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una candela per il Tibet
We're A Happy Family - Eccomi mentre bacio la mia compagna!
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martedì, luglio 31, 2007
Eccomi mentre bacio la mia compagna!

Siete invidiosi, io questo lo so bene.

No alla cultura dei padroni
Ma a farla da padrona è l’editoria fascista
in un’Italia sempre più ignorante
di Giuseppe Iannozzi *
Il problema della cultura in Italia non è nuovo: se ieri esisteva l’impossibilità pratica a crearsi una propria disciplinata formazione culturale perché l’analfabetismo era ancora diffuso e i pochi che sapevano leggere e scrivere detenevano il potere, oggi che l’analfabetismo è pressoché scomparso l’Italia rimane comunque un paese essenzialmente povero sotto il profilo intellettuale.
Il problema cultura è sempre stato identificato in una mancanza di interesse da parte dell’italiano medio nei confronti del piacere di leggere: questa analisi poteva andare bene negli anni dell’immediato dopoguerra, ma già negli anni Cinquanta e Sessanta la cultura ha risentito di un cambiamento radicale, infatti, sull’onda degli entusiasmi del Sessantotto, molti si sono prodigati a formarsi intellettualmente arrangiandosi a studiare nelle biblioteche e a trovare libri in prestito presso amici e conoscenti più o meno abbienti. Per un breve periodo, l’italiano medio è stato fortemente attirato da tutto quello che era fonte di cultura: gli anni Sessanta hanno prodotto nel piccolo borghese, così come nel proletario, la volontà di scoprire quelle fonti di conoscenza che durante la Seconda Guerra Mondiale gli erano state proditoriamente negate. Molti si sono fatti una cultura, molti hanno seguito le nuove correnti ideologiche, molti hanno persino cercato di capire perché l’Italia era così affamata di cultura: non rari i casi di persone che si sono fatte da sole, per così dire, impegnandosi a scoprire la cultura underground e quella del già famoso Umberto Eco e suoi discepoli. L’Italia, insomma, era profondamente affamata di ogni cosa: guardava all’America e la disprezzava (almeno una certa area di Sinistra), ma anche i giovani fascisti non amavano più la loro condizione di ignoranza e si sono impegnati a studiare per diventare gli imprenditori di oggi. Il libro divenne qualcosa di pagano ma paradossalmente sacro, e poco importava se il libro era la Bibbia o il Capitale di Marx: ciò che maggiormente premeva a tutti era di uscire dall’ignoranza.
I giovani degli anni Sessanta, non si può negare, che si prodigarono non poco per darsi un’aria intellettuale: i cliché dell’intellettuale riconosciuto erano quelli di chi con la cravatta e di chi con la camicia rossa sbottonata e occhiali sulla punta del naso. Purtroppo il risveglio culturale che si è avuto negli anni Sessanta è stato inficiato dall’esasperazione, ovvero tutti affannosamente cercavano di conoscere ogni disciplina, negandosi così la possibilità di specializzarsi in un preciso ramo culturale. Gli sconfitti furono ovviamente i giovani proletari: ad un certo punto l’imprenditoria delle tangenti e delle raccomandazioni si era già imposta sul mercato culturale/politico come forza inamovibile, e per il proletario-intellettuale fu impossibile far valere le sue ragioni e la verve imparata nelle biblioteche. Presto ci si rese conto che l’imprenditoria capitalistica aveva messo mano sulla cultura e l’aveva fatta sua: l’editoria divenne subito un affare commerciale e persino quegli editori dichiaratamente di Sinistra evitavano - come la peste - di aver a che fare con un proletario - che aveva delle idee da proporre e magari da pubblicare.
Se il fascismo aveva bruciato i libri perché li temeva, la presunta morte del fascismo ha dato nuovo valore ai libri, ha dato così tanto valore alla cultura che praticamente l’ha raccolta tutta nelle sue mani.
Gli editori hanno cominciato a proporre sul mercato editoriale libri e di Destra e di Sinistra perché il libro è stato subito considerato un prodotto: e quando il proletario-intellettuale si è reso conto che il libro era ormai diventato un prodotto in mano dell’editore, ha lasciato perdere ogni ambizione intellettuale. I libri ridotti a mero prodotto commerciale non potevano più servire a una cultura libera: com’era pensabile di acquistare le opere di Gramsci o di Marx ad un prezzo di copertina imposto dal capitalismo? Non era pensabile. E il proletario, con il suo magro stipendio, alla fine si è visto costretto a dichiararsi sconfitto perché con il suo stipendio non gli poteva certo assicurare la necessaria sussistenza alla famiglia e alla cultura; a questo punto il proletario è diventato proletario in tutti i sensi, si è dedicato anima e corpo al suo lavoro in fabbrica e ha riposto la sua fiducia, la sua speranza nei figli. L’ambizione più grande di un proletario degli anni Settanta è stata quella di avere dei figli da poter mandare a scuola per farne dei dottori, degli avvocati. Con grandi sacrifici molti sono riusciti a far diventare i propri figli delle persone che contano nella società, ma sono stati molti di più quelli che ai loro figli non hanno potuto far altro che assicurare loro la sopravvivenza/schiavitù in fabbrica. Intanto l’elite degli intellettuali di Destra e di Sinistra, durante gli anni Settanta, hanno cominciato a scannarsi fra di loro a colpi di pubblicazioni e vaghe discussioni filosofiche; pochi, pochissimi intellettuali di Sinistra sono rimasti veramente fedeli alla Sinistra, pochi spiriti liberi sono riusciti a rimanere veramente liberi. Negli anni Ottanta, gli anni della cultura dell’immagine, pochi intellettuali sono stati fedeli a sé stessi: Pier Vittorio Tondelli e Aldo Busi durante gli anni Ottanta hanno prestato il loro ingegno, la loro sensibilità creativa all’Italia, Umberto Eco invece ha prodotto romanzi e saggi che i più non hanno mai compreso appieno, troppo difficili per una Italia invasata dal demonio dell’immagine. La morte di Pier Paolo Pasolini, il suo omicidio, negli anni Settanta non ha solo tolto al mondo un grande intellettuale, la sua morte ha soprattutto segnato la sconfitta degli intellettuali di Sinistra, degli spiriti liberi, e gli anni Ottanta per i pochi spiriti liberi sopravvissuti sono stati veramente duri se non impossibili. Forse solo Aldo Busi a metà degli anni Ottanta ha saputo elevarsi al di sopra delle inutili dispute filosofiche intorno all’arte, ha saputo essere un vero spirito libero lasciando a Dario Bellezza e ad Alberto Bevilacqua e compagnia bella il triste e ingrato compito di portare avanti le diatribe intorno al mondo della cultura.
Arriviamo dunque agli anni Novanta: Internet è stata la rivoluzione, finalmente tutti hanno avuto la possibilità di esprimere la loro propria opinione attraverso le pagine elettroniche di Internet.
