Brian W. Aldiss, non è stato quel capolavoro che molti si aspettavano.
Sceneggiatura di un classico della fantascienza
Melissa Methison (sceneggiatrice / produttrice associata) è nata e cresciuta a Hollywood, in California. Dopo aver frequentato la UCLA e l’UC di Berkeley, ha lavorato per qualche tempo per la rivista People Magazine per poi iniziare a collaborare con il regista e produttore Francis Ford Coppola, partecipando alla realizzazione de Il padrino – parte II e di Apocalypse Now. Nel 1979, Coppola l’ha incaricata di scrivere la sceneggiatura di Black Stallion, il film di successo diretto da Carroll Ballard. Nel 1982 è stata la volta di E.T. l’extra-terrestre, per il quale la Mathison è stata candidata al premio dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, al British Academy of Film & Television Arts (BAFTA) Award e al Golden Globe per la migliore sceneggiatura. Il film le è valso anche il Writers Guild of America Screen Award, nella categoria migliore opera drammatica scritta per il grande schermo. Tra gli altri titoli al suo attivo Sessanta minuti per Danny Masters, prodotto da Coppola, la miniserie televisiva Son of the Morning Star, La chiave magica e il celebre Kundun, la storia del Dalai Lama tibetano diretta da Martin Scorsese.
Gli effetti speciali
Il nome della Industrial Light & Magic (effetti visivi) è sinonimo di effetti visivi; fondata nel 1975 da George Lucas, la ILMè società leader nel mondo nel campo degli effetti speciali al servizio del cinema, della pubblicità e dell’intrattenimento. La ILMè responsabile degli effetti visivi di oltre 160 film tra cui val la pena ricordare pellicole quali Pearl Harbor, A.I. Artificial Intelligence, Il pianeta delle scimmie, La tempesta perfetta, Space Cowboys, Galaxy Quest, La mummia, Salvate il soldato Ryan, Small Soldiers, Deep Impact, Men in Black, Twister, Mission Impossible, Dragonheart, Jumanji, Casper, Forrest Gump, The Mask (Da zero a mito), La morte ti fa bella, Chi ha incastrato Roger Rabbit?, E.T. l’extra-terrestre, la trilogia di Indiana Jones, la serie di Jurassic Park e i cinque episodi di Guerre stellari. La ILM ha contribuito al successo di otto dei 10 film che hanno ottenuto gli incassi più elevati di tutti i tempi; ha vinto 14 Oscar per i migliori effetti visivi e 14 premi per meriti tecnici.
Il successo della ILM è legato alla straordinaria competenza dei suoi responsabili degli effetti visivi, che uniscono perizia tecnica e creatività e sono coadiuvati da 1400 dipendenti, tra cui produttori, direttori artistici, creatori di modellini, tecnici di scena, animatori, montatori e operatori di macchina.
Dennis Muren (responsabile degli effetti visivi della versione originale) è il responsabile superiore degli effetti visivi della Industrial Light & Magic.Vincitore di otto premi Oscar e candidato anche quest’anno per A.I., Muren è attivamente impegnato nello sviluppo della società, come nella progettazione ed elaborazione di nuove tecniche e Bill George (responsabile degli effetti visivi dell’edizione del 20° anniversario) ha un’esperienza ventennale nel settore degli effetti visivi. Ha iniziato la propria carriera nel 1979 costruendo modellini in miniatura per Greg Jein a Los Angeles e nel 1981 è entrato alla Industrial Light & Magic. Il suo primo incarico è stato costruire l’astronave in miniatura di E.T l’extra-terrestre. Nel corso degli anni George ha lavorato come responsabile della divisione modellistica, direttore artistico, disegnatore di mascherini e fondali, direttore commerciale e responsabile degli effetti visivi. In particolare, si è occupato della progettazione e costruzione dei modellini in miniatura di Blade Runner e della progettazione e direzione artistica di cinque dei film di Star Trek; ha inoltre diretto più di 30 spot pubblicitari realizzati dalla ILM e ha curato la costruzione dei modellini di Ghostbusters II e Alive Sopravvissuti. Nel 1988, ha vinto il premio Oscar per gli straordinari effetti visivi di Salto nel buio.
Più di recente, oltre ad occuparsi dell’edizione del 20° anniversario di E.T. l’extra-terrestre, George è stato responsabile degli effetti visivi di Galaxy Quest e Il pianeta delle scimmie. Ovviamente non poteva che essere Dennis Muren il prossimo curatore e realizzatore degli effetti speciali di Harry Potter e la camera dei segreti.
Carlo Rambaldi (creatore di E.T.), scultore e pittore di fama, è nato a Vigarano Mainarda nel 1925. Ha compiuto i primi passi nel mondo del cinema occupandosi degli effetti speciali di film realizzati in Italia tra cui Perseo l’invincibile, L’Odissea, Femina ridens, Una Lucertola con la pelle di donna, Cleopatra di Joseph L. Mankiewicz, La Bibbia di John Huston, Il mostro è in tavola barone Frankenstein e Dracula cerca sangue di vergine… e morì di sete! di Paul Morrisey e Profondo rosso. Nel 1976, il produttore Dino De Laurentiis lo ha incaricato di progettare e realizzare l’enorme scimmione a grandezza naturale di King Kong, il remake del classico degli anni Trenta. Successivamente Rambaldi ha ideato e costruito la testa snodabile di Alien diretto da Ridley Scott. Rambaldi ha inoltre partecipato alla realizzazione di Incontri ravvicinati del terzo tipo di Steven Spielberg, Possession, La mano di Oliver Stone, King Kong 2 e Primal Rage e si è occupato della creazione delle creature di Dune di David Lynch, L’occhio del gatto e Unico indizio la luna piena. Rambaldi a tutt’oggi ha vinto tre premi Oscar per King Kong (insieme a Glen Robinson e Frank Van der Veer), Alien (con H. R. Giger, Brian Johnson, Nick Allder e Denys Ayling) ed E.T. l’extra-terrestre (con Dennis Muren e Kenneth Smith).
Venti anni dopo: il restauro
“Non ho mai pensato di girare un sequel di E.T.”, afferma il regista: “ma sono molto felice che il film esca di nuovo per il 20° anniversario con qualche modifica per compiacere il perfezionista che è in me e il pubblico di ieri e di oggi. Ho visto il film in videocassetta molte volte con i miei figli e mi capita sempre di trasalire per le sbavature tecniche che magari sono l’unico a notare. Per fare un esempio, ho sempre voluto migliorare la corsa di E.T. all’inizio del film quando è inseguito da Keys perché allora la girammo con un sagoma col cuore illuminato che si muoveva in mezzo all’erba. Inoltre vi sono delle scene che furono escluse dal montato finale che pensavo sarebbe stato fantastico reinserire”.
