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Free Tibet

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Genna, Giuseppe Genna è innocente.

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, marzo 31, 2008



Genna, Giuseppe Genna è innocente.

In questi ultimi due mesi troppe voci si sono avvicendate
accavallandosi l'una sull'altra in un'orgia di disinformazione,
mettendo alla berlina uno dei più grandi intelletti della nostra Sacra Patria,
esponendolo così alle più feroci critiche dei benpensati
ma anche della sinistra più radicale e ipocrita.
Ma è venuto il tempo di gridare "Basta!"
"Basta!", perché Genna è innocente,
è il più tenero Agnellino,
il Figlio più amato dal Demiurgo,
che seppur in silenzio da migliaia di anni
non è di certo morto!

Dicevo che Genna è assolutamente innocente,
perché non ha commesso il fatto,
e io lo posso provare con i fatti:
Genna non ha mai scritto quella Colpa
che oggi gli si rinfaccia,
non ha mai dato alle stampe "Hitler".
Il perché è oltremodo semplice e banale:
Genna non ha mai pensato di saper scrivere su Hitler,
né gl'è mai passato per l'anticamera del cervello
di prestare la propria penna a un non-uomo
come viene da molti indicato il Fuhrer.

In ragione di ciò, Genna è innocente,
più vergine del vagito d'un neonato appena venuto al mondo.

Mi auguro dunque che d'ora in poi
le chiacchiere sul sempre amatissimo Genna cesseranno.
Mi auguro che si smetterà di dargli addosso
a ogni ora, manco fosse un leggero passatempo,
una pausa caffè e una sigaretta con i compagni ridanciani
- che poi però alla domenica tutti sul campo da golf
a fare le carezze al Grande Caprone Avvocato.
Genna non è così. E' un buono. E' un mite.
E' senza Peccato.
Proprio così, Lui è senza Peccato,
quindi ha il sacrosanto diritto
di sedere alla destra del Padre.

Io assolvo, con formula piena, Genna.
Io assolvo Giuseppe Genna
perché non colpevole d'aver scritto "Hitler".
Lo assolvo perché come ho dimostrato
Lui non ne sarebbe mai stato capace.





Genna in una foto d'epoca, per gentile concessione della Biblioteca Nazionale Tedesca

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:44 | satira, umorismo, goliardia | clicca per commentare



Fabio Della Seta. I silenzi di Joe. Portaparole edizioni

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


Fabio Della Seta



I silenzi di Joe


Fabio della Seta


 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Chi è questo signore che Sam chiama, con triste affetto, Joe?
Un nome. Il Nome. O un infinito grido in forma di perché?
Sam s’interroga. Non può fare a meno d’interrogarsi. E’ un uomo, ha dei limiti, quelli d’ogni mortale: per quanto la sua coscienza gli dica, giorno dopo giorno, che durante la sua seppur breve vita, se paragonata a quella eterna di Dio, si è comportato nel miglior modo possibile, Sam ha dei dubbi, soprattutto su Dio, perché forse Dio un giorno sì e uno no ha giocato di sgambetto. Il dubbio – che è anche continuo interrogarsi – è che Dio abbia giocato con la sua vita e con quella dei suoi affetti, non intervenendo in suo favore quando sarebbe bastato davvero poco per evitare un dramma, spingendogli addirittura la faccia nel fango con la sua possente mano, giusto per vedere come Sam avrebbe reagito, se si sarebbe arreso soffocando o avrebbe tentato di rialzare il capo e maledirlo.

Sam parla con il suo Dio, anche se questi ricusa caparbiamente di portargli delle risposte intelligibili e a portata d’uomo soprattutto. Dio è nelle Scritture e tutte le volte che ha parlato l’ha fatto per mezzo di complicate metafore, la cui interpretazione non è mai facile o possibile. Ma quando sì, pare che Dio si sia divertito molto di più a creare disgrazie che non a creare il mondo in quei fatidici sette giorni del Genesi. Eppure, nonostante tutto, Joe è sempre il fratello maggiore, il complice, l’amico e in qualche caso il nemico: Joe c’è sempre anche quando non c’è, e Sam questo lo sa bene. Però non può non fargli notare che proprio lui, Joe, il fratello maggiore ideale – e idealizzato – non poche volte s’è sottratto alle voci che nel corso dei secoli l’hanno impetrato.
 
C’è una nutrita amara ironia à la Woody Allen ne “I silenzi di Joe” di Fabio Della Seta, ma non solo. Affrontare i silenzi che Fabio Della Seta mette nero su bianco è un’esperienza dell’animo e della mente, in verità una lettura molto umana ed edificante. Ci sono tante domande ne “I silenzi di Joe”, domande babiloniche che ognuno di noi si pone, anche il più ateo degli uomini: perché certe domande non sono solo di chi ha fede in un Aldilà, ma sono di tutti di fronte all’Immenso, al non-conosciuto. C’è la bellezza della vita e della poesia che essa è, c’è un po’ di affilata rabbiosa malinconia à la Leonard Cohen, e c’è la necessità di capire perché Joe non guarda mai negli occhi i suoi figli, togliendogli il bastone della vecchiaia, quasi per crudele dispetto. Ed ancora c’è la consapevolezza d’esser stati, in una certa misura, “belli e perdenti”, perché Joe c’è. Sicuramente c’è in foggia di perché.
 
