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Colpo di fulmine & altre minori o rare + un inedito

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, luglio 26, 2006






Colpo di fulmine


& altre minori o rare



 
autoantologia + un inedito
 
  


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 
 
 



 
OMBRE DAL POZZO NERO
(unreleased)
 
 
Non insegnarmi la bellezza,
ho già fatto posto alla stanchezza
Proprio non potevi sopportare lo specchio,
quel mio modo particolare di tenerti d’occhio
 
Le tue calze di seta riposano sulla sedia,
la tua fotografia è insieme ai miei appunti
con la cartastraccia e la lingua di tua madre
In tasca, come al solito, il solito coma
che resiste alle aspirine, al disastro
- che ci ha condotti all’amore
Ma giù al Pozzo Nero hanno deciso
per nuovi schiavi bianchi e neri
da seppellire nelle miniere di carbone
 
Mi chiedo se è questo che volevamo,
se è questo che meritavamo per i baci in sospeso
Mi chiedo se è questo che meritavamo
per la profondità che le lingue hanno toccato
nel cavo delle nostre avide bocche, avide
di saliva di aliti di frane al tartaro
Non è questo che ci aspettavamo
nudi come vermi di carne, riflessi striscianti
sulla superficie dello specchio in camera
 
C’è la luna alta stasera
C’è il lupo che tira ululati tuonanti
in un cielo troppo blu per essere vero
C’è la luna alta, più alta delle ombre cinesi
a raccontare il pettegolezzo su di noi
laggiù in fondo al Pozzo Nero
 
Con tutti i nostri difetti, l’amore
Con tutti i nostri dispetti, l’amore
Con tutto il corpo il corpo dell’amore
Con tutta l’anima il cadavere dell’amore
Ma c’è la luna alta stasera
C’è una luna che fa paura ai lemuri
e alle poche fate sopravvissute agl’incubi di dio
 
Non insegnarmi la bellezza
Non sono in ginocchio,
ho solo le gambe piegate
e le spalle piagate da mille colpi di frusta
Non caricarmi d’altra stanchezza,
ho cuore duro come la pietra ma bagnato
dal sangue mio e da quello dei morti
che ricordo così simili al male
che da sempre covo nell’anima
 
Proprio non potevi sopportare lo specchio,
quel mio modo particolare di tenerti d’occhio
 
Sono ombre che dal pozzo nero…
Sono tombe che vengono alla luce
Solo ombre, ombre che dal pozzo nero
risalgono fino a noi, fino a noi…
 
 
 
 
 
IL POSTER DI MATISSE
 
 
No, non verrà mattino
Ora riposa nella Casa del Destino
 
Lo ricordo che sognava
sempre troppo a lungo
il folle volo rivoluzionario d’un sasso
Lo ricordo che rincorreva
sempre troppo a lungo
il folle metro rivoluzionario d’un passo.
 
No, non verrà nella Casa del Sacrificio.
Ora è dimenticato nel tubetto del dentifricio.
 
Noi tutti sapevamo quanto e quanto soffrisse,
ma eravamo stanchi di lui e del Poster di Matisse:
le Odalische gli rubavano sempre qualcosa,
un giorno un pennello, quello appresso il cervello.
E noi non potevamo sopportare che si credesse
più forte della nostra compagnia che non c’era.
 
Una volta gli avevo detto della carriera d’avvocato,
ma lui mi guardò strano come se il matto fossi io:
era un pittore, un fallito perso dietro alle Odalische.
Era un amico che dipingeva l’incapacità di vivere.
Ma noi non potevamo sospettare quanto e quanto.
 
No, non verrà a citarci in Giudizio.
Ora riposa in un sogno più grande della realtà,
ora sbava un po’ di cervello dalla bocca
quando lo imbocchiamo con un cucchiaio di noia.
 
Ricordo che abbiamo incatenato il suo volo,
e non soddisfatti abbiamo gambizzato il suo metro.
 
No, non verrà mai più
a ritirare il Poster di Matisse.
 
