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la vostra bacheca per gli OT - 30 gennaio 2008
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giovedì, gennaio 31, 2008
la vostra bacheca per cazzeggiare
e fare segnalazioni

Ho bisogno urgente d'una bimba disposta
a diventare la madre dei miei figli.
QUI IO POSSO OTTARE
L I B E R A M E N T E
e fare segnalazioni

Ho bisogno urgente d'una bimba disposta
a diventare la madre dei miei figli.

QUI IO POSSO OTTARE
L I B E R A M E N T E

Firefox, il browser di Mozilla
mette in seria crisi Microsoft
a cura di Giuseppe Iannozzi
Tre anni fa, nel dicembre 2004, circa 12 milioni di utenti avevano downlodato la prima versione di Firefox, il browser di Mozilla. Dopo tre anni, «Mozilla Foundation ha vinto la scommessa dell’open source: le copie scaricate sono state in totale 400 milioni». Questi i dati aggiornati a settembre 2007.
Il periodico di informatica «Pc Professionale» mette bene in evidenza le «cifre da capogiro, che hanno consentito a Mozilla Foundation di acquisire un market share a livello mondiale pari al 15%, sufficiente a far traballare il monopolio di Microsoft con il suo Internet Explorer».
«A livello europeo», secondo il periodico, le cose «vanno ancora meglio: Mozilla Firefox ha una quota di mercato intorno al 28%, pari a un utente su tre che ha installato il browser sulla propria macchina».
Il mensile di informatica, diretto da Giorgio Panzeri, ha intervistato Tristan Nitot, presidente e fondatore di Mozilla Europe. «Insieme alle strategie di prodotto è emerso un modello di business vincente diverso dal modello proprietario tipico di Microsoft. I ricavi del gruppo fanno sperare in un futuro ancora più roseo: il fatturato ufficiale di Mozilla Corporation per il 2006 è stato di 66,8 milioni di dollari».
«Ci piacerebbe molto incrementare la diffusione di Firefox sul mercato attraverso accordi di distribuzione, ma il punto è che, se si vuole che qualche costruttore preinstalli il nostro browser sul pc, bisogna pagare. Ma noi siamo un ente no profit, e generiamo profitti mandando traffico ai siti web e non attraverso la vendita di licenze software». Un modello di business non proprietario dunque, ma che si basa, sottolinea il giornale, «su introiti di altro genere, ad esempio grazie alla partnership con Google. Un altro settore di business prioritario è quello della creazione di software per i cellulari».
«Dal blog di Mike Schroepfer, vice presidente di Mozilla Corporation, si legge che è ormai certo il rilascio della versione mobile di Firefox per il 2008. Tale versione consentirà di far girare le estensioni del browser sui cellulari e sviluppare nuove applicazioni tramite Xul (Extensible User Interface Language), il linguaggio creato per supportare le applicazioni basate su Mozilla. Mozilla sta inoltre investendo cifre consistenti su Thunderbird, il client di posta, e sullo sviluppo della web-mail».
«Abbiamo scelto - dice il presidente e fondatore di Mozilla Europe - lo sviluppo di un’applicazione residente sul desktop perché è ancora la soluzione preferita dagli utenti. Ma oggi sulla rete si sono diffusi fenomeni come il VoIp, l’instant messaging, le applicazioni di agenda e calendario: vogliamo lavorare affinché tutti questi ambienti vengano integrati all’interno di Thunderbird.
La nostra è una piattaforma di grande successo. Ci sono dai 5 ai 10 milioni di utenti che la utilizzano, e considerato che si basa su Linux sono numeri molto significativi.
Stiamo preparando entro la fine dell’anno la nuova versione beta di Firefox, la 3.0. La sua principale novità è la possibilità di far girare le applicazioni web-based anche quando si è off-line, senza quindi aver bisogno di mantenere attiva una connessione web. La seconda novità riguarderà i bookmarks, il modo con cui l’utente salva e memorizza i siti preferiti».
La nostra è una piattaforma di grande successo. Ci sono dai 5 ai 10 milioni di utenti che la utilizzano, e considerato che si basa su Linux sono numeri molto significativi.
Stiamo preparando entro la fine dell’anno la nuova versione beta di Firefox, la 3.0. La sua principale novità è la possibilità di far girare le applicazioni web-based anche quando si è off-line, senza quindi aver bisogno di mantenere attiva una connessione web. La seconda novità riguarderà i bookmarks, il modo con cui l’utente salva e memorizza i siti preferiti».
Secondo il periodico, inoltre, «La sfida di Nitot, presidente e fondatore di Mozilla Europe, è quella di convertire anche Microsoft a un modello di business di tipo open source anziché proprietario, dal momento che il colosso di Redmond non è mai stato interessato al mercato dei browser. Internet Explorer fu infatti lanciato da Microsoft solo per far morire Netscape, ma la sua tecnologia risulta oramai nettamente superata… Stando ai fatti sembra proprio che la libertà di scelta sul web sia la chiave di successo di Firefox, e soprattutto che la caratteristica di essere open migliori di fatto l’usabilità e le prestazioni del prodotto».
“Incarico finalizzato” a Franco Marini dal Capo dello Stato Napolitano
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mercoledì, gennaio 30, 2008


“Incarico finalizzato” a Franco Marini
Luca Cordero di Montezemolo apprezza la scelta
Berlusconi e Casini invece a denti stretti
Berlusconi e Casini invece a denti stretti
a cura di Giuseppe Iannozzi
19:15 Montezemolo: “Ora serve responsabilità da parte di tutti”
Ora “serve da parte di tutti una prova di responsabilità, capacità di dialogo e capacità di mettere al centro i veri interessi del Paese e non quelli di parte”. Così il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, commenta l’incarico a Franco Marini. E aggiunge di aver “molto apprezzato e condiviso in pieno le parole del capo dello Stato”.
19:05 Mastella: “Ascolteremo poi decideremo”
“Ascolteremo quello che ci dice il presidente del Senato e poi diremo la nostra”. Così Clemente Mastella, segretario dell’Udeur, sintetizza la posizione del suo partito sull’incarico dato da Napolitano a Franco Marini. “Se non conosciamo le proposte - continua - a partire dalla legge elettorale, non possiamo decidere”.
18:58 Fi-Udc: “La prossima sarà legislatura costituente”
Nella prossima legislatura le riforme siano bipartisan. E’ la proposta di Berlusconi e di Casini dopo il faccia a faccia a Montecitorio. Entrambi “si impegnano a promuovere le riforme costituzionali necessarie ed utili al paese con la convinzione che queste non possano essere realizzate nel solo perimetro di una parte politica”.