 
Fabio Della Seta (Roma, 1924), ha esordito come giornalista nella stampa ebraica ricoprendo per circa dieci anni l’incarico di caporedattore del settimanale Israel. Ha iniziato la sua carriera in Rai con il radiodramma Josef impara a cantare, al quale sono seguiti numerosi altri radiodrammi e programmi di attualità culturale, fra cui Il ridotto, teatro di oggi e di domani (in coppia dapprima con R. La Capria e poi con W.Weaver); come dirigente ha ricoperto incarichi di responsabilità nella produzione e nella realizzazione di programmi culturali radiofonici e televisivi. Per molti anni ha diretto gli uffici Rai per l’America Latina. Ha pubblicato numerosi libri tra cui: Antico Nuovo Israele, saggio sulle origini dello Stato ebraico; Agnusdei, romanzo; Rivedere Petra, racconti; L’incendio del Tevere, storia della scuola ebraica di Roma; Roma in valigia, raccolta di sonetti romaneschi con cui è stato consacrato come il degno discendente di Giuseppe Gioacchino Belli). Come giornalista ha collaborato e collabora con riviste e quotidiani su argomenti di cultura.
 
 
I silenzi di Joe - Fabio della Seta – illustrazioni di Irio Ottavio Fantini - Portaparole edizioni – collana: i venticinque - 64 pagine – 9,50 Euro – ISBN: 978-88-89421-50-5
 
 
  
Intervista a

Fabio Della Seta
 

a cura di Giuseppe Iannozzi
 

 
 
1. “I silenzi di Joe”: perché dare proprio questo nome a D-o?
 
A fianco dei molti nomi - o non nomi - che gli ha attribuito la tradizione, un nome brevissimo, di carattere familiare. Come è chiaramente detto nel testo: “per rendere l’approccio più facile”.
 
 
2. Come sono maturate le riflessioni contenute ne “I silenzi di Joe”? In un tempo più o meno lungo, o diversamente? E, per quale necessità dell’anima?
 
Dal momento in cui le leggi razziali del 1938 mi hanno posto di fronte alla realtà del mio essere ebreo, in precedenza consistente quasi unicamente nel fatto di non frequentare nella scuola statale le lezioni di religione. La scuola ebraica che ho frequentato da allora, messa in piedi a prezzo di grandi sforzi, ma con un corpo di docenti di altissimo livello, fra cui il più amato, Enzo Monferini, allievo di Augusto Monti (con Cesare Pavese, Giulio Einaudi, Massimo Mila e tanti altri) ha reso liberi e orgogliosamente consapevoli del nostro essere ebrei me e i miei coetanei. Alcuni di noi hanno scelto la realizzazione pionieristica israeliana (in chiave laica o religiosa), altri la lotta partigiana e la militanza politica, altri l’approfondimento delle proprie radici, sentite come parte integrante della propria personalità d’italiani ed ebrei ed europei.
 
 
3. Sam è una persona come tante, mortale e con tante domande nell’anima prima che nella testa. Sam ha vissuto la sua vita tra gioie e dolori, e anche se ormai anziano non si è rassegnato all’idea che D-o possa essere soprattutto di dolore. Che cos’è il dolore per Sam?
 
Sam si domanda: che senso ha il dolore? E la domanda che Israele si pone da millenni, in forma sempre più drammatica e perentoria. E’ la domanda, per rifarsi a testi relativamente più prossimi a noi, di Giobbe e di Koheleth (l’Ecclesiaste). Il dolore, come la gioia, è parte essenziale della vita, né il credente né l’ateo possono trovare una spiegazione. Perché sì, è la risposta che a Sam sembra di udire, senza dimenticare l’altra domanda che si pone Koheleth: chissà se il respiro dell’animale scende in basso e quello dell’uomo sale su in alto?
 
 
4. E’ scritto che D-o ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, ma l’uomo è (i) mortale e (ii) imperfetto. Dobbiamo forse dedurne che anche D-o ha gli stessi difetti di ciò che avrebbe creato?
 
Prima di Nietzsche già il filosofo greco aveva osservato: se i cavalli concepiscono un dio, lo pensano in forma di cavallo. Il racconto biblico della creazione fa parte di una tradizione mitica che, con varianti più o meno significative, si trova nel patrimonio tradizionale di tutti i popoli antichi. Così Israele, nel suo millenario itinerario spirituale, è passato da un malcelato politeismo – “in principio Elohim (plurale) creò il cielo e la terra” - al riconoscimento di un Dio che presiede unicamente ai suoi destini, per arrivare finalmente con i profeti, soprattutto con Isaia, alla concezione di un Dio universale, padre e signore di tutti i popoli, in nessun modo raffigurabile, e dallo stesso nome mantenuto rigorosamente segreto. Un percorso assai lungo, e non poche volte conflittuale, come attestato da quello che Martin Buber ebbe a definire il più orgoglioso dei miti: il patriarca Giacobbe che trasforma il proprio nome in Israele, che significa: colui che combatte con Dio.
 
