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Cristina Bove, Fiori e fulmini, intervista all'autrice

written by King Lear    - lunedì, febbraio 11, 2008



Fiori e fulmini, Cristina Bove


Intervista a


Cristina Bove


Fiori e Fulmini

 
 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Cristina Bove1. Parliamo di te, prima di entrare nel cuore della tua poesia, quella di “Fiori e fulmini”.
Chi è dunque Cristina Bove? Una breve autobiografia, possibilmente evidenziando gli aspetti più artistici e culturali che hanno fatto di te una poetessa ma anche una pittrice, e non solo.
 
Sono nata a Napoli, nel settembre del 1942, mi sono trasferita a Roma quando mi sono sposata e ancora vi risiedo. Molte esperienze dolorose mi hanno segnata, ma anche meravigliose come la nascita dei miei quattro figli, l’amore, le amicizie, la lettura, la pittura, la scultura, la poesia. Ed ora questo mezzo magico che mi permette incontri di pensiero che mai avrei potuto immaginare, e questa intervista che mi stai facendo.
 
 
2. Quali autori hanno maggiormente influenzato il tuo modo di sentire il mondo e quindi la società che lo abita/vive? Per quali motivi?
 
Le mie letture sono state e sono tuttora quelle di un’autodidatta onnivora e vorace, che non potendo acquistare libri si iscriveva a tutte le biblioteche delle città in cui risiedeva Perfino a Tunisi, dove ho vissuto circa tre anni, mi iscrissi alla biblioteca dell’Istituto Culturale Italiano, e dove venni ospitata anche con una mia personale di pittura.
Ho letto talmente tanto, che la mia memoria è un sedimento di tracce lasciate dai più svariati autori ed argomenti, Shakespeare, Hugo, Goethe, Dowstoevskij, Tolstoj, Hemingway, Bulgakov, i classici latini e greci, Pavese, Calvino, Campana, Primo Levi, trattati di medicina, di astrofisica, amo Hawking, Eco…Tagore, potrei continuare la lista, nel più completo disordine di acquisizione. Se dovessi dire quali autori hanno lasciato un segno dovrei dire tutti. Ma non chiedermi citazioni, la mia labile memoria non me le consente.
 
 
Giuseppe Iannozzi raccomanda3. “Fiori e fulmini” è un libro particolare, non ci sono difatti delle sezioni spazio-temporali, è invece un corpo unico di liriche che si possono leggere singolarmente ma anche partendo dalla prima per arrivare fino all’ultima. Se di decide di leggere da “A me” fino a “Web”, allora si ha l’impressione d’aver letto la lunga felice dura vita d’una donna, la tua, Cristina. Una vita fatta di ricchezze semplici e di dolori, senza mai cedere ai facili sentimentalismi e all’ipocrisia, ma sempre affrontando la vita a muso duro, anche quando la vita ti segna con il marchio del dolore.
Come hai scelto le poesie che avrebbero fatto parte di “Fiori e fulmini”?
 
Intanto ti ringrazio di aver colto così bene il senso delle mio libro e della mia vita, le poesie sono state mantenute in ordine alfabetico e non cronologico, perché ho sempre pensato che la poesia è più che altro una suggestione, che nasce sì dalla percezione di un momento, dall’emozione di un sentimento intensamente vissuto, ma che permea ogni respiro, ogni attimo della vita di chi ne è “affetto”.
 
 
4. Il tuo poetare è ricco di dolore, d’un dolore a volte tragico, ma non per questo versato all’autocompiacimento. C’è pietas, ma una pietas che solo l’uomo può dare a un suo fratello. C’è una religiosità che è radicata al tempo storico che si vive e che non si genuflette per pregare un dio che si dice abiti nei cieli. Puoi approfondire?
 
Il dolore mi ha insegnato che ogni essere umano vive con la più alta probabilità di provarlo, che nessuno è escluso dall’ineluttabilità della morte, che gli uomini sono coraggiosi a vivere sapendo che dovranno morire, che se gli dei esistono, sono loro che devono imparare dagli uomini, loro che devono amarli, ammirarli, ricompensarli di questo spettacolo cui assistono e dove ogni recita costa sangue e vita di un essere umano.
 
 
5. Renzo Montagnoli, parlando della tua poesia, ha scritto: “…la vita è una sola, con aspetti negativi e altri positivi, ma merita in ogni caso di essere condotta fino in fondo, di amarla con tutte le proprie forze, il che non è un atto di egoismo, poiché ciò a cui si deve effettivamente aspirare sono gli autentici valori a fondamento di ogni civiltà, perché in essa innati e che l’umanità si è portata appresso nei secoli, ogni tanto dimenticandosene, nella rincorsa vana di feticci della felicità. […]”
A tuo avviso, che cosa sono oggi i feticci della felicità, quali sono quegli egoismi che dovremmo tenere per la nostra felicità e quali dovremmo invece rigettare in parte o on in toto? Quali sono gli autentici valori della civiltà, e soprattutto, oggi come oggi, ci sono ancora dei valori in cui poter credere a occhi chiusi?
 
