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DI ROSE E DI COSE

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, marzo 30, 2005



di Rose e di Cose
 
 
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
 


 
ROSE E COSE
 
a Chatterly, My Immortal Muse
 
 
Forse era un sorriso, forse un gioco sul ciglio della ferrata
E’ così che si va a finire e non è detto che sia un male
quando tutti i treni deragliano dentro alla stazione
 
Il tuo amore patinato l’ho sempre spettinato per amarti meglio
per odiarti meglio, ed allora che vuoi oggi di più? di meno?
Viaggio e ritorno, e si ritorna sempre al punto di partenza
anche se non c’è mai stato né principio né fumo negli occhi
 
In una rosa mi potrai trovare e sfogliare, nei petali è il morire
Ho fame ma non è detto che sia a tutti i costi un male madornale
La mia bocca è quella di una donna e dio resiste fino in fondo
in fondo al pozzo dei desideri, ma le mie parole le sai trovare
Lo sai che c’è una tempesta di mare e di miele lungo i boulevards
e che ogni artista è un assassino che dipinge di Van Gogh il sorriso
 
E lo sai che ogni lacrima scolpisce il David di Michelangelo
e lo corrode nella carne, e poi lo fa più bello al calar del sole
Forse era cera, forse la sera che si scioglieva nei tuoi occhi
E’ così che si va a dormire, il fascino ci dà da mangiare la verità
o solo colpa e ragione, e non è detto che sia un dolore madornale
Così dividiamo il pane senza sale, così mesciamo vino e umiltà
 
Quante cose abbiamo ancora da imparare e quante da dimenticare
Mi potrai trovare, se lo vuoi, mi potrai amare all’indirizzo sbagliato
Mi potrai morire, se lo vuoi, mi potrai morire nel fiorire delle tue dita
 
Quante rose ancora tutte da spogliare e quante cose da cambiare
da lasciare in ore bianche rosse e nere quando i treni in stazione
Quanti amori sul ciglio delle mie ciglia come addormentati sguardi
 
Quante rose ancora tutte da vestire e quante cose da lasciare
da cambiare in ore bianche rosse e nere quando i treni in partenza
Quanti amori al di là dei tuoi binari come treni svestiti in una risata
 
 
 
 
 
MOSTRO VERDE
 
 
Rimango disteso a far avara poesia
come un mostro verde d’invidia
Sudo l’infinito e il suo ultimo vagito
nel mio fiato che si sposa alla lingua
 
Son brutto assai - lo riconosco -
e solamente vorrei il mio stagno
e lì affogare tutto l’inchiostro nero
che sta dentro al mio dispiacere
 
Ma, per amor tuo, rimango come sono
nel tuo salotto dalle pareti scrostate;
e m’addormento ma sognando
il volo e l’occhio d’un regale falco
 
 
 
 
 
BATTERE
 
 
Sono un noto marchettaro:
batto da mane a sera
prima che mi possa sedere
sul mio dolente sedére
e così consumare una magra
magra cena. Dio, che pene!
 
 
 
 
 
INNOCENZA NON C’E’
 
 
innocenza è un nome ma tutti colpevoli allo stesso modo
tutti meritano solo la gogna e una manica di scudisciate
 
nel riflesso dei lunghi coltelli stanno gli occhi dell’assassino
nella posa del caffè stanno i cadaveri di mille morti di fame
 
tu che stai in politica e ti riempi la bocca di grasse risate
tu che te la passi bene sempre rubando alla faccia mia
tu dici che non meriti un calcio in culo e la faccia nel fango
 
tu che stai in politica e ti riempi la bocca di infami risate
tu che te la passi bene sempre rubando alla faccia mia
tu dici che è scorretto farti il vestito in una nausea di brandelli
 
amico alla fame, seppellisci il violino scordato e prendi il fucile
seppellisci l’arte che avevi messo da parte e imbraccia il fuoco
innocenza è un nome ma tutti colpevoli allo stesso modo
e dove cogli cogli bene - almeno in prigione avrai un nero pane
 
amico alla fine, dimentica il tuo nome
ma ricorda chi t’ha voluto invisibile
 
amico alla fine, dimentica la tua identità
ma ricorda chi t’ha voluto disgraziato
 
amico che ogni giorno fai la fame e la fine
almeno in prigione avrai un nero pane
e qualcuno uguale a te con cui parlare
 
amico che ogni giorno fai la fame e la fine
almeno in prigione avrai un nero pane
e qualcuno con cui preparare una sedizione
 
amico alla fine, seppellisci l’anima e il cuore, poi prendi il fucile
seppellisci le prove della tua non esistenza e rinuncia alla pietà
innocenza è un nome ma tutti colpevoli allo stesso modo
e dove cogli cogli bene - almeno in prigione avrai un nero pane
 
oggi innocenza non c’è per nessuno - fai bene ad ammazzare
perché oggi innocenza è morta - fai bene a non farti ammazzare
e dove cogli cogli bene - almeno in prigione avrai un nero pane
 