18:55 Berlusconi: “Non c’è bisogno di cambiare legge elettorale”
“A Marini diremo che non siamo d’accordo sul fatto che c’è bisogno di cambiare la legge elettorale o di perdere tempo con un nuovo governo che avrebbe una maggioranza al Senato con uno o due senatori”. Lo dice il presidente di Fi, Silvio Berlusconi a Montecitorio dopo l’incontro con Casini
18:42 Dini: “Non credo che Marini ce la farà”
“Apprezzo il grande senso di responsabilità del presidente del Senato Marini che ha accettato questa esplorazione. Gli faccio molti auguri ma credo che questo non sarà possibile”. E’ il commento del senatore lib-dem, Lamberto Dini, che una settimana fa ha contributo a sfiduciare il governo Prodi.
18:39 Matteoli (An): “Una missione impossibile”
“Apprezziamo l’assoluta correttezza della decisione dello Capo dello Stato”, dice il capogruppo dei senatori di An, Altero Matteoli: “confidiamo quindi che il tentativo affidato a Marini venga espletato in tempi rapidissimi. La crisi politica che attraversa il Paese, però, non riguarda la legge elettorale su cui in Senato non è stato trovato l’accordo in venti mesi. Ora occorrerebbe un miracolo e neppure Marini crediamo potrà riuscirci”.
18:35 Giordano (Rc): “E’ quello che avevamo chiesto”
L’incarico affidato dal capo dello Stato a Franco Marini è “in perfetta sintonia con la richiesta avanzata da Rifondazione comunista, è cioè che si arrivi in tempi rapidi a riformare la legge elettorale in modo condiviso. La personalità indicata è totalmente in sintonia con questa necessità. Spero solo che l'esito dell'incarico arrivi rapidamente in porto”. Così Franco Giordano, segretario di Rifondazione comunista, commenta la scelta di Napolitano.
18:30 Casini (Udc): “Ascolteremo Marini ma margini stretti”
“Ascolteremo quello che ci dice Marini e poi valuteremo. Certo i margini sono stretti”. Così il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, al termine dell’incontro con Silvio Berlusconi. Il segretario Cesa ha aggiunto che “non è nel nostro stile fare quello che propone la Lega”. Cioè boicottare le consultazioni.
18:22 Marini a palazzo Chigi
Il presidente Marini è a colloquio a palazzo Chigi con il premier dimissionario Romano Prodi. Poco prima Marini era stato a colloquio venti minuti con il presidente della Camera Fausto Bertinotti.
18:19 Domani le prime consultazioni
Franco Marini dovrebbe cominciare “domani pomeriggio” le consultazioni per trovare una mediazione su una nuova legge elettorale.
18:17 Udc: Baccini non sottoscrive la linea del partito
I senatori dell’Udc, per stoppare le voci su scissioni e indecisioni, hanno firmato un documento in cui dicono di seguire in tutto e per tutto la linea decisa dalla segreteria del partito, e cioè andare al voto compatti con la Cdl. Il vicepresidente del Senato Mario Baccini, però, non ha firmato. Baccini, con Tabacci, Di Pietro e Pezzotta potrebbero dare vita a breve alla Cosa Bianca, un nuovo partito di centro.
18:11 Bossi: “Basta giochi di prestigio”
“Meno male che Napolitano ha dato solo un mandato esplorativo... perché qui stanno comunque cercando di far passare il tempo e adesso è il momento di dire basta ai giochi di prestigio”: è il commento disfattista di Umberto Bossi all’incarico a Marini.
18:08 Un incarico "finalizzato"
Nel dizionario della crisi debutta un nuovo tipo di incarico: “Incarico finalizzato”. E’ una missione ancora più specifica rispetto all’incarico esplorativo, invece più generico. Questa volta nel mandato è indicato cosa deve esplorare l’incaricato: “Verificare le possibilità di consenso sulla riforma della legge elettorale e di sostegno ad un Governo funzionale all’approvazione di tale riforma e all’assunzione delle decisioni più urgenti”.
18:00 La motivazione di Napolitano: “Senza riforme no stabilità”
Ecco una sintesi della motivazione con cui Napolitano ha motivato l’incarico esplorativo. “La crisi si è aperta dopo che nel Parlamento erano stati trovati spiragli di dialogo sulle riforme”. E’ chiaro a tutti, politici e società civile, che “senza tali modifiche non ci sarà una reale stabilità”. Non solo: “Non posso non tenere presente che la stessa modifica è stata sollecitata dal referendum”. Per quello che riguarda il Colle, Napolitano ricorda di aver “prospettato a tutti l’esigenza di dare almeno avvio alle riforme come dimostra il dialogo da me costantemente auspicato”. Questa strada, ha voluto sottolineare il Presidente, “è stata considerata impraticabile da quelle forze che invece vedono nel voto l’unica soluzione della crisi”. Per tutti questi motivi “è mio preciso dovere riservami adeguata ponderazione e valutazione conclusiva. E questa scelta non può essere considerata né rituale né dilatoria”.
17:51 Marini: “I cittadini vogliono una nuova legge elettorale”
“So che nelle attese dei nostri cittadini c’è una attenzione forte alla modifica della legge elettorale”, ha detto Marini dopo aver accettato l’incarico.
17:46 Marini: “Ringrazio e accetto con tutta la mia determinazione”
“So bene che si tratta di un impegno non semplice, anzi gravoso”. Così dice Franco Marini, ringraziando il capo dello stato “per la fiducia” dimostrata nell’affidargli l’incarico. “Il mio impegno sarà nel tempo più breve possibile”, anche se “c’è bisogno di farlo seriamente. Da parte mia ci metterò tutta la mia determinazione”.
17:43 Napolitano: “No scelta rituale e dilatoria”
“Sciogliere le Camere è la scelta più gravosa che la Costituzione affida al Presidente della Repubblica. Al tempo stesso da più parti della società oltre che da molti partiti è venuta la richiesta di fare le riforme. Per tutti questi motivi la mia scelta - ha aggiunto Napolitano - non può essere in alcun modo né rituale né dilatoria”.
17:34 Marra: “Incarico esplorativo a Marini”
“Verificare le possibilità di trovare un consenso per riformare la legge elettorale”: è questo l’incarico che il presidente Napolitano ha dato al presidente del Senato Franco Marini. Lo ha detto il segretario generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra.
17:25 Casini e Berlusconi a colloquio
E’ cominciato nella sede del gruppo parlamentare di Forza Italia l’incontro tra Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini. All’incontro partecipano anche il presidente e il segretario dell’Udc, Rocco Buttiglione e Lorenzo Cesa. Per Forza Italia presente il capogruppo del partito Elio Vito ed il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti.
16:57 Marini giunto al Colle
Il presidente del Senato Franco Marini è arrivato al Qurinale. Tra pochi minuti comincerà il colloquio con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, da cui riceverà un incarico per tentare di uscire dalla crisi.
by kinglear
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Álvaro Vargas Llosa Jr., Un bastardo allo scoperto di Orlando Borrego, trad. Ilaria Galli
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Hasta la victoria siempre
Comandante Che Guevara
Non è mancato di circolare anche in Italia l'infamante decalogo su Ernesto Guevara firmato "Álvaro Vargas Llosa Jr", un rampollo tradotto e citato - assieme al papà - perfino dal Corriere della Sera. Qualche settimana fa Libero (Blog) rilanciava la traduzione del pezzo.
