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GIUSEPPE CALICETI - IL BUSTO DI LENIN
written by King Lear
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lunedì, maggio 23, 2005
Il busto di Lenin
Intervista a
Giuseppe Caliceti
a cura di Giuseppe Iannozzi
1. Come è nata l'idea di scrivere un romanzo incentrato sul "busto di Lenin"?
E' nata al tempo dell'uscita del mio primo romanzo "Fonderia Italghisa". A Reggio Emilia era arrivata una troupe di Rai Tre per registrare una diretta dalla fonderia e parlare in generale dell'Emilia. Volevano girare delle immagini sul territorio. Li portai a Cavriago, al busto di Lenin. Incontrai alcuni pensionati che lo pulivano. Negli anni successivi ho iniziato a frequentarli e mi è venuta in mente di inventare, partendo dalla loro storia e da quella del busto di Lenin di Cavriago, una storia sulla crisi dell'identità individuale e collettiva.
2. E' il tuo ultimo lavoro una presa di coscienza politica o piuttosto una storia ironica intorno all'ultimo decennio della nostra storia?
Considero "politici" (per quanto ormai, ammettiamolo, questa parola sia diventata di per sé sempre più vuota e strana) anche i miei altri libri, sia quelli per adulti che quelli per bambini e ragazzi. Qui però è proprio il gergo politico al centro del libro, è solo questa la differenza. Mi interessava far vedere come cambiano i sentimenti e le idee col passare del tempo. Mi interessava in qualche modo parlare della loro impermanenza e della fugacità della vita. Fondamentalmente il libro parla della vecchiaia e della finitezza umana.
3. Leggendo "Il busto di Lenin" non si puo' fare a meno di pensare a Guareschi e ai suoi personaggi Don Camillo e Peppone. Ti sei ispirato a Guareschi per disegnare gli accadimenti del tuo romanzo?
Il fatto è che se oggi in Italia si vuole scrivere un romanzo che ha come tema centrale la passione politica, per di più ambientato in Emilia, devi fare i conti con i film in bianco e nero di Don Camillo. Dirò di più: qui accade questo fatto strano per cui la realtà politica sembra spesso uno di quei film. La prima stesura del libro era tutta Doncamillesca. Era una specie di rovescio della medaglia rispetto a Guareschi. Come parlava il crocefisso di Brescello, adesso avrebbe parlato il busto di Lenin di Cavriago. Poi però ho cambiato idea. Non mi interessava fare solo dell'ironia. Anche perchè nutro un profondo rispetto verso chi prova una forte passione politica.
4. Si dice che Guareschi abbia arrecato solo danni e alla letteratura italiana e alla politica, al Comunismo? Attento, perché è una domanda provocatoria. "Il busto di Lenin" come si configura nel panorama letterario italiano contemporaneo e non?
Si è detto di Guareschi cose non peggiori di quanto sia stato detto a Morselli e a Fenoglio, il che è tutto dire. Guarda, quando uscì "Fonderia Italghisa" fui stroncato e snobbato soprattutto da giornali e critici cosiddetti di Sinistra. E il Secolo d'Italia mi dedicò le due paginone centrali parlando di giovane scrittore di destra. Voglio dire, sono abituato a sentirne di tutti i colori. D'altra parte penso che ogni lettore sia libero di esprimere su un libro tutte le opinioni che vuole e un autore debba solo ringraziarlo dell'attenzione dedicata al suo libro. Inoltre vivo a Reggio Emilia. Per anni e anni ho sentito dire che non si poteva parlare male della Sinistra altrimenti si faceva il cosiddetto gioco dei nemici. Questo ricatto non lo accetto più. Se oggi la Sinistra è arrivata a questo punto, è anche perchè in troppi hanno ceduto a quel ricatto. Parlare criticamente della Sinistra, anche da Sinistra, è sempre stato difficile.
