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una candela per il Tibet
Di Pietro paparazzato ma non c'è scoop
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giovedì, luglio 31, 2008

Antonio Di Pietro paparazzato
Ma non c’è scoop
Antonio Di Pietro, amichevolmente Tonino, è stato paparazzato su “Chi”: lo si vede in compagnia di quella che dovrebbe essere una attraente moretta, mentre la bacia. Inutile dire che “Chi” fa parte del gruppo Mondadori, che è ovviamente nelle mani di Berlusconi.
Di Pietro spiega il presunto scoop: “Ma quale scandalo! Ero fuori da un ristorante dove abbiamo festeggiato il compleanno di Silvana Mura e bastava allargare l’obiettivo per riprendere altre venti persone intorno a me. Avrò diritto di partecipare a una festa? E comunque io a questo livello non voglio scendere. Che il Cavaliere invece di far fare falsi scoop ai suoi giornali e usarli come una clava politica si preoccupi d’altro. Fa leggi per non farsi processare, promette di salvare Alitalia e indebita lo Stato, manda a casa i precari per legge. Mi sembra Superciuk che toglie ai poveri per dare ai ricchi. Questo è il problema, non un casto bacio di saluto”. E continua prendendo le difese della signora, di cui non fa giustamente il nome: “Mi dispiace per lei che non c’entra niente. Non ha niente a che fare con la politica”. La misteriosa signora sarebbe un’amica di Gabriele Cimadoro, deputato Idv. E con questo?
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Dieu n’existe pas, Max Aplboïm
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Franz Krauspenhaar contratta il prezzo
d'una prestazione un po' particolare
[ 26 luglio 2006, h. 20:00, Milano ]

Genesis - Jesus He knows me
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Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, parola di Silvio Berlusconi
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mercoledì, luglio 30, 2008
«Mussolini non ha mai ammazzato nessuno. Non ci sono paragoni con Saddam.
Il regime fascista non era così feroce.
Il Duce mandava la gente in vacanza al confino».
Silvio Berlusconi durante un'intervista rilasciata
al settimanale britannico The Spectator, settembre 2003.
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Pechino censura i giornali
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Olimpiadi di Pechino: la censura
I giornalisti denunciano
di Giuseppe Iannozzi
La Cina ammette di aver censurato diversi siti. La censura rimarrà in vigore per tutta la durata delle Olimpiadi di Pechino. A nulla sono valse le proteste dei giornalisti. Le promesse fatte dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO) sono state disattese. A ribadire lo stato di censura è il portavoce del Comitato organizzatore dei Giochi di Pechino, Sun Weide, confermando una posizione già espressa in precedenza dalle autorità cinesi.
I giornalisti stranieri in Cina, sia quelli già da tempo residenti nel Paese sia quelli venuti in occasione delle Olimpiadi, denunciano di non poter accedere a tanti siti, ma la denuncia rimane nell'aria inquinata, insieme a quella dei monaci buddisti che continuano a essere violentemente vessati dal governo cinese. I siti bloccati sono tutti quelli che si occupano dei diritti umani, nonché le organizzazioni tibetane in esilio e molti media stranieri invisi alla Cina. Tra i siti vietati anche Amnesty International, Deutsche Welle, una radio tedesca, i giornali Apple Daily di Hong-Kong e Liberty Times Taiwan.
Sun Weide spiega in maniera più che mai subdola: "La nostra promessa era di permettere ai giornalisti di usare internet per il loro lavoro durante le olimpiadi e noi abbiamo assicurato questa possibilità a sufficienza". Di fatto la dichiarazione smentisce la promessa, che la Cina aveva fatto dietro le pressioni del CIO, di garantire l'accesso completo alla rete durante i giochi.
A questo punto auspico che almeno i giornalisti, adesso che hanno visto coi loro occhi lo stato di censura che vige in Cina, boicottino in toto le Olimpiadi e non diano alcuna informazione sui giochi olimpici.
I monaci buddisti continuano le manifestazioni di protesta, ma la repressione cinese in Tibet li mette subito a tacere con la più indiscriminata violenza.