Internet, per un po’ di tempo, è stato un territorio libero, veramente libero dove chiunque poteva tranquillamente esprimere la sua opinione, ma come tutte le cose belle anche Internet, una volta diventato (tanto) popolare, è passato sotto le mani degli editori del capitalismo. In breve tempo molti quotidiani cartacei hanno invaso la Rete, proponendosi ai lettori nella loro versione elettronica e multimediale; poi è stato tutto un gran casino, perché tutti si sono rivolti ad Internet e oggi il cinquanta per cento delle informazioni passano attraverso la Rete. Ma le informazioni che la Rete lascia passare sono veramente tali? No. Il cinquanta per cento della rete è infestato da siti porno, il restante quaranta per cento, più o meno, è un Grande Fratello multimediale con scopi promozionali politici-religiosi di controllo sulle masse, rimane dunque un dieci per cento occupato da pochi siti veramente interessanti, e questo dieci per cento dev’esser spartito fra chi fa informazione sul serio, da chi ha voglia solo di gettar fango sulla reale informazione, da chi può permettersi di invadere la Rete perché tanto ha soldi da buttar nel cesso proponendo siti del tutto inutili ma comunque legali.
Facciamo un passo indietro, la cultura del libro negli anni Novanta: i giovani in questi anni non ne volevano che sapere di leggere. Ed ecco la crisi editoriale. Questa si è manifestata soprattutto con un calo delle vendite in libreria: il prodotto-libro ha cominciato a funzionare davvero male, gli editori si sono visti costretti a proporre sul mercato sempre più libri senza un vero contenuto, belle copertine soprattutto, e così l’editoria è entrata nei supermarket e nelle edicole. Il mercato editoriale proiettato nei luoghi del grande consumo di massa ha funzionato a metà perché di fatto chi non leggeva prima ha continuato a non leggere, chi invece è rimasto abbacinato dalle copertine patinate ha pensato bene che forse qualche libro poteva intonarsi all’ambiente di casa perfettamente in stile new age. Ma negli anni Novanta abbiamo almeno due grandi casi editoriali, due libri che nel bene e nel male hanno letto più o meno tutti, persino i più riottosi, perché costretti quasi a forza, infatti Come un romanzo di Daniel Pennac e Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro erano in ogni dove, persino nelle toilette for ladies and gentlemen al posto della carta igienica. In questi anni tutti si sono vestiti di buonismo letterario, tutti si sono dichiarati lettori entusiasti: chi non leggeva la Tamaro era una persona fuori dal mondo, un asociale, un libro che alla fine ha finito col vendere nel mondo molte più copie de Il Nome della Rosa di Umberto Eco, e io oggi ancora mi chiedo come ciò sia stato possibile, infatti per come la Tamaro si era imbarcata bene con il suo Va’ dove ti porta il cuore mi aspettavo almeno almeno che le venisse attribuito il premio Nobel per la pace! Il libro della Tamaro è quanto di più intollerante il mercato editoriale italiano abbia mai prodotto: infarcito di un finto buonismo, il romanzo è un vero e proprio manifesto cattolico, un manifesto che alla fin dei conti asserisce che il cuore non può che stare in famiglia e in chiesa, e se uno ha poi desiderio di andare altrove con il proprio cuore allora deve ritenersi un sovversivo e un nemico della società. Comunque non è neanche poi tutta colpa della Tamaro: sull’ondata dello spirito di moda della new age era inevitabile che un libro del genere venisse scritto e probabilmente se non l’avesse scritto lei, sicuramente l’avrebbe scritto un Alberto Bevilacqua o addirittura un Umberto Eco, quindi la Tamaro ha solo seguito la corrente e ha avuto fortuna, forse un po’ troppa. Come un romanzo di Daniel Pennac non è stato tormentone minore di quello della Tamaro casa & chiesa: un libello apparentemente innocente è diventato arma in mano a potenziali lettori ed editori. I famosi dieci comandamenti contenuti in questo libro hanno fatto di molti potenziali lettori dei semplici disfattisti, i quali alla fine hanno optato per acquistare libri dalle copertine patinate convinti che leggere anche solo il titolo di copertina e la quarta di copertina fosse farsi una autentica cultura. Ovviamente Pennac non ha mai detto di leggere la quarta di copertina: il suo messaggio era ben chiaro. Peccato che gli italiani degli scioperati abbia interpretato Come un romanzo di Pennac con troppa frivolezza e civetteria: gli italiani che hanno letto il Pennac di Come un romanzo erano convinti che il professore francese invitasse il pubblico a leggere solo quello che a loro discriminato giudizio poteva servire in qualche modo a formare la cultura di un popolo. E gli italiani, ovviamente, si sono detti: “…allora per noi è sufficiente che si legga solo la quarta di copertina, poi i libri li mettiamo in libreria perché lì ci fanno proprio una bella figura e chi li vede ci dirà sicuramente che siamo persone belle e colte”.
Oggi che il Duemila è il nostro barbaro oggi partorito dal medioevo del XX secolo i lettori non esistono proprio più, neanche quelli che negli anni Novanta si affannavano dietro le copertine patinate di libri e riviste: non si legge più nulla, neanche le istruzioni per la carta igienica (oggi ci vuole una laurea in ingegneria perché un comune mortale capisca a cosa serve la carta igienica… molti pensano che essa sia uno strumento multiuso… multiuso per cosa è poi tutto un piacere da scoprire). Internet comunque si è sostituito ai libri: all’inizio era una cosa bella, tutti potevano esprimere liberamente la loro opinione anche quando non avevano un cervello dalla loro per manifestare segni di intelligibile intelligenza, poi la Rete è stata monopolizzata e volgarizzata e globalizzata, e così adesso dobbiamo fare i conti con la “rete patinata”, e chi si sforza di fare della informazione seria, spesse volte, non viene neanche preso in considerazione, perché è ormai risaputo che tira di più una foto porno che un giornale apertamente critico.Come è potuto accadere tutto ciò? Semplicemente è accaduto perché la politica editoriale ha voluto così: gli editori hanno dato il permesso agli italiani di non leggere, hanno investito in proposte editoriali “mordi & fuggi” che durano il tempo di una moda momentanea, i grandi classici della letteratura sono stati ridotti a dispense, ecco come è potuto accadere tutto ciò. Per fortuna qualche editore serio sul mercato è ancora rimasto; ma questi sono così pochi, rare mosche bianche, che trovano davvero poco spazio sugli scaffali delle grandi librerie dei nostri centri cittadini e nessun spazio nei supermarket e in edicola.
