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Il mondo del lavoro sta cambiando
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mercoledì, marzo 05, 2008

Storie di Masche
Il mondo del lavoro sta cambiando *
* Questo editoriale è stato scritto all'inizio del Duemila. E' datato, troppo datato per essere ancora attuale?
Non credo sia da buttar via. Ci sono ancora degli spunti purtroppo più che mai attuali, di qui il perché di proporlo ai lettori di oggi. (g.i.)
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Paris Hilton e il bacio saffico
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lunedì, gennaio 07, 2008

Paris Hilton e il bacio saffico
Ma nessuno si è accorto
che è solo una ragazza ricca di solitudine
di Giuseppe Iannozzi
Oramai la Hilton è sempre brilla, anche quando è vagamente lucida.
Nonno Hilton l’ha diseredata. Lei si sfoga in un locale, a Las Vegas, improvvisandosi lapdancer, per uno spettacolino sexy che in realtà è solo imbarazzante, ma che ai ragazzetti piace, così tanto da darle dei soldi, proprio come si fa con le donnine allegre.
Un po’ di dollari li ha racimolati la Hilton, ma mai quanti ne avrebbe potuto ereditare da Barron Hilton.
La serata è una delle solite, cioè con la Hilton fuori di testa.
Ogni tanto fa vedere la lingerie che porta. Accenna qualche smorfia. Ride. Fuma. Mostra le gambe. Danza in maniera più o meno provocante, con la classe di una sciacquetta.
Accarezza i maschietti.
Insomma, questa è la vita di Paris Hilton. Anzi, questa è la vita per Paris Hilton!
Tra tante carezze donate agli sconosciuti presenti nel locale, ad un certo punto Paris decide che è ora di baciare in bocca una ragazza, una emerita sconosciuta. Lo fa senza pensarci su due volte.
E finalmente per tutti i fan della Hilton il bacio saffico: niente di eccezionale, null’altro che un bacio dato in un momento di esagerata ebrietà autodistruttiva.
Viene immortalata mentre dà il suo primo bacio saffico. Ma sarà veramente il primo?
In ogni caso è il primo bacio saffico della Hilton che viene fotografato e che sta già facendo il giro del mondo, per chissà quale misterioso motivo, giacché più che un invito alla trasgressione la foto ci mostra solamente una ragazza parecchio sola avviata ad una lenta autodistruzione.
Però il bacio piace, piace agli adolescenti pustolosi, piace ai vecchi che non gli tira più manco con una dose letale di Viagra.
La serata la Hilton l’ha proseguita cercando di divertirsi, di dimenticare, lanciando dollari in aria e raccogliendone.
Tutti a parlare di Paris Hilton, la ragazza miliardaria, la giovane americana più trasgressiva di tutte.
Nessuno che abbia visto in Paris Hilton una ragazza e basta, o meglio: una ragazza terribilmente sola e fragile, a dispetto di quel che vuole far credere dando spettacolo.
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Scambisti nel Salento: costringeva la moglie a prostituirsi
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sabato, gennaio 05, 2008


Scambisti nel Salento
Costringeva la moglie a prostituirsi
E foto a luci rosse su Internet
di Giuseppe Iannozzi
Per chi pensava che gli scambi di coppia fossero una novità un po’ troppo arrugginita per questi nostri tempi moderni, oggi dovrà ricredersi, difatti nel Salento gli scambisti sono in prima pagina.
Per il momento, un giovane artigiano abitante in un paese dell’entroterra è indagato dal sostituto procuratore di Lecce Angela Rotondano, per sfruttamento della prostituzione. Il suo computer è stato messo subito sotto sequestro. Lo ha denunciato la moglie, giovane come lui e casalinga, dopo un violento litigio seguito alla paternale fatta dal parroco del paese circa sei mesi fa.
La donna ha riferito ai carabinieri che il marito la costringeva a rapporti sessuali con sconosciuti contattati via Internet per un generico scambio di coppie: lei era costretta a concedersi, mentre lui stava a guardare e a fotografare, salvo poi mettere le sue foto su Internet.
L’uomo ha invece denunciato la moglie per abbandono del tetto coniugale. Dopo il litigio, infatti, la moglie è andata via da casa. La donna ha raccontato di essere stata costretta a rapporti sessuali con un dentista ed il suo assistente, che avrebbero poi curato i denti a lei ed al marito gratuitamente, con un ingegnere salentino ed alcuni commercianti.