Per raggiungere l’obiettivo, Spielberg si è di nuovo rivolto alla Industrial Light & Magic, che dal 1981 è un esempio di continuità artistica e creativa. “Si è trattato di un’esperienza straordinaria per noi”, osserva Bill George della ILM, responsabile degli effetti visivi dell’edizione del 20° anniversario di E.T. l’Extra Terrestre. “In primo luogo, abbiamo avuto la possibilità di occuparci del restauro di un film su cui la ILM aveva lavorato venti anni fa. E nello stesso tempo il nostro intervento è stato diverso che in tutti gli altri film. Di solito oggi si gira avendo già in mente gli effetti, è già tutto predisposto. In questo caso invece, il film era già finito e il nostro compito era restaurarlo. Abbiamo considerato E.T. come un’opera d’architettura in cattivo stato di conservazione della quale fosse necessario ricostruire i pavimenti e ridipingere le pareti nello stile originale.” Spielberg spiega: “Sono stato molto attento a non cambiare la sostanza della vicenda. E’ stato come prendere un pennello sottilissimo e colorare appena appena un volto un po’ pallido”. Spielberg ha visionato accuratamente tutto il film e ha individuato le inquadrature che intendeva rielaborare con gli effetti visivi più moderni. “Se il film fosse girato oggi”, osserva George, “è quasi certo che E.T. sarebbe un personaggio interamente digitale. Ma E.T. è stato girato venti anni fa e i modellini, per quanto molto ingegnosi, avevano dei limiti. Quelle imperfezioni, tuttavia, hanno contribuito alla creazione del personaggio. I suoi movimenti, ad esempio, hanno un che di aggraziato e pacato. Per questo abbiamo fatto di tutto per non allontanarci dall’originale se non in quei casi in cui eravamo certi che il nostro intervento avrebbe reso il piccolo alieno ancora più credibile.” Del difficile e delicato compito si sono occupate due unità della ILM: una, guidata da George, si è occupata degli aspetti tecnici, l’altra guidata da Colin Brady ha curato l’animazione. I due team hanno ovviamente lavorato sotto la direzione attenta di Steven Spielberg. In primo luogo si è proceduto al restauro della pellicola originale. “Un’operazione davvero necessaria”, osserva George: “Era ovviamente importantissimo che le rielaborazioni digitali non fossero così eclatanti da risultare stonate rispetto al resto delle immagini. Per questo si tratta di modifiche quasi impercettibili quali l’ampliamento della gamma delle espressioni del muso di E.T. o la costruzione di un nuovo fondale con la tecnologia moderna per consentire un movimento delle nubi o una leggera folata di vento tra gli alberi. E per quanto in alcune scene compaia adesso un E.T. digitale, nella maggior parte dei casi la ILM è intervenuta digitalmente sui modellini originali. George, Brady e i loro collaboratori hanno curato piccoli particolari come ad esempio fare in modo che durante il primo volo in bicicletta di Elliott ed E.T., il mantello del costume di Halloween del piccolo si muovesse anziché rimanere immobile come nella versione originale.Com’è ovvio, gli specialisti della ILM erano intimoriti dal compito al quale erano stati chiamati.”
“Quando mi è stato chiesto di collaborare a questa nuova versione di E.T. ho esitato un po’”, ammette Colin Brady. “E’ sempre stato uno dei mie film preferiti e pensavo che ogni fotogramma fosse perfetto. Era come intervenire sulla Gioconda e perfezionarla. Nel mio caso però era Da Vinci stesso a chiedermi di farlo sotto la sua supervisione. L’aspetto più impegnativo di questo lavoro è stato rappresentato dal fatto che E.T. è qualcosa di più di una creatura aliena. E non è un cartone animato. Abbiamo pensato a lui come a un essere vivente, trattandolo come se fosse interpretato da un uomo. Non volevamo che i suoi movimenti fossero troppo fluidi e regolari, effetto che avremmo potuto ottenere facilmente al computer. L’E.T. originale si muoveva in un modo calorosamente vitale, l’innocenza di un bambino combinata con una sorta di agitazione che arricchiva la personalità del personaggio. Per reinventare alcuni dei suoi movimenti, inoltre, ci siamo ispirati a diversi animali: a volte E.T. è molto simile a un gatto, in altre situazioni è più un coniglietto o una tartaruga”.
Poiché non esiste più nessuno dei modellini originali, George, Brady e i loro collaboratori hanno visionato attentamente il film inquadratura per inquadratura per ricostruire al meglio l’aspetto fisico dell’alieno e creare un nuovo modellino da scansionare. Ma Colin Brady ammette: “Se avessimo girato E.T. oggi, non avremmo potuto usare molti trucchi straordinari che furono adoperati venti anni fa. Se E.T. fosse stato solo un personaggio digitale, Henry Thomas e gli altri interpreti non avrebbero avuto a disposizione un pupazzo col quale recitare ed entrare in sintonia!”
La modifica più importante apportata da Spielberg all’edizione del 20° anniversario del suo E.T. riguarda un particolare che il regista avrebbe sempre voluto cambiare: eliminare le pistole dalle mani dei poliziotti e degli agenti del governo che inseguono E.T., Elliott e i suoi amici nella sequenza che culmina col volo in bicicletta. “Qualcuno mi accusa di essere diventato troppo tenero, una specie di Pollyanna, e sono certo di essermi inimicato la National Rifle Association. Ma non ho intenzione di cambiare idea”, spiega Steven Spielberg.
Bill George, Colin Brady e gli altri esperti della ILM che hanno lavorato alla nuova versione di E.T. avvertono una pesante responsabilità: “Quando ho accettato il progetto, mi sono prefisso un obiettivo personale: fare in modo che gli effetti non stonassero”, precisa George. “I miei collaboratori ed io ci siamo molto impegnati affinché si inserissero fluidamente nel contesto e avessero lo stesso fascino che nell’originale. E sono convinto che abbiamo fatto un buon lavoro. Quando la gente vedrà questa nuova versione di E.T., a meno che non sappia già dove e come siamo intervenuti, non si accorgerà di nulla. E a ragione, perché ciò che rimarrà impresso sarà il film – E.T. l’Extra Terrestre – e non gli effetti”.
