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Taxi Driver: Travis Bickle, "Ma dici a me? Ma dici a me? ... Ma dici a me?"

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, marzo 19, 2008



You talkin' with me?

You talkin' with me?





Travis davanti allo specchio - rielaborazione di G. Iannozzi


Ah si certo, ah ah... Vaffanculo figlio di puttana,
ti ho visto arrivare sai, pezzo di merda, avanti, avanti su,
io non mi muovo, non mi muovo dai, prova a muoverti tu,
e muoviti... Non ci provare stronzo.
Ma dici a me? Ma dici a me? ... Ma dici a me?
Ehi con chi stai parlando? Dici a me?
Eh, Non ci sono che io qui.
Dì, ma con chi credi di parlare tu?
Ah si è e, va bene...

State a sentire stronzi figli di puttana io ne ho abbastanza,
ho avuto anche troppa pazienza e non ho intenzione di...
State a sentire stronzi, figli di puttana io ne ho abbastanza,
ho avuto anche troppa pazienza,
ho avuto anche troppa pazienza,
ho avuto troppa pazienza con voi sfruttatori,
ladri, drogati, assassini, vigliacchi.
Ho deciso di farla finita, ho deciso di farla finita,
ho deciso di farla finita,
ho deciso di... sei morto!

(da "Taxi Driver", Travis Bickle)

by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 13:35 | citazioni, cinema, film, fiction, aforismi | clicca per commentare commenti (17)



Zapatero

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, marzo 09, 2008



Zapatero




José Luis Rodríguez Zapatero




Zapatero ha vinto. Ha vinto in maniera netta e si appresta a governare la Spagna per altri quattro anni. Tanto impegno nel sociale, in maniera concreta, per una società più egualitaria e giusta verso tutti i ceti: basti ricordare i risultati conseguiti in campo sociale, come il divorzio express, il matrimonio gay, la parità dei sessi e l'aiuto ai meno favoriti.

Zapatero: fatti e non chiacchiere.

La Spagna è oggi il più alto esempio di Socialismo reale dell'Europa e non solo.


  • Riconosciamo oggi in Spagna il diritto a contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso. Non siamo stati i primi, ma sono sicuro che verranno dopo molti altri Paesi spinti da due forze inarrestabili: la libertà e l'uguaglianza. Si tratta di un piccolo cambiamento nel testo della legge che comporta un im­menso cambiamento nelle vite di mi­gliaia di concittadini. Non stiamo legi­slando per gente remota e sconosciuta; stiamo allargando la possibilità di es­sere felici per i nostri vicini, i nostri compagni di lavoro, i nostri amici e i nostri famigliari ed allo stesso tempo stiamo costruendo un paese più one­sto, perché una società onesta è una società che non umilia i suoi membri. I nostri figli ci guarderebbero con incre­dulità se gli raccontassimo che non molto tempo fa le loro madri avevano meno diritti dei loro padri, che le per­sone dovevano continuare a restare unite nel matrimonio, aldilà della pro­pria volontà, quando non erano più ca­paci di convivere insieme. Oggi pos­siamo offrire una bella lezione: ogni diritto conquistato, ogni libertà rag­giunta, è stato il frutto dello sforzo e del sacrificio di molte persone che dobbiamo oggi riconoscere e di cui dobbiamo essere orgogliosi.


  • Dissuadere dal consumo di alcool e di tabacco è di sinistra. (dal discorso davanti al Comitato Federale del PSOE[1] a proposito dell'entrata in vigore di imposte aggiuntive su alcool e tabacco, 2006)


  • Sono molto sereno e tranquillo perché abbiamo un Re abbastanza repubblicano. (da discorso di commemorazione della II Repubblica, 7 settembre 2006)

  •  
  • L'uguaglianza tra sessi è molto più efficace contro il terrorismo della forza militare. (dall'intervista al Time del 22 settembre 2004)


  • Non pretendo di essere un gran leader, preferisco essere un gran democratico. (dall'intervista al Time del 22 settembre 2004)


  • Grazie ai cittadini che con il loro voto hanno dato una chiara vittoria al Psoe.
    Abbiamo lavorato duro, ma ne è valsa la pena.
    Ho appena ricevuto le congratulazioni di Mariano Rajoy, voglio ringraziarlo pubblicamente ed esprimergli il mio riconoscimento, a lui e a tutti gli altri candidati.
    Governerò per tutti, ma soprattutto per coloro che non hanno tutto e per far diventare realtà le aspirazioni delle donne.
    Governerò per le aspirazioni delle donne, per le speranze dei giovani, perché gli anziani abbiano l'appoggio guadagnatosi durante la vita.
    Governerò con mano ferma ma tesa verso gli altri e per mantenere il nostro impegno con l'Europa, la pace e lo sviluppo.
    Gli spagnoli hanno deciso di avviare una nuova tappa, illuminata dal dialogo sociale e politico. (Madrid, 9 marzo 2008, dal discorso di Zapatero dopo aver appreso della vittoria)

  • by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 23:15 | politica, aforismi, prima pagina, ultime notizie, 10 e lode, socialismo, notizieflash, last news | clicca per commentare commenti (12)



