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l’orsetto è matto

written by King Lear    - giovedì, novembre 20, 2008








l’orsetto è matto



di Giuseppe Iannozzi + 1 poesia di Vany


 

 
Di castità impazzirò
 
 
Così tu mi condanni
a un’insana castità;
che dovrei far io,
toccarmi e toccarmi,
affondar sempre più giù,
dar sfogo al plettro
sulle corde della chitarra
e cantare, cantare di te
che non me la smolli
manco morto?
 
Mi raccomandi al prete
che in fondo in fondo
sono un bravo ragazzo
anche se in pubblico
non lo do troppo a vedere;
gli confessi che un giorno sì
davanti all’altare mi sposerai
E quello io me lo immagino
che annuisce con aria seria
ma poco convinto e allora
si fa gl’affari tuoi e ti chiede
con gran faccia di tolla
quante volte hai peccato
Immagino il tuo rossore
diffondersi sulle gote bambine
Ma io qui muoio
a forza di cantare
Stonato, maledetto e stonato
come una campana a morto
canto come un ossesso il sesso,
mi sfogo come posso
su dieci ragazze per me
Mio dio, quanto canto!
E alla fine rimango solo
e piango, disperato piango
 
Questa castità, questa religione,
amor mio, proprio non mi va giù
Non riesco a farci il callo
ai sepolcri imbiancati,
nemmeno l’aspirina funziona più:
Battisti o non Battisti non è più
il mio problema, è che qui
non si scopa, non si scopa proprio
 
Divento matto, matto, matto
Chissà poi che te ne farai
d’uno schizzato davanti all’altare,
amor mio, davvero non oso
immaginare
 
D’accordo, hai ragione tu,
come sempre del resto, Gesù!
Vado a prendere le sigarette,
tu però non ti disperare
se non mi vedi tornar su
Vado a prendere le sigarette,
ci metto due minuti suppergiù
Vado a prendere le sigarette
e già che ci sono arrivo
fin sul tramonto, fin sul tramonto
mio solo e unico amore
 
 
 
 
 
Crudele e geloso
 
 
Bambina,
non lascerò
che stanotte balli
fra le stelle
con un Endimione
che per la testa
di sicuro
c’ha l’idea fissa
di portarti a letto
Non permetterò
che tu mi tradisca
proprio
sotto gl’occhi,
manco per sogno!
Sin tanto
che avrò
un po’ di testa,
Bambina,
puoi star certa
che a chi osa
anche solo pensarti
gli spacco le ossa
e lo faccio finire
dritto all’ospedale
o peggio
 
Bambina,
non dovresti sfidare
la mia pazienza;
a te non ti farò
mai e poi del male,
ma tu provaci
a tradirmi
con qualche satellite
e ti giuro
che lo spedisco
a trovare il Creatore
alla velocità della luce
 
Bambina,
rifletti bene
su quel che fai
Bambina,
non mi costringere
a tirar fuori
tutta la collera
che sotterranea
mi giace in petto
Non lasciare
che quel disgraziato
d’un eterno giovinetto
venga da me
per sempre maledetto;
non sono Giove ancora,
però i denti ai cretini
li so far cadere bene
a forza di cazzotti
Te l’assicuro
sul bene che ti voglio
che quel gran porco
non te la racconta giusta;
c’ho le prove in mano
che si sbatte Selene
ed Era assieme
 
Bambina,
anch’io so essere crudele
Ricorda questo
quando stasera
ti caccerai nel lettino
a sognare,
perché domattina
poco ma sicuro
che vorrò sapere
chi avrai sognato
e ogn’altro particolare
 
 
 
 
 
Povero cucciolo di mammà
 
 
Ma povero povero povero...
Povero povero povero...
Che madre crudele
s’è ritrovato ‘sto povero cucciolo,
una donna di capelli corvini
che lo irride e lo irride forte
e che poi gli siede in piena faccia
sol perché con quella robaccia
da catena di montaggio
tutta uguale dell’Ikea
non c’ha un poco di manualità,
e forse manco il coraggio
di cercare di capire
dove s’annida l’impiccio
tra viti bulloni e istruzione per il montaggio
 
Povero povero povero figlio,
che mammà non ti capisce
Che mammà t’irride col sole
e sotto la pioggia allegra
riparata da un mezzo ombrello,
prigioniera di risate a squarciagola
insieme all’amica più cara
condivise
 
Povero povero povero cucciolo!
Ma quanto ammore, quanto ammore,
quanto non te lo saprebbe mica dire,
non così su due piedi, impalata
balbettante e piangente
mentre ti guarda per bene
dentro agl’occhi così suoi, così tuoi
come quelli di tuo padre
Ma te lo sa dimostrare però
Ma te lo sa dimostrare però,
povero povero cucciolo di mammà
Te lo sa dimostrare però l’ammore
con il core e non è mica poco
E non è mica poco, povero cucciolo,
povero cucciolo di mammà
 
 
 
 
 
Ti amo
 
di Vany e Giuseppe Iannozzi


Ti amo
mentre ascoltiamo
quelle tue canzoni tanto tristi alla radio;
in queste lunghe sere d’autunno
cacciati a forza nella tua Fiat 500 rossa
illuminiamo strade di notte
contornate da rododendri e altri alti alberi,
e lampioni offesi anche
che qualcuno prima di noi
ha accecato per chissà quale rivoluzione
E tu piano porti una mano sulla mia spalla
E io fremente sussurro di tornare a ballare,
per non essere rapita dal tuo respiro orsino
che eppur mi gonfia il cuore
cantandomi amor animale
 
Ti amo
anche quando mi stai appiccicato
e mi racconti di streghe nere e cattive
che bucano la notte a cavallo
di lunghe lunghe scope di saggina;
e ancor ti amo, paurosa
mentre me le presenti all’uscita dell’autostrada
con il loro umbratile cachinno sdentato
che una volta a casa - io lo so - metterai nero
su bianco per pagine e pagine d’arcane fortune,
di avventure ai confini del mondo
 
Ti amo
quando mi porti dentro spessi letti di foglie
perché ti tira, perché ti va; e così tubiamo
prendendo sotto il nostro affanno formiche
e minuti e ore, ignari del fluire del tempo
lasciato al suo tizianesco sogno d’autunno
 
Ti amo
perché sei osceno enigmatico caustico,
allegro quanto basta e poeticamente incazzato;
ti amo perché nel cuore mi lasci tanti perché
e però dentro ai tuoi pensieri più riposti
sempre mi trascini con inusitata delicatezza
che carezza dopo carezza evolve in carnalità


Queste sono dedicate a due bimbe, Vany e Cinzia
che giorno dopo giorno non si stancano di sopportarmi.



by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:15 | poesia, amore, amicizia, dediche, poesia demenziale | BlogNews | clicca per commentare commenti (11)



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