Rispetto alla colonna sonora, la produttrice Kennedy afferma: “Le musiche di John Williams sono state praticamente digitalizzate su sei piste, per ottenere un suono più pieno. Non abbiamo inciso nessun nuovo brano, ma grazie ai progressi della tecnologia degli ultimi venti anni siamo riusciti a trasferire nel XXI secolo anche il sonoro, i dialoghi e la musica di E.T.”.
L’Extra Terrestre riveduto e corretto
E.T. compie vent’anni e li avrebbe portati piuttosto bene non fosse stato per questo “forzato” restyling, che per volere del suo regista, Steven Spielberg, oggi assomiglia più a Bambi che non a un extraterrestre. Del tenero extraterrestre che voleva “telefonare a casa” resta solo il suo fantasma, infatti il 29 marzo 2002 verrà distribuita in tutte le sale italiane una versione riveduta e corretta: Spielberg si è detto contrario all’uso delle armi, eppure molti suoi film sono abbondantemente ricchi di violenza gratuita in perfetto stile pulp e splatter. Questo restyling di E.T. sembra essere più una manovra commerciale, neanche poi tanto abile, piuttosto che un sincero omaggio all’E.T. che venti anni fa ha fatto sognare milioni di bambini e di bambini adulti. L’impressione è che sull’onda del successo di Harry Potter, Spielberg abbia voluto tradurre il suo E.T. in qualcosa di vagamente simile: tutto ciò, inutile quasi evidenziarlo, non fa altro che gettare discredito sulla fantascienza, anche se in questo caso è bene parlare di E.T. come di un prodotto fantascientifico ad alto costo ad uso e consumo di un pubblico puramente adolescenziale. Indubbiamente E.T. si è attirato le simpatie di molti adulti, ma se ieri non era possibile parlare di E.T. come fantascienza seria, oggi, purtroppo, ciò che ieri era evidente lo è ancor maggiormente. Sorge il lecito dubbio che dopo i drammatici avvenimenti dell’11 settembre 2001, Spielberg abbia voluto sceverare da una delle sue pellicole più famose ogni contenuto anche solo inquadrabile a un livello di possibile dimostrazione di violenza, quasi a far della pellicola un manifesto della non-violenza. Eppure, come già evidenziato, Spielberg in molte sue pellicole dedicate ad un pubblico giovane non ha negato l’uso della violenza come mezzo espressivo e di innocente divertimento; per rendersi conto di questa verità lapalissiana è sufficiente guardare a pellicole come Indiana Jones, Lo squalo, ecc. ecc.
Oltre alle scene inedite e alla colonna sonora a sei piste, E.T. non offre niente di nuovo al pubblico, anzi è forse il caso di parlare di un peggioramento di quello che a suo tempo fu un onesto e buon lavoro artigianale. Già con A.I. abbiamo visto Spielberg fare ampio sfoggio di effetti speciali a tutto danno dei contenuti espressivi della pellicola; oggi E.T. è un extraterreste quasi pienamente digitale, che poco o nulla conserva di quel calore “umano” che 20 anni fa commosse milioni di spettatori. Se un restyling doveva essere operato, questo avrebbe dovuto esser improntato a ripulire la pellicola dai graffi e dall’usura del tempo, digitalizzare la colonna sonora di John Williams, aggiungere anche le sequenze inedite, ma modificare alcune scene per dargli un tono disneyiano, riaggiustare il personaggio E.T. per renderlo compatibile con i canoni digitali degli effetti speciali in voga, queste son tutte manipolazioni che brutalizzano la pellicola e la investono di ridicolo. Dopo 20 anni sembra quasi che il regista rinneghi il lavoro che a suo tempo operò con un ottimo team di tecnici. Sicuramente E.T. rivisto e corretto sarà un gradito ritorno per quanti amarono e amano ancora il personaggio, ma forse in molti rimarranno delusi, perché E.T. non è più né un extraterrestre né un alieno carico di ingenuità e calore umano. Sicuramente una manovra tutta commerciale, c’è poco da aggiungere, è cosa fin troppo ovvia. Evidentemente Spielberg sta attraversando un periodo di crisi artistica che lo porta a riciclare piuttosto che a creare nuove avventure cinematografiche. Già con A.I. si è avuta l’impressione che il regista abbia giocato molto con gli effetti speciali, con le idee dello scomparso Stanley Kubrick, ed E.T. riveduto e corretto sembra essere la conferma che Spielberg sia in piena crisi creativa.
La storia del film non è cambiata, a parte qualche accorgimento assai discutibile così come già si è avuto modo di constatare: il piccolo Elliott continua a scorrazzare sulla mitica bicicletta alle prese con un piccolo alieno abbandonato sulla Terra dai suoi fratelli del cielo. E il giovane protagonista si prodiga a nasconderlo in casa per sottrarlo all’attenzione di un gruppo di scienziati; e come in tutte le belle favole che si rispettino, alla fine, lo aiuterà a tornare da dove è venuto. La trama è al solito melodrammatica, positiva, ingenua: Spielberg ci parla di un alieno buono e non di un omino cattivo e brutto che vuole sottomettere gli umani. Tuttavia con Incontri ravvicinati del terzo tipo questo suo messaggio era già stato lanciato al pubblico con maggior disciplina artistica e carattere: se una pellicola meritava veramente di essere ristrutturata, era proprio questa. Ma evidentemente Spielberg ha pensato che un film del genere riproposto dopo oltre 20 anni non avrebbe incontrato il parere del pubblico, che ormai stanco degli X-Files, probabilmente, l’avrebbe inquadrato come un ennesimo X-Files. Una paura giustificata questa: i personaggi degli X-Files hanno davvero stancato e l’America non ne può più e così pure il pubblico italiano. Ma Incontri ravvicinati del terzo tipo è arte cinematografica… forse lo stesso regista non è pienamente consapevole.
Ad ogni qual modo, a suo tempo E.T. meritò tre statuette: migliore colonna sonora, effetti visivi e sonori. La versione ristrutturata per il ventennale di E.T. si accrediterà forse qualche statuetta critica e basta. Ma chi può dirlo con piena certezza?
Intanto in casa Universal si festeggia tutto l’anno il ventennale del film, una pietra miliare del patrimonio artistico della major americana: il logo animato degli studios sarà, per tutto il 2002, l’immagine di Elliott ed E.T. sulla bici intenti ad attraversare il famoso globo, della Universal, il tutto sulle intramontabili note del celebre tema musicale del film, Flying. Nell’annunciare l’iniziativa il presidente e direttore generale della società, Ron Meyer ha dichiarato: “Questo film ha avuto un impatto enorme nella storia del cinema e sullo sviluppo della Universal, sui suoi valori e sulla sua cultura. Ha rappresentato l’inizio di un periodo di crescita enorme per noi e ha rafforzato il rapporto già stretto con Steven Spielberg.” Non si fatica a credere alle parole di Ron Meyer; la dimostrazione tangibile: questo E.T. nulla è se non una mera operazione commerciale studiata a tavolino.