Uno scandalo editoriale si prefigura in questi giorni contro la rivista mondadoriana per l’incauta pubblicazione di un articolo di Fabio Feminò sul numero 1433 di Urania; Fabio Feminò in un suo articolo intitolato Gli errori dell’Occidente ha avuto la sventatezza e la gran faccia tosta di asserire che in Italia vengono pubblicati solo libri su Che Guevara perché eccitano i gay, non contento di ciò, in un attacco di delirio si è scagliato addosso a tutta la cultura di Sinistra per dichiarare alla fine che l’unica cosa che conta è l’intolleranza negando così la democrazia. Oggi la Mondadori è invasa da lettere di protesta: perché? Leggiamo insieme qualche stralcio illuminante dell’articolo di Fabio Feminò e se avete una coscienza, lettori, indignatevi: “A quell’epoca non potevo rendermi conto che in quegli anni tutta la stampa italiana era sotto controllo comunista, ‘Corriere dei Ragazzi’ incluso, e che molti paesi arabi come l’Egitto intrattenevano eccellenti rapporti con l’URSS…Il secondo errore è stato quello di non ricorrere all’unica soluzione alternativa: il massiccio ricorso all’energia nucleare. Tuttavia in quegli stessi anni sorse anche il movimento antinucleare. La simultaneità degli avvenimenti mi ha assolutamente convinto che il movimento antinucleare fu a sua volta creato e finanziato per rendere l’Occidente ancor più dipendente dal petrolio arabo…E’ probabile che tali finanziamenti siano tuttora in corso. Ma comunque ormai non servono più tanto, perché non è stato difficile trovare milioni di mentecatti che hanno fatto ricche donazioni a Greenpeace, WWF, Legambiente e organizzazioni simili, credendo che servissero per salvare le balene. Se volete la pace, sostenete l’energia nucleare… Se l’editoria non cesserà di pubblicare tre o quattro nuovi libri alla settimana su tormentoni del passato come il nazifascismo, Hitler e Mussolini, oppure su Che Guevara, ignorando invece quello che sta succedendo oggi sotto i nostri occhi adesso… perderemo. Se i giornali continueranno a seguire le direttive imposte ai tempi di Breznev, solidarizzando con gli arabi ritenuti ‘compagni’… perderemo. Se la scuola non sarà in grado di formare una classe dirigente del tutto nuova, senza più far studiare il ‘latinorum’ che io ho già detto di aver completamente dimenticato… perderemo… Ma perché gli editori italiani hanno ignorato così precisi ammonimenti, stampando invece dozzine di libri di e su idoli del passato come Che Guevara? Probabilmente perché la sua celebre foto da supermacho eccita i ‘gay’. Se è così, prima che con Bin Laden, bisogna prendersela con gli editori italiani. Anche questo fa parte dell’ormai indifferibile risanamento della società. O perderemo.” Come commentare parole così virulente pregne di ignoranza fascista? Impossibile: Fabio Feminò non ha neanche bisogno di un commento, il suo è un delirio fascista. Ma Feminò non si limita a sparare a zero contro la democrazia, fa anche assurde osservazioni scientifiche, le stesse che durante la Seconda Guerra Mondiale i fascisti e i nazisti proponevano all’opinione pubblica, infatti questo personaggio ha il coraggio di asserire che le radiazioni causate da incidenti nucleari come quelle di Cernobyl non sono nocive; leggete e provate orrore: “Cernobyl ha semmai dimostrato che le valutazioni dell’effetto della radioattività sugli uomini erano campate in aria, perché basate sullo studio dei superstiti di Hiroshima (cioè ustionati, mutilati, storpi e ciechi) o su esperimenti compiuti su pazzi abbandonati nei manicomi, ergastolani o condannati a morte, oppure su malati già terminali. Su persone sane le radiazioni atomiche hanno scarso effetto. I raggi X sono radiazioni atomiche come quelle di Cernobyl…” Questo è puro delirio.
Se questa è la piega che ha preso l’editoria italiana, allora non posso che dare ragione a quanti si ostinano a non voler leggere: in certi casi è meglio una sana ignoranza intelligente piuttosto che dover aver a che fare con simili asserzioni prive di un qualsiasi valore umano, scientifico, democratico.
E’ ormai chiaro che il XXI secolo è quello della disinformazione massificata e volgarizzata: se gli editori sono pronti a pubblicare simili schifezze, allora significa che gli italiani sono davvero tanto ma tanto ignoranti per non accorgersi di una simile vergogna. Io non credo che tutta l’Italia sia un popolo ignorante: ritengo che ancora molti hanno la testa sulle spalle, anche se hanno dimenticato come usare criticamente il cervello: probabilmente hanno solo bisogno di tornare a pensare, questo è quello che io voglio sperare, mi voglio illudere che ci sia solo bisogno di tornare a pensare.
In conclusione un’ultima riflessione: in questi giorni stiamo anche assistendo al caso Nanni Moretti che senza mezzi termini ha polemizzato contro l’attuale Sinistra: che dire? Finalmente qualcuno ha le palle quadrate per parlare senza peli sulla lingua, uno spirito libero esiste ancora nel XXI secolo. Purtroppo, come ho avuto più volte modo di dire, non esiste più un netto distinguo fra Destra e Sinistra e Nanni Moretti si è opposto alla Sinistra di oggi che è lo zerbino della Destra; certamente sta rischiando grosso – pubblicità gratuita a parte che si sta facendo nel bene e nel male come artista – perché lui, da sempre considerato un rosso, oggi critica la Sinistra di Bertinotti senza mezzi termini: “Durante questa manifestazione ho avuto momenti di ottimismo. Ma dopo aver sentito gli ultimi due interventi (quelli di Rutelli e Fassino, ndr) devo dire che anche questa serata è stata inutile. Per vincere bisogna saltare due o tre generazioni? Con questi dirigenti non vinceremo mai. La ‘burocratia’ che sta dietro le mie spalle non capisce niente. La maggioranza a Berlusconi, che utilizza personaggi come Emilo Fede, che è come uno squadrista degli Anni 50 e 60, gliel’ha data l’Ulivo facendo una campagna elettorale timidissima, non gestendo l’unità e non riuscendo a fare il proprio mestiere…Gli elettori della Sinistra non meritano lo spettacolo penoso dei loro vertici”.
Ma Nanni Moretti non è nuovo a queste uscite, originali, pienamente giuste e ragionate, intelligenti e coraggiose: memorabile il suo intervento dello scorso anno da Cannes quando additò Bertinotti come responsabile della sconfitta del centrosinistra alle elezioni politiche. «Non capisco perché Berlusconi ringrazi milioni di persone: è sufficiente che ne ringrazi una sola, Fausto Bertinotti». Un grazie di cuore a Nanni Moretti, non potrei essere più d’accordo. Purtroppo di spiriti liberi l’Italia non è generosa: Moretti insieme a pochi altri non può difendere l’Italia dall’inciviltà dilagante politica e culturale. L’Italia ha bisogno di spiriti liberi e nell’editoria e nella politica, quindi spiriti liberi alzate la voce e gridate, gridate, gridate…
* Questo pezzo è stato scritto nel 2002, ma considerando l'attuale stato critico dell'editoria italiana, sono dell'avviso che oggi sia più valido di ieri, quando lo scrissi azzardando anche delle ipotesi rivelatesi, ahinoi!, corrette. (g.i.)
