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d'amore - di Romantica Vany & King Lear

d'Amore di Vany & king Lear


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Sui vigliacchi

written by King Lear    - mercoledì, dicembre 31, 2008



IANNOX TEXAS RANGER


A questo mondo si puo' guarire da quasi ogni malattia,
ma non dalla vigliaccheria. Sempre e in ogni caso
i vigliacchi meritano il massimo della pena
che una società civile gli puo' comminare.
Solo così l'esistenza, che essi conducono strisciando
come vermi tra guardie ladri e scimmie,
assumerà una seppur minima parvenza di realismo garantito.






by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 11:10 | politica, riflessioni, società, società e politica, iannozzi giuseppe | BlogNews | clicca per commentare commenti (32)



"Gli scartafacci di Fenoglio": questo l'insulto di Krauspenhaar contro Beppe Fenoglio

written by King Lear    - martedì, dicembre 30, 2008


"Gli scartafacci di Fenoglio": questo l'insulto
di Krauspenhaar contro Beppe Fenoglio



di Iannozzi Giuseppe


Franz Krauspenhaar: "gli scartafacci di Fenoglio".
Beppe Fenoglio per Franz Krauspenhaar produceva degli scartafacci. Lo ha dichiarato in data 30 dicembre 2008 sulle colonne del lit-blog Nazione Indiana.
Quello di Krauspenhaar non puo' che essere inteso come un vergognoso fanatico razzismo.
Soltanto un giudizio critico campato in aria?
Anche se così fosse, impossibile assolvere Krauspenhaar, che o non hai mai letto Beppe Fenoglio o se l'ha letto non ne ha mai compresa la statura artistica umana e politica.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 17:03 | cultura, polemiche, news, letteratura, editoria, controinformazione, primo piano, dichiarazioni, informazione, razzismo, prima pagina, scrittori, scandali, fanatismo, giudizi, parola di, last news, lit-blog, dichiarazioni firmate, parola di scrittore | BlogNews | clicca per commentare commenti (4)



Franz Krauspehaar: l'ennesimo delirio

written by King Lear    -


Krauspehaar: l'ennesimo delirio

http://www.markelo.net


- Iannozzi, se la smettessi di considerarti un “prigioniero politico del web” ne guadagneresti in salute. Se mi permetti, la notazione, tu sei solo prigioniero di qualcosa che potrebbe interessare un commediografo dell’assurdo. Il migliore è passato da poco a miglior vita (si riferisce ad Harold Pinter – ndr): potresti scrivere la tua autobiografia in braille.


- L’unica cosa scomoda che hai fatto è stata di andare da Lulu per farti stampare il romanzo a tue spese, come fece Genna ma con ben altri risultati. Io penso che quelli come te hanno creato irrespirabile l’aria dei litblog. Penso che quelli come te, fautori di una falsa democrazia delle idee (le tue cazzate, come quelle di altri, non hanno lo stesso peso di altre idee, ma purtroppo fanno franare le discussioni, come questa, siano in realtà dei violenti, dei nazistucoli da attentato alle vecchiette inermi. Siete i “Ludwig”, inteso come gruppuscolo terroristico di estrema destra, della paraletteratura col pannolone per incontinenti. E guarda Iannozzi, se continui su questa strada, chiamo la legge, perchè sono abbastanza stufo di essere chiamato “nazista” e “fascista” da una nullità integrale come te. E questo valga per chiunque altro, che si chiami Tashtego o Marco Rovelli, che peraltro, differentemente a te e a Pecoraro, è una persona che stimo e per la quale nutro un sincero affetto da anni.

- Iannozzi, la tua “abilità” di prosatore è ben conosciuta; basta aprire una qualsiasi “pagina” del tuo “blog pieno di pantegane”, come l’ha definito una mia simpatica amica.
Mi baso su quello che in questi anni ho avuto la bontà di leggere. Roba che nemmeno alle scuole medie, guarda. Se sei rimasto a rimestare gli scartafacci di Fenoglio, se sei rimasto a Kerouac e con questo crei metri di giudizio su un lavoro (buono o cattivo che sia) che con Kerouac non c’entra nulla, se ti sei appiccicato in testa la patente di “critico” e la spacci a destra e a manca come altri, più furbi, spacciano l’ecstasy ai ragazzini sempre delle medie, io non so davvero che farci. Credo che la letteratura, per quel cazzo che vale (ormai un bel niente) sia comunque esercizio di intelligenza e di vita troppo difficile per le tue umili forze. Io credo - e sono l’unico a dirtelo, perchè ho la faccia per dirtelo, e ti faccio anche un piacere - che dovresti davvero, per il tuo bene passare ai videogiochi. Dalla Lipperini i videogiochi sono più o meno una forma letteraria: vai a divertirti con lei. Oppure vai in una scuola media e gioca coi ragazzini.

- Aggiungo che Lulu non + un editore: è uno stampatore. Poi uno di Lulu può farci quello che crede: vale a dire illudersi di essere uno scrittore (come te) o provare a vendersi un proprio romanzo ottenendo buoni risultati ma avendo alle spalle pubblicazioni con editori VERI, come Giuseppe Genna. Io fossi in te, davvero, andrei a giocarmi le ultime speranze al superenalotto.


- Una precisazione, ancora: quando in un commento rivolto a Iannozzi parlo di “scartafacci di Fenoglio” non voglio certo dire che uno dei nostri migliori scrittori del 900 produceva scartafacci. Avrei dovuto dire, meglio, che lo Iannozzi produce del “fenoglismo predigerito”.


