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Luca Casarini e Sandrone Dazieri: “Gabbie” per la collana Strade Blu Mondadori

written by King Lear    - lunedì, dicembre 31, 2007





Luca Casarini e Sandrone Dazieri

Ecco perché “Gabbie” uscirà in primavera

per Mondadori nella collana Strade Blu

 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
Dov’è finito il caro buon vecchio Sandrone Dazieri, quello che un tempo – un tempo oramai lontano milioni di anni luce – viveva alla giornata, che stava dalla parte giusta, che frequentava i centri sociali?
Non c’è più. O per meglio dire, quel Dazieri lì è morto, quindi dimentichiamocelo.
Adesso c’è un altro Dazieri al suo posto, un uomo prossimo alla cinquantina, sposato, uno scrittore di gialli, insomma quel che si dice un perfetto borghese, ripulito anche nell’aspetto che è proprio quello di un cittadino modello.
In ogni modo, uno si veste come diavolo gli pare, non è questo il punto: bottone più bottone meno… però forse l’abito fa proprio il monaco ed allora un bottone, per quanto possa sembrare insignificante all’occhio del sarto inesperto, fa invece la differenza.  
 
Scrive Sandrone Dazieri sul suo blog Nero: “Non ne riparlerei se non avessi letto oggi sul Corriere della Sera, pagina 11, un articolo di Fabrizio Roncone che mi tira in ballo per aver portato Luca Casarini alla Mondadori come scrittore, e lo fa con i soliti argomenti e prendendo a pesci in faccia il suo intervistato, Casarini stesso. E, implicitamente, tutti gli scrittori di sinistra che pubblicano per Mondadori. Certo, se l’attacco fosse stato fatto a Camilleri, si sarebbero levati gli scudi, ma Casarini chi lo difende? Sta sul cazzo a tutti. Per questo questo attacco mi sembra ancora più volgare.”
 
Bene. Anzi male, molto male.
Che si pretendeva, che si prendesse Luca Casarini e lo si portasse in palmo di mano, che gli si facesse un plauso tanto forte ed accanito da consumarsi i palmi della mani?
 
Sinceramente, ‘sta storia degli scrittori che pubblicano per Mondadori, quindi per il Cavaliere Berlusconi, e che poi si tirano la parte degli anarchici, dei comunisti convinti, a me non mi ha mai convinto. Non dico che non si debba pubblicare con Mondadori, ma c’è un MA grosso quanto una casa ed è questo: se sei uno scrittore impegnato sul fronte politico e sociale, e ti affidi a un colosso come Mondadori – che è di Silvio Berlusconi –, tu sedicente scrittore all’opinione pubblica trasmetti un messaggio inequivocabile, cioè che l’unico comunista buono (per sé stesso) è quello coi soldi che non disdegna affatto di mettersi in saccoccia un bel gruzzoletto per un romanzetto. Ci sono scrittori, tantissimi, che della politica e dello stato sociale non gliene frega un emerito cazzo; sanno scrivere più o meno decentemente, conoscono le persone giuste, ed allora pubblicano per editori come Mondadori e Rizzoli, ad esempio, tanto non devono portare avanti nessun messaggio socio-politico, in quanto loro scopo precipuo è quello di far divertire i loro lettori. Ora, un Luca Casarini che per anni ha propagandato idee un po’ così e così, cioè contro la globalizzazione, e che oggi mi fa la faccia felice perché è riuscito a farsi pubblicare da Berlusconi, io non lo prendo neanche lontanamente in considerazione.
 
Luca Casarini durante l’intervista dice: “Infatti. Ma, vede, io non saprei scriverlo un saggio politico. Così ho scelto la strada del giallo-denuncia e…”.
Eccolo il punto: giallo-denuncia.
Ovvio e più che mai giusto che Fabrizio Ronconi ribatta: “E se lo fa pubblicare dalla Mondadori, la casa editrice di cui è proprietaria la famiglia Berlusconi. Complimenti per la coerenza.”
 
Ed ancora… Fabrizio Ronconi: “Dica la verità: come c’è arrivato a una casa editrice così prestigiosa?”
Luca Casarini:
“Merito di Sandrone Dazieri”.
 
Ah!!! Ora è tutto molto più chiaro: Casarini viene pubblicato da Mondadori, cioè da Berlusconi, in quanto Sandrone Dazieri l’ha introdotto.
Lo ha introdotto.
Casarini, sempre nell’intervista rilasciata a Fabrizio Ronconi, tenta di spiegare le sue personalissime ed opinabili ragioni: “Esatto. Sandrone scrive gialli, è consulente per la Mondadori e ci conosciamo da una vita, da quando lui, per capirci, frequentava il centro sociale Leoncavallo… La faccenda è più chiara, ora?”
Sì, molto più chiara: Casarini viene pubblicato perché Sandrone Dazieri l’ha introdotto.
 
Il libretto di Luca Casarini dovrebbe uscire nella collana Strade Blu, il titolo dovrebbe essere “Gabbie”, protagonista Nico, un avvocato che difende gli immigrati e milita con i no global.
 
L’intervista che Fabrizio Ronconi ha fatto a Luca Casarini ci ha spiegato tutto in maniera indelebile e più che mai chiara.
 
Tutto quello che volevamo sapere (e che c’era da sapere) sul libretto di Casarini è in quella intervista.
Non ci servirà davvero comprare e leggere il libro di Casarini introdotto in Mondadori da Dazieri.
 
E’ d’obbligo ringraziare Fabrizio Ronconi, de Il Corriere della Sera, che ci ha illuminati in maniera precisa ed ineguagliabile.
 
 
Qui l’intervista di Fabrizio Ronconi a Luca Casarini:
 
http://jujol.com/2007/12/27/luca-casarini-coerenza/






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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:29 | riflessioni, polemiche, libri, interviste, editoria, critica, notizie dalla rete, vergogna, dietrologia, scandali, villaggio globale, happy new year, società e politica, notizieflash, last news | BlogNews | clicca per commentare commenti (7)



Scarafaggi belli grossi e grassi

written by King Lear    -






Scarafaggi



belli grossi e grassi
 



di Giuseppe Iannozzi



 


 
Scarafaggi

 
Sei andata via
Me lo aspettavo, l’ho sempre saputo
Solo non pensavo così presto
 
Avevi coraggio da vendere
quando si trattava d’andare in strada
con la bandiera rossa a gridare slogan
Però gli scarafaggi non ti sono mai andati giù
Non so neanche io quante volte te l’ho detto
che hanno il sapore dei gamberi appena pescati,
che bisogna farci l’abitudine ma poi è una gran storia
Non hai voluto sentire ragioni,
hai preferito restare ostaggio delle tue paure
Avevi coraggio da vendere
quando si trattava di mandare al diavolo il prossimo
Non ne hai mai avuto abbastanza
per capire che “questa stanza non ha più pareti”
 
Sei andata via
Me lo aspettavo, l’ho sempre sospettato
Ma m’illudevo che avresti capito alla fine
 
