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SPREMUTA DE SANGUE - FRANZ KRAUSPENHAAR & I SUOI LETTORI

written by King Lear    - venerdì, luglio 22, 2005


Spremuta de Sangue - Party in Rosso, Franz Krauspenhaar si lascia dissanguare dai lettori



Spremuta de Sangue
 

 
- Cattivo Sangue, un party in rosso coi lettori -

 





INQUISITORI: AA.VV.

INQUISITO: FRANZ KRAUSPENHAAR

ARBITRO: Giuseppe Iannozzi






Nota dell'Arbitro: Come da promessa, ecco l'Intervista che Voi, Lettrici e Lettori, avete fatto a Franz Krauspenhaar.

Ho aggiunto dei link, giustamente per rendere maggiormente pura la "Spremuta de Sangue". E ho fatto fuori un po' di baci e abbracci, perché ero geloso di Franz K. preso d'assalto da così tanto affetto.

Ovviamente siete ancora in tempo, ancora potete porgere delle domande a Franz Krauspenhaar... Ed allora avanti con la Spremuta de Sangue!


G. Iannozzi

(Arbitro)


 
ISABELDIFRONZO: Un volo casuale, una domanda... beh, vorrei sapere se sei uno "normalissimo" o genialmente diverso!!!
 
 
FRANZ K.: Beh, sono genialmente normale, forse.. :-)  Se però intendi (anche) diverso di gusti sessuali no, sono "normale". Anzi, normalissimo.
 
 
IANNOX: In "Cattivo Sangue" ci sono dei personaggi che si possono considerare normali, pienamente normali? Questa domanda perché la mia impressione è quella che i tuoi personaggi siano espressamente esagitati, assetati di sangue come vampiri quasi. E forse è proprio così. Però Bruno Bruide sulla sua strada incontra anche Hélène e un'altra giovane donna che gli restituiscono un po' di sangue (di vita), invece di tentare di sottrarglielo a differenza di tanti altri.
 
 
FRANZ K.: Beh, Giuseppe, io non credo che i personaggi di Cattivo Sangue siano tutti anormali. Molti di loro sono dei mostri, soprattutto appaiono come tali perchè Bruide così li vede. Non dimentichiamo che tutto il romanzo è una lunga "soggettiva" di Bruide, che narra in prima persona e al tempo presente. Come in quel vecchio film noir americano anni 50, "La donna del lago". Dici bene sulle due donne della seconda parte, coloro che potrebbero sostituire Paola nel cuore di Bruno: la nera Hélène, appassionata e buona (nonostante sia una fuorilegge) che però lui non ricambia totalmente nel suo amore, nella sua dedizione, e anche lui questo lo soffre, non si spiega come mai non riesca a ricambiare questo amore fino in fondo; e poi Elise, della quale a un certo punto s'innamora pure, ma la cosa è di breve durata, gli avvenimenti incalzano, l'ombra della legge corrotta è sopra di lui, non c'è più tempo né spazio per i sentimenti veri. Ecco, queste due donne sono due bei personaggi positivi, anzi positivissimi. Il problema di Bruno è che ossessionato dal suo passato, e da Paola. Lui la cerca per liberarsene, un po' come me, che scrivo di certe mie ossessioni per liberarmene. Quello che fa Bruide nella seconda parte è sì un viaggio iniziatico alla ricerca delle proprie radici, e quindi del sè più profondo; ma questo viaggio egli lo compie anche per liberarsi di un sè passato ingombrante, che contiene troppi brutti ricordi, troppi conti che non tornano; e il conto aperto più grosso è proprio Paola.
 
 
MIA HOFFMANN: Scusa Krauspenhaar, perché hai tolto Califano dai link dell'Uffenwanken? Rinneghi il tuo passato da "avanzo di balera"?
 
 
FRANZ K.: Cara Mia, l'ho tolto per fare spazio a nuovi blogger. Via via credo che toglierò altri link a siti di personaggi "famosi" per fare spazio. Non rinnego niente, non fare finta di non saperlo:-) Tra l'altro ieri sono andato a controllare il sito di Fred Bongusto, ma è "underconstruction" da mesi; lui chiede di mandargli foto (immagino sue). Ecco, il sito del grande Fred io lo metterei, tra i link...
 