    Mozzi, marinai e Pirati

    written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - lunedì, gennaio 28, 2008




    Mozzi, marinai e Pirati
     

    di Giuseppe Iannozzi
     
     
     


     
    Coglioni
     
     
    La poesia è per pochi eletti.
    Una buona poesia vale quanto tutto un romanzo di mille pagine, diciamo pure così per semplicità.
    Un buon racconto breve quanto un romanzo o più.
    Scrivere un romanzo è la cosa più semplice di tutte: gli errori, le imperfezioni si accumulano, quasi non si fanno notare. E’ questo il motivo per cui si scrivono tanti romanzi e tanti vengono pubblicati per essere subito dimenticati, per nostra somma fortuna.
    I grossi editori pubblicano le minchiate più assurde, purché abbiano il nome di Fabio Volo o di Luca Casarini ad esempio: gliene frega niente della qualità, solo del nome e del trambusto che i nomi possono sollevare per un po’ di tempo.
    Tutti i coglioni scrivono romanzi e poi qualcuno glieli pubblica pure.
    Mi dispiace per la carta sprecata, anche quando è riciclata.
    Mi dispiace per la carta sprecata, per tutti quegli alberi che ci vengono strappati, per cosa poi? Per un po’ di macabro business. Un grosso spreco che accorcia la vita del pianeta sempre più ridotto a deserto sotto una barriera di ozono ridotta a gruviera.
     
     
     
     
     
    Dopo
     
     
    Io penso che dopo non c’è altro che “l’essere stati”, quindi il ricordo per quanti ci hanno conosciuti, amati e odiati.
    Paradiso e Inferno sono nella loro essenza più pura lo specchio delle nostre azioni.
    Ogni vita è unica e irripetibile.
    Ma se durante la mia esistenza tengo dei comportamenti, siano essi buoni siano essi cattivi, influenzeranno le vite che resteranno dopo la mia dipartita. Tante più azioni io farò in vita, tanto più alta è la probabilità d’avere influenzato “il prossimo” verso una “via” piuttosto che un’altra. Il fatto che la mia condotta di vita possa influenzare altri esseri viventi è quella Eternità che io dico “quel che di noi resterà”, o “scintilla vitale”. In tal senso la reincarnazione è possibile.
     
    Pensare che dopo la morte fisica una presunta anima immortale continui l’esperienza di esistere, a mio avviso è una favola bella, forse utile ad essere un po’ meno codardi quando ancora viventi con dei corpi di carne e sangue, di atomi.
     
    Se oggi mi clonassero, l’individuo che verrebbe su non sarei “io”, ma tutt’altra persona, perché con altri pensieri, altre idee, emozioni e sentimenti estranei a quelli da me provati. Verrebbe clonato solo il corpo, il contenitore del mio “io”, ma “io sono io” e non posso essere replicato.
    L’anima è il risultato degli insegnamenti ricevuti dalla società, dell’ambiente in cui viviamo, delle cose che ci accadono e che facciamo accadere: l’esperienza ci rende vivi e con un’anima, quindi con un “io”. L’“io” è nel corpo fatto di materia mortale.
    “Io sono l’insieme dei miei pensieri.”
     
     
     
     
     
    Contraddizioni e pregiudizi
     
     
    Se è vero che la natura umana può accogliere aspetti di natura contraddittoria, è più vero ancora che la natura umana accoglie aspetti di natura pregiudiziale necessari alla sopravvivenza dell’umanità e soprattutto alla conservazione degli ideali dei singoli individui. “Non l’ho letto e non mi piace”: è una critica essenziale ma tagliente più del filo di qualsiasi spada.
     
     
     
     
     
    Letterati
     
     
    1. Alcuni scrittori sono tali e quali a dei piccoli capetti della mafia: credono d’essere il centro della Cupola, nonostante la loro totale incapacità; credono di poter sparare stronzate a destra e a manca impunemente; credono d’avercela solo loro la penna da imbucare nel calamaio; credono d’avercelo solo loro un bel culo pulito da dar via al primo venuto. Poi si scoprono puniti dai boss, e come bambini chiedono il motivo per cui gl’è stato riservato un simile trattamento. 
     
     
    2. Un vero scrittore sa apprezzare soprattutto le critiche negative rivolte al suo lavoro.
     
     
    3. La letteratura è morta. Purtroppo non sono morti tutti gli imbrattacarte che continuano a scrivere sui muri dei cessi pubblici che “non è vero”.
     
     
    4. Scrivere? Meglio un furto con scasso.
     
     
    5. Gli idioti - e sono tanti, credetemi pure sulla parola - pretendono di spacciare la narrativa popolare di Jack The Ripper, Dracula e Frankenstein vari a qualcosa di più d’un mero innocente intrattenimento. Pretendono che gli sia riconosciuto il codice a barre di Letteratura.
     