Scarafaggi belli grossi e grassi
Ho cercato di mettertelo in testa
che hanno il sapore dei frutti di mare
Basta pensare che sia così e basta
Hai sempre fatto coraggio ai più poveri
Hai sempre battuto loro le spalle
invitandoli a guardare oltre l’orizzonte
Hai ripetuto sino alla noia che finché c’è vita…
e così di seguito
Ma di palato troppo fine gli scarafaggi
non li ha mai assaggiati, neanche ci hai provato
a farteli piacere
Mi hai puntato l’indice contro
e subito mi hai sputato contro tutta la tua rabbia,
perché tu meritavi qualcosa di meglio degli altri
Scendevi giù, ti mischiavi ai manifestanti
e gridavi i loro slogan di salario garantito
 
Scarafaggi belli grossi e grassi
non ne hai mai voluto alla nostra tavola
Però io li ho buttati giù con gran piacere
perché sapevo che un giorno avrei raccontato a tutti
questa storia di scarafaggi belli grossi e grassi
Questa storia di coraggio con gli occhi di fuori
 
Mi sei quasi diventa cannibale per la fame
A quel tempo ti sembrava bello
andare in giro con Marx sottobraccio
e la pancia piena di rabbia,
sempre pronta a ficcarglielo nel culo
a chi ti proponeva un piatto caldo per una scopata
Io mangiavo scarafaggi belli grossi e grassi
Io li mangiavo uno per uno perché avevo una fame nera
Forse avevo le idee poco chiare,
però non mi sono fai fatto mancare “il cielo in una stanza”
 
Scarafaggi belli grossi e grassi
Scarafaggi belli grossi e grassi
Scarafaggi belli grossi e grassi
Sicura di non volerne nemmeno uno?
 
Scarafaggi belli grossi e grassi
Scarafaggi belli grossi e grassi
Scarafaggi belli grossi e grassi
Sicura di non voler provare il sapore?
Li potremmo cuocere a vapore, sai!
Sicura di non voler provare il gusto d’un’abbuffata?
 
Sei andata giù morta stecchita
con la pancia all’aria, proprio come uno scarafaggio
Sei andata giù come presa sotto
I morsi della fame hanno avuto ragione di te
Marx è caduto ti ha accompagnato nella caduta,
le pagine si sono slegate dalla copertina
Così ho capito che oramai non c’era più niente da fare

Sei andata via con la pancia all’aria
Ti hanno messo addosso un lenzuolo bello bianco
mentre io continuavo ad avere una fame nera
e non vedevo l’ora di tornare nella nostra stanza
a raccogliere scarafaggi belli grossi e grassi
A raccogliere scarafaggi belli grossi e grassi,
perché lo sapevo che un giorno questa storia
io l’avrei raccontata a tutto il mondo
Forse avevo le idee un po’ più storte delle tue,
solo questo, solo questo…
 
Scarafaggi belli grossi e grassi
Scarafaggi belli grossi e grassi
Scarafaggi belli grossi e grassi
Sicura di non voler provare il sapore?
Li potremmo cuocere a vapore, sai!
Sicura di non voler provare il gusto d’un’abbuffata?

Scarafaggi belli grossi e grassi
Scarafaggi belli grossi e grassi
Scarafaggi belli grossi e grassi
Sicura di non volerne nemmeno uno?
 
 
 
 
 
Anch’io scrivevo poesie
 
 
Quand’ero giovane scrivevo
sempre appeso a un filo,
inventando greve Fato per desio
di morte, insegnando all’alma
che dall’Amore non è lecito
chiedere alcunché, mentre giusta
è l’attesa che morte avvenga
in foggia né lieta né coraggiosa
Così ho trascorsi i giorni migliori
morendo a ogni tramonto
dentro fiumi d’inchiostro,
incontrando in sogno donne
che con volto cinereo mi segnavano
nel nome del Padre e del Figlio
Poi al mattino sveglio scoprivo
che l’età matura aveva colti i frutti,
sia i migliori sia quelli ancor acerbi
e che nulla m’era più rimasto
se non il calamaio vuoto di china
e un solo occhio, solitario e cieco
 
 
 
 
 
Con un pastore tedesco
 
 
Ho fatto sesso con un pastore tedesco
Inutile girarci intorno
Can che abbaia non morde?
L’ho fatto con un pastore tedesco
che mi stava alle costole da un bel pezzo
 
Non so che cosa ci abbia mai visto in me
L’attizzavo, alla fine gli ho ceduto
Ho fatto sesso con un pastore tedesco
Mi ha mandato in paradiso
E’ stato proprio bello, proprio un sacco bello
E’ stato come toccare l’Altissimo con un dito
Non so che cosa ci abbia mai visto in me
E’ stato come rubare le ali agli angeli
Quel suo fallo così bello, quel suo fallo così grosso
come potrò eguagliarlo d’ora in poi?
Niente, niente potrà mai compensarlo
 
Ho fatto sesso con un pastore tedesco
Mi stava alle costole da quand’ero bambino
Mi mordeva le chiappe, come si usa dire
Non avevo scelta sin dall’inizio e l’ho fatto
Ho fatto sesso con un pastore tedesco
 
Can che abbaia non morde?
C’ho fatto sesso e dopo l’ho fatto secco
Ha seguito le mie orme per tutta la vita
Sono stato obbligato a liberarlo dal male
 
Inutile girarci intorno
C’ho fatto sesso e dopo l’ho fatto secco
Sono stato obbligato a liberarlo dal male
 
Inutile girarci intorno
C’ho fatto sesso e dopo l’ho fatto secco
Sono stato obbligato a liberarlo dal male
 
Inutile girarci intorno
C’ho fatto sesso e dopo l’ho fatto secco
Sono stato obbligato a liberarlo dal male
 
 
 
 
 
Che puttana!
 
 
La figlia della sorella di mia madre è bella
Non ho saputo resisterle
Il peccato della sua bocca l’ho preso nella mia
Non ho potuto farne davvero a meno
Rossa e succosa, una fragolina selvatica
Dovevo prenderla o sarei impazzito
Lei ha fatto di tutto per farmelo capire
che ero destinato a finire fra le sue gambe
 
La figlia della sorella di mia madre è bella
La verginità l’ha voluta perdere molto presto,
prima dei diciotto anni, prima delle amiche
La figlia della sorella di mia madre è bella
Tutti gli occhi sono puntati su di lei
quando scende giù in paese per andare al mercato
Tutte le bocche le fischiavano dietro
 
La figlia della sorella di mia madre è bella
La figlia della sorella di mia madre era vergine
La figlia della sorella di mia madre è come me
Come me è proprio una gran puttana
 
La figlia della sorella di mia madre è come me
Come me è proprio una gran primadonna
 
La figlia della sorella di mia madre è come me
Come me è proprio una gran puttana
 
La figlia della sorella di mia madre è come me
Come me è proprio un’attrice di grido



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Bezanir Bhutto: il lutto in Pakistan

written by King Lear    - domenica, dicembre 30, 2007





Bezanir Bhutto


Il lutto in Pakistan
 


 
Il problema è molto più serio che non limitatamente all’arma e al modo. Benazir Bhutto non è morta. E’stata ammazzata. La differenza è abissale. Non “il ferro e il fuoco”, che sono solamente l’arma, bensì il fondamentalismo religioso, quel dèmone presente in tutte le religioni, cattolicesimo incluso, ha spezzato una vita condannando insieme ad essa quella di un intero paese.
 