 
GIADA ZENARDI: Esiste una logica, in queste cose! Come si sta evolvendo la Letteratura a Milano? Cos'è, per Lei, la produzione letteraria "Cannibale"? Milano-Torino oppressione sanguinaria:esternano... Le chiavi oggi sono: i Mostri, Serial killers, Cannibali... Personaggi che ritroviamo, ovunque. Quali esiti psicologici, qual è il carburante che fa partire la scelta?
 
 
FRANZ K.: La letteratura a Milano va sempre forte. Nel senso che qui ci sono quasi tutti gli editori (grandi e piccoli) generalisti e di progetto, di qualità e di quantità e, a volte, di entrambe. Con produzione letteraria cannibale penso tu ti riferisca agli autori della famosa antologia di 10 anni fa Gioventù cannibale di Einaudi; che oggi sono diventati quasi tutti dei quarantenni e godono ottima salute. Uno come Ammaniti, per esempio, ha unito e unisce quantità (numero di copie vendute) a qualità, perchè a mio avviso è un gran narratore di storie, un fabulatore di gran razza. Il fenomeno dei Cannibali a mio avviso ha fatto molto bene alla letteratura italiana, ha creato un precedente finora non eguagliato, anche per la qualità degli scrittori coinvolti. Su molti temi mi trovo sulla stessa lunghezza d'onda con la maggior parte di loro.
Per rispondere alla tua ultima domanda:ho voluto parlare di "mostri" in questo libro per tirar fuori la parte "mostruosa" che c'è in me e in ciascuno di noi. Scrivere è anche un'operazione liberatoria, per me.
 
 
LORD AH AH: secondo me si poteva scrivere in metà pagine... 1 spreco di idee buttate così... insomma mi devo aspettare 1 seguito? poi anke il finale troppo scontato... poi la buffonata VMO è proprio 1 buffonata che mi sa che avete messo in piedi voialtri x sta buffonata di seghe a vicenda...
 
 
FRANZ K.: Rispetto il tuo giudizio ma non lo condivido. Il romanzo è la descrizione di azioni e di emozioni lungo circa due anni di vita del personaggio io narrante, ed ha una costruzione molto precisa; è diviso in due parti speculari tra loro.
VMO è una satira a mio avviso divertente per la quale non ho alcuna "colpa". Non mi sognerei minimamente di creare ad arte (?) una cosa del genere; anche perchè non ho tempo.
 
 
TITTYNA: Mi dispiace molto che questo incontro con Franz avvenga quando ancora, per mia colpa, non ho letto il libro. Però le mie curiosità sono rivolte più allo scrittore che al testo in questione quindi vado avanti allegramente.
Mi piacerebbe sapere come lavori, se nascono prima i personaggi o la storia, o tutto insieme. Se cominci a scrivere creativamente la parti più importanti e poi lavori di artigianato per collegarle, o se invece crei fin da subito una struttura ben precisa, o se hai un tuo metodo preciso.
Se ti capita mai che un personaggio ti sfugga di mano, e cominci a dire la sua, o se li tieni sempre bene in pugno. Sapete, io ho una grande predilezione per i personaggi, ancor più che per le storie. Non a caso la maggior parte dei miei racconti hanno per titolo il nome stesso del personaggio che m'ha ispirato la storia.
A questo proposito, e scusa Franz se esagero con le domande, hai bisogno di "vederlo", il personaggio? Voglio dire, gli dai una figura precisa, magari anche realmente esistente, tipo un vicino di casa, un amico, oppure ne hai solo un'idea vaga, a livello di immagine?
 
