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INTERVISTA A WU MING 1, NEW THING - TERZA PUNTATA

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, settembre 26, 2005


Malcom X and Martin Luther King

Intervista a



 
Wu Ming 1



 
“NEW THING



 
 
 
[ TERZA PUNTATA ]


 
 
a cura di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 
 
7. A mio avviso, nel tuo lavoro è forte ed evidente un’impronta politica: se sì, potresti spiegarmela? Si può dire che il tuo lavoro è un jazz against fascism?
 
All of me is against fascism! Tutto quel che fa Wu Ming è fortemente politico e civile. Il che non significa che scriviamo romanzi "a tesi", e nemmeno "a chiave". Non è che mi metto a pensare: adesso scrivo un oggetto narrativo che parli del free jazz a New York per parlare della strategia della tensione in Italia, che parli del 1967 per parlare delle guerre imperiali in Afghanistan e Iraq etc. Non è che parti con le idee così chiare... Se provi a farlo, il libro verrà una schifezza. Questo prendere-forma accade, viene da sé, va sans dire. Io sono una persona che ha opinioni e cerca di farle valere, che si schiera, che milita (la militanza è la vita degli uomini sulla Terra e in orbita, Juri Gagarin era un militante, John Glenn era un militante etc.). Le cose che scrivo si nutrono di questa mia attitudine, ne traggono linfa (o liquame, direbbe un fascista). Wu Ming è anche un gruppo politico, non solo per le campagne a cui prendiamo parte, ma perché - come scrivemmo nella vecchia dichiarazione d'intenti - "Chi crea non può in alcun modo astrarsi, evitare di intervenire. Scrivere è già produzione, narrare è già politica. C'è chi lo capisce, poi c'è la legione dei reazionari, consapevoli o meno". Wu Ming è politico perché sa che si scrive sempre per gli altri. Non fidatevi di chi afferma: "Scrivo solo per me stesso". Se uno scrive, lo fa perché vuole/si aspetta/spera/non esclude che qualcun altro legga. Scrivere è già intervento civile, e questo vale per chiunque lo faccia. 
 
8. Chi è Sonia Langmut che stava dalla parte dei leaders della protesta, la cui più fedele e semplice arma (di denuncia, di critica) era un registratore a bobine di fabbricazione tedesca?
 
Sonia Langmut c'est moi, verrebbe da dire. Ma è più complicato di così. Me ne sono accorto scrivendo, verso la fine della penultima stesura: Sonia è la memoria degli anni Sessanta americani, e più in generale dei movimenti radicali americani del XX° secolo. Quando Valerio Evangelisti ha letto New Thing, stava per uscire Noi saremo tutto. E' rimasto a dir poco turbato dal fatto che, senza mai parlarci dei rispettivi libri, avevamo parlato delle stesse cose! Diverse le epoche, diverso il taglio, diversa la tecnica narrativa, ma in entrambi i casi si racconta la guerra sporca del governo USA contro i movimenti, dagli anni Venti al nostro presente, passando per gli anni Settanta. Tra un libro e l'altro sono possibili innumerevoli rimandi e rimbalzi. In entrambi i casi, poi, si racconta della memoria di quelle stagioni, di quei cicli di lotte. Memoria rimossa, mistificata, rimontata come fosse una puntata di blob... Infine, in entrambi i casi si racconta l'America ma si parla di noi qui e ora, delle nostre guerre sporche, dei nostri movimenti, della nostra memoria delle lotte. Sonia è tutti noi, quindi. E infatti Sonia è l'Europa: figlia di socialisti tedeschi in fuga dal Terzo Reich, cita autori europei (tra cui Marx), ha un rapporto simbiotico con un registratore di marca europea, un Butoba MT5... Sonia Langmut c'est nous.
 
9. A quali dischi, a quali saggi, a quali letture ti sei ispirato per poter scrivere “New Thing”? Ci sono stati dei dischi o dei libri che ti hanno aiutato, che ti hanno illuminato per portare a termine il tuo lavoro?
 
Per scrivere New Thing ho letto decine e decine di saggi e centinaia di articoli, raccattato remote annate di riviste jazz, ascoltato centinaia di album, scaricato migliaia di file audio (non soltanto musicali, anzi, quasi tutti di spoken word: Malcolm X, Martin Luther King, Eldridge Cleaver, Richard Pryor, Eddie Murphy, Chris Rock... Ho cercato di dare una vaga idea di quel percorso nei "Titoli di coda" del libro (+ bibliografia). Sicuramente, un libro che invito a leggere (purtroppo non è stato tradotto in italiano, e forse non verrà mai tradotto) è Ready For Revolution, la monumentale autobiografia di Kwame Ture a.k.a. Stokely Carmichael, pubblicato cinque anni dopo la sua morte grazie al durissimo lavoro del suo amico Ekweme Michael Thelwell. Una cosa che invito a fare è ascoltare i discorsi di Malcolm X, il migliore oratore di un secolo che ne ha avuti di davvero notevoli. Digitando "Malcolm X mp3" su google, escono un po' di siti da cui è possibile scaricare quei file.
I dischi: ho già nominato The Olatunji Concert. Compratelo, o copiatelo. Prima di decidere se vi piace o no, ascoltatelo almeno tre volte. La prima, come semplice sottofondo mentre fate altro (non è adattissimo per il sesso). La seconda, con attenzione, dalle casse dello stereo o del computer. La terza, ascoltatelo in cuffia, camminando per le strade della vostra città. Fate in modo di essere in un luogo elevato, con vista panoramica, durante l'assolo di basso di Jimmy Garrison che apre My Favorite Things. Se vivete a Torino, la Mole è perfetta. Se vivete a Bologna, salite sulla Torre degli Asinelli (ma solo se vi siete già laureati, chi è iscritto alla Dotta sa di cosa parlo). 
 
[continua]
 
 
Ed ecco a Voi la terza puntata dell'intervista a Wu Ming 1. Volete un consiglio? Rileggete le prime due puntate dell'intervista a Wu Ming 1, con attenzione. E seguite i suoi consigli, tutti quelli che sono qui.

E il quarto appuntamento? Riprendete in mano "Q" e "54" del collettivo Wu Ming. E sì, si potrebbe azzardar di dire che sarà una giornata di fuoco. Lo sarà sicuramente, perché c'è ancora la necessità di parlare del ruolo della letteratura, della narrativa. C'è bisogno di far chiarezza. Non potete mancare alla giornata di fuoco. (g.i.)

 

 
QUI LA PRIMA PARTE
 
QUI LA SECONDA PARTE
 
 
 


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:55 | interviste | clicca per commentare commenti (17)



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