Se questa morte ha un significato, e ne dubito ampiamente, ci dimostra ancora una volta, l’ennesima ahinoi!, che il fondamentalismo è la ragione prima, il cancro invasivo che porta nazioni e singoli sul piede di guerra.
 
Non temo l’uomo, ma temo la religione che egli mi vorrebbe far digerire nel nome di Dio.
 
Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
Conosco i nomi dei miei assassini
 
di Benazir Bhutto
 
 
La settimana scorsa sono sopravvissuta a un tentato omicidio, ma 140 uomini e donne tra i miei sostenitori e della mia scorta non ce l’hanno fatta. L’attentato del 18 ottobre ha messo in evidenza la critica situazione con la quale siamo alle prese oggi in Pakistan, oggi che cerchiamo di fare campagna elettorale per elezioni libere, oneste e trasparenti sotto la minaccia del terrorismo. Quanto è accaduto dimostra la sfida logistica, strategica e morale che incombe su tutti noi. Come possiamo fare campagna elettorale presso la cittadinanza sotto la minaccia costante e concreta di essere assassinati? Con l’eventualità di un massacro di innocenti?
 
L’attentato nei miei confronti non è giunto inaspettato. Da informazioni attendibili ero stata avvisata di essere presa di mira da elementi che vogliono ostacolare il processo democratico. Più specificatamente ero stata informata che Baitul Masood, un afgano a capo delle forze Taliban nel nord del Waziristan, Hamza bin Laden, un arabo, e un militante della Moschea Rossa erano stati mandati in missione con il compito di uccidermi. Ho anche temuto che fossero strumenti nelle mani dei loro stessi simpatizzanti, infiltratisi nella sicurezza e nell’amministrazione del mio Paese, gli stessi che ora temono che il ritorno della democrazia possa far deviare i loro piani.
 
Abbiamo cercato di prendere tutte le precauzioni del caso. Abbiamo chiesto i permessi per importare un automezzo corazzato a prova di proiettile. Abbiamo chiesto di ottenere gli strumenti tecnologici con i quali individuare e disattivare gli ordigni esplosivi improvvisati spesso collocati sul ciglio della strada. Avevamo chiesto che mi fosse assicurato il livello di sicurezza al quale ho diritto nella mia qualità di ex primo ministro.
 
Adesso, dopo il massacro, appare quantomeno sospetto il fatto che i lampioni delle strade circostanti il luogo esatto dell’attentato - Shahra e Fisal - fossero stati spenti, così da consentire agli attentatori suicidi di avvicinarsi quanto più possibile al mio automezzo. Provo grandissimo sconcerto all’idea che le indagini sull’attentato siano state affidate al vice ispettore generale Manzoor Mughal, presente quando mio marito alcuni anni fa stava quasi per perdere la vita per le torture subite.
 
Naturalmente, conoscevo i rischi che avrei corso. Già due volte in passato ero stata presa di mira dagli assassini di al Qaeda, tra i quali il famigerato Ramzi Yousef. Conoscendo il modus operandi di questi terroristi, so che tornare a colpire il medesimo bersaglio è per loro prassi naturale (si pensi al World Trade Center), e che dunque sicuramente stavo correndo un pericolo maggiore.
 
Alcuni esponenti del governo pachistano hanno criticato il mio ritorno in Pakistan, il mio progetto di far visita al mausoleo della tomba del fondatore del mio Paese, Mohammed Ali Jinnah. Mi sono trovata davanti a un dilemma: ero stata in esilio per otto anni, lunghi e dolorosi. Il Pakistan è un Paese nel quale la politica è qualcosa di molto radicato, che si pratica in massa, con un contatto faccia a faccia, persona a persona. Qui non siamo in California o a New York, dove i candidati fanno campagna elettorale pagando i media o spedendo messaggi e posta abilmente indirizzata. Qui quelle tecnologie non soltanto sono logisticamente impossibili, ma altresì incompatibili con la nostra cultura politica.
 
Il popolo pachistano - a qualsiasi partito esso appartenga - ha voglia, si aspetta di vedere e ascoltare i leader del proprio partito, e di essere parte integrante del discorso politico. I pachistani partecipano ai comizi e ai raduni politici, vogliono ascoltare direttamente e senza intermediari i loro leader parlare con megafoni e altoparlanti. In condizioni normali tutto ciò è impegnativo. Con una minaccia terroristica che incombe è straordinariamente difficile. Mio dovere è far sì che non sia impossibile.
 
Ci stiamo consultando con strateghi politici su questo problema. Vogliamo essere sensibili nei confronti della cultura politica della nostra nazione, offrire alla popolazione l'opportunità di prendere parte al processo democratico dopo otto lunghi anni di dittatura, ed educare cento milioni di elettori pachistani sulle problematiche all’ordine del giorno.
 
Non vogliamo, tuttavia, essere imprudenti. Non vogliamo mettere in pericolo senza motivo e senza necessità la nostra leadership e certamente non vogliamo rischiare un eventuale massacro dei miei sostenitori. Se non faremo campagna elettorale, saranno i terroristi ad aver vinto e la democrazia farà un ulteriore passo indietro. Se faremo campagna elettorale rischiamo di essere vittime di violenza. È un enorme problema insolubile.
 
Attualmente stiamo concentrandoci su tecniche per così dire ibride, che combinino il contatto individuale e di massa con l'elettorato con il rispetto di rigide misure di sicurezza. Laddove c’è chi ha il telefono, potremo provare a contattarlo con un messaggio preregistrato, che descriva le mie posizioni al riguardo di alcune questioni e inviti la cittadinanza a recarsi alle urne.
 
Nelle aree rurali stiamo prendendo in considerazione l’idea di trasmettere miei messaggi a intervalli regolari dagli impianti stereo installati nei centri dei villaggi. Invece di attraversare il Paese con i tradizionali mezzi di trasporto tipici della politica pachistana, stiamo prendendo in esame la possibilità di “caravan virtuali” o di “comizi virtuali”, nel corso dei quali potrei rivolgermi a un pubblico numeroso di tutte le quattro province del Paese affrontando i temi più importanti della campagna.
 
Stiamo infine anche studiando la fattibilità di una nuova educazione dell’elettorato, di nuove tecniche che inducano a recarsi alle urne e che al contempo riducano al minimo la mia vulnerabilità e le occasioni per un attentato terroristico soprattutto nelle prossime cruciali settimane che ci separano dalle elezioni del nostro Parlamento.
 
