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Bertinotti alla Fiera del Libro di Torino

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, aprile 30, 2008



Bertinotti alla Fiera del Libro di Torino

non è ospite gradito


di Giuseppe Iannozzi



C'è bagarre intorno alla Fiera del Libro di Torino che riceverà il suo battesimo l'8 Maggio 2008.
Le discussioni, ahinoi, sono iniziate già da qualche mese, da quando si è saputo che Israele sarebbe stato l'ospite d'onore. A molti l'idea di Israele alla Fiera del Libro in qualità di ospite d'onore non è andata proprio giù. Soprattutto la sinistra più radicale (sarebbe il caso di dire fanatica) ha da subito osteggiato la Fiera invitando al boicottaggio, sparando senza mezzi termini contro Ernesto Ferrero e la Fiera di quest'anno. Molti intellettuali risentiti hanno deciso di non prender parte alla Fiera, una forma di protesta contro Israele, che però - è bene sottolinearlo - appare più che altro come una autocastrazione.

Gli attivisti del Forum Palestina non vanno tanto per il sottile e invitano caldamente Fausto Bertinotti a non partecipare alla Fiera del Libro di Torino: “E’ una inaccettabile provocazione. Almeno questa potrebbe risparmiarla ad un popolo della sinistra che ha contribuito a dissolvere”. A scatenare il putiferio è stata una intervista allo scrittore e psicanalista Massimo Fagioli sulle pagine de Il Riformista, in cui rivela che starebbe preparando un grande rientro pubblico per Fausto Bertinotti proprio alla Fiera del Libro di Torino per il prossimo 10 maggio. E' in effetti un azzardo scevro di buon gusto, ma non per le ragioni portate avanti dalla sinistra più radicale: è un sacrosanto diritto di Bertinotti, come per qualsiasi libero cittadino, visitare la Fiera. Tuttavia andarci in veste di politico, il cui scopo precipuo è quello di rilanciare la propria immagine, è un'idea a dir poco infausta. Strumentalizzare la cultura a fini politici, questo è il serio e unico problema. Fausto Bertinotti, sino ad ora, non ha mostrato segno alcuno di cedimento: intende infatti partecipare alla Fiera per politicizzarla e far scaldare così gli animi più intransigenti con gli occhi foderati di prosciutto. 

In ogni caso, l’edizione di quest’anno della Fiera del Libro di Torino è dedicata a Israele: solo per questo si è trovata al centro di numerosi appelli che chiedevano la revoca di questa decisione. Una feroce campagna di boicottaggio è già in atto da tempo, scrittori palestinesi, arabi e in parte (anche) israeliani, vorrebbe che Israele non ci fosse a Torino; a detta del Forum Palestina, la celebrazione dello stato d'Israele contribuisce attivamente al “politicidio della identità, della cultura e dei diritti del popolo palestinese”. A rendere il clima più infuocato c’è la coincidenza con il fatto che proprio sabato 10 maggio a Torino ci sarà una manifestazione nazionale convocata dalle reti e dai comitati di solidarietà con il popolo palestinese, impegnati da molte settimane in quella che Forum Palestina definisce “una campagna di informazione e denuncia sulla insostenibile situazione della popolazione palestinese a sessanta anni dalla nascita di Israele (e della negazione della nascita di uno stato per i palestinesi) e contro l’inopportunità di dedicare proprio in questa occasione la Fiera del Libro di Torino a Israele. Fausto Bertinotti potrebbe e dovrebbe scegliere un luogo diverso per il suo grande rientro in pubblico”. Sul fatto che Fausto Bertinotti abbia scelto luogo e occasione sbagliati non ci piove. E' sbagliato invece invitare al boicottaggio della Cultura. Boicottare oggi la cultura, tentare simili inviti e accoglierli significa solamente piombarsi a capofitto in un medioevo oscurantista di ottusa violenza intellettualoide. Forum Palestina giustifica così il suo invito a non partecipare alla Fiera: “Partecipare alla Fiera del Libro dedicata a uno stato che si regge sull’occupazione militare e coloniale e sull’apartheid proprio mentre nelle strade di Torino sfileranno i palestinesi e il popolo della sinistra che ne sostiene i legittimi diritti e la resistenza, non può che apparire che come una inaccettabile provocazione”. Che Bertinotti si troverebbe molto più a suo agio a casetta sua, davanti alla tivù a vedere una partita (foss'anche in vhs) o a rileggere il Capitale di Marx, non c'è dubbio alcuno; ma come si è già detto, Bertinotti non intende affatto mollare la presa: il suo personalissimo interesse è tutto proiettato al rilancio del politico Bertinotti. Ma c'è già chi scommette che con questa infausta mossa non farà altro che finire di seppellirsi con le sue stesse mani.