5. Ammettendo che, forse, "Il busto di Lenin" non ha un valore politico, perché parlare di Lenin e del Comunismo? A tuo avviso, chi sono gli "irriducibili", quelli che portano avanti ancora la lotta proletaria e sfoggiano senza vergogna la bandiera rossa? Scrivendo ti sei ispirato a personaggi realmente esistiti? E se sì, perché? O sono frutto della fantasia?
Scrivere un libro, questo o un altro, per me ha inevitabilmente un valore anche politico. Mi sono ispirato a personaggi che sono realmente esistiti, ma adesso non ci sono più. Ho parlato del busto di Lenin e del Comunismo perchè quella del busto di Cavriago mi pareva una bella e significativa storia emiliana. Credo che semplicemente i personaggi del libro non rinneghino la propria storia, pur vedendone anche gli errori: e questo mi pare più sano che negarla. Il romanzo è ambientato dall'89 al 91 perché credo che quello sia un periodo cruciale per la nostra Storia, in Europa e soprattutto in Italia e in Emilia: tra l'altro un periodo di cui si preferisce non parlare, sia da Destra che da Sinistra. Non credo che la storia sia solo nostalgica, ma che alcuni di quei valori resistano anche oggi. Per esempio nel cosiddetto movimento no-global e in una parte della Sinistra. Perchè si tratta, fondamentalmente, di valori di maggior giustizia ed equità.
6. Perché affidare il ruolo di protagonisti a Libero, Ivan, Pravda, Spartaco e Palmiro, un gruppo di pensionati emiliani, piuttosto che a dei giovani (rivoluzionari!) forti di ideali nuovi, forse confusionari, ma sempre con la bandiera del Che in ostaggio?
I pavoni rivoluzionari mi stanno un po' sul cazzo, lo confesso. Meglio i vecchi. Perchè ancor prima di essere depositari o testimoni di ideologie o di mode culturali anche molto avvincenti, come generalmente accade ai giovani, sono depositari e testimoni di una propria storia personale, di un esempio di vita fatto di fatti più che di parole, di esempi di vita, che oggi vengono sempre più dimenticati o guardati con sufficienza.
7. Se Beppe Fenoglio o Pier Paolo Pasolini oggi avessero l'opportunità di leggere il tuo lavoro, che reazione avrebbero? Positiva o negativa, a tuo giudizio?
Bisognerebbe chiederlo a loro. I miei contatti con chi è morto sono quelli che sono...
8. Come definiresti "Il busto di Lenin"? Un romanzo tradizionale o… Be', dovresti dirmelo tu che "tipo" di letteratura hai consegnato ai lettori, alla critica.
Io? Se vogliono lo diranno la critica o i lettori. Non è compito mio cercare di consegnare etichette da mettere su una storia. Sono già soddisfatto se riesco a consegnare una storia e se l'editore non mi cambia il titolo per ragioni commerciali.
9. Ne "Il busto di Lenin" si parla della scissione all'interno del Partito Comunista: che cosa ha significato per il Comunismo questa scissione? E nel tuo romanzo, che significato (allegorico!) ricopre?
Il significato è sotto gli occhi di tutti: il precipitare, in Occidente, in una ideologia Unica, quella del cosiddetto Mercato Globale, con i suoi svantaggi e i suoi svantaggi, le sue astuzie e le sue crudeltà. Un altro significato, è quello legato al far vedere come noi umani ci appassioniamo e identifichiamo con alcune idee, e come poi queste nostre emozioni e idee siano fin troppo transitorie. Basti pensare che la Dc di Cavriago 20 anni fa era favorevole a Lenin. L'allegoria, volendo, è con il dibattito politico attuale. Se adesso sorridiamo di quello che è accaduto qualche anno fa, cosa resterà del dibattito politico di oggi tra vent'anni?
10. Libero è uno sconfitto, un reduce, un ostinato…? O piuttosto un commovente rivoluzionario tutto d'un pezzo di tempi che mai più si replicheranno?