Non dobbiamo permettere che la sacralità del processo politico sia sconfitta dai terroristi. In Pakistan occorre ripristinare la democrazia e l’equilibrio delle posizioni moderate, e il modo per farlo è tramite elezioni libere e oneste che instaurino un governo legittimo su mandato popolare, con leader scelti dal popolo. Le intimidazioni da parte di assassini codardi non dovranno far deragliare il cammino del Pakistan verso la democrazia.
 
copyrightbenazirbhutto2007
(traduzione di Anna Bissanti)







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JuJol, il banner per linkarci

written by King Lear    - sabato, dicembre 29, 2007



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Grazie di cuore a quanti linkeranno JuJol.com sui loro blog.
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il favore linkandovi a nostra volta. E' il minimo sindacale. :-)



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mafie letterarie, la verità fa bim bum bang!

written by King Lear    - venerdì, dicembre 28, 2007



mafie letterarie




la verità fa bim bum bang!

presto su questi schermi in tecnicolor



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Piero Gelmini: “Hanno trovato un cane che morde”

written by King Lear    -





Don Piero Gelmini:

“Hanno trovato un cane che morde”

Verso rinvio a giudizio


 
di Giuseppe Iannozzi
 


 
Si sono chiuse le indagini per don Pierino Gelmini, accusato di molestie sessuali nei confronti di almeno otto vittime. Altre tre persone sono invece imputate di favoreggiamento personale: Pierluigi Larocca, uno dei principali collaboratori del sacerdote, e Giampaolo Nicolasi, anche lui ufficialmente residente alla Comunità Incontro.
 
La Procura della Repubblica di Terni ha notificato al sacerdote l’avviso di conclusione delle indagini. Si va verso il rinvio a giudizio del sacerdote.
 
Le molestie sessuali sarebbero avvenute tra il 1999 e il 2004; due delle vittime all’epoca dei fatti sarebbero stati minorenni. Così scrive la Procura. Ora il fascicolo passerà al vaglio del giudice che deciderà sulle richieste dell'accusa.
 
“L’infamia non mi tocca”, aveva recitato l’ottantaduenne sacerdote davanti a trecento sostenitori venuti ad accoglierlo l’agosto scorso nella casa madre della Comunità Incontro di Amelia sulle colline dell’Umbria. “Credevano che don Pierino mollasse”, tuonò l’anziano religioso dal palco. “Pensavano di avere a che fare con un coniglio, invece hanno trovato un cane che morde. Volevano prendersi la comunità”, e chiuse il prologo con il gesto dell’ombrello. “Sto portando la croce: sono innocente e per questo assolutamente tranquillo”.
 
Le accuse: “Mi palpava, baciava e in più occasioni mi ha costretto ad atti sessuali”. Questo il succinto racconto di Michele Iacobbe, ex tossicodipendente, il primo grande accusatore di don Gelmini, già in carcere a Teramo per una serie di reati compresa l’estorsione e la calunnia. “Quell'uomo mi ha rovinato”, disse Iacobbe riferendosi a don Gelmini. “Mi ha costretto a fare delle cose che non avrei mai voluto. Mi diceva: tagliati i capelli, dài lo faccio io che corti mi piacciono di più, dammi un bacio per favore.”
 
L’accusa è quella di aver cercato di ostacolare le indagini offrendo anche dei soldi per ritrattare ad uno degli accusatori, la cui madre, Patrizia Guarino, è anche lei imputata di favoreggiamento personale. I difensori degli accusati hanno 20 giorni di tempo per prendere visione degli atti, chiedere l’interrogatorio dei loro assistiti e presentare altre eventuali istanze istruttorie.
Nel corso delle indagini, oltre a Michele Iacobbe, si erano fatti avanti, anche con interviste ai media, altri accusatori del sacerdote che avevano riferito di attenzioni particolari e vere e proprie molestie sessuali da parte di don Pierino all’interno della Comunità Incontro. Nel corso di questi mesi gli accusatori, che inizialmente erano quattro o cinque, sarebbero diventati una trentina ma evidentemente soltanto otto di loro sono stati ritenuti credibili dalla procura. Uno degli otto avrebbe addirittura riferito di una ventina di episodi di molestie da lui subite. Parallelamente alle indagini si sarebbe messo in moto un meccanismo per cercare di bloccarle inducendo uno degli accusatori a ritrattare. In cambio i due collaboratori imputati avrebbero promesso anche soldi e posti di lavoro. La Guarino è accusata di favoreggiamento per avere riferito all’entourage del sacerdote dell’interrogatorio cui era stato sottoposto il figlio. Don Pierino si è pubblicamente difeso sostenendo invece di essere stato vittima di un tentativo di estorsione da parte dei suoi accusatori che erano stati cacciati dalla comunità perché sorpresi a rubare. Don Gelmini è assistito dall’avvocato Lanfranco Frezza.
 
L’avvocato Lanfranco Frezza, il difensore di don Gelmini, dopo avere letto i capi d’imputazione a carico del suo assistito, ha detto che sono basati su “fatti non credibili” e che comunque attende di potere leggere gli atti processuali.
 
A difendere a spada tratta don Gelmini Silvio Berlusconi, che con una telefonata alla festa di Comunità Incontro, si è così espresso: “Sono e sarò sempre vicino alle cose che don Gelmini vorrà fare. Potrà contare sempre su di me e sulla mia collaborazione. I grandi nomi suscitano ammirazione, affetto, ma anche invidia. Gli attacchi che ha subito don Pierino hanno dato la prova che ci si trova di fronte a un grande uomo”.
 
Don Gelmini è stato recentemente colpito da una crisi cardiaca. Le sue condizioni sono in via di miglioramento, ma i medici lo hanno invitato al riposo forzato e alla rinuncia alle celebrazioni di Natale e Capodanno.
 
Il Vaticano in vista della chiusura delle indagini aveva chiesto al sacerdote di lasciare il sacerdozio e la sua comunità. Qualche giorno fa don Gelmini ha scritto al Papa dicendosi disposto a rinunciare alla tonaca, ma non a lasciare i suoi ragazzi con cui, ha scritto, di voler “restare fino alla morte”.






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nata per essere bambola

written by King Lear    -





nata per essere bambola
 


di Giuseppe Iannozzi
 


 
Il tuo tipo d’amore
 
 
a Vany
 
 
Una donna riesce sempre
ad infilare in un’unica valigia l’Impossibile
 
Hai bisogno di un amante
che ti aiuti a sbrigare le piccole noie,
a far fuori i portaborse e i quattrocchi
Hai bisogno di un partito sicuro,
di uno con le mani in pasta
che non sieda alla Destra del Padre,
che non baci il culo alla scimmia sinistra,
che non regga la candela pur di stare al Centro
Hai bisogno di un uomo tutto d’un pezzo
Hai bisogno di uno che ce l’abbia duro
 
I castelli di sabbia fanno presto a cadere
Gli uomini, poi, basta un soffio
un po’ più forte del solito
perché di loro non rimanga
nemmeno la cenere in un occhio
 
Dovresti mettere la testa a posto,
cercarti uno tutto d’un pezzo anche se pazzo,
uno che metta il suo culo sulla tua valigia
e la chiuda per sempre davanti ai tuoi occhi
 