* Questo pezzo è stato scritto nel 2002, ma considerando l'attuale stato critico dell'editoria italiana, sono dell'avviso che oggi sia più valido di ieri, quando lo scrissi azzardando anche delle ipotesi rivelatesi, ahinoi!, corrette. (g.i.)
lutto
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lunedì, luglio 30, 2007
R.I.P. - Mio Amato, non sarò mai capace di dimenticare gli attimi insieme ma sempre così eterni. Se un Cielo c'è, se un Dio c'è... Ti voglio bene, ti voglio bene ancora, come allora, più di quanto le parole ora riescono ad esprimere.
Se un Dio c'è, questa cartolina te la consegnerà un angelo e non il postino.
La tua memoria sarà sempre con me. Non avrei voluto piangere, avevo dimenticato il sapore salato delle lacrime: erano 25 anni che... Mi mancherai, non sai quanto. Non ho fatto in tempo a dirti...
Un giorno imparerò a nuotare in quel mare blu che tu amavi tanto, al pari di nostro nonno.
Un giorno... imparerò.
sempre il tuo affezionatissimo Giuseppe

Ingmar Bergman
(Uppsala, 14 luglio 1918 - Fårö, 30 luglio 2007)
a cura di Giuseppe Iannozzi
Ingmar Bergman, nato a Uppsala il 14 luglio del 1918, figlio di un pastore protestante, Ingmar Bergman è stato l’ultimo dei grandi maestri del cinema contemporaneo, ma anche registra teatrale di altissima classe.
Per il regista il primo indiscusso successo arriva nel 1956 con “Il settimo sigillo” che ottiene vari riconoscimenti, oltre al premio speciale al Festival di Cannes; arrivano poi l’Orso d’Oro al Festival di Berlino e il premio della critica al Festival di Venezia grazie a “Il posto delle fragole”.
“Alle soglie della vita” e “Il volto” ricevono il premio per la miglior regia rispettivamente a Cannes e a Venezia, mentre nel 1960 “La fontana della vergine” gli vale il primo Oscar. Nel 1970 Hollywood lo onora con l’Oscar alla carriera.
Nel 1982, dopo quarant’anni di onorata attività, Bergman decide di abbandonare il cinema, per dedicarsi con maggiore costanza al teatro e alla televisione; nel 1982 realizza il suo ultimo film per il grande schermo, “Fanny e Alexander”.
Nel 2003 gira “Sarabanda”, il seguito di “Scene da un matrimonio”, che con altre 4 reti europee è stato cofinanziato dalla Rai, un film questo che include anche delle scene digitali. Sul set Bergman ebbe modo di dire: “Questo è il mio ultimo film”.
Nel gennaio 2005 Bergman ha ricevuto il Premio Federico Fellini per l’eccellenza cinematografica.
Ha girato più di quaranta film. Tra i suoi capolavori: “Il settimo sigillo”, “Fragole e Sangue”, “Scene da un matrimonio”, “Sussurri e grida”, “Fanny e Alexander”.
Padre di nove figli, alla morte della quinta moglie Ingrid si era ritirato per gran parte dell’anno sull’isola di Fårö, nel Mar Baltico.
La figlia ha detto che si è spento serenamente sull’isola di Fårö, dove viveva da tempo.
La Svezia è il lutto e così anche tutto il mondo del Cinema e dell’Arte.
Ingmar Bergman parla ai vivi
“In realtà io vivo continuamente nella mia infanzia: giro negli appartamenti nella penombra, passeggio per le vie silenziose di Uppsala, e mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l’enorme betulla a due tronchi, mi sposto con la velocità a secondi, e abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realtà.”
“Non c’é nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima.”
“Film come sogni, film come musica. Nessuna arte passa la nostra coscienza come il cinema, che va diretto alle nostre sensazioni, fino nel profondo, nelle stanze scure della nostra anima.”
“Spero di non diventare mai così vecchio da diventare religioso.”
“Provo per te un affetto senza fine, un affetto impensabile. E’ un angoscia avere in sé un affetto così immenso.”
Da “Il settimo sigillo”
(Det sjunde inseglet, 1956 – regia e sceneggiatura di Ingmar Bergman)
E quando l’agnello aprì il settimo sigillo, si fece nel cielo un silenzio di circa mezz’ora. E vidi i sette angeli che stavano dinanzi a Dio, e furon loro date sette trombe… E il primo angelo diede fiato alla tromba, e ne venne grandine e fuoco misto a sangue e furono gettati sopra la terra, e la terza parte della terra fu arsa, e la terza parte degli alberi fu arsa, e fu arsa tutta l’erba verdeggiante. E il secondo angelo diede fiato alla tromba e una specie di grande montagna di fuoco ardente fu gettata dal mare, e la terza parte del mare diventò sangue… E il terzo angelo diede fiato alla sua tromba. E dal cielo cadde una stella grande, ardente come la fiaccola… La stella si chiamava Assenzio… (Karin)
Questa è la mia mano, posso muoverla e in essa pulsa il mio sangue. Il sole compie ancora il suo alto arco nel cielo. E io… Io, Antonius Block, gioco a scacchi con la Morte. (Antonius Block)
Mikael diventerà un grande acrobata, o un giocoliere che riuscirà a fare il numero più incredibile … Far rimanere un’ascia immobile in aria. (Jof)
Voglio parlarti il più sinceramente possibile, ma il mio cuore è vuoto. Il vuoto è uno specchio che mi guarda. Vi vedo riflessa la mia immagine e provo disgusto e paura. Per la mia indifferenza verso il prossimo mi sono isolato dalla compagnia umana. Ora vivo in un mondo di fantasmi, rinchiuso nei miei sogni e nelle mie fantasie. (Antonius Block)
È così crudelmente impensabile percepire Dio con i propri sensi? Perché deve nascondersi in una nebbia di mezze promesse e di miracoli che nessuno ha visto? Perché non posso uccidere Dio in me stesso? Perché continua a vivere in me in questo modo doloroso e umiliante, anche se io lo maledico e voglio strapparlo dal mio cuore? E perché, nonostante tutto, continua ad essere una realtà illusoria da cui non riesco a liberarmi? (Antonius Block)
Addio fanciulla, avrei potuto violentarti ma è un genere d’amore che non mi va, troppo faticoso tutto sommato.
Lo ricorderò, questo momento: il silenzio del crepuscolo, il profumo delle fragole, la ciotola del latte, i vostri visi colti su cui discende la sera, Michael che dorme sul carro, Jof e la sua lira… cercherò di ricordarmi quello che abbiamo detto e porterò con me questo ricordo delicatamente, come se fosse una coppa di latte appena munto che non si può versare. E sarà per me un conforto, qualcosa in cui credere. (Antonius Block)
Se tutto è imperfetto in questo imperfetto mondo, l’amore invece è perfetto nella sua assoluta e squisita imperfezione. (Jöns)
Cavaliere: Chi sei?
Morte: Sono la morte.
Cavaliere: Sei venuto a prendermi?
Morte: È già da molto che ti cammino a fianco
Cavaliere: Me n’ero accorto
Cavaliere: Io voglio sapere. Non credere. Non supporre. Voglio sapere. Voglio che Dio mi tenda la mano, che mi sveli il suo volto, mi parli. Lo chiamo nelle tenebre, ma a volte è come se non esistesse.
