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Andy Violet, "Mutae Divae" - l'esordio poetico

written by King Lear    - venerdì, agosto 10, 2007


Andy Violet
Andy Violet - per gentile concessione



Intervista a


Andy Violet


Mutae Divae
 


 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 



 
Giuseppe Iannozzi raccomanda1. Chi sei, o chi credi d’essere, tu, Andy Violet?
 
Il direttore di un noto magazine musicale indie al quale inviai una candidatura per curare recensioni del ramo elettronica disse che avrei dovuto assolutamente cambiare nome perché Andy Violet andava bene per un darkettato sedicenne con turbe autolesioniste o per un transessuale brasiliano, ma non per un critico musicale. Sedicenne darkettaro con turbe autolesioniste in verità lo sono stato, ma ancora non mi chiamavo così, transessuale no, ma che volessi racchiudere un po’ di maschile e di femminile in questo nome è chiaro. Oggi sono una persona estremamente triste con la battuta pronta, uno che non risponde al telefono per timidezza ma può arringare una piazza in rivolta, uno che ascolta le telefonate altrui stando in silenzio alla cornetta e che registra le conversazioni con gli amici per riascoltare poi con calma. Dovrei farti un elenco dettagliato di tutte queste manie, che sono le tracce più indicative di cosa sono. Andy Violet è un’identità costruita passo passo, a cui ho delegato tutti i desideri che da bambino mi consumavano e che non credevo avrebbero mai trovato concretizzazione. Era l’uomo che desideravo essere, e che oggi in parte ho conquistato. 
 
 
 
2. La poesia. Hai dato alle stampe una silloge. Qual è il fil rouge che lega le liriche?
 
Quando ho deciso di mettere insieme una raccolta, aveva davanti a me una cospicua mole di componimenti, e per la scelta delle poesie da includere in Mutae Divae mi sono basato sulle 3 che possono sembrare le più aliene al contesto generale del libro, cioè Islanda, Sirena e Tour de France. Anche se velatamente, le tre poesie fanno riferimento alle 3 cantiche della Divina Commedia: Islanda rappresenta l’Inferno, Sirena il Purgatorio, Tour de France il Paradiso. Dante imprime a tutta l’opera un moto ascensionale di salvezza. In Mutae Divae non si salva nessuno: l’Inferno è freddo e il paridiso è in preda ad un incendio, e l’anima che dovrebbe ascendere al cielo è bloccata nella sua trasformazione. La sirena della poesia non è quella del mito classico, ma quella della favola, che non resta umana, ma si dissolve in schiuma di mare: è in grado di trasumanare, ma senza ascendere. Tutti i personaggi sono così: impotenti. Dalla lancetta di Intimo Tempo al garzone di Amare è servire, non c’è alcuno di loro che non sia intrappolato in un ciclo senza uscita, che è dettato dal loro autistico bisogno di sicurezza ed identità: come direbbe Abel Ferrara “Pecco, ergo sum”
 
 
 
3. A tuo avviso, che messaggio è capace di restituire all’uomo contemporaneo la poesia oggi che si è tutti un po’ poeti dottori e assassini?
 
Nel dicembre del 2006 partecipai a un programma televisivo dedicato al valore della poesia ai giorni nostri. Dal dibattito uscì più o meno unanimamente che la poesia ha valore di medicamento. Detto così, si dava quasi adito all’immagine di una poesia ansiolitica, edulcorante. La poesia non è un medicamento, è un’impietosa diagnosi, è un esame invasivo e doloroso, e se cura, lo fa come un‘amputazione o una cauterizzazione. Non si legge più poesia perché non si è disposti ad accettare la violenza della poesia, l’umiliazione che essa comporta. Questo perché la poesia autentica restituisce quella capacità di sentire che sistematicamente ottundiamo in tutti i modi possibili, dai farmaci alla santa messa. Nessuno legge, molti però scrivono: se nessuno infatti vuole andare sotto i ferri, la voglia di brandire il bisturi è troppo forte.
 
