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Bob Dylan, Pulizter alla carriera

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - mercoledì, aprile 09, 2008







Bob Dylan


Pulitzer alla carriera

 
di Giuseppe Iannozzi
 
 


Tempo di Pulizter. Robert Allen Zimmerman meglio conosciuto come Bob Dylan ne ha fatta di strada dal primo album del 1962 per la Columbia. In copertina un giovanissimo Bob appena ventenne, un evidente omaggio a Woody Guthrie: il menestrello è ritratto con la chitarra in mano, il cappello di velluto da macchinista-ferroviere, un giubbotto imbottito. Nelle liner notes è possibile leggere: “Song to Woody, is another original by Bob Dylan, dedicated to one of his greatest inspirations, and written much in the musical language of his idol. […]In less than one year in New York, Bob Dylan has thrown the folk crowd into an uproar. Ardent fans have been shouting his praises. Devotees have found in him the image of a singing rebel, a musical Chaplin tramp, a young Woody Guthrie, or a composite of some of the best country blues singers.[…] Bob Dylan first came East in February, 1961. His destination: the Greystone Hospital in New Jersey. His purpose: to visit the long-ailing Woody Guthrie, singer, ballad-maker and poet. It was the beginning of a deep friendship between the two. Although they were separated by thirty years and two generations, they were united by a love of music, a kindred sense of humor and a common view toward the world.[…]”
 
Di strada il giovane Bob Dylan ne ha fatta, indiscutibilmente tanta. Oggi è un signore vicino ai settanta, ma la tempra che sempre lo ha contraddistinto è rimasta intatta. In questi anni ha anche avuto una parte importante per il ritorno sul mercato del vinile: dalla sua radio ha convinto molti che il vinile è meglio del Cd, ha saputo convincere pubblico e critica che il vinile è caldo, che ha un’anima. Chi oggi ascolta buona musica, quando può si concede il classico album, anziché il Cd o altro supporto. La reiterata campagna di convinzione portata avanti da Dylan ha dato i suoi frutti, tant’è che oggi per un modico prezzo di 200€ circa è possibile avere un buon giradischi usb. Il vinile è tornato a fare mercato e sono sempre di più gli ascoltatori che preferiscono il caro buon vecchio vinile al più freddo Cd. Dovrei poi dire peste e corna degli mp3, ma non lo faccio in questa occasione.
Dunque, a 66 anni Dylan ha ricevuto il Pulizter alla carriera con la seguente motivazione: “…per il suo profondo impatto sulla musica popolare e la cultura americana, attraverso composizioni liriche dallo straordinario potere poetico”.
 
Il Pulizter è uno dei premi “americani” più ambiti da giornalisti e artisti. I vincitori ricevono un assegno di diecimila dollari, poca cosa in verità, ma il premio è prestigioso, in quanto intitolato all’editore di giornali Joseph Pulitzer. Tra i premi Pulizter in ambito musicale, John Coltrane e George Gershwin. Dylan è il primo musicista “rock” a ricevere il premio. Gli organizzatori del premio con questo doveroso tributo a uno dei più importanti cantautori di tutti i tempi intendono “esplorare l’intera gamma dell’eccellenza musicale americana.”
 
Da quel lontano 1962, in quarant’anni di carriera, Bob Dylan ne ha scritte di canzoni, molte delle quali sono già dei classici. Per alcuni il Dylan più puro è morto sul finire degli anni Sessanta, ma questa è una polemica che si trascina da un po’ di decenni e che solo qualche hippy scoppiato cerca di tenere in vita. Tra i tanti successi di Dylan impossibile non ricordare “Blowin’ in the Wind”, “Chimes of Freedom”, “I Want You”, “Song to Woody”, “Desolation Row”, “Mr. Tambourine Man”, “Hurricane”, “Like a Rolling Stone”, “Forever Young”, “Just like a Woman”, “Masters of War”, “I Shall Be Released”, “All Along The Watchtower”, “If You See Her, Say Hello”, “Silvio”, “Cold Iron Bounds”… Molte canzoni di Dylan fanno oramai parte della storia della cultura Americana e non solo: un sondaggio del magazine Rolling Stone indica “Like a Rolling Stone” come la miglior canzone fra cinquecento brani storici, anche se a dire il vero il menestrello Dylan ha scritto melodie e testi ben più forti e belli della celeberrima “Like a Rolling Stone”.

