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AD UN PUNTO CRITICO PER I CRITICI (e per tutti…) di Simone Battig

written by King Lear    - giovedì, maggio 15, 2008


Jekyll


Ad un punto critico per i critici (e per tutti…)




[    Ricevo e pubblico questo pezzo a firma di Simone Battig, pur non condividendo appieno il suo pensiero. Ci sono tuttavia degli spunti interessanti che, a mio avviso, meritano di essere approfonditi e presi in seria considerazione.

Rimane inteso che Simone Battig è l'unico responsabile delle sue dichiarazioni.

Grassetti e corsivi sono stati aggiunti in fase redazionale, al solo scopo di agevolare la lettura.


Buona lettura.
g.i.   ]


 
Dopo aver evitato di commentare il lacunoso saggio New Italian Epic di Wu Ming, sia perché mi trovo d’accordo con quanto argomentato in risposta da Marco Lodoli, sia perché sarebbe come voler commentare un genetista cinese che un mattino si alzasse e dicesse “Ho notato che il mio alluce destro tende a sinistra quando cammino, e siccome l’ho notato anche nei miei amici credo che noi, per i percorsi e le caratteristiche comuni che ci legano, e anche per la nostra solida amicizia, possiamo considerarci gli iniziatori di una nuova evoluzione di ampio respiro che coinvolgerà tutta la nazione”, invito tutti a godersi questa intervista ai critici letterari del giornale “La Stampa” e del giornale “Il Mattino”, Sergio Pent e Giuseppe Lupo. L’intervista la trovate qui: www.booksweb.tv, nella sezione BooksTorino nella sottosezione I mestieri del Libro - critici letterari.
 
Con la poco ammirevole “sincerità dell’esperto”, rispondendo a domande sul loro metodo di lavoro, dopo aver glissato su come si arriva a fare il critico letterario per un grande giornale, Pent e Lupo certificano quello che vado sottolineando da anni e quello che tutti sanno ma vogliono continuare a ritenere normale se non persino giusto: la critica letteraria così condotta non solo è inutile ma è nociva per lo sviluppo di nuove e interessanti generazioni di lettori e scrittori. Lo è, secondo le loro stesse parole, perché condotta in maniera assolutamente parziale (nei molteplici significati di questa parola) e lo è perché, asservita ad una logica che si concentra non sui libri ma sulle varie personalità coinvolte nell’intento di far leggere un libro ai lettori, tradisce la sua stessa natura e i suoi scopi.
 
Pent e Lupo, come critici, sostengono, in ordine sparso, cose come queste:
 
1. Prima di tutto, si leggono i libri degli amici (Lupo).

2.
Se il libro di un amico non è bello io critico non ne parlo, o se sono costretto a parlarne ne parlo solo bene cercando di evidenziarne i pregi facendo una recensione diplomatica (?).
 
3. Dopo gli amici vengono le “segnalazioni”. Di chi non lo dicono, si può ben immaginare sempre di “amici” o di “superiori”.
 
4. Con le segnalazioni o dopo di esse arrivano i libri “di cui sono costretto ad occuparmi”. Costretto da chi? L’ipotesi è che le forze in campo siano talmente varie che non lo sanno neanche loro, comunque possiamo ipotizzare sintetizzando: costretto per convenienza personale e/o lavorativa ad occuparmene. Rimane il fatto che, in generale, una critica “costretta” sarà sempre una critica ristretta e scarsamente interessante e proficua.
 
5. Dopo tutte queste priorità almeno Lupo arriva a dire che si (sia ringraziato il cielo!), “Ho uno spazio di libertà per scegliere i libri”. Malauguratamente quei libri però sono già sul tavolo di casa sua. Pent e Lupo, non nominandolo mai, sono completamente estranei al concetto di andare in libreria e scegliere un libro per leggerlo (del resto con tutti questi “aiuti” con cui amorevolmente vengono assistiti come se fossero incapaci di intendere e volere dubito che sarebbero capaci di orientarsi nelle odierne librerie…). Non fa parte del loro metodo andare in libreria a scegliersi i libri, loro ce li hanno già a casa i libri (ne vengono sommersi….testuale), pre-selezionati e gratis. Ma vogliono assolutamente continuare a spiegare ai lettori cosa dovrebbero cercare in libreria, leggere e addirittura comprare, nonostante appaia evidente che loro stessi non hanno la più pallida idea di perché scelgano un libro piuttosto che un altro e non si sognino nemmeno lontanamente di acquistarli.
 
6. I libri sono talmente tanti che a volte cose buone passano sotto silenzio (peccato poi che sostengano anche che le cose brutte non le recensiscono per non stroncarle, ovviamente tranne gli amici che vanno sempre avanti bene lo stesso. E allora uno si chiede: come può il lettore capire dai loro silenzi se quel libro non è piaciuto loro o non hanno avuto il tempo materiale per recensirlo seppure era un bel libro? Qual è la discriminante?).
 
7. Il sunto è: siamo impiegati al servizio del libro (leggi: degli editori, e io che pensavo che fossero al servizio dei lettori….) dobbiamo fare cose che dobbiamo fare senza mettere in funzione la nostra capacità critica a monte, nelle scelte primarie dei libri (ripetono il verbo “dovere” almeno una dozzina di volte in vari contesti senza motivare questo loro dovere).
 
