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L’Avvocato del Diavolo: pensieri e osservazioni impopolari

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, ottobre 03, 2007






L’Avvocato del Diavolo


Pensieri e osservazioni impopolari
 
 


di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 

Joseph Ratzinger: un povero cristo o un povero diavolo?
 
 
Il più tedesco dei Papi che la storia ricordi, Joseph Ratzinger Benedetto XVI ha parlato, un pigolio: “Seguo con grande trepidazione gli eventi. Mentre assicuro la mia solidale ed intensa preghiera e invito la Chiesa intera a fare altrettanto, auspico vivamente che venga trovata una soluzione pacifica, per il bene del Paese.”
Quel diavolo d’un Papa, dopo giorni e giorni di rastrellamenti a tappeto contro i monaci birmani, nell’Angelus dell’ultima domenica ha finalmente urlato il suo pigolio, che sicuramente i dittatori-macellai avranno udito, mettendosi in ginocchio tremando e pregando per il perdono.
 
Benedetto XVI ha pigolato, l’ultimo pensiero dell’Angelus è stato per la Birmania.
 
Accidenti che gran Papa, che grande tedesco pieno d’amore per tutti!
Sicuramente non poteva dire di più. Sicuramente ha questioni più urgenti, tipo cercare di capire perché le suore in convento se le danno di santa ragione. Come, come biasimarlo! E’ un povero diavolo anche lui. Chiedo venia, un povero cristo intendevo dire.
 
Questo povero cristo di Ratzinger è però un incapace a trecentosessanta gradi, non sa fare né le pentole né i coperchi. Tuttavia ci si domanda: perché ogni volta che apre il becco, il suo inutile cattolicissimo e tedesco pigolio riesce a causare solo e solo danni?
 
Per i monaci birmani ha avuto parole talmente tiepide che non conforterebbero nemmeno una zanzara. Però per/contro il mondo islamico ha usato parole così forti che c’è mancato poco che l’Islam non dichiarasse guerra all’Italia. “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo - aveva detto un imperatore bizantino, citato da Ratzinger - e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane...”. A soccorrere Ratzinger interviene Dominique Mamberti, ministro degli Esteri della Santa Sede, dichiarando che “il dialogo con le grandi civiltà è uno dei grandi temi all’ordine del giorno. E’ una priorità che richiederà molta attenzione e impegno da parte mia.” Parole che forse sono servite a stemperare un po’ gli animi, perché tutto il mondo musulmano, a causa delle parole del tedesco Ratzinger, si era non poco inalberato.
 
Pakistan. Il Parlamento chiede a Benedetto XVI di ritirare le sue dichiarazioni. Il ministro degli Esteri denuncia “l’ignoranza” del pontefice sulla religione musulmana, definendo “deprecabili” le sue parole.
 
India. La Commissione nazionale per le minoranze si è così espressa: “Un appello alle Crociate del Medioevo. Le parole utilizzate dal Papa risuonano come quelle dei suoi predecessori del Medioevo che hanno scatenato le Crociate.” Lo afferma Hamid Ansari, presidente della Commissione.
 
Iraq. Il Consiglio degli Ulema, massima autorità sunnita del paese, definisce le parole del Papa “un precedente pericoloso davanti al quale non si può tacere.” Il Consiglio degli Ulema invita il Vaticano “a ritirare queste affermazioni irresponsabili. Come può credere il Papa che la sua critica all’Islam sia giusta mentre la terra dei musulmani è occupata dagli americani?”
 
Egitto. Il ministro degli Esteri Ahmed Aboul Gheit: “Se vere, infiammano gli appelli a uno scontro di civiltà e minano gli sforzi per riavvicinare Occidente e Oriente.”
 
Palestina. Il premier uscente, Ismail Haniyeh (Hamas), condanna l’intervento del Papa.
“Questa è un’altra crociata contro il mondo arabo e musulmano”, spiega un dirigente di Hamas, Ismail Radwan, parlando a circa 5000 manifestanti che urlano slogan e sbandierano cartelli di protesta a Gaza City.
 