E' uno sconfitto, ma anche un ostinato. E' soprattutto un anziano che si chiede, in prossimità della propria morte, se è valso la pena lottare e fare tanti sacrifici, oppure non è servito assolutamente a niente. Ha una sua filosofia laica della vita con un valore-guida: cercare di far vivere quelli che verranno dopo di lui meglio di quanto abbia vissuto lui. Un valore-guida che oggi è fortemente messo in discussione. Pensiamo al problema della precarietà del lavoro per i giovani. Oppure a quello delle pensioni.
11. Esistono i miti? E Lenin è stato o è ancora un mito? Ed è giusto, a tuo avviso, che politica, simboli, uomini, vengano mitizzati dal popolo, dalla storia…?
I miti esistono e proliferano: basta guardare la pubblicità e l'uso che in genere ne fa il mercato. Noi compriamo storie legati a prodotti, ancor prima di prodotti. Almeno oggi. Lenin è stato un mito per alcuni, adesso non credo lo sia più per quasi nessuno. Tuttavia credo che miti e simboli e riti siano fondamentali, soprattutto in politica. Creano senso di appartenenza e questo nel nostro vivere è fondamentale. Ritengo che la Chiesa lo sappia molto bene e da sempre faccia un ottimo lavoro di marketing sulla vendita dei propri prodotti, tra l'altro in larga misura immateriali. Libero nel libro se la prende proprio con questo azzeramento da parte dei partiti di Sinistra di tutta questa liturgia laica che, almeno qui in Emilia, era stata ideata e non solo per scopi elettorali, ma oserei dire anche esistenziali. Non credo al cosiddetto azzeramento odierno delle ideologie.
Dire che non ci sono più ideologie significa semplicemente dire che ce ne è una sola: quella del cosiddetto libero mercato. In realtà il mercato produce miti e leggende e storie in continuazione. Anche quello elettorale. Basti pensare al caso italiano di Berlusconi. mentre a Sinistra si azzeravano simboli e nomi, lui ha prodotto slogan, inni, bandiere, depliant, libri, eccetera. Cosa è questa se non ideologia? Rinunciare all'ideologia credo che significhi semplicemente rinunciare a qualsiasi forma di politica.
12. Ho avuta l'impressione che "Il busto di Lenin" sia un romanzo che invita a tener duro. E' un invito rivolto ai giovani, al movimento no-global, affinché si confrontino con la vecchia generazione invece di dedicargli scherno o, nei migliori dei casi, una pacifica indifferenza?
C'è questo passaggio di testimone tra un gruppo di vecchi compagni pensionati e un gruppo di giovani appassionati di musica, che si realizza soprattutto nella festa finale del libro organizzata insieme. Non mi pare poi che il movimento no global guardi con scherno o indifferenza gente come Libero, ma con molta più attenzione di quanto non facciano tanti altri. Il romanzo invita certamente a tener duro, ma è soprattutto lo specchio di una profonda crisi d'identità individuale e collettiva che credo caratterizzi buona parte degli italiani di oggi.
13. C'è un Deus ex machina che interviene ne "Il busto di Lenin"? Perché?
Ho provato anche una stesura in cui l'anziano protagonista parlava in prima persona, ma non mi convinceva. Il rischio era di andare verso la pura memorialistica. E, in un certo senso, anche verso una certa retorica che volevo evitare. Poi mi interessava soprattutto questo sguardo di questo Deus ex machina che racconta - e che qualcuno identifica con l'autore, altri con un amico di Yuri - nei confronti della storia di Libero. Credo che la chiave del romanzo sia proprio in quello sguardo.
14. In ultimo, è un romanzo dedicato a presunti vincitori o… E' giusto parlare de "Il busto di Lenin" in chiave militante?
Il 99% degli scrittori italiani di oggi che conosco o mi capita di leggere, mi pare siano a modo loro schierati contro il governo Berlusconi e in un modo o nell'altro si definiscano tutti piuttosto militanti. Ripeto: si può parlare del busto di Lenin in assoluta libertà, spero. E' dedicato ai presunti vincitori che però, in questa Italia di oggi, più che vincitori si sentono spesso dei vinti.
Il busto di Lenin – Giuseppe Caliceti – Collana: indicativo presente – Sironi Editore – 160 pagine – 12 Euro
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