Bambina, quello che ti serve
non è un meccanico o un idraulico
Bambina, a te ti serve uno
che ti sbatta sul tuo letto di Cenerentola,
che sia poco romantico ma parecchio esperto,
che sappia dove piantarti le mani addosso
per carezze di tauromachia e giochi d’erotomania
Perché una donna riesce sempre
ad infilare l’Impossibile in una valigia
Però gli viene meglio se si lascia dare una mano
 
Hai bisogno di uno che ce l’abbia duro
Hai bisogno di un vero uomo
Hai bisogno di uno che non abbia paura
di ammazzare nel tuo Nome
Hai bisogno di un tipo impossibile
che non ti faccia annoiare mai,
perché tu sei una Cenerentola bella sì,
ma quanti orizzonti ancora non sai!
Hai bisogno di uno che dirotti aerei tutti i giorni,
di un mascalzone che rapini banche in ogni città
 
Hai proprio bisogno di un tipo così
Hai bisogno di uno che ce l’ha duro come me
 
 
 
 
 
Nata per essere Bambola
 
 
L’ho sempre sospettato
che più di tutto ti piace il Rude,
il macho che ti mette sotto
e non ti lascia tempo
di tirare fuor di bocca un fiato
ma solo un momento appena
per darti al duro petto villoso
 
Sei nata per essere Bambola
Non serve ribellarsi, l’hai capito
Vedrai d’ora in poi ti farò fare sempre
su e giù dal Paradiso all’Inferno
e il contrario
Non avrai più un attimo di tregua
 
Ti piace il Rude perché sei Bambola
Ti piace eccitare mostrando rossori
e innocenza sotto la gonna
Però la verità è una e una sola
Ti piace Mr Fahrenheit, Einstein vale una sega
Ti piace godere perché sei Bambola
 
Ti piace, ti piace farlo sempre da mane a sera
su e giù dal Paradiso all’Inferno
senza scorciatoie, senza soste in Purgatorio
Ti piace farlo sul filo del rasoio
perché sei Bambola
e io sono cattivo cattivo cattivo
Perché sei la bambola in mio potere
 
Ah Ah Ah
Ah Ah Ah
Ah Ah Ah
 
 
 
 
 
Un giorno mi vedrai
 

a Nicoletta


Un giorno mi vedrai
All’alba i miei occhi
ti diranno che ho pianto
Al tramonto saprai
che non ti ho mentito
Durante la notte
avrai la certezza
che ho perso tutto
perché ho perso te
 
Un giorno mi vedrai
in ginocchio, sporco
e con la barba troppo lunga
Ed allora sì, capirai
che ho continuato a piangere
anche quando distraevi
lo sguardo dalla mia figura
 
Un giorno sì,
mi seppellirai nel ricordo
di pochi giorni felici,
ma ormai troppo lontani
per avere ancora valore
 
 
 
 
 
Capodanno
 
 
a Freakqueen
 
 
A Capodanno mi darò la fine
Era una vita che aspettavo
di chiedere la tua mano
alla vecchia maniera
Era una vita che tremavo
all’idea d’essere davanti ai tuoi
Ma solo ricco di lune storte
non mi hai mai portato
in palmo di mano, e sono caduto
in ginocchio - meno d’una foglia
strappata dall’albero della vita
 
A Capodanno il mio spirito
finalmente sarà libero
dalla prigione che l’ha in consegna
Così anch’io potrò volare alto
al di là dell’amore, ed amare...
amare veramente senza la paura
di dover vuotare le tasche
per dimostrare che valgo più
di un povero cristo in croce
 
A Capodanno siederò
con un bicchiere di rosso
in una mano e il coltello pronto
allargato in un sorriso in quella
che è libera






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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:13 | poesia, amore, amicizia, dediche, erotico, luci rosse, vm 18, jujol punto com | BlogNews | clicca per commentare commenti (19)



luca casarini, sandrone dazieri... hanno un prezzo

written by King Lear    - giovedì, dicembre 27, 2007



luca casarini, sandrone dazieri

Tutti hanno un prezzo. Anche loro.






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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 22:52 | polemiche, satira, pubblicità progresso | BlogNews | clicca per commentare commenti



Paris Hilton rimarrà povera in canna! Colpa del nonno Barron Hilton

written by King Lear    -





Paris Hilton rimarrà povera in canna!

Colpa del nonno Barron Hilton

che disereda le nipoti Paris e Nicky



di Giuseppe Iannozzi





Paris Hilton rimarrà povera in canna.
 
Suo nonno Barron ha annunciato senza mezzi termini di avere intenzione di donare il 97% della sua fortuna da 2,3 miliardi di dollari a un ente di beneficenza. La cifra è di circa 1,2 miliardi di dollari che Barron Hilton guadagnerà dalla vendita di Hilton Hotels Corp. - società fondata dal padre Conrad Hilton nel 1919 quando comprò un piccolo albergo a Cisco, in Texas - e dall’attesa vendita della più grande compagnia mondiale di casinò, Harrah’s Entertainment. Il ricavato sarà messo in un fondo di beneficenza di cui alla fine farà uso la Conrad N. Hilton Foundation, portando il valore totale a 4,5 miliardi di dollari, secondo quanto affermato dalla fondazione in una dichiarazione.
 
Barron Hilton, presidente della fondazione, intende «contribuire col 97% delle sue proprietà, stimate oggi a 2,3 miliardi di dollari».
 
Paris Hilton non è stata immediatamente raggiungibile per commentare i progetti del nonno.
Non c’è che dire, un Natale nerissimo quello della Hilton, che fino a qualche giorno fa gongolava immaginandosi ricca sfondata da fare schifo. I suoi piani di facile ricchezza sono naufragati, forse per sempre.
 
Jerry Oppenheimer, che nel 2006 ha scritto la biografia della famiglia «House of Hilton», ha precisato che Barron Hilton è parecchio imbarazzato dal comportamento della nipote ed è più che mai convinto che abbia infangato in maniera pesante il nome della famiglia.
 
Paris Hilton è riuscita a mandare letteralmente in tilt la Rete. L’ultimo suo video a luci rosse ci fa vedere l’ereditiera senza veli in una vasca da bagno, in una suite a Parigi. I navigatori di mezzo mondo sono rimasti a bocca aperta. A riprendere Paris senza veli, mentre gioca con il telefono della doccia, uno sconosciuto che, oltre a godersi lo spettacolino erotico, ne fa pure la telecronaca tra le bolle di sapone.
 