 
 
4. Il libro, “Mutae Divae”: perché questo titolo, in latino - una lingua morta per la maggior parte delle persone?
 
Per la ridondanza, l’anacronismo e, se vogliamo, il ridicolo: la poesia omonima parla dell’incapacità di adattarsi al cambiamento, quando si finisce per essere accigliati monumenti di se stessi, con quella tensione tragica che sfocia impietosamente nel ridicolo. Le Mutae Divae sono questo, esseri arcaici innestati chirurgicamente nel presente, che hanno l’eroismo tipico dei malati di mente. Poiché, come ti dicevo in precedenza, è questa la caratteristica che accomuna tutti i protagonisti delle poesie, Mutae Divae era senz’altro il titolo più adatto.
 
 
 
5. Il libro non riporta alcuna indicazione biografica: solo il tuo nome, Andy Violet, ma nessun’altra nota. “Mutae Divae” è edito da Portaparole: come sei arrivato alla pubblicazione? Mi spiego: tutti hanno la pretesa di saper scrivere poesia, tutti vorrebbero pubblicarla, nessun editore si dice disposto ad esaminare i lavori dei sédicenti poeti. Il tuo saper fare poesia in che differisce rispetto a chi oggi fa poesia: ne hai una seppur vaga idea?
 
Da tempo cercavo un editore: in precedenza avevo curato la prefazione e la copertina per il libro Il Banchetto dell’Angelo di Orsarossa per Edizioni Associate, e avevo più o meno capito le dinamiche che stanno dietro la pubblicazione di un libro di poesia, per giunta di un esordiente. Ho quindi da subito rinunciato a sottopormi al giudizio delle majors, e ho inviato la silloge a tre piccoli editori, tra cui Portaparole, che in quel periodo cercava autori per la collana di poesia di cui Mutae Divae è entrato a far parte. Non ho ricevuto risposta dagli altri due, mentre Emilia Aru, la direttrice di Portaparole si è letteralmente innamorata del libro, proponendomi subito un contratto editoriale, e dandosi da fare perché partecipassi a qualche trasmissione televisiva. Il mio saper fare poesia, dici: credo sia nel cercare di rendere le cesure più spiazzanti con naturalezza. E’ una tecnica che ho cercato di trasferire in poesia partendo dai racconti di Kafka. Se dovessi disegnarti una poesia, ti traccerei il triangolo impossibile di Penrose.
 
 
 
6. Le tue poesie sono ricche di immagini, spesso al limite, sul filo del rasoio: assomigliano a degli incubi ben riusciti. Sei d’accordo? Motiva la risposta, per cortesia.
 
Si, sono pienamente d’accordo. Mi riallaccio alla teoria delle cesure nascoste di cui ti parlavo poco fa: c’è molto surrealismo in quello che scrivo, ci sono gli interni magrittiani e le piazze di De Chirico. D’altronde l’incubo è il luogo dove il tempo è esiliato: e in Mutae Divae il tempo non trascorre mai.
 
 
 
7. Le allegorie che proponi sono forti, criptiche, in una chiave che oserei definire montaliana: quali sono i poeti che maggiormente hanno influenzato il tuo modo di guardare al mondo? Perché?
 
Meriggiare pallido e assorto è il primo verso che ricordo di aver mai letto: avevo 10 anni ed ero in quinta elementare, ed in quelle parole vidi tutte le estati della mia vita, in un cortile chiuso senza ombre, dove la catena di una bicicletta cantilenava a bassa voce sempre lo stesso tragitto. Ti potrei ridisegnare ad una ad una le crepe del cemento di quel cortile. Fu allora che sentii davvero tutta la mia solitudine, e Montale divenne l’amico di quelle estati. Poi venne il Calvino dei giochi semantici, Ezra Pound con la poesia che può stare tutta in una sola palpebra, Robert Frost, ma forse il libro che mi ha più influenzato non è stata una raccolta di poesie, ma La Signora Dalloway di Virgina Wolfe. Quel tipo di narrativa è ciò che più si avvicina alla mia poesia, che spesso assumono i toni di una lettera mai spedita.
 
  
Mutae Divae - Andy Violet
 
  
8. Commentami questi tuoi versi: “…Vigliacca, scopriti la faccia,/ E guardami sulle scale della chiesa/ A raccogliere per magra cena/ Il tuo riso crudo dei matrimoni.”
 