Boicottate la Cina.
Boicottate Pechino e i Giochi.
Boicottate tutti gli sponsor delle Olimpiadi.
Boicottate Carla Bruni.
Boicottate chiunque e qualsiasi cosa abbia a che vedere con questi Giochi di Pechino, che sono di sangue innocente e di censura.
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Cosimo Argentina e l'Italia in un pallone di cuoio
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Cosimo Argentina
e l’Italia in un pallone di cuoio
di Giuseppe Iannozzi
"Cuore di Cuoio" edito da Sironi è l’ennesimo esempio di come si preferisca il facile narrare alla letteratura. Appurato che non siamo di fronte a qualcosa che si possa dire Letteratura, “Cuore di Cuoio” è il capitolo d’una storia, quello di alcuni ragazzini che macinano le loro giornate dietro a un pallone da calcio. Si tenta, indarno, un’ironia linguistica e caratteriale che potrebbe essere vagamente paragonata a quella di Stefano Benni, ma i personaggi disegnati da Cosimo Argentina emergono ipervivaci, troppo perché possano risultare (in)credibili e divertenti; riescono invece a emergere come stereotipi d’un’adolescenza infarcita di dialetto (e slang) e scelte su o questo o quello. Per l’autore l’adolescenza è questo o quello, non è mai “qualcos’altro”.
Ci troviamo a Taranto: qui un gruppo di amici - degli amiconi si direbbe -, e il sogno di tutti è quello che purtroppo addomestica la stragrande maggioranza degli italioti, diventare un calciatore professionista. Ogni bambino a Taranto solo sogna di vivere la propria vita coi piedi incollati a un pallone: chiaramente subito è forte l’opposizione dei genitori, che preferirebbero per i loro figli una passione più concreta e/o nobile, quella del musicista! Camillo Marlo, protagonista di questo romanzo, è un ragazzino come tanti altri, ma con in testa il pallone al posto d’un po’ di sale marino. Questo quattordicenne degli anni Settanta vive per il pallone e altro non ha: le ragazze vengono identificate coi nomi delle squadre di calcio e sempre vengono dopo gli amici e il pallone. Sullo sfondo l’Italia, quella degli anni Settanta: appena abbozzata, serve solo da contraltare alla passione del calcio.
A quattordici anni si ha ancora tutto il mondo in mano o ai propri piedi: i personaggi di Cosimo Argentina, il mondo hanno deciso di conquistarselo a forza di calci. Così Taranto diventa teatrino di mamme sui balconi di casa, di urla contro i figli e di professoresse come erinni violentate nello stereotipo dell’inadeguatezza, ma anche di vitelloni troppo borghesi e mafiosetti, di incapaci, nonostante si costituiscano in “branco”. Immancabilmente non manca la “puttana”, una Carmen ormai carampàna che indarno cerca di strappare almeno una risata a marinai catarrosi - che non se la filano - e se dio lo volesse, soldi e magari un po’ di sesso, foss’anche solo per ricordare i vecchi tempi, quelli di quand’era capace di costringere un uomo in ginocchio da lei. E’ un’umanità esasperata, enfatizzata, pesante che tracima oltre il gusto trash: l’Italia che è in Taranto è confusione di sogni e lingue, e anche di malelingue, troppo irreale e ipervivace perché la fantasia del lettore possa ingollarla senza batter ciglio. Così, la fantasia è costretta a interrogarsi sul perché proprio lei, la fantasia, sia stata violentata attraverso cliché così tanto abusati. Essenzialmente siamo di fronte a una raccolta di “luoghi comuni” oltremodo gonfiati col furore dei calci: dimentichiamoci dunque lo slang amaro e veritiero di Pasolini, o la perfezione icastica d’una curva del latte à la Nico Orengo, e tutti gli anni Settanta pure, perché in “Cuore di Cuoio” il calcio è la droga, l’unica che i quattordicenni tarantini assumono.