- Torno a Baldrati: sono d’accordo. Alligator a me ha fatto più volte infuriare; è subdolo, colpisce per ferire. Al confronto Iannozzi fa tenerezza. Adottare il sarcasmo con un personaggio così è forse la cosa migliore, a parte ignorarlo. Ma se si ignorasse da solo, come gli ho consigliato io una volta, cioè se si togliesse gentilmente dai coglioni, sarebbe un bel guadagno per tutti.


Post in corso di aggiornamento, difatti Franz Krauspenhaar ha deciso di dar fiato alle trombe e non gli riesce più di smettere... speriamo che tutte queste calunnie infamie e diffamazioni possano servirgli... sicuramente sono un'ottima pubblicità che si fa sia come uomo sia come scrittore... beato lui che puo' permettersi simili deliri!



Leggi anche tutti gli altri deliri di onnipotenza di Franz Krauspenhaar:



"allora iannozzi, non ti sei stufato di fare il buffone? perché se non sai di essere un grandissimo buffone, di una rozzezza argomentativa senza precedenti, se non sai di essere un volgare pipparolo della letteratura webbica, allora vuol dire che - prendendoti sul serio - stai veramente male. e allora che dio ti protegga."

krauspenhaar ringrazia iannozzi - scripta manent a maggiore gloria di franz krauspenhaar


“Iannozzi andrebbe appeso per le palle, una volta per tutte. Sulla pubblica piazza.
Quando mi riferisco ai ‘blogger fanfaroni’ mi riferisco non solo a lui, però. Lui è la punta dell’iceberg. Ma sotto di lui (come entità del danno) ce ne sono molti altri, meno stupidi, o meno matti.
Iannozzi, ti farei dare una scarica ad alto voltaggio ai coglioni, se fossi un delinquente. Siccome non lo sono, finisce tutto così, allegramente, come sempre. Mancavi giusto tu per mandare tutto in vacca. E’ quello che fai con successo da anni. Mandare tutto a puttane. Bravo.”

Krauspenhaar minaccia Iannozzi online alla maniera dei filo-nazistoidi

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 10:21 | news, blog, blogosfera, verba volant scripta manent, dichiarazioni, blogger, dichiarazioni firmate, insulti calunnie diffamazioni, terrorismo webbico | BlogNews | clicca per commentare commenti



La Top 10 dei peggiori scrittori italiani del 2008: al primo posto ex aequo Wu Ming 4 e Krauspenhaar

written by King Lear    - lunedì, dicembre 29, 2008



I peggiori scrittori italiani del 2008


a cura di Iannozzi Giuseppe



E' tempo di classifiche. Di bilanci. Un anno di uscite editoriali, tra inutilità e vergogna.




Ex aequo Wu Ming 4 e Franz Krauspenhaar si aggiudicano la palma di peggiori scrittori italiani. Al secondo posto Antonio Moresco, mentre al terzo Letizia Muratori.




La Top 10 dei peggiori scrittori italiani del 2008: *



1.
Wu Ming 4 - Stella del mattino, Einaudi

Franz Krauspenhaar - Era mio padre, Fazi

2. Antonio Moresco - Lettere a nessuno, Rizzoli

3. Letizia Muratori - La casa madre, Adelphi

4. Giancarlo De Cataldo - Nelle mani giuste, Einaudi

5. Luca Casarini - La parte della fortuna, Mondadori

6. Babsi Jones - Sappiano le mie parole di sangue, Rizzoli

7. Giuseppe Genna - Hitler, Mondadori

8. Girolamo De Michele - La visione del cieco, Einaudi

9. Valerio Evangelisti - La luce di Orione, Mondadori

10. Corrado Augias (con Remo Cacitti) - Inchiesta sul Cristianesimo, Mondadori


* Alcuni autori segnalati sono andati in libreria a cavallo tra il 2007 e il 2008, perciò sono stati inclusi nella presente classifica.

Dove presente un collegamento ipertestuale è possibile leggere una critica firmata da Iannozzi Giuseppe. E' sufficiente cliccare sul titolo per essere reinderizzati alla recensione.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:06 | recensioni, libri, news, trash, editoria, autori, classifica, in libreria, curiosità, top ten | BlogNews | clicca per commentare commenti (3)



Favola. Vanessa e l'orso

written by King Lear    -







Favola



Vanessa e l’orso
 
 
di Iannozzi Giuseppe
 
 
 


 
questa favola è per quella peste di Vany
che non si rassegna a non essere romantica
 