Nel filmato di Metello.com la Hilton mostra le sue grazie mentre si passa il telefono della doccia sul corpo. Il video sexy, così come molte altre foto hot dell’ereditiera erano stati dimenticati in un magazzino, affittato e mai pagato dalla stessa Paris. Il proprietario del locale, per recuperare i soldi, aveva quindi pensato di vendicarsi, vendendo il video e gli scatti agli autori di Parisexposed.com.
Il video in questione, ad esempio, è apparso in Rete ad inizio anno. Un gesto che Paris non ha gradito e che ha combattuto in tribunale riuscendo a ottenere il divieto di far circolare le immagini sul sito. Solo per poco, però. A distanza di mesi, infatti, il filmato è venuto a galla... La parte più hot mostra Paris, completamente nuda: la bionda scherza parlando del suo più famoso video hard, con il suo ex. Adesso, dopo che nonno Barron ha manifestato le sue intenzioni, c’è da metterci la mano sul fuoco che Paris Hilton non scherza più. Oggi, poco ma sicuro, piange lacrime salate, uno spettacolo che di erotico ha ben poco, tranne nel caso a qualcuno piacciano le cascate del Niagara negli occhi di una bionda molto ma molto superficiale.
 
La decisione di nonno Barron - se definitiva! - è dovuta soprattutto alle disavventure mediatiche -  video a luci rosse incluso - e carcerarie di Paris. Anche per Nicky Hilton, ex modella e oggi disegnatrice di moda, vissuta all’ombra della sorella erediterà, solo poche briciole. Forse!
 
A diffondere la notizia il quotidiano spagnolo El Mundo, notizia che è stata data dallo stesso Hilton con una e-mail inviata alla rivista Fortune.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:54 | riflessioni, donne, personaggi famosi, sesso, giovani, blogosfera, prima pagina, attualità, società, sgarbi, curiosità, ultime notizie, luci rosse, scandali, bionde, gioventù bruciata, notizieflash, opinionismo, last news, dalla parte delle bambine | BlogNews | clicca per commentare commenti (5)



Polemiche sulla proposta di grazia a Bruno Contrada

written by King Lear    -





Polemiche sulla proposta


di grazia a Bruno Contrada




a cura di Giuseppe Iannozzi




FAMILIARI VITTIME MAFIA, STATO RIAPRE FERITE
- “Lo Stato italiano, avanzando l’ipotesi di concedere la grazia a Bruno Contrada, continua a non perdere l’occasione per riaprire ferite dolorose e per non schierarsi dalla parte di chi ha creduto in questo stesso Stato sino all’estremo sacrificio”. Lo dicono in una nota alcuni familiari di vittime di mafia, tra cui Sonia Alfano, Salvatore Borsellino, Rosanna Scopelliti, Mimmo Mangano, Rita Spartà, Giuseppe Ciminnisi, che rivolgendosi al presidente della Repubblica aggiungono: “Mastella continua a farsi portavoce delle ragioni di chi delinque non garantendo la certezza della pena e destabilizzando cosi la parte più sana di questo paese. Presidente Napolitano, proprio perché crediamo in questo Stato le chiediamo ma la colpa è dei mafiosi e dei loro complici o di chi ha lottato e perso la vita nella lotta alla mafia in nome di questo stesso Stato che lei si pregia di presiedere?”

I FRATELLI, RITA BORSELLINO RISPETTI DOLORE ALTRI
- I sette fratelli di Bruno Contrada si dicono “rattristati dal sentire affermazioni crudeli” da parte “della signora Rita Borsellino”, della quale “rispettano il dolore” e alla quale chiedono “rispetto per le sofferenze subite per 15 anni” da un uomo “condannato ingiustamente” e per il quale è stato avviato l’iter per la grazia, ipotesi ritenuta “grave” dalla sorella del magistrato.” Ma le discussioni sulla condanna sono ultronee - affermano Elisa, Romano, Vittorio, Maria Rosaria, Carlo, Ida e Anna Contrada - nostro fratello sta male davvero ed ha settantasei anni e mezzo e potrebbe morire in qualsiasi momento e la signora Rita Borsellino, che è farmacista, questo lo dovrebbe capire meglio di chiunque”. “Abbiamo sentito le dichiarazioni della signora Rita Borsellino di cui rispettiamo il dolore sempre condiviso unitamente a tutti gli italiani - affermano i fratelli Contrada - ma ci rattrista profondamente sentire affermazioni crudeli e gravi nei confronti di nostro fratello Bruno, della cui innocenza o colpevolezza non stiamo qui a discutere, anche se siamo sicuri che un giorno la vera giustizia ristabilirà la verità sulla sua vicenda giudiziaria”. “Vorremmo - si legge in una nota congiunta diffusa a Catania - lo stesso rispetto per le sofferenze da noi subite per 15 anni e per le torture psicologiche fisiche e morali sopportate da nostro fratello Bruno, chiedendoci spesso se per lui sarebbe stato meno penoso morire”. “Comunque ancora solidali per la perdita del nostro grande magistrato Paolo Borsellino, che mai si espresse, né per iscritto e né verbalmente, in modo negativo nei confronti di Bruno Contrada - aggiungono i fratelli di Contrada - vogliamo precisare che Bruno è stato processato non in qualità di funzionario del Sisde, ma per presunte condotte che risalirebbero ai lontani anni ‘80, quando era dirigente della squadra mobile di Palermo e che e’ stato condannato per concorso esterno all’associazione mafiosa mentre nessun delitto di favoreggiamento, corruzione, interessi privato o altro qualsiasi reato specifico gli è mai stato addebitato. Bruno è stato sfortunato: i suoi giudici hanno creduto agli ex mafiosi e assassini e non hanno creduto a centinaia e centinaia di persone per bene, come prefetti, capi della polizia, generali dei carabinieri…”. “Tutto questo comunque allo stato è ultroneo - concludono i fratelli Contrada - Bruno sta male davvero ed ha settantasei anni e mezzo e potrebbe morire in qualsiasi momento e la signora Rita Borsellino, che è farmacista, questo lo dovrebbe capire meglio di chiunque”.

IL NO ALLA GRAZIA -
“Come Rita Borsellino anche noi chiederemo un incontro al capo dello Stato in merito alla concessione di Grazia a Bruno Contrada”, afferma in una nota l’Associazione dei familiari delle vittime di via dei Georgofili. “E’ importante da parte delle massime Istituzioni - spiega l’Associazione - ascoltare la voce di chi come noi ha pagato un prezzo incredibile, perchè servitori dello Stato hanno tradito questo Paese. Ma soprattutto perchè si sappia fino in fondo, che la mafia in carcere condannata per le stragi del 1993 sta giocando una partita per lei molto importante a suon di ricatti”.

E la Fondazione Caponnetto: “Il messaggio che verrebbe mandato al Paese nella lotta contro la mafia - afferma in una nota diffusa a Firenze Elisabetta Caponnetto, presidente ad honorem della Fondazione - sarebbe, a mio modesto avviso, deleterio in quanto farebbe apparire lo Stato debole soprattutto nel non difendere la memoria di coloro che per servirlo sono stati uccisi”.
“Si pensi a Falcone, Borsellino e ai tanti giudici e agli esponenti delle forze dell’ordine uccisi dalla mafia - continua la Caponnetto -. Si pensi alle stragi del ‘93. Si pensi ai tantissimi cittadini e ai giornalisti uccisi dalla mafia, nel corso degli anni. Tale atto di clemenza vanificherebbe il loro impegno, la loro onestà. Tale atto di clemenza - conclude la nota della Fondazione - renderà sempre più difficile educare alla legalità ed al senso dello Stato gli studenti delle scuole italiane che regolarmente incontro”.

