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JAMES MORROW, DIO, LA FANTARELIGIONE
written by King Lear
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mercoledì, novembre 30, 2005

Loosing My Religion 1.O
da “Metropolis” a “L’ultimo viaggio di Dio”
di Giuseppe Iannozzi
James Morrow, nato a Philadelphia nel 1947, come tanti giovani ha iniziato a scrivere quasi per gioco accorgendosi poi nell’età della maturità che la sua vera vocazione era la SF: aveva visto giusto, tant’è che oggi ha vinto il prestigioso premio Nebula con “Il ribelle di Veritas” nonché il Word Fantasy Award. Con “Il ribelle di Veritas” James Morrow ipotizzava una società dittatoriale dove sin da giovani, all’età di dieci anni, si subisce il processo di condizionamento, ovvero l’impossibilità per l’individuo di dire alcuna menzogna; in una società siffatta non c’è posto per la fantasia così come per l’umanità: l’uomo è più simile ad una macchina che non ad un essere creato dalla volontà divina. Ma la città di Veritas nasconde anche la città di Satirev, una società underground che è tutto l’opposto della freddezza sciorinata in superficie da Veritas; e Satirev è abitata dai ribelli, coloro che sono riusciti a liberarsi dal condizionamento loro imposto per tornare ad avere emozioni, lagrime, per tornare ad essere degli esseri umani in grado di sentire dolore e quindi piangere. “Il ribelle di Veritas” è un grande romanzo inquietante che poco o nulla concede ai facili sentimentalismi: è la storia di un comune borghese che diventa un ribelle perché suo figlio si ammala di un male incurabile, allora al protagonista non resta altra via, per tentare di salvarlo, se non quella di raccontargli “menzogne” a mero scopo terapeutico, piuttosto che la crudele verità che entro breve tempo morirà. Ma per riuscire a diventare un “bugiardo” deve prima riacquistare la sua umanità: si imbatte così per caso in una ribelle che scrive poesie di dubbio gusto, e Lei lo guiderà a Satirev dove, finalmente, riuscirà ad accettare l’idea che la vita è soprattutto immaginazione e menzogna, ma non per questo è da disprezzarsi, anzi è assai più meritevole di essere vissuta fino all’ultimo anelito di vita, sia questo di piacere o di dolore. E quando il protagonista si rende conto che nonostante le bugie, le condizioni del figlio sono ormai disperate e che non è possibile sperare in un miracolo, solo allora gli dirà la verità; e negli ultimi giorni del figlio, il padre appronterà a Satirev tutti quei divertimenti che lasceranno nell’animo del bambino la consapevolezza che la vita va vissuta nonostante tutto, lunga o breve che sia.
“L’ultimo viaggio di Dio” non è prova minore rispetto alle inquietanti atmosfere del regime dittatoriale immaginato in Veritas, tant’è che Corrado Augias ha detto di questo romanzo: “Potremmo definirlo il primo romanzo di fantareligione. Feroce, pietoso, ricco di imprevisti e di ironia.” Come per il “Il ribelle di Veritas”, anche in questa nuova esperienza letteraria, James Morrow adotta una ironia superba che nulla ha da invidiare al più ingegnoso J. Swift; si è detto che potrebbe trattarsi del primo romanzo di fantareligione e, forse, è proprio così. Tuttavia in un contesto fantareligioso va almeno ricordato il sublime romanzo “I sotterranei del Vaticano” dell’autore francese André Gide, premio nobel nel 1947: Gidè tramite un profondo lavoro di autoanalisi mette a nudo l’ipocrisia cristiana-borghese senza mezzi termini e proprio con “I sotterranei del Vaticano”, opera ironica e giustamente crudele, immagina una sorta di task-force che va a liberare il Papa dalla sua prigione nelle segrete del Vaticano. Al tempo, il romanzo non poté non attirare le astiose critiche degli ambienti benpensanti; ma Gide era un uomo tutto d’un pezzo, almeno nella vita dei salotti letterari, (…perché nella vita privata, occorre riconoscere che fu mortificato non poco per le sue attitudini sessuali… molte mortificazioni che non fu in grado di controbattere – è dunque vero che l’artista e l’uomo non sono sullo stesso piano), non si lasciò intimidire per nulla dai suoi detrattori e continuò a combattere contro l’ipocrisia dilagante in Europa. Oggi, André Gide, rimane un grande nella storia della letteratura francese e mondiale; e James Morrow, con “L’ultimo viaggio di Dio”, affronta con ironia un tema delicato quanto pericoloso come la morte di Dio e non si tira indietro, un coraggio questo che pochi uomini hanno avuto ed hanno. Dio è morto, (lo cantava già negli anni Sessanta Francesco Guccini, un testo che negli anni della contestazione non mancò di attirare critiche a iosa e che oggi non si può non considerare autentica poesia), ma il problema più grande, oltre alle implicazioni teologiche, rimane quello pratico: il cadavere del Creatore è lungo almeno tre chilometri ed è precipitato al largo delle coste africane. La superpetroliera Carpco Valparaiso, comandata dal capitano Anthony van Horne, è stata insignita del compito di prelevare il cadavere di Dio e trascinarlo fino ai ghiacci dell’Artico dove alcune schiere angeliche hanno approntato la tomba che accoglierà il Creatore, una tomba di tutto rispetto. Il viaggio, ovviamente, com’è facile immaginare, non sarà nulla affatto facile, perché troppi interessi ruotano intorno a un cadavere di tale importanza: organizzazioni atee, illuministe e il Vaticano stesso (ovviamente!) tenteranno di metter il bastone fra le ruote al capitano Anthony van Horne.