 
Vanessa, una ragazzina che viveva di sogni colorati, di piccole certezze, di carezze, di albe e di tramonti infiammati di romanticismo, non pensava mai che il mondo d’attorno potesse accogliere il Male. Era felice. Non chiedeva poi molto alla vita, solo un principe azzurro che la rapisse per portarla in un paese di girasoli e papaveri, ma non troppo lontano da mamma e papà. Desiderava una casetta di mattoni rossi, come quelle che non di rado vedeva raffigurate sulle scatole delle costruzioni Lego: quei mattoncini tutti colorati e diversi l’uno dall’altro le portavano tanta lietezza nell’anima e vedere il fratellino giocare felice con il Lego per costruire creature e dimore impossibili le affogava il cuore in un bagno di serenità. Si può dire che la vita di Vanessa fosse delle più semplici, il suo animo infatti non desiderava la grandezza dei potenti tutti chiacchiere e niente arrosto, né sentiva il bisogno d’avere di più di quello che già aveva: solo le sarebbe piaciuto vivere per una volta una favola d’amore. Una favola che fosse per sempre, perché era sua convinzione che d’amore ce n’è uno solo e basta; guardava con diffidenza a quelle donnine troppo allegre che cambiano uomo di anno in anno per arrivare presto alla vecchiaia tutte grinzose e costrette a pagare un gigolò per una notte di sofisticate grida, di finto appagamento.
In famiglia tutto andava per il meglio: nella sua cameretta di arcobaleni alle pareti e di aurore disegnate sulle lenzuola di fresco cotone, Vanessa conduceva una vita tranquilla sempre col sorriso sulle labbra. L’innocenza non l’aveva abbandonata con la maggiore età e questo era il tratto più caratteristico e bello della giovane. Poco più che ventenne, le gote fiammeggianti di virgineo pudore, gli occhi neri incontestabile specchio d’innocenza, la boccuccia come bocciolo di rosa bagnata dalla guazza, Vanessa era proprio una piccola donna, una bomboniera cui mai le si sarebbe voluto far del male foss’anche solo per scherzo del destino; e così nessuno osava toccarla nel timore di sciuparne l’ingenuità bambina e di portarla così di peso nella triste realtà degli adulti. In paese tutti le volevano un bene da morire: i nonni si scappellavano al suo passaggio, i giovani segaioli abbassavano lo sguardo vergognosi di sé stessi, e il parroco la benediceva e a messa ogni domenica Vanessa era seduta in prima fila speranzosa come una madonnina. Vanessa viveva dunque la sua vita senza troppi scossoni, ma non per questo ignorava che non tutti al mondo erano allegri felici e sfamati. In fondo al cuore sapeva che lei era stata fortunata, mentre molti altri no. Non ci pensava, o meglio sapeva che lei, in ogni caso, non avrebbe potuto ordinare alle genti della Terra di non fare più le guerre e di mettere i fiori nei cannoni. Tutto quello che poteva fare contro le ingiustizie era di recitare una preghiera ogni sera, riconoscente al Signore per aver accordato alla sua esistenza una certa sobrietà di mezzi materiali per far fronte alle necessità di tutti i giorni quali il mangiare il bere il dormire al caldo sotto un tetto. La giovane era un animo semplice, non sentiva affatto la necessità d’ottenere il soverchio: le bastava fare un po’ di shopping con le amiche ma senza esagerare, tanto più che vestiva con sobrietà badando poco o nulla alle mode estemporanee.
I giorni trascorrevano immersi nella luce e nei colori: Vanessa non si sentiva minacciata, aveva i suoi sogni, di tanto in tanto si perdeva fra le nuvole e incontrava cherubini unicorni e santini, e folletti anche, perché se c’era una cosa di cui proprio soverchiava nella sua bella testolina bruna era la fantasia. Un giorno si svegliò madida di sudore: aveva avuto un incubo, però al risveglio non lo ricordava. In petto il cuore le batteva forte forte, anche se non avrebbe saputo spiegarne la ragione. Quel giorno tenne su un faccino leggermente cupo, destando la preoccupazione di tutti coloro che le stavano accanto. L’incubo non si ripropose e la vita felice della giovane tornò presto a essere quella di sempre. Poi un giorno, all’improvviso, ecco che in paese tutti a gridare di terrore: un orso, un orso grande e grosso, bruno e piuttosto brutto, era stato avvistato nei boschi. Un manipolo di valorosi si era preoccupato di dargli la caccia, ma senza risultato. Gli uomini erano tornati impauriti e costernati dal Sindaco riferendo che l’orso non poteva essere abbattuto, che le pallottole gli facevano il solletico, che sicuramente si trattava d’una creatura diabolica perché gl’occhi gli erano rossi come braci e la bocca era così tanto grande… Insomma si è capito che questo orso era proprio una gran brutto diavolaccio da pelare, non c’è bisogno d’aggiungere altri particolari circa la sua bruttezza e cattiveria. Gli uomini, tra colpi di tosse e affanno, riferirono anche che l’orso aveva chiesto una giovane vergine. Sentendo questa richiesta il Sindaco sbiancò, perché non è che le vergini crescano sugl’alberi e nemmeno i verginelli! Si raschiò la gola, balbettò qualche parola incomprensibile, poi scoppiò in un pianto senza ritegno alcuno, proprio come un vitello col gancio già pronto sotto al collo. Pianse davanti a tutti e a lungo, poi a un tratto gli s’illuminò il volto e gridò: “Vanessa!”
Lo stesso manipolo di uomini ch’era stato indarno sulle orme dell’orso, questa volta andò a bussare a casa della giovane. Gli uomini bussarono forte forte, gli fu aperto, e senza aspettare d’esser invitati a entrare eccoli con la preda fra le mani. La giovane imbavagliata per bene, ancora vestita del solo pigiamino rosa, se la portarono subito via in spalla, manco fosse un sacco postale, tra gli strepiti dei genitori che impotenti gridavano che gli si dessero spiegazioni. Vedendo che nessuno dava loro una risposta, i due poveretti presero a strapparsi i capelli e a lanciare certe urla che avrebbero spaccato i timpani pure al Padreterno. Il papà di Vanessa si gettò a capofitto sugli uomini che volevano portargli via la figlia: gli scivolò fra le gambe e uno gli riuscì d’afferrarlo per le caviglie. Il poveruomo stava per essere colpito dal tacco degli scarponi di uno di quei rapitori di ragazzine, quando si sentì forte l’”alt!” del Primo Cittadino. Più che mai concitato il Sindaco spiegò alla famiglia in lacrime che l’orso che minacciava il paese aveva preteso una giovane vergine. Sotto il peso della parola vergine, del suo significato, tutti ammutolirono, e Vanessa arrossì come un peperoncino. I genitori rimasero basiti e mentre guardavano la figlia che se ne andava via, rossa e imbavagliata come mai l’avevano vista, scombussolati, increduli, non sapevano se rallegrarsi per la notizia che la loro figliola era vergine o se piangere perché a breve sarebbe stata sacrificata all’orso. Mentre Vanessa diventava sempre più un piccolo puntino rosso fuoco all’orizzonte, i due genitori caddero in ginocchio e presero a pregare, o meglio a biasciare preghiere di singulti e di risatine isteriche.
 
