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SOTTO LE ALI DELLA LIBERTA'

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, ottobre 24, 2005


Libertà - by Chatterly http://chatterly.splinder.com

Libertà è Opera di Chatterly
 
 
Il blog di Chatterly: http://chatterly.splinder.com
 
Chatterly su DA: http://chatterly.deviantart.com
 
Il sito di Chatterly: http://chatterly.altervista.org



 
 
 
Sotto le Ali



 
della Libertà
 


 
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 




 
Ora ecco la coda del diavolo, quella benedetta coda che si diverte a mettere sossopra tutte le buone intenzioni di cui è lastricato l'inferno, insinuandosi fra le commessure di esse, scoprendo il rovescio dei migliori sentimenti, mettendo in luce l'altro lato delle azioni più oneste, dei fatti che sembrano avere il motivo meno indeterminato.
 
da “La coda del diavolo” in "Primavera e altri racconti", 1877 - Giovanni Verga
 
 
 
 


 
AMOR DI LIBERTA’
 
 
a Chatterly,
Immortale Musa,
Artista e Anima Superba
 
 
Mi chiederai perché,
perché te e non un’altra
Ti risponderò che,
che mi sono innamorato di te,
dei tuoi occhi che sorridono al sole e alla luna,
perché più belli dei miei, perché persi e sognanti
la profondità delle stelle, dell’infinito perso lassù  
 
Ti par buffo che,
che uno che va in giro a fare l’uomo,
che uno grande e grosso sia davanti a te
con una rosa soltanto e un sorriso d’imbarazzo
Ma è perché, perché sì, mi son giocata la fortuna
in un fulmine a ciel sereno, senza pensarci su
 
Senza mai, senza mai pensarci su
 
Ma tutte le fantasie che posso sono libere
come l’addio d’un poeta che porta nel cuore
una briciola di speranza e la passione per te
Per te che sei amor di Libertà, di libera Libertà
 
E ancora mi chiederai perché,
perché non arrendo il ginocchio a terra
E ancora vorrai sapere perché,
perché la mia faccia coltiva tristezza
cogl’occhi fissi su te in libertà 
 
Senza mai, senza mai pensarci su
 
Ti dimostrerò che,
che mi sono innamorato di te
Che ho la mia parte di colpe
quando un bambino piange per fame,
quando un uomo sotto il nemico se ne va
E ti dimostrerò anche che,
che ho voglia di te, di te ma in libera Libertà
perché l’Angelo che è in te prenda il volo
Perché l’Angelo che sei libero voli per noi
lassù incontro al domani, senza pensarci su
 
 
 
 
 
MEMORIA
 
 
In un grande cielo di vuoto
giace un uomo impiccato
Ma non la sua libertà
che di bocca in bocca s’eterna
Ma non la sua vita di lotte
che di bocca in bocca vola,
perché sia forza e memoria
per tutti gli uomini di volontà
 
 
 
 
 
INCIDENTE IN PARADISO
 
 
per RosaRossa
 
 
Cercando tenerezza
venne presto tristezza
profonda uguale a violenza
Ma quale, quale vergogna
a chi resta, e che del pianto
solo avanza? Cristo!,
no che non c’è pentimento
perché ti ho amato
profondamente oltre quel cielo
che spreme lagrime e fortune
Perché ti ho amato con dolcezza
sfidando del destino i mari e i flutti,
cercando sempre d’esser più forte
d’ogni contrario vento
Di questo incidente in Paradiso
 
 
 
 
 
STELLA CELESTE


a Stella Celeste,
perché sempre porta via
il mio mal di testa
 

Su la spiaggia
me ne andavo bello bello,
cantando contro al sole
tutta l’infinita mia gioia;
e tosto m’apparisti tu bella
come la più dolce stagione;
sussurrasti parole di vento
all’orecchio mio, dicendomi
che m’avresti amato
per sempre, senza contar
degli anni gl’affanni.
Ma presto ti confessai
che di quattrini sprovvisto,
e solo un gran cuore
palpitante dentro al petto;
così tu cambiasti la carta
dal mazzo della mia fortuna,
e il volto ti si fece di tempesta
lasciandomi livido sconfitto
come delfino su la spiaggia.
Mi lasciasti così, a morire
cullato solo da la triste eco
d’un salso mare ruggente,
col pianto amaro negl’occhi
ché mai più t’avrei rivista.
Così immensa la ferita,
irrimediabile al tempo
e ai nostri cuori oramai
presi in pallido lucore di luna
perso in grande lontananza.





