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Nicola Tassoni - Prospettive. quasi una storia d'amore

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - martedì, settembre 26, 2006


Tassoni Nicola - Prospettive


Prospettive



“quasi una storia d’amore”


Nicola Tassoni
 


 
di Giuseppe Iannozzi
 
 



 
“Il tutto, lo so, è di una normalità spaventosa. Quello che non so è come mai, a questo punto del racconto, comincio ad incazzarmi.”
 
 
Questo è un Romanzo. Esordire così, per un giudizio che è di valore, colpa di Nicola Tassoni, poeta-ferroviere, che ha dato alle stampe “Prospettive”, una quasi storia d’amore. Nicola Tassoni è nato nel 1962 nella grassa, saggia, dotta, godereccia e un po’ busona Bologna; ha vinto per due volte il Premio Nazionale di Poesia Elios del DLF Messina, il Premio Letterario Alessandro Fantazzini di Anzola Emilia (racconti brevi).
No, niente smanie di capolavorismo: ma c’è che in un mercato editoriale sempre più inflazionato da novità sostanzialmente vuote e inutili, “Prospettive” di Nicola Tassoni si aggiudica, per meriti conquistati sul campo (di battaglia), l’elezione a Romanzo, perché brillante d’una trama solida sempre proiettata verso squarci di poesia, perché in una lingua che è semplice ma mai banale. 
C’è Bologna, c’è anche lei busona, in “Prospettive”: ma non è quella Bologna fintamente rossa e rivoluzionaria a cui ci ha abituato Enrico Brizzi, è piuttosto una città fetale, quella che ha cantato Francesco Guccini e che ha superbamente ritratto in romanzi quali “Croniche epafániche”, “Vacca d’un cane”, “Cittanova blues”. E’ la Bologna fra la Via Emilia e il West, è un trionfo di chimere e di incazzature a muso duro, di amori che corrono veloci; e per nostra fortuna lontani dagli stereotipi ridanciani e scontati che possiamo – ahinoi! – trovare in quei film da botteghino di Leonardo Pieraccioni, in quel “suo West” da cui dovremmo tenerci ben distanti, da quel West che è peggio di una sciagura in celluloide firmata dai fratelli Vanzina. Scrive Francesca Mazuccato sul suo blog, “Books and Other Sorrows” recensendo “Prospettive. Quasi una storia d’amore” di Nicola Tassoni: “Un protagonista diviso fra vari amori, con una famiglia affettuosa e perennemente presente, una scrittura ironica, sapiente, coinvolgente e che tiene, dalla prima all'ultima pagina, senza cadute, con personaggi plausibili che, sarà perchè il romanzo è ambientato a Bologna o perchè Tassoni è davvero bravo a tracciare figure che sono ‘manichini riconoscibili’ , caratteri che combaciano con altri, rintracciabili nelle nostre vite, personaggi che mi sembra di conoscere da sempre, di poter incontrare proprio adesso,scendendo di casa a percorrere le stesse strade. E’ un libro sull'amore e sulla sua ricerca, sui piaceri, sul branco, sul femminile e sul maschile( e, devo dire, l’autore ha un occhio e una penna delicatissima e raffinata che indulge con maestria soprattutto sulle donne che ci racconta.)” (leggi tutta la bella recensione di F. Mazuccato)
Nicola Tassoni ha davvero una gran bella penna, nettamente superiore a tanti scrittorucoli blasonati per mere questioni diplomatiche e quasi mai per meriti: di primo acchito si potrebbe pensare alla scrittura di Tassoni come a della narrativa rosa, lad lit, à la Nick Hornby. In verità, se proprio dobbiamo provare ad accostare la scrittura di Nicola per dirla anche lad lit, molto meglio guardare al più completo e raffinato Jonathan Ames, autore di almeno un romanzo memorabile “Io e Henry”, che non scrive letteratura rosa per maschietti né per omosessuali, ma che invece ci dà a una dimensione letteraria, commedia umana à la Honoré de Balzac. In verità la lad lit è iniziata, perlomeno in Italia, con altri autori: basti citare Andrea De Carlo, ossessivamente ripetitivo, fino ad arrivare a Federico Moccia che era forse il più giovane rappresentante di una letteratura piuttosto spicciola. La palma del più giovane gli è stata strappata da Silvio Muccino. Per fortuna, Nicola Tassoni non ha niente di questi autori, se non molto marginalmente: la differenza fra Tassoni e un Muccino è di sostanza, difatti il secondo è solo un’idea commerciale, Nicola Tassoni è invece in una naturale vocazione di qualità a fare anche della lad lit.
Una doverosa digressione: il novanta per cento della narrativa contemporanea fa letteralmente schifo: un buon motivo per non leggerla. Forse di più: il novantacinque per cento. Ma i Classici, quelli li dovrebbero leggere tutti: perlomeno quei “tutti” che non ci tengono ad essere degli ignoranti cafoni, camalli d’Abissinia tra Babele e la Grande Mela. Se oggi non si legge l’autore contemporaneo, colpa del sistema scolastico, della famiglia, dell’ambiente che si frequenta: una serie di congiunture che portano l’individuo a non leggere niente, a parte le istruzioni per la carta igienica e il solito giornaletto porno. Il critico è, il più delle volte, nel novantanove per cento dei casi, una persona poco pulita che promuove un libro solo perché non deve dispiacere né all’editore né all’autore, altrimenti il critico non mangia più manco uno spaghetto uno. Però: se uno non vuol leggere, che non legga. Tutto di guadagnato, alla fin dei conti... Ci sono intere collane promosse da grandi editori che vanno bene solo per i roghi, o meglio per le industrie della carta riciclata. Però i roghi fanno più effetto in pubblico, ma non aiutano contro il disboscamento selvaggio di cui noi tutti siamo colpevoli vittime. E mettendo i puntini sulle “i”: il novantanove per cento dei libri su carta riciclata andrebbero riciclati di nuovo, usando lo sbiancante per la carta almeno questa volta.
“Prospettive” di Nicola Tassoni è un Romanzo che parla d’amore, con raffinatezza, passando da una dolcezza a una incazzatura, da un innamoramento a uno scioglimento dell’anima: è l’amore, una falena che consuma le ali su una colonna sonora ideale, la “Canzone quasi d’amore” di Francesco Guccini, “Tutto questo lo sai e sai dove comincia/ la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia/ perchè siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni/ e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri,/ saggi, falsi, sinceri... coglioni!/ Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata? […]” Una farfalla che cerca la luce, sia essa lontana vicina possibile o diversamente: l’importante è che la cerca per tutta la sua breve esistenza consumandosi le ali, lasciando dietro di sé una scia di magia che è impalpabile sentimento chimerico di rimpianti, di rimorsi anche.
“Prospettive”, questo è un Romanzo, di Nicola Tassoni, che si fa leggere con naturalezza, la stessa che il poeta, che l’autore, che l’umile poeta-ferroviere ha tradotto in ogni pagina, in ogni situazione. Non c’è peccato né spreco alcuno di sentimenti o sentimentalismo: l’unico peccato sarebbe quello di lasciarsi sfuggire l’occasione di leggere un Romanzo leggero sì ma raffinato, che parla d’amore, che parla di noi, del vivere in provincia, e del sentirsi un po’ coglioni alla fine di una storia.
 