Morte: Forse non esiste
Cavaliere: Allora la vita è un assurdo errore. Nessuno può vivere con la Morte davanti agli occhi sapendo che tutto è nulla.
Omaggio a un Maestro
L’ora del Lupo, una pellicola diretta da Ingmar Bergman
Il Film: "tra esistenzialismo e incomunicabilità".
di Lord Ninni (Ninni Raimondi)
L’ora del Lupo, una pellicola diretta da Ingmar Bergman
Il Film: "tra esistenzialismo e incomunicabilità".
di Lord Ninni (Ninni Raimondi)
Il titolo della pellicole venne inserito da Stephen King, tra i primi cento film per il genere thriller/fantascienza, a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘80. Quest'opera prima, nata da un manoscritto giovanile cui il grande regista svedese lavorò per diverso tempo, (Vargtimmen, in lingua originale) è una tra le opere meno note di Bergman (venne definita come un opera ad uso esclusivo), ma non per questo meno apprezzabili, a dispetto della raffinata fotografia in bianco e nero ad opera Sven Nykvist, divenuta una pietra miliare del bianco e nero moderno, oltre ad una eccezionale interpretazione recitativa di un allucinato e straordinario Max Von Sydow. Bergman, ci offre la sua filosofia tramite Johan (il protagonista), indicando - nell'ora del lupo - come quell’ora tra la notte e l’alba in cui il sonno si fa profondo e gli incubi, provenienti dal nostro Id, prendono forma parlandoci.
Nel delineare l’analisi introspettiva dell'uomo in "se stesso, Bergman ci mostra come, i traumi del protagonista, siano la proiezione di tutto ciò che ci tormenta per anni; da quì il passo all’horror gotico è breve. Tutto si presenta alla nostra coscienza e nulla spiega perchè tutto è dentro. Bello l'incipit, che accompagna lo spettatore lungo le tavole del palcoscenico personale: In "piano americano"; fuori campo la voce del regista che, dopo le ultime indicazioni, lancia il tipico "Motore: Azione!" (Motktier: åktjel!); la favilla dell'incomunicabilità (tema conduttore del Maestro) lascia tracce nei dialoghi presenti, esclusivamente, come "contorno"ad uno stato d'animo in movimento.
Ottima la fotografia e gli attori. Il settimo sigillo, parere squisitamente personale, ne diviene la naturale prosecuzione d'analisi.
Tra l'altro, “L’ora del lupo” ebbe il grande pregio di aver profondamente influenzato registi come Lynch (e tutta la sua opera) e Stanley Kubrick in Shining dove il respiro di Ingmar Berman si sente fin dalle prime battute.
L’On. Cosimo Mele rassegna le dimissioni dall’Udc
di Giuseppe Iannozzi
Cosimo Mele, parlamentare dell’Udc, dopo circa trentasei ore che tutti si interrogavano, finalmente ha confessato di essere lui quello ad aver avuto una relazione extraconiugale.
Negli archivi dell’informazione politica, l’On. Cosimo Mele viene soprattutto ricordato per le sue dichiarazioni sulla necessità di difendere “la nostra identità cristiana”. Inoltre è cofirmatario della proposta di legge per la pubblicità sull’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope da parte dei parlamentari.
Una squillo finisce in overdose in ospedale venerdì sera, dopo un festino presso l’hotel Flora: le voci si rincorrevano, non si conosceva l’identità del parlamentare, ma si ipotizzava che avesse avuto un’avventura. Alla fine, Cosimo Mele ha rassegnato le dimissioni dal partito onde evitare “inutili speculazioni di carattere politico” a danno dell’Udc, precisando però che di droga “non ne ho visto nemmeno l’ombra”. Ha anche aggiunto di “dover chiedere scusa ad una sola persona: mia moglie e la mia famiglia, le vere vittime di questo episodio”.
Il deputato pugliese, commissione ambiente di Montecitorio, ha inoltre spiegato: “E’ stata e sarà sempre per me un’avventuretta di una sera. Non sapevo nemmeno che quella signora facesse quel tipo di prestazioni, è stata per me una cosa strana e insolita. Venerdì sera sono stato a cena con alcuni amici al ristorante romano Camponeschi. E loro mi hanno presentato quella signora, e non sapevo che facesse quel tipo di prestazioni. Era tardi e io mi sono lasciato tentare... E’ stata una debolezza, ma si tratta di una vicenda privata. I politici, sa, sono persone umane come tutte e con tutte le loro manchevolezze umane. Non perché uno fa politica, allora deve essere sottoposto ad un moralismo eccessivo. Siamo stati in albergo. Ma ad un certo punto mi sono accorto che la signora non stava bene. Aveva delle allucinazioni, non so cosa le avesse preso. Ho dovuto chiamare la reception tre volte ed avvisare il soccorso medico, ho dovuto insistere perché lei non voleva..."
“Non è proprio che stava male, straparlava...”, specifica Cosimo Mele. L’Onorevole ha chiamato più volte la reception chiedendo un medico. Alle otto di mattina un’ambulanza ha portato la signora al San Giacomo. Qui ha raccontato di pasticche che qualcuno le avrebbe fatto prendere. E’ subito iniziato un doveroso accertamento da parte della polizia ed è venuto fuori il coinvolgimento di un parlamentare e la presenza di un’altra ragazza; la vicenda non è chiara, dalla camera dell’albergo forse la squillo ha chiamato telefonicamente un’amica. Stando alle dichiarazioni dell’Onorevole, lui era in compagnia di una sola ragazza: “La seconda l’ha chiamata l’altra a un certo punto, poi se n’è andata”. Non è chiaro a che punto è arrivata e a che punto se n’è andata. Quando poi la signora (la squillo) si è ripresa, ai poliziotti ha raccontato che nessuno l’aveva costretta a fare niente e che “quel signore” le aveva anche pagato il dovuto per la prestazione.
L’Onorevole non ha fatto il nome della signora, né ha manifestato l’intenzione di dichiararne le generalità.
Cosimo Mele spera di ricevere messaggi di solidarietà, da parte della famiglia e degli amici.