Solo il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto si schiera con Bruno Contrada.

Per mezzo di una nota il Quirinale fa sapere che il presidente della Repubblica Napolitano ha ben chiaro come si decide sulla clemenza. Precisa la nota: “A proposito dell’intensificarsi di dichiarazioni e di appelli in merito al ‘caso Contrada’ il Quirinale fa notare che il presidente della Repubblica ha ben presente, di fronte a qualsiasi domanda di grazia, tutte le ragioni da prendere in considerazione, quanto stabilito dalla Corte Costituzionale e le procedure da rispettare. Qualsiasi provvedimento in materia di differimento della pena, basato sulla gravità delle condizioni di salute dei condannati che stiano scontandola in carcere, è - com’è noto di esclusiva competenza della Magistratura di sorveglianza.”

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:04 | politica, polemiche, prima pagina, ultime notizie, scandali, società e politica, notizieflash, last news | BlogNews | clicca per commentare commenti (9)



Love at first sight

written by King Lear    - mercoledì, dicembre 26, 2007





† Love at first sight †


 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 


 
La maggior parte dei pensatori scrive male, perché ci comunica non solo i suoi pensieri, ma anche l’atto di pensare i pensieri.

F. W. Nietzsche
 
 


 
JFK
 
 
Non è più come prima,
JFK.
 
Era messaggio d’amore
quella pallottola,
bacio di Giuda,
attraverso il cervello.
 
Qui, non cambia niente,
mai.
 
Passaggio in un documentario,
il tempo prigione della pellicola:
e noi a sedere sull’alba, accosta
le nostre anime commosse.
 
Niente rimane uguale:
se immagino
la morbidezza
delicata delle curve sode
dal tuo seno in giù,
poi si scorge morta
la fantasia.
 
Piangesti,
triste come non mai,
sola come sempre.
 
Solo come sempre,
rifugiato in me,
nella tua delicatezza
di velluto
salsa di lagrime
tutte da bere
nelle curve
tra il collo
e il petto.
Un istinto,
solletico nel singhiozzo
baciato dalla mia bocca:
e noi sul divano,
e la notte era già oltre noi
e ululava alla Luna.
 
Se ne muore
la fantasia,
JFK,
dopo aver visto.
 
Avidità fu,
illuderci immortali.
 
 
 
 
 
Morto ammazzato
 
 
Morto ammazzato
senza un perché.
 
Aveva una donna
ma non un amore.
 
Aveva un figlio
ma non un sogno.
 
Aveva una donna, un figlio:
era un uomo,
una mezza sconfitta.
 
Fra una bevuta e una sigaretta,
usava scommesse con la morte.
Prestava Fede
alzando le braccia al cielo:
fra gli ignoranti
qualcuno
l’additava filosofo.
 
Aveva qualcosa come niente,
e una canzone di gioventù nel cuore,
un soldino da jukebox
e una tasca sfondata:
tanto gli bastava
a mantenersi vivo.
 
Il caffè al mattino,
il capello scomposto,
la barba di due giorni
e un cartellino da timbrare:
tanto gli bastava
per sentirsi morire.
 
Morto ammazzato,
l’hanno trovato:
la croce stretta in un pugno
e l’altro sulla bandiera rossa.
 
Lotta eterna,
la Morte.
 
Morto ammazzato.
Tu sai perché.
 
 
 
 
 
Occhi di lupa
 
 
Occhi di lupa,
mostriamo le nostre colpe
fra sorrisi stanchi
e bianche labbra.
 
Occhi di lupa,
le scommesse in un’Avemaria morte
a bere l’inflazione dei rimpianti:
intorno non più ragazzi,
solo brutali uomini stanchi
ognuno con una croce da portare,
con debiti insolubili:
per ogni polemica è la fede.
 
Occhi di lupa,
navigano fantasie lontane,
annegano bestemmie
nella gloria
d’una Passione mercenaria:
ormai sappiamo
che l’oggi è uguale al domani.
 
Occhi di lupa,
oggi si muore,
domani sol più il ricordo
di chi fu.
 
Occhi di lupa,
non so chi sia tu sulla mia strada,
questa infinita strada di fuochi e voglie:
sai, il dolore si sposa alla virilità,
l’orgoglio alla noia
di un sapore,
di un liquore,
i soliti.
 
E una citazione per dimenticare l’identità,
una poesia per governare nostra povertà.
 
Occhi di lupa,
seducenti gli occhi
specchiano Luna:
l’incarnato, giglio,
le labbra, due rossi petali di rosa,
muoiono dal tuo al mio viso;
poi, solo, il triste riso ubriaco d’infelicità perso
in cimitero novembrino di memorie.
 
E tu,
tu che immaginavi
Piazza di Spagna!
Un’ombra fugge da te in te
come foglia al vento
avviata per un nessun dove.
 
E tu,
tu dicesti
con una lagrima:
“Amami!”
 
Occhi di lupa,
anima uccisa
sull’asfalto negro della notte,
gioia assassinata dall’incoscienza
di credere in troppa giovinezza
e in nulla esperienza di vita:
ma solo pallidi sogni d’emancipazione,
perché chi nasce in strada
lì trova sua paura da seppellire
svendendola a tutti,
che è come dire al niente.
 
Occhi, occhi di lupa,
al niente sei tornata.
 
Tu,
un fiore ormai spento,
ma non in me il ricordo.
 
Sì, io mi ricordo.
 
Sì, io mi ricordo,
il nostro film
fingendomi innocente,
ma (a) nulla serve al perdente.
Tranne se stesso.
Tranne (a) se stesso!
 
 
 
 
 
Scivola via con te
 
 
Sorriso al sorriso:
è il momento d’imparare
pianto al pianto,
mostrando le accuse – in pubblico,
ingoiando le ferite – in pubblico,
tutto scivola.
 
Piccola, bambina di strada,
la fame non si riserva in pietà o fede:
solo fumetti di freddo,
alito nelle nebbie della notte.
 
Tutto scivola,
tutto scivola,
tutto scivola,
sopra la lingua.
 
Tutto scivola,
tutto scivola,
tutto scivola,
nello stomaco
come un pugno.
 
Sorriso al pianto,
pianto al sorriso:
questo specchio tradito
di colpo assorbito nel tuo seno
è stupida memoria
di chi ha memoria.
 
L’asfalto e il ringhio canino, la pallida luna:
perché quella romantica lagrima, Veronica?
Non ci sono vie d’uscita né sicurezza alcuna:
volgare è la volgarizzazione.
 
La strada porta via,
la strada insegna
mentre tutto scivola,
mentre tutto s’ingoia.
 
Il mondo ti appartiene in sogno.
Il mondo ti domina:
cuscino sprimacciato sul volto.
Come ti difenderai
da quel poco che sai?
Non hai una bugia al banco dei pegni.
Non hai che una camera d’aria.
E tanto fa.
E tanto basta.
 