Turchia. Il partito islamico moderato Giustizia e sviluppo (Akp) del premier Recep Tayyp Erdogan critica le parole del Papa. “L’autore di queste frasi infelici e arroganti passerà alla storia ma nella stessa categoria di Hitler e Mussolini. Sembra che sia rimasto all’oscurantismo del Medio Evo.”: ad affermarlo è il deputato dell’Akp Salih Kapusuz.
 
Algeria. L’associazione degli Ulema musulmani algerini, per mezzo di un comunicato diffuso ad Algeri, denuncia: “Siamo rimasti scioccati dalle dichiarazioni di Papa Benedetto XVI che lascia intendere l’esistenza di relazioni tra l’Islam, la violenza e l’assenza di ricorso alla ragione.” L’associazione esorta i paesi musulmani a “ritirare i loro ambasciatori dalla Città del Vaticano se non saranno presentate scuse ufficiali dal Vaticano, che si è accontentato di una semplice precisazione facendo credere ai musulmani che sono mal interpretate le dichiarazioni del Papa.”
 
Povero cristo o povero diavolo che sia, il problema rimane uguale nei secoli dei secoli: morto un Papa se ne fa sempre un altro.
 
 
 
 
 
No smoking
 
 
Ero un fumatore.
Ero un egoista allora.
Fumavo dovunque, non me ne fregava di chi mi stava accanto, semplicemente non ci pensavo. Pensavo solamente che avessi il diritto di fumarmi la mia sigaretta.
Mi sono scottato più volte le dita: la sigaretta in mano, e intanto facevo qualcos’altro, computer, cellulare, macchina, ecc. ecc. Oppure tenevo la sigaretta in bocca fino a fumarmi il filtro quasi. E nell’intanto facevo altre cose.
Ero proprio un fumatore.
 
Oggi lo sappiamo che il fumo fa male.
Un fumatore lo sa che può andare incontro a dei seri rischi.
Ho detto di alla legge antifumo.
 
Ma prima di dire ero già un ex fumatore.
 
C’è un solo modo per smettere, prendere il pacchetto e lanciarlo fuori dalla finestra.
Inutile raccontarsi storie. E la forza di volontà di non dipendere più dalla nicotina.
E magari farsi un giro in ospedale: vedere quanti operati di tumore ai polmoni, alla gola. Quanti con problemi cardiaci, quanti con ictus ridotti a vegetali su sedie a rotelle. Quanti finiti dritti all’obitorio.
Bisognerebbe che tutti i fumatori se lo facessero un tour così, come me lo sono fatto io: non per mettersi la fifa nelle mutande e in bocca, ma per rendersi conto coi propri occhi di che cosa è capace di fare il fumo alla vita, al corpo che abbiamo. E che se non è divino, sicuro che è uno e non ce n'è uno di ricambio.
Rendersi conto che il fumo uccide quanto una guerra, forse molto di più.
Il fumo passivo è ancora peggio.
 
Fumare in macchina crea incidenti?
Penso di sì.
Accendere la sigaretta è una distrazione. Fumare è un’altra distrazione che influisce, seppur debolmente, sulle capacità psicofisiche del guidatore. C’è poi da tener conto che quell’auto che è tua magari proprio tu la userai per dare un passaggio a un amico. E se è asmatico e neanche lui lo sa? La macchina è purtroppo un ambiente in cui ci si vive. Ma al di là di tutte queste osservazioni, penso che i fumatori abbiano il diritto di fumare, di ammazzarsi anche a forza di sigarette: basta andare in strada. Non è ghettizzare. Solo buon senso: prevenire è la miglior cura. Ma meglio ancora è non creare potenziali situazioni che potrebbero incidere negativamente sulla salute altrui.
 
Le strade sono libere, sono tante, basta che il fumatore scenda in strada. Ci si può ammazzare con sigarette, canne, LSD, ecc. ecc. Sinceramente non m’interessa: quando uno è consapevole di immettere sostanze nocive nel suo corpo, quando è in un luogo dove non può nuocere ad alcuno, neanche con il fastidio della propria presenza, per me può fare proprio tutto. Cinicamente, può anche tagliarsi le vene e lasciar scivolare via i suoi 5 litri di sangue dentro a un tombino. Se è consapevole di volere questo e nient’altro, dov’è il problema? Io non lo vedo.
 
