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DON CAMILLO & PEPPONE

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - sabato, novembre 26, 2005


Don Camillo & Peppone




Don Camillo




&
Peppone
 



 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 



 
DON CAMILLO E PEPPONE
 
 
Hai rapito l’Invidia Mia?
Quanto, quanto esoso il riscatto?
E perché, perché mai l’hai fatto?
Lei non t’aveva fatto mai nulla di male
E tu ti sei improvvisato bastone e padrone
E il ruolo l’hai tenuto bene fino in fondo
ricordandoci che siamo poco al limite del niente
Ma io voglio che presto ritorni
Perché, perché l’attesa non è il destino
E tu che giochi
tra un ricordo di Peppone e uno di Don Camillo,
tu mi fai sbattere il cervello
contro un lampione
che alla sera splende toccando appena
tutte quelle stelle che lassù stanno
padrone di sé stesse eppure lontane,
come il domani che non arriva,
che non si fa mai
 
 
 
 
 
GATTO NERO
 
 
Qui non piove, non nevica,
qui ci si annoia
nel fondo degl’occhi d’un nero gatto
che passa sopra aride pozzanghere
miagolando forte
mentre un brivido si mischia al sudore
 
E se ne muore così la vita
dentro a un tombino scoperchiato
pria che s’abbia tempo di pensare
al sangue nelle vene congelato
 
 
 
 
 
BELLA STELLA
 
 
Quanti anni qui a cantare
parole che non riposano,
che da sole non vogliono stare
 
Quanti giorni e quante lacrime,
mia Bella Stella, tu non sai
 
Ma si perde una volta sola
in questa nostra breve vita
Però che questa verità
non ci sia di consolazione,
ché un momento è un’eternità
che non finisce e non finisce mai
- come la paura di cantare
ad alta voce un sogno d’amore
o una sola ora presa nel terrore
 
 
 
 
 
GUERRA E PORNOGRAFIA
 
 
Se il mio amore muore
è come Guerra e Pornografia
Rimangono segni di unghie
e il pitale da svuotare
e un bicchiere di vino appena
da ingollare per dimenticare
 
Se il mio cuore
ora dovesse smettere di battere,
non sarebbe poi grave
come si potrebbe immaginare,
perché resterebbe sempre l’ombra greve
di quel nostro dirci completamento
oltre la vetusta ignoranza del tempo
 
E’ Guerra e Pornografia
E’ un dio che s’è impiccato
là dove sorgeva il Muro di Berlino:
il nostro dirci d’amore, sì pesante!
 
 
 
 
 
LA MORTE
 
 
La morte è.
Altro
non c’è da sapere:
dopo morte avvenuta
domina il niente
sul niente
che siamo stati
quando aria
gonfiava i polmoni.
 
 
 
 
 
IN UN SOL COLPO
 
 
Ma vennero i tuoi occhi
come acqua cheta,
e sfiorirono innocenza
che riposava
il corpo lacero di stanchezze
 
E lassù la mano e il cacciatore,
tra colline verdi d’amori nascosti,
sapevano sparare per portar dolore
nella tiepida aria a muover carezze
sopra il pelo delle acque
delle rogge del disgelo,
di quel fiume di dolce sangue
già pallido, di vita
quasi completamente disciolta
 
Sì che vennero, vennero i tuoi occhi
perché più non ci fosse odor silvestre,
ma solo un tetro lungo richiamo di morte
laddove pria ci s’innamorava di tutto
e di niente, come presso antica corte   
a lungo sognata e mai da un sol dito sfiorata
 
 
 
 
 
KENNEDY
 
 
Non è più come prima,
JFK.
 
Era messaggio d’amore
quella pallottola
- un bacio di Giuda
attraverso il cervello.
 
Qui, non cambia niente,
mai.
 
Passaggio in un documentario:
il tempo prigione della pellicola,
e noi a sedere sull’alba accòsta
alle nostre anime commosse.
 
Niente rimane uguale:
se immagino
la morbidezza
delicata delle tue curve
sode
dal seno in giù,
poi si scorge morta
la fantasia.
 
Piangesti,
triste come non mai,
sola come sempre.
 
Solo come sempre
rifugiato in me,
nella tua delicatezza
di velluto
salsa di lagrime…
tutte da bere
nella curva del collo.
 
Soltanto un istinto:
solletico nel singhiozzo
baciato dalla mia bocca.
E noi sul divano,
e la notte già oltre noi
ululava alla Luna.
 
Se ne muore fantasia,
JFK,
dopo aver visto.
 
Avidità fu,
illuderci immortali.
 
 
 
 
 
SULLA LETTERATURA (ancora)
 
 
La poca letteratura che oggi circola ancora è una sorta di accanimento terapeutico a solo favore di quello che si sa esser un malato terminale.

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:43 | poesia, riflessioni | clicca per commentare commenti (21)



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