 
FRANZ K.: Carissima, grazie per le tue belle domande. Non ho un vero e proprio metodo scientificamente testato. Io sostanzialmente "covo" delle storie, vivo la mia vita e ad un certo punto è come se un tappo saltasse; nel frattempo ho preso qualche appunto, frasi che mi parevano belle, impressioni, cose sempre brevissime, istantanee. Quando salta il tappo provo l'urgenza di scrivere, e scrivo. Ho il personaggio principale ben presente dentro di me. Attorno a lui, il vuoto da riempire, un po' come quegli album da colorare per bambini. Ecco, da lì nasce tutto. Comincio a scrivere in una specie di trance, più nulla che non sia il mio lavoro ha molto senso; esiste soltanto il libro, il resto ha davvero poca importanza, e questo non è bene, ma è così. Vado avanti a spron battuto, senza fermarmi, per molti giorni, scrivendo tra un impegno e l'altro, cercando di avere meno impegni possibili per tornare alla scrittura, azzerando quasi i rapporti sociali: una specie di malattia. Intanto butto giù degli appunti, bussole cartacee di orientamento: sto cominciando a vagare nella nebbia, non so dove andrò di preciso, ma qualcosa comincio a intravedere. Comincio a operare dei tagli, delle correzioni, torno sui miei passi, faccio delle deviazioni: comincio a lavorare da artigiano mentre il libro sta ancora scrivendosi. Ecco, non riesco a separare le stesure, è sempre un continuo rimaneggiamento, fino alla fine, che conosco soltanto alla fine, perchè voglio essere sorpreso per prima io, devo provare il piacere non solo della creazione, ma anche della sorpresa. Aggiusto il tiro, proseguo dritto per dritto, poi uno stop, una breve pausa di riflessione, problemi da risolvere, tipo: se A lo faccio incontrare con B vuol dire che C non è quello che cercava di far credere, ecc., cose così.
Il personaggio lo devo vedere, si, abbastanza nettamente, ma non me lo figuro mai come una persona conosciuta; è per me uno sconosciuto che - finora è sempre stato così- fisicamente in certi particolari mi somiglia.
 
 
ANGELA BUCCELLA: Franz ma alla fine ti si può "dissanguare" e torturare dal vivo?
Non peggio di come sono solita fare… ovvio...
 
 
FRANZ K.: Carissima, sostanzialmente sono un soggetto abbastanza torturabile e dissanguabile, basta che il tutto sia divertente. Sono cose delicate, queste, se non c'è il divertimento non ne vale la pena; come per tutto.
 
 
IANNOX: In data 20 luglio 2005 hai presentato il tuo libro, "Cattivo Sangue", presso la libreria Namasté di Tortona. Perché non ci fai un resoconto di come è andata la presentazione? Insomma Franz Krauspenhaar che affronta dal vivo il suo pubblico, ma anche qualche indiscrezione sul dietro le quinte.
 
 
FRANZ K.: La presentazione è andata molto bene, Marco Candida è stato un ottimo presentatore, sono andato col mio amico fotografo Vito Carta e con l'amico scrittore Gianni Biondillo. Ci sono state alcune domande fatte proprio da Biondillo, si è parlato del mio libro ma anche di letteratura in genere. Dopo la presentazione siamo andati al "Circolo di lettura" a consumare un'ottima cena con la fidanzata di Candida e tre bloggers amici suoi. Abbiamo riso, scherzato, parlato di cose serie, di scrittori, di provocazioni, di Nazione Indiana, di passato, presente e futuro pur non avendo alcuna sfera di cristallo. Ecco. Una giornata molto piacevole. […] Ho dimenticato di nominare Mario Bianco, pittore e scrittore torinese, autore del bel romanzo "Di ruggine in rugiada", che dopo mesi di frequentazione webbica ho finalmente conosciuto di persona alla presentazione e che ha parlato assai bene del mio precedente libro, "Le cose come stanno", che io personalmente ritengo la cosa migliore che io abbia scritto finora, compreso il romanzo nuovo che ho appena terminato. Peccato che Mario non sia potuto rimanere a cena per impegni già presi con la sua famiglia.
 