A quell'articolo rispose su Rebelión Orlando Borrego, uno che il Che l'ha conosciuto e che sa distinguere con coscienza la ragionata e legittima critica storica dalla calunnia mercenaria indirizzata verso Cuba.
La gentilissima Ilaria Galli si è messa allora a disposizione per tradurre il puntuale sdegno di Borrego e, di seguito, trovate l'articolo completo. Anche se lungo, vi chiedo la gentilezza di leggerlo (magari saltando la mia breve nota che lo precede).
Ciò che deprime non è il giudizio di uno che la pensa diversamente da te, sia mai.
Ciò che deprime sono le voglie morbose, e quindi volgari, di negare la forza etica del messaggio di Guevara. Strumentalmente, come si usa. Inutilmente, come s'intende.
Ciò che deprime è chiudere gli occhi di fronte alle scelte di un uomo che ha sacrificato i suoi affetti per una causa viva ancora oggi. Perché a rendere immortale il Che, a dargli quella «pericolosa abitudine di continuare a nascere» - coma la chiama Eduardo Galeano, non è l'iconografia moderna ma sono i milioni di individui che vivono oggi sotto la soglia di povertà. Uomini e donne che non hanno bisogno del "capitalismo compassionevole" (mostro linguistico) alla Bush: uomini e donne che chiedono invece riscatto e giustizia.
Ciò che deprime è il gioco di nascondere l'impegno incondizionato di Guevara alla causa rivoluzionaria, espressione di un amore incondizionato per l'oppresso e lo sconfitto.
Ciò che deprime sono le penne d'oro dei tanti Vargas Llosa che crescono e si riproducono anche in Italia.
Ciò che conforta, invece, è che «quanto più lo insultano, lo manipolano, lo tradiscono o mentono sulle sue idee e i suoi atti, tanto più rinasce».
A margine, segnalo una riflessione di Stefano.
Ciò che deprime sono le voglie morbose, e quindi volgari, di negare la forza etica del messaggio di Guevara. Strumentalmente, come si usa. Inutilmente, come s'intende.
Ciò che deprime è chiudere gli occhi di fronte alle scelte di un uomo che ha sacrificato i suoi affetti per una causa viva ancora oggi. Perché a rendere immortale il Che, a dargli quella «pericolosa abitudine di continuare a nascere» - coma la chiama Eduardo Galeano, non è l'iconografia moderna ma sono i milioni di individui che vivono oggi sotto la soglia di povertà. Uomini e donne che non hanno bisogno del "capitalismo compassionevole" (mostro linguistico) alla Bush: uomini e donne che chiedono invece riscatto e giustizia.
Ciò che deprime è il gioco di nascondere l'impegno incondizionato di Guevara alla causa rivoluzionaria, espressione di un amore incondizionato per l'oppresso e lo sconfitto.
Ciò che deprime sono le penne d'oro dei tanti Vargas Llosa che crescono e si riproducono anche in Italia.
Ciò che conforta, invece, è che «quanto più lo insultano, lo manipolano, lo tradiscono o mentono sulle sue idee e i suoi atti, tanto più rinasce».
A margine, segnalo una riflessione di Stefano.
Negli ultimi anni, e soprattutto dagli inizi dell'evidente caduta della morale imperialista nordamericana, prodotto della sua turpe e criminale guerra contro il terrorismo, tutti i lacché al suo servizio godono nella loro totale sottomissione ai piani di Washington.
Muovendosi nel molle fango lasciato dagli ultimi uragani creati dal neoliberalismo, questi servitori sono usciti allo scoperto, hanno preso i loro computer portatili e sono andati in ogni angolo del mondo con le loro enormi pance contadine per scrivere contro tutto ciò che vale e brilla in questo pianeta. Questa moda ha preso piede col passare degli anniversari della nascita o della caduta in combattimento del comandante Ernesto Che Guevara.
Il numero di questi mercenari cresce ogni anno nei mesi di giugno e ottobre allo stesso modo in cui la figura del Che si ingrandisce e diventa sempre più presente in ogni marcia di protesta, in ogni manifestazione studentesca o nelle strade delle città venezuelane per sostenere l’avvio della rivoluzione bolivariana.
Ultimamente questi mercenari reagiscono ancora di più se alle loro fauci voraci vengono avvicinati dei dollari americani come retribuzione per i loro servizi. Come tutti sanno, questo denaro deriva dalle finanze che il governo imperialista stanzia per combattere tutti i movimenti progressisti che nascono nel mondo e specialmente in America Latina.
Il governo degli Stati Uniti e le sue agenzie hanno pubblicato senza il minimo pudore e con priorità speciale i fondi elargiti alla controrivoluzione venezuelana, ai fermenti cubani nei pantani della Florida e persino fino ai piccoli gruppi mercenari nell'isola.
Questi predatori si distinguono solamente per il colore e la taglia dei loro abiti, non si notano altre differenze né nel carattere né nei loro movimenti. Alcuni si presentano con un modo di fare schivo e traditore, altri con fare strisciante, e sono sempre in agguato dietro alle prede che fanno più gola. Si tratta di veri e propri distruttori dei valori umani che utilizzano tutte le trappole e gli artifici a disposizione per garantire delle ottime prede ai loro padroni della Casa Bianca.
Tra i mercenari più importanti dell'impero, per la sua enorme voracità e per il suo ampio curriculum di servizi svolti, troviamo il figlio dell'autore de La fiesta del chivo (La festa del caprone), che può essere orgoglioso di aver generato, per un puro miracolo della natura peruviana, questo esemplare il cui habitat preferito è la città di New York.
Il nome dato a questo giovane mercenario dai suoi genitori è già abbastanza conosciuto nella biodiversità terrestre del neoliberalismo latinoamericano: Álvaro Vargas Llosa Jr.
Anche se possiamo osservare questo giovane di solito con maggiore frequenza nella notte del basso mondo newyorkese, egli stesso sale nella superficie della città e afferma perfino di aver visitato in diverse occasioni luoghi molto importanti come il museo dell'arte moderna della città.
E proprio dopo una delle sue ultime fantasiose visite nel famoso museo ci narra come si dilettava nell’osservare uno studente nordamericano che sfoggiava una maglia di Che Guevara con il basco in testa.
Ci racconta, questo malandrino, una sorta di interrogatorio a cui egli stesso ha sottoposto il giovane: con la bava alla bocca si è avvicinato a lui chiedendogli cosa esattamente ammirasse di Che Guevara.
Di seguito riportiamo le 10 ragioni che dice di aver menzionato il giovane nordamericano e le sue risposte.
1. Era contro il capitalismo
Partendo da questa prima affermazione, il rettile inizia a dare risposte stupide come quelle secondo cui il Che era per un capitalismo di Stato, si opponeva al sistema salariale capitalista e che il sistema statale portato da lui a Cuba era quello destro del lavoro forzato praticato allora a Guanahacabibes nel 1961.