In un men che non si dica la giovane fu portata vicino al bosco dove l’orso attendeva la sua offerta, e ad onor del vero non è che attendesse placido placido, era difatti eccitato e non poco: per sciogliere un pochetto la tensione ballava spostando il peso del corpaccione da un piede all’altro facendo tremare di paura tutto il sottobosco. L’orso fiutò l’aria e gli ci volle un niente per capire ch’era stato accontentato, d’altro canto non è che avesse lasciato alternative agli abitanti terrorizzati del paese se non quella di obbedire alla sua richiesta.
La giovane stava in piedi coi piedini scalzi in mezzo all’erba verde. Spirava un bel venticello né caldo né freddo, però aveva addosso solo il suo pigiamino e null’altro, e particolare da non sottovalutare era stata portata lì contro la sua volontà, come tutte le vittime sacrificali del resto, ai margini del bosco perché un orso se la pappasse o peggio. Le ci volle mezzo secondo per realizzare che aveva paura, che una sacra paura così mai l’aveva provata e che con tutta probabilità quei minuti che stava vivendo sarebbero stati gli ultimi della sua vita. A questo pensiero scoppiò a piangere in silenzio già rassegnata al suo destino. Una manciata di minuti prima era al sicuro felice nel suo lettino a dormire, a sognare mondi incantati e perfetti, ma era bastato meno d’un niente perché tutto intorno a sé cambiasse: non c’era da farsi illusioni, l’orso avrebbe fatto di lei una polpettina, nessun principe azzurro sarebbe spuntato dal folto del bosco per portarla in salvo. Capì ch’era di fronte a un’inesorabile realtà, quella che l’orso aveva decretato per lei. Cadde in ginocchio con le gote rigate dalle lacrime, quando un’ombra immane oscurò il sole. Vanessa alzò lo sguardo al cielo e incontrò il muso dell’orso.
Quando rinvenne il muso dell’orso era ancora sopra di lei: poteva sentire l’alito caldo della bestia. Non era male: sapeva di miele. La poveretta pensò che doveva essersi abbuffato con uno o più favi stracolmi di miele selvatico. Ma era ben magra consolazione: al primo accenno di fame quella brutta bestia l’avrebbe fatta fuori. Piccoli singulti cominciarono a farsi strada nella gola scotendole il petto. Fu allora che l’orso aprì bocca: “Perché piangi?”
Vanessa si fece pallida pallida: l’animale aveva parlato. Non poteva essere. O forse sì!
La ragazzina tenne vivo un silenzio ostinato: non voleva cedere alla pazzia di cui credeva d’esser vittima. Se proprio doveva andare al Creatore non voleva lasciare a quel brutto orso la soddisfazione d’aver lasciato nel mondo in sua memoria l’eco della pazzia. Tuttavia di piangere non le riusciva proprio di smettere e i singhiozzi sempre più con prepotenza presero a violentarle il petto.
L’orso sospirò, così almeno sembrò a Vanessa. E parlò, di nuovo: “Sono piccole, le tettine intendo. Proprio piccole.” 
E a questa uscita dell’orso l’amor proprio della giovane vergine ebbe la meglio sulla paura: “Non sono piccole. Sono proporzionate a me.”
L’orso non fece una piega. Si limitò a squadrarla ben bene. Poi con una zampa le sfiorò il viso ancora bagnato di lacrime salate. Vanessa si fece più bianca d’un fantasma e per poco non perse i sensi. L’animale si portò la zampa sul muso: l’annusò più volte, convinto e non convinto, poi tirò fuori la lingua e prese a leccarsela. “Salate”, sentenziò infine facendo una buffa smorfia.
Suo malgrado la ragazzina non riuscì a trattenersi e rise piano piano, una risata gentile come il trillo d’un campanellino.
 