La notizia è stata data dall’emittente televisiva salentina Telerama e diffusa con una nota dalla stessa. Pare siano coinvolti nel giro di scambisti professionisti, dentisti, medici, avvocati, e ovviamente i soliti insospettabili, madri di famiglia, commercianti, commesse.
Il sito Internet è poco conosciuto e con accesso limitato. Contiene gli annunci, le foto, i numeri di telefono, le inserzioni di coppie che, a caccia di trasgressione, cercano altre coppie per incontri intimi, tutto dietro pagamento sull’unghia.
Gli incontri avvenivano nell’abitazione della coppia.
Più che uno scandalo, la vicenda sembra il canovaccio per un filmetto di serie B a luci rosse, di quelli che andavano tanto di moda negli anni Settanta con Lino Banfi ed Edwige Fenech, e che oggi la critica, chissà come mai, sta ampiamente rivalutando.
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Britney Spears in ambulanza dopo una violenta crisi isterica
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venerdì, gennaio 04, 2008


Britney Spears in ambulanza
dopo una violenta crisi isterica
Farewell, Baby One More Time
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Riflessioni di Drella, Un patchwork
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martedì, dicembre 18, 2007

Self-Portrait (Red, Yellow), 1966 – Andy Warhol
Riflessioni di Drella
Un patchwork
di Giuseppe Iannozzi
Drella
IL MIO STILE CHE E’ UN NON-STILE
Riguardo al mio stile: io non ho uno stile, nel senso che amo sperimentare tutti gli stili, anche i più estremi ed incomprensibili. Chi mi ha maggiormente influenzato nello stile sono stati Allen Ginsberg, Gregory Corso, Jack Kerouac, Ferlinghetti, William Burroughs, tutti poeti e romanzieri americani. Con la fantascienza, chiaramente, a parte W. Burroughs, gli altri citati autori non hanno nessun punto di contatto con la SF (o comunque pochi e tutti da cercarsi con occhio attento). Tuttavia, l'ambizione prima che io mi ripropongo è di arrivare ad una scrittura spontanea (automatica) come quella di Kerouac per inserirla in un costrutto fantascientifico. Ovviamente l’influenza maggiore, per quanto concerne le mie idee circa la fantascienza, me le ha regalate Philip K. Dick. La commistione tra la poetica della Beat Generation e quella visionaria di Dick è forse la chiave per comprendere quelli che sono i miei obiettivi letterari. Almeno alcuni.
Il mio stile è discontinuo, me ne rendo perfettamente conto, ma in questo momento voglio che sia così e non diversamente: la discontinuità, le contraddizioni, fanno parte del mio non-stile; in fondo sono un neodadaista, almeno credo, un po’ folle, ironico, malinconico, blasfemo, decadente. Nel momento in cui dovessi raggiungere uno stile pienamente comprensibile, temo che non avrei più niente da dire né a me stesso né agli altri. La discontinuità è la puleggia mentale che mette in moto la mia vena creativa. Sicuramente chi ha letto “On the Road” & “Visions of Cody” di Kerouac (i due romanzi più belli di Kerouac a mio giudizio), si sarà reso conto che in molti molti punti si perde il filo del discorso e poi, improvvisamente, quando sembra che non ci sia senso nelle parole di Kerouac, come per magia, all’improvviso i conti tornano ma rimangono in sospeso perché la strada è infinita, e all’infinito dev’essere percorsa con la fantasia, con il raziocinio poetico. Per questo la mia poesia, quando c’è nei miei scritti, ad un certo punto sembra morire: io non offro soluzioni ma solo indicazioni, indicazioni costruttive che possono condurre su strade diverse, magari fuori rotta, magari sbagliate. E’ proprio questo che voglio. Questa è la poesia per me.
TRA PELATI E PRELATI
Allora, volgo lo sguardo allo specchio: lametta o no, sul cranio? Al solito mi decido per un secco “sì”, perché di quattro capelli appiccicati con lo sputo non so che farmene, quindi, giù con la schiuma da barba e col rasoio. Ecco, la pelata è pronta. Scegliere il vestito: niente di più semplice, giacché il mio armadio contiene solo vestiti rigorosamente d’un bel nero. Vabbe’, c’è qualche capo dalle tonalità più vive, blu e grigio. Bassa ironia, lo so. Non ve ne lamentare, non troppo, tanto non cambia il mio armadio e neanche io.