A questo punto, a pochi giorni dall'apertura al pubblico della Fiera, non c'è che da augurarsi che ci sia un fausto e più che mai veloce requiem in onore di Bertinotti, e che la Fiera possa arrivare felicemente, senza incidenti, alla fine. Noi tutti si prega che alla fine sia la Cultura a prevalere sugli interessi dei politicanti di mestiere, sugli intellettualoidi sinistrorsi, sull'intolleranza e, non da ultimo, sulla strumentalizzazione di questo che è un evento culturale e non altro.

1 maggio 2008, Bertinotti contestato a Torino: Fausto Bertinotti è stato contestato durante la mattina del 1mo Maggio a Torino dagli attivisti di alcuni centri sociali. E' accaduto prima che iniziasse la manifestazione del Primo Maggio in piazza Vittorio, dove c'era il concentramento del corteo. Quando l'ex presidente della Camera si è avvicinato agli striscioni e alle bandiere di Rifondazione Comunista, un gruppo di giovani dei centri sociali lo hanno praticamente fatto allontanare contestandogli la politica del governo di centro sinistra e la sua partecipazione alla Fiera del Libro di Torino.

Bertinotti è stato costretto ad allontanarsi in tutta fretta dalle fila di Rifondazione Comunista. Bertinotti è comunque atteso per uno degli incontri dedicati dalla Fiera del Libro alle "parole" della Costituzione: a lui spetterebbe il dibattito sull' articolo 1 e sulla parola "lavoro".

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:35 | cultura, politica, polemiche, comunismo, cronaca, di voce e di rabbia, prima pagina, attualità, libertà, cospirazioni, ultime notizie, società e politica, notizieflash, opinionismo, last news, editoriale di g iannozzi, la battaglia di maratona | clicca per commentare commenti (8)



London Calling

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, aprile 29, 2008






Londra chiama


(titolo originale: London Calling, Strummer/Jones, 1979
traduzione e adattamento: Giuseppe Iannozzi)
 
 
 
 
Londra chiama le città al-di-là
La guerra è dichiarata e la battaglia bussa alle porte
Londra chiama l’oltretomba
Forza e coraggio, fuori da quei cazzo di cessi, fighette
Londra chiama, non ci fissare a quel modo
Tutta quella robetta Beatles è sorpassata da un pezzo
Londra chiama, e non c’è più niente che oscilli
Beh, a parte quel manganello
 
L’era glaciale è in arrivo, e il sole si fa sempre più piccolo,
I motori si stoppano all’improvviso, il grano viene su sottile
Un errore nucleare, ma non ho mica paura, per il diavolo!
Londra sta annegando, e io vivo accanto al fiume
 
Londra chiama, diffidate dalle imitazioni
Lascia perdere, amico, e va’ avanti da solo
Londra chiama a nuova vita gli zombie dall’esilio della morte
Non opponete resistenza, piuttosto fate un bel respiro
Londra chiama, e non ho voglia di gridare
Ma se stiamo a raccontarcela, lo vedo che vi ciondola la testa
Londra chiama, non ci sono più dèi in cielo
a parte quello con gli occhi di zolfo
 
L’era glaciale è in arrivo, il sole si fa sempre più piccolo
I motori si stoppano all’improvviso, il grano viene su sottile
E’ l’età del nucleare, ma non ho mica paura, per il diavolo!
Londra sta annegando, e io sto vicino al fiume
 
Adesso questa la devi proprio sentire
Londra chiama, e c’ero anch’io con quelli là fuori
E lo sai che hanno detto? Che c’è qualcosa di vero in tutto questo
Londra sta chiamando su tutte le frequenze
A questo punto, non vorresti farmi un bel sorriso?
Non mi sono mai sentito così vivo
Non mi sono mai sentito così vivo
Non mi sono mai sentito
Così vivo

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 20:12 | traduzioni, canzoni, attualità, omaggi | clicca per commentare commenti (20)



Solo fucili di carta quelli di Bossi?