Non riferirò a voi lettori di come Vanessa e l’orso, che aveva gettato il panico nel paese, fecero amicizia. Però vi dirò in tutta sincerità che la giovane vergine e la bestia, che si credeva esser crudele più del demonio, arrivarono mano nella mano in paese sotto gl’occhi allibiti del prete, il quale subito si segnò per perdere i sensi immediatamente dopo, del Primo Cittadino, dei genitori di Vanessa e di tutti i paesani. I più vecchi, quelli con soltanto qualche dente ballonzolante in bocca, presero a ridersela della grossa, tutti gli altri poterono solo sgranare gl’occhi incapaci di credere.
L’orso teneva la manina della giovane vergine e la teneva nella sua zampa grossa con estrema delicatezza; dal canto suo la ragazzina non pareva per niente turbata, anzi teneva sulle labbra un dolce casto sorriso di felicità, quello che la gente bene conosceva, con la sostanziale differenza che mai Vanessa era parsa così tanto angelicata.
Vanessa aveva indosso ancora il suo pigiamino, ma non sembrava in imbarazzo: forse qualche ora prima lo sarebbe stata, ma con l’orso al suo fianco era felice e basta. I vecchi del paese, ghignando, un po’ diabolici un po’ divini, non mancarono di stuzzicare la ragazzina: “Allora Vanessa, l’hai persa la verginità?” Il Primo Cittadino, nonostante fosse un uomo navigato, non riuscì a rattenere un’onda di rossore che gl’invase il volto: incollerito ma anche impaurito dalla presenza del plantigrado, alla fine si decise per un diplomatico silenzio, tanto più che l’orso - lui ne era certo - l’aveva puntato più d’una volta entrando in paese e lui come uomo non è che fosse il tipico esempio del coraggio in carne e ossa. Vale a dire: ci teneva davvero tanto alla sua pellaccia. Con piccoli passi calcolati al pelo, il Sindaco si fece dappresso alla strana coppia tremando in maniera vergognosa, ma davvero gli mancava il coraggio e tutti se ne resero conto pur senza schernirlo. In paese tutti avevano una dannata paura, fatta eccezione per le cariatidi con quattro denti in bocca e nemmeno quelli in certi casi: se la ridevano sotto i baffi, in spregio al pericolo, forse perché consapevoli che il loro tempo l’avevano fatto o forse è più giusto pensare che il tempo gl’aveva cucito addosso una saggezza che i compaesani non avevano ancora maturato. Sia come sia, il Sindaco balbettando cercò d’informarsi: “E… allora…?”
Vanessa gli regalò un sorriso di sole e con infantile gioia diede in una risatina sommessa, che alleggerì subito il cuore pesante del Primo Cittadino tremante: “L’orso viene a casa con me!”
Il Sindaco si fece statua di sale, incapace di proferir parola. Rimase in silenzio per un buon minuto lungo quanto l’eternità, dopodiché fece un senso d’assenso con la testa. E alla fine, con voce d’oltretomba, sol disse: “E’ la soluzione migliore.”
Con la manina di Vanessa stretta nella zampa orsina i due s’incamminarono verso casa. E a tutti, ma proprio a tutti, gli parve di vedere un angioletto in pigiama a piedi nudi che trascinava per un orecchio un orsacchiotto di morbido peluche. 

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Jennifer Aniston photoshoppata su GQ Usa: l'attrice di Friends confessa la verità

written by King Lear    -





Jennifer Aniston photoshoppata su GQ Usa

L'attrice confessa: "La foto è stata ritoccata"



di Iannozzi Giuseppe


Jennifer Aniston getta la maschera, o meglio Photoshop. L'attrice americana, che ha conosciuto successo e popolarità grazie alla serie televisiva Friends, ha confessato che le foto senza veli apparse sulla rivista GQ sono state ritoccate al computer. La bella Jennifer Aniston che campeggia sulla copertina di GQ, perfetta come una dea scesa in terra, in realtà è il frutto della computer graphics, almeno in buona parte. La confessione è arrivata nel corso d'un'intervista a The View. "Dov'è finita la tranquilla ragazzina di Friends?", le ha chiesto a bruciapelo la giornalista facendo riferimento alla sexy copertina di GQ. E Jennifer Aniston ha ceduto: "E' stata ritoccata con Photoshop".

Jennifer Aniston, ex moglie di Brad Pitt, già nel 2005 era apparsa sulla copertina di GQ con indosso solo un pantaloncino in jeans. Recentemente la Aniston aveva dichiarato di non veder l'ora di avere 40 anni suonati.

Sulla copertina di Gennaio 2009 di GQ Usa, l'attrice appare più bella e in forma d'una ventenne. Un corpo da sballo... Peccato che sia stato ritoccato con Photoshop; e se è pratica comune che sulle riviste patinate le attrici ricorrano al ritocco fotografico, ciò non assolve la Aniston dall'aver proposto di sé una immagine che non corrisponde alla realtà. La Aniston su GQ Usa è il frutto dell'arte del fotoritocco, non è la Aniston in carne e ossa. Sinceramente avremmo preferito di gran lunga vedere Jennifer Aniston al naturale, coi suoi pregi e difetti: ma non è stato possibile. In molti rimpiangono la ragazzina acqua e sapone che trionfava in Friends: ma sorge il sospetto che quella ragazzina non sia mai esistita.

Dopo il fallimento del suo matrimonio con Brad Pitt, Jennifer Aniston ha suo malgrado conquistato i rotocalchi di mezzo mondo che l'hanno bollata sfortunata in amore: "Le persone pensano 'Povera Jen che sta da sola'. Ma da dove viene questa idea che io sia sfortunata in amore? A me sembra di essere stata, al contrario, particolarmente fortunata". Dobbiamo crederle sulla parola? o sulle ultime foto per GQ Usa?
In ogni caso la Aniston al momento intratterrebbe una relazione con il musicista John Mayer; qualcuno sussurra che c'è nell'aria profumo di fiori d'arancio, ma sono solo voci che con molta probabilità servono più che altro a catalizzare l'attenzione dei media sull'attrice, che dopo la serie televisiva Friends, pur approdando al cinema, non ha più incontrato quel successo senza confini che la tv le aveva regalato.

Attualmente nelle sale americane la Aniston è presente con "Marley & me": il film con la Aniston ha battuto al botteghino quello dell'ex marito Brad, "The curious case of Banjamin Button". Tuttavia è una ben magra consolazione, giacché la fama che le viene da questa pellicola la deve dividere con un simpatico labrador - vero protagonista del film - e con il tenebroso biondo Owen Wilson (attore conosciuto in Italia soprattutto per i film "Behind Enemy Lines", "I Tenenbaum", "Ti presento i miei", "Starsky & Hutch" e "2 single a nozze").