I feticci della felicità sono i valori creati ad hoc dal consumismo bieco che ci vede intenti a riempirci la pancia e a circondarci di orpelli mentre la maggior parte dell’umanità muore di stenti. L’ipocrisia dei sistemi religiosi che si proclamano detentori assoluti della Verità rivelata (sic) e nel nome di dio scatenano inferni. La perdita dei sogni e degli ideali a favore di immediate soddisfazioni di appetiti istintuali, a volte brutali, che conducono l’uomo ad abusare dell’uomo. Bisognerebbe sollecitare nei giovani risorse di pensiero, offrire loro apprezzamento e considerazione per ogni conquista intellettuale, facendo diventare marginali quelle semplicemente esteriori.
Si può ancora credere all’amore, ai sogni di Prometeo di ciascuno, alla poesia…
 
 
6. In che misura la poesia può aiutare l’umanità ad essere migliore? E, perché?
 
Perché sposta l’attenzione dagli istinti all’intuito, dalla quotidianità che appiattisce alla originalità di un pensiero che eleva. Perché fa trovare in sé stessi il proprio aspetto alato, quello che non è soggetto alle leggi di gravità e che non ha bisogno di mezzi materiali per esprimersi, è pensiero alla ricerca di un cuore.
 
 
7. Il tuo poetare è molto diretto, a volte molto vicino alla prosa poetica: la musicalità è data più che altro da assonanze e allitterazioni. Vorrei che mi spiegassi qual è il tuo stile, e soprattutto quanto esso è importante affinché la poesia penetri nell’animo del lettore.
 
Mi è difficile rispondere a questa domanda, perché non mi sono mai soffermata ad analizzare questo aspetto della mia poesia. Non vi sono ricerche tecniche, perfino le scelte lessicali sono inaspettate a me stessa, se dovessi cercare di spiegare direi che è la poesia che viene a cercare me, che spesso mi sento soltanto una cassa di risonanza in cui può esprimersi ed echeggiare.
 
 
8. La tua poesia è evocazione intimista o anche messaggio sociale per una civiltà migliore?
 
Della prima indubbiamente, del secondo non so, se diventa messaggio è soltanto perché è la proiezione dell’idea che ho io di un mondo migliore.
 
 
9. In “Ho visto la città” scrivi: “Ho sentito il mio cuore/ svegliarsi nel silenzio/ del diamante/ cercare le parole/ che i poeti/ lasciarono leggére/ come felci sfiorate dalla luna/ arcobaleni allodole e cristalli/ fiori di mare suoni di colori/ i colori dell’amore/ in un respiro./ Sono viva/ perché nella mia notte/ qualcuno accese un sogno/ di poesia.” La poesia è dunque uno spirito salvifico tanto per il poeta quanto per il lettore? E se sì, perché? Da chi o da che cosa ci salva la poesia, quali ferite dell’animo riesce a lenire?
 
Forse mi ripeto, ma credo fermamente che la poesia aiuti a spostare l’attenzione dall’immanente verso il trascendente, dal gravame del quotidiano al mistero in cui siamo immersi. Non dà risposte, ma forse fa nascere domande.
 
 
10. Il titolo del tuo libro: “Fiori e fulmini”. Più fiori o più fulmini?
 
Credo più fiori, anche perché per contrastare un solo fulmine occorrono parecchi fiori.
 
 
11. Probabilmente mi sono dimenticato di farti una domanda importante, ragion per cui ti lascio libera di formularla da te e di dare una risposta.
 
Probabilmente non saprei come rispondermi.
 
 
12. Grazie, Cristina. Sei stata molto disponibile e coraggiosa a sottoporti alle mie non facili domande. Ti auguro ogni bene per la tua poesia e la tua vita privata.
 
Grazie a te, Beppe, non sei stato cattivo, e per me è stato un piacere ed un onore risponderti. Ti ricambio gli auguri di ogni bene .
 
Cristina Bove
 
 
 
 
La prefazione a “Fiori e fulmini”