Per fortuna non ho problemi coi tacchi a spillo. Solo quello degli orecchini è un problema: agganciarli tutti è un’impresa. E poi ci devo mettere pure il pendaglio, la croce, e sempre sbaglio e non trovo i buchi nei lobi degli orecchi e rischio così un piercing casalingo, il che non va molto bene. Ad ogni modo, risolti questi piccoli inconvenienti nel tempo di cinque minuti, posso dirmi già fuor di casa. Odio le serate che vedono protagonisti maschi e basta. Difatti cerco sempre di disertare serate così.
La Chiesa Cattolica m’ha sempre messo l’angoscia addosso. Come disse Nietzsche: “Dio mi salvi da Dio!” Ed io aggiungo: “Ma quand’è che la Chiesa inquisisce se stessa e si prende in una bella avvolgente fiammata infernale?” Sì, sono per le soluzioni radicali, come per i capelli che cadono, ed allora uno ci va giù di rasoio. Solo che tra prelati pelati e cardinali imporporati, nutro tema che se li contassi sarebbero ben più assai dei miei quattro capelli.
Ricordo, per esperienza diretta – ahimé – che solo una volta ebbi a che fare con un gruppo di suore, ed è un fatto piuttosto recente, di otto anni fa. Fatto sta che ebbi a che fare con questo gruppuscolo di suore che se sorridevano davanti, dietro la menavano dura. A quel tempo non avevo ancora completato gli studi, li stavo terminando, mi mancava davvero poco. Comunque, tra un’attività ed un’altra, decisi di frequentare un corso regionale, uno dei tanti: scelsi ad occhi chiusi, senza curarmene; quando poi appresi che era presso un istituto cattolico, non vi dico come sono sbiancato, io che sono anticlericale al massimo grado. Vabbe’, ormai era fatta, così m’addentrai nella tana del diavolo giusto per verificare l’effetto che m’avrebbe fatto: in fondo - non ricordo chi - qualcuno disse che solo il diavolo conosce il diavolo. Così entrai e appresi subito che quelle suore il diavolo lo erano in ogni senso e sapevano bene di essere di tal natura, ma davanti squadernavano sempre cachinni affettati, trentadue denti e dentiere bianche come l’avorio. Chiaramente, come si può intuire, non fu troppo difficile entrare subito in contrasto: cominciai a fargli notare alcune cose a mio giudizio sbagliate, portando esempi concreti, ma queste (le suore) subito mi bollarono come sobillatore o disturbatore, al punto che scomodarono la madre superiora. Si favoleggia che non accadeva da anni che la Madre Superiora chiamasse qualcuno, un allievo, nel suo Ufficio. Bene, l’incontro si fece: e furono tuoni e lampi, i lampi miei, i tuoni quelli della madre superiora, perché i lampi fulminano, i tuoni invece sono solo la loro eco. Però ebbi modo di comprendere che con quei diavoli di tuoni, la madre mi rompeva ben bene gli orecchi e qualcos’altro. Alla fine mi comminò espulsione se non avessi ritirato alcune mie dichiarazioni che avevo scritto in una relazione: disobbedii. La reazione fu che ci pensarono loro a censurarmi la relazione riscrivendola di loro pugno e firmandola con il mio nome. Non so neanche io quante bestemmie piantai in fase di esame, e alla fine me ne andai non sostenendo l’esame e piantando su un casino che solo vi lascio immaginare. Tutto questo per dire che la perfidia, il diavolo, è un “sorriso”, e le suore il sorriso del diavolo ce l’hanno e nel corpo e nell’anima. Nel frattempo ero diventato giornalista: fu solo questo il motivo per cui non fui segato e passai comunque l’esame pur non avendolo sostenuto. Non raccattai mai quel pezzo di carta che attestava che avevo seguito “non si sa bene cosa”.
Porca miseria! Maria De Filippi e Costanzo: devo solo riuscire a capire chi fra i due porta “realmente” i baffi e i pantaloni. Ma di una cosa sono sicuro: Costanzo usa calzare tacchi a spillo, anche se non si vede, altrimenti non mi spiego perché il Costanzo Show sia diventato covo e ritrovo per tutte le lucciole di quest’Italia sempre più fedele a se stessa, cioè “sfondata” e nulla affatto vergine, neanche nelle intenzioni.