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Al Capone: io sono un delinquente onesto, non ho mai fatto politica

written by King Lear    - domenica, dicembre 28, 2008



Parola di Al Capone


a cura di Iannozzi Giuseppe



- Io sono un delinquente onesto. Non ho mai fatto politica.

- Si ottiene di più con una parola gentile ed una pistola che con una parola gentile soltanto.

- “Corruzione” è lo slogan della vita americana oggi. E’ la legge, quando non si rispetta altra legge. Sta minando il paese. In tutte le città, i legislatori onesti si contano sulle dita delle mani. Quelli di Chicago, poi sulle dita di una mano sola! La virtù, l’onore, la verità e la legge sono scomparsi. Siamo tutti imbroglioni. Ci piace “farla franca”. E se non riusciamo a guadagnare il pane in modo onesto, lo facciamo in un altro modo.

- Quando vendo alcool lo chiamano contrabbando, quando i miei clienti lo servono a Lakeshore Drive la chiamano ospitalità.

"Crede che quei banchieri siano in prigione? Nossignore. Sono fra i cittadini più stimati della Florida. Sono feccia, almeno quanto i politici disonesti! Creda, io ne so qualcosa. E' da tempo che mangiano e si vestono con i miei soldi. Finché non sono entrato nel racket non sapevo quanti imbroglioni indossano abiti costosi e parlano con accento da signori."

Mio fratello Ralph è così cretino che morirebbe assiderato davanti a un bordello aspettando che la luce rossa diventi verde per passare.









Nere. Gli anni delle innocenze

di Giuseppe Iannozzi



Editore: edizione a cura dell'autore
Copyright: © 2008 Giuseppe Iannozzi
Lingua: Italiano
Paese: Italia
Edizione: 1a edizione
Pagine: 209
Dimensioni: 20.99 cm x 29.7 cm
Prezzo: € 13.76

Descrizione: Una nutrita raccolta di poesie di Giuseppe Iannozzi scritte tra il 2004 e il 2005, che l'autore ha ripreso in mano smussandole là dove era possibile per alcune loro asperità, ma sempre rimanendo fedele all'originale spirito d'ingenuità di quel particolare tormentato periodo.
Una silloge che conta più di cento poesie scelte tra le tantissime scritte nell'arco di un anno e mezzo circa. Canti d'amore, pensieri di rabbia, ballate nere (o di morte), illusioni giovanili, prose poetiche, pasquinate, il tutto condito con cinica disperazione e romantico idealismo.


Acquista la tua copia di

Nere. Gli anni delle innocenze




Se vuoi darmi una mano a diffondere la notizia,
copia il codice qui sotto e mettilo sul tuo blog






Morte all'alba
di Giuseppe Iannozzi


Morte all'alba di Giuseppe Iannozzi

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di Morte all'alba




http://www.lulu.com/content/4135701




Interviste all'autore

Leggi l'intervista a cura di Chiara Perseghin

Leggi l'intervista a cura di Mara Venuto



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 23:22 | politica, aforismi, società, società e politica, parola di, mafie quotidiane | BlogNews | clicca per commentare commenti



Eric Clapton - Layla (live version)

written by King Lear    -



Eric Clapton - Layla (live version)







Layla

by Eric Clapton - traduzione e adattamento di Giuseppe Iannozzi



Che pensi di fare quando ti sentirai sola
con nessuno al tuo fianco?
Sei scappata e ti sei nascosta troppo a lungo
Lo sai che è stato per il tuo stupido orgoglio

Layla, per te sono caduto in ginocchio
Layla, sto elemosinando, tesoro mio ti prego
Layla, tesoro, davvero non vuoi restituirmi un po' di pace?

Ho provato a consolarti
Quando il tuo vecchio amore ti ha lasciata a te stessa
Come un pazzo, mi sono innamorato di te
E tutto il mio mondo è finito sottosopra

Prendiamo solo il meglio da questo casino
prima che impazzisca del tutto
Ti prego, non dire che mai troveremo una via d'uscita
e che tutto il mio amore è perfettamente inutile


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Sarah Palin calendario 2009: cinquanta foto di Judy Patrick per l'Alaska!

written by King Lear    - sabato, dicembre 27, 2008






Sarah Palin calendario 2009

50 foto di Judy Patrick per l'Alaska!




di Iannozzi Giuseppe


Sarah Palin torna all'attacco e lo fa con un calendario, con un calendario dove lei è la protagonista assoluta. Ben oltre il limite del kitsch più grottesco, la repubblicana Sarah Palin appare in copertina con un fucile in spalla; campeggia sullo sfondo la bandiera americana a stelle e strisce. Se questa fosse l'immagine assoluta dell'America saremmo messi davvero molto ma molto male: per nostra fortuna Sarah Palin, or come ora, si deve accontentare di un calendario e non della presidenza. E in fondo forse è meglio che si faccia ritrarre prigioniera di un calendario kitsch piuttosto che tentare di nuovo l'ascesa alla Casa Bianca, che nel gennaio del 2009 vedrà finalmente l'insediamento del neoeletto presidente Barack Obama. Ed allora, purtroppo non senza pesanti e gravi strascichi l'èra Bush sarà sol più un brutto ricordo di lapidi di morti di falsità.