Se Alvaruccio Jr. seguisse i consigli che recentemente gli ha dato il compagno Néstor Kohan da Buenos Aires, forse nel giro di 10 anni potremmo comprenderlo meglio.
L'imbroglio che regge la sua prima risposta non è al livello intellettuale dell'autore de La festa del caprone, ma è al livello del suo padrino nonché padrone attuale, ben rappresentato dal presidente venezuelano Hugo Chávez come «Mister Danger Bush».
Dato che l'unico sistema salariale che comprende questo signore è quello che gli paga regolarmente la C.I.A. o la Casa Bianca per i suoi scritti, speriamo che studi il significato di salario nel capitalismo, e se interessato a sapere qualcosa in più su questo argomento, possiamo offrirgli un corso a distanza sul sistema salariale nel socialismo. Dico a distanza perché il suo datore di lavoro, Mr Danger, non gli darebbe mai il permesso di visitare l'isola per acquisire queste conoscenze elementari.
Su Guanahacaibes devo spiegare alcune cose a questo personaggio così diffamatorio e ignorante. O meglio, ai lettori perchè potrebbero confondersi con quanto scritto dalla pericolosa serpe.
Il Che non appoggiò la creazione del campo di Guanahacaibes ma ne fu il creatore nonché propulsore più fervente. Questo luogo, all'estremo occidente di Cuba è stato per secoli uno dei luoghi più isolati e privi di comunicazione del nostro paese e ciò che è stato instaurato lì grazie al Che è un programma per lo sviluppo produttivo a beneficio dei suoi abitanti che fino ad allora erano stati abbandonati.Quando un funzionario del Ministero dell’Industria commetteva un atto di indisciplina che non implicava un processo, veniva punito con il lavoro in quel luogo come misura educativa.
Colui che veniva sanzionato era libero di accettare o no la misura educativa, dato che si trattava comunque di compagni con attitudine rivoluzionaria comprovata. Nel caso in cui non l'avesse accettata, sceglieva di lavorare in qualche altro luogo, ma non gli era consentito di continuare il lavoro nel Ministero dell’Industria.
Praticamente tutti i compagni accettavano volontariamente, senza alcuna imposizione, la decisione del Ministro dell'Industria e rispettavano la sanzione educativa.
Inoltre occorre anche dire ai lettori che le visite del Che a Guanahacaibes erano molto frequenti e dedicava sempre la metà della giornata a lavorare fisicamente insieme ai compagni che si trovavano in quel luogo. Al termine della giornata di lavoro era solito tenere una conferenza sui temi importanti di attualità.
In seguito a Guanahacaibes si costruì una piccola pista d'atterraggio e da allora le visite del Che furono più frequenti per condividere le giornate di lavoro volontario con i suoi compagni.
Molti di quelli che a quel tempo furono lì oggi parlano con orgoglio della loro permanenza in quel luogo e del significato importantissimo che aveva per la loro formazione rivoluzionaria. Per tutti loro quelle giornate di lavoro volontario insieme al Che sono uno dei ricordi più vividi e incancellabili della loro vita rivoluzionaria.
Però Vargas Llosa Jr. non può dare un valore a tutto questo, perché non capisce cosa sia il lavoro volontario che propugnava il Che e neppure il suo significato. Il figlio dell'autore de La festa del caprone non ha mai seminato neanche l'insalata nel giardino della sua casa né tantomeno può comprendere che per mangiare bisogna lavorare. Lui si mantiene con i soldi della CIA, grazie alle casse dei contribuenti nordamericani.
2. Rese Cuba indipendente
In questo caso, la risposta sembrava essere stata sussurrata all'orecchio da Mr.Danger alla giovane serpe per la sostanza storica del contenuto. Dice che in realtà il Che tramò la colonizzazione di Cuba da parte dei russi e che fallì l'obiettivo di porre fine alla dipendenza del paese in materia di zucchero.
Nessuno però ha informato questo individuo, tantomeno l'illustre autore de La festa del caprone e i suoi amici della CIA, che è stato il governo statunitense a sospendere la quota dello zucchero cubano nel 1961 e che furono i russi che comprarono quasi totalmente il prodotto al nostro paese, fino al momento in cui non avvenne la caduta del socialismo europeo, con Mijail Gorbachov e Ronald Reagan.
E non è stato neanche informato che fin dalla sospensione della quota dello zucchero tutto il commercio di Cuba, sia d'importazione che di esportazione, ha dovuto essere orientato verso l'URSS; come risultato del blocco economico imposto dal governo degli Stati Uniti che rese impossibile l'importazione di ogni prodotto di questo paese, inclusi i medicinali, il che rappresenta uno degli intenti più criminali dell'impero per spezzare la rivoluzione cubana.
3. Difese la giustizia sociale
A questa affermazione del giovane americano, il suo interlocutore rispose che il Che ha contribuito a rovinare la nostra economia riducendo alla metà la produzione dello zucchero nel giro di due anni. Aggiunge che il razionamento ai cittadini fu opera del Che quando, a suo dire, amministrava l'economia dell'isola.
E qui la malafede del sapientone e il pessimo svolgimento dei suoi compiti hanno battuto ogni record in materia di ignoranza e di sottomissione ai dettami di un impero.
In primo luogo non dice che il Che era il Ministro dell'Industria e che non decideva in materia di razionamento al popolo, sebbene come membro dell'Alta Direzione della rivoluzione partecipava nelle decisioni riguardanti quest'ultima e sulle altre misure alle quali il brutale blocco economico imposto dal governo nordamericano ci ha obbligati, quello stesso governo che attualmente finanzia questa serpe e altri che, come lui, si muovono nei pantani della Florida e che inzaccherano certi che si trascinano turpemente nell’isola, dato che non ottengono l’appoggio del popolo.
Per quanto riguarda la produzione dello zucchero non vale la pena sprecare altre parole contro Alvaruccio Jr, se lo desidera ed ha un minimo di interesse ad elevare la sua cultura economica gli suggerisco di leggere gli articoli pubblicati dal Che in difesa dell'innalzamento della produzione di zucchero dei suoi derivati nei primi anni della rivoluzione, come spinta per un ulteriore sviluppo dell'economia cubana nell’insieme. Ci furono anni in cui la produzione dello zucchero ha oltrepassato 8 milioni di tonnellate, prima della depressione dei prezzi di questo prodotto nel mercato mondiale.
Il Che è stato il creatore dell'Istituto Cubano di Indagini sui Derivati della Canna da Zucchero (ICIDCA) che ancora esiste e a cui si riconoscono innumerevoli risultati in questo campo sia a livello nazionale che internazionale.
4. Ha sfidato Mosca
L’interlocutore, sempre più adirato, rispose al giovane nordamericano che in realtà il Che obbedì a Mosca finché questa decise di chiedergli qualcosa in cambio degli enormi trasferimenti di denaro a l'Avana. Inoltre aggiunse che il Che aveva criticato il Cremlino per aver adottato quella che lui chiamava la "legge del valore". Infine il Che tolse la sua lealtà all'URSS per quella della Cina.