Genesis - Jesus He Knows Me
written by
-
domenica, luglio 29, 2007
Genesis in tour

Genesis - Jesus He Knows Me
Do you see the face on the TV screen
coming at you every Sunday
see that face on the billboard
that man is me
On the cover of the magazine
there's no question why I'm smiling
you buy a piece of paradise
you buy a piece of me
I'll get you everything you wanted
I'll get you everything you need
don't need to believe in hereafter
just believe in me
Cos Jesus he knows me
and he knows I'm right
I've been talking to Jesus all my life
oh yes he knos me
and he knos I'm right
and he's been telling me
everything is alright
I believe in the family
with my ever loving wife beside me
but she don't know about my girlfriend
or the man I met last night
Do you believe in God
cos that's what I'm selling
and if you wanna go to heaven
I'll se you right
You won't even have to leave your house
or get out of your chair
you don't even have to touch that dial
cos I'm everywhere
Cos Jesus he knows me
and he knows I'm right
I've been talking to Jesus all my life
oh yes he knos me
and he knos I'm right
and he's been telling me
everything is alright
Won't find me practising what I'm preaching
won't find me making no sacrifice
but I can get you a pocketful of miracles
if you promise to be good, try to be nice
God will take good care of you
just do as I say, don't do as I do
I'm counting my blessings,
I've found true happiness
cos I'm getting richer, day by day
you can find me in the phone book,
just call my toll free number
you can do it anyway you want
just do it right away
There'll be no doubt in your mind
you'll believe everything I'm saying
if wanna get closer to him
get on your knees and start paying
Cos Jesus he knows me
and he knows I'm right
I've been talking to Jesus all my life
oh yes he knos me
and he knos I'm right
and he's been telling me
everything is alright
carezze
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carezze
di Giuseppe Iannozzi
Promenade sur les Champs-Elysées
a Véronique Verge
che sogna di me
mentre io sogno di lei
Io ti dicevo la Risata del Buddha
Tu mi facevi le Bolle di Sapone
Ma nell’aria c’era jazz,
era chiaro a tutt’e due
che sbagliavamo di grosso
Non potevamo ammetterlo ch’era così
Non potevamo mandare in frantumi
tutti i sogni d’una vita per quanto breve
Scendevano lungo gli Champs-Elysées
brune foglie d’autunno e gocce di pioggia
Avevi gl’occhi presi in un debole rosso,
tra l’orizzonte davanti e l’idea bambina
che l’indomani m’avresti fatto la sorpresa
Pensavo ch’era il caso di fermare un taxi
e in un momento lasciasti cader il capo
sulla mia spalla
Io ti dicevo del Ghigno di Stalin
Tu mi mostravi la lingua e volevi un bacio
Nell’aria c’era sapore del tuo profumo,
e le nuvole gravide si stendevano sul Louvre
abortendo acqua in gran quantità
Ma uno strillone costretto al limite della strada
gridava e gridava ch’era Tempo di Libertà
Cadeva piano la rimbaudiana notte sul rossore
abbandonato sulla linea del piovigginoso occaso
Eco di bronzo correva di orecchio in orecchio,
rivi di pioggia serpeggiavano verso i tombini
Scendevamo lungo gli Champs-Elysées
Sbagliavamo di grosso
Non potevamo ammetterlo ch’era così
Non potevamo mandare in frantumi
tutti i sogni d’una vita per quanto breve
Non potevamo mandare in frantumi
tutti i sogni d’una vita per quanto breve
La pioggia accecava l’occhio dei tombini
Dio, era proprio così, colpevoli e innocenti
La tua testa adagiata sulla mia spalla
Dio, era proprio così, colpevoli di vivere,
colpevoli di vivere solo per pochi momenti
Al mattino una lama di luce penetrò gli scuri
Tagliò di netto le cispe dai miei occhi
buttandomi giù dal letto, ma ero di panico
- un corvo nero mezzo spennato morto dentro
Qualcuno dabbasso chiedeva più pane,
fu allora che realizzai d’esser rimasto da solo
Nell’aria c’è jazz e profumo di whisky
Nell’aria c’è il peso della sorte e jazz
C’è debolezza e lieve profumo di sapone
La tua lavagna
sempre in equilibrio
per perderlo e ritrovarlo
Sei sempre stata la prima
e l’ultima della classe
Ero così innamorato di te
che non capivo mai perché
il gesso sulla lavagna
urlava, quasi gli portassi
una ferita a morte
Ero così incosciente
I tuoi occhi nocciola
allegri eppure in procinto
di lasciare libere due lacrime;
quel tuo modo di nascondere
le mani in grembo, pareva pregassi;
e i quaderni sparsi sul banco
a righe e a quadretti, i ghirigori
della tua scrittura a me preclusa
Sei sempre stata in cima
a tutti i miei pensieri di bambino
Sei sempre l’ultima che dimentico
prima di cadere nell’oblio del sonno
ormai stanco di suonare le note
dei ricordi
Se mi vieni in sogno
ti vedo in punta di piedi
Vesti un sorriso birichino
e una luce strana negli occhi
Se mi vieni a cercare
nell’oblio del sonno
sei sempre come allora,
impossibile: eppur t’amo
come non si potrebbe di più
Così taccio all’alba
e segno sulla lavagna
un altra rossa ferita
Gnomo
a Franca
che ha promesso
di dividere il Tesoro!
Per questa volta,
bella Fanciulla,
divideremo il Tesoro a metà
prima che l’Arcobaleno
abbia tempo di scomparire
nella verità
del quotidiano
Però io non son poeta
Solo uno gnomo
e per giunta dispettoso
Nelle notti
che il violino suona
tra stella e stella
io ballo e alzo le gonne
alle donne belle
mezzo brille d’amore
sotto la Luna folle
a sognare principi e rose
La Via del Buddha
Seguite la Via del Buddha che Ride. Non lasciatevi ingannare dai falsi profeti. Non lasciate che il turbamento dimori nella vostra anima. E’ turbato colui che sa di essere nel torto. E’ invece felice colui che agisce con calma.
libertà negata - il ratto sputa tutto
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sabato, luglio 28, 2007
libertà negata - il ratto sputa tutto

e fa appello al 1° emendamento
Sacro e profano al banco degli imputati: prostituzione, Terzo Mondo, e il Vaticano predica
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Sacro e profano
al banco degli imputati
di Giuseppe Iannozzi *
Ultimamente il problema ‘lucciole’ è diventato argomento a dir poco scottante: in molti si sono illuminati su come risolvere quella che è una realtà ormai vecchia di anni, una realtà che è esistita sin dalla notte dei tempi. Il filosofo F. Nietzsche diceva pressappoco così di una civiltà evoluta: “… non può esserci una vera civiltà senza la prostituzione”. Nietzsche affrontava il problema sotto un’ottica meramente filosofica e non propriamente sociale; per prostituzione il filosofo intendeva (molto grande è qui il beneficio del dubbio che il lettore spero mi accordi circa l’esegesi del pensiero nietzschiano) che una società - che si rispetti - non può essere perfetta se non è capace di assimilare nel suo cuore sociale le proprie imperfezioni antropologiche; per farla breve, solo una società perfetta è capace di non considerare le sue imperfezioni come un problema che deve essere risolto con ogni mezzo necessario. In effetti, prostituzione a parte, la società moderna è sempre più orientata verso una idealizzazione impossibile di sé stessa, una idealizzazione piccola quanto strettamente borghese, che non disdegna affatto di adottare sistemi strettamente fascisti per consegnarsi agli occhi di una opinione pubblica a dir poco faziosa e berlusconiana.
