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Ho sgozzato Gozzano

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, aprile 01, 2008





Ho sgozzato Gozzano
 

di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Ho sgozzato Gozzano
 
 
Ho sgozzato Gozzano al chiaro di luna
Avevo un gozzo in gola
che non mi faceva dormire né di notte
né di giorno, tutta colpa di Guido,
di Guido parrucchiere precario e calvo
Sono stato costretto a pelarlo
per benino come una cipolla
per avere sul piatto Stan Kenton
- un ritmo di certo più efficace del solito
Ho sgozzato Guido con il rasoio,
lo stesso che usava per farmi la barba
mentre la radio a tutto volume ogni mattina
urlava le solite vecchie arie della Callas
L’ho sgozzato e non se n’è manco accorto
Ha fatto un sorriso strano, poi ha taciuto
 
 
 
 
Ciao, Lucio
 
 
a Lucio Angelini,
possa tu riposare in pace
 
 
Mi sarebbe piaciuto
piantarti un paletto
nel cuore
bene a fondo,
o anche solo un bastone
tutto su per il culo,
non con malizia però
Avrei voluto indicarti
il tramonto sulle Alpi
e portarti a conoscere
la vecchia capra
che mi ha iniziato al sesso
ormai tanti e tanti anni fa
Mi sarebbe poi piaciuto un sacco
tagliarmi i polsi davanti a te
per dimostrarti una volta
per tutte che anch’io ho sangue
e lagrime nelle vene
come tutti i tuoi personaggi
finiti male in un “C’era una volta...”
Ora tutto questo
non è più possibile
Hai dato le spalle
a nemici amici e committenti
allo stesso modo:
tutti ti hanno visto sculettare via
al pari d’una Marilyn,
e a me non resta
che il ricordo di te,
di com’era bello litigare
e poi ancora litigare
per far infine la pace
senza più scoregge in bocca
 
Vorrei potessi sentire
la rabbia che ho in corpo,
vorrei che la sentissi sul serio:
non hai idea - no che non ce l’hai -
di che meteorismo sono capace
quando m’incazzo e resto solo
con la testa fra le mani a pensare
per ben oltre dieci piani di morbidezza
fino a toccare delle nuvole l’altezza
 
Sei andato via
Ma nell’aria c’è, nell’aria c’è
resistente ancora forte l’odor di te
 
Ciao Lucio, ciao, ciao Lucio ciao
 
 
 
 
La Maestrina
 
 
a Véronique Verge,
che ama un bel scimmiottino
 
 
Conoscevo un tempo
una maestrina
Si svegliava di buon mattino,
un bacio subito gittava
all’uccellino
sul suo eterno ramo di ciliegio;
poi davanti allo speglio
spogliava fantasie
petalo dopo petalo
con lo sguardo perso
- fisso - quasi cercasse
sulla lucida superficie
l’imago d’una grandezza
nel Profondo nascosta
 
Il core le batteva forte in petto
per un niente o un verso di poesia
Amava i rossi velluti di Valencia
ma anche il grezzo saio di San Francesco
Sempre stupiva
- arrossiva, scoperta
a immaginare il Nudo Peccato
In lei, gli alunni scoprivano tracce...
sul volto d’acqua e sapone,
e ne ridevano di nascosto
più per celia che per malizia,
non conoscendo ancora
della carne la forza
 
Conoscevo un tempo
non lontano una maestrina
che ogni dì faceva la solita strada,
incontrando lungo il cammino
un piccolo prete di campagna
giovane e anche un po’ bello:
pedalava forte in piano e in salita,
ma quando la incontrava
le gambe gli cedevano
e poco mancava che rovinasse
fra ortiche e rampicanti al limite
della strada
 
 
 
 
Nero Grembo
 
 
Viviamo poi solo
per tornare al buio
là dove il Nero ci ha partoriti
 
Siamo qui
con uno scopo
che non è la Primavera
né quella vita eterna
promessa da dio ai figli mortali
Siamo remote ombre
che si nascondono nell’animo
come repellenti tumori:
non conosciamo niente
che sia diverso dalla sete,
dal rosso del sangue
che squarcia il ventre della Luna
Siamo l’Incubo e il Sogno,
Vampiri
che vivono la morte portandola
a chiunque ne abbia desiderio
o meno
 
 
 
 
Punkabbestia
 
 
a Romantica “Pesty” Vany,
lei il perché lo sa!
 
 
Non mi bastano, non mi bastano
Sono o non sono un punkabbestia?
Voglio più coccole e spille da balia
Non mi bastano, voglio più sesso
Ho bisogno di tutto e di niente,
ma delle tue mani sul mio petto
non so fare ancora a meno,
così vedi di portare qui il tuo culetto
Devo straziartelo come conviene
Devo saziarmi per bene
Dammi coccole, mettiti scollata
Fatti bella, fatti notare, fammi dar di matto
e porta qui il tuo bel culetto
 
 
 
 
Bambola, spogliati!
 
 
Bambola, diamo fuoco ai tuoi libri
Bambola, non sono ricco
ma se me la smolli ti giuro
che soddisferò tutti i tuoi capricci
Avrai scarpette di cristallo a volontà
e una pistola carica sette giorni su sette
 
Bambola, che fai, ci pensi su?
Lascia stare! La donna si fa il monaco
e l’apparenza, è meglio che tu mi segua
e non faccia domande cretine
Pensa soltanto a spogliarti, Bambola
A tutto il resto provvedo io
 
Bambola, dimentica la Bibbia
Bambola, dimentica la Barbie
Bambola, dimmi che capricci hai
e dovessi uccidere ti giuro li avrai
esauditi; ma ora spogliati…
il domani è incerto e di sicuro c’è
che è solo un altro cazzo di giorno

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 14:16 | poesia, amore, dark, amicizia, dediche, avantpop | clicca per commentare commenti (29)



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