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Scrittori che urlano "siamo i Fangio della cultura che non paga"

written by King Lear    - venerdì, gennaio 02, 2009





Scrittori fannulloni e piagnoni urlano in rete:

“Siamo i Fangio della cultura che non paga”
 

 
di Iannozzi Giuseppe
 
 

 
Alcuni scrittori pretenderebbero d’essere stipendiati. Non si è ancora ben capito da chi, se dallo Stato, se da enti privati, se da entrambi....
In pratica la richiesta avanzata sembrerebbe quella che lo scrittore, o sédicente tale, oggi libero professionista, venga statalizzato e quindi pagato mensilmente dallo Stato italiano.
 
Che cosa chiede questo gruppuscolo di scrittori?
 
Non si è ben capito. Non c’è chiarezza in merito. Parrebbe che la richiesta sia: un minimo tabellare, uno stipendio simbolico garantito a vita, ogni 27 del mese.
 
E io non sono d’accordo. 
 
O meglio, sono d’accordo ma solo a certe condizioni: che uno scrittore abbia venduto almeno almeno 200.000 copie per ogni titolo e che abbia pubblicato non meno di 4 titoli in edizione paperback. In pratica, dopo aver raggiunte le 800.000 copie in paperback (prezzo di copertina non superiore ai 10 € a copia) si potrebbe anche pensare di passargli uno stipendio simbolico per meriti letterari nella misura di 400/500 € mensili. Se uno scrittore, sia esso esordiente o meno, dovesse vendere già con il primo libro in paperback più di 800.000 copie avrebbe comunque diritto allo stipendio simbolico – previa approvazione da parte di una apposita Commissione esaminatrice -, perché per la legge del fatturato saremmo di fronte a un capolavorista, o a un mezzo genio che dir si voglia. Si intenda che lo stipendio (o, chiamatelo rimborso spese o come altro diavolo vi pare) sta a significare soprattutto che Tizio, ad esempio, a fronte dei suoi grandi meriti artistici merita da parte dello Stato/della società di essere incoraggiato, anche economicamente, avendo egli reso un servigio alla società civile con il lavoro del suo cervello, con la diffusione delle sue idee.
 
Escluderei comunque alcune categorie di libri perché in ogni caso non utili all’accrescimento culturale della società civile: biografie e pseudo-biografie basate su gossip (vedi ad esempio la biografia di Christopher Ciccone sulla sorella Madonna - che non ha mai detto “Questa è la mia biografia ufficiale”), i diari di vita (niente diarismo sia esso in rosa o diversamente, per dirla papale papale), pamphlet...
 
In ogni caso, prima di provvedere a dare uno stipendio a chiunque, foss’anche Cristo risorto in carne e ossa, una apposita Commissione dovrà esaminare libro/i e autore/i: ad esempio, a tutti coloro che abbiamo subito condanne penali, che siano ex terroristi, che siano ex brigatisti, che siano dei pentiti, che abbiano commesso delitti, che in passato si siano macchiati di crimini di qualsiasi natura, che abbiamo subito condanne per pedofilia, per abusi sessuali, per crimini contro l’umanità, per abuso d’ufficio, per concussione, ecc. ecc., vendessero anche 1 milione di copie, a questi qui nemmeno un centesimo, in quanto in passato hanno lavorato contro la società depauperandola di vite, di risorse umane, di dignità. Un esempio pratico: un ex brigatista, per quanto ex egli si dica o voglia far credere, non avrebbe diritto mai ad alcun emolumento statale. Libri, di qualsiasi natura, che infangano in maniera evidente l’onorabilità di terzi, in ogni caso non dovrebbero ricevere mai riconoscimenti statali o privati di qualsiasi natura. 
 
Alcuni pensano, perché così gli conviene di pensare, che il libro sia fatto solo da chi prende la penne in mano e dà sfogo alle proprie velleità artistiche. Così non è. C’è anche il lavoro dietro le quinte. E non si può far finta che non ci sia: se si deve parlare di rimborsi, allora mi sembra più che mai doveroso rimborsare soprattutto quanti lavorano dietro le quinte e il cui nome non viene manco menzionato, indipendentemente dal successo che poi il libro pubblicato avrà o no.
Nel mondo dell’editoria ci sono tante figure professionali che concorrono al successo di un libro: ma gli autori, perlopiù, fanno finta che questo lavoro non ci sia, forse perché distratti dalla propria sicumera di credersi Dio in terra, cioè Dante Alighieri redivivo. Se c’è una urgenza, e a mio avviso c’è, è quella di valorizzare, economicamente e non, chi fa del libro un prodotto finito e quindi commerciabile. Se dobbiamo considerare il libro (come) un prodotto - perché la cultura è considerata al pari di un prodotto, oggi più che mai -, allora che si valorizzino in maniera concreta i grafici e gli stampatori, i correttori di bozze, gli uffici stampa, e gli editor anche, perché - ahinoi - oggi più di ieri il libro bell’e finito e subito mandato in stampa è il frutto di un lavoro a quattro mani, cioè di quello di uno scrittore (o sédicente tale) e di un editor in diverse misure castrante. Ma spezzo una lancia a favore degli editor, che fanno in molti casi un brutto mestiere davvero e magari vorrebbero far altro: difatti molti libri, che poi vengono pubblicati e spacciati per capolavori con la “C” maiuscola, sarebbero illeggibili senza il lavoro di cesello degli editor. Questo per dire che oggi anche una mezzacalzetta che mai ha scritto una sola frase di senso compiuto in vita sua, ma che però c’ha l'uzzolo di spacciarsi scrittore e che c’ha le dovute altolocate conoscenze, si improvvisa scrittore.
E che dire dei ghostwriter? di questi signori che scrivono per una miseria e i cui libri saranno poi pubblicati con il nome di qualcuno che non sa manco la differenza fra una vocale e una sillaba?
 