Gli amici, strani esseri, devo dire in tutta sincerità. Mah, le poche volte che si è fra noi maschi, vi assicuro che sono insopportabili anche se poi cercano di rendersi simpatici muovendo imbarazzanti scene del tipo “io sono macho”, “io onanista”, “io scimmia”, “io latin non-si-sa-bene-chi-o-che-cosa”, e via di questo passo. Quando s’arriva a questo punto, volto le spalle – ed è pericoloso per ovvie ragioni che lascio a voi intuire – e me la batto via con una scusa del tipo: “Il babbo mi sta in ospedale e non si sa mai che… Facciamo gli scongiuri, ma voi capite che…” Insomma, non se la beve nessuno, ma se non altro io me la batto proprio via, e quelli ancora lì a menarsela, mentre cercano indarno di capire chi fra di loro ce l’ha più duro. Non voglio sapere come potrebbero fare! Scoprendoselo…
In quanto al mio matrimonio, mi sono sempre visto sposato ad una casinista, nel senso che non ci sono più le fanciulle d’un tempo che sapevano cucinare e pure rammendare i pedalini al maritino. Ragion per cui, sono rassegnato.
AMORE ET ODIO
A volte penso che amore et odio, alla fin dei conti, senza rovescio della medaglia, siano essenzialmente la stessa cosa, anche se il loro nome è diverso, anche se producono effetti diversi su chi li accusa e/o li sente. L’indifferenza - ecco! - un sentimento così che è “distacco”, questo è più forte dell’amore e dell’odio, in quanto non concede neanche se stesso, ma passa oltre ogni sentimento e sua sfumatura. Qualche volta ho amato, qualche volta ho odiato, ma credo di non aver mai provato l’indifferenza e il suo tristo negligere i sentimenti. Non mi sono sorpreso nell’amare persone odiate, e neanche per il contrario. Non credo d’odiare me stesso, per il semplice fatto che sono troppo io per concedermi un simile lusso; e neanche mi amo. Ma non mi sono neanche indifferente. Ho scoperto, col passare degli anni, con l’argento mischiato fra le tempie - perché sì, sto lasciandoli crescere i capelli e ho scoperto che sono molti di più di quanto sospettassi e ho anche scoperto che sono ormai quasi tutti bianchi - che chi mi ha odiato, e chi ancor mi odia, mi offre un sentimento genuino: odio e basta. Chi invece mi ha amato, oggi ha delle riserve e ogni tanto tenta una pugnalata alle spalle. I nemici sono capaci di darti un sentimento inestinguibile nel tempo, gli amici troppo amici, invece, no, sono mutevoli, abituati a seguire i disturbi del loro tempo, quindi esagitati nel mare delle umane passioni. Il mio cuore è lo stesso, anche se il volto non è più quello di vent’anni fa: batte allo stesso modo, ora calmo ora veloce, e solo raramente si concede un riposo che sia un po’ di pace. Non ho mai pensato di strapparmelo dal petto: qualcuno ne potrebbe abusare e metterci dentro sentimenti che non provo, che non sono i miei. Amo me stesso, quello che sono diventato internamente ed esternamente. Il mio volto allo specchio è rigido, severo, due rughe forse ma sottili, poi il contrasto con la barba che prima era nera ed adesso è invece rossa, d’un bel colore ramato con qualche pelo grigio: gli occhi, quelli, invece, sono rimasti gli stessi. Qualche volta inciampo e riparto da zero, e mai arrendo la mia identità ad una foto da passaporto. Mi fa male quasi niente: le defezioni di ieri, quelli di oggi, subite o inflitte, non mi portano disturbo, e passo oltre. Alla sera continuo a scrivere: quando ho un po’ di ispirazione, accendo una sigaretta, ma questa riposa nel portacenere e si consuma quasi del tutto da sola; mi piace però sentire l’odor di fumo di nicotina, spiare nelle spire del fumo il tempo che passa inesorabile. E’ una certezza non da poco sapere che il tempo passa per me così come per le cose che brucio, siano esse materiali o affetti (immateriali). Amore ne ho avuto: sono stato amato. Odio ne ho avuto: sono stato odiato. Perché dovrei lamentarmi? La civiltà, a suo modo, mi ha dimostrato che sono vivo, nonostante tutto. Metto gli occhiali sul naso, quasi sulla punta, quasi a voler mascherarlo, perché aquilino, quasi ebreo, poi prendo a compulsare libri o a grattarmi in cerca di un nuovo amore o d’un genuino odio che mi dimostri, per l’ennesima volta, che sono vivo. I sentimenti servono a confermarci che siamo vivi, poi gestirli è una faccenda complicata, ma non troppo: cogli anni s’impara che molto esperienze provate erano solo costume di vanità, e che nulla è restato. Allora, fatti due conti in tasca, quasi usando gioco di prestigio, lanciando in alto una monetina per scoprire se verrà fuori testa o croce, il risultato finale non è più importante, mentre è invece interessante e doveroso l’atto, il “lanciare”.