 
Prospettive. Quasi una storia d’amore – Nicola Tassoni – Collana: Immagina - Eumeswil Edizioni – 304 pagine - Euro 14.50
 
 
Disponibile anche su:
 
http://www.editoriaindipendente.it
 
 
 
Andrea Nobili  introduce  Nicola Tassoni

La prefazione al volume “Prospettive”
 

 
Un diario delle piccole cose: ecco che cos’è questo romanzo. Non nel senso banale del termine ovviamente, ma anzi, nel senso più raffinato, alto, pieno e tenero. Ci si ritrova tutto ciò che è una vita in queste pagine di Nicola Tassoni. Vita che è amori, crisi, sprofondamenti e rinascite, apnee, incazzature, rabbie, felicità varie e uniche… prospettive. Già: ci si volta a guardarla questa commedia della vita, da punti diversi, in tempi diversi, ed ecco che subito acquista nuove luci, o forse ombre. Prospettive che danno e che prendono, che disegnano confini a volte labili, a volte spigolosi e ruvidi. Il cristallo che plasma la realtà, il miracolo che colora le cose, che le scalda e le raffredda, che le fa belle o brutte, che abbatte ogni barriera e libera lo sguardo facendolo volare oltre, dove prima si era fermato, è l’amore. Una chimera un po’ busona che «scappa da tutte le parti e che sembra spesso una grande, colossale illusione. Amore: «cinque piccole lettere, quattro in inglese». Amore: Jé t’aime.
 