Thea Von Harbou è oggi ricordata da pochi amanti della SF; e pensare che nel 1912, Thea, moglie del più famoso regista Fritz Lang, aveva dato alle stampe un piccolo capolavoro della SF moderna, ovvero “Metropolis”. Il romanzo, per quanto breve, venne utilizzato più avanti da Fritz Lang per dar vita ad una pellicola immortale, "Metropolis".
Quando nel 1912 Thea Von Harbou pubblicò il romanzo “Metropolis”, forse, per la prima volta, la SF ha incominciato ad interessarsi alla fantareligione; Metropolis, sia come libro, sia come pellicola, sono due capolavori, anche se occorre precisare che la sceneggiatura del film, sempre curata dalla moglie di F. Lang oltre 15 anni dopo la pubblicazione di "Metropolis", differisce su molti punti rispetto al romanzo pubblicato. Comunque sia, "Metropolis" fece storia e come romanzo di SF e come pellicola. Purtroppo negli anni Venti, Thea Von Harbou produce solo più qualche racconto assai mediocre di impronta socio-politica; con l'ascesa di Hitler al potere finisce con il condividerne le idee e Fritz Lang disgustato quanto schifato dal terribile voltafaccia della moglie finisce con il divorziare.
La censura di Hitler è terribile: Lang non accetta il regime hitleriano e ripara in America. Ritornando a “Metropolis” e analizzandone la trama non si può non ammettere che trattasi di un ottimo esempio di fantareligione: in una megalopoli del futuro, uno scienziato crea una donna robot che, sotto le sembianze di una giovane amata dal figlio del Signore di Metropolis, invita i cittadini alla rivolta, alla totale distruzione delle macchine che governano il sistema sociale della megalopoli. La tensione lievita e gli animi diventano sempre più concitati negli ambienti lavorativi e nelle strade, e la rivolta inizia sotto l’incitamento del canto della donna-robot, mentre il Signore di Metropolis non può far altro che soccombere al volere della massa. Il figlio del Signore di Metropolis con la sua compagna si apprestano a riedificare la città, una città migliore sotto l’egida di Dio e della Vergine Maria. Se Thea Von Harbou ha saputo integrare religione, scienza, politica in un perfetto affresco fantascientifico dove la “cristianità” è il valore assoluto, base per edificare una società migliore, James Morrow con "L'ultimo viaggio di Dio", ottanta anni dopo, ha invece propugnato la morte di Dio; J. Morrow nel suo romanzo non asserisce, almeno apparentemente, se Dio sia una cosa buona o cattiva per l’umanità, piuttosto si limita ad evidenziare che è morto e che il suo corpo necessita di una degna sepoltura. E il fatto che Dio abbia un corpo da seppellire, se uno sa leggere tra le righe, spiega non poche cose circa l’idea che Morrow ha della religione, non necessariamente cristiana. Per James Morrow, Dio è Dio anche se non si è di confessione cattolica (o cristiana); nel romanzo di Morrow, oltre il sarcasmo, è impossibile non notare i riflessi di una filosofia esistenzialista, quella di Albert Camus e Boris Vain per esser precisi. Woody Allen in "Saperla lunga" diceva in un racconto falsamente hard-boiled che chiunque avesse ucciso Dio, sicuramente doveva essere un esistenzialista, ovvero un dilettante: W. Allen ha poi ampliato questo concetto negli anni Settanta con la sua ironia mordace, che ormai tutti noi conosciamo.
La fantareligione, oggi, è un tema assai scottante: gli X-Files, nella loro ingenuità, ci hanno abituati a considerarla quasi con rispetto; eppure sono stati scritti da personaggi illustri e sconosciuti (o quasi) non pochi saggi intelligenti su Dio e sulla Religione, ma nessuno ha saputo spiegare con reale efficacia la natura di Dio e la sua esistenza. La fantascienza ha cercato di spiegare Dio, qualche volta con risultati quasi nobili; tuttavia non ha saputo (e non saprà) fornire risposte sicure su Dio. “La Bibbia dei poveri”, una raccolta di leggende, racconti, storie del popolo, evidenzia come Dio esista in ogni cosa umana, eppure la fede da sola non può bastare allo scienziato così come non è sufficiente al semplice uomo borghese per comprendere chi siamo, cosa facciamo, da dove veniamo… e dove andremo.
Tirando le somme, la letteratura attingerà ancora non pochi motivi artistici ed espressivi dalla religione per tradurla in arte: che la religione sia “Arte”, un artificio nelle mani dell’uomo per tentare di spiegare l’umana natura e nulla di più? La menzogna è stata la base dell’Arte ieri come oggi: forte il sospetto è che la religione sia esclusivamente un artificio umano utile solo a mettere le catene a quanti nutrono una sincera fede in un QUALCOSA DI PIU’ oltre la MORTALITA’ del vivere: insomma, la religione non sarebbe poi tanto diversa dalla politica, anzi in molti casi entrambe si identificano nello stesso “artifizio fideistico”: il Potere. Il Potere è in mano a quanti sanno sfruttare la fede sia questa religiosa o politica. E l’Arte è potere, purtroppo.
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