 
 
 
 
COLPO DI FULMINE
 
in memoria di Cesare Pavese
 
 
Fu un colpo di fulmine, fu il tuo giovane piglio
ad accecarmi ad abbandonarmi nella luce di te:
mi conquistasti come una cicatrice sulla pelle.
Poi mi lasciasti solo la tua improvvisa scomparsa.
Ed io ero tra le righe d’un libro, che avevo scritto,
mentre studiavo l’ultima mossa da fare in amore:
una morte annunciata nei sonniferi di Leucò.
 
Oh, non dire che non t’ho amata!
In sogno, ho le colline le strade di campagna,
il maggese e la chiesa abbandonata,
il cielo terso e le nuvole della tempesta;
tenevo la tua mano perché non mi abbandonasti
all’inutile incanto dell’intorno sognato
passo dopo passo, sguardo dopo sguardo.
 
Fui segnato dalla tua luce perché eri Constance
e non un’altra; e gli spruzzi delle tue efelidi
tenevano compagnia al mio cuore di sé stanco.
Ma perdono tutti e a tutti chiedo perdono
per questa solitudine troppo mia, troppo rossa,
perché potesse essere un po’ anche la tua.
 
Oh, non dire che non t’ho voluta!
Fu solo il buio totale, assoluto, dopo il fulmine,
il buio dei miei occhi accolti nella morte
a strapparmi al mito di te, giovane attrice!
 
 
 
 
 
OCCHI DI CIELO
 
 
1.
 
Ogni tanto mi scrivevi una carezza,
io solo la mia solita noia in bianco e nero.
 
Dicevi che il tuo sangue era blu.
Ma io amavo solo i tuoi occhi di cielo
e la profondità che annegava la mia gioia.
 
Mi scrivesti l’ultima volta
che cercavi un cielo blu più profondo di te;
ed io ti risposi che eri una uguale a tante altre.
 
Fraintendesti e gridasti un vaffanculo,
perché a te, puttana, nessuno l’aveva mai detto.
 
 
 
2.
 
No, non lo capisti allora
che eri una sognatrice.
E neanche ora
che mi squilli: racconti infelice
del tuo amore che non ti capisce
e che, forse, dovresti cambiarlo
con un altro più profondo di te.
 
Oggi continuo ad ascoltarti,
ad amarti con la noia di ieri.
Ma tanto lo so che non cambierai:
invecchierai da sola
portando a spasso il guinzaglio
e la museruola del mio amore
per scriverlo in una carezza.
 
E io dormo il tuo cielo blu,
ma non c’è niente di più
che possa fare per te o per me.
 
 
 
3.
 
No, non lo capirai mai
che siamo profondi uguali.
E che di meglio non c’è.
 
 
 
 
 
 
L’ULTIMO BACIO
 
 
Ti ho amata per l’ultimo bacio
che mi desti in una lagrima,
piangendo il cuore fra le gambe
 
Ti ho desiderata per l’ultima tentazione
che mi offristi in ginocchio, in preghiera,
forzando il vuoto dell’anima con un sogno
 
Ti ho amata per avermi insegnato l’amore,
cos’è un uomo da solo e la sua paura
 
 
 
 
 
CROCE
 
 
Per te ho dimenticato il cervello
Per te ho curato l’amore d’un bordello
Per te ho lavato la faccia di Dio
Per te ho danzato sotto la pioggia
Per te ho detto addio alla carta d’identità
Per te ho ucciso un fiasco di vino
Per te ho prosciugato il mare e il mio sangue
 
Ma non ti è bastato niente
Non è stato sufficiente un mazzo di rose
Perché, perché tu volevi solo la mia croce
 
 
 
 
 
LA BALLATA
DELL’UOMO LIBERO
 
 
Domani sarà un altro giorno,
domani sarò un altro uomo,
non migliore, non peggiore
Domani sarà il Sole o la Luna,
che nessun mortale potrà giudicare
 
Domani avrò un mazzo di rose,
domani sarò un lama di coltello,
o di luce, sarò forse vivo o morto
Ma non fa differenza,
perché tu mi dirai che,
che hai pianto per me,
che hai riso di me,
così tutto tornerà a posto
 