Pensiamo un momento a quanto ci viene fatto digerire giorno dopo giorno dai mezzi di informazione: le copertine dei giornali, così come le foto dei reportage, non fanno altro che mostrarci donne mezzo svestite, che si accompagnano alla quotidiana morte che il Terzo Mondo ha come sua unica triste ricchezza. Sfogliando un giornale qualsiasi, è impossibile non accorgersi come una donnina allegra faccia da copertina al dossier “Terzo Mondo”: la tecnica è questa, prima la bella donnina, poi i volti smunti, gli occhi bianchi cisposi colmi di orrore e morte, di bambini ridotti a scheletrini vestiti di pelle e mosche, le pance oltremodo gonfie, le bocche aperte in uno spasmo di indicibile dolore, poi, voltata che si è la pagina, tute militari, l’ONU, alcuni volti di varie associazioni umanitarie, e ciliegina su questa macabra torta, in ultima pagina, foto intera per il Papa e la sua risposta a questa tragedia, una risposta che vale niente, che è una bestemmia, un insulto alla fame, alla morte, all’orrore che il Terzo Mondo vive.
Il nostro caro Papa in viaggio per il Mondo, quello dei poveri, è sempre presente là dove c’è da benedire in comunione la morte di migliaia di innocenti: il nostro caro, rispettevole (e rispettoso) Papa, cosa fa, cosa dice a chi non ha neanche più la forza di reggersi sulle proprie gambe? Niente. Occorre che ci si affidi a Dio e alla bontà degli uomini. Ma diavolo! Qui è tutto sbagliato, questo è fottuto ‘determinismo’ che sputa in un occhio a quella falsa Provvidenza sempre cieca per i poveri, i poveri che noi, nazioni opulente e capitalistiche, abbiamo creato. Il Vaticano se la spassa bellamente nel fasto e nell’intanto il Papa, sempre circondato da una scorta da metter in ridicolo quella di Madonna la rockstar internazioanale, mi va a predicare che il mondo deve darsi una regolata, che deve annullare il debito dei paesi poveri. Ma qui il dubbio sorge spontaneo: le Nazioni, testarde come muli, non hanno alcun interesse ad annullare il debito dei paesi cosiddetti poveri, perché la povertà è fonte inesauribile di ricchezza, altrimenti che diavolo farebbero i tanti giornalisti che oggi riempiono le pagine dei giornali? E poi, se non vado errato, la manodopera a basso costo si trova o non si trova nel Terzo Mondo o comunque in quei pressi lì? No, non credo di sbagliarmi: c’è davvero troppo interesse di mezzo perché qualcuno animato di spirito francescano si decida a cancellare e in teoria e in pratica il debito dei paesi del Terzo Mondo.
Chi è che dà il cattivo esempio, ovviamente il Vaticano: invece di vivere secondo i dettami del Vangelo, secondo le parole di San Francesco, il Vaticano ostenta senz’ombra alcuna di vergogna tutta la sua immonda ricchezza: non c’è occasione a cui manchi di farne bella mostra e vantarsene con tutto il mondo intero. Eh sì, il Papa di smettere i paramenti sacri della smodata ricchezza non ci pensa neanche; il nostro rispettabilissimo Paolo Giovanni II ha solo una cosa in testa, continuare a tenere le redini del potere, dare in pasto ai poveri l’ostia della Fede e nulla più. Qualcosa negli anni Sessanta stava cambiando: il Papa Buono non amava l’ostentata ricchezza del Vaticano, la rifuggiva, era dalla parte dei poveri, perché lui era nato povero: era un uomo semplice, e come uomo, soprattutto come uomo, si è adoperato concretamente perché il Vaticano rivedesse le sue posizioni. Una ‘Santità’ così non poteva che essere scomoda; Papa Roncalli ebbe a dire: “La Chiesa è un giardino da coltivare e non un museo di antiquariato… capo della Chiesa è Cristo e non il Papa… la Chiesa è di tutti, ma soprattutto dei poveri”. Apriti cielo! Subito i prelati, i vescovi, i porporati, hanno fatto tuonare la loro luciferina voce accusando Roncalli di essere un bolscevico e che la Chiesa sarebbe sprofondata in un periodo di grande arretramento. ‘Er papa bono’ non esita a far visita ai detenuti di Regina Coeli e non nasconde il fatto che anche lui da giovane, per qualche birbanteria, è finito in prigione. Eh no, adesso è troppo! Se il cielo si era già aperto e spaccato in due, adesso era proprio caduto: Roncalli stava sull’anima a tutti perché era troppo sincero, troppo genuino, sincerante santo nella sua umanità. Chi poteva tollerare all’interno del Vaticano che un Papa andasse in giro a fare simili dichiarazioni? Ovviamente nessuno, tranne il popolo che subito lo amò incondizionatamente. E nella sua schiettezza, quando la questione Cuba impazzava e sembrava che nessuno potesse venirne a capo, ‘Er Papa bono’ scrisse a Kruscev: “Se avrete il coraggio di richiamare le navi portamissili proverete il vostro amore del prossimo non solo per la vostra nazione, ma verso l’intera famiglia umana. Passerete alla storia come uno dei pionieri di una rivoluzione di valori basata sull’amore. Potete sostenere di non essere religioso, ma la religione non è un insieme di precetti, bensì l’impegno all’azione nell’amore di tutta l’umanità che quando è autentico si unisce a Dio, per cui anche se non se ne pronuncia il nome si è religiosi”. E Kruscev – quel gran testardo casinista bolscevico – dette l’ordine alle navi d’invertire la rotta e in data 15 dicembre 1962 risponde a Roncalli con queste parole: “A Sua Santità Papa Giovanni XXIII. In occasione delle sante feste di Natale La prego di accettare gli auguri e le congratulazioni di un uomo che Le augura salute e forza per la sua costante lotta per la pace e la felicità e il benessere”. Roncalli aveva compiuto un miracolo, un miracolo che oggi Giovanni Paolo II neanche in preghiera se lo sogna. Ormai Roncalli è dai porporati definito come “il bolscevico dello Spirito Santo” e la sua enciclica Pacem in terris viene storpiata in Falcem in terris, perché per tutti è la causa principale del progresso elettorale del PCI alle elezioni del 1963. E un cardinale italiano, sul letto di morte del Papa Buono, con la sua linguetta di serpente ebbe a dire: “Ci vorranno cinquant’anni per rimediare ai guasti che ha fatto alla Chiesa nei cinque anni del suo pontificato”. Giovanni XXIII muore il 3 giugno 1963 per un presunto tumore allo stomaco, e nessuno è pronto a scommettere un solo nichelino che è morto in odor di santità, nessuno della Chiesa s’intende, ma per il Popolo, Er Papa Bono è un uomo santo.
