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Ammazzare il tempo - Teresa Regna

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, giugno 27, 2006


Teresa Regna - Ammazzare il tempo



Ammazzare il tempo



Teresa Regna
 


 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 

 
 
Teresa Regna (Casagiove, 1961) scrive sin dall’infanzia, ma ha deciso soltanto da alcuni anni di tentare la scalata al successo. Ha vinto numerosi premi sia per la poesia che per la prosa, e collabora con diverse riviste letterarie. Di professione insegnante, è anche critico letterario e traduttrice per una casa editrice di Trento. Ammazzare il tempo è la sua decima pubblicazione individuale: hanno preceduto quest’opera, Yesterday, Neve all’alba, Imperativo categorico, La congiura, Briciole di poesia, La torre della via, Il pettine e il flauto, Tempo senza tempo, La regina delle illusioni.
 
“Teresa Regna immagina, e ci trasporta nella propria immaginazione attraverso le pagine dei suoi racconti. Più che racconti, anzi, quadri in movimento, animati dalla passione dell’autrice. La passione, insieme, alla fantasia, è il filo conduttore che lega queste sei storie scritte in un linguaggio ricco e gradevole, impreziosito da raffinate descrizioni… Esse comunicano le emozioni che raccontano, l’amore come l’odio, il dolore come la gioia, l’affetto come la vendetta, poiché quello che prova il nostro cuore non è meno importante di quel che il corpo sperimenta con i sensi… E non si possono non cogliere i collegamenti con la mitologia: come non paragonare a Prometeo Odyllia e il suo amante che, sdegnando la punizione divina cui andranno incontro, scelgono di ribellarsi alle leggi dell’alba del mondo? E come non immaginare la donna de ‘La montagna’ quale un Orfeo al contrario…?In questi racconti la componente fantastica, magica, viene scoperta, raccontata e vissuta come naturale tanto dall’autrice e dai personaggi quanto dai lettori. Per non farci dimenticare che, una vita senza fantasia, è vita soltanto a metà.” (dall’introduzione di Mariagiovanna Modoni alla raccolta di racconti di Teresa Regna)
Ammazzare il tempo è un libro di poche pagine, ma ogni pagina colpisce al cuore come un dolce amichevole pugno. Raramente, sempre più raramente, la narrativa italiana riesce a dar corpo ad autentiche passioni, a genuine riflessioni sugli stati dell’umano animo; infatti, spesse volte, gli autori italiani si limitano ad abborracciare una poesia stereotipata e volgarmente commerciale nel vano tentativo di rappresentare il sentimento della società e del momento storico, e come tutto risultato il mercato editoriale pullula di sentimenti ‘usa e getta’ basati esclusivamente sull’indagine dell’immagine del sentimento che i mass media propongono per mezzo di foto patinate. Il sentimento così come l’immaginazione sono stati tradotti in pura immagine e gli scrittori italiani si sono adeguati alla moda: fantasia e sentimento sono stati fatti prigionieri di una immagine cucita loro addosso, una immagine questa che è assolutamente scevra di un qualsiasi contenuto se non quello della mera apparenza. La letteratura contemporanea è bella che morta e Pier Vittorio Tondelli è stato forse l’ultimo grande rappresentante e investigatore delle passioni umane degli anni Ottanta, un interprete che non si è piegato al capitalismo dei sentimenti, all’ipocrisia dell’immagine; Tondelli ha sfruttato l’immagine per dar addosso all’immagine. Oggi, soprattutto la letteratura fantastica risente di una volgarizzazione commerciale, che affonda le sue radici in usi e costumi degli anni Ottanta, anni da medioevo fintamente culturale e tragicamente drogato di una fittizia cultura scientifica: se ieri la fantasia era un mezzo espressivo, nel Duemila essa è sol più un investimento