FUOR DI SE’, IL SIRE!
 
a Insanesinner,
perché mi crede un Sire
 
 
Oh, Mia Regina,
Mia più Mia,
il Sire è stato cattivo,
tanto pervertito;
quasi perdevo
d’occhio la più bella,
la più dolce Regina
che questo mondo
abbia mai conosciuto
Così tanto fuor di me
non lo son stato mai,
e ancora
non me ne capacito
Ma come posso
ovviare al dolore
sì grande
che dentro al petto
m’arde incessante?
 
Oh, Mia Regina,
domani moriremo
e sarà infrangere
eterna promessa
d’amore e di odio
Il Sire è stato cattivo
Ma tutto il resto
lo puoi dimenticare
prima che accada
di nuovo
 
Prima che di nuovo,
Mia Regina bambina,
fuor di te
Prima che di nuovo,
così di dispetto!
 
 
 
 
 
ZOLFO
 
 
Di bugia, di zolfo la coda del diavolo,
quasi sempre uguale a certe bocche
che ripetono al mondo intero
che si pentono, tempo un minuto,
e poi tosto ritrattano con la mala azione
a danno del povero cristo a sputar denti
sulla via mai calpestata da piedi santi.
 
 
 
 
 
ALLA FINE
 
 
A Chi ho dimenticato.
A Chi mi ha dimenticato.
Ma succede.
 
 
non c’è una ragione
né un perché
o un sorriso che valga
o al limite un pianto che,
che appeso rimane a sé
 
a volte ci si dimentica
di tutti, della vita anche
 
e si va avanti
senza dolore quasi
per il resto dei giorni
 
sol questo fa male
alla fine quando la fine
 
 
 
 
 
SULLA BELLEZZA
 
 
La bellezza passa per tutti, per ogni dio, per ogni dea. E questa verità – concedetemelo, senz’avarizia d’intelligenza, senza superflue lagrime! - è consolazione non da poco, che ha un suo specifico valore che tosto si fa poesia.
 
 
 
 
 
L’ANNO LUCE
 
 
a Giuseppe Genna,
perché fortuna abbia
da Aosta a Palermo
 
 
- Maura?
- Sì?
- Ce l’avresti d’accendere?
- Nooo...
- Come no? Non ti credo.
- Senti, qui il cielo lo spengono presto.
- ‘Fanculo.
- E io che c’entro?
- Tu m’hai regalato l’Ungaretti.
- E allora?
- Ci sta scritto bello bello: M’illumino d’immenso.
- Giuseppe, dimmi la verità: hai fumato parecchio oggi, non è vero?
- A te non si può nascondere proprio nulla. Ma questa sarebbe stata l’ultima, per stanotte.
- Sono anni luce avanti a te. Non mi puoi far fessa.
- E la modestia non è la tua qualità migliore.
- Lo vuoi un cannolo?
- Un cannolo? siciliano?
- Se butti via quella canna che ti fa il labbro leporino...
- E vada per il cannolo.
- E’ buono?
- ‘Ammazza se è bono! Non è che ce l'avresti un goccetto di Limoncello?
- Viziato che sei. Però sì, ce l'ho... un goccetto appena, altrimenti ti dà alla testa.
- Madonna, Maura! Qui s’accende e si spegne tutto allo stesso tempo. Par di stare in un luna park. Mo’ vedo pure il Papa: quant’è bello! Maura, madonna che zinne che c’hai! Madonna, quanto sei bona.
E vola un ceffone, e vola Giuseppe giù dalla sedia battendo la testa sul duro impiantito di marmo: davanti ai suoi occhi solo un’infinita buia distesa.
 
