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chiedilo alla Sibilla

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, febbraio 28, 2007


Cybilla



chiedilo alla Sibilla
 
 

di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
 
Chiedilo alla Sibilla
 
 
 
Dovunque tu sia, Cybilla cara,
spero che in qualche modo questo mio pensiero possa arrivarti,
proteggerti soprattutto da tutto e da tutti
e da me anche che ti cerco invano
 
 
 
 
Lo sapevo che ti saresti di me dimenticata
D’altro canto il mondo è grande e rotondo
e due lacrime quasi mai fanno un arcobaleno
Il calendario mi ricorda i giorni insieme
E ogni dì muoio un po’ strappando la speme
dal sorriso che m’hai lasciato in eredità
 
La tua bocca così bella da baciare ora lontana
Ma non è questo che volevo quando ti ho baciata
Eppur sì, ti ho proprio spaventata e hai ragione
di restare nel tuo angolo di paradiso ritagliato
anche se sa di pizza e coca-cola a buon mercato
 
Quel pazzo che ti raccontava storie senza capo
né fine è ancora qui che aspetta che tu ritorni
sui tuoi passi: il coraggio di dire “è finita!”
non ce l’ha, ma poi cade in amore - in ginocchio
come chi in ritardo è stato strappato dalla croce
 
Ma dov’è il tuo sorriso, dov’è la tua nuda mano?
Ma dov’è tutto l’amore, dove tutta l’ubriaca rabbia
di quei giorni insieme sotto lo stesso cielo rosato?
E soprattutto dove sei tu oggi che è quasi la Pasqua?
E soprattutto dove sei tu oggi che ho finito i giorni
da strappare dal calendario?
 
Everybody says: “Chiedilo alla Sibilla, in ginocchio e cieco”
Everybody says: “Trova una preghiera più grande del tuo cuore”
Everybody says: “La felicità ce l’avevi e l’hai fatta fuggire”
Everybody says: “Che ti aspetti! Il peccato è solamente tuo”
 
Everybody, everybody says to me: “Until the end of the world”

Ma dov’è il tuo amore, dove, dov’è il gioco delle tue mani…
dov’è la tua pelle calda e nuda, dove sono le ombre cinesi?
Tutti ripetono che ho sbagliato, tutti me lo dicono in faccia
Me lo ripetono a ogni dì che sono pazzo a cercare una preghiera
più grande di me per far tornare a battere il tuo cuore sul mio
 
,,,più grande di me per far tornare a battere il tuo cuore sul mio
In ginocchio e cieco, ho peccato io, in ginocchio e cieco io
 
Everybody say, everybody says to me: “Chiedilo alla Sibilla”
Everybody say, everybody says to me: “Chiedilo alla Sibilla”
Everybody say, everybody says to me: “Chiedilo alla Sibilla”
 
 
 
 
 
There’s no God
 
 
Non ci sono più stelle
Non ci sono più parole
Solo questo vento
che strappa dagl’occhi il pianto
 
Ho perso il più bel fiore, l’amore
Ho perso tutto per una crudele paura
 
Non ci sono più verità o crudeltà
che possano portarmi bene o male
Non ci sei più tu, manca il futuro
su queste mie labbra di morte
 
Non ci sono più io
Non ci sei più, non siamo più noi
Così assurdo per assurdo
ti faccio ancora la corte
E se ti sembrerà stupido, è vero
Ma…
Non ci sono più stelle
Non ci sono più pallottole in canna
 
Tutto ho perso, l’ignoranza e la speranza,
il vestito della domenica e quello per il funerale,
la preghiera e la bestemmia, il futuro in blocco
 
Non ci sono più io
Non ci siamo più noi
under this blue sky
There’s no sex
Non ci siamo più noi
 
And there’s no war, there no peace
And I can’t turn the page
I can’t fly without you, without you
 
Under this blue, blue sky
tutto ho mandato al diavolo, without your eyes
 
Under this blue, blue sky, there’s no God
tutto ho mandato al diavolo, without your hands
 
Under this blue, blue sky, there’s no a place to go
tutto ho mandato al diavolo, without your madness
 
 
 
 
 