 
5. Si dice che gli Ebrei possano raccontare barzellette su sé stessi, ma se un non-ebreo scherza sull’Ebraismo va incontro all’ira di D-o e non solo. C’è qualche cosa di vero in ciò, e se sì, per quale ragione?
 
Non mi risulta che esistano statistiche che quantifichino le storielle riguardanti gli ebrei specificandone l’origine ambientale, se ebraica o altrimenti. E’ ben nota la propensione ebraica per l’autocritica. Peraltro l’unico punto di spartiacque a mia conoscenza divide le barzellette spassose da quelle che divertenti non sono.
 
 
6. Ma Sam, Sam come lo interpreta l’amore di D-o? E soprattutto, D-o è in grado di provare amore o solo vive nella Fede degli uomini ma con divina indifferenza?
 
Sam ignora “il prodigio che schiude la divina indifferenza”. La sua disperazione nasce da una ricerca del tutto priva di risultati. Anche se s’impone d’interpretare come segni di approvazione i silenzi di Joe. Come Giobbe e come K. accetta di essere processato. Ma, a differenza dell’eroe kafkiano, si ostina a proclamare la propria innocenza.
 
 
7. In che misura è importante l’ironia per cercare di comprendere il piano di D-o? Qual è il limite che non si dovrebbe mai superare parlando di D-o?
 
Nessun limite all’uomo impegnato nella ricerca di Dio e nel tentativo di colloquiare con Lui. Tale è il significato della storiella talmudica posta in epigrafe a “I silenzi di Joe”. La Legge è ormai in terra, ad interpretarla non vale neppure una “kol”, vale a dire una voce proveniente dal cielo. E’ la riaffermazione del primato della ragione, così come orgogliosamente proclamato in campo cristiano da San Giovanni della Croce: “Un solo pensamiento del hombre vale màs que todo el mundo”.
 
 
8. In nome di Dio si sono fatte, e si continuano a fare – ahinoi! -, molteplici guerre in tutti gli angoli del mondo; si giustificano alcuni dei peggiori crimini dell’umanità. Ogni religione, seppur con le dovute sfumature, parla di un Dio d’amore: com’è dunque possibile che Dio permetta che l’uomo uccida i propri simili nel suo Nome?
 
Ogni popolo, ogni condottiero ha raffigurato in Dio la giustificazione delle proprie imprese guerriere. Soltanto Isaia, forse il più grande dei profeti, ha osato sognare un mondo davvero pacificato, in cui l’uomo farà vomeri e falci delle sue armi. Ed è giunto a dire parole che risuonano ancora oggi di sconcertante attualità:
 
“In quel giorno vi sarà una strada dall’Egitto in Assiria,
gli Assiri andranno in Egitto e gli Egiziani in Assiria,
e gli Egiziani serviranno l’Eterno con gli Assiri.
In quel giorno Israele sarà terzo con l’Egitto ella con l’Assiria,
e tutti e tre saranno una benedizione in mezzo alla terra.
L’Eterno degli eserciti li benedirà dicendo:
Benedetti siano l’Egitto, mio popolo,
l’Assiria, opera delle mie mani,
e Israele, mia eredità.”
                       (Isaia, X IX, 23 - 25).
 
Sono trascorsi all’incirca venticinque secoli da quando queste parole vennero pronunciate: Le sembra che sia prossimo il momento della loro attuazione?
 
 
9. E se Dio, alla fin dei conti, non fosse altro che un eterno perché gridato nell’Immenso?
 
E’ questa precisamente la conclusione del mio libro. Con una ineluttabile conseguenza: nel momento delle decisioni supreme l’uomo è solo con la propria coscienza: è la sua vittoria e la sua dannazione. E Lui non c’entra.
 
 
10. E se D-o fosse di sesso femminile? Magari è un ermafrodito!
 
Domanda del tutto pertinente, che porta a constatare quanto la nostra civiltà, religioni comprese, sia impregnata di maschilismo. E ancora oggi l’ebreo devoto è tenuto a benedire colui che l’ha creato maschio. Mentre la donna si limita ad esaltare chi l’ha creata secondo la sua volontà.
 
 
11. Domanda palesemente provocatoria: ma l’uomo non vivrebbe assai meglio se non dovesse fare i conti con l’idea che, da qualche parte, debba per forza di cose esistere un Demiurgo, un Essere Superiore?
 
Forse, ma nessuno è in grado di affermarlo con certezza assoluta. L’idea stessa d’eternità è nata con l’uomo, e ad essa, ateo o credente che sia, rimane attaccato. Quanto a Lui, come è stato acutamente affermato, che ci sia o non ci sia, costituisce sempre un problema. Anzi, il problema.
 
 
12. Non è da escludere che l’uomo sia apparso sulla Terra per puro caso. A suo avviso, perché ancora oggi si ha paura del darwinismo?
 