The End
 
 
 
 
 
IN SILENZIO
 
 
a VoglioTuttoeNiente,
perché spezzi il silenzio
 
 
Non è servita la pazzia
né la gioia a salvarti
Non è servito dar via
ogni cosa per te
Perché sei rimasta in te,
sorda all’amore
per amarci in silenzio
 
 
 
 
 
PRIMO BACIO
 
 
Il primo bacio
un disastro,
un rompersi i denti
insieme, trentadue
contro trentadue
Meglio sarebbe stato
prendersi a cazzotti
E farla finita
senza la paranoia
di metterci saliva
amore dolore
- cazzate così
 
 
 
 
 
APPUNTI E SPUNTI SPUNTATI SUI MINUTI *
 
 
Odio i videogiochi. Mi annoiavo col Commodore 64, figurarsi adesso che un gioco minimo lo paghi cinquanta Euro se appena uscito e novità. Insomma, robaccia per capitalisti (o figli di papà), ma già dagli anni Ottanta. Così credo che tosto andrò in oratorio a giocare a calcetto: costa niente. Ma se tu, Amica mia, vuoi a tutti i costi un gioco, che sia in video o diversamente, un modo lo trovi per giocarci, magari andando a casa d’un amichetto più fortunato di te, tanto per portare un facile esempio. Alla fin dei conti, rimane poi sol più il problema della merenda, che diventa relativo, giacché in casa altrui ci penserà il padrone di casa a darti la merendina, e forse anche due. Amica mia, se tu sapessi quante merendine ho scroccato con la scusa di voler giocare pure io con l’ultimo Dragons Liar. Però vuoi metter con l’oratorio: ti fai tanti amici, vieni alle mani per un nonnulla, senti il primo dolce sapor del sangue in gola - e t’inorgoglisci tutto per il primo naso altrui rotto, ma anche per la prima volta che a te. Ma il bello viene davanti al prevosto che t’obbliga a confessarti... Questi sì che son brividi, che spaccano la schiena.
Che dici? troppa violenza? Com’è vero!
Dovrei proprio smetterla di romper nasi ai prevosti altrui: è un passatempo passato di moda, come il Mezzogiorno di Fuoco. Ma speriamo che il Rock’n’Roll non sia troppo antiquato e violento, perché per alcuni è una religione quasi. Però anche le bocce non mi dispiacciono: è solo che te ne basta una di testa per andare al Creatore senza troppi complimenti. Amica mia, lascia che ti racconti: un mio amico - che senza la sua testa non si fidava, un intellettualoide per dirla tutta - un giorno l’ho portato a bocce; ne ha prese due, ci si è infilato dentro, tra le due, con la faccia praticamente. Non c’è stato più verso di scollarlo; i libri non li guarda più nemmeno di striscio. Un maniaco m’è diventato. Come? che dici? Ma quale poverino e poverino!
Semmai beato bukowskiano, con la testa sempre fra le bocce altrui. Sì, è diventato una testa di cazzo, come s’usa dire, ma la sa usare - almeno così si dice in giro. E se il paese è piccolo e la gente mormora, io sospetto ci sia del vero.
Musica, musica maestro? Ma che ti comandi? Ah, vuoi un po’ di Sting.
Sting, quello col pungiglione? Cioè, quello che alla moglie la mette sotto tortura per sette e passa ore nel suo personale oratorio - ma solo a sentire lui nelle interviste... Mah, ti confesserò: non è che sia vecchio, non così tanto: sicuramente meglio di tanti giovinastri che credono di saper suonare. Perlomeno Sting la voce ce l’ha ancora, e ha fior di musicisti alle spalle. Però ti confesserò, ma non in ginocchio sui ceci, che preferisco di gran lunga Queen e Meat Loaf - ma i Queen quelli autentici, perché con Paul Rodgers fanno un po’ tanto schifo, così tanto che non sono più i Queen. E mi fa un po’ ridere l’ultimo Boss, per non dire poi di Bono Vox: per colpa loro ho rivalutato persino i Doors, che non mi sono mai piaciuti granché, essendo che io Frank Sinatra. […]
No, non c’è motivo di preoccuparsi, mi sto preparando: il Prevosto Massimo finirà tra le mie grinfie, prima o poi, e spero solo di non far grama fine come nel famoso romanzetto di André Gide, che comunque si sta rivelando ottima preparazione per il mio grande piano. Mon Dieu, non mi far parlar oltre, lo sai bene che non posso inumarmi nell’aldilà… non posso proprio addentrarmi nei suoi sotterranei, non ora comunque… e poi ogni cosa a tempo debito!  
Musica, ancora musica!
No, Casadei no: al massimo posso sopportare gli 883, ma solo se non mi si costringe a ballare come uno scemo. Possiamo venirci incontro, musicalmente parlando, per la colonna sonora: Ennio Morricone. Come? Troppo... Si vede che sono un po’ schizzinoso, o che l’orecchio me lo tratto bene.
Amica mia, allora un tango, un tango? O un lento, con Sinatra in sottofondo?
Mi dici di no, mi ripeti mille e mille volte giammai. Ma tutta colpa di Sinatra, del vecchio Frank. E pure mia, in quanto essere (r)esistente, di naso aquilino. Ma niente battute sul naso: è già rovinato di suo, un po’ storto e un po’ grosso. E poi dicono che il fascino latino! Mi toccherà il solito tango col prevosto: speriamo abbia messo le scarpe col tacco alto… non sopporto che mi pesti i piedi coi carrarmati che è solito portare.
Che fai? parti, vai via, per sempre? Mi lasci da solo coi miei pensieri?
Ah, non con i miei pensieri, ma con Pensiero. Hai fatto bene a fare il punto, hai fatto proprio bene: rimango da solo, con Pensiero.
 