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -






Solo fucili di carta quelli di Bossi?

La Lega promette battaglia con 300mila uomini



di Giuseppe Iannozzi





«Non so cosa vuole la sinistra, noi siamo pronti, se vogliono fare gli scontri io ho trecentomila uomini sempre a disposizione, se vogliono accomodarsi». A tuonare minacce è il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, poco prima di varcare il portone di Montecitorio, rivolgendosi ai giornalisti: «Mi auguro che la sinistra scelga la via delle riforme, non come l'altra volta che non vollero assolutamente la riforma federale». Solo l'altro ieri, Berlusconi aveva invitato la Lega a smorzare i toni, a non usare iperboli folgoranti, ricordandogli che lui, Berlusconi, aveva definito i fucili della Lega di carta; tuttavia Bossi replica impassibile, impipandosene dell'ammonizione berlusconiana: «I fucili sono sempre caldi».

«Io farei sempre i referendum come in Svizzera, a chiedere alla gente non sbagli mai», ha aggiunto Bossi, rispondendo a chi gli chiedeva un giudizio circa l'ipotesi che sul ponte di Messina si tenesse un referendum popolare.

«Dobbiamo cacciare i clandestini e fare il federalismo fiscale». Entrato nell’emiciclo di Montecitorio, il Senatur è stato applaudito da leghisti e uomini di centrodestra. «Per ottenere queste riforme useremo in questa legislatura tutti gli strumenti che servono», spiega il leader del Carroccio, più che mai convito che sarà lui il ministro delle Riforme: "E chi se no? Chi è che manda via gli immigrati? [...] Berlusconi? Manterrà la parola».

Insieme a Gianfranco Fini, Bossi ha lasciato l’Aula della Camera confermando che con ogni probabilità sarà lui il nuovo ministro delle Riforme e Roberto Maroni il ministro dell’Interno. Quanto a Rosy Mauro, per la quale la Lega avrebbe chiesto il ministero del Welfare, il leader del Carroccio si limita a dire: «Potrebbe essere un buon ministro».

Bossi ha inoltre aggiunto, con la solita sicumera, che non teme sorprese per la formazione del Governo: «Mi fido di Berlusconi, stavolta manterrà la parola» ha detto il Senatur. «Ha voluto sposare la Lega e ora deve eseguire gli ordini». E il cachinno sulle labbra del Senatur non è sfuggito a nessuno dei presenti.

Se questo è l'inizio del nuovo governo berlusconiano-leghista, è un inizio ben più che pessimo, che si potrà solo risolvere in tragedia!

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 14:16 | politica, prima pagina, federalismo, ultime notizie, allarmi, società e politica, notizieflash, last news | clicca per commentare commenti (5)



Alemanno conquista Roma

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, aprile 28, 2008


Alemanno conquista Roma




by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 21:09 | senza parole, senza categoria | clicca per commentare commenti (8)



Carlo Croccolo dopo 46 anni si ricorda della cellulite di Marilyn

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -






Carlo Croccolo dopo 46 anni

si ricorda della cellulite di Marilyn
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Ogni tanto spunta qualcuno… che ha un segreto… e che non ci tiene a portarlo con sé nella tomba.
E’ questa la volta dell’attore Carlo Croccolo, oramai 81enne, che oggi ci ricorda d’aver intrattenuto una breve relazione con Marilyn Monroe, d’averla amata davvero tanto, ma proprio tanto nonostante avesse un po’ di cellulite.
E lo scoop?
Semplice, non c’è.
C’è però Croccolo che ci assicura che sì, Marilyn Monroe aveva un po’ di cellulite.
«Sì, purtroppo è vero. Marilyn Monroe e io abbiamo avuto una storia d’amore. E’ durata soltanto tre mesi ma io ero pazzamente innamorato di lei. Solo che stare con lei era un inferno e io, alla fine sono fuggito».
Croccolo oggi interpreta il pescatore Totonno nella fiction «Capri» in onda sulla Rai.
Forse qualcuno si ricorda di Croccolo anche per esser stato la spalla di Totò in quel capolavoro all’italiana che è “Signori si nasce”, e in “47 morto che parla”, “Miseria e nobiltà”, “Totò lascia o raddoppia?”.
 