Nel pozzo nero
 
 
Nel pozzo nero ci butto i desideri
Morta la speme e la degna sua sorella vendetta
Dei sogni che ad occhi aperti sognavo
più non rimane che cenere e forse neanche
Tutto è andato perduto
ogni bene, ogni malizia
E tu che mi fosti ieri amica fedele
ora mi disconosci, in me vedi un ladro
che solamente lo sputo merita e poi la gogna
perché niuno abbia a dimenticare
che pur io son stato tra i vivi ma nato sbagliato
 
 
 
 
 
Ophelia
(Peter Hammill – traduzione G. Iannozzi)
 
 
Quel segno d’arresto sulla tua sigaretta,
quel ben conosciuto volto in fiamme...
potrebbe essere qualcuno
che non riuscite proprio a dimenticare,
qualcuno che hai imparato ad ammirare.
Ed è strano come si estingue un sentimento.
Tutto cambia –
lungo il fiume Ophelia scivola via.
 
Ti tieni a galla, la difficoltà è ripida,
dici che farai fronte a ogni cosa;
hai fatto delle promesse che non puoi mantenere,
getti tutta te stessa contro il muro,
getti tutta te stessa contro il muro.
Ed è strano come si estingue un sentimento.
Tutto cambia –
lungo il fiume Ophelia scivola via.
 
Hai sentito un rumore dalla griglia del fuoco,
dai un’occhiata per vedere chi va là –
è proprio lo straniero, arrivato troppo in ritardo
e impreparato
nel trovare la credenza così vuota.
Ed è così strano come si estingue un sentimento
Tutto cambia –
lungo il fiume Ophelia scivola via.
 
 
 
 
 
Angelo Mio
 
 
Ad Angelika Karamella
 
 
E’ oggi che Vi scrivo,
dolce, dolcissima mia Sorella,
con l’anima che stilla lacrime e sangue:
gioia non è più di questo frale corpo
che conoscete, ma non bene
come invece dovreste,
perché - è ora che lo sappiate -
la mia schiena accoglie mille cicatrici
e ogni respiro che tengo dentro
è un passo in più verso la morte
Ma poi, noi tutti dobbiamo morire
un giorno o l’altro; e però, dolce Sorella,
ce l’avevo pure io quel desio
di vedere l’alba rosata, un nuovo dì
per poi abbandonarmi alle garrule risa
di quei figli che, ahimé, non ho avuto in sorte
Come ben sapete, mia unica Sorella,
ho passato la vita in solitudine estrema
così tanto che rischiavo di prendermi in pazzia;
e poi l’Angelo m’apparve in un mattino radioso
Parea che tutt’attorno null’altro ci fosse
se non la sua luce, gli occhi suoi sì belli
che a guardarli non ci riuscivo quasi;
e rimettevo il capo sul petto
vergognoso d’aver incontrato sguardo tanto virgineo
estraneo al peccato ma non scevro di passione
 
Dell’Angelo
tosto mi presi in innamoramento:
e per quanto germani e persone
a me più o meno vicini dicessero
che stavo sbagliando,
ch’ero avviato al più crudele tormento,
io a quelle chiacchiere non diedi alcun peso
e tenace prosegui per la mia strada,
abbandonando ogni oro e ferro,
ogni palmo di terra
che m’avrebbe garantito una vita serena
e probabilmente assai più lunga
di quella d’un miserabile qualunque
 
Et ora invece m’appresto a tacere
 
L’ultimo respiro, dolce Sorella,
vorrei dedicarvi con l’anima tutta,
ora che il mio spirito è sicuro
che si dipartirà da queste molle carni
E oggi l’ultimo bacio, dolcissima Sorella,
vorrei darvelo colle mie labbra
e nell’orecchio pria d’andar per sempre
sussurrarvi “Coraggio Angelo, Angelo Mio!”
 