Bambina, non guardarti intorno,
non è difficile:
qui si battono i cucchiai,
si disegnano svastiche
E qualcuno ci rimette la pelle
E qualcuno smette d’usar le palle
Bambina, non guardarti intorno
solo per pensarmi in prigione,
perché domani sarà un altro giorno
E qui, qui è sempre uguale:
la giustizia mascherata
nei volti degli infiltrati
Ma il sole non attraversa mai
le sbarre della cella
Ma la luna non accarezza mai
le lenzuola che dormo
 
Ho una Vecchia Bibbia
che mi tiene compagnia:
me la racconta
un vecchio matusalemme
destinato al braccio della morte,
ma non ci credo
che morirà veramente
C’è il Pazzo Nazista
che blatera arianesimo,
ma è qui e serve pure lui
a ricordarmi
che fuori non è meglio
di questo mio stare dentro
Però domani sarà un altro giorno
E busserò alla tua porta
rompendo il tuo pianto
E prima incontrerai le rose in dono,
poi la mia faccia
Così, Bambina, non guardarti intorno
solo per pensarmi in prigione
Così, Bambina, non guardarti intorno
solo per pensarti sola e abbandonata
 
Ti dico che,
che domani sarà il nostro giorno
Non hai bisogno di aspettarmi,
evaderò in qualche modo in orizzontale
o sulle mie gambe,
ma non avrai un uomo piegato
al tuo fianco, nel tuo letto a farti l’amore
E tu mi dirai che,
che hai pianto per me,
che hai riso di me,
così tutto tornerà a posto
 
Domani sarà un altro giorno,
domani sarò un altro uomo,
non migliore, non peggiore
Domani sarà il Sole o la Luna,
che nessun mortale potrà giudicare
Sarò forse vivo o morto,
ma non fa differenza
se mi porterai un po’ di Sole o di Luna
per evadere da questa prigione per sempre
Se mi porterai un po’ di Sole o di Luna
con una lettera o un pensiero o un sorriso,
non dimenticherò mai
e poi mai la vita, la bellezza, la libertà,
il sapore della tua bocca,
la luce dei tuoi occhi nei miei
 
Domani sarà un altro giorno,
domani sarò un altro uomo,
non migliore, non peggiore
 
 
 
 
 
LETTERA 35
 
 
Odiavi perché scrivevo
e come lo facevo
Dicevi a tutti
ch’ero un fallito
e poi mi portavi un cavolfiore
che la fruttivendola t’aveva regalato
perché potessi continuare a mangiare
parole e fame
Amavi farmi la minestra con quello
sfogliandolo senza badare
al succo del discorso,
perché la mia Lettera 35 poteva battere
anche senza di me,
ma non senza di te
che vivevi la strada
Ma venne il giorno
che le mie costole le potevi contare,
e il tuo occhio nero non t’era di conforto
e una bistecca per addolcire la botta
non ce la potevamo proprio permettere
Odiavi perché scrivevo,
e come lo facevo,
e i fogli rimanevano vergini,
e i racconti che scrivevo erano bianchi,
nessun editore serio li avrebbe mai presi
Sì, ero proprio quello che si dice un fallito,
e questa cosa un po’ ti faceva felice
perché tu, con il tuo occhio pesto,
uno che t’imbucava lo trovavi sempre
Ma venne il giorno
che scesi anch’io in strada,
e presi a pugni tutti i tuoi amanti
con la forza d’una minestra di cavolfiore
in corpo per difendere il tuo corpo
Così ebbi una storia da scrivere,
decine di pagine forti
che vendetti bene al primo complimento
Ma persi te
Non fu un gran danno
Ma, qualche volta, ci penso ancora
a com’eravamo fragili
 
 
 
 
 
ALL’ALBA
 
 
Corsi lo sguardo tra le genti,
nei fumi mescolati all’alba stanca,
sempre cercando al desio
un appiglio che fosse almeno
distratta fortuna:
il tuo sveglio fiato
o l’illusorietà d’un Icaro in volo.



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D'amor di Cielo di Mare

di Giuseppe Iannozzi



Cybilla


la silloge la puoi leggere solo su:


Until The End Of The World di Cybilla


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 23:25 | poesia | clicca per commentare commenti (53)



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