Nel 1988 Bob Dylan è stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame. Quale sarà il prossimo riconoscimento? Il Nobel? Sono anni che le voci si rincorrono, che si gira intorno a tre nomi in particolare, uno è quello di Bob Dylan, poi Leonard Cohen e Nick Cave.
 
Staremo a vedere, o meglio, a sentire.

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Il Vasco Rossi che non vorrei: il Blasco nazionale rinnega sé stesso

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - giovedì, marzo 27, 2008






Il Vasco Rossi che non vorrei

Il Blasco nazionale rinnega sé stesso
 
 
di Giuseppe Iannozzi
 
 

 
Dopo Giovanni Lindo Ferretti, dopo il più internazionale e conosciuto Nick Cave, entrambi folgorati dalla luce, ci mancava sol più Vasco Rossi, il Blasco. Anche lui, oramai ben più che cinquantenne, ha visto la luce: «Non si può spingere solo l’acceleratore, bisogna anche frenare... ci si deve accontentare». La dichiarazione del Blasco non dovrebbe sconvolgere nessuno, nemmeno i fan di vecchia data, che oramai dovrebbero essersi abituati alle innumerevoli contraddizioni del Blasco nazionale, di uno che un giorno dice una cosa e quello appresso subito cambia le carte in tavola. Sia questo il motivo per cui non è mai riuscito a sfondare all’estero, a differenza di tanti altri suoi colleghi, più giovani anche? Uno dei tratti più marcati del Blasco è l’incoerenza, portata avanti nel corso degli anni con una certa sfacciataggine, che però piaceva agli italiani, allo zoccolo duro dei suoi ammiratori.
Oggi anche Vasco Rossi non ne vuol più che sapere della “vita spericolata”: viviamo tempi bui in cui anche le canzonette s’inchinano a novanta gradi di fronte alla vecchiaia spacciata per (ri)scoperta spiritualità.
 
Vasco Rossi non è sicuramente Mick Jagger. Molto più modestamente è un cantante italiano, che in tanti anni di carriera non è riuscito a sfondare all’estero, e forse non ci ha neanche mai provato consapevole dei suoi limiti. In ogni caso, oggi che deve uscire con un nuovo disco, spiega così il suo voltafaccia alla “vita spericolata”: «La realtà che vedo mi fa schifo, è triste e odiosa. Per questo ho rivalutato i sogni e le illusioni che aiutano a vivere meglio: credere in un amore, una donna, un rapporto, avere una fede, magari non vera o sbagliata. L’importante è crederci. Vivi meglio». Un nuovo disco? Ma per Dio!, credo di non ricordare male, ma solo un anno or sono Vasco Rossi si diceva stanco di fare dischi, che la sua musica l’avrebbe venduta su Internet, tranne poi rimangiarsi tutto. Non è stato il solo: in tanti ci hanno provato a vendere la loro musica esclusivamente su Internet, mettendo a segno un miserabile flop. La gente vuole ancora il disco, il compact disc, e desidera ancor di più i vecchi vinili. Molti rimpiangono le musicassette, il cui suono non era pulitissimo, ma che te le potevi cacciare in tasca, tenere in macchina, sdoppiarle, maltrattarle anche fino alla noia più assoluta. E cancellarle.
 
Oggi Vasco è un signore che ha passato la cinquantina, che sul palco ci sta ancora ma che fatica a trascinarsi da un bordo all’altro: la stanchezza comincia a farsi sentire e non in maniera lieve. Insomma, il Blasco nazionale è uno che oggi, per forza di cose, si deve accontentare, anche se lui dice d’aver fede che alla fine ci sia un angelo o un rock’n’roll ben riuscito. «La realtà è veramente pessima: non solo mortifica moltissimo le aspirazioni umane, ma non pone limiti alla sofferenza. Lo so, è una presa di coscienza un po’ amara. Bisogna accontentarsi. A me la cosa non piace per niente. L’uomo normale non ha scelta, soffre, l’artista si ribella all’idea di non poter spiccare il volo. Io spero solo che alla fine della corsa ci sia un angelo o un rock and roll ben riuscito». Sia come sia, il vecchio Vasco, quello di una “sera al Roxy Bar” è bell’e morto, o perlomeno così ci vuol far credere il cantante, forse per andare incontro a quelle esigenze di mercato per cui il rocker di oggi deve essere una faccia d’angelo che possa piacere tanto a papa Ratzinger quanto a Veltroni e Berlusconi.
 