 
MIA HOFFMANN: Caro Franz, in ogni tuo romanzo vige la legge dell'introspezione. Ho letto "Avanzi di balera", "Le cose come stanno" ed ora "Cattivo sangue", e tutte e tre le volte, durante il mio cerebrale digerirti, ho avuto l'impressione che anche l'azione più istintiva, la reazione al caso, non fosse poi così frutto del caso. Ogni tuo personaggio è dominato dal pensiero, e anche quando "si lascia andare", il lasciarsi andare non è totale. Ti ho sempre letto pensando a ciò che i tuoi personaggi pensavano. Questo, mi ha incatenata alle tue pagine (nel caso di "Le cose come stanno" è stato lancinante).
E' un piacere, tuo e altrui, o un essere?
Scelta stilistica o riflesso spontaneo dell'uomo? Il tuo prossimo romanzo sarà una comoda poltrona o un distillato da degustare?
 
 
FRANZ K.: Carissima Mia, il piacere arriva da solo, scivendo. Ma ti rispondo direttamente: è un essere. E tutto ciò che scrivo è un mio riflesso spontaneo; non importa il "genere", alla fine i miei personaggi (vitelloni da balera, sacrestani disperati e soli, manager che diventano killer quasi per caso) vivono soprattutto nell'introspezione, nella narrazione dei loro pensieri più nascosti, a volte più terribili. Non riesco a uscire fuori da questo "schema" che si è costruito da sè. Il prossimo libro non so ancora spiegarlo: ci sarà come sempre l'introspezione, ma anche tanta azione, agitatissima, brutale, crudele, a velocità bruciante. Sarà un colpo di lanciafiamme, ecco.
 
 
IANNOX: Ma quando poi metterò il tutto on line - ormai presto, aspetto ancora perché credo arriveranno altre domande - dovrò includere anche lo scambio di baci, le strette di mano, gli abbracci... una P38? Sì, Franz, è una domanda questa, a tutti gli effetti. Un forte abbraccio, come quello che t'avrebbe dato Rhinos.
 
 
MIA HOFFMANN: INTERVALLO: baci baci baci, abbracci e strette di mano a profusione sullo sfondo, mentre la P38 intona un concitato Bolero di Ravel!  
 
 
IANNOX: Sì, direi che ottimo così. E vai con un altro Bolero! Ce lo spariamo insieme, cara Mia, il Boooleerooo intendo. Ma il bacio è bukowskiano, per forza di cose - non mi chiedere di specificare quali però.
 
 
FRANZ K.: La P 38 va bene. Bruide la usava al poligono di tiro prima di diventare assassino. Poi, per tutto il libro usa due calibro 9 (Walther e Smith & Wesson) e una 45 (Colt Us Military). Si, si, la P 38 va bene, e fa centro! Un abbraccio di quelli veri, come se fosse dato da Bruide al suo migliore amico Rhinos! […]Dimenticavo: B.B. usa anche una S&W 38 Special a pallottole "scamiciate".
 
 
MIA HOFFMANN: Un Bolero scamiciato quindi... Sarà questo il costume di scena dell'INTERVALLO KRAUS-IANNOXIANO?
 
 
IANNOX: Ecco, vedi, cara Mia, Franz mi rimprovera, giustamente: la P38 è per esercitarci, poi dopo passiamo ad armi ben più serie. Sì, potrebbe essere un bolero scamiciato... fino a che punto? E ADESSO LA PUBBLICITA'!
 
 
IANNOX: Fanno male le pallottole scamiciate; però ricordo d'un personaggio che se ne prende in corpo almeno due e poi riappare come se nulla gli fosse accaduto. Ecco, anch'io vorrei poter prendere delle pallottole così e uscirne indenne grazie alla medicina. Accade in "Cattivo sangue": non è così? Chi è questo personaggio, quale il suo ruolo? La mia impressione è che sia una sorta di Caronte che conduce (aiuta) Bruno Bruide a consumare la sua vita per l'inferno della vita.
 
 
MIA HOFFMANN: Ottimo rilancio Giuseppe, questo si che è un salto di qualità.
Ancora adesso mi chiedo se quel signore con i capelli bianchi tirati all'indietro mi piace oppure no. Succede sempre così con gli uomini enigmatici, risultano rassicuranti, hanno un ruolo determinante, appaiono come figuranti del destino ma quasi sempre sotto false spoglie.
 
