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poesie a mano

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, maggio 10, 2008






poesie a mano
 



di Giuseppe Iannozzi
 


 
Questo scritto, che è a mio avviso puntuale e precisa critica, è stato lasciato nel box dei commenti da Lord Ninni. Non meritava di rimanere recluso nel box, ragion per cui mi sono permesso di liberarlo e portarlo in questo post, ringraziando con profonda stima e amicizia Ninni Raimondi.

g.i.




Mi è sembra opportuno parlare di poesia introspettica leggendo la tua raccolta, caro Giuseppe. Concetto che tanto fascino esercitò sulla fantasia dei post-romantici e troppo spesso dimenticata da noi tutti. Inizio subito dicendo che credo fermamente non esista un tipo di poesia che si possa definire ingenua, cioè un dettato poetico popolare immediato, privo di ogni riferimento culturale. L'equivoco potrebbe sorgere dalla mancata definizione del concetto di cultura. Per troppi secoli sotto questo vocabolo si è celata la tradizione scritta classica, scientifica, storica e filosofica, per cui esso divenne sinonimo di tutto quel bagaglio di pensiero consegnato alla posterità dai libri.

Questa visione è parziale: ogni famiglia, ogni clan, ogni popolo possiede una sua cultura: il linguaggio stesso ne rappresenta una forma embrionale così come i modelli di comportamento, il pensiero religioso, le fiabe, i racconti, gli indovinelli, le stornellate, i canti, le filastrocche, gli usi, i costumi e le cerimonie che riguardano i diversi momenti dell'esistenza. Si tratta solo di livelli diversi. Per questo motivo è improprio parlare di popolo immediatamente poeta, di Naturpoesie ossia di poesia di Natura contrapposta a poesia di cultura, Kulturpoesie. Sarebbe meglio parlare di tradizione culturale diverse, di diversi tipi di figure, di diverse forme metriche. Nel passato sono state considerate originali alcune opere soltanto perché si sono sviluppate in settori culturali sconosciuti, come i poemi omerici, le Chansons de geste medioevali, i Lieder o canti popolari, la poesia dialettale ecc. Al contrario la metrica o le figure retoriche sono state ritenute sinonimo di cultura.
Non concordo con tale ipotesi, perché la metrica preesiste e crea la cultura ufficiale e non viceversa.

Mi ricordo di alcuni versi che la nonna di un mio amico mi ripeteva quando ero ragazzo: Non si era mai occupata di problemi di metrica né di figure retoriche, come quella dell'equivoco, ma era consapevole dei risultati che si proponeva.

Si deve, dunque, concludere che anche gli antichi cantori, bardi, trovatori e giullari possedevano un determinato grado di cultura, come lo possiedono anche le persone che non sanno né leggere né scrivere e che non sono venute a contatto con le lettere ufficiali. E questo concetto va riferito anche ai cosiddetti popoli primitivi. Il carattere di spontaneità che vi possiamo trovare è determinato dal fatto che essi si esprimono in modi diversi da quelli per noi consueti.
Lo stesso concetto deve essere applicato allo sviluppo culturale di una persona: verso i sei o sette anni già si raggiunge un livello tale di conoscenze che, quando si vuole esprimere un pensiero, inevitabilmente si ricorre alla cultura appresa. Soltanto il particolare rapporto determinato dalla psicologia infantile causerà accostamenti che possono sembrare nuovi.

Come ogni realtà dell'uomo, anche la cultura poetica è contemporaneamente mezzo e strumento e a questa condizione non si può sfuggire. Il grande spirito saprà servirsene per esprimere il proprio mondo, il vero poeta, il cantore, il bardo che in te alberga, supplisce alla superficialità che ci circonda ricercando l'eccentricità e non la banalità, che diviene fonte d'ispirazione da raggiungere e regalare in una condivisione di immagini al tuo cuore prima, ai lettori affezionati e a quelli che, passando velocemente, si fermano ammirati da tanta proprietà e sincerità evocativa di sentimenti palesi o sottaciuti, ma troppo spesso dimenticati.

Ninni Raimondi (aka Lord Ninni)

Ninni Raimondi


 
Poveri e felici
 
a Vany
 
 
Pesciolina, preparati
Ti porto al mercato
sul mio bel motorino
Fatti bella
Legati bene dietro
Vedi di non cadere
Non ho l’assicurazione
Legati alla mia vita
Con le mani
però non mi fare
il solletico,
altrimenti cadiamo
l’uno sull’altro
e domani avremo
come minimo un’altra
bocca da sfamare
Io ho solo il motorino
di mio padre
Siamo poveri,
poveri in canna mia cara
Ma così tanto felici
 
 
 
 
 
Pioggia di te
 
 
Piovimi addosso
come una pioggia
o una cascata di sole,
e ti raccoglierò
fra le braccia
rubandoti a Dio,
alla sua superbia
di crederti sua
 
 
 
 
 
Viola
 
 
a Vany
 
 
Mi sovvengono sempre storie
mentre attraverso i tuoi giardini
di rose di crisantemi, di gioie
sospese fra torpori e dolori.
 
Il capo chino tieni sull’arcolaio;
piano il disegno va formandosi
di te giovane sposa, bianco cigno
perso nelle profonde note del lago.
 
Il piè accosto alla tua porta,
col pugno basso busso ma il core
in petto forte batte, d’aguglia
sulla tenera preda tiene il desio.