* N.B.: Il pezzo qui presentato, per la prima volta in versione integrale, è stato scritto nel 2002.

Ho aggiornato i links di questo blog verso altri blog.
Sono stati rimossi alcuni blog e siti che da più di un anno non hanno fatto aggiornamenti,
altresì sono stati depennati blog e siti
che il sottoscritto non ritiene più essenziali per la vita di questo spazio virtuale.
Se qualcuno ritiene di essere stato cancellato ingiustamente o per un mio errore,
mi contatti pure ma rigorosamente in privato. Grazie.
giuseppe iannozzi
Inertia Music Project & Chatterly
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giovedì, giugno 28, 2007
† Inertia Music Project & Chatterly †

Inertia Band
clicca sulla locandina per vedere in anteprima
le Opere di Chatterly che illustrano il booklet
del CD degli Inertia

more info: http://www.chatterly.splinder.com/
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Isabella Santacroce: intervista all'Autrice di V.M. 18
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martedì, giugno 26, 2007

Intervista a
Isabella Santacroce
a cura di Giuseppe Iannozzi
1. Non ti chiederò chi è Isabella Santacroce. Oramai lo sanno tutti che sei l’autrice di romanzi culto, “Fluo”, “Destroy”, “Luminal”, “Lovers”, “Revolver”, “Dark Demonia” e “Zoo”. Ti chiedo invece come, e quanto, è cambiata Isabella rispetto agli esordi. Ti chiedo d’illustrare la tua maturazione artistica, e anche quella personale se vuoi.
Non è vero che tutti sanno, è vero però che tanti inventano. Mi è capitato di leggere buffe storielle in internet che di me parlano dicendo idiozie, oltre a ciò mi è capitato di postare un messaggio in questo spazio dall’insolito nome, ovvero Nazione Indiana, e qualcuno ha gridato a Isabella di togliersi dai coglioni. Mi capita anche di ricevere mail in cui mi si augura dolcemente di morire, oppure mi capita di esser simpaticamente minacciata di morte. Inoltre dall’uscita di V. M. 18 tanti sono stati gli insulti a me rivolti, tante le punizioni a me stupidamente inflitte, una lista lunghissima di punizioni ridicole. Non ha senso spiegare quanto è cambiata Isabella rispetto agli esordi, è invece per me importante spiegare cosa non è cambiato di Isabella rispetto agli esordi. Non è mia intenzione divenire comoda, fingere, divenire codarda, opportunista, furba, ipocrita. La letteratura, è per me una verticale verso la luce, una scalata verso la bellezza, un’esaltante fatica che mi vedrà giungere in cima, toccare con le mani quella luce. Che si affatichino gli stolti gridandomi idiozie, inventandosi menzogne, io non li sento. C’è qualcosa di estremamente grande nell’esistenza, e io vivo per giungere a quell’estremamente grande. Dedicherò la mia vita alla letteratura, e anche la mia morte.
2. “V. M. 18” è il secondo romanzo che esce per Fazi editore dopo “Zoo”. Una fatica di ben cinquecento pagine quasi, eppure non pesa la lettura: la storia scorre liscia, elegante anche quando illustra nei dettagli nequizie d’ogni sorta. Innanzitutto: perché il tuo romanzo porta l’esplicito titolo, “V. M. 18”? A chi o a che cosa ti sei ispirata per scrivere questa storia, che è sadica, libertina, anche violentemente anarcoide, ma sempre in un linguaggio raffinato, così tanto da rasentare il decadentismo dannunziano?
Io sempre e solo alla vita mi ispiro, è lei a parlarmi. Un corpo enorme che mi siede di fianco, continuamente. Parlo di vita, non di realtà. La realtà mi disgusta, mi disgusta quel suo rumore incessante che produce polvere coprendo la vita. Scrivendo è mio desiderio azzittire quel rumore. Ho detto che quando scrivo mi ritrovo come Turner legata all’albero maestro di una nave che sta attraversando l’occhio di un ciclone durante una tempesta, provando il sentimento del sublime, ossia ciò che si prova di fronte all’infinitamente grande, come ad esempio ad uno spettacolo straordinario della natura. Non mi interessa la quiete, io ricerco il maremoto. Non mi interessa la falsità, io ricerco la verità. Non mi interessa la pusillanimità, io ricerco l’ardimento. Non mi interessano gli umani pregiudizi, io ricerco l’umana grandiosità. Ho intitolato V. M. 18 il mio libro perché narra ciò che solitamente viene considerato vietato ai minori, quindi le quattordicenni protagoniste diventano minorenni vietate ai minori: credo nell’importanza di sfigurare i codici morali abbellendoli di nastrini colorati.
3. Non bado quasi mai alle dediche che sono stampate sui romanzi: questa volta sì, “A Dio Onnipotente, mio marito”. Chi è Dio per te, e quanto c’è di Dio in “V. M. 18”? E ancora: possibile che “V.M. 18” esprima un’idea, una religiosità anarchica?
Per questa mia idea religiosa della letteratura, perché come una suora diventa moglie dell’Altissimo, anche io lo sono divenuta. Grazie anche a suddetta mia risposta, un’intervista da me rilasciata a un quotidiano nazionale non è stata pubblicata, grazie anche a sunnominata mia risposta nuovi insulti. Ma è questo quello che io sento, e non è mia intenzione dire ciò che non sento solo per timore d’essere derisa o condannata. Nella mia vita Dio è sempre presente. Sono stata per anni in compagnia di suore, una di loro mi ha insegnato a scrivere. Ho trascorso con loro cinque anni della mia vita, quando dodicenne ho dovuto lasciarle ho iniziato a combattere. Erano per me un luttuoso fumetto di stravaganze, un surreale che mi allontanava dalla minacciosa mediocrità e falsità del reale. Passare l’estate in convento, trascorrere interi pomeriggi nella chiesetta davanti a Gesù Cristo in croce, ai ceri accesi, al profumo di incenso che c’era nell’aria, alla madonne incoronate, è stato per me importante, ed è stato per me importante conoscere suor Maria, le devo tutto. Io sono nata vivendo al buio, grazie a lei ho visto la luce.