Le religioni in quanto cristallizzazioni di riti, nonché strumenti di potere e sovrastrutture, sono e saranno sempre nemiche della ricerca e del nuovo. La religiosità, lo slancio verso l’assoluto e verso l’ignoto, sono tutt’altra cosa, come chiarito da Martin Buber. Senza dimenticare che esiste anche una religiosità dell’ateismo: si pensi a Spinoza, a Leopardi, a Kafka, per fare solo tre nomi.
 
 
13. Lei, Fabio Della Seta, crede nel Paradiso? Perché?
 
Una premessa: non sono religioso, quanto meno nel senso tradizionale della parola. Ho riscoperto e apprezzato i valori storici e spirituali dell’ebraismo così come mi sono appassionato alle vicende della civiltà greco-romana.. In quella grande raccolta di testi risalenti a diverse epoche che chiamiamo Bibbia (vale a dire “libri”) non esiste nessun accenno a un mondo dell’aldilà, e meno ancora a luoghi di espiazioni e di ricompense (quanto al Purgatorio, è fantasia medioevale).
 
 
14. “I silenzi di Joe”: che cosa aggiunge a quanto nel corso dei secoli è stato scritto e detto su Dio?
 
“I silenzi di Joe” è un tentativo di riproporre in chiave contemporanea situazioni e interrogativi che firmano parte integrante della tradizione ebraica. Quanto al risultato, non spetta a me valutarlo. E’ compito dell’eventuale lettore.
 
 
Grazie infinite.
E’ stato davvero molto gentile e paziente.
Con ammirazione e stima, Le auguro ogni bene.


Questo pezzo è apparso sull'inserto culturale Scritture & Pensieri (n.18) a cura di Stefania Nardini, del quotidiano "Corriere nazionale", le cui 65 mila copie quotidiane sono presenti in Umbria, Siena, Arezzo, Grosseto, Viterbo.

Vi propongo il pezzo già apparso sul "Corriere Nazionale" anche su queste pagine virtuali, in una versione più lunga, con degli interessanti extra, giacché in Rete non esistono problemi di spazio. Buona lettura. (g.i.) 

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 08:56 | segnalazioni, recensioni, letteratura, religione, cronaca, editoria, scrittura, autori, rassegna stampa, in libreria, pubblicitĂ , scrittori, ultime notizie, novitĂ  in libreria, editoriale di g iannozzi | clicca per commentare commenti (15)



Emiliano Grisostolo. Il castello incantato. Zona editrice

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, marzo 30, 2008




Emiliano Grisostolo
Il castello incantato
zona editrice



Finalmente disponibile in tutte le librerie il nuovo romanzo dell’autore maniaghese Emiliano Grisostolo.
Il giovane operaio scrittore ripercorre con questa sua nuova fatica letteraria dal titolo Il castello incantato edito dai tipi di ZONA, e dedicato all’amico Antonio Panzeri venuto a mancare improvvisamente nell’autunno del 2006, una strada in precedenza iniziata con il romanzo del 2006 Il grande burattinaio nel quale parlava di un rapimento di minore nell’est europeo per essere rivenduto in Italia all’interno di un traffico internazionale di minori e organi.

Il castello incantato
è un romanzo di più ampio respiro, nel quale Grisostolo riporta dalle spiagge il chirurgo de Il grande burattinaio e racconta della tratta delle bianche e della vendita di bambini da parte di donne raggirate che li vendono per soldi ad una banda dai mille tentacoli, che a loro volta li rivendono a coppie che non ne possono avere.

Una storia noir di tutti i giorni, un mondo che ci circonda e nel quale siamo sospesi. Una terra di mezzo nella quale personaggi senza scrupoli barattano la vita altrui per i loro sporchi scopi.

Un lavoro, quello de Il castello incantato, nato grazie alla collaborazione indispensabile di diverse figure, tutti amici, che con il loro entusiasmo hanno fatto sì che questo lavoro potesse uscire con una veste diversa, più completa rispetto ai precedenti lavori. Quella grafica è della giovane disegnatrice Gwen Rigutto di Maniago, tra le migliori artiste che Grisostolo conosca.

Un’indispensabile collaborazione l’ha offerta la ditta artigianale maniaghese Leader Cam, di Livio e Ilar Centazzo, leader europeo e tra i primi al mondo per la produzione di forbici per parrucchieri professionisti, che hanno creduto nelle capacità del giovane autore e per i quali Grisostolo nel 2007 ha scritto il loro nuovo catalogo e dal 2006 lavora come operaio.

Grisostolo
ringrazia anche la Sartoria Dany di Maniago per avere messo a disposizione i suoi segnalibri ricamati che saranno regalati a tutti coloro che acquisteranno il romanzo presso la libreria di piazza Italia a Maniago.