«Ho conosciuto Norma (il vero nome di Marilyn era Norma Jean Baker) nel periodo peggiore della sua vita: sarebbe morta circa un anno dopo, nel 1962. Lei era appena uscita da una casa di cura e stava combattendo con una brutta depressione arrivata dopo la fine della storia con Yves Montand. Lui l’aveva trattata malissimo e lei aveva sofferto molto, come era accaduto anche con Arthur Miller, il suo terzo marito, un mascalzone che la maltrattava e la picchiava. L’ho incontrata a una festa a Los Angeles, attraverso Sammy Davis e l’entourage del presidente John Fitzgerald Kennedy. Io me ne stavo in disparte finché non ho visto lei. Abbiamo iniziato a parlare e poi... E’ cominciata così, come cominciano tante storie». In tal fatta sputa il rospo Carlo Croccolo al settimanale TV Sorrisi e Canzoni. Niente che non si sapesse già, i tormentati amori di Marilyn, la depressione, gli alcolici e gli ansiolitici. Croccolo non ci propone nessuna sorpresa, però adesso che lui ha 81 anni e Marilyn è nella tomba da oltre 40 anni, Croccolo si ricorda di un particolare: «Marilyn era stupenda anche se aveva un po’ di cellulite. Quando è iniziata la nostra storia, Norma già prendeva eccitanti e beveva. Il suo fisico aveva cominciato a risentirne. Per tutto il tempo che siamo stati insieme ho fatto di tutto per farla smettere. Purtroppo non ci sono riuscito. Certo, non era facile fare il cavaliere servente, nemmeno per una donna così straordinaria, ma era l’unico modo per stare insieme a Norma. Dovevi accettare tutto di lei, anche il fatto che, magari ubriaca, conosceva uno e spariva con lui per giorni. Io l’ho accettato finché, un giorno, non ce l’ho fatta più e sono fuggito».
 
Il presunto scoop dunque sarebbe che Marilyn aveva un po’ di cellulite quando aveva già 35 anni.
Abbiamo dovuto attendere 46 anni per sapere oggi dalla bocca di Carlo Croccolo che Marilyn Monroe aveva un po’ di cellulite.
 
Le domande sorgono spontanee: perché proprio oggi, dopo 46 anni, il pescatore Totonno (cioè Croccolo) si ricorda della presunta cellulite di una Marilyn trentacinquenne? Quali tangibili prove ha in mano Carlo Croccolo per dichiarare così bellamente che Marilyn aveva un po’ di cellulite? E, in ultimo: mistero hollywoodiano, o soltanto di Cinecittà?

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 15:02 | donne, cinema, gossip, attori, prima pagina, curiosità, attrici, edicola, ultime notizie, bionde, playboy, tv , showgirls, last news, machismo, dalla parte delle bambine, editoriale di g iannozzi | clicca per commentare commenti (21)



Sequestrata Antares, la sauna-gay di Torino

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  -





Sequestrata Antares, la sauna-gay di Torino

Era frequentata da diversi vip


Il proprietario accusato di agevolazione della prostituzione


di Giuseppe Iannozzi



Una vero e proprio postribolo di prostituzione gay tra giovani stranieri, che si offrivano a italiani d’ogni età, professione e condizione sociale, in una delle zone più rinomate dell’Augusta Taurinorum. Antares, questo il locale scoperto dalla Polizia a Torino, sotto le mentite spoglie d’una palestra con sauna, ai margini dell’elegante quartiere Crocetta. Il titolare, il settantenne Marco Lo Marco, è stato denunciato per agevolazione della prostituzione.

Quando gli agenti del commissariato San Secondo hanno fatto irruzione nel club Antares, in via Pigafetta 73/D, dopo giorni e notti di appostamenti, hanno trovato 29 uomini, molti dei quali con il solo asciugamano legato alla vita, in compagnia di giovani brasiliani, algerini, romeni, marocchini, molti dei quali clandestini. Giovani che offrivano prestazioni sessuali a pagamento, appartandosi coi clienti nei camerini sui due piani del locale, tra il naif e il decadente. L’ingresso nel locale costava 8 Euro nei giorni feriali, 10 durante i festivi. A quanto pare gli stessi giovani prostituti dovevano pagare per poter accedere al club: riuscivano comunque ad avere anche più di dieci incontri al giorno.