 
 
 
 
Ultimo bacio
 
 
ad Asjetta
che è streghetta
 
 
A tutti i costi un ultimo bacio
altrimenti strozzo il pretaccio
e pure lo struzzo nero
con la testa nella sabbia
Non ti ho detto
che potevi lasciarmi
con un pugno di sabbia
e l’anima in cenere
sotto il sole cocente d’agosto
Hai visto l’uomo nero
e ti sei messa una fretta del diavolo
Ma quando da quel cielo
che ora guardi con occhi di cielo
verrà giù il freddo e la pioggia,
voglio proprio vedere come te la caverai
Voglio proprio sentirle le tue lacrime cadere
sulla mia pelle nuda e sconfitta
 
Ed allora lo capirò che mi ami
Che ancora non riesci a dimenticare
tutto il dolore che ti ho donato
 
 
 
 
 
Ri-membri
 
 
a quella tutta matta di Nad
 
 
Rimembri il membro,
quello lungo e snello
che ti disse in fallo?
Ah, certo che sì:
tu lo rimembri il membro
ampolloso - sborroso -
che veniva e veniva e veniva
mentre tu gridavi l’ossesso
che il sesso t’aveva messo
nell’alma vorace,
nel ventre ferace
Et allora più non potesti negare
ch’eri nata per godere
 
Dicevi sempre a tutti
ch’eri ‘na suora,
che mai l’avresti fatto
così su due piedi:
e poi, rimembri che nell’androne,
nella tromba delle scale
fin su lo zerbino?
 
E gridavi, dio quanto gridavi!
 
Ah, tu rimembri il membro
quant’era bello,
delizia di Venere
e del palato pure
Che membro quel membro,
mai una volta in fallo:
una volta provato,
io rimembro
che non volevi affidarlo
al Fato
che crudele
- poco ma sicuro -
te l’avrebbe portato lontano,
sì, anche dall’ano
 
E gridavi, per dio se gridavi!
 
Poi alla fine gridai io:
evirato fui, a tradimento
per un piccolo
ma proprio piccolo tradimento
con quella tua bella sorella
 
Ah, lo rimembro anch’io il membro
E nient’altro, nient’altro
 
 
 
 
 
Nel ventre tuo
 
 
a Cinzia,
con l’augurio che la colite passi presto
Di tutto cuore e intestino
 
 
Quando son sceso
giù da basso
ove stanno i rifiuti organici più putridi
certo sapevo che andavo incontro
a infame destino
Però non potevo immaginare
che così avverso mi fosse:
calato che fui
quasi svenni
per indotto sonno ferale
La puzza era tale
che manco il male incarnato!
Eppure là qualcuno ci viveva
come nulla fosse
e i bisogni li espletava
tirando a sbadigliare
ma più spesso a scoreggiare
Colle gambe molli
ammetto che il coraggio
m’è venuto meno
e rischiando di rompermi l’osso del collo
ero già pronto a rapida ritirata
Tuttavia rimasi
per scoprire quale essere poteva mai
dar luogo a sì tanta flatulenza:
alle pareti trovai lo sguardo maligno
di quelli che un tempo furono di Destra
e che perirono nel sogno
di non tagliarsi più i coglioni da soli
Ovunque gettassi lo sguardo
scabre pareti incontravo,
a volte nude altre no: manifesti corrosi dal tempo
e più avanti, a ogni passo, l’aria mefitica
s’infiltrava nei miei polmoni squassandoli
Messo com’ero
avrei fatto bene a darmela a gambe,
ma la tosse mi squassava;
eppure ammetto che quella gola raschiata
fu per me il solo sollievo,
mi risparmiò difatti di respirare
più del necessario
Dopo immane sacrificio,
finalmente:
era lei, con il solito attacco
Lei e la sua colite
seduta col ghigno satanico in faccia,
sulla tazza d’un cesso
preso dalla gromma e dal piscio di anni e anni
Quella visione inaccettabile all’umana comprensione
fece di me un essere annichilito
Come poi ne fui fuori, non so dire
Forse per intervento divino
Forse per atto di bontà di qualche diavolo in paradiso
Io oggi so solamente
che laggiù in quel loco fetente mai più
 
 
 
 
 
Come ogni coglione
 
di Cinzia
 
 
a Giuseppe Iannozzi
che sì, a volte è proprio così: un coglione
 
 
Come ogni coglione
di cui tale realtà fa bandiera e maglietta
nella merda altrui fa finta di soffocare.
La verità come sempre nasconde,
vendendo per coraggio una sottile invidia
per chi non trattiene quel che è
e che le scariche non patteggia né vende
ma orgogliosamente sa sue.
Anche il divino vilmente scomoda
mimetizzando la sua vergogna,
mascherandolo da diavolo
nell’eterna stupida vigliacca illusione
che ciò che vede nel suo cesso
non meriti una tirata di catena.


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:15 | poesia, satira | clicca per commentare commenti (33)



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