I personaggi de il rione Italia Montegranaro, dove tra “il mare è là e noi qua”, hanno un cuore che è quello del pallone, ma anche la testa è nel “pallone”: il rione è un fermento di mari, la passione è sempre la solita, quella che gli italioti ancora oggi inseguono sbudellandosi allo stadio o più pacificamente, in panciolle, davanti allo schermo della Tv rigorosamente satellitare, ma sempre con la rabbia ben stretta fra i denti. Così oggi, mentre la depressione avanza e fa gol, mentre non s’arriva al ventisette del mese per prendere una magrissima busta paga che spesse volte non c’è, gli italioti ancora riescono a spendere fior di quattrini per pagarsi abbonamenti allo stadio, o, mal che vada, a imbucarsi nella tv satellitare tutta (o quasi) dedicata al calcio.
Si esce dalla lettura di “Cuore di Cuoio” con l’amaro in bocca, quello che s’avrebbe se si provasse a suggere “le menne enormi e molli e profumate come le auto dei ricottari di Carmen”. Per questo gusto amaro di “menne stagionate” val la pena di leggere “Cuore di Cuoio” di Cosimo Argentina, però con la raccomandazione che siamo di fronte a un lungo racconto, davanti alla porta d’un campo da calcio nel tentativo - con rabbiosa speranza stretta fra i denti - di fare gol all’ultimo minuto, quello dei tempisupplementari.
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Maroni indignato: il pericolo leghista per l’Italia e l’Europa
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martedì, luglio 29, 2008

Il pericolo leghista per l’Italia e l’Europa
di Giuseppe Iannozzi
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![]() L’autore Marco De Franchi è nato a Roma e attualmente vive in Toscana. È Sostituto commissario della Polizia di Stato in servizio presso la Squadra Mobile e ha fatto parte del gruppo investigativo che ha condotto l’inchiesta sulle nuove Br fino all’arresto dei responsabili degli omicidi D’Antona, Biagi e Petri. Anche da questa esperienza è nato il romanzo La carne e il sangue. Ha pubblicato in numerose antologie e riviste come L’Eternauta e M-Rivista del Mistero. Un suo racconto è apparso di recente nell’antologia La Legge dei Figli, per Meridiano Zero. Molti suoi racconti, oltre alla traduzione del romanzo breve Gli Occhi nel Bosco, sono apparsi in Francia. È stato soggettista e sceneggiatore di fumetti per le riviste Lanciostory e Skorpio. |
Autore: Marco De Franchi Titolo: La carne e il sangue Barbera Editore Collana: Radio Londra In libreria: agosto 2008 Prezzo: 14,90 euro ISBN: 978-7899-242-9 “Finalmente il romanzo che ci racconta con potenza narrativa e conoscenza diretta dei fatti il nuovo terrorismo italiano”. Gianfranco de Turris Leggi l'incipitIl libro Marco Biagi è stato appena ucciso. Prima e dopo di lui, gli omicidi di Massimo D’Antona e di Emanuele Petri. E poi le rapine, gli attentati. Il Paese precipita di nuovo nell’incubo degli anni di piombo. Ma il mosaico di sangue che i terroristi delle Nuove Brigate rosse hanno iniziato a tracciare è solo all’inizio. Il loro progetto è audace e terribile. E sta per colpire ancora una volta. Mentre un gruppo di investigatori tra Roma, Firenze e Bologna tenta di svelare le identità degli appartenenti all’ultima, feroce colonna armata del partito combattente e a impedire il compimento del definitivo, fatale attacco allo Stato, sui fronti opposti di questa guerra disperata due donne intrecciano in maniera imprevedibile i loro destini. Lucia Cardini è una moglie innamorata, una madre amorevole e conduce un’esistenza tranquilla, borghese. Eppure, quando le esigenze lo richiedono, quando nessuno guarda, Lucia si trasforma in “Federica”, militante rivoluzionaria, combattente determinata e spietata, fedele alla causa brigatista, decisa a percorrere la sua strada fino in fondo, fino al sacrificio dei propri affetti. Fino