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Girasoli e crisantemi

written by King Lear    - mercoledì, ottobre 22, 2008




Angels è Opera di Chatterly
 

 
Girasoli e crisantemi
 


di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Queste poesie sono tutte dedicate a Chatterly, la mia Immortale Musa, eccetto “La preghiera dello scrittore” che è nata all’ultimo minuto e che si può considerare una sorta di bonus.

 
 
 
La sepoltura
 
 
Tutti lo sapevamo
che sarebbe dovuto morire
da un momento all’altro
Fuori la pioggia e l’urlo dei corvi
così umani
S’era perso un verso il becchino,
prima che Selene si sciogliesse
nel mattino di pianti e brume
Su ogni bocca sostava ancora
l’illusione che per forza
doveva esserci qualche cosa
di sbagliato
Però nessuno aveva idea,
come sempre in questi casi
 
Tutti noi avremmo dovuto segnarci
Lasciammo invece l’orecchio teso
al ringhio dei cani affamati;
e due o tre scherzarono di mimo
ma macabro che non uno ebbe cuore
di mostrar un sorriso
Tra cani e corvi a ogni minuto più vicini
col fiato sospeso spalancammo infine
la porta; il becchino fu il primo
a metter fuori il piede, poi uno ad uno
chiudemmo le nostre sulle sue orme
 
Quando oggi ripenso al pozzo scavato
in profondità nella viva roccia
da tutte quelle mani ossute piagate a sangue,
dico che è un miracolo o giù di lì
che non sia finita peggio, mio Angelo
 
 
 
 
 
Morire accanto
 
 
Non rimproverare noi
perché senza l’ombra d’un seppur pallido coraggio;
più valenti uomini d’ogni etade caddero in ginocchio
di fronte all’orrido mistero allineato in fredde croci

Morire a te accanto
Prima o poi tutti si va incontro alla fine
con uguali probabilità di lasciar invisibile traccia
a chi dopo di noi; e però a te accanto
finire sarebbe conforto non dolce non vieto,
ma necessario
come la carta ingiallita
sotto la pressione di parole
che niuno più saprà recitare
a memoria

Non rimproverare noi
che oggi cediamo all’autunno,
alla sua spaventevole carezza che gl’avelli tutti spazza
e tosto ricopre di nuove foglie agl’alberi strappate;
dona a noi una preghiera di vento
che abbia il suo respiro e la sua foga
e restaci accanto, perché seppur vecchi e inutili
con soddisfazioni e rimorsi alle spalle
l’Ignoto ancor lo temiamo
E un fiore soltanto, rosso, lascia alla mercé
della marcìta immobile ai piedi degl’algidi marmi
l’uno all’altro stretti, senza quasi un breve spazio
che sia per loro
 
 
 
 
 
Ti ho perduta
 
 
La mia bimba si è di me
dimenticata, chissà perché
Interrogo il girasole e il crisantemo
Nessuno sa
La mia bimba non ha memoria
o son io che ho sbagliato indirizzo
Però tutto quell’amore, tutto
quell’amore l’ho sognato?
 
Tempesta minaccia il futuro
e niente di più, niente di più...
se non infinita tristezza
per quel che ho perso
immerso nelle strade di Babilonia
 
 
 
 
 
Pentiti!

 
Erano in tanti
che il pentimento lo buscavano
a cuor leggero dal clero dallo stato
pagandolo con un po’ di vil dané,
ma di più quelli che lo rifiutavano
per troppa sicurezza di sé
o chissà per qual altro perché
Né gli uni né gli altri però
han poi avuto infine la Ragione
a scendergli sul capo; sol la cenere
silente, e per tutti graffi di vento,
dritti in faccia
e nelle parti più basse nude indifese,
uguali e profondi sì tanto
che identità e culo un’unica piaga
Lacerati nel corpo e nell’anima,
vagabondi, han pensato
potesse bastare cader in ginocchio
all’ultimo momento,
far la faccia che conviene,
dar per scontata la preghiera;
dentro a quest’illusione
testé si son visti la testa spiccata
dal busto e tosto dall’alto in basso
le lor stesse vuote orbite
con una lacrima di pianto appena
li han lasciati inquadrati al Destino
 
Erano in tanti
che alla vita s’aggrappavano disperati
come bastardi aborti al materno seno;
e non uno che oggi abbia in Terra
qualcosa di più d’un freddo marmo
Per questo oggi io t’invito…
Per questo oggi ti chiedo di pentirti
 
 
 
 
 
Libero
 
 
Che ti ha fatto il mondo e perché?
 
Ti ho amato perché la morte è lunga
Nessuno crede che smetteranno di piovere le foglie dell’autunno
Si spogliano di nascosto le donne per un amante
I vecchi si rifugiano in una chiesa bene in vista;
hanno ancora denti per pregare, forse dio li sta ad ascoltare
 
Ero libero
come chiunque
prima d’inciampare nelle catene
 
La ruggine sul portone è di cent’anni
E non uno ricorda quale fosse il colore che aveva a carnevale
Ho incontrato la tua faccia persa in mezzo alla confusione
Mi fosti subito grata, ma non capivo
che stavi vivendo le tue immobili illusioni
 
Esce la bara tirata a lucido, portata a spalla
qualcuno in silenzio piange,
e tutti e nessuno avrebbero da confessare un torto
Pochi minuti da sopportare insieme fin laggiù,
una voce dentro ripete “andate avanti e acqua in bocca”
 
La ragazza compie gli anni proprio oggi
Cinguetta con le amiche, sorpresa di non provare sorpresa,
è una donna oramai, ha segreti che non può più raccontare
 
Che ti ha fatto? 
 
 
 
 
 
La preghiera dello scrittore
 
 
a Lucio Angelini
vittima della sua lingua lunga
e della censura più bieca
 
 
Preghiamo
Insieme preghiamo
e le mani giungiamo
Invochiamo
la vergine critica
e un santo che valga
almeno il nome
che porta
 
Preghiamo
tra fuochi fatui
e tombe divelte:
domani
uno scrittore risorgerà
e sarà come Lazzaro
o giù di lì
In ogni caso
un miracolato,
senza nevralgie odontoiatriche
né disturbi della personalità
Senza una personalità multipla
scissa in serial killer
e giallista professionista
 
Preghiamo
perché la frigidità
abbandoni
una volta per tutte
il cadavere anonimo giacente
all’oscuro dei fatti
in un buio vicolo milanese,
di piscio e vino puzzolente
 
Preghiamo
e pentiamoci
per aver dubitato
che il morto ammazzato
non potesse più tornare
dall’Aldilà
a tirarci per i piedi
nelle notti in bianco
con lo sguardo sepolto
sulla vuota pagina

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 10:36 | poesia, amore, dark, dediche, iannozzi and friends | BlogNews | clicca per commentare commenti (19)



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