Sarah Palin, ancora governatrice dell’Alaska, vende sé stessa per la modica cifra di 15.95 dollari. Il calendario Hockey mom della Palin raccoglie in tutto 50 foto, molte delle quali pubblicate per la prima volta, in 13 pagine, formato 9 x 12. Un calendario molto parrocchiale, fucile compreso: Sarah appare con diversi membri della sua famiglia e sullo sfondo i paesaggi ora verdi ora innevati dell’Alaska. Le foto sono opera di Judy Patrick, ex vicesindaco di Wasilla. Il ricavato delle vendite non si sa a chi andrà, a tutto onore della trasparenza in perfetto stile repubblicano. Chi volesse acquistare il calendario può farlo su Amazon.com o accedendo al sito www.sarahcalendar.com.

Par quasi superfluo sottolinearlo, ma il successo dell’operazione calendario di Sarah Palin in pochi giorni non ha mancato di manifestarsi con cifre da capogiro, a riprova che la governatrice dell’Alaska Sarah è molto amata, soprattutto dai veri maschi americani, al di là della propria fede politica: vale ancora una volta l’antico detto di vecchia memoria… tira più un pelo di figa che un carro di buoi.






Nere. Gli anni delle innocenze

di Giuseppe Iannozzi



Editore: edizione a cura dell'autore
Copyright: © 2008 Giuseppe Iannozzi
Lingua: Italiano
Paese: Italia
Edizione: 1a edizione
Pagine: 209
Dimensioni: 20.99 cm x 29.7 cm
Prezzo: € 13.76

Descrizione: Una nutrita raccolta di poesie di Giuseppe Iannozzi scritte tra il 2004 e il 2005, che l'autore ha ripreso in mano smussandole là dove era possibile per alcune loro asperità, ma sempre rimanendo fedele all'originale spirito d'ingenuità di quel particolare tormentato periodo.
Una silloge che conta più di cento poesie scelte tra le tantissime scritte nell'arco di un anno e mezzo circa. Canti d'amore, pensieri di rabbia, ballate nere (o di morte), illusioni giovanili, prose poetiche, pasquinate, il tutto condito con cinica disperazione e romantico idealismo.


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Nere. Gli anni delle innocenze




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Morte all'alba
di Giuseppe Iannozzi


Morte all'alba di Giuseppe Iannozzi

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Interviste all'autore

Leggi l'intervista a cura di Chiara Perseghin

Leggi l'intervista a cura di Mara Venuto



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:25 | segnalazioni, politica, donne, news, personaggi famosi, foto, fotografia, editoria, satira, politici, calendari, women, prima pagina, kitsch, ladies, ultime notizie, last news, suffragette | BlogNews | clicca per commentare commenti (10)



Giulio Mozzi, consulente editoriale ed editor

written by King Lear    - venerdì, dicembre 26, 2008



Giulio Mozzi, consulente editoriale ed editor



Riceve su appuntamento e solo se siete raccomandati, come minimo, da un assessore.
Astenersi chi non puo' dimostrare di essere un raccomandato doc.
E' gradita in ogni caso una bella bustarella, o tangente che dir si voglia.


Cosa puo' fare per voi Giulio Mozzi?

Anche se non sapete scrivere, puo' farvi inserire nel catalogo Einaudi,
nella collana Stile Libero, ad esempio. E se malauguratamente non ci fosse posto,
un posto, poco ma sicuro, ve lo trova lui nel catalogo Sironi.


Perché proprio Giulio Mozzi?
Perché è una persona del tutto parziale nei giudizi che espone
con arzigogolata chiarezza santagostiniana.
Giulio Mozzi è poi anche una persona pettegola, maligna e castrante,
e non da ultimo un grandissimo censore che taciterà qualsiasi voce
che osasse dirsi non d'accordo con i suoi giudizi di valore.
Ma soprattutto perché Giulio Mozzi è un ottimo editor con le palle quadrate
che rivolterà come un guanto il vostro lavoro. Alla fine non riconoscerete neppure voi
il romanzo che gli avrete dato in mano pur essendone gli autori!
Giulio Mozzi è l'editor che fa per voi: gli date in mano una copia del Gattopardo
e lui subito vi dice, papale papale, "E' un brutto libro".
Ma se gli date il tempo di lavorarci su, in capo a due settimane o anche meno,
farà del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
un libro come piace a lui in stile Antonio Moresco o Giuseppe Genna.
E se gli concedete altre due settimane
farà del Gattopardo la nuova bibbia del minimalismo carveriano:
in pratica un lavoro migliore di quello che potrebbe mai fare Gordon Lish.


Ci si puo' fidare di questo Giulio Mozzi?
Sì. Guardatelo bene in faccia: chi non si fiderebbe della sua onestà,
della sua professionalità, del suo senso del pudore? Chi, per Dio?
E' un cattolico fondamentalista praticante, un esemplare più che mai raro:
e poi non è sposato, la sua vita è difatti tutta dedicata al lavoro e alla preghiera.
Chi meglio di lui puo' oggi venirvi incontro e fare di voi mezzecalzette dei veri scrittori?
Nessuno. O vi fidate di Giulio Mozzi o non sarete mai nessuno.
E se non lo sapeste: viaggia in treno. Sempre in treno. E' l'unico uomo sulla faccia della Terra
che è riuscito a raggiungere New York, partendo dalla stazione di Milano centrale,
con un solo unico treno espresso, viaggiando per tutto il tempo in seconda classe
in una cabina per fumatori incalliti. Ed è il solo editor, nonché consulente editoriale,
sulla faccia del pianeta che crede fermamente che la Terra sia piatta.