FRAMMENTI DI BONO VOX
Grande Brian Eno. Grande gli U2 quand’erano U2, entrati nella storia: ultimo album valido, completamente, il live “Rattle and Hum”. Poi, dopo, Bono Vox troppe concessioni al pop: e la voce, non si sa che fine gli abbia fatto fare. E anche The Edge, ma che fa? Vabbe’, insomma, non sono più gli U2 d’una volta. Poi, dopo che Bono c’ha avuto l’incontro con sua Santità, farebbe bene a farsi prete, almeno sarebbe più coerente con la sua linea di pensiero che è alquanto storta e bigotta. Pensare ch’era un contestatore che amava Joe Strummer! Adesso Joe Strummer se lo ricorda solo per dar voce alla sua voce stanca, insomma per raccogliere fama e far vedere che non è cambiato, che è il sempre il solito Bono Vox. Adesso che ha famiglia, il caro Bono, mica le disprezza più le armi! Ah, no. Che bell’esempio di coerenza. Puah! Disgustato, mi ritraggo. Che la storia se lo segni per il buono che ha fatto e lo dimentichi per tutto il resto.
Nelle parole di Bono Vox: “Sono cambiato, ma resto pacifista. E’ pure scorretto suggerire che io abbia in qualche modo cambiato idea riguardo alla ‘rappresaglia’ che seguì l’11 settembre… E’ vero che non sono un pacifista in senso letterale, così come ero negli anni Ottanta. Il mio cambiamento interiore si deve a un’incapacità personale di vivere la vita secondo le aspirazioni più alte e si deve anche, in verità, avendo oggi dei figli, alla responsabilità e alla volontà di proteggerli… Le mie energie trovano un impiego assai migliore in un altro tipo di guerra: la guerra contro la povertà e l’Aids. Dovremmo essere molto preoccupati di vivere in un mondo nel quale 2 milioni e mezzo d’africani moriranno l’anno prossimo, benché ci siano i farmaci che potrebbero salvarli… La guerra contro il terrore può dominare i mass media, sì, ma non potrà essere vinta senza vincere la guerra contro la povertà.” Pacifismo di convenienza e all’acqua di rose, sponsor “cause giuste” per tenere alta l’immagine sua, almeno per quanto mi riguarda, questo il mio giudizio su Bono Vox. Allora che si guardi la sua famiglia col fucile in mano, o faccia musica, ma non mi venga a militare per farsi pubblicità e la faccia bella.
“Actung Baby” è un disco che ancora tiene abbastanza bene, almeno secondo il mio modesto giudizio, anche se non riesce a raggiungere i vertici espressivi dei lavori precedenti degli U2. “POP” è un disco flop. Forse qualcuno ricorderà “Hot Space” dei Queen: al tempo si disse che era un disco “avanti nel tempo”, di almeno dieci anni. Dall’uscita di “Hot Space” sono passati 20 anni, nessuna rivalutazione, e dico per fortuna: tolti un paio di pezzi, rimane forse il più brutto album dei Queen. Aspetterò ancora dieci anni per “POP”, ma credo che non ci sarà una sua rivalutazione: è quel pop-rock che fanno altri gruppi, in sordina, ma che purtroppo non avendo nome U2 sono poco o nulla conosciuti ed ascoltati. Da rivalutare sarebbero invece i Garbage con i loro primi due album, almeno: lì si è davvero forti, musicalmente parlando. Sempre ottimi i Radiohead: mai commerciali, mai piegati alle regole del facile consumo, del disco che ascolti una stagione e poi butti via.