Sorriso al sorriso,
pianto al pianto,
nascondendo le vertigini al pubblico,
sciorinando virginali lenzuola.
Tutto scivola – non doveva finire così!
Tutto ingoia tutto – non doveva essere così!
 
In questa notte
specchiata in lagrime,
ancora è
l’asfalto
e il ringhio della luna
sul sorriso,
ma c’è pallida luce selenica
a spiare la fragilità
che ti porti nell’anima.
 
Tutto scivola sul sorriso.
Tutto scivola sulle lagrime.
 
Tutto è sempre troppo,
tutto è sempre troppo poco.
E’ affare sporco, Veronica:
l’asfalto
e il ringhio del dolore
nel grembo
sono cerchioni, gomme
e fuoco sulla strada;
la casa,
una camera a gas
cacciata a forza nel cuore.
 
Bambina, questi sono tempi duri anche per i duri.
Bambina, questi tempi sbranano chi è fuori.
 
Veronica, Bambina Veronica,
il vento fischia oltre gli scomposti cernecchi.
 
Veronica, Veronica, Veronica,
per chi suona la campana?
Chi muore oggi?
 
Tutto scivola:
non lo puoi accettare,
non lo puoi amare.
Lo puoi solo odiare.
E tanto fa.
E tanto basta.
Ma non basta mai
fino alla fine,
quando la vita non è più tua.
E anche l’odio
non è abbastanza:
privilegio
per pochi marinai,
assassini di città.
 
Ma io ti dico
che è tempo di scivolare via.
 
Tutto scivola
Tutto
Scivola
Tutto
Scivola
Tutto scivola via
Via da te, con te
 
Sorriso al sorriso,
pianto al pianto:
è il momento
di abbandonare questa strada.
E’ il momento di osare, scivolare,
perché in fondo conosci la verità:
pianto al pianto,
sorriso al sorriso.
E’ il momento
anche se non ci credi.
E’ un giorno di notte
anche per te.
 
E allora scivola via:
l’innocenza che preferisco sia con te!
E allora scivola via senza vita:
l’innocenza che preferisco sia con te!
E allora scivola via,
via, lontano, da sola, senz’anima:
l’innocenza che preferisco sia con te!
E allora scivola via,
via da te, con te
 
Via…via… via…
Via…via… via…
Via…via… via
 
 
 
 
 
Tenco incontra Foucault
 
 
Ma che te ne fai…
se non sai!
 
Ciao amore, ciao..
Si muore anche con una canzone
nel cuore,
da soli:
la morte è un affare
non troppo solitario
con la Nera di mezzo.
 
Che importa,
se non sai!
 
Gli eventi:
“..ma quello della frattura e del limite,
non più quello del fondamento che si perpetua,
ma quello delle trasformazioni
che valgono come fondazione
e rinnovamento delle fondazioni…”
E’ parlare di effetto di superficie,
ma la vita in amore e odio
è una storia d’ordinaria follia.
 
Ciao amore, ciao…
E s’invola un sogno.
E perde senso la superficie,
per qualcosa di profondo
come la morte.
 
Che importa
quando sai!
Tanto l’ignoranza non difende
nessuno da nessuno.
 
Un’unica visione del mondo
“dovrebbe mostrare tutto
lo spazio di una dispersione…”
E allora,
ciao amore, ciao:
2:15 circa,
Dalida incontra la morte nella stanza d’albergo,
la 219 nella dependance dell’Hotel Savoy di Sanremo.
Ti ha incontrato per l’ultima volta.
 
Quel Millenovecentosessantasette
è come evaporato,
neppure il nastro
della registrazione televisiva c’è
a testimoniare la superficie.
Ti ha cantato “Amico Fragile”,
ti ha cantato l’Anarchia
e il sogno d’un mondo migliore.
 
Ma che te ne fai!
 
Lontano lontano,
andare via.
 
Lontano,
c’è solo solitudine,
il buio profondo,
il sogno oscurato,
l’incomprensione.
 
E allora,
ciao amore, ciao:
“Non saper fare niente
in un mondo
che sa tutto
e non avere un soldo
nemmeno per tornare.”
 
Ma che te ne fai
della Poesia,
d’una Canzone,
se non sai?
E se sai?
 
Non fa lo stesso.
O fa lo stesso.
La vita.
Ma la realtà è
il nastro andato avanti
dimenticandoti
a Sanremo.
 
 
 
 
 
?
 
 
C’è che
C’è niente
C’è che ti amo
 
Dammi la mano
 
Lontano
 
Invano
 
C’è che non
C’è niente
C’è che ti amo
 
C’è quel che c’è
C’è che non c’è
 
Ora
 
Vicino
 
Inganni
 
Sempre troppo
E’
 
C’è niente
C’è che
C’è che non ti amo
 
Mio pensiero!
 
 
 
 
 
Per sempre nella tomba
 
 
E lei aveva occhi di cenere
Che tumulavano la mia ombra sepolta in…
 
E lei aveva capelli di vento,
che avvolgevano il mio fiato in...
 
E lei aveva labbra effimere come i sogni,
che tremavano nel mio cuore in…
 
E lei aveva un corpo.
E un’anima,
che comprimeva me in…
 
Suonava la campana dell’avvenire,
ma si era come sospesi,
dimenticati in un niente
che noi ammanettavamo
dicendolo amore.
 
Ma ora, dove sono le tue mani,
che sfioravano gallerie di ricordi in me?
 
Il muro di Berlino è caduto,
mattone dopo mattone,
e il mondo sembrava nuovo,
una promessa promossa al vento
che corteggiava la tristezza
di ritrovarci
faccia a faccia.
 
Ma ora, dove sono le tue gambe,
che sapevano ammaestrare
l’impulsività dell’amore?
 
E l’amore non ci era mai sembrato tanto dissoluto,
invaso com’era da nostro rivoluzionario spirito
mentre a Genova si sfondavano barricate di corpi
e gli anarchici continuavano a cadere dalle finestre.
 
Ma ora, dove sono i tuoi seni di velluto,
che mettevano saggezza nel cuore contro cuore?
 
Pregavamo perché la storia cominciasse a finire
là dove l’avevamo dimenticata:
occhio per occhio, dente per dente,
i giudici cadevano in vili attentati di Stato.
 
Ma ora, dov’è il tuo cuore?
 
Al limite,
al limite della sopportazione,
grida l’eco persa nel vento.
 
Al limite,
al limite della stanchezza,
scivola il sudore dei corpi in noi.
 
Al limite,
al limite delle illusioni,
esplode il pianto negli occhi,
fra i capelli.
E nell’insenatura dei seni
si nasconde;
poi
nelle bocche lontane,
che non sanno più baciarsi;
ed ancora
nei sessi
che non osano più essere uno.
 
Ma ora dove siamo,
io e te?
 
So solo che,
che lei aveva magia in me.
 
Siamo
“in”
due
corpi
separati.
 
Per sempre.
Nella tomba.
Senza avvenire.






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