Alvaruccio Jr non dice però ciò che Mosca chiese al Che in cambio, però questo non ha importanza. Siamo già abituati a questi scivoloni dei mercenari dell'impero quando si tratta di ricorrere alle dicerie infondate contro Cuba e tutto quello che sa di progresso e decenza nel mondo. La questione della legge del valore risulta la più simpatica.
Quando l'ignaro soggetto inizia a balbettare qualcosa su questa legge economica conosciuta persino dai meno specializzati in materia, dice riferendosi al Che: "quello che lui chiamava la legge del valore" come se tale legge fosse un'invenzione del Che.
Torniamo a raccomandare a questo mercenario di continuare a seguire i saggi consigli del compagno Nestor Kohan. Che si prenda una notte, o anche un anno sabbatico se lo desidera, per vedere si è in grado di apprendere qualcosa di economia. Non gli consigliamo di studiare Marx e neanche il Che perché significherebbe uno sforzo intellettuale insopportabile per l'insignificante comprendonio della serpe.
Gli suggeriamo però di fare uno sforzo minimo e studiare Adam Smith e David Ricardo, e nel caso in cui avesse alcune ore libere, di leggere anche qualcosa di John Maynard Keynes, peraltro molto conosciuto negli Stati Uniti, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Gli assicuriamo che non dovrà fare molti sforzi per trovare tutta la bibliografia keynesiana di cui ha bisogno. Molto vicino ai quartieri in cui passeggia, in ogni biblioteca di quelle che ci sono nella città, anche nelle meno frequentate, troverà tutto quello che riguarda la legge del valore.
Si renderà conto allora, dopo che avrà studiato abbastanza, che lei è uno strumento tipico di questa legge e che proprio il denaro che riceve da parte del governo americano è il prodotto dell'azione della legge del valore, che, attraverso la domanda e l'offerta nel mercato mercenario e secondo le sue quotazioni, riceve ciò che gli appartiene in accordo al prezzo che gli corrisponde nella concorrenza con altri suoi pari che abitano le cloache della città di Miami e delle altre città americane.
Per quanto riguarda l’amicizia del Che con la Cina al posto di quella del Cremlino, raccomandiamo alla giovane serpe che, anche se non gradisce per niente la lettura degli scritti del Che, di dargli un’occhiata. Si renderà conto allora che il comandante Guevara non ha dato mai segni di sottomissione a nessuna corrente di pensiero che non fosse compatibile con le sue proprie convinzioni rivoluzionarie e dato che si tratta di un uomo leale ha lasciato scritto ai posteri la sua lealtà alla rivoluzione cubana e al suo capo. Nella sua lettera di addio a Fidel nel 1965 scrive: «Se la mia ultima ora sarà sotto altri cieli, il mio ultimo pensiero sarà rivolto a questo popolo e specialmente a te»; e più avanti: «Ovunque mi fermerò sentirò la responsabilità di essere un rivoluzionario cubano, e agirò come tale»
5. Si è unito ai contadini
La semplicità di questo diffamatore nel rispondere a questa affermazione passa dalla volgarità alla grande menzogna mediatica, a cui ci hanno peraltro abituati tutti i mercenari dell’impero.
Dice che non ci fu nessun appoggio ai contadini e li mette sullo stesso piano dei militanti comunisti della guerriglia boliviana portata avanti dal Che.
Nega che ci furono diversi contadini che collaborarono con il Che in Bolivia, man mano che acquisivano coscienza dell'importanza della causa rivoluzionaria.
Ma la cosa più sporca di Alvaruccio Jr. è il suo riferimento ai militanti del partito comunista. Non dice che fu Mario Monje, allora segretario generale di questo partito, a tradire il Che, e che militanti come Inti e Coco Peredo offrirono eroicamente le loro vite per la causa del popolo boliviano: Coco cadde combattendo vicino al Che e agli altri compagni, e Inti Peredo morì combattendo gloriosamente nel suo paese, dando continuità alla lotta rivoluzionaria iniziata dal Che.
Non dice niente riguardo l'assassinio del Che per ordini della CIA in combutta con il Presidente Barrientos.
La sua mancanza totale di etica non glielo permette e neanche la legge del valore a cui è sottomesso. Se dice qualcosa di onesto su questo assassinio colpirà immediatamente le sue entrate mercenarie provenienti dalla CIA.
6. Fu un genio guerrigliero
Il signorino di questo racconto vuole ridicolizzare il Che, attribuendogli delle sconfitte in diversi fronti di guerriglia in Africa e in America Latina, che furono portati avanti e diretti da lui o da altri compagni rivoluzionari. Non fa distinzione tra uno scenario un altro, non cita le situazioni, i personaggi e le condizioni storiche, il suo unico scopo è di ridicolizzare il Che.
È così stupido da non rendersi conto che Che Guevara è passato alla storia come el Guerrillero Heroico e Comandante del Alba, attributi, questi, conferitigli da tutti i popoli del mondo, incluse le milioni di persone negli Stati Uniti.
Questa serpe è talmente malintenzionata che fa orecchie da mercante di fronte alle evidenze apparse su Internet dove la figura del Che appare, secondo tutti i sondaggi degli ultimi anni, tra le più grandi personalità del mondo, per la sua storia rivoluzionaria, per non parlare delle altre qualità che gli vengono riconosciute da tutte le persone oneste del mondo.
7. Rispettò la dignità umana
Il concetto della legge del valore torna a manifestarsi in tutta la sua espressione. Ancora una volta la serpe emette tutti i suoi veleni più rivoltanti. Risponde a questa sana affermazione dicendo che in realtà il Che aveva l'abitudine di appropriarsi della proprietà altrui. Afferma che il Che ordinava di assaltare le banche durante la guerra e che quando Batista cadde si appropriò di una villa senza considerare che si trattava di una espropriazione con fini pubblici.
Qui la cattiveria raggiunge le punte massime. Uno dei primi fatti che evidenziarono presto le qualità umane del Che, e in particolar modo la sua austerità amministrativa, accadde nei mesi successivi al trionfo della rivoluzione. Ancora noi ci trovavamo nel reggimento di La Cabana quando il Che ebbe una crisi d'asma.
La malattia gli colpì i polmoni e i medici che l'avevano in cura si raccomandarono di trasferirlo dalla casa dove viveva nel reggimento in un'altra sulla spiaggia di Tararà, per la sua guarigione. Effettivamente era una casa espropriata ma che fosse una villa lo ha scritto il mascalzone.
Sono stato in questa casa in varie occasioni per ragioni di lavoro agli ordini del comandante Guevara a La Cabana e posso affermare che quell’immobile ancora esistente non si può definire una villa; era un alloggio piuttosto povero e cadente.
A quell'epoca un'altra serpe come quella di oggi, la cui unica differenza sta nel suo cognome "Llano Montes", scrisse un articolo velenoso insinuando che il comandante Guevara era andato a vivere a Tararà come se fosse un luogo di piacere.