Bono Vox: è “profondamente” incoerente. Vent’anni fa era un Bono Vox, oggi è un altro. Quello che vedo io oggi è opportunista, un personaggio che sta dietro a tutte le campagne “di moda” in favore di questo e quello ma solo perché è Bono Vox degli U2. Quindi, se Bono si fa ricevere da Sua Santità e con lui si confonde, bene, che faccia pure: ma io non vedo bene né l’azione della Chiesa Cattolica né quella che si maschera con la faccia di Bono Vox. Vuol difendere la famiglia con il fucile in braccio? Bene. Vuole andare dal Papa e parlare di pace? Bene. Ma l’incoerenza c’è. Non sono orgoglioso di quello che fa Bono Vox, perché fa più male che bene: il problema è che è famoso, un problema nostro ovviamente, ed allora la gente gli sta dietro e gli stende tappeto rosso quasi fosse un cardinale. Ecco, Bono è una sorta di Cardinale. Lo vedo bene come Cardinale. Ma a me i Cardinali non piacciono, mutevoli come sono a darsi a tutti i punti cardinali! Bono vorrebbe forse essere il nuovo Frank Zappa? Impossibile. Ce n’è stato uno di Frank Zappa, geniale, dall’inizio alla fine: Bono è solo un ago nella bussola delle mode, delle campagne. Questa la mia opinione, discutibile. Ma è ciò che penso.
“Intendi dire che le iniziative sostenute, promosse, pagate da Bono Vox fanno più male che bene?”
La mia risposta è: Sì. Bono - mettiamo i puntini sulle “i” - non è che paghi di tasca sua, è invece vero che presta la sua faccia affinché qualcuno paghi per le iniziative umanitarie. Quanto umanitarie? Be’, sarebbe il caso di definirle tragicamente umanitarie.
Bono Vox ha fatto dichiarazioni assai pesanti in merito all’11 settembre, tanto da suscitare l’indignazione (inventata o reale) dello stesso The Edge, il quale, prontamente, allarmato, non ha mancato di rilasciare ai giornali di mezzo mondo che lui, The Edge, non era d’accordo con le dichiarazioni rilasciate dal leader Bono Vox. Precisava che lui fa musica, punto e basta. Ad ogni modo, anche lui, quando si tratta di Pavarotti o Ravioli o Live Aid, non manca di accompagnare il “compagno” (!) Bono Vox con la sua chitarra. Ognuno giudichi secondo il suo metro chi più incoerente, se Bono Vox o The Edge.
La Chiesa: cosa di più sporco e malvagio? Una Chiesa che ancora brucia sul rogo Giordano Bruno da Nola? Se questa è la Chiesa che dovrebbe portare speranza e migliorie e speranza nel Terzo Mondo, io ne ho profondo orrore. Bene, Sua Santità - ma poi bisognerebbe approfondire che cosa è o sia la santità - è una piaga per la società. Ma non è che sia l’attuale Papa la piaga: è la Chiesa un Potere non dissimile da Cosa Nostra, che nel corso dei secoli ha distrutto, bruciato, sodomizzato, annientato, umiliato, milioni e milioni di coscienze innocenti. Oggi non mi sembra che sia molto cambiata la Chiesa: è assolutamente incapace di usare un metro razionale, ma è eternamente buona, sempre, a pontificare e a dispensare beatificazioni a Destra e a Destra, tanto per cambiare. Ma l’orrore massimo è che con la sua opera di “aiutare” i Paesi Poveri, li colonizza con la Fede, altrimenti ciccia!, niente lattino liofilizzato. Bene, io le colonizzazioni le vedo male, molto male, anzi malissimo. Se la Chiesa volesse aiutare veramente il Terzo Mondo, allora che si adoperi a portare aiuti materiali, economici, e non la fede cristiana nei cucchiai. E Bono Vox perora tutto questo “schifo” con la sua immagine di “personaggio famoso e pubblico”. Spiacente. Un Bono Vox così mi fa un po’ inorridire, diciamo pure tanto.
Ritornando alla musica, “POP”, questione di gusti forse. Ma io penso che POP sia un disco da buttare, e tanto fa, almeno per me: altri hanno fatto dischi simili a “POP”, ma non avendo nome U2, sono passati inosservati (basti citare i Pet Shop Boys, che in Italia, dopo l’album “Actually”, non se li fila più nessuno, eppure fanno ottima musica elettronica commista a pop e rock, aggiungendo un sempre coerente impegno civile mai smentito nel corso di 20 e passa anni di onorata carriera).
Che Bono faccia pure il cowboy col fucile in braccio se è questo che vuole: ma che non mi venga a promuoversi come un “buono”, perché, almeno, io non gli credo.
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Sceriffo webbico per Prince, ed intanto Michael Jackson prepara il nuovo album
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domenica, novembre 18, 2007


Sceriffo webbico per Prince
Ed intanto Michael Jackson
prepara il suo nuovo album
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