Isabelle è una madre che non accetta l’omosessualità del figlio. Più in generale, è una donna che nega l’evidenza, sempre e comunque. Il riso dei matrimoni è quel che resta dell’amore che suo figlio trova negli altri, a cui si attacca come un mendicante: ma il riflesso di uno specchio non illumina mai come un vero sole, ed egli non può che decidere che mostrarsi in tutta la sua pena davanti alla madre, nel pieno dell’accattonaggio, con un cazzo che grida nella sua carne, prima di togliersi la vita.
 
 
 
9. E questi anche: “Di questo nodo scorsoio/ Sei il cappio docile/ Abbracciato al mio corpo/ Ed io la fune lenta/ Che danza nell’asola aperta/ Granito e stupore./ E benedico ogni dubbio/ Che dall’attimo successivo/ Mi reinnamora di te/ Come figlia amputata d’inverno/ Ricresciuto immortale.”
 
I nodi scorsoi, se non hanno nulla a cui stringersi, non si chiudono, ma ribaltano la corda, sciogliendosi come se non fossero mai stati eseguiti. E’ nel dubbio che si esercita la libertà, che è l’essenza della vita umana, il suo esserci. Liberi, ma non per questo disgiunti: non è nelle promesse che si perpetua e si garantisce l’amore, ma nel garantirsi anche nella passione più accesa il rispetto di persone estranee.
 
 
 
10. In copertina c’è una tua opera. E’ parte integrante di “Mutae Divae”?
 
Qui c’è bisogno di una correzione: l’opera non è mia, è di Giuseppe Andriano, in arte HOTB, ma per un refuso di cui ci siamo resi conto solo in fase di stampa avanzata mi è stata erroneamente attribuita, complice il fatto che mi occupo anche di arte visiva. Ho fortemente voluto quella fotografia perché, anche se oggi il nostro rapporto si è rotto, Giuseppe è stato il primo a credere nella mia poesia, e per lungo tempo abbiamo collaborato, io creando parole per le sue opere, o al contrario, lui solidificando in immagini quello che io scrivevo. Compare molte volte nel mio libro, anche se non lo chiamo mai per nome. Non è parte integrante di “Mutae Divae”, è parte integrante della mia vita.
 
 
 
11. In “Mutae Divae” c’è un messaggio sociale, politico, o d’amore? E, in che forma è questo messaggio?
 
Tutt’e tre. In Mutae Divae ci sono le persone che ho amato e che amo, con le loro scelte, le loro vite, i loro fantasmi: su tutto, c’è il tentativo di comprendere, di andare oltre il giudizio sommario, anche su temi scabrosi come la necrofilia e l’ermafroditismo, oltre che l’omosessualità, malattia, prostituzione, e quindi anche l‘aspirazione a rinnovare il miope parco di valori piccoloborghesi che ci attanaglia: io non ho mai creduto nelle Arcadie, anzi mi fanno ribrezzo, ma in una estetica civilizzatrice, in cui estetica ritorni al significato primitivo di sentire, di compartecipare. Non so se con Mutae Divae sono riuscito almeno in parte in questo intento, ma ho tentato di far intravvedere la complessità di temi che la nostra cultura ancora tristemente clerical-fascista liquida con pochi giudizi sommari.
 
 
 
12. Andy Violet allo specchio: lui, o esso, che cosa o chi vede?
 
Andy Violet quando si guarda allo specchio vede sempre e solo il vecchio e grassoccio Antonio che lo creò una decina di anni orsono, e gli fa una smorfia.         
 
 
 
13. Scegli tu come congedarti… primadonna!
 
Con un invito a cena all’intervistatore, mi pare ovvio.
 
 
 
I blog di Andy Violet:
 
http://www.andyviolet.com/
 
http://andyviolet.blogspot.com/
 
 
Mutae Divae – Andy Violet – Edizioni Portaparole – Collana: poesia - 86 pp. - ISBN 978-88-89421-47-5 – 8 €


Puoi acquistare Mutae Divae di Andy Violet
anche dal sito dell'editore, Portaparole:

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by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 06:42 | poesia, interviste, editoria, in libreria | BlogNews | clicca per commentare commenti (17)



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