4. Desdemona. Lei è il tuo nuovo personaggio. Una bad girl. Un angelo di sensualità, di libidine, di libertinaggio, di forti appetiti sessuali, così forti da non disdegnare d’accoppiarsi anche con degli animali. Il fallo è la sua religione, la sola cosa per cui valga la pena di vivere, perché vivere è godere per Desdemona. E’ fare tutto quello che gli altri, che i borghesi non fanno perché timorosi di Dio, o più semplicemente della moralità che gli è stata inculcata dalla società. Desdemona è una fanciulla in lotta contro la società, contro il perbenismo di facciata. Quanto c’è di Desdemona in Isabella? E in maniera più brutale: la giovanissima Desdemona è l’alter ego di Isabella la scrittrice?
Ciò che voglio è portare il lettore al coraggio, e il fallo non è affatto la religione di Desdemona, lei desidera raggiungere il suo capovolto universo, un universo intriso di bellezza e eroismo. L’eroismo è la religione di Desdemona. Per lei Gesù Cristo è l’emblema dell’eroismo, Dio grandezza alla quale ispirarsi. Desdemona è in lotta contro la pusillanimità, contro le vive-morti, Desdemona è un urlo fortissimo. E poi non c’è nulla di più riprovevole di uno scrittore che si sente nel giusto spiegando il perché di un suo romanzo, io in questo momento sono riprovevole. Logicamente io sono Desdemona, anche dicendo questo sono riprovevole.
5. Cassandra e Animone insieme a Desdemona formano una Trinità, che non esita di fronte a nulla pur di ottenere il Piacere: che cosa è il Manifesto Delle Spietate Ninfette? Ed esistono nella realtà di tutti i giorni “ninfe” così tanto pervertite, o è invece più giusto pensare che le ragazzine di oggi sono innocenti proprio come vogliono apparire di fronte alla società, genitori inclusi?
In loro non è presente una ricerca del piacere, prima parlavo d’eroismo. Loro questo perseguono. eroe è per me colui che ricerca la verità, loro lo fanno sfigurando i codici morali, capovolgendoli. V. M. 18 è una sorta di tragedia senecana, dove esiste un ribaltamento dei punti di vista e dove ciò che solitamente viene considerato illegittimo diviene legittimo. In V.M. libero gli istinti umani più feroci dalla camicia di forza sociale, quello che è stato dall’uomo sacrificato in nome della morale ritorna all’ennesima potenza. La natura crudele dell’uomo è illuminata da una luce fortissima, per questo il libro può essere considerato osceno. Osceno in quanto mostra il fuori dalla scena, per il suo svelare, denudare, scoprire, portare al sole. Non è importante sapere se esistono ninfe così perverse, almeno non per me.
6. “V. M. !8” dispone un qualche manifesto sociale, religioso, politico? Dà delle indicazioni di vita, così come farebbe una bibbia?
C’è chi ha parlato di nuova bibbia, non devo essere io a dire se il libro dona indicazioni di vita. Io mostro, chi guarda pensa.
7. La masturbazione. Ha un ruolo non poco importante l’auto-erotismo nel tuo romanzo. Che è dedicato a Dio Onnipotente, tuo marito. L’onanismo è condannato dalla Chiesa e dalla Bibbia: mi sa che tuo marito in questo momento, forse a seguito della dedica, sia leggermente adirato… Tu, che dici? Non temi che la Chiesa, o qualche altra istituzione, possa scagliarsi contro “V. M. 18”?
Detesto il timor di Dio, io non temo nulla perché conosco il terrore. Se conosci il terrore devi decidere se ucciderti o combattere. Io ho scelto di combattere. Ho un rapporto con Dio molto intenso, lui è l’unico ad esserci sempre, a darmi forza, e se veramente credi in Dio non puoi temerlo. Se lo temessi non crederei in Lui, e Lui non crederebbe in me. Se avessi timore di Lui, allora mi punirebbe. C’è chi si avvicina ad una interpretazione religiosa dell’esistenza solo per spavento, e in quel caso la vita in Dio diviene solo una creazione della paura. Io vedo chi si genuflette davanti all’Altissimo per timor di finire all’inferno. Questo mi disgusta, e sono certa che anche Dio provi disgusto. questi miei pensieri saranno creduti folli, assurdi, perché bisogna essere tutti uguali davanti al nulla, tutti annichiliti dentro il nulla.
8. A livello emozionale, che cosa hai provato mentre scrivevi “V. M. 18”?
Provo quando scrivo il sentimento del sublime, dell’essere di fronte a uno spettacolo straordinario della natura. Con V. M. 18 mi sono ritrovata di fronte a un maremoto, ero appoggiata su quel maremoto. Così come ho già spiegato, legata all’albero maestro di una nave che attraversa una furiosa tempesta. Ero lassù e la guardavo, la sfidavo, divenivo come lei. Mi è successo di avere paura, questo mentre scrivevo le pagine 415, 416, 417, 418, 419, 420. ho terminato di scrivere la pagina 420 alle cinque del mattino, alle dieci ero ancora sveglia. Non sono riuscita a dormire. Il libro è stato scritto in undici mesi. Iniziavo a scrivere alle undici di sera, smettevo verso le sei del mattino.
9. Lewis Carroll e D.A. Sade, due autori che potrebbero trarre in inganno: il primo molto candido all’apparenza, il secondo molto truculento, sono poi in fondo tutto il Bello e il Brutto che è nell’animo di Desdemona. Mi spiego meglio: Carroll amava le bambine, quelle che più tardi Nabokov avrebbe indicato come ‘lolite’ (Morton Cohen, nel suo Lewis Carroll, a Biography, 1995, scrive: “Non possiamo sapere fino a che punto la preferenza di Charles per i bambini nei disegni e nelle fotografie nasconda un desiderio sessuale. Lui stesso sostenne che tale preferenza aveva motivi puramente estetici. Ma dato il suo attaccamento emotivo ai bambini e il suo apprezzamento estetico per le loro forme, l’affermazione che il suo interesse fosse strettamente estetico è ingenua. Probabilmente sentiva più di quanto volesse ammettere, anche a sé stesso. Certamente, cercò sempre di avere un altro adulto presente quando soggetti pre-pubescenti posavano per lui.”); Sade invece è quasi innocente per il suo tempo, tant’è che Simone de Beauvoir ha ravvisato nello scrittore le prime tracce d’una filosofia radicale per una libertà in una radice esistenzialista, e Guillaume Apollinaire indicò addirittura il Divin Marchese come “lo spirito più libero che sia mai esistito”. In febbraio, correva l’anno 1791 d.C., in una lettera alla moglie, il Divin Marchese così scriveva: “Sì, sono un libertino, lo riconosco: ho concepito tutto ciò che si può concepire in questo ambito, ma non ho certamente fatto tutto ciò che ho concepito e non lo farò certamente mai. Sono un libertino, ma non sono un criminale né un assassino.” E’ un discorso che io ho iniziato… continualo tu se ha un senso, uno che sia attinente con il tuo ultimo romanzo che è, a mio avviso, la summa di tutte quelle libertà che hai innescato e fatto esplodere nei tuoi precedenti lavori.