Anticipazioni e presentazioni sul sito:

www.emilianogrisostolo.it

Emiliano Grisostolo

http://www.editricezona.it/ilcastello.htm

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punk

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -






punk
 




di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Voglio il regalo
Lo voglio
E’ mio
Lo pretendo
Voglio il regalo, il regalo, il regalo…
E’ mio, è mio, è mio, lo pretendo
Lo voglio bello grande
Lo voglio
E’ mio, mi aspetta
Mi spetta
Voglio l’erba voglio del vicino
Voglio il regalo, il regalo, il regalo…
Lo voglio adesso
Voglio sesso
Solo sesso, solo sesso, sesso e ancora sesso
L’amore lo lascio di mancia
Io voglio sesso e solo sesso per una botta e via
Voglio solo quella bimba
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
 
Voglio quella bella ragazza fuori di testa
Voglio che mi faccia la festa
La voglio perché è la più bella
La voglio nuda e cruda com’è
E guai a lei si azzarderà a prendere il latte
In ginocchio da lei le farò la festa
se la vedo uscire insieme a un altro
Ma adesso io, io la voglio qui
La voglio perché è nata mia
La voglio perché è mia, dio l’ha creata per me
prima che nascessi in questa valle di lacrime e latte
La voglio perché è giusta giusta per il mio letto
Adesso, adesso solo e solo sesso al buio
Per metà scimmia, per metà uomo, la banana è dura
Sono degno di quella bimba tutta pazza, oh sì
La voglio – centro di gravità con la permanente
E’ lei, è lei che mi succhia l’anima
E’ sempre lei che canta Lili Marlene
La banana è dura, è bella grossa e matura
al punto giusto per questa festa di Beatles e Rolling Stones
Voglio, la voglio adesso, adesso con il sesso depilato
La voglio così, donna e bambina, ingenua e fatale
La voglio perché, perché è proprio una ciliegia bella rossa
Fuori di testa, fuori di testa, fuori di testa, così lei è per me
 
Voglio piangere sulla tomba di Yeats
Voglio tornare ai margini della via Gluck dalle parti del 14
E se qualcuno l’ha raccolto in mia memoria
quel capello di Charlie Brown
Voglio tornare a essere un cazzo di punk
Voglio scioperare e occupare, dare fuoco alla colonna infame
e mandare affanculo il professore e quel citrullo del Manzoni
 
Voglio il regalo, voglio il regalo, lo voglio adesso
Adesso
E’ così tanto che aspetto
E’ così tanto che sospetto
che lei va a prendere il latte insieme a un altro
mentre io piango e canto più di Caruso
dietro la scia d’un’elica
Voglio il regalo, voglio il regalo, lo voglio adesso
Adesso
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
 
Voglio un angelo
Voglio la spada nel cuore, Mogol e Battisti
Voglio un diavolo di angelo, un cuore matto
che mi perdoni tutto quel che faccio
Voglio la verità,
perché la verità, cuore mio, tu non l’hai detta mai
Voglio un diavolo di angelo
che prenda a calci in culo Carver e Warhol
Lo pretendo, lo pretendo, lo pretendo
 
Voglio un angelo matto, un angelo punk
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
 
Voglio un’oca uguale a Paris Hilton
Voglio una topa che non sa fare un cazzo
E’ questo che io pretendo
Voglio il mio regalo, il regalo, il regalo…
Voglio il mio regalo
E’ mio, è mio, è mio
 
Voglio il mio regalo
Lo voglio
E’ mio, mi aspetta
Mi spetta
Voglio le mutandine di quella topa della porta accanto
perché lo so che sono quelle di una vergine in calore
 
Voglio il regalo, il regalo, il regalo…
Lo voglio adesso
Voglio sesso, sesso, sesso
Non voglio dio, voglio solo sesso
Solo sesso, solo sesso, sesso e ancora sesso
L’amore lo lascio di mancia agli sfigati
Io voglio sesso e solo sesso per una botta e via
Voglio solo quella bimba per 24000 mila baci
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta
Mi spetta – Mi aspetta – Mi spetta



Gli auguri di Romantica "Pesty" Vany


Buon compleanno Giuseppe Iannozzi!

Ti auguro di andare nei luoghi dove non sei mai stato,
di avere meno problemi reali e più immaginari,
di mangiare tanti gelati e frittelline di neve
di avere tanti momenti buoni da non perdere mai!
Ti regalo una borsa dell'acqua calda, un paracadute ed un ombrello
un cavallo ed un calesse, un orologio che non segni mai le ore
per far sempre star bene il tuo cuore :)

Buon compleanno!!!

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 11:59 | poesia, dark, provocazioni, avantpop, punkmania | clicca per commentare commenti (44)



Ilona Staller Cicciolina: La Fede è Tutto. Beato chi ce l'ha.

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, marzo 29, 2008



Ilona Staller Cicciolina


La Fede è Tutto. Beato chi ce l'ha.





by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:27 | politica, satira | clicca per commentare



nihil

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -


Lucifero




nihil
 


di Giuseppe Iannozzi
 


 
Nihil
 
Ci è stata negata la vita.
Ci è stata negata la morte.
Ci è stata negata la parola
e un’anima intelligente.
Speriamo.
Noi speriamo ancora
che un giorno il dì sarà
come piace a noi, con un’ora
di troppo per condannare
colpevoli e innocenti
allo stesso sporco modo.
 
