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Ridendo o quasi

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, gennaio 30, 2008





Ridendo o quasi


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
Donna bambina
 
 
Tanti auguri, Bambolina
Oggi hai un anno in più
Oggi mi devi baciare
con più vigore di ieri
 
Bambolina, Bambolina
Ti ricordo che eri bambina
Così presto il tempo
ha fatto di te una donna,
una donna di dolci seni
e morbidi fianchi
 
Bambolina, Bambolina
Di te mi hai innamorato
e così mi hai abbandonato
per cercare un amore
più giovane, donna bambina
 
Tanti auguri, Bambolina
Oggi hai un anno in più
Da oggi in poi, oh sì,
non avrai più scuse
per non amare
tenendo fra i seni una rosa
e fra le labbra un coltello
 
 
 
 
 
Bionda
 
 
Per i tuoi baci strazianti
io taccio per sempre
 
Bionda è la notte
Ma la nebbia alla luna
 
 
 
 
 
Notte
 
 
E allora perché non dormire
invece di questo morire
con un pozzo in gola?
 
Voi che scavate camposanti
riposate
ora che il gufo tace
e il corvo è la notte 
 
 
 
 
 
Marciapiedi
 
 
Non tacerò
oltre
Semafori
accesi
spenti
comandano
 
“Bocca fica, tutto”
Un figlio
da mantenere

Si viene
contrattando
camminando
attenti lungo
marciapiedi
in saldo
 
 
 
 
 
ONE
 
 
Tutti ti vogliono un mondo di bene
Io sono soltanto uno fra i tanti,
giusto un petalo strappato al cuore
Tanti pretendenti ai tuoi piedi
e non uno che sia un po’ cattivo
o indecente
Così capisco d’aver perso la partita
dall’inizio
 
Però so ancora raccontare favole
a chi le vuole ascoltare,
e ciò mi dovrebbe bastare
a farmi dire che sì, sono stato amato!
 
 
 
 
 
Il tuo sapore
 
 
Io ti voglio assaggiare.
almeno con un bacio o due.
Non sarò volgare, te lo giuro.
Ma lascia
che il tuo sapore
sia anche un po’ il mio;
solo così posso sperare
d’esser domani
un po’ migliore.
 
 
 
 
 
Just a boy
 
 
Vorrei tanto vedere
almeno per una volta
con gli occhi tuoi
tutta la bellezza
che mi dici c’è!
e che eppur non vedo
 
Vorrei tanto un nudo
di te che ti specchi
nelle limpide acque
della Fonte della Vita
 
Vorrei strapparti
di dosso la seta
e affogare la vista
nel biancore latteo
della tua pelle
di bimba in fiore
 
Vorrei rimanere così
nascosto in te
come un bambino
bisognoso d’amore,
d’amore materno
 
Vorrei scoprirti
arrossire lieve
E poi baciarti
a lungo
sino a lasciarti
senza fiato
 
Vorrei portarti
dentro al mio sogno
più scabroso
per sentire la paura
del tuo cuore sul mio
 
Vorrei poterti dipingere
a mio piacimento,
senza che tu mai un dì
possa urlare Tradimento!
 
 
 
 
 
Il raglio dell’asino
 
 
Io ragliavo
Tu ti spogliavi
Io piangevo
da fare pena
Tu mi mostravi
il tuo pene
Io continuavo
a piangere
Tu te ne fregavi,
maschiaccio!
Io ragliavo
per un po’ di dolcezza
e una grossa carota
Tu mi davi
della pazza
e a colpi di ramazza
sulla schiena
mi prendevi
per poi darmi il tuo
nel sedere
 
Io ragliavo
Tu picchiavi duro
Io piangevo
Tu spingevi
più a fondo
Io perdevo i sensi
Tu continuavi
a darmi egoismo
dabbasso
preoccupato
solo del tuo orgasmo
 
Io morivo
Tu continuavi
a venire in me
 
 
 
 
 
Fragili
testo originale di Sting, traduzione di G. Iannozzi
 
 
Se il sangue scorrerà quando la spada incontrerà la carne,
asciugandosi nei colori del sole al tramonto,
la pioggia di domani laverà via le macchie
Ma qualcosa rimarrà per sempre nelle nostre teste
 
Forse quest’ultimo atto è destinato
ad evidenziare una fondamentale verità:
che dalla violenza non può
e non è mai potuto nascere nulla
Per tutti quelli nati sotto una stella nera
per paura che ci dimentichiamo quanto siamo fragili
 
La pioggia continuerà a cadere su di noi
come lacrime da una stella
La pioggia continuerà a dirci
quanto siamo fragili, quanto siamo fragili
 
La pioggia continuerà a cadere su di noi
come lacrime da una stella
La pioggia continuerà a dirci
quanto siamo fragili, quanto siamo fragili
Quanto siamo fragili, quanto siamo fragili






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