All’appello non mancano il padre missionario, l’ex sindaco di Forza Italia star del Cuneese, il preside dell’istituto superiore in provincia di Torino, ma anche avvocati, medici, giornalisti della tv e della carta stampata; e ancora manager, il noto attore di teatro ottuagenario, tre grandi del palcoscenico, l’intrepido eroe di mille spaghetti-western, il professore universitario e lo scrittore icona nazionale dei gay. E poi: un alto prelato svizzero, un vescovo ortodosso e un paio di attempati calciatori. E per finire: un illustre docente di filosofia, poliziotti e carabinieri, e non pochi pensionati. Sorpresi nudi o quasi, molti si sono fatti prendere da autentiche crisi isteriche, non del tutto immotivate giacché ad attenderli a casa mogli e figli sul piede di guerra, e non solo.

La clientela era davvero molto eterogenea: in prevalenza uomini di mezz’età, sposati e con figli. Molti i vip, ha rivelato il titolare della sauna a la «La Stampa»: fra loro anche attori celebri, calciatori, avvocati, giornalisti, docenti, un prelato straniero e qualche magistrato. Adesso temono lo scandalo e sperano di riuscire a insabbiare l’accaduto. Soprattutto i due prelati temono per sé stessi, ovviamente. Tra l’altro sembrerebbe che nella casa ci fossero anche icone religiose, un Cristo dipinto, un Apollo dorato a grandezza naturale, tappezzeria rossa, oltre a svariati film hard in vhs e su dvd.

Il locale risulta aperto dal 1981 e figurava recensito su moltissime guide per omosessuali anche in lingua inglese, nonché in inserzioni su periodici per gay. Nei locali la polizia ha sequestrato una sessantina di videocassette e dvd a luci rosse, decine di confezioni di preservativi. «Mai avuto problemi in passato» ha sottolineato al quotidiano torinese il proprietario. «Non vorrei che fosse una crociata anti-gay» ha rinforzato il suo avvocato Raffaella Variglia. Lo Marco li ascolta, non stupito, e commenta: «Non davamo fastidio a nessuno, ci hanno chiusi solo perchè è un locale per gay». L’avvocato difensore di Lo Marco, Raffaella Variglia, si dice certa che a breve l’Antares riaprirà: «Le accuse contestate al titolare sono inconsistenti. Se all’interno della sauna i clienti prendevano accordi tra loro per incontrarsi, Lo Marco non c’entra nulla. Non vorremmo che, alla fine, sia in atto una crociata anti-gay».

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 07:03 | polemiche, cronaca, costume, prima pagina, società, ultime notizie, scandali, cronaca vera, via del campo, last news | clicca per commentare commenti (11)



Fuck All Fascists

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, aprile 27, 2008



Fuck All Fascists



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 11:27 | fuck you | clicca per commentare



Il padre - per Racconti di Primavera

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, aprile 26, 2008


25 aprile 1945
- illustrazione di Chatterly -


Il padre

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
Sul far del mattino ancora la testa gli portava l’eco delle rabbiose parole che lui, Mattia, aveva pronunciato per ultime: “Padre, sei un nero bastardo.”
 
* * *
 
“Tu vorresti essere un poeta?” Non attese risposta. Subito abbatté sul volto scavato di Mattia un violento colpo di frustino; la guancia gli si tagliò subito, lasciando scoperta una profonda viva ferita sanguinante rosso sangue. Mattia sentì un conato di vomito scavargli lo stomaco. Il Padre gli stava di fronte, inflessibile, scuro e terribile, diavolo immortale e impietoso, sentina di vizi nascosti. Lo congedò, furente, ma non prima d’avergli sputato in faccia, mentre Mattia, fra i denti, l’accusava d’esser un nero bastardo. Il Padre fece finta di non sentire: entrambi credevano che, con tutta probabilità, non si sarebbero incontrati mai più. Mattia si chiuse la porta del bureau dietro le spalle, mentre il Padre lappava con la punta della lingua il frustino ancora fresco di sangue; aveva già deciso che Mattia sarebbe morto in un incidente.
 