tutto dedicato a produrre effetti speciali convertiti in parole, parole sempre più vuote. Teresa Regna non ha nulla a che fare con la falsità dell’immaginazione e del sentimento: i suoi racconti sono scritti con genuina verve fantastica dove il mondo onirico è realmente onirico, il sentimento è reale sentimento e non un brutale prodotto ‘usa e getta’. Ciò che maggiormente colpisce nei racconti di Teresa Regna è la sincerità disinteressata nell’indagare l’Es, l’Ego, l’Atman dell’individuo che non è mai un singolo individuo perso nelle latebre della sua individualità, bensì è sempre un personaggio che nella sua solitudine e dolore cerca, con spirito d’avventura, la comunione con i suoi simili, per quanto questi possano sembrare, o essere, di primo acchito distanti nel tempo e nello spazio.
I racconti: La montagna, L’incanto, Con i pugni chiusi, Elodea, Lotta all’entropia, Ammazzare il tempo.
Da La montagna: “Un tradimento c’è stato, in un tempo lontano, o forse in un altro mondo: persone prive di scrupoli avevano approfittato dell’ingenuità della donna, della sua mancanza di malizia, della sua scarsa conoscenza dei sentieri della vita, per carpirle una parte del suo mondo e appropriarsene. Era un ricordo vago, evanescente come il sospiro della luna che si eclissava poco a poco.”
Il primo racconto, La montagna, mette in evidenza, senz’ombra di dubbio, un mondo dominato da forze aliene, quasi che l’essere umano prigioniero delle sue passioni non sia altro che il manifesto prototipo dell’alieno-umano inserito in uno spazio ostile da cui è possibile fuggire solo attraverso la presa di coscienza che il male esiste e deve essere osteggiato con la forza della volontà. L’ingenuità non è ammessa se non entro un limite ben ristretto, quello della consapevolezza che l’ingenuità può essere motivo di redenzione sociale/religiosa a patto che l’ingenuità riesca ad accogliere nella sua ragion d’essere un pizzico di genuina malizia. Il tono blandamente lovecraftiano de La montagna conferisce alla storia un tono onirico che ricorda un ‘quadro in movimento’ delle umane passioni: onirico, romantico quanto basta, il mondo fantastico ha il sapore surrealista tanto caro a Salvador Dalì.
Da L’incanto: “Avrebbe pianto, se avesse potuto: ormai il sonno che non ha mai fine si stava impadronendo del suo cuore, imponendogli di cessare. Stanca di combattere contro il destino ineluttabile, decise di lasciarsi andare alla dolce morte che la chiamava con voce suadente. La resa incondizionata le pareva l’unica soluzione accettabile.”
Ne L’incanto, secondo racconto che apre la raccolta Ammazzare il tempo, è possibile distinguere il leit motiv comune a tutti gli scritti di questo lavoro di Teresa Regna, ovvero il dolore, la solitudine che ad esso si sposa: par quasi che il fato sia ineluttabile e ad esso si debba soggiacere senza possibilità di replica, ma tosto la ‘dolce morte’ diventa stimolo per una nuova sopravvivenza, una sopravvivenza possibile solo attraverso la poesia della fantasia.
Da Con i pugni chiusi: “Sheila aprì le dita, dischiuse le mani alla carezza del sole, e sentì il calore rinfrancare il suo cuore spezzato. Il dolore fluì lontano da lei, come una corrente che dall’acqua risaliva fino alla montagna alle sue spalle, fino all’alba dei tempi, fina a Sharla e Marek.”
Anche in questo scritto il dolore è il tema dominante, ma la fantasia che è ‘come una corrente d’acqua’ riesce a strappare la protagonista all’ineluttabilità del fato: la redenzione è possibile solo nel momento in cui si è pronti ad ammettere che esistono spazi e mondi sconosciuti. In definitiva, il messaggio ultimo è che occorre nutrir fede perché l’ignoto è una realtà possibile e reale quando si ha il coraggio di sognare e affrontare le proprie paure; ma anche i timori che l’anima umana allatta al suo seno sin da quando il primo uomo apparve nella desolazione ostile di una terra barbara.