     
    6. Io mi sono avvicinato alle lettrici, e devo dire che sono molto meglio dei libri che loro leggono.
     
     
    7. Chiunque scriva non può fare a meno di fingere d’avere una vita sociale importante, avventurosa, bella o tragica.






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    by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 12:35 | cultura, appunti, letteratura, editoria, aforismi, satira, scrittura, critica, prima pagina, scrittori, dietrologia, opinionismo, jujolcom | clicca per commentare commenti (16)



    scrivo poesie!

    written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, novembre 25, 2007





    scrivo poesie!
     
     

    di Giuseppe Iannozzi
     
     


     
    Quando diventi adulto
     
     
    Augurandoti di non diventare mai
    troppo adulto, caro Christian
     
     
    Quando diventi adulto
    gli amici ti lasciano in panne
    in meno di sessanta minuti
    Non hanno pietà di te
    e tu non ne hai di loro
     
    Quando diventi adulto
    cerchi un po’ di silenzio
    che ti faccia compagnia,
    tranne accorgerti troppo tardi
    che la vita tutta l’hai spesa
    pensando a quanto sarebbe bello
    poter stare insieme agli altri
    e vivere d’amore e d’accordo
     
    Quando diventi adulto
    non smetti di sognare
    Prendi il primo sogno,
    il più grande che c’è
    e ti nascondi in esso
    perché hai bisogno d’un grembo
    da dove poter guardare all’età perduta
    di quando eri ingenuo e bello
    uguale a un agnello destinato al macello
     
    Quando diventi adulto
    ti sembra che tutte le promesse
    che i tuoi insegnanti ti hanno fatto
    dietro alla lavagna toccandoti un poco appena
    possano di colpo venir esaudite
    e pulire così per sempre il senso di colpa
     
    Quando diventi adulto
    il tuo desiderio è d’essere migliore di tuo padre
    Ma il tempo è più veloce del tuo pensiero,
    in un battibaleno scopri che le tempie sono grigie,
    che l’acqua del fiume è diventata torbida
    e non ci si può più pescare come quand’eri piccolo
     
    Quando diventi adulto
    capisci d’esser vecchio,
    di non sopportare più la musica ad alto volume
    Quando diventi così
    ti rifugi dentro il piano di Chopin,
    ma in ufficio fai la faccia di quello navigato
    e non ti frega un bel niente di chi tira a campare
    e di chi invece ruba proprio sotto i tuoi occhi
    Quando diventi adulto
    capisci che tuo padre davvero non poteva esser migliore
    Però non ci vai lo stesso all’ospizio
    per un minuto o due a battergli le spalle di catarro
     
    Quando diventi insensibile
    sputi su Salgari e le tigri, solo il sesso è il chiodo fisso
     
    Quando diventi adulto
    è normale che tu ti senta vecchio,
    perché è la verità e altro davvero non c’è

    Quando diventi adulto
    mandi tuo figlio al diavolo e metti su la Callas,
    piangi lacrime con occhi più aridi del Sahara
    e in cuor tuo speri che i tuoi bambini non finiscano mai
    dietro alla lavagna
     
    Quando diventi adulto
    hai sempre più bisogno di stare con te
    Quando diventi adulto
    hai sempre più bisogno di allontanarti da chi sei stato
    Quando diventi adulto
    comprendi che non ci sono né santi né alieni
    che possano tirarti fuori dall’impiccio che è la vita
     
    Quando diventi adulto
    Quando diventi così tanto vecchio
    cominci a mettere i soldi da parte sotto il materasso
    perché ci tieni ad avere un funerale come Dio comanda
     
    Quando diventi adulto
    chi viene dopo di te non ti conosce, tutto qui
     
     
     
     
     
    Scrivo poesie
     
     
    Scrivo poesie
    perché non ho una buona mira
    con la pistola, né ho pallottole
    e cervello abbastanza
    per prendere il coraggio d’andar fuori,
    completamente fuori di testa
    e mettere a soqquadro questa sporca città
    di ruffiani trampolieri e mangiatori di fuoco
     
    Scrivo con il nero dell’inchiostro
    Il rosso, be’, ne ho disgusto
    Il mio lato sensibile
    me lo fa immaginare uguale al mestruo
     
    Giù al saloon hanno fatto secco lo Smilzo
    Aveva poco più di vent’anni e la fedina più sporca
    d’una fogna di peste e topi ubriachi di morte
    Non puoi davvero immaginare
    che cosa si deve fare a questo mondo
    per restare su due gambe quando si muore
    Non puoi sapere
    che anche i più coraggiosi muoiono a letto
    con il culo all’aria e la schiena impastata di piombo
    Non lo senti l’odor di cordite, solo del tuo Chanel
    e forse è un bene che sia così,
    altrimenti, Bambolina, su questa terra
    non ci sarebbe più neanche l’ombra della speranza
     
    Scrivo poesie
    perché vengono facili, più dell’orgasmo
    d’una donna pagata a ore
    e costano un bel niente a me e a chi le riceve
    Scrive poesie
    perché ho una mira che fa schifo
    Però adesso mi tocca d’andare a pisciare,
    altrimenti me la faccio addosso
    e un paio di mutande buone di ricambio
    io che sono povero in canna non ce l’ho
     
     
     
     
     
    Tanto per dire…
     
     
    L’unico genio che ho conosciuto è morto tirando un sospiro di sollievo.
     
