101EasyWeb provides high-quality web site hosting and domain registration services. Our hosting plans allow hosting of personal and business websites, e-mails, FTP, 24/7 support and many FREE bonuses: web site builder, Front Page support, Elefante Installer with 30+ FREE PHP scripts, among them blogs, forums, e-Commerce, CMS, image galleries



la pagina personale di Giuseppe Iannozzi - do ut des

email







© - Tutti i contenuti di questo blog possono essere riprodotti
previo consenso scritto dell'Autore.
Tutte le violazioni saranno perseguite a termini di Legge.


un po' di pazienza!

Gli Editori e/o Autori
che desiderano inviare copie promozionali dei loro Lavori
affinché vengano recensiti sulle pagine di Bio Iannozzi
possono contattare tramite e-mail l'Autore di questo blog.

recensioni diaboliche


Vito Benicio Zingales - Il truccatore dei morti   Martita Fardin - valeANA   Stefania Nardini   Tamango - Profumi di...versi   Dettori Lina - Baffi di cacao




Iannozzi Giuseppe, modestamente un figo!

Iannozzi Giuseppe, un figo!


Support independent publishing: buy this book on Lulu.


peggio di Ed Wood

written by King Lear    - domenica, novembre 16, 2008





peggio di Ed Wood
 
 

di Giuseppe Iannozzi
 
 


 
Nota dell’autore: Queste le scrissi tanti anni or sono. Le ho ripescate dai miei archivi. Non so dire con precisione quanti anni abbiano, ma appartengono sicuramente al mio periodo più beat.
Fanno decisamente schifo e credo ci voglia oggi un coraggio focomelico per definirle poesie.
Sono solo un assaggio del mio peggio.
 
Godetevele!
 
g.i.
 
 
 
 
 
 
La mia anima ha le emorroidi
 
 
La mia anima ha le emorroidi
Un conto in banca in rosso
Un giorno senza luce
E una notte di scuri addii
 
La mia anima è il lato malato dello Spirito
Né buono né cattivo
Fottutamente oltre le preghiere di sangue
E perdono
E pietà
E fede
La mia anima mima un Wilde straccione
Profonda come l’Infinito assomiglia al sangue del mio Dio personale
Così mio che nessuno conosce tranne la fantascienza della rabbia
 
Essa ama le donne nere bistrate di negro sangue
Una bella di periferia improvvisata ballerina di carillon
Un cuore di molle nutrito a Versetti Satanici e condanne a morte
Essa ama la nicotina fra le labbra dell’amorevole crudeltà pagata per strada
 
 
Emorroidi e l’orecchio di Van Gogh per sentire amore e odio
Per pesare il peccato dell’arte e del santo pazzo nel Nome della Rosa
Fra Dolcino aveva ragione e San Francesco pure, entrambi pazzi a loro modo
Per rimbambire la mia anima di carne putrescente
A questo penso sotto la luce d’un sole di ghiaccio con il cranio calvo
 
Catene da perdente, Conte di Montecristo, eroe minore
Cristo d’un Cane, anima che mi imita
            con uno schizzo a matita su un vergine foglio
            affidato alle mani dei burocrati
Sai, amico, io sto coi perdenti
E le mani strette a pugni
            come bocche con mille denti gridano umiltà
O forse la semplice arroganza di esistere
 
 
 
 
 
Fiacco panico
 
 
Superbo come un Dio
Non seppe perdonare se stesso
 
Innocente come il Tempo prima che sia PRIMA e poi DOPO
Non seppe perdonare gli altri
 
Innocente, davvero troppo
Superbo, davvero troppo
 
Troppo poco d’entrambe le virtù
Per morire negli occhi di Pan.
 
Fiacco… uomo che vivi della tua maledizione
Ecco a cosa sei stato condannato per vanità
 
Per vanità d’esser umano
Perché non un qualsiasi altro essere o cosa?
 
Uomo produci spaventi ma il Panico non sai ancora dov’è di casa:
dovresti provare a non esistere più per essere di più d’un silenzioso spavento:
 
Credo che inventerai la Terza guerra Mondiale!
 