Pent e Lupo fanno varie altre affermazioni che vale la pena sentire, se non altro per rendersi conto dell’assoluta noncuranza con cui ormai in Italia si perpetrano i comportamenti più assurdi. Ricordo che stiamo parlando di critici affermati, di grandi giornali nazionali, figuratevi le costrizioni a cui vengono sottoposti gli altri e il grado di obbedienza e dedizione che devono dimostrare per poter continuare a fare i critici!
 
Entrambi sono naturalmente anche scrittori, e pur avendo il privilegio di poter vedere la critica letteraria da entrambi i punti di vista sono giulivi nel continuare in tale modo la loro opera in entrambe le posizioni. L’idea che un critico e ancor di più uno scrittore forse dovrebbero comportarsi diversamente non li sfiora neppure. Del resto entrambi godono dell’amicizia del Pent-critico e del Lupo-critico, quindi secondo il loro brillante metodo tutto torna…
 
Prego ognuno di voi di ascoltare attentamente quello che Pent e Lupo dicono, e come lo dicono. La mia non è un’accusa a loro in particolare, dato che per la mia più che decennale e personale esperienza essi rappresentano il pensiero del 95% dei critici letterari e “operatori culturali” vari. Questa è la solita notifica che faccio anche a me stesso per dire che tutti noi abbiamo il dovere di cambiare questo stato di cose.
 
In questi ultimi due anni mi sono astenuto da segnalazioni così plateali per evitare di incorrere nell’accusa di ricerca di pubblicità, avendo due libri in libreria. Accusa ridicola visto il massacro a cui ogni volta mi espongo (rif. http://www.giuliomozzi.com/archives/2004/05/messaggio_grett.html  oppure i miei appunti a Saviano per Gomorra). Cercassi pubblicità farei quello che fanno tutti: andrei alle fiere, farei incontri con l’Autore, presentazioni, interviste… ho comunque continuato in privato a ripetere le stesse cose.
 
Colgo l’occasione per ribadire che, dopo quindici anni dall’esplosione del fenomeno incontri con l’Autore, fiere, reading, per non parlare dei corsi di scrittura creativa.. etc etc…, è evidente e certificato dalle statistiche ufficiali che questi “giochini narcisistici” non servono a promuovere i libri. In Italia ci sono sempre meno lettori e sempre più scrittori, grazie a questo tipo di promozione del libro. Provate a seguire la logica coatta di Pent e Lupo, e vi apparirà chiaro il perché. In questi eventi non si cercano i libri ma gli autori, una sostanziale differenza che tutti quelli coinvolti nel mondo dell’editoria hanno fomentato senza rendersi conto che così facendo non aprivano nuovi spazi commerciali ai libri, ma li chiudevano. Un vero suicidio anche per gli adoratori del marketing. Non voglio rubare tempo spiegando perché sia così, ci può arrivare facilmente chiunque usando la testa per ragionare. Se poi non si vuole usarla, allora buttiamola, questa testa, che è inutile.
 
Ultima cosa. Qui parlo da lettore, prima di tutto. Un lettore molto stanco, a cui stanno rubando una delle sue più grandi passioni. Avendo il privilegio di poter osservare la situazione da due punti di vista sento anche il dovere di dire quello che penso a più persone possibili, comportandomi di conseguenza. Ma sono anche piuttosto stufo di sentire la mia voce e non ho la vocazione al martirio. Spero che prima o poi persone più autorevoli di me intervengano per dire: adesso basta, i libri vanno resi liberi da questo sistema soffocante, anche solo per il fatto che è un sistema ingiusto e vergognoso per tramandare ai nostri figli la conoscenza.
 
La crisi della nostra società ha le stesse motivazioni psicologiche a tutti i livelli, ma che la cultura non trovi il coraggio di reagire è il sintomo peggiore di tutti. Non basta più dire “E’ così, lo sanno tutti”, e nessuno rimpiange tempi andati, qui è il momento di mettere in gioco quello che siamo e quello che vogliamo diventare, perché siamo un popolo culturalmente travolto. Ogni giorno di più.
 
Se siamo già morti ora o se possiamo ancora pensare liberi con le nostre teste e non con le nostre paure, questa è la scelta.
 
Ho deciso di scrivere questo articolo proprio perché sono d’accordo con Pent quando dice: “Se non si dialoga, in positivo o in negativo, allora la critica non ha senso”. E dato che viviamo tempi di pensiero unico dominante continuo a pensare che sia giusto opporre le mie idee a quelle di Pent e Lupo.
 
La speranza mia è di non sentire più interviste culturalmente agghiaccianti come questa di Pent e Lupo, critici-scrittori, due a caso fra tutti, e magari mi auguro che anche loro, rivedendosi, si rendano meglio conto di quello che vanno dicendo.
 
Simone Battig
 
 
Nota: questo testo è riproducibile da chiunque, l’autore ne auspica la diffusione e con questa nota si dichiara concorde con ogni uso del testo fatto da terzi previsto dalla leggi in vigore.
 
 
Simone Battig in rete:

www.myspace.com/simonebattig

www.multimodo.com/simonebattig


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