Da Elodea: “Elodea aveva smesso di piangere. La sua anima lacerata era stata ricucita dall’amore di una bimba, come un vestito strappato e successivamente rammendato con cura. La sua non vita di pregiata statuina da collezione era terminata, ed era iniziata la sua quasi vita di giocattolo. Mentre Ersilia si trastullava con il simulacro della strega, la sua nuova amica si trastullava con il tocco delle manine e lo schiocco dei baci, con le storie che la bambina le raccontava e con il dondolio carico d’affetto che la cullava. E faceva la guardia alla finestra ogni notte di luna piena.”
In Elodea l’autrice ammette che il male è radicato nell’animo degli esseri viventi e attende solo di essere risvegliato: sembrerebbe una verità scontata ma neanche poi tanto. L’autrice ci ricorda che anche l’innocenza può essere agente del male quasi a decretare che essa non è cosa connaturata nello spirito, ma deve essere conquistata attraverso l’esperienza e la conoscenza del mondo esterno ed interiore.
Da Lotta all’entropia: “Il pericolo non si acquatta né si cela alla vista quanto i sensi sono all’erta e la mente è vigile, bensì acquisisce forma e sostanza quando la stanchezza prende il sopravvento sulla prudenza. Il vero pericolo risiede nella nostra debolezza di esseri umani. Anche essere superiori, in una certa misura, a quelli umani, tuttavia, se condividono le umane debolezze, corrono il medesimo tipo di pericolo.”
In Lotta all’entropia è chiaro che il ‘vero pericolo risiede nella nostra debolezza di essere umani’, ma questa debolezza non è l’incarnato vizio del mortale, bensì è anche parte integrante degli esseri superiori, quegli esseri che l’uomo dispone come icone religiose, pagane, per tentare di risolvere i suoi propri dissidi interiori. Il mortale così come l’immortale vanno incontro agli stessi rischi esistenziali nonostante l’abissale (apparente!) distanza che li divide .
Da Ammazzare il tempo: “Si sentiva solo, triste e privo di volontà. Osservava senza eccessivo interesse il cielo oscurato dalle nubi grevi; le stelle che gli ammiccavano, di tanto in tanto, gli parevano le fiammelle lontane come la speranza di una vittoria. Aveva osato tentare l’inconcepibile, e ne pagava lo scotto con l’incertezza e il dubbio, insieme ad un sottile filo di malinconia che lo teneva avvinto come una catena.”
Ammazzare il tempo, ultimo racconto di questa raccolta, è un po’ la summa di quanto l’autrice ha esaminato nelle sue storie: la solitudine, il dubbio, l’incertezza, la magia dell’eterno e dell’infinito si eternano nell’incertezza che il dubbio stesso sia realmente in dubbio.
In definitiva, tutti i racconti bene rispondono all’indagine avviata dall’autrice intorno al mondo delle passioni tradotte in un registro fantastico fortemente leopardiano, onirico, surrealista ma soprattutto lovecraftiano: il mondo è dominato da forze oscure, ma queste possono essere conosciute e interpretate in una proiezione di un futuro più o meno felice, un futuro tutto da costruire, purché si abbia voglia e volontà emotiva di conoscere l’inconcepibile. Unico appunto al lavoro di Teresa Regna, potrebbe essere un ‘osare di più’: un po’ di spregiudicatezza linguistica in più conferirebbe ai racconti una forza vitale poetica eterna, assai originale.
 
Il volume può essere richiesto a
 
ilfoglio@infol.it
 
 
Ammazzare il tempo (prefazione di Mariagiovanna Modoni) - Teresa Regna - Collana Autori Contemporanei/Narrativa Italiana - Edizioni Il Foglio - Pagg. 54 - Euro 5,16

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 18:30 | recensioni | clicca per commentare commenti (25)



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