 
 
 
 
Hanno parlato di rivoluzione
 
 
Hanno parlato dell’Anima
L’ho venduta
Non l’ho mai avuta
Solo il buonsenso mi ha dato la Vita
 
La merda è merda dovunque
Una pin-up non è meno merda dell’Anima New Age
Mostrami una cosa eccezionale
Mostrami una via
Una Uscita di Sicurezza
La vita non è una via
La morte neanche
Fanno schifo entrambe
Entrambe nate dallo stesso grembo
Entrambe uscite da un buco di carne o di terra
Quale la differenza?
 
I panni sporchi si lavano in casa
Dash, anima di detersivo
Dash, senno sovversivo
La Rivoluzione, quella la ricordate?
Il pessimismo, schifezza
Il buonismo, schifezza
La gente, suprema schifezza su di un trono, su di un cesso
La gente sbandiera i suoi colori
Uccidendo l’Arcobaleno
Sbandiera i suoi colori contro un cielo atomico
Quanti bastardi hanno ucciso l’ozono? L’ossigeno?
 
Hanno parlato dell’Anima
Hanno parlato di Rivoluzione
Hanno capito un cazzo
Hanno capito il loro tornaconto
 
 
 
 
Un attimo che fugge
 
 
Un tempo chiedevo agli amici
Un tempo credevo al passato
Ma ci fu un periodo buio
E finii col chiedere solo a me stesso
E uno più negro ne sopravvenne
Chiedere tempo al tempo, cosa vana
Così non chiesi me stesso alla mio ombra
O alla mia tomba proiettata al futuro
 
La storia attimo che fugge via
 
 
 
 
 
Il Callo
 
 
Una purga, l’agnizione della stitichezza
Una fuga, un callo impedisce la corsa
 
Una purga mentre si fugge nel cesso
Senso di liberazione, inciampando,
cadendo, sbattendo il capo contro il cesso,
una morte gloriosa
 
All’obitorio il tuo corpo:
un carta d’identità attaccato al piede calloso
 
E pensare che diceva…
… d’averci fatto il callo alla Rivoluzione
 
 
 
 
 
A proposito del 68
 
 
Il sessantotto fu una giostra di orgasmi
 
Gli anni settanta, terrorismo e scommesse politiche
 
Gli anni ottanta, un drive-in per dimenticare la storia
 
Gli anni novanta, la cultura degli apocalittici e degli integrati
 
Del sessantotto non è rimasta che l’idea della libertà
Una prigione perversa oggi, se ne parla per salottiera moda
 
I borghesi erano rivoluzionari ieri per finta
 
Il sessantotto fu una droga per rafforzare i baciapile di oggi
 
Stanca palindromia
Le grida di ribellione da destra a sinistra
E viceversa
Le grida ambigui sorrisini nei comizi come nei talk-show
Si spettegola di filosofia androgina e classi sociali e spogliarelli
La politica ambiguo sesso chiacchierato sui rotocalchi scandalistici
Le grida sono il piacere d’una sveltina
 
Rimane questa l’eredità della posizione sessantotto!
 
 
 
 
 
Il ricovero dei Poveri Vecchi
 
 
Incontrai un giorno un tizio
Non ci stava proprio dentro
Niente voglia di lavorare
Non un talento da proletario
E odiava ogni barbone
Solo amava le belle donne
Senza una lira in tasca
Le tacchinava allupato
Ma respinta su respinta
Finì col diventare un lupo solitario
Convinto d’aver la Ragione come nel Capitale
Sputava a destra e a manca
Il rispetto era un accessorio rifiutato
Un tizio così parlava di tutto e niente
Faceva proprio incazzare
Amava i peti e i lauti pasti scroccati
Amava la vita perché non ne aveva una
Ma più di tutto amava le sue fantasie sulle donne
Per esser più bello si era rifatto il naso
Tant’è che subito acquistò nomea di “Naso di Fata”
Nessuno si prendeva cura di lui
Con la pancia fatta di birra e salsicce
Quel naso così piccolo proprio gli stonava
Quando pel freddo la giacca si abbottonava
Ma troppo si sbottonava su fatti per sentito dire
E un giorno che era un niente di particolare
Per gioco di dispetto un ceffone volò alla sorella
E lei malamente gli rispose
E lui la chiamò troia e poco mancò che la montasse
Per rabbia o per sverginarsi con l’incesto
Si rattenne e gridò un belato e fuggì via
Fuggi via con nessuno a fargli la corte
Fuggi via per tornare alla birra e alle fantasie d’amore
 