 
 
 
Nihil II
 
Il mio fascino
ti ha dato il cuscino in bocca.
 
Taci!
 
Mordi e mordi
senza speranza
di tornare in libertà:
mezzo nuda
con le vesti strappate
nel mio letto
sotto di me
adesso aspetti piangente
che spenga la luce;
poi tutti i mostri
della tua infanzia
risorgeranno dal buio
e godranno infinitamente
della tua innocenza
- perduta!


 

Nihil III

Per mia fortuna
posso dire
di non aver mai
confidato
in un sogno di verità.
Per mia fortuna
non ho mai pensato...
che la speranza
fosse un tempo
più lungo d’un momento
- d’un bacio
a pelo dell’acqua.
Per mia fortuna
non mi sono mai abituato
a pensare
che la necessità ultima
dell’umano esistere
sia di pensare all’infinito.
 
Per mia fortuna
ho sempre e solo baciato
una donna d’impulso,
ricevendo amore e schiaffi
in egual misura quasi.
 
Sono stato fortunato
ad agire d’istinto,
ma non mi sono salvato
da me stesso, in ogni caso!
 
 
 
 
Nihil IV
 
Sarebbe nostro
il compito
di farlo fuori,
se solo fosse vero
quel Folle
che spara ai lampioni
gridando
nel cavo della notte
d’essere un angelo
caduto
in cerca di una farmacia
di turno e di una puttana
aperta alla conclusione
umana.



 
Nihil V
 
Hanno condannato il delitto ma non la vita. Tutto questo è assurdo.
 
L’unico imperdonabile peccato è quello di andare in giro vantandosi d’avere un’anima immacolata, forse dicendo persino la verità.
 
La verginità è come l’ipocondria: non si guarisce mai al primo colpo.
 
Whatever will, be will be. 
 
 
 
 
Nihil VI
 
Tra frizzi e lazzi
si credevano così tanto!
Per Dio, ci credevano sul serio
che fossero dèi scesi in terra,
attori di Hollywood,
intoccabili re dei Giudei.
Bastò però un flash
per condannarli in copertina;
e tutti approfittarono di loro
sparandosi seghe su seghe.
 
 
 
 
Nihil VII
 
Questo fantastico sogno.
Questo fantastico limbo.
Lo spazio ci appartiene.
Possiamo ballare e ballare
e ballare, e morire ballando.
Vorresti davvero sciupare
una morte così infinita?
Non capita tutti i giorni
di ballare fino alla fine
del mondo.
 
Danno un tango.
La radio lo vomita proprio bene.
Non essere timida, muovi i piedi!
Abbiamo tutto questo,
non trovi che sia fantastico?
La fine del mondo è vicina
e noi possiamo ballare e ballare
e ballare, mentre uno a uno
tutti quelli che abbiamo conosciuto
in carne e ossa adesso cadono
come marionette
ai nostri piedi, senza più fiato.
 
Questo fantastico sogno.
Questo cimitero infinito.
Tutto questo, tutto questo
ora ci appartiene.
 
 
 
 
Nihil VIII
 
Persino una marcia nuziale
è più di noi.
Un dramma a teatro
è più di noi.
Una bugia
in bocca a un monello
è sempre più di noi.
Persino la parola di un assassino
è migliore di noi.
Un mimo sotto infarto
è più di noi.
Ogni cosa in cielo e in terra
è in ogni caso più di noi,
che siamo meno
di un pugno di cenere,
di un frusto crisantemo
dimenticato
sugli algidi avelli ai più
sconosciuti.

 
 
 
Nihil IX
 
La paura genera paura.
Il Grande Grembo del Niente
ha in sé un feto perfetto
che nessuno può immaginare.
L’Uomo più Saggio
aspetta di venire al mondo
per mostrare a tutti
con denti e unghie
l’Incapacità del suo avo
finito mummificato e Santo.
La Fidanzata di Ognuno di Noi
ha perso la verginità così tante volte,
così tante per amor nostro
che non possiamo fare davvero a meno
di volerle ancora un po’ di bene
quando il freddo ci gela i piedi.
 
Così vero: l’amore non genera.
 
 
 
 
Nihil X
 
La donna del mio migliore amico è un rottweiler: non c’è trippa per gatti. E questo è tutto.

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Berlusconi: la Rai è in mano alla sinistra estrema

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, marzo 28, 2008





Berlusconi: la Rai

è in mano alla sinistra estrema


di Giuseppe Iannzozzi



“Ci giunge ora la notizia che la Rai ha annullato la puntata di domani di ‘Porta a Porta’ in cui doveva essere presente Silvio Berlusconi”. Lo annuncia Paolo Bonaiuti, portavoce del leader del Pdl, conversando con i cronisti a Viterbo. “La motivazione ufficiale non la conosciamo. Ci dicono però che sarebbe dovuto al fatto che Veltroni non sarebbe potuto essere presente a Roma né in questa settimana né la prossima. La vicenda è ancora più strana se si considera che la richiesta di questo giro di trasmissioni proveniva proprio dallo staff di Veltroni. E solo per questo motivo avevamo deciso di venire incontro alle richieste. Dobbiamo pensare che i capricci di Veltroni sono in grado di piegare le indicazioni della Rai, del suo presidente e del suo direttore generale? Questa par condicio la dobbiamo rispettare solo noi? Attendiamo a queste domande una risposta ufficiale da viale Mazzini”.