    L’unico santo che ho capito è un tizio che in vita sua ha bestemmiato con tutta la sua povera anima contro la ricchezza della Chiesa.
     
    Finché si ragionerà a cazzo e figa non ci sarà mai eguaglianza né rispetto possibile, perché l’uomo darà la colpa alle donne e le donne la daranno agli uomini. Un circolo vizioso che si trascina da prima del cucco, se è possibile dir così.
     
    La poesia è un bel modo per confessare a sé stessi che si è degli incapaci.




    Mi raccomando a Voi, Tutte/i dall'amico Christian per gli Auguri di Buon Compleanno, altrimenti Vi incenerisco...


    http://rosenkreutz.splinder.com/


    by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 19:59 | poesia, amore, amicizia, aforismi, happy birthday, al femminile, al maschile, jujolcom | clicca per commentare commenti (9)



    fantasmi in confusione - invettive sentenze licenze motti

    written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, novembre 01, 2007




    King Lear in red è un gentile dono di Chatterly



    fantasmi in confusione


    invettive sentenze licenze motti


     
     
    di Giuseppe Iannozzi





    L’Arte
     
    L’arte è forma d’arroganza come la vita la morte l’amore l’odio.
     
     
     
     
    Fantasmi
     
    Luce da un lato all’altro, sposta la mente sulla vita lasciando porte aperte, ma se ti volti sono già chiuse da un alito di vento ch’era il tuo respiro di prima.
     
    C’è stato un tempo, non lontano, o forse vicino, credevo in una fede, e questa era quella dei fantasmi. Scivolavano silenziosi addosso a me mettendomi ubbie in testa, scolpendole con la loro muta voce, passando attraverso i miei sordi orecchi, e s’insinuavano nella mente per darsi corpo di “materia grigia”, per sostituirsi al mio equilibrio elettrobiochimico.
     
     
     
     
    L’umiltà di Leopardi
     
    Si seppellì in una fossa due metri per due, che aveva scavato cent’anni prima nell’infinita eternità, e prese a gridare: “C’è umiltà? Più umiltà, per Dio! Non sentite che c’è bisogno di più umiltà? Umiltà! Umiltà! Umiltà!” E quelli che riposavano la loro vita scortando il ricordo del seppellito, quelli non poterono fare a meno di emanciparsi in grasse risate di scherno: “No, non è cambiato. E’ il solito che grida tacendo. La maledizione che l’ha colto in vita gli è propria ancora nella tomba.” Così dicevano, alzando al cielo crateri colmi di divino nettare; e libavano, ché un’altra ubriacatura ci stava proprio bene.
     
    Leopardi, Giacomo, ma che hai fatto per ridurti così, per lasciarti mortificare dal gobbo fantasma della tua poesia?
     
     
     
     
    Fottersi con le proprie mani
     
    Scopati l’amore prima che sia Eros a cacciartelo dabbasso come è solito fare.
     
     
     
     
    Mani pulite!
     
    La politica non è bella: andrebbe scaricata come diarrea nel cesso. Un affare sporco. Anche se hai la cartaigienica a portata di mano, sempre qualcosa di puzzolente rimane attaccato ai palmi delle mani. Il che non è piacevole. Sarà questo il motivo per cui è raccomandabile, sempre, lavarsi le mani prima di toccare una qualsiasi pietanza o mazzetta.  
     
     
     
     
    Il vizio dell’intelligenza
     
    L’uomo più intelligente che abbia mai incontrato non diceva una parola: cachinnava alla maniera delle scimmie ed era profondamente arrampicato su un ramo di vizi.
     
     
     
     
    Bisogni
     
    Amore, chiudi gli occhi. Ho bisogno di morire.
    Amore, spegni le lacrime. Ho bisogno di amare.
    Amore, dimentica l’amore, perché ho bisogno di odiare.
     
     
     
     
    Fede e Credo
     
    Si inizia a morire nel momento in cui si crede nella morte. Credere nella morte è una fede, e andrebbe disprezzata ripagandola con la stessa moneta, quella della fede nella morte!
     
     
     
     
    Maestri
     
    Non esistono maestri, solo imperfette strutture semantiche e filosofiche che imprigionano il pensiero che abbiamo di noi.
     
     
     
     
    Fidarsi
     
    Lasciatevi tutto alle spalle, ma guardatevele bene, sempre, come se aveste cento occhi. E toccatevi le palle, ma per darvi piacere. Non fidatevi né del prossimo né di voi stessi se volete incontrare l’umanità.
     
     
     
     
    La poesia
     
    La poesia è infamia che usiamo come pietra: la scagliamo. E nella nostra presunzione ci diciamo tutti vittime innocenti pronti a lapidare chi come noi.
     
     
     
     
    Immobilità
     
    L’immobilità è peggio della morte fisica e spirituale: se si rimane immobili nel proprio essere, l’unica lontananza che si può sperare di avvicinare è quella del razzismo nei confronti di sé stessi (di noi stessi). Ma chi è immobile non è consapevole, quindi è innocente, perché nuoce solo a sé stesso.
     