- Giulio Mozzi nell'esercizio delle sue funzioni -



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 20:43 | segnalazioni, news, editoria, satira, censorship, censura, politically scorrect, scrittori, editori, pasquinate, parola di, parola di scrittore | BlogNews | clicca per commentare commenti (20)



divine bestemmie

written by King Lear    -






divine bestemmie
 


di Giuseppe Iannozzi
 


 
Il Dio-Rana
 
 
Come rana
senza grazia alcuna
col culo al freddo
dai più ignorato,
quando quaggiù scende il Gesù
- per l’ennesima volta atteso -,
qui ora io gracchio a te
che il tempo è venuto
che a niuno scampo lascia
Morto è già dicembre;
sol più restano
una manciata spolverata di giorni
e di ore, di minuti e di secondi
che non uno penserà
siano importanti sul serio;
niuno immagina
quanti varcheranno
il limite oscuro
per vedere la divina luce bianca
o il niente interrotto
solamente da altro niente
Senza speranza l’uomo
sia esso ricco o povero in canna
E io che verde appaio
- ma solamente all’occhio distratto -
nascosto me ne sto
negl’acquitrini fangosi, negli stagni
dalla gloria dimenticati,
e severo gracchio uguale a Dio
conoscendo del figlio mio il destino,
e con più precisione ancora
di tutti quelli che oggi lo salutano
per crocifiggerlo appunto domani
E piano impreco porco diavolo!
 
 
 
 
 
Mare in tempesta
 
 
Da quando in mezzo all’ira del mare
tra cavalloni e mozzi traditori agl’alberi legati,
le onde ci passano sopra la testa buttandoci fuori;
i vecchi culi dicono che ci dev’essere una donna nascosta
a bordo che la tempesta ha scatenato
La polena persa, per sempre affondata
A ogni nodo dieci uomini con il cervello in acqua:
a bracciate indarno tentano di soverchiare le onde;
fan presto le teste a spaccarsi contro bassi scogli
o alti faraglioni nella nebbia nascosti
Sul pelo dell’acqua presto fioriscono rose di sangue
che ammaliano quei pochi ancora sul ponte a bestemmiare
Il vino dalle botti tutto rovesciato
col rosso delle vite tradite confuso;
non basta l’acqua a secchiate giù dal cielo
a lavare le profondità salate
nel dolce sangue affogate
 
Se solo si potesse arrivare un po’ vicini a un molo
e infine spezzarci in due e contro i frangiflutti morire,
col sole domani le nostre povere membra disperse
sarebbero forse raccolte dalle reti di pescatori più forti,
di noi più fortunati e più disgraziati: per Dio!
 
 
 
 
 
Dio di vendetta
 
 
Occhio per occhio, dente per dente
Cristo moltiplicò pani e pesci
per i morti di fame: così si dice
Il Deuteronomio è chiaro
e Hammurabi non meno,
chi giura il contrario è un falso
Come Re dei Giudei crocifisso,
il Padre non mosse un dito,
si limitò a oscurare il cielo
e a ventilare una promessa
 
Se mi tagli un braccio
ti faccio fuori tutt’e due le gambe
Se ti fai un nemico
non sperare in una stampella
 
Perché:
amerai il tuo prossimo
e odierai a morte il tuo nemico;
amate quindi i vostri nemici
e dite un’ultima preghiera per chi sta
sulle vostre orme con passo scalzo o calzato,
siete infatti tutti figli dello stesso puttaniere
che fa sorgere il sole sopra i malvagi
e i buoni;
siete tutti marci fino al midollo delle ossa,
bastardi d’ugual valore per quel Dio 
che fa piovere sopra i giusti e gli ingiusti
 
 
 
 
 
Con quelle tue parole
 
 
Con quelle tue parole
che da tanto sospettavo
pronunciassi in sentenza,
il fiato in due hai tagliato
quand’era ancora
dentro al mio petto,
non buono non cattivo
 
Con poche parole
quale male
adesso ho da sopportare!
E non c’è rimedio
né carezza di pietà che mi tolga
dall’occhio
la lacrima sul tuo viso scesa
 
Silente ora resisti
Non un singulto,
silente ma tremante resti;
e pazzo per te divento
a ogni secondo più impotente
 
T’imploro,
ai tuoi piedi cado
nudo
dannato
uguale ad angelo caduto;
e sol ottengo muto astio
 
Con quelle due parole
Con quelle tue parole
d’addio
alfine sì comprendo
che non varrà il pianto
né il desiderio
a ridarti il sorriso
Così col fiato sospeso
rimango
attendendo l’ultimo secondo
 
Con quelle due parole
Con quelle tue parole
 
Con quelle due parole






Nere. Gli anni delle innocenze

di Giuseppe Iannozzi



Editore: edizione a cura dell'autore
Copyright: © 2008 Giuseppe Iannozzi
Lingua: Italiano
Paese: Italia
Edizione: 1a edizione
Pagine: 209
Dimensioni: 20.99 cm x 29.7 cm
Prezzo: € 13.76

Descrizione: Una nutrita raccolta di poesie di Giuseppe Iannozzi scritte tra il 2004 e il 2005, che l'autore ha ripreso in mano smussandole là dove era possibile per alcune loro asperità, ma sempre rimanendo fedele all'originale spirito d'ingenuità di quel particolare tormentato periodo.
Una silloge che conta più di cento poesie scelte tra le tantissime scritte nell'arco di un anno e mezzo circa. Canti d'amore, pensieri di rabbia, ballate nere (o di morte), illusioni giovanili, prose poetiche, pasquinate, il tutto condito con cinica disperazione e romantico idealismo.


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di Giuseppe Iannozzi


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