Silvio Berlusconi fa subito il punto su “Porta a Porta”, o meglio sulla Rai: “La par condicio non c’entra niente, è solo un atto violento da parte di Veltroni”. Il Cavaliere ha rinunciato di accomodarsi nel salottino di Bruno Vespa, perché Walter Veltroni ha annullato la sua prossima presenza nel “salotto” della politica in tv: “E’ stanco e lo capisco, ma il fatto che lui non voglia andare non significa che non possa andarci il leader dell’opposizione. Questa cosa è una violenza inaccettabile. E gli italiani devono sapere che la Rai è ancora in mano alla sinistra che la domina come e quando vuole. Ecco perché bisogna andare a votare per la libertà e per il Popolo delle libertà per riportare l’Italia in Europa e in occidente e non subire il condizionamento di un partito radicato nella sinistra estrema”.






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dal 13 e 14 aprile 2008 sulle tavole degli italiani

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -



sulle tavole degli italiani


dal 13 e 14 aprile 2008





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Nel fango affonda lo stivale dei maiali

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -





Nel fango affonda lo stivale dei maiali




[ Ricevo e pubblico. g.i.]



Quest’anno ricorrono i primi 60 anni della nascita della Costituzione Italiana, e nonostante il tempo trascorso la gente comune e nella fattispecie gli organi competenti che dovrebbero applicarla continuano a sconoscerla. Nei suoi articoli vi è la fatica dei padri fondatori della nostra Repubblica e proprio nell’articolo 3 della Costituzione si legge che ogni uomo è uguale davanti la legge senza alcun tipo di distinzione. Ebbene io non credo più che questo in Italia sia vero, poiché quando capitano delle ingiustizie a della gente onesta e senza amicizie influenti si rimane soli. Soli con le proprie ragioni, soli con le proprie rabbie per essere stati ancora una volta ignorati dallo Stato Italiano. Dopo questa lunga premessa desidero raccontarvi quanto mi è successo. Nel dicembre del 2007 ho preso servizio presso il Codacons di Catania per svolgere attività di volontariato nell’arco di 12 mesi e inerente un progetto del servizio civile nazionale; nonostante questo progetto sia patrocinato dal Ministero della solidarietà sociale, nessuno in questi giorni ha mostrato un barlume di solidarietà nei miei confronti. Ebbene nella data del 30 gennaio 2008 ho dovuto sporgere querela nei confronti della responsabile legale della sede Codacons di Catania per minaccia e ingiuria. Da quel momento mi è stato intimato di non rientrare più negli uffici del Codacons. Da quella fatidica data la mia vita è totalmente cambiata, poiché per avere denunciato a viso aperto le scorrettezze commesse dagli avvocati della sede preso cui prestavo servizio, mi son ritrovato a combattere contro i cosiddetti mulini al vento. Sono piovute minacce telefoniche, intimidazioni di ogni ordine e tipo; colpendo vigliaccamente anche la persona di mio padre che proprio in una particolare occasione, di ritorno dall’incontro con un avvocato dell’ufficio Codacons, è stato sull’orlo di avere un infarto. Il Codacons di Catania voleva a tutti i costi le mie dimissioni perché non potevo restare in un luogo in cui avevo ravvisato tali irregolarità, altrimenti avrebbero reso la mia vita e di conseguenza quella della mia famiglia un inferno; e soprattutto perché l’avvocato che io avevo querelato per il male provocatomi era da considerarsi un intoccabile e quindi non passibile di condanna. Così dal 28 gennaio mi trovo in stato di malattia in quanto affetto da depressione con elevati livelli di ansia reattiva a causa di episodi di mobbing; e nonostante stia seguendo una cura farmacologica prescrittami da una psichiatra vivo continuamente nel terrore. Purtroppo viviamo in una società in cui l’informazione e di conseguenza le testate giornalistiche nella stragrande maggioranza dei casi tendono a non comunicare pubblicamente i problemi che attanagliano alcuni cittadini. Soprattutto se a causare i problemi sono enti tutelati politicamente e che godono in un certo qual modo di una pubblicità altisonante. Io sono un volontario del servizio civile ( anzi dovrei dire ex visto che nel momento in cui scrivo ho appreso per puro caso che sono stato sbattuto fuori dal progetto) che purtroppo quando ha presentato la propria domanda di partecipazione credeva che i progetti da scegliere dovessero in qualche modo rispecchiare fedelmente l’attività che si sarebbe svolta. Invece appena entrato a far parte del volontariato dopo un mese e mezzo di “lavoro” ho dovuto subire danni morali e addirittura aggressioni verbali e anche fisiche da un componente della sede dove prestavo servizio. Ho dovuto, come per altro ho sempre fatto, combattere in prima persona una battaglia con il solo ausilio del mio avvocato che mi assiste e che naturalmente pago di tasca mia. Battaglia già persa in partenza poiché in Italia chi è intoccabile politicamente non può di conseguenza subire il responso di un giudice; anzi!