Con un tipo così non potevi parlare
La sua bocca quella di Giuda, il cuore di Giuseppe d’Arimatea
Non ci stava proprio dentro
Non capiva se stesso
Pretendeva dagli altri la sua identità
E glie l’hanno rubata nel riflesso d’uno specchio
Qui ai Poveri Vecchi, ricovero di pasticche
Qui ai Poveri Vecchi, stazione per la pazzia addormentata
 
 
 
 
 
Nato il primo maggio
 
 
Guardando il mondo con freddo coraggio
Inseguendo quell’unica luce d’un dispettoso solare raggio
 
Fuggevole come le nuvole
Il tuo volto confuso nel sole
Dovrei imparare a dimenticare
Che si può anche amare
 
Possessivo fino alla gelosia
Prendo a prestito una gioia
 
Improvviso come notturno temporale
Acqua di stelle, pelle di luna, non fai male
Dovrei aprirmi alle confessioni
Gridare una volta un “t’amo” per un dì da leoni
 
Chiuso a chiave nella timidezza
Spendo troppa tristezza
 
Quanto mi costa osare?
 
Guardando il mondo con freddo disprezzo
Braccato dalla luce la rifuggo per contraddizioni a caro prezzo
 
Quanto mi costa amare?
 
Possessivo introverso fino alla paranoia
Non scrivo d’amore se non per la tua gioia
 
Ma rimango sempre anonimo ai tuoi occhi
Regalando la mia identità alla catena di montaggio
Nato il primo di maggio
Nelle lotte acciacco e prendo acciacchi
 
 
 
 
 
6 quello che 6
 
 
Se dici la verità
6 impopolare
Appena sufficiente a produrre
 
Se dici il falso
Semplicemente non 6
Puleggia dello Stato
 
Se dici quello che dici
Non 6 mai al di sopra delle parti
 
Amore, mettiti il rossetto
Amore, andiamo al Vittoriale
Amore, è una serata speciale
Amore, è una svendita di gala
Amore, è una passerella
Amore, è il segreto oscuro del cuore d’una monaca
Amore, 6 mai stata ad un concerto di Nick Cave?
 
Se dici quello che dici
Il tuo fiato fischia le mie orecchie d’asino
 
Amore, a teatro Sotto il moggio
Amore, dici un Fiume di Stronzate
Amore, se dici la verità 6 impopolare
Amore, se non dici niente ho il sospetto d’un pompino fra le gambe
Amore, se non dici quello che dici, non sai cosa stai dicendo
Amore, non ti posso amare
Amore, sei noioso come un manganello contro una testa spaccata
Amore, sei noioso, amore, amore, amore… cuore di monaca
Amore, facciamolo il Primo Maggio
Amore, Perché no?
Amore, Amore, Amore
 
Amore, non 6 sopra le parti
6 quella che 6
Puleggia dello Stato
Appena sufficiente per l’Indifferenza di Stato







Nere. Gli anni delle innocenze

di Giuseppe Iannozzi



Editore: edizione a cura dell'autore
Copyright: © 2008 Giuseppe Iannozzi
Lingua: Italiano
Paese: Italia
Edizione: 1a edizione
Pagine: 209
Dimensioni: 20.99 cm x 29.7 cm
Prezzo: € 13.76

Descrizione: Una nutrita raccolta di poesie di Giuseppe Iannozzi scritte tra il 2004 e il 2005, che l'autore ha ripreso in mano smussandole là dove era possibile per alcune loro asperità, ma sempre rimanendo fedele all'originale spirito d'ingenuità di quel particolare tormentato periodo.
Una silloge che conta più di cento poesie scelte tra le tantissime scritte nell'arco di un anno e mezzo circa. Canti d'amore, pensieri di rabbia, ballate nere (o di morte), illusioni giovanili, prose poetiche, pasquinate, il tutto condito con cinica disperazione e romantico idealismo.


Acquista la tua copia di

Nere. Gli anni delle innocenze




Se vuoi darmi una mano a diffondere la notizia,
copia il codice qui sotto e mettilo sul tuo blog




by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:24 | segnalazioni, poesia, trash, blues e beat, beat generation, prosa poetica | BlogNews | clicca per commentare commenti (18)



tutte le pagine del blog

Bio Iannozzi