Amorecemento, amorecretino, amorecieco, amorefurbesco, amoresordo e un po’ balordo. Ci si annusa. Ci si accompagna. Per un po’, ci si illude. E poi, quando la prospettiva cambia… ci si perde. «Peccato!» avevamo solo preso una cantonata. E ci si lascia così, magari avvolti in una sciarpa di lana anche se si è allergici alla lana, nel freddo di un inverno che di colpo sembra ridere di noi. Per arrivarci a quel momento, al momento delle certezze che crollano, quanta fatica, quante notti, quante domande. Lo si era costruito a lungo o lo si era trascinato a forza fin lì quel momento sospeso tra il tempo che passa e il cuore che stride: si erano attraversate le piccole cose, le cose che nei film non vorresti mai vedere perché troppo banali, troppo ordinarie, troppo appunto, piccole. Cose che non si raccontano, che non fanno notizia. E in mezzo agli altri che sembrano tutti avere le risposte, tutti essere felici, in mezzo alle sfighe quotidiane e alle mille domande più grosse di noi, enigmi e/o scioglilingua senza senso, ci si tormenta e un po’ ci si perde. Vorremmo essere tutti eroi, tutti protagonisti. Ma in quel casino di gente che c’è al mondo siamo granelli di sabbia in balia di quei bei giorni che vanno via in sordina. Poi, senza dire niente, proprio in uno di quei bei giorni del cazzo appunto, in mezzo alla felicità degli altri che avevamo giurato di invidiare, c’è anche la nostra di felicità, solo che eravamo talmente occupati a inseguire falene che l’avevamo persa di vista: avevamo sposato un’altra prospettiva. Quell’amore-falena che sembrava irraggiungibile era lì, a due passi da casa, richiuso nell’altro cancello. Aveva labbra e mani conosciute, parole già dette, occhi già visti. C’era sempre stato: solo che eravamo troppo impegnati a scrutare l’orizzonte. Dovevamo forse restringerla, la nostra prospettiva, e allora l’avremmo trovato l’amore: era lì a pochi metri, sepolto da tutte quelle piccole cose. Le nostre domande poco a poco trovano una risposta perchè «forse non ci stiamo perdendo, ci stiamo solo ritrovando». Prospettive appunto. Prospettive e campi di calcio. Prospettive e serate cubane e colli bolognesi e funghi e fiumi di birra e litigate con Giulia e incazzature con Silvia, e computer che si rompono, e e-mail interrogative e lettere su carta pergamenata… Prospettive e cani corsi, e gemelli e sere di luglio profumate di lavanda e Madonne di S.Luca, e imberiaghi sopiti dalla calura agostana. Prospettive e poi Guccini e Santana, e film, e sceneggiature da scrivere, e serate macrobiotiche, e sigari, e canederli, e rifugi, e grappe di Müller Thürgau. Prospettive e cielo di dolomiti: un po’ come la vita, questione di cieli sereni e di giorni del cazzo.
 
 
 
 
TASSONI – FRATELLI DI PENNA
 
Due fratelli che condividono la stessa passione per la scrittura. Fratelli di penna. Nicola Tassoni, che si è guadagnato il soprannome di "poeta-ferroviere", ha esordito con Prospettive, una "quasi storia d'amore" un po' tragicomica, carica di speranza e di tenerezze, di luci e di ombre, la storia di un trentenne che matura grazie all'amore. Roberto Tassoni ha debuttato con Quando c'erano i Qdisk, che racconta di un ragazzo che dalla vita ha avuto tutto, e che improvvisamente vede la sua esistenza rivoluzionata da un incontro inaspettato e alquanto particolare con una splendida, misteriosa ragazza. I due autori si raccontano in un’intervista doppia in esclusiva per Delirio.NET.

Delirio.NET : Chi ha iniziato per primo ad appassionarsi di letteratura, chi ha iniziato a scrivere, chi ha trainato l’altro?

Nicola: Mi prendo l’onere di essere stato il primo a mettere su carta le idee che mi passavano per la testa, anche per una questione anagrafica, ma ho sempre scritto racconti brevi e poesie, poi quando, devo ammettere con sorpresa e gioia, Robby mi ha detto che aveva scritto un romanzo e aveva trovato un editore che lo pubblicava, ho tirato fuori dal cassetto il mio romanzo, quello che avevo iniziato e mai finito. Eumeswil Edizioni ci ha creduto è ed nato.
Credo proprio che senza la spinta di Robby Prospettive, quasi una storia d’amore sarebbe rimasto dentro quel cassetto tanto tempo, forse sempre.

Roberto: La passione per la letteratura credo sia congenita, Nicola ha iniziato per primo a scrivere, io penso di avere spinto in qualche modo Nicola a cimentarsi con qualcosa che fosse più "corposo" di poesie o racconti brevi, ma in fondo credo che ognuno di noi abbia percorso la sua strada.



Leggi su DELIRIO.NET, Tassoni – Fratelli di penna


by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 00:03 | recensioni | clicca per commentare commenti (36)



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