 
IANNOX: Be', cara Mia, in fondo Franz, nel suo ultimo romanzo "Cattivo Sangue", ci porta a spasso su tante e tante strade; e su ogni strada c'è almeno un uomo ad aspettare Bruno Bruide per fargli la pelle. O forse è vero che viaggiando s'incontrano persone in gran copia. Lo stesso giudice Ferrieux - forse il solo uomo che ha capito l'animo di Bruno - è un personaggio enigmatico, non fosse altro per il fatto che ha al suo servizio... A questo punto i puntini di sospensione sono necessari, altrimenti rischio di dire troppo della trama del romanzo. Però mi piacerebbe che Franz ampliasse il discorso intorno all'"enigmaticità", intorno ai personaggi enigmatici che sono in "Cattivo Sangue", prendendo anche - soprattutto - spunto dalla tua osservazione.
 
 
FRANZ K.: L'enigmaticità di certi personaggi, forse di tutti, è quella che ci accompagna nella vita. Dunque per me non c'è differenza, ancora una volta. A volte prendo un mezzo pubblico e mi metto a guardare le persone, a studiarne i tic, i minimi comportamenti. L'enigma che portano dentro se stessi, il segreto o i segreti. Mi viene spontaneo. La donna è l'essere enigmatico per eccellenza, studiarne i comportamenti è tempo sprecato, possiamo solo ammirarle, amarle, esserne soggiogati, o fuggirne. B.B. è soggiogato dall'enigma di Paola, una donna che è sparita nel momento della sua cattura. Prova a ritrovarla anche se vorrebbe fuggirne, sa che anche ritrovandola nulla sarebbe più come prima: qualcosa di grave, nel frattempo, mentre lui era in galera, è successo. Ma non riesce a liberarsi dal ricordo, dal ricordo di questo enigma vivente. Ha amato follemente un mistero, qualcuno di inconoscibile, un sogno. Non sa nulla di lei, in fondo.
 
 
PAMELA CANALI: Leggendo il libro, mi è accaduto molte volte di gridare silenziosamente al protagonista: "No, non farlo! Perché stai facendo questa cosa che ti distruggerà?!", ad esempio quando Bruno telefona al giudice, quando chiede una pistola a colui che lo ha ingaggiato come killer e gli spiega a cosa gli serve. Mi piacerebbe, Franz, sapere se, mentre scrivevi, hai provato un po' della tensione e della costernazione che hai provocato in noi, o sei invece rimanevi distaccato da ciò che accadeva a Bruno. Mi sono domandata anche se è questo continuo sbagliare, parlare troppo, l'agire d'impulso di Bruno, che ci porta a provare simpatia e affezione per un personaggio che, per la scelta iniziale, dovrebbe suscitare piuttosto sentimenti negativi. Se non sbaglio, in questo genere di libri, noir e gialli, il personaggio per cui si prova simpatia è sempre un investigatore, un buono, insomma e il lettore partecipa alla caccia all'assassino. Bruno incarna la dualità di buono e cattivo, investigatore e killer.
 
 
FRANZ K.: Carissima, mentre scrivevo partecipavo. E un po' soffrivo, perchè B.B. è anche una mia proiezione,e vederlo sbagliare mi procurava un po' di pena. A lui si che ho spremuto il sangue, tutto, fino all'ultima goccia. Sulla simpatia penso che tu abbia ragione, è la schizofrenia caratteriale del personaggio che ce lo rende quasi amico; la sua è una schizofrenia comune a molti. L'impulsività non è di tutti soltanto perchè moltissimi si controllano. Ma nel pensiero siamo tutti impulsivi, a volte bestie feroci pronte ad azzannare. Diciamo che B.B. è un impulsivo "puro", uno che prima agisce e poi reagisce col pensiero, rendendosi conto di aver sbagliato. Questa sua impulsività a tratti quasi infantile puo' rendercelo, tra le altre cose, simpatico, o addirittura caro.
 