Dal giorno in cui ho subito il danno ed ho sporto querela nei confronti dell’avvocato responsabile della sede dove prestavo servizio, la mia persona ha totalmente rovinato la propria salute psico/fisica. Nessuno ha tutelato la mia salute così come i miei diritti; e nessuno di coloro i quali dovevano prendere provvedimenti si è accostato alla mia problematica. Il servizio civile una volta assegnati i candidati alle sedi locali non controlla più l’andazzo o il comportamento dei cosiddetti formatori. Per esperienza personale la formazione rimane sulla carta; buona solo nella maggioranza dei casi per farsi attribuire i soldi che lo Stato Italiano fornisce per la formazione dei volontari. Spesso si ignora che non ci sono soltanto i diritti e i doveri dei volontari ma esiste una carta etica che riguarda proprio gli enti che realizzano il progetto. Essere volontari del servizio civile significa aver scelto di contribuire al bene del paese. Chi vi presta servizio di solito è laureato e con una voglia matta di apprendere nuove conoscenze che potranno servirgli per un prossimo futuro nel mondo del lavoro. Non si può continuare a considerare i volontari come dei poveracci, dei morti di fame da trattare nel peggior modo possibile. Bisogna uscire allo scoperto e denunciare la spocchia e l’arroganza dei potenti che rivendicano diritti superiori che non hanno adesso e mai avranno. Credo che sia giunta l’ora per questo paese di risorgere dall’umiliazione e dalla criminalità che non è soltanto quella meglio nota come mafia o camorra ecc, ma è quella che vive nella nostra società; nei posti di lavoro; in quei soggetti che pensano di poter trattare i propri simili come bestie. L’ufficio nazionale per il servizio civile nonostante abbia ricevuto diverse lettere dal mio avvocato e dalla mia persona ci continua a ripetere che bisogna pazientare; che prima bisogna chiedere chiarimenti all’ente presso cui prestavo servizio. Paradossalmente si aspettano che andando a trovare la moglie di un ladro, questa interpellata sulla fedina penale del marito dica di essere spontaneamente la consorte di un malfattore. L’ufficio nazionale sa benissimo che ciò non accadrà mai. Che non si avrà un’ammissione spontanea di colpevolezza nemmeno sotto tortura!

Nel frattempo l’ufficio nazionale per il servizio civile per non inimicarseli e per non andare contro il volere dei soliti furbi ossia del Codacons, decide per il momento di sospendermi e di escludermi una volta per tutte dal progetto per cui ero stato “assunto”; e ignorando l’affezione della mia persona di una patologia - certificata da vari medici - che hanno provocato loro. Quindi dopo il danno la beffa e quindi condannato per Non aver commesso il fatto! Oltremodo uno dei rappresentanti del Codacons di Catania - che ci aveva minacciati - si candida con spensieratezza alle prossime elezioni del 13 e 14 aprile; e così se già oggi questo tizio si definisce intoccabile un domani sarà come l’innominato descritto da Manzoni. Proprio in questo periodo tutta la classe politica desidera incontrare il popolo. Ma i problemi, quelli veri nessuno vuole ascoltarli. Per la maggioranza dei partiti siamo carta straccia, utili solo per consegnare il paese nelle loro mani. Data la questione considero anch’io la mia tessera elettorale carta straccia, poiché nella vita reale nessuno aiuta le persone comuni a fronteggiare i soprusi e le angherie. E il 13 e 14 Aprile non mi recherò alle urne così come i miei familiari e le persone che mi sostengono e che hanno a cuore la mia situazione.

Poiché oggi nonostante i contributi e i sacrifici resi dai numerosi martiri della giustizia, denunciare delle irregolarità nel sistema - poco importa che sia su un posto di lavoro o per strada - è ancora sinonimo di infame, di cancro devastante per la società, e quindi da asportare immediatamente prima che riesca a contagiare tutto e tutti. L’omertà intellettuale delle istituzioni a cui un uomo disperato si rivolge è ancora peggio dell’omertà delle persone comuni. Per concludere questa mia lettera mi auguro che possiate dare voce a questa mia indignazione e sul finire vorrei proprio utilizzare alcuni versi di una bellissima canzone di Franco Battiato, che nel momento di assoluta solitudine e sconforto in cui verso mi rincuora davvero:

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
[…] Nel fango affonda lo stivale dei maiali.



In fede

Dott. Cristian Adriano Porcino

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:06 | mobbing, lavoro, diritti umani, ricevo e pubblico, societĂ , solidarietĂ , human rights, allarmi, diritti del lavoratore | clicca per commentare commenti (9)



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