Osa sì tanto l’amore quando meno
viene ‘l coraggio della povera mente;
e sono già accanto al tuo rossore
sulle gote diffuso, proprio come ieri.
 
Imperituro il sentimento che ci lega
al di là del tempo dello spazio, Viola.
 
 
 
 
 
Eternità diabolica
(di G. Iannozzi e Chatterly)
 
 
Così vengo,
dal sogno cangiato,
in punta di piedi
nella notte nuda
eppur scura,
grembo dove ogni cosa
poco o niente dura;
umano affetto
o semplice diletto
ugual sorte all’alba
urleranno,
e non è detto
che flebile eco
di loro vivrà
in eterno
o per un momento
soltanto.
Ma dicevo...
che complice la notte
vengo,
vengo innamorato
seguendo del tramonto
la linea sottile
di sangue rossa,
lasciando
che ‘l suono delle campane
i sensi inebri;
vengo
e nascosto rimango
coll’orecchio pronto
a carpire dell’amore
i lamenti e i vagiti
più profondi,
oppur mi mostro alle vittime
togliendo
di mezzo la speme
spremendo
presto loro il core,
perché Diavolo, sì, io sono
e innamorato
- per Dio! -,
sì, innamorato
di tutto quello
che per l’eternità
ho combattuto.
Condannato
a non avere,
a non ricevere,
che mi resta
se non questa
vendetta
di dilaniare
coll’unghie e coi denti
i corpi belli, assopiti
dopo l’agitato
congiungersi delle membra
e dello spirito?
Cos’altro mi resta
se non questo?
 
Sbalordito il Diavolo
rimase quando
comprese quanto
osceno fosse
il Bene e vide
la Virtù
nello splendore
delle sue forme
sinuose...
 
Ma eccolo
l’epitaffio scritto
sulla mia tomba
col mio stesso sangue!
Anche questa volta
dal Bene raggirato.
 
Anche questa volta!
 
Di me,
di me ora non resta
niente di niente, non l’eco
né il suo spreco.
 
 
 
 
 
Nel tuo cielo
 
 
a Gail
 
 
Sei ancora lì
come allora
che mi aspetti
Sei ancora lì,
piccola
uguale a un uccellino
che ha perso le ali
volando
 
Ti ho lasciata ieri
che eri già donna
E ti ritrovo oggi
bambina
uguale a un uccellino
che aspetta
a bocca aperta
il cielo, il suo destino
 
Ti ho cercata tanto
Per molto poco
sono caduto
Non te lo nascondo,
mi sono ferito
a un ginocchio
e ho pianto tanto;
non per il male
né per la caduta,
ma per quel tuo bacio
mai arrivato
a curare l’egoismo
d’averti a me accanto
 
Sei ancora che aspetti
Io mi lecco come posso,
fingo amori a più non posso
poi a sera mi chiudo in me
stanco - accendo l’illusione
che per un po’ sei stata mia,
che per un giorno almeno
hai amato il mio volto
e non il nome che porto
e non sopporto
 
Seno ancora qui,
solo più vecchio
uguale a un povero diavolo
che ha perso le ali
cercando il cielo
per arrivare da te
 
 
 
 
 
Un poeta
 
 
Il poeta illude - e s’illude -,
uguale a un giocoliere
più spesso a un prestigiatore
che con la bibbia in mano
crede di poter far miracoli
e altre stramberie così.
 
Gli vengono presto gl’anni
a reclamare il pesante dazio
per gl’istanti di gioia portati
in illusione a un po’ tutti,
quasi non avesse mai avuta
coscienza et esperienza
che dare per dare è inutile,
inutile vanteria. Così il capo
infine china, più piccolo
d’un clown, e in solitudine
egli attende che la falce
gli porti via dalle pupille
le lacrime gentili.
 
 
 
 
 
Poesie a mano
 
 
a Vany
 
 
Porcellina mia, sono innocente
Mi credi, non mi credi? Sono nudo
mentre qui te lo confesso
che non ti ho fatto niente
Accanto mi sta la doccia fuori uso
Puzzo più di Giuda, come un serpente
morto per colpa del suo stesso veleno
Tengo il sesso moscio cascante
in mezzo alle gambe, e questo è quanto
Te lo giuro sul buon Bambin Gesù
che sono innocente, che non ho sprecato
il mio amore per darlo in pasto ai maiali
Perché il mio amore è troppo bello
per sprecarlo a tarda notte davanti alla tivù
Certo tu mi rimproveri che non ho perle
né diamanti da portarti in dono,
ma solo scalcagnate poesie
d’infima qualità, scritte a mano
con l’aiuto dell’amica Federica
pensando però sempre e solo a te;
è tutto quel che ho, tutto quel che ho
Accettalo, accettalo, prendilo, prendilo!
Sono il meglio che ho le poesie a mano
Sono il meglio che ti posso promettere
Per tutto il resto, Porcellina mia,
ci sta il sesso il teatro e la felicità
 
 
 
 
 
Luna Cattiva
 
 
a Lady Luna
 
 
Cattiva Luna
Luna cattiva
Ti pensavo buona
Invece ami un altro,
un altro Valentino
che non sono io
Così sono costretto
a lasciarti
al tuo pallore
Sognerai ogni notte
quel tuo Valentino
da strapazzo
in impennate mozzafiato;
ma di me non saprai più
se ancor vivo perché e con chi,
per che cosa butto via
il mio fiato

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:20 | poesia, amore, amicizia, dediche, critica, duets, iannozzi and friends | clicca per commentare commenti (18)



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