 
DAWOR: Io non so chi sia Krauspenhaar, né ho mai letto nulla di suo, ma mi riprometto di farlo e volevo solo intervenire per sottolineare quanto più potere alle volte possa avere un semplice "gesto autentico" di tante altre menate di ordinaria logica commerciale: Sublime > l'Autore che si spoglia e si distende sull'altare, Iannox suona le trombe ed entrano i Lettori armati di tutto punto e il massacro può iniziare - anche se... a leggere i commenti, vedo che il pubblico invece di prenderlo a morsi, lecca la sua pelle immacolata (eh... in fondo nesssun lettore è mai qualcosa di diverso da se stesso) "per fortuna", dirà Franz... / comunque con ammirazione :-)
 
 
FRANZ K.: Grazie per quello che hai scritto. Ma signori, io sono pronto a ricevere critiche e domande impertinenti!:-)
 
 
CHATTERLY: Il libro al momento non l'ho letto, ovviamente rimedierò nei prossimi giorni, quindi non posso porre domande sull'opera, invece volevo chiedere al nostro caro Autore se è a conoscenza che recenti studi psicologici effettuati negli USA (come sempre del resto) hanno rivelato che gli scrittori di romanzi gialli si possono definire "malati di mente", tendenzialmente psicotici ed in alcuni casi addirittura schizofrenici. Cosa può rispondere al riguardo? Perchè gli scrittori di gialli e genere noir vengono spesso penalizzati? Inoltre volevo chiedere al gentile Markelo se, nel mentre l'intervista è in corso, io potessi andare nella sua cucina e rovistare nel frigo, visto che ho saltato il pranzo. :-)
 
 
FRANZ K.: Carissima Chatterly, intanto ben tornata, era da un po' che non ti leggevo. Sulla malattia mentale degli scrittori di thriller non so che dire; se non parlare per me. Io ho avuto dei problemi, questo non l'ho mai nascosto. Ma niente di eccezionale, a parte che ho sofferto parecchio. Ho sofferto in certi periodi della mia vita di depressione, di crisi di panico, e soprattutto di ansia. E' una tara, quella dell'ansia, che mi porto dietro; e credo che mi accompagnerà per tutta la vita. Ma ormai so come fronteggiarla, conosco i trucchi. L'importante è saper attendere che il brutto momento passi. Credo che questi disturbi si riflettano abbastanza nettamente in quello che scrivo, nei miei libri principalmente, ma anche nelle cose brevi che metto sul web. Sul frigorifero, non c'è alcun problema: serviti pure!:-) Caso vuole che sia abbastanza pieno, oggi: c'è molta frutta, degli ottimi yogurt, formaggio, dello speck. Il pane è sulla tavola. Sto cucinandomi delle trenette al pesto: ne butto un duecento grammi per te, ok? Ciao, un bell'abbraccio.
 
 
DAISI: Siccome non ho ancora letto il libro ma ho letto la recensione, vorrei chiedere a Franz se è azzardata da parte mia paragonarlo (il libro) a "Pulp Fiction" e di conseguenza a Q.Tarantino?
 
 
FRANZ K.: Cara Daisi, qualcosa di Pulp Fiction c'è; ma soltanto nell'esasperazione di certi toni, di certi spari che rimbombano. Per il resto il libro, da un punto di vista dei paragoni cinematografici, somiglia a certe pellicole anni 60/70, francesi soprattutto; a certi noir di Becker, Josè Giovanni (ex galeotto e anche scrittore) ma soprattutto di Jean-Pierre Melville, un maestro per vari registi e scrittori (ne cito uno, di regista che ha ammesso un debito con "le plus american des réalisateurs français", e cioè Kitano). Ecco, forse in certe scene, a parte quei francesi, c'è qualcosa di Kitano, più che di Tarantino: l'esplosione improvviso, bruciante, della violenza, come uno scoppio. Grazie comunque per avermi paragonato (seppure ad istinto) a un grandissimo regista e a un film fondamentale, perché PF ha cambiato la storia del cinema, che ci piaccia o no.
 

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 14:31 | interviste | BlogNews | clicca per commentare commenti (16)



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