all’omicidio. Serena D’Amico è un commissario di polizia che ha sacrificato la sua vita alla caccia ai terroristi. Il suo compito, adesso, è quello di dare un nome e un volto all’imprendibile Federica. Ma dalla terrorista e dalla sua vita nascosta Serena finirà per restare ossessionata, imprigionata. Finché scoprirà, con sorpresa, di essere legata alla brigatista da un episodio, doloroso e terribile, del suo passato. Lo scontro a distanza tra le due donne travolgerà, alla fine, ogni loro riferimento, l’amore di un uomo, l’affetto di un figlio, gli ideali e l’integrità stessa delle loro vite, verso un’inevitabile, tragica conclusione. Sullo sfondo autentico delle ultime vicende della lotta tra Stato e BR, un romanzo che immagina quello che avrebbe potuto accadere e svela quello che per poco non è realmente successo. |
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Lady Bug & King Lear
written by
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& King Lear
possano in qualche modo essere messe
Spero per te tu non abbia una simile arroganza
e un po’ mi titillavi il pelo del nudo petto
che non mi sia accorto per tempo che ti sbattevi
presto ben oliate contromisure? No, dài, non gridare
come te ha avuto l’ardire di spacciarsi per maschio –
con siffatte parole: “Se torturi un uomo, figlio mio,
Devo dunque ricorrere ai vecchi metodi
per farti rendere una piena confessione? E’ questo
dunque che cerchi, la tortura più crudele
prima di spirare in pubblica piazza sulla forca?
un solo colore può vestirlo, il rosso, il rosso
che è sangue, che è vita, che è morte, e che ahimè
un po’ l’ambiente – che si sta saturando d’un’aria
tosto il tuo corpo penzolar là fuori, con la gente d’attorno
seppur abbia giaciuto, o meglio soggiaciuto
che non merita uno schiaffo, un calcio nelle terga,
Oh, che guizzo in quegl’occhietti iniettati di sangue,
il Fato abbia già definito vita morte e miracoli
d’un paggio che se la fa sotto; teniamo in conto
anche la sua di opinione, perché non vorremmo mica
passare per maschilisti, vero? Oh, zitto, zitto, zitto,
“Mia Regina, My Lady Bug, quale onore per il Re
avervi qui in tutto il vostro splendore. E che bel vestito,
Abito più adatto non avreste potuto indossare oggi,
non stenterete a riconoscere e che abbisogna
d’una severa lezione che non possa più dimenticare.
Le fustigate sulle terga e la schiena non son servite,
e quello appresso non più. Però che occhiaie profonde!
Almeno un cerone, mio Re. Non vi consiglio
la ghigliottina, con quelle borse sotto gli occhi
farebbe una figura tremenda: immaginatevi il capo
che ruzzola e sfugge dalla cesta. Che orrore, che orrore!
voluto spendere due baiocchi per un po’ di trucco?
Impiccarlo poi, non se ne parla nemmeno.”
“E perché di grazia, mia Sovrana?”
“Ma ve lo immaginate a penzolare per tre giorni
“Abbiamo quei Mastini Napoletani. Sguinzagliarglieli
correndo invano, cercando di portare a casa le chiappe.”
“Mio Re, questa sì che è un’idea geniale. E’ così pallido.
non vede l’ora di metter un po’ di rossore sulle gote
ora smunte e spente. Mi par che sia tutto eccitato,
e che gli stringe la gola fin quasi a soffocarlo?”
“Dite che è un po’ stretto? A me sembra così carino.”
“Lo è, ma gli manca il fiato. E’ un miracolo
che non sia stramazzato. Per essere un paggio
ha il fiato d’un selvaggio.”
merita una più alta considerazione: l’ironia è lo zerbino
dei poveri di spirito, e Voi, mio Sire, siete in tutto ricco,
il vostro Sire non fosse per la bellezza che l’oscura.”
“Troppo buono, mio amatissimo Sovrano d’ogni cosa
viva o morta che sia.”
“Che allora si proceda. Che i mastini gli mordano
le chiappe fino a che esanime non crollerà in terra.
vita? Povero Paggio. Però se l’è proprio cercata,
e rompicoglioni, e non uno che abbia mai combinato
qualcosa di buono.
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