Sia Carroll che Sade sono per me essenzialmente due distruttori. Carroll distrugge la realtà, Sade il sentimento. Io in V.M. 18 distruggo il sentimento e la realtà, e distruggo anche la paura: per creare bisogna prima distruggere.
10. Quale comportamento non terresti mai in vita tua, pur avendo avuto il coraggio di pensarlo? E Desdemona, c’è qualcosa che non farebbe mai? Motiva la risposta, per cortesia.
Non mi inoltrerei mai nella codardia, preferisco uccidermi che inoltrarmi nella codardia. Preferisco ricevere questi deliziosi insulti, queste deliziose minacce di morte, queste deliziose derisioni, questa deliziosa solitudine. Perciò anche Desdemona mai s’inoltrerebbe nella codardia. Da quando sono diventata scrittrice tanto ho scoperto dell’umana razza scrivente, ho saputo cose raccapriccianti. Ho saputo di scrittori maschi ultratrentenni e ultraquarantenni e in certi casi pure sposati e con figli che tranquillamente si fottono le loro lettrici e anche lettori minorenni. Ho conosciuto un ragazzino che è stato sodomizzato da diversi miei colleghi maschi “etero”. Ed è davvero buffo che proprio queste belle personcine riescano poi a condannarmi, a puntare il loro indice. Che fantastici moralisti!
11. Isabella, su diversi giornali sei apparsa in pose piuttosto discinte e provocatorie. Un gran bel vedere, per Dio, non dico di “no”, non io. Ma facendo la parte del cattivo-bastardo, ora ti chiedo: il tuo bel corpo che cosa c’entra con i romanzi che scrivi?
Come puoi chiedermi cosa c’entra? Nell’intervista che ho pubblicato sul mio blog io scrivo questo: Credo sia arrivato il momento di ritornare alle grandi e magnifiche fatiche dell’artista, a queste scalate verso la bellezza. Per questo motivo ho bisogno di sentire il mio corpo possente, perché poi la sua potenza arriverà alla scrittura.
Vado quasi ogni giorno in palestra, e per V.M. 18 mi sono allenata moltissimo.
Leggendo questa mia risposta credo sarà semplice capire il rapporto che ho con il corpo che possiedo. Io esibisco la mia carne, e la mia carne è ovunque nei miei libri. Il mio corpo è un alfabeto di carne. Il mio corpo è il primo libro che ho scritto. Io pubblico il mio corpo, corpo che mi permette di esistere e di scrivere.
12. Qual è la tua idea di letteratura? A chi oggi guardi con interesse nel panorama letterario contemporaneo internazionale? Per cortesia, motiva la risposta.
Ho già detto che ho un’idea religiosa della letteratura. potrei riempire pagine con questa frase. La letteratura per me odora d’incenso, la letteratura per me è un crocefisso enorme, io davanti genuflessa. non guardo con interesse nessuno nel panorama contemporaneo internazionale. Nemmeno me stessa.
13. Progetti per il futuro, a livello artistico: puoi accennare qualcosa?
Scrivere, sfondare nuove porte. continuare la mia scalata verso la bellezza, fissare quella luce che so esistere, sperando di raggiungerla.
14. Conia uno spot, sì, proprio uno spot pubblicitario per “V. M. 18”, che spinga i lettori alla curiosità verso il tuo libro e quindi (forse) all’acquisto con soddisfazione.
No, non voglio spingere nessuno. Detesto chi spinge, e chi cerca di incuriosire. L’erotismo infatti non mi piace, preferisco la pornografia. L’erotismo è chiudere gli occhi. La pornografia spalancarli.
15. Che ne pensi del sottoscritto? Ovviamente puoi avvalerti della facoltà di non rispondere, ma non di quella di incenerirmi con lo sguardo, così su due piedi.
Mi avvalgo della facoltà di non rispondere perché non ti conosco. E poi perché dovrei incenerirti?
Grazie, Isabella: sei stata molto disponibile e gentile.
L’intervista a Isabella Santacroce, che un famoso quotidiano nazionale si è rifiutato di pubblicare: “Dall’uscita di V.M. 18 tante sono le punizioni a me inflitte, oggi posterò una di loro, ovvero una intervista rilasciata a un quotidiano nazionale, e da loro non pubblicata. (e per tal motivo da me donata a la7). Non è certo la prima, è davvero successo di tutto, ma come qualcuno mi ha suggerito con viscido sorrisino, “dovevi aspettarti questa reazione, dovevi aspettarti d’esser punita, ti conviene abbassare la testa, genufletterti”. (Isabella Santacroce)”
Clicca sui collegamenti per leggere tutto
Il blog di Isabella Santacroce:
Il sito ufficiale di Isabella Santacroce:
Update:
Livio D’Addario scrive una gran bella recensione al romanzo "V.M. 18" di Isabella Santacroce.
Potete leggerla su CapitoloPrimo dal 2001 News on line.
La recensione è consultabile cliccando su "V.M. 18" di Livio D’Addario.
Potete leggerla su CapitoloPrimo dal 2001 News on line.
La recensione è consultabile cliccando su "V.M. 18" di Livio D’Addario.
io beato fra le donne
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lunedì, giugno 25, 2007

io beato fra le donne
di Giuseppe Iannozzi
Mia Bella Stella
Mia Bella Stella,
dove lo hai lasciato il tuo cuore di bontà?
Sono qui da un’eternità che fumo
Le belle ragazze al mattino scendono
per incontrare il giovane garzone del lattaio,
ed io continuo a stare al mio posto
con il sole e la pioggia, di giorno e di notte
Dovrei prendermi un minuto di riposo
Ma ho paura che se chiudessi gli occhi
anche solo per un momento
rischierei di perdere la luce che brilla lassù
dove c’è la tua piccola finestra di felicità
Sono forse per te soltanto un gatto nero?