Ha parlato un ex fumatore. Uno che si fumava 10 sigarette al giorno. E un pacchetto anche, se su di giri.
 
 
 
 
 
Stephen King: morto dieci anni or sono
Ma la notizia arriva solo oggi
 
 
“Blaze”, romanzo scritto nel 1973 da uno Stephen King ancora non famoso. L’ha scovato. L’ha ritrovato. Stephen pensava che il dattiloscritto fosse andato perduto. E invece, con un po’ di sano impegno l’ha ripescato: avrà raschiato il fondo del barile?
In ogni modo, l’ha rivisto e corretto, l’ha pubblicato.
 
Spero solo non sia una commercialata, una delle solite a cui Stephen King ci ha abituati nell’ultimo decennio. Mi devo ancora riprendere da quella schifezza di “Colorado Kid”, e poi “Cell”... troppe schifezze fatte passare per opere geniali. Per capolavori, la solita vecchia smania degli urlatori, di chi trova in ogni pagina motivo di capolavorismo.
 
Negli ultimi anni King ha dato sicuramente il peggio di sé, almeno a mio avviso. Lontanissimo lo Stephen King di “Shining”, di “Uscita per l'inferno”, di “It”, de “Gli occhi del drago” (romanzo fantasy-horror molto sottovalutato e che invece a mio avviso uno dei migliori di Stephen)... Belli alcuni racconti in “Tutto è fatidico”, insopportabile invece il minimalismo grammaticale esposto in “On Writing” (sicuramente il modo migliore per imparare a scrivere come uno zombie), simpatico “Cuori in Atlantide”, inutilissimo “Buick 8”...
 
Insomma, Stephen King, letterariamente parlando, è morto all’inizio degli anni Novanta.
Ma la notizia della sua prematura scomparsa arriva solo oggi.
Si fatica a crederci. Eppure bisognerebbe accettare il genuino orrore della realtà oltre a quello creato per dar corpo alla finzione letteraria.
 
 
 
 
 
Monogamia?
 
 
La rabbia, credo che solo in pochi la sappiano domare. Quando la rabbia è passionale, peggio ancora, impossibile rattenerla: quanti omicidi passionali, davvero non so di dire. Eppure una cosa l’ho imparata: l’amore di coppia non è per sempre. Oggi che sono più maturo rispetto a ieri, mi fanno sorridere quelle persone che si promettono amore eterno ma dopo due anni o meno sono già divorziate o peggio. L’amore di coppia non è nella natura umana, semplicemente questo: dura quel che dura, tra i 4 e i 7 anni al massimo. Poi subentra l’affetto o l’odio. Se subentra l’affetto, molte coppie non si accontentano e si dividono; se invece subentra l’odio, be’, tutto diventa molto più complicato, e in alcuni casi drammatico. La specie umana non è monogama: solo un 4% su 6 miliardi di persone al mondo è portato alla monogamia e quindi ad amare una sola persona per tutta la vita, una volta che l’ha riconosciuta come l’anima gemella.
 
 
 
 
 
Finché c’è vanità!
 
 
Alcune suore se le suonano di santa ragione, botte da orbi. Suore di clausura, per giunta.
C’è di che ridere a crepapelle. Non per il Vaticano. Il 30 agosto 2007, con un avviso pubblico il vescovo di Trani ha decretato la chiusura del monastero di S. Chiara. Nessuno ne conosce il motivo, non quello reale e preciso. Il 27 settembre una nota del cancelliere arcivescovile porta un po’ di luce: “Un difficile rapporto fra le suore che fanno vita comunitaria… Si è verificata la rottura della comunione ecclesiale venutasi a creare dopo ripetuti atti di insubordinazione da parte della badessa nei confronti dell'arcivescovo…” La madre superiora, dura come una pietra, con il carattere di chi pensa d’essere senza peccato e quindi meritevole di scagliare pietre, decide di non lasciare l’edificio e di scrivere al grande crucco, cioè a Benedetto XVI.
Perché delle suore se le danno di santa ragione?
Il violento litigio tra le suore sarebbe scoppiato in seno alla casa di Dio per la successione di una delle sorelle decedute, un litigio conclusosi con la madre superiore in ospedale dopo botte e spintoni.
Nessuno conferma.
Qual era il peccato preferito di Satana, di John Milton, in “L’avvocato del Diavolo” (The Devil’s Advocate) con Al Pacino, per la regia Taylor Hackford? “Vanità, decisamente il mio peccato preferito.”
 
“Ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio: a Dio piace guardare! E’ un guardone giocherellone! Riflettici un po’: lui dà all’uomo gli istinti, ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo bravo, cosmico, spot pubblicitario del film, fissa le regole in contraddizione! Una stronzata universale! Guarda, ma non toccare... tocca, ma non gustare... gusta, ma non inghiottire! E mentre tu saltelli da un piede all’altro lui che cosa fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è un moralista, un gran sadico! E’ un padrone assenteista! Ecco che cos’è! E uno dovrebbe adorarlo? NO MAI!”
 
“Il prossimo millennio è qui dietro l’angolo Kevin, Eddie Barzoon guardatelo bene, perché è lui l’uomo immagine del prossimo millennio. Non è un mistero da dove arrivi la gente come lui, è gente che affina l’avidità umana al punto che riesce a spaccare un atomo tanto acuto è il desiderio; si costruiscono un ego grande come una cattedrale e collegano a fibre ottiche il mondo con ogni impulso dell’ego. Lubrificano anche i sogni più ottusi con fantasie a base di oro e di dollari finché ogni essere umano diviene un aspirante imperatore, il suo proprio Dio! E a questo punto dove si va?! E mentre noi ci arrabattiamo da un affare all’altro, chi è che tiene d’occhio il pianeta? L’aria si inquina, l’acqua imputridisce, perfino il miele delle api ha il gusto metallico della radioattività e tutto si deteriora sempre più in fretta. Non c’è modo di riflettere né di prepararsi. Si comprano futuri si vendono futuri dove non c’è nessun futuro. Siamo su un treno impazzito figliolo! Abbiamo miliardi di Eddie Barzoon che corrono a passo di jogging verso il futuro, tutti quanti si preparano a ficcare un dito in culo all’ex pianeta di Dio e poi se lo leccano e si mettono a digitare sulle loro immacolate tastiere cibernetiche per calcolare le stramaledette ore da fatturare e finalmente prendono coscienza; il biglietto te lo devi pagare da solo. Il gioco è cominciato, è tardi per ritirarsi adesso, ormai hai la pancia troppo piena...Un uccello malandato! Gli occhi iniettati di sangue e urli per chiedere aiuto, indovina un po’? Non c’è nessuno in giro! Sei tutto solo Eddie, sei un figlioletto rigetto di Dio. Forse è vero, forse Dio ha lanciato i dadi una volta di troppo e cosi ci ha fregati tutti.”
 
“Il senso di colpa, è come un sacco pieno di mattoni. Non devi fare altro che scaricarlo.”
 
A parlare è John Milton, il Diavolo, e parla per mezzo di un grandissimo attore, Al Pacino. Al Pacino ha recitato magnificamente il suo ruolo, la sceneggiatura del film la sapeva a memoria, tutte le battute scritte per lui da Jonathan Lemkin e Tony Gilroy.
 
La vanità.
Già.
E’ anche il peccato preferito del sottoscritto. E’ un orgasmo scoprirlo nel prossimo, nel tizio che ti sta accanto sul tram puzzolente di sudore: occhietti porcini, ascelle vistosamente sudate e olezzanti, mentre si sforza di sembrare naturale reggendosi con una mano soltanto e l’altra impegnata con il telefonino per una conversazione senza scatto alla risposta in favore d’un povero cristo stressato, probabilmente con il colesterolo a puttane, più di là che di qua. Sorride il coglione. La vanità!!! Crede d’essere bello, importante, ma prima di tutto crede d’essere un santo.
 
“Vanità, decisamente il mio peccato preferito.”
 
Aggiungo io: “Ci sarà sempre libero arbitrio per il genere umano sin tanto che vivrà della sua immensa vanità.”








    

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