Immediatamente il Che chiarì attraverso un periodico le ragioni del suo trasferimento a Tararà su raccomandazione medica, precisando che la sua malattia derivava dall'aver lavorato notte e giorno per la rivoluzione e non era frutto di una scommessa come era stato detto da alcuni borghesi dell'epoca.
Quel chiarimento, che fece rimanere male l'infame Llano Montes, contribuì ad aumentare il prestigio del Che, che già era riconosciuto dal nostro popolo e diventò, poco tempo dopo, un esempio di condotta e di morale rivoluzionaria per le nuove generazioni di Cuba e altri popoli del mondo.
È insolito che dopo oltre quarant'anni qualcuno ritorni sui fatti della casa di Tarara. Questo dimostra che la destra reazionaria e risentita non dimentica mai, trasferisce i suoi rancori per generazioni e agisce per la sua condizione di classe senza considerare il minimo senso di etica e decenza.
8. Le sue avventure erano una celebrazione della vita
Queste avventure vengono qualificate dal curiosone come orge di morte, definite delle esecuzioni ordinate dal Che alle persone innocenti di Santa Clara e nei mesi in cui diresse reggimento di La Cabana a L'Avana. Le sue affermazioni vengono sostenute da testimoni a suo dire eccezionali: Javier Arzuaga, che era il cappellano di La Cabana, e José Vilasuso.
Quando si sentono le risposte di Alvaruccio Jr. è impossibile trattenere il riso, anche se fino ad allora tutto ciò che è stato scritto dalla serpe mi ha prodotto solamente nausea. Sono trascorsi più di quarant'anni da quando abbiamo abbandonato La Cabana, dove abbiamo compiuto il nostro dovere lavorando sotto gli ordini del Che per andare poi a integrare le Forze Tattiche del Centro a Santa Clara.
Tra i ricordi che porto con me di ufficiale dell'esercito ribelle nel reggimento di La Cabana, ci sono i giudizi che molti di noi abbiamo dovuto presiedere per far valere la giustizia rivoluzionaria richiesta dal nostro popolo contro i detestabili assassini e torturatori della tirannia di Batista. Sono queste persone che il rampollo risaputo chiama "innocenti".
Se posso essere tranquillo di qualcosa, con me stesso ed i miei compagni, è la nostra attuazione dei giudizi rivoluzionari a La Cabanas sotto gli ordini del Che. La prima cosa che devo dire in merito alla verità storica è che in più di un'occasione abbiamo avuto il disgraziato compito di presiedere quei giudizi, protestavamo con il Che per l’eccessiva lunghezza dei processi ma lui, come capo del reggimento, esigeva che non si desse sentenza alcuna se non fossero esistiti abbondanti elementi per provare la colpevolezza dei processati.
Utilizzo l'aggettivo abbondanti per indicare l'eccesso di elementi probatori richiesti dal Che. Oggi, conoscendo meglio altri processi rivoluzionari del mondo, posso affermare senza timore di sbagliare che la rivoluzione cubana è stata ed è il più alto esempio di umanesimo e di senso etico nell'applicazione della giustizia rivoluzionaria mai conosciuto.
Non credo che esista un singolo caso in cui dobbiamo vergognarci di aver agito ingiustamente contro nessun processato; in tutti gli anni della rivoluzione ci siamo scontrati con il nemico imperialista che ha cercato di distruggerci con tutti i mezzi possibili.
Quello che mi ha fatto più ridere in questo scritto, è stata la sua allusione di alcuni dei cosiddetti testimoni eccezionali dell'epoca di La Cabana, in concreto il cappellano Javier Arzuaga. Ricordo perfettamente questo personaggio. E’ impresso nella memoria e in più di un'occasione ho avuto la necessità di riferirmi a lui come un caso aneddotico molto particolare.
Per essere obiettivo devo riconoscere che questo personaggio a volte mi era molto simpatico e altre volte lo ritenevo quasi sconcertante. Arzuaga passava spesso nei miei uffici de La Cabana, come cappellano di quel reggimento. Spiego ora brevemente il motivo delle mie affermazioni.
Uno degli esempi più sconcertanti della personalità di Arzuaga era che in più di un'occasione si avvicinava ad alcuni di noi, gli ufficiali che esprimevano i giudizi, per chiederci più freddezza e disinvoltura quando c'era "qualcuno da fucilare per la notte".
Nella domanda del religioso c’era una punta di sadismo che dava fastidio a tutti, però Arzuaga poneva la domanda con una certa grazia espressa in viso, che a volte faceva ridere quando girava le spalle e se ne andava verso le prigioni di La Cabana, dove confessava i puniti.
Effettivamente, è certo, che Padre Arzuaga, come lo chiamavamo, faceva opere di convincimento degli accusati. Si commenta nel reggimento, che dopo aver parlato per alcune ore con i condannati, erano assolutamente tranquilli e convinti della gravità di tutti i loro peccati come se fossero torturatori e assassini della peggiore specie.
Per essere onesto, devo dire, che ricordo perfettamente come se fosse oggi Padre Arzuaga ma non mi accade lo stesso con l'altro testimone di nome José Vilasuso, citato da questo grande diffamatore.
Ho conosciuto un conterraneo molto ricco con questo stesso nome; so che poi se ne è andato dal paese però non credo che si tratti dello stesso individuo. Di una cosa però sono sicuro: non l'ho mai visto al reggimento di La Cabana.
9. Era un visionario
A questo risponde che in realtà il Che aveva una visione abbastanza confusa dell’America Latina, e poi aggiunge varie stupidaggini sul punto di vista guerrigliero del Che.
Poi attacca la riforma agraria, affermando che nei paesi in cui si è realizzata è stata un disastro perché ha ostacolato lo sviluppo dell'agricoltura con regolamentazioni assurde che proibiscono gli accordi privati.
Rido di nuovo sulla visione confusa del Che dell’America Latina. Se al Che mancava qualcosa, non era sicuramente una conoscenza profonda dei paesi latinoamericani, primo per averli conosciuti direttamente, e poi per aver continuato a studiare la situazione degli stessi sempre con maggior dedizione e interesse.
Non è necessario parlare dell'ampia e riconosciuta cultura di Che Guevara, che gli permetteva di avere un dominio stabile sulle principali problematiche storiche, economiche e sociali della maggior parte di questi paesi. Solo a qualcuno così ignorante come questo signore capita di parlare di temi come la guerra di guerriglia e la riforma agraria non attribuendo al Che la conoscenza degli stessi. Questo indica solamente il grado di irresponsabilità di questi servi dell'imperialismo in questo momento.
10. Era nel giusto rispetto agli Stati Uniti
La serpe va per la tangente con questa risposta. Parla del fatto che il Chepredisse che Cuba avrebbe superato il prodotto interno lordo pro capite degli Stati Uniti per il 1980 e che oggi siamo sopravvissuti grazie al sussidio petrolifero del Venezuela come forma di elemosina internazionale.
