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Simona Vinci, Come prima delle madri

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, febbraio 27, 2006


Simona Vinci, Come prima delle madri



“Come prima delle madri”




Simona
Vinci




- ovvero, come prima di saper scrivere -





di Giuseppe Iannozzi







“Come prima di saper scrivere”, questo dovrebbe essere la giusta etichetta del libro di Simona Vinci, che, invece, con arroganza pretestuosa, ha preferito dare al suo lavoro titolo “Come prima della madri”. Simona Vinci, classe 1970, ha esordito con il romanzo “Dei bambini non si sa niente” (Einaudi, collana “Stile libero, 1997) riscuotendo subito un grande successo di critica e pubblico. Presto è stata definita il caso letterario dell’anno: il suo primo romanzo è stato tradotto con tutta fretta anche all’estero, arrivando persino negli Stati Uniti. Successivamente ha pubblicato una raccolta di racconti sempre per Einaudi, collana “Stile libero”, “In tutti i sensi come l’amore”. Soddisfatta del successo ottenuto, si è provata anche come scrittrice per un pubblico più giovane pubblicando “Corri, Matilda” (E.Elle, 1998) e “Matildacity” (Adnkronos Libri, 1998). Da segnalare anche “Brother and Sister”, e l’ultimissimo “Stanza 411”. Il suo romanzo “Come prima delle madri” – forse il più ambizioso – è stato il caso editoriale trash dell’anno 2003 d.c..
Il romanzo è purtroppo indifendibile: la trama è abborracciata e si regge su ben fragili stampelle. Il tentativo della scrittrice è stato forse quello di emulare la scrittura di Nicolò Ammaniti e di Alessandro Baricco (quando Alessandro Baricco sapeva scrivere romanzi come “Castelli di Rabbia” e “Oceano Mare”, perché “Senza Sangue”, a dirla tutta, è un romanzetto “Senza Sugo”), ma facendo anche riferimento alla classicità di Italo Calvino, ottenendo come solo risultato una ciambella senza buco à la Andrea De Carlo. La prima parte del romanzo, che è quella più spiccatamente diaristica, vede impegnato Pietro a raccontare il suo dramma personale, che tuttavia non colpisce se non per la fredda ipersensibilità di cui fa sfoggio la scrittrice, ma che non risolve la trama in una struttura organizzata e compatibile con i sentimenti espressi. Illuminante il parere del critico letterario Marco Belpoliti de L’Espresso, che recensendo “Come prima delle madri”, scrive: “Pur essendo costruito con abilità e cura maniacali, ‘Come prima delle madri’ di Simona Vinci non convince. L’economia dei mezzi utilizzati, l’astuzia costruttiva, la capacità di raccontare bene solo il patologico e il perverso, fanno pensare che i mezzi a disposizione della scrittrice siano limitati. Simona Vinci è una scrittrice fredda. La sua freddezza consiste nel trasporre le forti emozioni che racconta su un piano mentale, fino a raggiungere una forma geometrica esatta, per quanto sembrerebbe tendere al caotico e all’informe. La sua qualità migliore è la rapidità che raggiunge attraverso frasi brevissime, (come Baricco). Dall’interno del suo scafandro paratattico Simona Vinci manovra i propri racconti seguendo un ritmo che solo a una prima lettura appare concitato, nervoso, pregno di umori; in realtà, tutto in lei è studiato e artefatto, frutto dell’intelligenza più che dell’emotività. Se non fosse per la trama rotonda, ben architettata, potrebbe apparire un’adepta del noveau roman: Robbe-Grillet più Pascoli, per la sua spiccata tendenza al lirismo.”
La trama, brevissimamente: si incrina il regime fascista, in Italia comincia la guerra civile, ma c’è una guerra interiore anche nell’anima di Pietro. Pietro, all’inizio del romanzo, si risveglia in un collegio circondato da mura, ma non sa assolutamente perché si trova lí; sa invece che cosa ha perduto. Ricorda Irina, sua compagna di giochi, che correva al suo fianco, poi ci sono le donne di casa e c’è Nina, la ragazza selvaggia, strega dei boschi. Da qualche parte, altrove, ci sono sprazzi di un corpo femminile che non può muoversi, in un luogo misterioso. In collegio, tra la severità di Padre Janius e l’amicizia con il piccolo Ernesto, dalla cui debolezza Pietro dovrebbe imparare a non essere più vittima, il giovane protagonista comincia una faticosa impossibile ricerca della verità. Che cosa è accaduto veramente a Irina? Solo dopo l’irruzione della Guerra nel collegio, una volta tornato a casa, Pietro riuscirà a dare un nome alle cose, o almeno ci tenterà. Fra le pagine del diario segreto di Irina, Pietro scoprirà che la morte della ragazza nasconde un angosciante segreto. L’occupazione tedesca, i primordi della guerra partigiana, sono scenografie quasi cinematografiche, che tentano indarno di dare spessore a una trama gelida e rozzamente euclidea.
Simona Vinci cerca attraverso queste scenografie nulla affatto suggestive di conferire al romanzo un respiro di memoria storica: in certi punti, il romanzo evidenzia una Simona Vinci che tenta indarno di emulare la potenza evocatrice di Beppe Fenoglio e di Alberto Moravia, ma il risultato è ridicolo, perfettamente banale. La tragedia personale di Pietro e Irina, inserita a forza in uno sfondo storico, è geometria di parole dove anche i sentimenti della scrittrice risultano essere manifestazione di un virtuosismo fine a sé stesso.
Se il primo romanzo della Vinci aveva proiettato questa scrittrice della generazione post-tondelliana nell’Olimpo dei grandi, con “Come prima delle madri” è scivolata in un trash artistico, che ha presunzione di ridisegnare la storia e le emozioni come malattia geometrica. “Come prima delle madri” di Simona Vinci: un romanzo buono solo per esser dimenticato senza alcun rimorso o rimpianto.


Come prima delle madriSimona Vinci – Einaudi – Collana: Einaudi, tascabili – 330 pp. – 10,50 Euro

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:50 | recensioni | clicca per commentare commenti (50)



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