No, Pensiero caro, non lo so come mai il giochino allegato non ti funziona... Io sono rimasto fermo alle cassette del Commodore 64, che puntualmente, dopo un’ora di loading, niente: schermo vuoto. E io a tirar su una bestemmia, ma nell’intanto mangiavo le merendine del mio amico con la scusa che ero incazzato. Insomma, poi l’amichetto s’incazzava pure lui, ma perché gl’avevo ripulito le scatole con le merende dentro. E il gioco del C64, boh!, non se lo cagava più niuno. Poi, Pensiero, guarda, giacché l’Amica mia m’ha lasciato da solo con te e il prevosto ha preso una storta - colpa dei tacchi a spillo -, Pensiero caro, non è che ti daresti via in un tango con me? Niente Sinatra in sottofondo, te lo giuro sul crocefisso a testa in giù che tengo schiavizzato al mio orecchio. Solo un po’ di Ricky Martin.
Pensiero, lascia perdere, non giocare più col tuo giochino… tra l’altro non funziona. Donne? Dici di portare delle amiche?
Spiacente, solo amiche con la barba. Pensiero, aspetta, una coi favoriti ce l’ho: ha pure un neo come Marilyn Monroe, e di piede un misero quarantasei. In pratica è quanto di più femminile sono disposto a offrirti, senza privarmi del mio. Ma tranquillo, Pensiero: non si crede una cenerentola, e non ti chiederà di raccoglierle una scarpetta di cristallo per poi fargliela provare. E’ una con la testa sulle spalle, tranquillo. Scalcia come un cavallo pazzo solo se non la tratti come una signora. Ma non è una cenerentola, o una biancaneve. Come? non ti garba? Vabbe’, facciamo che le ragazze le porti tu, Pensiero caro; io penserò soltanto a rilassarmi. Ma solo per questa volta, giacché anche quella coi favoriti ha favorito darsi a qualcun altro che non siamo noi, a qualcuno che c’ha le mani in pasta nell’industria automobilistica, tanto per esser chiari. Insomma una drag queen così non si dispone per tutti: è quella che si dice una signora.
E se tutto ciò non è d’impronta sniffatamente sociale, davvero non so cos’altro!
Per Belzebù!, or ora mi son reso conto che questa chiacchierata qui è una sorta di catartico affondo nei tempi moderni che, nostro malgrado, siamo costretti a vivere - a subire.
Oh Pensiero, Pensiero caro, Pensiero mio, non c’è più Dio a cui votarsi, ma solo un giochino d’avanzo che non funziona!
 
 
* Questo “zibaldone” è sostanzialmente una serie di commenti che lasciai sul blog Lipperatura di Loredana Lipperini. Prendetelo come tale, senza troppe pretese.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:20 | poesia, riflessioni, racconti | clicca per commentare commenti (42)



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