     
     
     
    Solitudine
     
    Non si teme la morte, ma la solitudine. Chi vive in solitudine la solitudine è un vampiro che succhia il sangue da una ferita aperta, suppurante e nascosta, che neanche sa di aver prodotto nel suo proprio “Io”.
     
     
     
     
    Parlare d’amore
     
    E’ stupido parlare d’amore: solo per questo banale motivo i poeti si ostinano a scrivere poesie, passioni, felicità, dolori.
     
     
     
     
    Scrivere
     
    Scrivo. E’ abbastanza. Non c’è altro che si debba sapere, tranne, forse, che i capelli diventano, giorno dopo giorno, più radi e bianchi. La forfora cade sulle spalle della giacca come fosse neve. Ma, mai, nessun rimpianto.
     
     
     
     
    Posizioni pericolose
     
    Non schierarsi è posizione di per sé, la più squallida. Ma non banale. Quindi pericolosa.
     
     
     
     
    Modo e Dove
     
    Una donna in imbarazzo dirà sempre “una” incertezza, per poi rivolgersi altrove.
    Un uomo in imbarazzo dirà sempre “una” certezza, per poi rivolgersi altrove.
    Entrambi mentono nel “modo” ma non nel “dove”.
     
     
     
     
    Dolore
     
    Il dolore è brutalità. Per questo solo motivo lo esterniamo. Siamo fondamentalmente incivili.
     
     
     
     
    Libertà
     
    Si dovrebbe chiedere il significato della libertà solo all’uomo che ha camminato. E una volta appreso il significato della libertà, prendere a camminare per nostro conto.  
     
     
     
     
    Censura
     
    La censura è assenzio, dei poveri. Chi la applica è solitamente un fasciocomunista che ama esprimere l’impossibile concetto “libertà espressiva”, ma sempre gridando, in silenzio, d’esser profondamente umile. Per questo motivo non tollera che le sue opinioni possano essere messe in discussione. In teoria, in pratica, non tollera che si scavi nella marcia confusione che cova in quell’unico pensiero tutto avvoltolato intorno alla smania del suo proprio egoismo.
     
     
     
     
    Religione
     
    Gesù ha perdonato chi lo macellò sulla croce. Gli uomini non hanno perdonato l’Unto d’aver preso sulle sue proprie spalle la croce. E’ questo il solo motivo per cui oggi si continuano a muovere guerre di religione.



    Emily Dickinson
     
    La Dickinson scriveva senza vivere, tranne nel caso si voglia considerare esperienza un vivere fra quattro pareti. La sua poesia, profondamente intimista, è appunto di solitudine: la sua espressione più alta. A 25 anni si chiuse dentro. Dalla sua camera non uscì mai più, se non in orizzontale. Nemmeno la morte dei genitori la fecero uscire dalla camera, che aveva eletto a suo confessionale. Poetessa che credeva che la fantasia fosse il grembo di ogni parto artistico, rifiutò in toto la vita: poetessa confessionale. Non la prima, non l’ultima. Sopravvalutata e molto, a mio avviso. Mentre trovo più vivace Silvia Plath, nonché maggiormente pregna di significati: però questa viene perlopiù ignorata, forse per via del suo linguaggio particolare, non semplice e salmodiante come quello della Dickinson.




    by kinglear | Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte |   plink 09:04 | riflessioni, aforismi, provocazioni, opinionismo | clicca per commentare commenti (12)



    L’Avvocato del Diavolo: pensieri e osservazioni impopolari

    written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, ottobre 03, 2007






    L’Avvocato del Diavolo


    Pensieri e osservazioni impopolari
     
     


    di Giuseppe Iannozzi
     
     
     
     

    Joseph Ratzinger: un povero cristo o un povero diavolo?
     
     
    Il più tedesco dei Papi che la storia ricordi, Joseph Ratzinger Benedetto XVI ha parlato, un pigolio: “Seguo con grande trepidazione gli eventi. Mentre assicuro la mia solidale ed intensa preghiera e invito la Chiesa intera a fare altrettanto, auspico vivamente che venga trovata una soluzione pacifica, per il bene del Paese.”
    Quel diavolo d’un Papa, dopo giorni e giorni di rastrellamenti a tappeto contro i monaci birmani, nell’Angelus dell’ultima domenica ha finalmente urlato il suo pigolio, che sicuramente i dittatori-macellai avranno udito, mettendosi in ginocchio tremando e pregando per il perdono.
     
    Benedetto XVI ha pigolato, l’ultimo pensiero dell’Angelus è stato per la Birmania.
     
    Accidenti che gran Papa, che grande tedesco pieno d’amore per tutti!
    Sicuramente non poteva dire di più. Sicuramente ha questioni più urgenti, tipo cercare di capire perché le suore in convento se le danno di santa ragione. Come, come biasimarlo! E’ un povero diavolo anche lui. Chiedo venia, un povero cristo intendevo dire.
     