* * *
 
Entrambi avevano sbagliato a credere che non si sarebbero incrociati un’ultima volta, l’uno di fronte all’altro. Le vie dell’Uomo sono infinite! Mattia era davanti al Padre morente: sarebbe stato lui a sparare il colpo definitivo. Prima di trapanargli il cranio con una pallottola pazza, con la stessa pistola che il Padre aveva utilizzato per far fuori i suoi oppositori, Mattia gli sussurrò in un orecchio: “Padre, adesso sei un bastardo rosso di sangue. Forse io non sono un poeta, ma la poesia migliore rimane sempre la giustizia: un umano incidente.” Il Padre ebbe soltanto la forza di guardare la cicatrice sulla guancia sinistra di Mattia, distrattamente, con disprezzo; non disse alcunché, e attese col sorriso sulle labbra che la sua vita venisse consegnata all’Averno. Premette il grilletto: la pallottola fece il suo dovere.
 
* * *
 
“E quand’è che avresti sognato d’uccidere il Duce?”
“Te l’ho detto: è un sogno ricorrente. Ogni notte.”
“E’ da quando hai avuto quell’incidente automobilistico che me lo racconti.”
“Già. Ne sono uscito vivo per miracolo. La macchina era tutta accartocciata su sé stessa. Una settimana in coma, e tre mesi di riabilitazione dopo. Ma lo sfregio sulla guancia, per quello non c’è stato niente da fare, nessuna plastica.”
“Non è troppo evidente” - cercò di consolarlo l’amico: “ti fa più maschio, più duro.”
Mattia si strinse nelle spalle, poi guardò l’amico dritto negli occhi: “Stai mentendo. Ma non è importante.”
“Non pensarci più. E’ passato.”
“L’incidente forse sì. Ma non il sogno. Quello si ripete sempre. E non cambia mai.”
L’amico tentò l’abbozzo d’un sorriso, ma gli venne solo una smorfia che Mattia notò con un certo disgusto: “Tu credi che io sia paranoico, non è forse così?”
”Io penso che hai bisogno d’una donna.”
“Una donna?! No.”
“Perché no? Ti ci vuole una compagna.”
”La spaventerei a morte.” Singhiozzò debolmente, poi aggiunse tutto rattristato: “Quando… quando mi sveglio, dopo l’incubo, ho solo voglia d’uccidere. Questo lo capisci?”
“Non hai mai ucciso nessuno. Hai solo paura del vuoto. Ti ci vuole una donna, credimi.”
“Forse…”
“Dimmi una cosa… perché il Duce, nel tuo sogno, lo dici Il Padre?”
Mattia sorrise suo malgrado, gravemente: “Perché è il mio genitore. Nel sogno è così.”
L’amico tirò fuori un pacchetto di Nazionali: si accese una sigaretta e ne passò una a Mattia, che l’accettò senza complimenti.
“Che cos’hai intenzione di fare ora?”
“Niente. Continuerò così, a sognare per il resto dei miei giorni.”
“Una vita di solitudine.”
“O una di sangue e morte sarebbe l’alternativa.”
“Forse è meglio che usciamo dal cimitero.”
Mattia gittò un’occhiata alla tomba del padre: “Era un partigiano, mio padre. E’ morto preso alle spalle. Neanche l’ha visto il crucco che gl’ha sparato.”
“Sì, la so la storia.”
“Nessuno si ricorda più di lui. Nessuno sa più il suo nome. Gli sono rimasto solo io.”
“Tua madre si è risposata dopo la Guerra…”
“Era una donna di facili costumi. Dopo la Liberazione, ha pensato bene di rifarsi una vita.”
“E tu non l’hai mai accettato.”
Mattia buttò il mozzicone per terra e lo spense subito con la punta del mocassino nero: “Non ho mai accettato niente: è questa la verità.”
“Andiamo!” Era un ordine. Mattia non replicò: si lasciò condurre docilmente al di là del cimitero.
 
* * *
   
“Certo che sei uno strano tipo tu.”
La ragazza non era un granché: Mattia non le confermò che era proprio così, che lui era proprio un tipo strano.
La guardò distrattamente: era semplicemente insignificante.
“Non ti piaccio?”
Mattia finì di scolare il suo bicchiere di whisky, tranquillamente.
“Mi piaci, sì. Sei carina.”
Mentì.
Uscirono dal bar insieme, abbracciati. Mattia la teneva a sé, ma solo per pura formalità.
Quando furono a letto, lui la cavalcò, ma non venne. La ragazza si limitò a dargli le spalle, e dopo un paio di sospiri ingoiati in silenzio s’addormentò…
Non era ancora l’alba, le strade erano vuote di gente. Il cadavere della donna l’aveva stipato nel bagagliaio posteriore dell’auto. Rientrò quando era già il crepuscolo. Alla frontiera francese nessun controllo, né all’andata né al ritorno, tutto liscio come l’olio. Quella notte, per la prima volta, non ebbe incubi.
 