firmata da Renzo Montagnoli
 
 
Il poeta riesce a guardare il mondo che lo circonda, trascendendo ciò che gli occhi vedono, e in questo Cristina Bove non si smentisce, perché in lei è presente questa straordinaria virtù ed è coeva con la capacità di trasmettere in modo chiaro, direi limpido, le sensazioni del suo animo.
Questa raccolta comprende un centinaio di poesie, solo una parte delle numerose che nel corso della sua vita ha saputo creare, senza mai essere ripetitiva.
In “Fiori e fulmini”, pur nelle molteplici tematiche affrontate, riluce la mano sensibile che riesce a trasferire nel verso, con ammirevole semplicità, le più svariate emozioni, dal tormento di un ricordo allo sdegno per la sorte riservata ai più deboli.
L’animo di Cristina è uno specchio in cui si riflettono visioni che rimbalzano sulla carta pregne di intime considerazioni, una presa di coscienza che solo il confronto fra la realtà e il sentimento trasfigura in messaggi, ora soffusi, spesso silenziosi, e quasi mai in urla liberatorie.
C’è una visione dell’esistenza, anche nei suoi aspetti più tragici, che lascia alla speranza dell’amore, inteso nella sua accezione più ampia, quel dare spontaneo che gratifica anche senza risposta e che fa sentire più vivi, come in Amo le voci “ Amo le voci che parlano sommesse che sanno dire senza farti male che scelgono il silenzio quando è bene tacere “, oppure in Brulicava di luci , una lirica di ispirazione quasi bucolica, dove il richiamo alla morte va a sottolineare l’amore per la vita, una sorta di antitesi che ne esalta il valore.
Ci sono liriche intimiste, dove il volgere gli occhi dentro di sé è il cercare di conoscere la risposta a tanti perché e al riguardo ritengo opportuno sottolineare il particolare spirito religioso presente in tanti versi, una visione della vita che esula dai dogmi delle religioni per sfociare nella dubbiosa consapevolezza che qualche entità a noi ignota presieda ai destini del mondo, ai passi che percorriamo ogni giorno, a fatti ed eventi a cui partecipiamo secondo un copione che non conosciamo, ma che qualcuno ha ben definito.
Domande logiche che tutti ci poniamo, ma che la sensibilità dell’autore sa volgere in possibili risposte che alla luce della ragione hanno un senso senza essere certe, perché l’unica realtà tangibile è la vita, è quel fluire del tempo che ci accompagna dalla nascita fino al distacco, un distacco che può anche essere mediato, come quando qualcuno a noi caro ci lascia senza che possiamo far nulla, un’improvvisa consapevolezza della nostra impotenza di uomini che crediamo di saper tutto, ma che ignoriamo il perché esistiamo.
Al riguardo struggente è A mia madre, laddove Cristina scrive “Mentre la vita che donasti a me non consentiva di donarla a te “, una traslazione di pensiero che porta dal pathos individuale a quello universale, una drammatica consapevolezza che il ciclo vitale non può essere modificato.
Più fiori che fulmini, perché anche nell’uso sapiente e mai ridondante delle metafore il verso, fluido, cristallino è al servizio della filosofia dell’autore, un concetto semplice, ma dalla grande portata per il bene del mondo: la vita è una sola, con aspetti negativi e altri positivi, ma merita in ogni caso di essere condotta fino in fondo, di amarla con tutte le proprie forze, il che non è un atto di egoismo, poiché ciò a cui si deve effettivamente aspirare sono gli autentici valori a fondamento di ogni civiltà, perché in essa innati e che l’umanità si è portata appresso nei secoli, ogni tanto dimenticandosene, nella rincorsa vana di feticci della felicità.
Un’ultima, doverosa annotazione: leggere le poesie di Cristina Bove è come entrare in un’altra dimensione, in un’atmosfera dolcemente sospesa che infonde una grande serenità.
 
 
Fiori e fulminiCristina BoveEdizioni Il Foglio - Collana Autori Contemporanei Poesia – ISBN 9788876061639 - € 15,00


 
 
A ME


A me
che da lontano mare di terra
magma
approdo a calcinate banchine
ossari e nebulosi fantasmi di velieri
portandomi indicibili lutti
e squarci mai richiusi
si chiede ancora un gemito
ma io non piango più né voglio più gridare
ho fatto un nido
sull’albero spezzato di maestra
ultimo assedio all’acqua d’un morto galeone
e volo
oltre i rimbombi e i laceranti numi
ali sparute
residue remiganti
piume ne ho perse tante
e guardo in faccia il sole
a costo di morire.




WEB


Dai balconi del web
panoramica vista di orizzonti
remoti come galassie
o prossimi alle dita
come tasti
anime scritte
a caratteri mobili
in alfabeti singoli
occhi smarriti in sogni
retroilluminati
ammaliati da mille incantatori
nella fantasmagoria di mille scene
cui la mente si abitua
e poi
della luce dell’alba
che le sembra sbiadita
non si accontenta più.


[ c ] Le poesie "A me" e "Web" di Cristina Bove sono riprodotte su questo blog per gentile concessione dell'Autrice.


 
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Il blog di Cristina Bove: http://cristinabove.splinder.com

Il blog dedicato a “Fiori e fulmini”: http://fioriefulmini.blogspot.com

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:12 | recensioni, cultura, poesia, libri, letteratura, interviste, arte, editoria, scrittura, autori, critica, in libreria, al femminile, prima pagina, artisti, scrittori, novità in libreria | BlogNews | clicca per commentare commenti (19)



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