Ma anche se fosse, io di qui non mi muovo
Al mattino rubo una bottiglia di latte
e me la scolo tutta alla faccia della povertà
che mi riempie le tasche miagolando,
poi penso a te addormentata, all’angelo che sei,
a quella tua bella tempesta di biondi capelli
abbandonati sul cuscino ed allora capisco
che da qui io non mi muoverò mai più
Potrai dirmi folle e far finta che non ci sono,
che non sono mai stato importante per te
Che nemmeno una lacrima hai pianto per me
Potrai qualificarmi con un numero appeso al collo,
giusto una foto segnaletica in ultima pagina
Però se i fiumi la primavera li gonfia
d’acqua dai ghiacciai sciolti per arrivare al mare,
prima o poi anch’io riuscirò a strapparti una lacrima
per congiungerla alla mia in sette colori d’arcobaleno
Prima o poi, lo sento, prima o poi, prima o poi
un bacio fresco di speranza l’abbandonerai
sulle mie labbra arrossendo un poco appena,
mia Stella Bella
Tu, la mia chiesa
E alla fine non resta che…
che questa città arresa ai tuoi piedi
E mi chiedo se era questo che volevi
E lo sguardo ti rimane muto
fisso su di me
ed allora capisco che
non poteva finire che così
Però non ho mai detto che
due mani a riscaldarsi nell’inverno
fanno gli innamorati felici;
ho solo pensato che
potevo stare insieme a te,
magari costruire una chiesa
o un peccato, senza la noia
d’un “per sempre e così sia!”
Così rimango schiacciato
Il perché lo sa il diavolo e te
che, per dio, sì, io ti so odiare
ma mai abbastanza, quel tanto che
basterebbe affinché la mia vita
prosegua da sé
Dell’ira
Un dio concede il perdono
E nel suo essere Potere et Volere
Un uomo è da solo con sé,
meschino sino all’ultimo minuto
che gli sta nel cavo della bocca:
quale perdono potrebbe mai dire
che domani non sia già in cancrena?
Quale pietà potrebbe mai elargire
il mortale che il piede nudo porta
avanti e indietro stancamente
cercando degli avi quei passi
che li portarono sempre alla tomba?
Forse che uno che tanto ha viaggiato
e conosciuto abbia una verità,
per semplice che possa dirsi,
da poter spartire coi consimili...
No, mia illusa fanciulla: nulla esiste
sin tanto che noi non lo pensiamo,
così che ogni cosa cade nell’illusione
che ogni pensiero nel cerebro produce
prima che in quel desiderio
che lo stolto mortale noma anima
Così è, e se dispiacere t’ha colto
non infiammartene per un’ira funesta:
già ci manca il tempo per godere
della fragilità della carne
che pensare alla vendetta
sarebbe lusso troppo azzardato
persino per quel matto
che oggi si crede invitto Odino
Gli anni nostri
Amica, Amica, Amica
Quante volte ho invocato il nome
perché solo muta eco infine
mi si tuffasse dentro al core
quasi che nullo spirto in me vivo
Amica, ricordi i giorni lieti
di primavere, di speranze aspre
ma ancor tutte da venire?
Quel cielo di stelle alte
impossibili allo sguardo
perché tutte le potesse contenere
erano nel loro immutabile carattere
sì tanto simili ai nostri sospiri
tra un sogno raccontato e l’altro
Bologna era ancora tutta da fare
e se anche il fracasso delle bombe
minava la nostra innocenza in fiore,
ci promettemmo comunque che mai
e poi mai avremmo concesso al nemico
la nostra voglia di cambiare in meglio
Eppur gli anni sono trascorsi
prima d’un batter di mani e il grigio
sulle tempie ha da tempo preso
a calpestare i ricordi lieti e funesti
cosicché ogni dì oggi ci pare uguale
a quello appena andato
Quel cielo di stelle, tanto amato,
non è per niente cambiato
Però noi sì, solamente a stento
ci riconosciamo, con moto
di disgusto
Che resta di noi, di quel ch’eravamo?
Non una foglia, non un fiore
fra le pagine distratte d’un libro amato
sin quasi alla follia, non un poeta
il cui nome al mattino ci svegli dal torpore;
si va avanti come animali da monta
scavando con l’indice nelle cateratte
e i volti conosciuti diventano sconosciuti
e gli amici morti, seppelliti, di essi
noi memoria non serbiamo
per tema che i loro scomparsi sorrisi
ci ricordino che presto anche noi
li seguiremo per uguale destino,
così come è sempre stato
sin dalla notte dei tempi, cara Amica
La mia cacca
(soliloquio intestinale per una sola voce)
La mia cacca è bella
E’ d’un bel marrone
Perfetta
Se solo la vedessi, sono certo
te ne innamoreresti a prima vista
Una tonalità
che non si può immaginare
che non si può immaginare
tanto è bella
La mia cacca è proprio bella
Non ha bisogno d’alcun ritocco
E’ così bella che viene la voglia…
d’inventarsi sapròfago
Non lo dico per vantarmi
ma la mia cacca ti far venire la voglia
di prenderla in bocca
così, sul momento, senza pensarci
E’ che ha un bel colore,
né troppo chiaro né troppo scuro
E poi è di buona consistenza
D’altro canto non vedo cosa ci sia di male
In tv si ammazzano e si mettono a nudo
a ogni minuto, perché allora
uno non potrebbe farsi venire la voglia…
Conoscevo un tizio
che con la cacca migliore ci faceva delle statue:
arte moderna, ha vinto persino dei premi importanti
In strada però tutti lo scansavano
Solo nei salotti più raffinati
dove gli intellettuali si riuniscono a tarda serata
questo mio amico era benvoluto, sulla bocca di tutti
dove gli intellettuali si riuniscono a tarda serata
questo mio amico era benvoluto, sulla bocca di tutti
Un’invidia che non vi dico!
A momenti rischiavo la colite per colpa sua
Ma sono stato più duro,
sono diventato stitico
La mia cacca perfetta
Farebbe invidia a Pessoa tanto è consistente
Una gran bellezza, se la schiacci
poco ma sicuro che ti rimane appiccicata
sotto la scarpa e te la tiri fin su casa
Una cosa, una cosa, per Dio, perfetta!
Se solo la vedessi, sono certo
te ne innamoreresti a prima vista
D’altro canto parliamo della mia cacca,
mica di quella tua bocca
sempre aperta al pettegolezzo
Se solo la vedessi, che gran bellezza!
Nazione Indiana: lettera aperta a Nazione Indiana
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domenica, giugno 24, 2007

Gentili Signori di Nazione Indiana,
strano, ma neanche poi tanto: quello lì che si firma Ziggy - si firma, è chiaramente un eufemismo - mi insulta in pubblico e Nazione Indiana tace.