Non dice come il Che ha definito più di una volta l'imperialismo nordamericano per i suoi crimini in America Latina, iniziando da quello testimoniato da egli stesso al momento dell’attacco preparato ad arte degli aerei americani che appoggiavano il golpe al governo progressista di Jacobo Arbenz in Guatemala.
Quel fatto ha radicalizzato ulteriormente il Che dal punto di vista rivoluzionario e gli ha permesso di comprendere più nitidamente il carattere criminale dell'imperialismo americano e dei suoi lacché.
Più tardi sarà presente all'attacco dell’impero a Cuba con l'aggressione americana a Playa Giròn e quando, in seguito, ci furono le minacce di distruzione nucleare da parte di questo stesso impero durante la crisi dei missili del 1962. In quelle due occasioni Che Guevara fu il capo militare della provincia di Pinar Del Rìo e dovette sopportare con indignazione la presenza degli aerei americani che volavano a bassa quota su Puesto de Mando.
Sul prodotto interno lordo pro capite devo dire che, anche se in materia economica non è sempre intelligente fare pronostici precisi, cosa che il Che fece mai, non dubito che se non avessimo subito il criminale blocco economico da parte dell'imperialismo, la nostra economia sarebbe oggi la più florida di tutta l'America Latina. I ritmi di crescita nei primi anni nella maggior parte dei settori lo testimoniano.
Brevi Conclusioni
Una grande varietà di serpi fa parte della biodiversità della nostra America irredenta, molti si possono osservare negli zoo dei diversi paesi. La loro azione predatoria è conosciuta molto bene nei nostri villaggi sfruttati, dalla comunità primitiva fino ad oggi. Anche padri fondatori furono diffamati da queste specie in epoche passate.
Il precursore Francisco de Miranda fu chiamato dei russi zaristi "ospite esotico", "uomo dal carattere onorato e nobile". Questo fino a quando non si è arruolato con i rivoluzionari francesi. Da parte loro i giacobini lo qualificarono come "avventuriero e spia". Gli americani come "agente dei russi" e altre stupidaggini. Tutto dopo che aveva messo in gioco la sua vita combattendo per la liberazione delle 13 colonie americane.
Per far capire tutte le sue infamie, i potenti contavano sugli stessi tipi di rettili sui quali può contare l'imperialismo nordamericano oggi, con la differenza che queste stesse specie erano più primitive e forse persino meno dannose a quei tempi. Non avevano Internet, la CNN e gli altri mezzi sui quali possono oggi contare le serpi per denigrare la figura di Che Guevara sotto gli ordini del potente imperialismo americano.
Però la voce dei popoli è più potente degli ululati delle iene e degli acuti sibili dei serpenti al servizio dell'imperialismo. E se la specie generata dall’autore de La festa del caprone non crede a quello che sto dicendo, gli suggerisco di informarsi sui risultati del Vertice di Mar del Plata appena terminato e sul mare di gente che gridava a squarciagola e all'unisono con il valoroso e caro Presidente bolivariano Hugo Chávez.
VIVA EL CHE GUEVARA, CARAJO
(Orlando Borrego)
Tradotto da Ilaria Galli
un sentito grazie a Macchianera.net
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Franco Marini 4 President
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Ridendo o quasi
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Ridendo o quasi
di Giuseppe Iannozzi
Donna bambina
Tanti auguri, Bambolina
Oggi hai un anno in più
Oggi mi devi baciare
con più vigore di ieri
Bambolina, Bambolina
Ti ricordo che eri bambina
Così presto il tempo
ha fatto di te una donna,
una donna di dolci seni
e morbidi fianchi
Bambolina, Bambolina
Di te mi hai innamorato
e così mi hai abbandonato
per cercare un amore
più giovane, donna bambina
Tanti auguri, Bambolina
Oggi hai un anno in più
Da oggi in poi, oh sì,
non avrai più scuse
per non amare
tenendo fra i seni una rosa
e fra le labbra un coltello
Bionda
Per i tuoi baci strazianti
io taccio per sempre
io taccio per sempre
Bionda è la notte
Ma la nebbia alla luna
Notte
E allora perché non dormire
invece di questo morire
con un pozzo in gola?
invece di questo morire
con un pozzo in gola?
Voi che scavate camposanti
riposate
ora che il gufo tace
e il corvo è la notte
riposate
ora che il gufo tace
e il corvo è la notte
Marciapiedi
Non tacerò
oltre
oltre
Semafori
accesi
spenti
comandano
“Bocca fica, tutto”
Un figlio
da mantenere
da mantenere
Si viene
contrattando
contrattando
camminando
attenti lungo
attenti lungo
marciapiedi
in saldo
in saldo
ONE
Tutti ti vogliono un mondo di bene
Io sono soltanto uno fra i tanti,
giusto un petalo strappato al cuore
Tanti pretendenti ai tuoi piedi
e non uno che sia un po’ cattivo
o indecente
Così capisco d’aver perso la partita
dall’inizio
Però so ancora raccontare favole
a chi le vuole ascoltare,
e ciò mi dovrebbe bastare
a farmi dire che sì, sono stato amato!
Il tuo sapore
Io ti voglio assaggiare.
almeno con un bacio o due.
Non sarò volgare, te lo giuro.
Ma lascia
che il tuo sapore
sia anche un po’ il mio;
solo così posso sperare
d’esser domani
un po’ migliore.
almeno con un bacio o due.
Non sarò volgare, te lo giuro.
Ma lascia
che il tuo sapore
sia anche un po’ il mio;
solo così posso sperare
d’esser domani
un po’ migliore.
Just a boy
Vorrei tanto vedere
almeno per una volta
con gli occhi tuoi
tutta la bellezza
che mi dici c’è!
e che eppur non vedo
Vorrei tanto un nudo
di te che ti specchi
nelle limpide acque
della Fonte della Vita
Vorrei strapparti
di dosso la seta
e affogare la vista
nel biancore latteo
della tua pelle
di bimba in fiore
Vorrei rimanere così
nascosto in te
come un bambino
bisognoso d’amore,
d’amore materno
Vorrei scoprirti
arrossire lieve
E poi baciarti
a lungo
sino a lasciarti
senza fiato
Vorrei portarti
dentro al mio sogno
più scabroso
per sentire la paura
del tuo cuore sul mio
Vorrei poterti dipingere
a mio piacimento,
senza che tu mai un dì
possa urlare Tradimento!
Il raglio dell’asino
Io ragliavo
Tu ti spogliavi
Io piangevo
da fare pena
Tu mi mostravi
il tuo pene
Io continuavo
a piangere
Tu te ne fregavi,
maschiaccio!