«I miei genitori sognavano per me una vita sicura, il posto in banca o in comune o statale. Io sognavo invece un avventuroso precariato, una esistenza non garantita. Però neppure io posso vivere come un cartone animato, ma d’altra parte sono insofferente ai limiti che la natura dà all’uomo. E allora ecco che ritorniamo alla rivalutazione dei sogni, i protagonisti di questo disco». In pratica, il caro buon vecchio Vasco, sempre più attempato e con una esagerata calvizie nulla affatto mascherata dai pochi capelli superstiti tenuti esageratamente lunghi, ci dice bellamente che per sé, quand’era giovane, ha sognato di vivere un avventuroso precariato. Ahia! Non c’è artista o politico che oggi non ti parli del precariato come di un’avventura, da vivere. Siamo alla frutta. No, al caffè con la varechina dentro o la diossina, secondo i gusti.
 
Nel nuovo disco, “Il mondo che vorrei”, c’è una canzone, «E adesso che tocca a me»: sulle colonne del Corriere della Sera, Vasco spiega che «in verità mi accorgo che non abbiamo bisogno di cose, oggetti, ma di situazioni ‘dentro’. Ed eccomi qui a ringraziare il cielo e le chitarre. Se stai bene dentro è okay anche una modesta capanna, ma se vivi in una villa grandissima e il tuo riferimento è Bill Gates, sei finito». C’è anche un’altra canzone, «Cosa importa a me», e a questo punto Vasco tira in ballo Cristo, com’era logico aspettarsi: «Dimenticare non è facile, ma perdonare, almeno per me, è impossibile. Gesù Cristo proclamava la necessità del perdono. Ma è qualcosa che sono costretto a lasciare agli uomini grandi. Quelli piccoli come me si sforzano di dimenticare perché a perdonare non ce la fanno». Si potrebbe anche essere d’accordo: il perdono è qualcosa di divino e l’uomo è tutto fuorché un essere divino, quindi al massimo gli è concesso di bruciare un po’ di neuroni e dimenticare ciò che l’ha fatto soffrire. Ma dimentichiamo tutti, alla fine, vuoi per colpa della vecchiaia, vuoi per la troppa stanchezza… Alla fine tutti dimentichiamo, persino chi siamo stati.
 
In ultimo, uno strale il vecchio, vecchissimo Vasco Rossi ce l’ha per i politici: «I politici sono dei tossicodipendenti da potere. Però a loro non li arresta nessuno, ai drogati sì». Che bravo! Il Blasco ha scoperto l’acqua calda, una moda che, ahinoi, non passa mai di moda.
Giacché anche il Blasco nazionale è rimasto folgorato dalla luce, non da quella elettrica però, adesso che si è illuminato per bene non è da escludere che domani o posdomani si porterà davanti a papa Ratzinger per intonare una Ave Maria o un Eterno Riposo.

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Michael Jackson - Thriller 25 edition

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, febbraio 10, 2008



Michael Jackson - Thriller




Il più grande album della storia della black music
torna nei negozi di dischi in un lussuoso package.


Completamente rimasterizzato, il disco include booklet di 24 pagine a colori,
bonus tracks e un DVD di contenuti speciali e dei video più famosi di Jaco.


Semplicemente imperdibile.



Disc 1

1          Wanna Be Startin' Somethin' 6:02
2          Baby Be Mine 4:20
3          The Girl Is Mine / Paul McCartney 3:42
4          Thriller 5:57
5          Beat It 4:18
6          Billie Jean 4:53
7          Human Nature 4:05
8          P.Y.T. (Pretty Young Thing) 3:58
9          The Lady in My Life 4:58
10        Vincent Price Excerpt from "Thriller Voice-Over Session 0:24
11        The Girl Is Mine 2008 / Will.I.Am previously unreleased 3:11
12        P.Y.T. (Pretty Young Thing) 2008 / Will.I.Am previously unreleased 4:21
13        Wanna Be Startin' Somethin' 2008 previously unreleased 4:14
14        Beat It 2008 previously unreleased 4:12
15        Billie Jean 2008 previously unreleased / Kanye West Mix 4:37
16        For All Time previously unreleased 4:03

Disc 2

1          Billie Jean DVD
2          Beat It DVD
3          Thriller DVD
4          Billie Jean from Motown 23: Yesterday, Today, And Forever / DVD



http://www.michaeljackson.com/


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Fiorella Mannoia, Canzoni senza tempo

written by Bio Iannozzi - Tutta l'Arroganza dell'Arte  - domenica, novembre 11, 2007




Fiorella Mannoia





Canzoni senza tempo

http://www.fiorellamannoia.com/

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