* * *
 
“Mi sembri più rilassato oggi. Sei stato con una donna, così m’hanno detto.”
“Me l’hai consigliato tu.”
“Sì. Era ora.”
Silenzio.
“La rivedrai?”
“Non penso” - sbottò annoiato Mattia: “non è il mio tipo.”
“Capisco.” Sospirò. “Me l’ha detto la portinaia che sei stato con una donna.”
“Davvero?” Mattia si finse sorpreso.
“Ha detto che non l’ha più vista…” E lasciò la frase in sospeso.
“Te l’ho già detto: non era il mio tipo. Troppo frigida.” E scoppiò subito in una risata cavernosa.
“Uhm… Peccato.” E così dicendo gli mise sotto il naso il giornale. Mattia lo raccolse: lesse l’articolo, tranquillamente, poi sorrise all’amico.
Il barista li osservava ma con severa distrazione: erano solo due uomini per lui, dei clienti.
“Che intendi fare?”
“Che intendi insinuare?” - sbottò rabbiosamente Mattia.
“Niente.”
“Niente. Bene. Allora offrimi una delle tue Nazionali.”
L’amico gli allungò una sigaretta. L’accese e in silenzio prese a fumare, mentre l’amico l’osservava.
“E’ filato tutto liscio come l’olio.” - ammise alla fine Mattia, spegnendo il mozzicone nel posacenere.
“Tutto?”
“Sì, tutto.”
L’amico si fece serio e s’oscurò in volto: “Ne sei sicuro?”
“Tu non lo dirai in giro.”
“Io non lo dirò in giro, non ce n’è bisogno…”
Il cuore di Mattia mancò mezzo colpo: “Vorresti forse darmi a intendere che… Che cosa?”
L’amico lo fissò. Mattia li guardò bene quegl’occhi e subito comprese che per lui era finita. Prima che potesse dire un solo ma, si trovò incollato al bancone del bar con il volto schiacciato sulla sua superficie. S’agitò, ma le mani che lo tenevano fermo erano troppo forti perché potesse liberarsi dalla loro stretta.
 
Fu condotto all’aria aperta, ammanettato.
‘Maledetta puttana! Ha fatto la spia, la stronza.’ - pensò. Il sangue gl’obnubilò la mente. Si strappò dalla presa dei due poliziotti che lo tenevano. Solo il tempo di fare due passi, poi un dolore lancinante gli trapanò il petto e si scoprì in fin di vita, sanguinante, disteso sull’asfalto.
Mentre moriva, l’eco delle sue parole, quelle del sogno, quelle ch’aveva sparato nel cervello del Padre: “Padre, adesso sei un bastardo rosso di sangue. Forse io non sono un poeta, ma la poesia migliore rimane sempre la giustizia: un umano incidente.”
Spirò.
Piangendo, in silenzio, l’amico gli chiuse gl’occhi. Seguì con l’indice tutta la lunghezza della cicatrice ch’era sulla guancia sinistra di Mattia: sì, era davvero brutta, tanto brutta, indelebile. Poi, tristemente, si allontanò dal corpo dell’amico. E lui lo sapeva che Mattia aveva sempre scritto della pessima poesia quand’era in vita, quando non gli era ancora capitato quel maledetto incidente automobilistico.


Racconti di primavera


Questo racconto fa parte di  Racconti di Primavera , a cura di Stefania Nardini, ospitato sul quindicinale La Tribuna n. 8.

Vi lascio dunque alla lettura del racconto già apparso su La Tribuna

Buona lettura. (g.i.) 

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:28 | segnalazioni, racconti | clicca per commentare commenti (23)



I Want to Believe

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - venerdì, aprile 25, 2008





  Alieno, portami via!

Qui gli alieni possono lasciare i loro OT





by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:30 | alieni, bacheca, senza parole, ot , cazzeggioselvaggio | clicca per commentare commenti (39)



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