    Questo povero cristo di Ratzinger è però un incapace a trecentosessanta gradi, non sa fare né le pentole né i coperchi. Tuttavia ci si domanda: perché ogni volta che apre il becco, il suo inutile cattolicissimo e tedesco pigolio riesce a causare solo e solo danni?
     
    Per i monaci birmani ha avuto parole talmente tiepide che non conforterebbero nemmeno una zanzara. Però per/contro il mondo islamico ha usato parole così forti che c’è mancato poco che l’Islam non dichiarasse guerra all’Italia. “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo - aveva detto un imperatore bizantino, citato da Ratzinger - e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane...”. A soccorrere Ratzinger interviene Dominique Mamberti, ministro degli Esteri della Santa Sede, dichiarando che “il dialogo con le grandi civiltà è uno dei grandi temi all’ordine del giorno. E’ una priorità che richiederà molta attenzione e impegno da parte mia.” Parole che forse sono servite a stemperare un po’ gli animi, perché tutto il mondo musulmano, a causa delle parole del tedesco Ratzinger, si era non poco inalberato.
     
    Pakistan. Il Parlamento chiede a Benedetto XVI di ritirare le sue dichiarazioni. Il ministro degli Esteri denuncia “l’ignoranza” del pontefice sulla religione musulmana, definendo “deprecabili” le sue parole.
     
    India. La Commissione nazionale per le minoranze si è così espressa: “Un appello alle Crociate del Medioevo. Le parole utilizzate dal Papa risuonano come quelle dei suoi predecessori del Medioevo che hanno scatenato le Crociate.” Lo afferma Hamid Ansari, presidente della Commissione.
     
    Iraq. Il Consiglio degli Ulema, massima autorità sunnita del paese, definisce le parole del Papa “un precedente pericoloso davanti al quale non si può tacere.” Il Consiglio degli Ulema invita il Vaticano “a ritirare queste affermazioni irresponsabili. Come può credere il Papa che la sua critica all’Islam sia giusta mentre la terra dei musulmani è occupata dagli americani?”
     
    Egitto. Il ministro degli Esteri Ahmed Aboul Gheit: “Se vere, infiammano gli appelli a uno scontro di civiltà e minano gli sforzi per riavvicinare Occidente e Oriente.”
     
    Palestina. Il premier uscente, Ismail Haniyeh (Hamas), condanna l’intervento del Papa.
    “Questa è un’altra crociata contro il mondo arabo e musulmano”, spiega un dirigente di Hamas, Ismail Radwan, parlando a circa 5000 manifestanti che urlano slogan e sbandierano cartelli di protesta a Gaza City.
     
    Turchia. Il partito islamico moderato Giustizia e sviluppo (Akp) del premier Recep Tayyp Erdogan critica le parole del Papa. “L’autore di queste frasi infelici e arroganti passerà alla storia ma nella stessa categoria di Hitler e Mussolini. Sembra che sia rimasto all’oscurantismo del Medio Evo.”: ad affermarlo è il deputato dell’Akp Salih Kapusuz.
     
    Algeria. L’associazione degli Ulema musulmani algerini, per mezzo di un comunicato diffuso ad Algeri, denuncia: “Siamo rimasti scioccati dalle dichiarazioni di Papa Benedetto XVI che lascia intendere l’esistenza di relazioni tra l’Islam, la violenza e l’assenza di ricorso alla ragione.” L’associazione esorta i paesi musulmani a “ritirare i loro ambasciatori dalla Città del Vaticano se non saranno presentate scuse ufficiali dal Vaticano, che si è accontentato di una semplice precisazione facendo credere ai musulmani che sono mal interpretate le dichiarazioni del Papa.”
     
    Povero cristo o povero diavolo che sia, il problema rimane uguale nei secoli dei secoli: morto un Papa se ne fa sempre un altro.
     
     
     
     
     
    No smoking
     
     
    Ero un fumatore.
    Ero un egoista allora.
    Fumavo dovunque, non me ne fregava di chi mi stava accanto, semplicemente non ci pensavo. Pensavo solamente che avessi il diritto di fumarmi la mia sigaretta.
    Mi sono scottato più volte le dita: la sigaretta in mano, e intanto facevo qualcos’altro, computer, cellulare, macchina, ecc. ecc. Oppure tenevo la sigaretta in bocca fino a fumarmi il filtro quasi. E nell’intanto facevo altre cose.
    Ero proprio un fumatore.
     
    Oggi lo sappiamo che il fumo fa male.
    Un fumatore lo sa che può andare incontro a dei seri rischi.
    Ho detto di alla legge antifumo.
     
    Ma prima di dire ero già un ex fumatore.
     