Io ragliavo
per un po’ di dolcezza
e una grossa carota
Tu mi davi
della pazza
e a colpi di ramazza
sulla schiena
mi prendevi
per poi darmi il tuo
nel sedere
Io ragliavo
Tu picchiavi duro
Io piangevo
Tu spingevi
più a fondo
Io perdevo i sensi
Tu continuavi
a darmi egoismo
dabbasso
preoccupato
solo del tuo orgasmo
Io morivo
Tu continuavi
a venire in me
Fragili
testo originale di Sting, traduzione di G. Iannozzi
Se il sangue scorrerà quando la spada incontrerà la carne,
asciugandosi nei colori del sole al tramonto,
la pioggia di domani laverà via le macchie
Ma qualcosa rimarrà per sempre nelle nostre teste
Forse quest’ultimo atto è destinato
ad evidenziare una fondamentale verità:
che dalla violenza non può
e non è mai potuto nascere nulla
Per tutti quelli nati sotto una stella nera
per paura che ci dimentichiamo quanto siamo fragili
La pioggia continuerà a cadere su di noi
come lacrime da una stella
La pioggia continuerà a dirci
quanto siamo fragili, quanto siamo fragili
La pioggia continuerà a cadere su di noi
come lacrime da una stella
La pioggia continuerà a dirci
quanto siamo fragili, quanto siamo fragili
Quanto siamo fragili, quanto siamo fragili
by kinglear
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la figa - manifesto comunista
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la figa - manifesto comunista

Valentina Santomo, "Madrigale", collana i quaderni di Cico, Cicorivolta Edizioni
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martedì, gennaio 29, 2008

in copertina, olio su tela by ANIMO
adattamento grafico, di Phab Postini
"Madrigale"
Valentina Santomo
Madrigale è l'impulso originario. L'atto successivo è quello di raccogliere secchiate di memoria, per comunicare il senso profondo dell'essere, della carne, della materia e del vuoto vivo che non si può altrimenti descrivere, per arrivare a comprendere (senza per questo giudicare) i perché di una e di cento esistenze. Ciò che ne scaturisce è un clima dal piglio drastico e indulgente, paradigmatico e svincolato dall'evidenza immediata.L'anima è un vaso. La madre ha occhi verde uva. E Caino è padre. La nonna è semplicemente Lupa. Leone partì innocente e tornò veterano. Paolina corrisponde a una Penelope di serie b. La famiglia, la città di provincia, la storia passata, sono rivisti attraverso molti filtri; uno slittamento di livelli che conferisce all'impatto narrativo valenza di favola predestinata, di eterno cammino per raggiungere strade, cose, persone, verità. Nel fiume delle immagini, si incontrano personaggi veri e appartenenti a una dimensione universale, soprattutto donne, di ogni tempo, viste talmente a nudo da risultare trasparenti. Non è un romanzo, né un racconto breve o una filastrocca. E allora cos'è? Valentina Santomo risponde: "Immagino il madrigale come la parte di un arazzo dal ricamo fitto e coloratissimo. Alcuni fili arrivano da lontano e saranno gli stessi a ricamare l'ultimo elemento."
"Madrigale è il manifesto anarchico di un donna, la matrice apolide/cosmopolitana/alata che simbolizza il fiammifero nella notte e tutti i vagiti, bagliori successivi e simboli e trasposizioni equivalenti fino all'alba e fino all'evidenza luminosa dell'Io: perno immarcescibile della vita, fra orizzontalità terrestre, verticalità del cielo e ubiquità del tempo; laddove il senso del sacro e del profano si perdono e pure coincidono sempre, fatalmente, con la presa di coscienza spazio-temporale dell'Individuo/Uno." (Paolo West)
un brano tratto da "Madrigale" di Valentina Santomo
(...)
Vorrei, a questo punto della storia, parlare di amore.
Dopo tutti questi secoli di uomini e donne, coi loro figli, i loro peccati, le passioni sterili e le fertili lontananze, non riesco a dire quanto sia e perché sia, amore.
Non mi stupirei se alla fine mi dovessi costringere a nominare amore l'ultimo dettaglio, il lumino più debole, la lucciola nella siepe.
Perché, invece di chiamare a raccolta i fanti e la cavalleria dei sentimenti, non si prova a raccontare le retrovie e le sentinelle di azioni forse ben più ardite?
Che Paolina si sia macerata di passione per il condottiero corso è ormai vicenda nota, ma cosa ne sarà stato di quella povera ragazza in crinolina che tutte le sere lustrava gli stivali dell'imperatore intingendo lo straccio nelle proprie lacrime anziché nel lucido da scarpe?
In tutte le nostre vite c'è, rannicchiata in un cantuccio, una Penelope di serie b, la cui storia non è ritenuta degna degli onori della cronaca.
Nella mia famiglia, all'ombra di Leone e spina, di rosa e l'alchimista, di Caino e mamma uva, e tanti altri di cui forse avrete la pazienza di sapere, si annida il ricordo di Penelope Piccola.
Di lei si potrebbe raccontare in un punto qualsiasi della vicenda, giacché la sua lunga vita si stese da un capo all'altro di questa storia.
Una mattina d'inverno si presentò al cancello del giardino.
Leone la vide, e la scambiò per una bambina che aveva smarrito un gioco al di là della siepe. Quando aprì i battenti trovò una coppia di occhi lucidi sull'orlo della disperazione. Cercava lavoro e un tetto, una casa e magari una famiglia, un posto per far nascere il figlio bastardo dentro di lei.
Leone la guardò, e si rese conto che nel suo giardino, oltre all'opulenza di rose ed ortensie, ci sarebbe stato posto anche per una povera margherita.
Di vita non ce n'è una sola.
Non so quale sia la misura, la quantità o il grado che possa descriverla.
Eppure percepisco che esistono ampiezze di vita.
Un uomo ama e viaggia per quasi cento anni.
Una tartaruga si nutre, si accoppia e si riproduce innumerevoli volte per quasi trecento anni.
Un albero si accresce e respira per fotosintesi per un numero di anni pari ai cerchi del suo tronco, a volte più di mille.
Insetti frenetici nascono, si nutrono, crescono, si riproducono e muoiono dall'alba al tramonto di un solo giorno.
E non riesco a convincermi che il sasso che stringo nella mia mano non possa dirsi vivo.
Penelope visse a lungo, piccola e nascosta. In un angolo ombroso di un piccolo giardino.
(...)
Valentina Santomo, nata e cresciuta a Pescara, viaggia molto e spera quindi, per i numeri del caso, di morire altrove. Conquistata un'ambita laurea in lettere a indirizzo storico artistico all'università di Firenze, pensa di poter fare il critico d'arte. Infranti i sogni a causa di un coriaceo verginismo intellettuale, preferisce il secondo mestiere più antico del mondo: la pubblicità. Dismesse le ultime vestigia di pudicizia, si dedica alla pittura, alla fotografia e alla carta/calamaio. Oggi cerca di vivere a New York facendo web design.
Madrigale - Valentina Santomo - collana i quaderni di Cico - Cicorivolta Edizioni - ISBN 978-88-95106-18-2 - 1a ediz. 2008 - € 11,00 - pp. 117
by kinglear
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commenti (6)
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commenti (6)Tu non sei lei
Otto pornodive giapponesi
a cura di Mochizuki Rokurō

Delirium Calamo Edizioni
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