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IL SOGNO EROTICO DELLA MORTE

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, novembre 25, 2004



il Sogno erotico della Morte


di Giuseppe Iannozzi



 

L'ira funesta dei profughi afghani
che dal confine si spostarono nell' Iran
cantami o diva dei pellerossa americani
le gesta erotiche di squaw "Pelle di Luna"
le penne stilografiche con l'inchiostro blu
la barba col rasoio elettrico non la faccio più
"il mondo è grigio il mondo è blu".
 
Franco Battiato, Cuccurucucu (La voce del padrone, EMI Records, 1981)
 
 
 

 

 
CILIEGI IN FIORE
 
ad Alecta, che ha ispirato con la sua Opera questa poesia
 
 
Le mani sporche
di sangue
carezzano la cicatrice
cucita-aperta,
sollevano la morte
dal petto.
 
Come una geisha:
il bianco seme muore
scivolando
sulla pelle,
lungo le gambe
bianche come neve,
come neve
immersa 
nel lunare lucore.
 
I ciliegi in fiore,
e Buddha ingrassa.
Kamala, Govinda, i Samana,
tutti servono al Nirvana;
ma la saggezza non è
un’onda
che possa essere trasmessa
nel corpo traslucido
della reincarnazione.
 
Parlami d’amore
o aiutami a dimenticare
le passioni, le mani sporche
e il bianco seme.
 
Parlami d’amore
o aiutami a dimenticare,
perché solo si sta
come fiori sui rami
della vita.
 
 
 
 
 
CADERE NELLA LUCE
 
a Jexie, che ama il Sole
 
 
Oh Sole! Scalerò tutte le montagne
Oh Sole! Posso sentire
il tuo affondo gentile in me
che s’apre nel mio cuore
Così in profondità c’è la tua luce
Oh Sole! Prendimi con te
E non esigere un perché
 
Solo continuare a cadere nella luce
Solo continuare a cadere nella luce
Solo continuare a cadere nella luce
 
Sono costretta a circondarmi delle mie proprie fantasie
quando tutto quello che voglio è il tuo calore sulla mia pelle
Circondami, circondami con il tuo amore
Tienimi fra le tue braccia, mettimi nel tuo cuore
 
Oh Sole! Scalerò tutte le montagne
Oh Sole! Accecherò tutte le notti
Ma tu restami accanto
Lasciami cadere nella luce
Oh Sole! Lasciami essere il tuo sorriso d’oro
E scalerò tutte le montagne per te
Ed accecherò tutte le notti per te
 
Trattienimi, trattienimi fra le tue braccia
E ti darò tutto il mio calore
Abbi fiducia in me, lasciami essere la tua bianca colomba
Trattienimi, abbi fiducia in me, circondami con il tuo corpo
Mostrami dov’è la strada giusta per me quando inciampo
Trattienimi, abbi fiducia in me, circondami con la tua luce
 
Oh Sole! Circondami con le tue braccia
E non esigere un perché
 
Solo continuare a cadere nella luce
Solo continuare a cadere nella luce
Solo continuare a cadere nella luce
 
 
 
 
 
PUTREFAZIONE
 
a Vitreouseyes, per le sue grida che rimbombano silenti
 
 
D’umor nero
si vive e si muore,
ma non allo stesso
tempo. D’umor nero
ci si nutre:
odor di putrefazione
e negre nuvole,
disteso sudario
in cielo come in noi.
Il corpo è senza senso:
ingoiata ostia
sputata
nel domani:
un rinviare
il giorno del Giudizio
e la morte di Socrate.
 
 
 
 
 
ATLANTE INDIFFERENTE
 
a Doucefolie, che è Dolce Follia,
una carezza in lontananza e non d'addio.
Ma d'affetto.
 
 
Molti, in silenzio, spensero
i loro giorni, quelli solari e negri,
tutti, perché troppa fu l’incoscienza,
l’indifferenza di “chi” solo calpestava
la Vita. Si era in cerca d’un’attenzione
minima, o anche solo terminale. Ma
non ci fu, mai. E nel mai la Vergogna
di chi oggi rimane Atlante indifferente
a sostenere il peso del suo proprio egoismo.
Ecco la mia Vergogna, la compagnia
che m’accompagna senza redenzione.
 
 
 
 
 
GREMBO MATERNO
 
 
a Chi oggi muore giovane, troppo giovane
 
 
Fu disperato coraggio
cadere
tra le barbe del grano
ancora poco maturo,
troppo poco biondo.
 
La vita era all’inizio,
ma tu già la finivi
senza né un canto
né una malinconia
che t’indicasse la via
del paradiso o anche solo
la ragione irragionevole
del tuo esistere schiantato
nei polmoni gonfi di niente.
 
Fu un tenero inutile
cadere
quando la barba
ancora non metteva
radici o ombre
sul tuo giovane
troppo esangue viso.
 
Ma qui è il pianto
del cielo, grigio Maggio
d’una madre
che sol più culla
il grembo che t’ospitò.  
 
 
 
 
 
INCUBO RIMBALDIANO
 
a Giada, che sfiora le labbra dei suoi peluche
 
 
Un fantasma di carta
invade Coscienza:
affilata forbice, non occorre
per questo orrore lama migliore.
Un cielo placentare
abortisce Essenza:
forcipe, utile è estrarre
il dente cariato quando sangue
nelle gengive ancora scorre.
E il Sogno erotico
nell’utero della Morte
appena nata e già pettinata:
è nell’Occhio del mattino incastonata,
tirata a lucido con la brillantina blu.
Ma tu non ricordi che,
che ti stringevo i polsi:
non volevo che,
che tagliassi le vene
all’Incubo mio
che spacciava l’ombra di dio
ad affamati e disgraziati
senza firma, ma tutti in fila
a braccia allargate come ali.
Ma tu non ricordi che,
che su Tutto il Nulla.
E qui è terra d’Abissinia.
E lo sai che fuori c’è la Guerra:
saresti stata la più felice fra le bambole,
saresti stata la mia cravatta annodata,
un cappio al collo; ma c’è che,
che non m’hai capito mai. E qui è terra
d’Abissinia, sempre forbice e forcipe.
 
 
 
 
L’AMATA SEPOLTA
(versione rivista ed ampliata)
 
 
Rabbioso
il cocchiere
frustava la corsa:
“Più veloce, per Dio!”
 
I neri cavalli lanciati
sudavano
sette umani peccati,
ferendo il sudario
della profonda notte.
 
Il galantuomo
plorava infinito sudore:
“Dio, abbi pietà di Lei!”
 
Morti i cavalli
caddero a terra
senza un lamento.
 
Ma il gentiluomo
era arrivato:
baciando
l’avello
dell’Amata,
inginocchiato
rimaneva.
 
Il cocchiere,
impassibile,
seppellendosi
nel notturno buio,
seppelliva
i neri cavalli.

 


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:48 | poesia | clicca per commentare commenti (24)



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