    C’è un solo modo per smettere, prendere il pacchetto e lanciarlo fuori dalla finestra.
    Inutile raccontarsi storie. E la forza di volontà di non dipendere più dalla nicotina.
    E magari farsi un giro in ospedale: vedere quanti operati di tumore ai polmoni, alla gola. Quanti con problemi cardiaci, quanti con ictus ridotti a vegetali su sedie a rotelle. Quanti finiti dritti all’obitorio.
    Bisognerebbe che tutti i fumatori se lo facessero un tour così, come me lo sono fatto io: non per mettersi la fifa nelle mutande e in bocca, ma per rendersi conto coi propri occhi di che cosa è capace di fare il fumo alla vita, al corpo che abbiamo. E che se non è divino, sicuro che è uno e non ce n'è uno di ricambio.
    Rendersi conto che il fumo uccide quanto una guerra, forse molto di più.
    Il fumo passivo è ancora peggio.
     
    Fumare in macchina crea incidenti?
    Penso di sì.
    Accendere la sigaretta è una distrazione. Fumare è un’altra distrazione che influisce, seppur debolmente, sulle capacità psicofisiche del guidatore. C’è poi da tener conto che quell’auto che è tua magari proprio tu la userai per dare un passaggio a un amico. E se è asmatico e neanche lui lo sa? La macchina è purtroppo un ambiente in cui ci si vive. Ma al di là di tutte queste osservazioni, penso che i fumatori abbiano il diritto di fumare, di ammazzarsi anche a forza di sigarette: basta andare in strada. Non è ghettizzare. Solo buon senso: prevenire è la miglior cura. Ma meglio ancora è non creare potenziali situazioni che potrebbero incidere negativamente sulla salute altrui.
     
    Le strade sono libere, sono tante, basta che il fumatore scenda in strada. Ci si può ammazzare con sigarette, canne, LSD, ecc. ecc. Sinceramente non m’interessa: quando uno è consapevole di immettere sostanze nocive nel suo corpo, quando è in un luogo dove non può nuocere ad alcuno, neanche con il fastidio della propria presenza, per me può fare proprio tutto. Cinicamente, può anche tagliarsi le vene e lasciar scivolare via i suoi 5 litri di sangue dentro a un tombino. Se è consapevole di volere questo e nient’altro, dov’è il problema? Io non lo vedo.
     
    Ha parlato un ex fumatore. Uno che si fumava 10 sigarette al giorno. E un pacchetto anche, se su di giri.
     
     
     
     
     
    Stephen King: morto dieci anni or sono
    Ma la notizia arriva solo oggi
     
     
    “Blaze”, romanzo scritto nel 1973 da uno Stephen King ancora non famoso. L’ha scovato. L’ha ritrovato. Stephen pensava che il dattiloscritto fosse andato perduto. E invece, con un po’ di sano impegno l’ha ripescato: avrà raschiato il fondo del barile?
    In ogni modo, l’ha rivisto e corretto, l’ha pubblicato.
     
    Spero solo non sia una commercialata, una delle solite a cui Stephen King ci ha abituati nell’ultimo decennio. Mi devo ancora riprendere da quella schifezza di “Colorado Kid”, e poi “Cell”... troppe schifezze fatte passare per opere geniali. Per capolavori, la solita vecchia smania degli urlatori, di chi trova in ogni pagina motivo di capolavorismo.
     
    Negli ultimi anni King ha dato sicuramente il peggio di sé, almeno a mio avviso. Lontanissimo lo Stephen King di “Shining”, di “Uscita per l'inferno”, di “It”, de “Gli occhi del drago” (romanzo fantasy-horror molto sottovalutato e che invece a mio avviso uno dei migliori di Stephen)... Belli alcuni racconti in “Tutto è fatidico”, insopportabile invece il minimalismo grammaticale esposto in “On Writing” (sicuramente il modo migliore per imparare a scrivere come uno zombie), simpatico “Cuori in Atlantide”, inutilissimo “Buick 8”...
     
    Insomma, Stephen King, letterariamente parlando, è morto all’inizio degli anni Novanta.
    Ma la notizia della sua prematura scomparsa arriva solo oggi.
    Si fatica a crederci. Eppure bisognerebbe accettare il genuino orrore della realtà oltre a quello creato per dar corpo alla finzione letteraria.
     
     
     
     
     
    Monogamia?
     
     
    La rabbia, credo che solo in pochi la sappiano domare. Quando la rabbia è passionale, peggio ancora, impossibile rattenerla: quanti omicidi passionali, davvero non so di dire. Eppure una cosa l’ho imparata: l’amore di coppia non è per sempre. Oggi che sono più maturo rispetto a ieri, mi fanno sorridere quelle persone che si promettono amore eterno ma dopo due anni o meno sono già divorziate o peggio. L’amore di coppia non è nella natura umana, semplicemente questo: dura quel che dura, tra i 4 e i 7 anni al massimo. Poi subentra l’affetto o l’odio. Se subentra l’affetto, molte coppie non si accontentano e si dividono; se invece subentra l’odio, be’, tutto diventa molto più complicato, e in alcuni casi drammatico. La specie umana non è monogama: solo un 4% su 6 miliardi di persone al mondo è portato alla monogamia e quindi ad amare una sola persona per tutta la vita, una volta che l’ha riconosciuta come l’anima gemella.
     
     
     
     
     
    Finché c’è vanità!
     