Il tempo opera la sua durissima selezione dimenticando autori e libri inutili: grazie ai critici anche, e grazie al pubblico che dice “questo buono, questo invece no”. Il tempo senza chi lo vive non esisterebbe neanche come concetto; il tempo è una misura che è nella testa di chi vive. Non esistesse alcun essere vivente senziente nell’universo il tempo non sarebbe così importante come invece è. Lasciamo dunque che critici e pubblico facciano quello che sempre hanno fatto: che spianino la strada ai posteri per quelle sole opere che meritano.
 
Essere scrittori, al pari di ogni libero professionista, è un mestiere con i suoi pregi e difetti.
I privilegi, l’assistenzialismo su ogni fronte, hanno gettato questo paese in ginocchio. Se si dovesse dare uno stipendio a ogni imbrattacarte che ha pubblicato e venduto cinque copie o giù di lì, staremmo freschi. I soldi non piovono dal cielo e nessuno ha intenzione di pagare per accordare dei privilegi agli scrittori, che sono dei liberi professionisti. Se per assurdo si accordasse uno stipendio, per minimo che sia agli scrittori, allora questo dovrebbe essere corrisposto a ogni libero professionista. O a tutti. O a nessuno. I privilegiati non possono esistere in un paese civile e democratico. Le pretese assurde sono da respingere al mittente.
 
Pensare di vivere soltanto scrivendo è assurdo, tranne nel caso uno sia sul serio tanto talentuoso da riuscire a vendere, ogni volta che va in libreria con un nuovo titolo, un numero di copie tale da assicurargli un guadagno onorevole.
 
I soldi non piovono dal cielo. Pensare che lo Stato tiri fuori dei soldi per gli scrittori, per tutti gli scrittori e sédicenti tali, è assurdo: siamo 60 milioni di italiani e a ragione ogni italiano potrebbe avanzare la pretesa di essere uno scrittore! Si dovrebbe dunque pagare ogni persona che ha scritto una poesia e che ha un estimatore o due? Ridicolo. Se un ente privato, che i soldi li caccia fuori di sua propria tasca e non da sovvenzioni statali, intende fare assistenzialismo (o mecenatismo) a favore di ogni imbrattacarte presente sul mercato editoriale, che faccia pure: nessuno glielo impedirà e non di certo io. Ma se si chiede allo Stato di pagare ogni imbrattacarte fannullone, allora mi inalbero e non poco: perché di fatto si sta chiedendo allo Stato di fare assistenzialismo e di sponsorizzare una nuova casta di privilegiati. L’assistenzialismo lo paga il popolo italiano che paga le tasse: abbiamo già un puttanaio di politici inutili che mangiano sulle spalle del popolo italiano, quindi non c’è proprio bisogno che ogni fannullone venga finanziato dallo Stato... cioè dagli italiani che dovrebbero pagare delle tasse, per forza di cose, più alte. Come ho già puntualizzato: non si può pensare di avere un’altra categoria di privilegiati, quella degli scrittori o sédicenti tali. Se per assurdo si dovesse arrivare a regalare un tot a ogni imbrattacarte, allora per giustizia di eguaglianza ogni libero professionista dovrebbe avere gli stessi privilegi accordati ai fannulloni con la penna in mano.
L’Italia, per fortuna o purtroppo, è ricca di liberi professionisti, di fannulloni, di piagnoni.
 
Ed allora in sostanza, che cosa è che chiedereste voi grandi, grandissimi scrittori, colonne portanti delle Patrie Lettere?
 
Se un ente privato, o più di uno, di sua propria tasca è disposto a pagare gli scrittori per tenere conferenze, lezioni di scrittura, reading, ecc. ecc., io non ho proprio nulla in contrario e potrò solo dirmi felice per quegli scrittori che dovessero incontrare la munificenza dei privati. Che acquisterebbero, almeno ai miei occhi, nobiltà di mecenati.
Ma se si chiede allo Stato la corresponsione di un tot, di uno stipendio, di un salario garantito, allora no: no, perché allora questo stipendio garantito - per quanto simbolico possa essere - dovrebbe essere a favore di ogni libero professionista. E oggi come oggi nessun stato, né italiano né estero, è nelle condizioni di fornire un salario garantito a ogni libero professionista, tranne nel caso sia nelle sue intenzioni di collassare nel giro di un giorno.
 
Signori, ragguagliateci in maniera sintetica e chiara: a quale ente o enti voi scrittori vorreste portate le vostre richieste per quella che voi definite una richiesta di “correttezza e professionalità”?
 
1. ad enti assolutamente privati in tutto e per tutto;
2. allo Stato italiano;
3. ad enti privati e statali;
4. non lo sappiamo, non ci abbiamo mai pensato; però l’idea è tanto figa ai nostri occhi ed allora abbiamo pensato bene di tirarla fuori dal cappello magico!!!
 
Grazie.
 
Pretendere è facile. Pensare è difficile: per alcuni un lavoro davvero impossibile, sul serio troppo pesante, ed ecco allora che qualcuno si inventa lo sciopero dell’autore e altre baggianate così.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:50 | cultura, riflessioni, polemiche, libri, news, spettacoli, web , blog, editoria, blogosfera, primo piano, non ci posso credere, notizie dalla rete, prima pagina, blogger, editori, ultime notizie, lettera aperta, bullshits, libertà di informazione, opinionismo, editoriale di g iannozzi | BlogNews | clicca per commentare commenti (19)



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