 
 
 
 
LIBERI PENSIERI
 
I miei pensieri liberi non valgono un soldino: si danno via al vento e si lasciano raccogliere da chi li vuole condividere un po’ coi suoi. Poi la Luna insegna me il Futuro in uno specchio d’acqua prigioniero d’un catino di zinco.
 
 
 
 
SULLA FALSITA’
 
Il falso è di un conio che quando lo prendi sotto i denti subito si spezza: non resiste, ma fa comunque danno al panorama dentario e al dizionario che mastichiamo in bocca.
 
 
 
 
SUL VIVERE
 
Non mi adorare: mi consumo in fretta. Però sempre inseguo l’alba dentro al tramonto perché il giorno appresso sia vivo nonostante le malinconie che alla sera.
 
 
 
 
DI PENSIERO E DI MANI
 
Il filosofo è bestia uguale all’uomo: dalla sua ha solamente il pensiero e quasi mai anche l’azione che rende/a il filosofare utile a sé stesso e all’umanità. L’uomo è bestia uguale all’uomo e dalla sua ha solamente le mani: le usa male per spargere sale sulle ferite e sa scavare profonde fosse per i suoi fratelli. La bestia è bestia uguale all’uomo di pensiero e a quello di mani.
 
 
 
 
DONNA IN APPARENZA
 
L’apparenza che veste una donna fa la donna in apparenza, ma non fa venire l’uomo tranne che per finta.
 
 
 
 
VAGO E VAGOLANTE RICORDO
 
Solo un vago e vagolante ricordo d’amore per l’umanità, ma non per le gambe che oggi camminano grazie a stampelle di vetro e di specchi. Quella che oggi si dice umanità solamente distribuisce stragi e ingiustizie a iosa ad ogni ora… dissanguando il corpo stesso dell’Amore. Forse in un tempo assai lontano fu l’Amore un cadavere putrescente - tangibile -, ma oggi è sol più lo spavento spaventato di sé stesso. E tu chiamalo amore se ci credi ancora, ma non merita nemmeno un effimero essiccato petalo di rosa o un più caduco e triste gambo di crisantemo.



 
 
Grazie a Tutti/e
 

 
30 marzo 1972 *
 
 
Esplodano forti le risate di tutti, si sputino via i denti e le carie
Bocca piena, bocca masticata; ma è mia la bocca imbavagliata!
 
Soffocano gli anni dentro agli anni; e si stemperano gli affanni
in una bottiglia stappata, e il tappo si stappa in un cielo lontano
E ricordo quanti compleanni e quanti capelli dimenticati - andati
E so perfettamente quanti m’hanno fatto le pulci col pettine in mano
E so perfettamente tutti i nomi dei tanti che me le hanno contate
in un ghigno lungo dal trenta marzo del settantadue ad oggi
E so distintamente quante viltà ho calpestato guardando avanti
 
Sempre tutti i nodi vengono al pettine: il barbitonsore lo sa meglio di me
e dalla bocca mi strappa via il cerotto, e mi lascia in poltrona accomodato



* aggiunta il 31/03/05
 
 
 
 
 
Questa Poesia “Tanti Auguri Giuseppe”
è il regalo di Giada (Dama Perlacea)
 
 
 
Tanti Auguri Giuseppe **


Ossessivamente svuoto la credenza
Come una piovra con tentacoli triangolari.
Riuscirò a frullare la panna candida
Con poesia e lettura ibrida?
 
Ho trovato un matterello che servirà
Ad appiattire la velocità mischiata a
Frutti glassati naturali.
 
Sono seduta a terra
Con guanti gialli da giardiniere:
sono sudata e
Fretta a invadere lo stomaco.
La mia fobia è quella
di non riuscire a consegnarti in tempo
La torta pasticcera.
 
Se rimango appesa al frigorifero
Mi porterai gli ingredienti?
Non desidero altro che
Sognare una torta già pronta.
 
Ti regalo un pasticcino: forse è meglio!
Inserisco una candelina e
Stappo una bottiglia di champagne.
Il sipario del Buon Compleanno finalmente
Si può aprire:
Auguri Giuseppe.



** aggiunta il 31/03/05
 

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:57 | poesia, riflessioni | clicca per commentare commenti (25)



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