     
    Alcune suore se le suonano di santa ragione, botte da orbi. Suore di clausura, per giunta.
    C’è di che ridere a crepapelle. Non per il Vaticano. Il 30 agosto 2007, con un avviso pubblico il vescovo di Trani ha decretato la chiusura del monastero di S. Chiara. Nessuno ne conosce il motivo, non quello reale e preciso. Il 27 settembre una nota del cancelliere arcivescovile porta un po’ di luce: “Un difficile rapporto fra le suore che fanno vita comunitaria… Si è verificata la rottura della comunione ecclesiale venutasi a creare dopo ripetuti atti di insubordinazione da parte della badessa nei confronti dell'arcivescovo…” La madre superiora, dura come una pietra, con il carattere di chi pensa d’essere senza peccato e quindi meritevole di scagliare pietre, decide di non lasciare l’edificio e di scrivere al grande crucco, cioè a Benedetto XVI.
    Perché delle suore se le danno di santa ragione?
    Il violento litigio tra le suore sarebbe scoppiato in seno alla casa di Dio per la successione di una delle sorelle decedute, un litigio conclusosi con la madre superiore in ospedale dopo botte e spintoni.
    Nessuno conferma.
    Qual era il peccato preferito di Satana, di John Milton, in “L’avvocato del Diavolo” (The Devil’s Advocate) con Al Pacino, per la regia Taylor Hackford? “Vanità, decisamente il mio peccato preferito.”
     
    “Ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio: a Dio piace guardare! E’ un guardone giocherellone! Riflettici un po’: lui dà all’uomo gli istinti, ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo bravo, cosmico, spot pubblicitario del film, fissa le regole in contraddizione! Una stronzata universale! Guarda, ma non toccare... tocca, ma non gustare... gusta, ma non inghiottire! E mentre tu saltelli da un piede all’altro lui che cosa fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è un moralista, un gran sadico! E’ un padrone assenteista! Ecco che cos’è! E uno dovrebbe adorarlo? NO MAI!”
     
    “Il prossimo millennio è qui dietro l’angolo Kevin, Eddie Barzoon guardatelo bene, perché è lui l’uomo immagine del prossimo millennio. Non è un mistero da dove arrivi la gente come lui, è gente che affina l’avidità umana al punto che riesce a spaccare un atomo tanto acuto è il desiderio; si costruiscono un ego grande come una cattedrale e collegano a fibre ottiche il mondo con ogni impulso dell’ego. Lubrificano anche i sogni più ottusi con fantasie a base di oro e di dollari finché ogni essere umano diviene un aspirante imperatore, il suo proprio Dio! E a questo punto dove si va?! E mentre noi ci arrabattiamo da un affare all’altro, chi è che tiene d’occhio il pianeta? L’aria si inquina, l’acqua imputridisce, perfino il miele delle api ha il gusto metallico della radioattività e tutto si deteriora sempre più in fretta. Non c’è modo di riflettere né di prepararsi. Si comprano futuri si vendono futuri dove non c’è nessun futuro. Siamo su un treno impazzito figliolo! Abbiamo miliardi di Eddie Barzoon che corrono a passo di jogging verso il futuro, tutti quanti si preparano a ficcare un dito in culo all’ex pianeta di Dio e poi se lo leccano e si mettono a digitare sulle loro immacolate tastiere cibernetiche per calcolare le stramaledette ore da fatturare e finalmente prendono coscienza; il biglietto te lo devi pagare da solo. Il gioco è cominciato, è tardi per ritirarsi adesso, ormai hai la pancia troppo piena...Un uccello malandato! Gli occhi iniettati di sangue e urli per chiedere aiuto, indovina un po’? Non c’è nessuno in giro! Sei tutto solo Eddie, sei un figlioletto rigetto di Dio. Forse è vero, forse Dio ha lanciato i dadi una volta di troppo e cosi ci ha fregati tutti.”
     
    “Il senso di colpa, è come un sacco pieno di mattoni. Non devi fare altro che scaricarlo.”
     
    A parlare è John Milton, il Diavolo, e parla per mezzo di un grandissimo attore, Al Pacino. Al Pacino ha recitato magnificamente il suo ruolo, la sceneggiatura del film la sapeva a memoria, tutte le battute scritte per lui da Jonathan Lemkin e Tony Gilroy.
     
    La vanità.
    Già.
    E’ anche il peccato preferito del sottoscritto. E’ un orgasmo scoprirlo nel prossimo, nel tizio che ti sta accanto sul tram puzzolente di sudore: occhietti porcini, ascelle vistosamente sudate e olezzanti, mentre si sforza di sembrare naturale reggendosi con una mano soltanto e l’altra impegnata con il telefonino per una conversazione senza scatto alla risposta in favore d’un povero cristo stressato, probabilmente con il colesterolo a puttane, più di là che di qua. Sorride il coglione. La vanità!!! Crede d’essere bello, importante, ma prima di tutto crede d’essere un santo.
     
    “Vanità, decisamente il mio peccato preferito.”
     
    Aggiungo io: “Ci sarà sempre libero arbitrio per il genere umano sin tanto che vivrà della sua immensa vanità.”








        

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