Oggi, il nostro beneamato Papa ha distrutto tutto quanto di buono Roncalli aveva saputo edificare con la sola forza della sua umanità e della sincerità: si è tornati nel Medioevo più scuro e oscuro, il Vaticano è un X-Files tutto italiano che nessuno mai riuscirà a spiegare. Consideriamo questa squisita asserzione di Silvio Berlusconi: “Cara Santità, mi lasci dire che Lei assomiglia al mio Milan. Infatti Lei, come noi, è spesso all’estero, cioè in trasferta, a portare in giro per il mondo un’idea vincente. Che è l’idea di Dio”. Ora faccio io questa osservazione: Dio, per quanto ne so, non ha mai detto che la sua idea per l’umanità è il Capitalismo come atto di Fede, non ha mai detto che la sua bandiera è quella di Forza Italia. Eppure, per il nostro beneamato Berlusconi la religione evidentemente è un giusto prolungamento del Capitalismo, della Mano di Dio, della Provvidenza per dirla tutta, quella stessa Provvidenza che il nostro Papa propaganda in giro per il Mondo impetrando la Madonna; e a me nasce in cuore genuino sospetto che Giovanni Paolo II quando si rivolge alla Madonna in realtà sia al telefono con la Ciccone, che gli consiglia di inserire nelle sue omelie qualche estratto delle sue canzoni, qualche brano preso a casaccio da “Like a virgin” e “I am a material girl”. Se questa non è prostituzione, davvero non saprei dire cos’altro potrebbe essere: la politica si prostituisce alla religione e viceversa, una bella tresca, non c’è che dire.
L’opinione pubblica non fa altro che ripetere che il bene più grande è la famiglia e ad essa sola guarda: il microcosmo famigliare è quello che conta, ovvero l’egoismo è l’ostia che il capitalismo piccolo borghese tutela con tutte le sue forze. L’opinione pubblica si lava la coscienza ogni tanto: una piccola donazione a un ente di beneficenza oggi, un altro piccolo presente a quel Tal dei Tali assessore che mi ha fatto tanto del bene. La mercificazione del proprio corpo è peccato, è da tutti condannata: bene, peccato però che proprio i padri della tanto osannata famiglia cristiana siano i primi ad andare a puttane e ad ammazzarle, a bruciarle e a picchiarle. Se uno non c’ha i soldi manco per mangiare, poco credibile è che vada a puttane; chi ha i soldi, invece, si permette tutti i vizi di questo mondo falsamente cristiano, un mondo che sul comodino ha due santi esposti come icone del nostro tempo, San Maradona (cocaina ed eroina – icona formato famiglia con tanto di cannuccia d’oro e siringa monouso, doverosi allegati alla sacra immagine del calcio) e Padre Pio perché ormai è risaputo che un mattone tira l’altro e che perdere il vizio, una volta che uno ce l’ha, è cosa ben difficile se non impossibile. Intanto la tratta delle schiave continua: il Terzo Mondo continua a svendere le sue donne sui nostri marciapiedi, i paesi dell’Est ce le vendono direttamente con tanto di partita IVA e codice a barre, poi qualche benpensante osa berciare che tutto ciò è una indecenza. Sì, è proprio una indecenza: questa nostra piccola Italia borghese è falsa dall’imo più profondo e oscuro delle sue radici medioevali. Umberto Eco, in un suo articolo di qualche tempo fa, fece la triste e giusta considerazione che la nostra società ha saputo progredire sotto il profilo tecnico ma è stata incapace di evolversi sotto il profilo sociale: niente di più vero, e io aggiungerei che l’arretramento sociale della società moderna è tale che è quasi impossibile parlare di società civile dove solo domina l’ipocrisia e l’inciviltà.
Noi non abbiamo solo nascosto le nostre imperfezioni antropologiche, anzi a dire il vero non le abbiamo nulla affatto isolate; queste sono state portate alla luce del sole e sono state corrette per essere utilizzate per i nostri sporchi scopi. La prostituzione è un business: niente di più normale per un corpo sociale che ha bisogno di vendere il proprio corpo per continuare ad andare avanti. Qualcuno si scandalizza per le donnine allegre ai bordi dei marciapiedi, ma miei piccoli amichetti borghesi, aprite gli occhi: guardate nel cassetto del vostro comodino accanto al letto, apritelo, e sicuramente dentro ci troverete una squallida rivista per incontri sentimentali con tre grosse X rosse. Questa non è prostituzione? No?! Certo che lo è. Però a voi va bene così perché tanto la rivista voi l’avete comprata con in vostri Euro - sudati in ufficio - dal vostro edicolante di fiducia. Eh già! Simili pubblicazioni abbondano nel nostro paese: non sono giornaletti porno, magari lo fossero, almeno uno si farebbe una sega e la sacralità della famiglia rimarrebbe borghesemente intatta; invece queste pubblicazioni sono un vero e proprio listino prezzi di donne in vendita (accompagnatrici oggi le chiamano i benpensanti capitalisti). Se c’è da condannare la prostituzione, che la si condanni nel modo giusto, o meglio la si affronti senza ipocrisia: condannare è quello che si è fatto sin dalla notte dei tempi, sono state disposte inquisizioni cristiane e pagane per condannare tutto e tutti senza avvocati né giudici imparziali, tutti hanno mandato al rogo tutti per un sospetto, per una invidia, per una gelosia personale, per una questione politica (e di potere). E’ giunto il tempo di dire basta al verbo condannare: oggi dobbiamo condannare colui che osa condannare perché troppo legato al suo tornaconto personale, alla sua ipocrisia.
Quanti culetti sculettanti di giovincelle diciottenni guardiamo con occhio allupato nei tanti quiz che la tivù di Stato e quella privata ci propongono a tutte le ore? Così tanti che manco ci facciamo più caso, si fa per dire ovviamente. Intanto siamo a cena in famiglia: accanto a noi siede nostra moglie, uno sguardo alla figlia, una bambina di sedici anni - o comunque giù di lì - e uno al tubo catodico acceso, il solito culo visto tante volte perché in tivù il culo è sempre fotogenico e uguale per tutti i volti, poi un sospiro, una grattata alla pancia dopo la grassa abbuffata, un rutto, un’altra grattata là dove non batte il sole, uno sbadiglio, e tutto è a posto. Che il diavolo vi porti, per la miseria!
Fuori, qualche volenteroso prete si adopera perché una ragazza abbandoni la strada e denunci i suoi sfruttatori, ma il Vaticano tace: ritiene scandaloso che un prete si mischi alla gente, agli sfruttati, e se non lo condanna pubblicamente, nel segreto del confessionale quel santo prete di periferia è già stato bollato di eresia per il suo operato. Certe cose vanno fatte con diplomazia, ovvero parlando da quel solito balcone che si affaccia su quella solita piazza gremita di gente inebetita, insomma la COSA va affrontata con un timido appello e con la Fede soprattutto. E ovviamente il Papa continua il suo pellegrinaggio per i Paesi del Terzo Mondo con la sua bella scorta pronta a sacrificare la propria vita nel nome della Cristianità. Gesù, voglio ricordarvelo, stava a stretto contatti con i poveri e i malati, li aiutava, non aveva bisogno di scorte e soprattutto non ha avuto bisogno di qualcuno che morisse sul Golgota al suo posto, non si è mai mascherato dietro i corpi di una scorta e le sue parole sono state raccolte dai suoi discepoli. E queste parole, adulterate dagli uomini di Chiesa, giunte oggi a noi, sono volgarmente brutalizzate e ulteriormente strumentalizzate.
Meditate, meditate gente.
* Questo articolo risale al 2002.
* Questo articolo risale al 2002.










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