Se ne potrebbe dedurre che almeno qualcuno qui in Nazione Indiana conoscerebbe la vera identità di questo Ziggy – e non solo di Ziggy - ed allora lo si lascia fare, perché forse gli sta comodo che uno Ziggy qualunque insulti e in maniera pesante, proprio vergognosa, il sottoscritto, Giuseppe Iannozzi. Ma più grave, e qui - ahinoi! - non ci piove, è che in Nazione Indiana vige una certo nebuloso sentimento di omertà: gli anonimi sono tutelati e santificati, purché prendano a male parole gli ospiti, soprattutto gli indesiderati. Indesiderati perché esprimono il loro libero pensiero, che non sempre collima con quello esposto dagli Indiani. Almeno così parrebbe. Colui che esprime un parere firmandosi non è ben accolto se non sta in riga con quanto pubblicizzato da Nazione Indiana, chi invece dice bene di qualsiasi cosa, allora questi è un anonimo che merita tutto il rispetto, e di più ancora nel momento in cui, forte della sua vigliaccheria nell’anonimato, comincia a sputare addosso a quello che ha osato esprimere la sua propria libera opinione.
Sinceramente non so quanto un simile comportamento sia d’aiuto all’immagine di Nazione Indiana. Credo sia solamente una politica assai lesiva. Mi si chiede, in privato e in pubblico, “ma perché su N.I. accade così?” Posso solo rispondere che “forse ho pestato i piedi i piedi a qualcuno e non avrei dovuto”, perché in effetti, in tutta sincerità, fa molto strano anche a me: Nazione Indiana dovrebbe essere un punto d’incontro di menti, di persone civili ed intelligenti, così come più volte è stato dimostrato nel corso di tanti anni; eppure accadono fatti così sgradevoli, di nonnismo! E’ allarmante che uno, che si firma Ziggy senza né indicare indirizzo di posta elettronica e/o sito d’appartenenza, sia lasciato libero di scrivere in pubblico: “ziggy Says: June 23rd, 2007 at 23:23 - è la tua idiozia che riscuote sucesso. non è facile incontrare idioti della tua specie. dovresti stare allo zoo.” E anche un O.C. qualunque: “The O.C. Says: June 23rd, 2007 at 13:33 - Mi sa che qualcuno confonde le inarcature con gli sms. Mi chiedo anche per quanto altro tempo lo stesso qualcuno potrà bannerizzarsi con la scusa di essere vittima dei Troll. ‘Sti blogger spuntano su come i funghi.” Oppure che una persona che si firma camilla iannozzi: “June 23rd, 2007 at 08:41 - questa sì che è poesia! la trovate sul blog di mio fratello! […]” E questa persona copia & incolla tra i commenti di Nazione Indiana una mia poesia in barba alla Creative Commons License, al più che esplicito disclaimer che invita a non copiare e portare su altri siti e/o blog senza l’autorizzazione del sottoscritto Giuseppe Iannozzi…
Di comportamenti riprovevoli, purtroppo tanti su Nazione Indiana, nel corso di più mesi, nei miei confronti; e nonostante siffatti comportamenti siano stati più volte portati all'attenzione dei gestori sia in via privata che pubblica, mai un’azione è stata intrapresa. La più recente risposta circa la mia richiesta di cancellazione della poesia qui postata, perché apparsa senza alcun mio consenso né verbale né scritto, è venuta da Franz Krauspenhaar: “franz krauspenhaar Says: June 23rd, 2007 at 10:31 - Non ci sono gli estremi per la cancellazione, mi dispiace. - (Prego in ogni caso di non intasare la colonna dei commenti di interventi out of topic. Ho pubblicato tre inediti di una poetessa di grande valore, per chi non se ne fosse accorto).” Gentilmente, quali sarebbero Signor Franz Krauspenhaar gli estremi affinché Nazione Indiana decida di cancellare un commento o più di uno? Chi ha postato qui rubando dal mio blog, non ha forse violato la Creative Commons License, non ha forse violato il mio disclaimer dove si fa esplicito divieto in questi termini, “Tutti i contenuti di questo blog possono essere riprodotti previo consenso scritto dell’Autore”? Sinceramente non capisco. Non si capisce davvero quali siano questi estremi di cui Lei parla però senza definirli. Purtroppo il fattaccio non è il primo che accade in questi termini: già altre volte, molte altre, sono state portati in questa (N.I. 2.0) sede alcuni miei scritti senza il mio consenso, e anche allora, nonostante le mie rimostranze, nulla si fece. Venne tenuto un accurato silenzio.
Come dicevo, Nazione Indiana vanta d’essere punto d’incontro di gente intelligente, onesta, di intellettuali che rispettano le opinioni di tutti, anche degli anonimi, ma non c’è forse un po’ troppa tolleranza nei confronti di questi? Non è che forse li si lascia un po’ troppo liberi di calunniare e sfogarsi in maniera nulla affatto civile? Dai commenti che appaiono e che ho qui riportati parrebbe che si chiudano entrambi gli occhi su certi spiacevoli accadimenti. La mia modesta opinione è che Nazione Indiana da tutto ciò non ha un bel ritorno di immagine presso il suo pubblico, tra quello consolidato e affezionato, né tra chi qui di passaggio.
Ringrazio per la gentile attenzione,
Giuseppe Iannozzi
Gli anonimi non hanno alcun diritto
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sabato, giugno 23, 2007
Gli anonimi non hanno alcun diritto essendo un abominio prodotto dalla fantasia malata di certi esseri che parrebbe scorrazzino in tutta libertà per la Rete gridando d'essere innocenti. L'urlo che producono è la inequivocabile prova della loro colpevolezza.
Aiutare un anonimo a restare tale, non denunciarne la presenza e l'immane vigliaccheria, equivale a rendersi complici e quindi responsabili in tutto e per tutto.
Planet of the Apes nella versione di Tim Burton
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Planet of the Apes
nella versione di Tim Burton
di Giuseppe Iannozzi *
Charlton Heston e Roddy McDowall nel lontano, ma neanche poi tanto, 1968 furono gli attori protagonisti del Pianeta delle Scimmie, un film di culto che da subito raccolse molti consensi e presso la critica e presso il grande pubblico. La 20th Century Fox con questo film proiettò la fantascienza in una dimensione inedita, oggi diremmo colta; tuttavia, anche se il lungometraggio aveva un imprinting culturale non mancò di accendere gli animi degli spettatori. Planet of the Apes, prodotto da Arthur P.J. Jacobs, fu un



















